lucia triolo: le sue parole

Si sentiva stanca,
pensò alle sue parole
a ciò che non riusciva a vedere di esse
perché lei,
le sue parole le vedeva
le voleva vedere
dovevano essere parole acconce:
uovo sodo
si doveva quasi assaggiare
non era d’accordo su questo
con Alejandra,
il bianco, il rosso dovevano essere già
sapore in bocca

Si sentiva stanca,
non le andavano i logorroici
ma nemmeno
che qualcosa rimanesse
oscuro latitante ambiguo
era in gioco il filo del discorso,
quello strano destino
quando le parole incontrano le cose

Pensò alla sua mancanza di energia
forse era per questo,
si chiese se anche gli altri…
se capitava loro come a lei
poi pensò ai muti
a ciò che non riuscivano a vedere
delle parole

il problema rimase irrisolto.

Lucia Triolo: l’ ombra e il vento

l’ombra si disincrosta
dei suoi futuri
si raschia di dosso
i nomi che evocano forme
non legge i suoi volti,
li ritaglia di profilo

-suonano altrove le parole
che ho lasciate
lungo il viaggio-

ma anche le ombre sanno:
narrano di cammini graffianti
custodiscono le
allegorie delle speranze
non amano gallerie 

-suoneranno altrove 
le parole che ho dimenticate
finito il viaggio-

Immobile e altera
l’ombra
resiste al vento

fu allora: mi accorsi
che ti batteva
il cuore

Lucia Triolo: fu così

Fu così:
venni al mondo
malata di parole.

Abitai la casa
del dopo,
le sue finestre aprivo
ogni giorno
sul futuro

Ora mi assedia l’anima
un bisbiglio di morte
e vano è ogni rimedio.

Una colata lavica
è il mio sangue che ribolle
nell’incendiario sguardo del tempo.

Lì è racchiuso qualcosa
che devo ancora capire,
anche se è questo
che non mi fa morire