W i blog e i blogger!!!

Alcuni dicono che i blog siano morti. Sono gli stessi che dicono che su Facebook ci vanno solo i vecchi. Invece i blog sopravvivono anche grazie a Facebook. Che ci sia in qualche modo una piccola crisi di blog e Facebook è vero, è ormai accertato. Ma non calchiamo troppo la mano. È esagerato sostenere che i blog e Facebook ormai appartengano al passato, che siano ormai superati.  È vero che ci sono dei costi di gestione, di posizionamento sui motori di ricerca. È vero che bisogna dedicarvi impegno e tempo.  È vero che ci vuole passione e costanza. La difficoltà principale dei blogger è data casomai dall’esatto contrario: i blog sono tanti, ognuno al mondo d’oggi ha un blog, ogni giorno spuntano blog, più del 30% degli internauti è iscritto a WordPress, aumentano ogni giorno gli iscritti ad altre piattaforme. C’è chi sostiene nello specifico che sia passata l’epoca d’oro dei blog letterari. Se prima però c’erano pochi blog letterari visitatissimi, oggi che i lit-blog sono molti di più d’un tempo c’è stata una distribuzione più equa e forse più democratica dei lettori. Diciamocelo francamente: se da un lato i giovani frequentano molto di più Instagram, Youtube, Tik Tok (e se hanno una soglia di attenzione più bassa secondo gli esperti delle passate generazioni), è altrettanto vero che questi siti non sono adatti per la poesia, per le recensioni di libri, per la divulgazione letteraria. Le due cose si controbilanciano, al di là delle apparenze. Chi cerca un minimo di approfondimento, fatto in modo chiaro e non noioso, deve andare su lit-blog e siti letterari. E anche se venissero considerati datati, qualcuno deve pur sempre ostinarsi allo stesso tempo a divulgare e approfondire, cose che hanno fatto finora siti letterari e lit-blog (sembra un ossimoro, ma in realtà non è così). E poi vogliamo considerare la libertà dei blogger e dei lit-blog? Fino a vent’anni fa questa libertà di espressione era impensabile, ineguagliabile. 

l’anima voleva essere pietra(shoah)Gabriella Paci

In quei giorni d’attesa del niente

dove c’era timore del tempo che

divorava   la vita nella carne ora

solo pelle attaccata al respiro,

l’anima voleva  essere pietra per non

sentire l’agonia delle ore nel vibrare

del cuore devastato dal dolore per chi

era ormai solo cenere al vento dispersa.

L’anima voleva  essere pietra per non

vedersi morire ogni volta in uno sguardo

specchiato nel fango che non era più

quello di un uomo vero nell’inferno

di terra dove si scriveva l’orrore

con l’inchiostro del sangue a scolorare

della neve caduta  il biancore …

e nell’aria vibrava della morte il dolore

Ecco  l’anima voleva essere pietra

lapide con i numeri ignoti del trionfo

del male….per essere memoria

perenne di un genocidio

lucia triolo: la maschera dell’identità

la maschera dell’ identità 
(donna di classe e gran signora) 
dice:

“io è parola senza movente
né referente
danzatore d’oscurità
in
delicata struttura 

                                      forza d’animo
                                      in prima persona
                                      entusiasmo graffiante
                                      esige pagamenti in contante e 
                                      non dà resto” 

la sua grinta è un desiderio, 
un intento 
sempre lo stesso: 
travestirsi da me

la maschera migliore per
essere peggiore

Sempre i soliti film gialli…

Alla televisione ci sono sempre i soliti film thriller con il serial killer, che ha spesso una personalità multipla. In questo periodo la correlazione tra omicida seriale e sindrome di personalità multipla nei film thriller americani è molto sopravvalutata. Diciamo pure che questi film americani adoprano alcune nozioni della moderna psichiatria per riprendere il topos de “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, scritto da Stevenson. Meno frequente il caso del serial killer fanatico religioso. Nei film thriller americani viene dato grande spazio ai cosiddetti profiler. È innegabile che in America esistano professionisti, che fanno questo mestiere. Ma spesso nei film viene dato grande spazio al profiler, perché è più accattivante un esperto che fa ipotesi sulla personalità del killer piuttosto di un anatomo-patologo, di un medico legale o di un esperto di balistica, che utilizzerebbero termini incomprensibili ai più. Gli sceneggiatori dei film gialli e dei thriller rischiano sempre di scadere nel già visto, nell’ovvietà, nella banalità. Rischiano di utilizzare luoghi comuni abusati. È difficile trovare una trama veramente originale. Dirò di più: la casistica delle trame non è infinita e di cose veramente originali ce ne sono pochissime. Diciamocelo francamente: oggi scrivere gialli e thriller è molto più difficile di trent’anni fa. Oggi un giallista si trova di fronte a un bivio: consultare esperti della scientifica e coroner oppure ambientare il suo romanzo nell’800 quando non c’erano ancora analisi del Dna e cose affini. Nel primo caso deve avere una rete di conoscenze, nel secondo caso deve invece documentarsi. Infine la grande descrizione di tutti i metodi e le tecniche investigative, purtroppo, può fornire documentazione ai potenziali omicidi, che guardando certi film e certi telefilm possono studiare il crimine fin nei minimi dettagli.

Lucia Triolo: ogni giorno

ogni giorno nascevo un poco
morivo un poco
per passare il tempo, solo
per passare il tempo

ogni giorno nasco un poco
muoio un poco
d’accordo tutti
su questo

ogni giorno nascerò un poco
morirò un poco
e non è vero che
“non vedo l’ora”

……….

Chi ha visto la mia pelle
spazzolare le ombre?
Tracce di puledri rincorro
gli zoccoli alle mani.

Voglio cavalcare la nascita e la morte,
stringerle insieme e strattonarle.
Legarle al bastone del tempo
e venderle all’eternità.
Me le pagherà bene
non le ha

poi andrò via
nel bosco che bisbiglia,

Freddo e caldo penetreranno i miei vestiti.
lascerò fare.
Nessuno, il mio amico,
mi presterà la voce
e il suo altoparlante
muto

Lucia Triolo: strano incontro

Era uguale e diversa la strada.
Per me tracciava rette e per te cerchi,
taceva il senso
dove eravamo ancora
già non eravamo più

Come per caso,
incespicasti in me
di traverso.
Non so se fu sgambetto,
ti finii addosso.
Perché?

Avrò nel mio futuro il tuo mistero
le tue mani vuote, il tuo girovagare
affaccendato e un po’ retrò?
Ma in fondo,
cosa ne so di noi,
di quel che ci accadrà?

Non occorre risposta,
non sempre l’anima
si dà,
non sempre è pronta.

Se la tua anima non si fa la barba
lasciala incolta e un po’ beffarda.
Che me ne faccio
di un’anima in abito da sera,
attenta a non sgualcirsi
il farfallino?

L’ intimità riguarda
adesso
lo sguardo.
E’ direzione del pensiero:
dove volge e dove posa,
trafiggendo silenzi
e squarciando veli ignoti.

E’ sapere che ci sei
in una qualunque
profondità di me

lucia triolo: un minuto

Il corpo era entrato nella sua canzone,
l’altra tua vita s’era messa
al piano per suonarla
con piccole mani,
accarezzandola.

Solo un minuto.

Volevi che a sorprenderti
fosse un attimo di gioia
ricevuto in dono

Era il desiderio che
l’aveva composta:
l’esserti desiderata nel desiderio
di un altro

un preludio per consegnare
il corpo a lui che
sapeva spezzare i minuti per farne
ore intarsiate

lucia triolo: i barbagianni della morte

                non uccidetemi 
                ho dei ricordi

guarda la morte
come salta alla corda
ho addomesticato le sue streghe e
i barbagianni

sul volto dell’abbandono
oggi c’è un sorriso
accade una memoria

un segreto smette di riposare
su una smorfia
e uno scambio di intese
apre la casa alle parole   

              non morirò con me
              ho una storia

(da Debitum)

Intervista a Ilaria Cino

Ilaria Cino è nata a Napoli nel 1978. È sociologa e operatrice culturale.  È stata inserita in antologie poetiche prestigiose. Ha fondato  il blog letterario Le stanze di carta. Recentemente ha aperto il lit-blog personale Ilaria Cino – literature influencer, che potete trovare qui: https://www.ilariapage.blogspot.com

Dopo un periodo di assenza dalla comunità poetica e dai social, in cui tutti ci chiedevamo che cosa avesse fatto, finalmente è tornata e ne siamo tutti lieti. 

1) Quando è nato il tuo amore per la poesia?

Più che di amore per la poesia parlerei di evento casuale, cominciato con la perdita del lavoro di Fabbrica. Avevo circa trent’anni, un sogno nel cassetto, e un altro poeta militante di famiglia. Prossima ai cinquant’anni, la poesia è una questione di Luna rispetto ad un paese che, per le mie origini mussulmane, mi ha declassata socialmente.

2) Leggere poesia può aprire la mente, e combattere i luoghi comuni?

Leggere poesia non ha mai fatto male, scrivere è diverso. Se pensi che per una poesia sul fiore, scritta dieci anni fa sulla Recherche.it c’è una guerra letteraria, ancora in corso, si dà la risposta.

3) Secondo l’immaginario comune il poeta è una persona sensibile. Secondo te, ciò corrisponde alla realtà?

Se consideriamo il termine sensibile, assimilandolo ad un sinonimo come “suscettibile”, allora si, il poeta è una persona sensibile, sensibile al vento…

4) Cosa ne pensi di quella che viene definita attualmente poesia di ricerca?

Scartando le ipotesi che relegano la poesia alla Treccani, alla Psichiatria, e altre scienze, rimane tutto il resto, rimane l’umano, e la ricerca.

5) Che rapporto hai con altri poeti, e poetesse italiane?

Ho molta stima dei poeti in generale, e di amicizia con chi mi è rimasto accanto, andando oltre le apparenze. In passato ho avuto delle relazioni sentimentali con poeti italiani. Ricordo il poeta F. Repetto, le sue letture pubbliche dedicatemi a Genova. 

Per i salotti letterari eravamo una buona speranza di poesia contemporanea italiana, sulla scia di E. Miller e la poetessa Anais Nin. È a lui che devo i versi sul poeta, pubblicati da Aletti Editore, nel 2017/18, con la poesia “Il poeta”: /Sei un uomo di brughiere/di luoghi incerti/dove il sospiro mette radici/ …

6) Puoi spiegare in parole semplici la tua poetica?

Se consideriamo la poetica come l’insieme dei versi, delle ispirazioni, e delle esperienze che confluiscono nella scrittura, allora parlerei della mia poetica come poetica repettiana, “un militante atto artistico”, lasciatomi dal poeta Francesco Repetto.

7) Quali sono i tuoi poeti preferiti?

Ho letto con piacere Rilke, Campana, A. Rosselli, e molto intimismo americano, tra cui S. Plath, e A. Sexton.

8) Se dovessi salvare un solo libro di poesia italiana per i posteri, quale salveresti?

Salverei il libro che non ho mai scritto e che mai scriverò.

9) Secondo te la poesia morirà con l’ultimo uomo oppure è destinata a scomparire nella civiltà dell’immagine? Aveva ragione Montale che era molto pessimista sul futuro della poesia nella società di massa?

La storia è una cosa strana che sorprende, se pensiamo all’estinzione di massa come fenomeno fisiologico, al “natura crea, natura distrugge”, ai cataclismi degli anni,  Leopardi, la peste, l’esplosione del Vesuvio, la recente epidemia di coronavirus, il motto di Whitman, il “cogli la rosa quand’è il momento”, si afferma quasi come un imperativo.

10) Che cosa hai in cantiere? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Cosa dare al futuro se non la commozione di una fine alla C. Chaplin? È in essere un ipotesi di libretto artistico di poesie con il poeta L. Mullon.