Racconti: La fontana della giovinezza

Me Piemont: La fontana della giovinezza

Tanti anni or sono, in un luogo imprecisato del nostro Piemonte, vi era una fontana che vantava una caratteristica eccezionale: posticipava la vecchiaia.

Se ci si immergeva in essa non si ringiovaniva, la sua peculiarità era quella di rallentare l’invecchiamento corporale bevendo la sua acqua.

Il segreto era conosciuto da Antonio che l’aveva scoperta in una grotta poco distante da casa sua e vi si recava nottetempo.

L’intuizione gli era venuta osservando alcuni animali che lì si abbeveravano ed erano più vispi rispetto agli altri esemplari della stessa specie.

E, sempre con l’osservazione, scoprì che quell’acqua speciale aveva un duplice effetto, rinvigorire il fisico e renderlo longevo in modo particolare.

L’acqua portentosa riduceva della metà gli effetti nefasti del tempo sull’organismo, passati vent’anni l’invecchiamento corporale era soltanto di dieci anni.

Antonio e la sua famiglia bevvero per tutta la loro lunga vita quell’acqua miracolosa in segreto, senza condividere il segreto con nessuno.

Antonio, che ben conosceva l’animo umano, comprendeva che la condivisione di tale scoperta avrebbe scatenato gravi conseguenze per l’accaparramento della fontana.

E così Antonio e la sua famiglia si godettero i benefici di quell’acqua portentosa; i compaesani credevano che fossero longevi di natura.

Se vi capita di vedere degli animali del bosco particolarmente vispi e sentite gorgogliare dell’acqua in una grotta vicina state ben accorti.

Potrebbe trattarsi della miracolosa fontana della giovinezza che vi garantirebbe una lunga vita; in ogni caso l’acqua di fonte male non fa.

Racconto inedito scritto da Ernesto Martinasso

“I racconti del giovedì”.

Cuneese al rum

Me Piemont: Cuneese al rum

Il cuneese al rum è un tipo di cioccolatino formato da due cialde di meringa che racchiudono una crema pasticcera al cioccolato fondente e rum, il tutto rivestito da uno strato di cioccolato fondente, che si produce a Cuneo. Solitamente è avvolto in carta rossa con scritte dorate.

Il cuneese al rum venne inventato da Andrea Arione, primo proprietario dell’omonimo negozio-bar, il quale decise di proteggere la sua creazione registrandola con il Brevetto per Marchio d’Impresa. Oggi, tale cioccolatino viene imitato in tutta la provincia, ma la ricetta originale è custodita dai proprietari del negozio-bar Arione.

L’8 maggio 1954 Ernest Hemingway sostò a Cuneo circa un’ora per recarsi nel negozio-bar Arione e acquistare i Cuneesi al rum per la moglie in vacanza a Nizza.

Versioni

Nonostante il principale e storico cioccolatino sia il Cuneese al rum, è possibile trovarlo in diverse versioni, con e senza liquori. Esso è, infatti, disponibile anche ai gusti Grand Marnier, nocciola, crema di marroni, cremino.

(Fonte: Wikipedia)

Paste di meliga

Me Piemont: Paste di meliga

Le paste di meliga (in piemontese paste ‘d melia) sono un biscotto frollino tipico del Piemonte, in particolare delle Valli di Lanzo, del cuneese, del biellese e bassa Val di Susa.

Sono dolci a base di farina di frumento, farina di antico mais piemontese (melia o meira in piemontese), burro, zucchero, miele, uova e scorza di limone.

Cenni storici

Di origine antica, si vuole che siano nati per necessità di fronte ad un cattivo raccolto che aveva fatto salire alle stelle il prezzo del frumento. I fornai cominciarono quindi a mescolare il fior di farina (oggi definito farina 00) con il frumento di mais, cioè con la farina ricavata dal mais macinata finissima, del tipo non utilizzabile per la polenta ma destinata a confezionare dolci. La peculiarità della macinazione molto fine favorisce la realizzazione di un biscotto dal gusto particolarmente definito e di struttura molto friabile.

(Fonte: Wikipedia)

Cucina: Agnolotti piemontesi – Agnolotti del plin o al plin

Me Piemont

Agnolotti piemontesi

Gli agnolotti piemontesi, o più semplicemente agnolotti (agnolòt o gnolòt in piemontese), sono una specialità di pasta ripiena tradizionale del Piemonte, e in particolare, della zona dell’Astesana e del Monferrato, nelle province di Alessandria e Asti, ma diffusa in tutta la regione. Esistono varianti degli agnolotti, tra cui gli agnolotti pavesi, che si differenziano per il ripieno a base di stufato.

L’origine del nome è incerta: la tradizione popolare identifica in un cuoco monferrino di nome Angiolino, detto Angelòt, la formulazione della ricetta; in seguito la specialità di Angelòt sarebbe diventata l’attuale Agnolotto. Un’altra teoria più moderna fa derivare il nome dal piemontese anolòt che nient’altro era che un ferro adoperato per tagliare questa pasta a forma di anello, che a detta di alcuni era appunto la forma primitiva che assunsero gli agnolotti.

La forma tradizionale è quadrata, con il ripieno racchiuso da due sfoglie di pasta all’uovo. La caratteristica principale dell’agnolotto piemontese rispetto alle altre specialità di pasta ripiena del resto d’Italia è l’utilizzo di carne arrosto per il ripieno.

Caratteristici della zona delle Langhe e del Monferrato sono gli agnolotti del plin o al plin, di piccole dimensioni e forma perlopiù rettangolare (il termine deriva appunto dal “plin”, ovvero il pizzicotto che viene dato per chiuderlo). Unici in tutto il Piemonte, e tipici del paese di Calliano in provincia di Asti, sono gli agnolotti d’asino, che si caratterizzano, a differenza di quelli standard, per avere il ripieno di carne d’asino.

Agnolotti del plin o al plin

Sia gli agnolotti piemontesi che gli agnolotti del plin sono inseriti nell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani, stilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e quindi tutelati secondo un disciplinare della Regione Piemonte. Pur potendo essere cucinati in diversi modi, sono quattro le ricette tradizionali:

con sugo di carne arrosto.

con burro, salvia e formaggio grana.

con ragù di carne alla piemontese.

in brodo di carne.

nel vino (solo in alcuni paesi dell’Alto Monferrato).

La ricetta classica non prevede la creazione di agnolotti piemontesi di magro: nel raro caso vengano prodotti, sono comunque denominati ravioli; allo stesso modo sono denominati ravioli gli agnolotti piemontesi contenenti un ripieno a base di fontina, comuni nel Canavese e nella Valle d’Aosta.

L’agnolotto è un piatto classico della cucina popolare piemontese: è infatti consuetudine utilizzare per il ripieno gli avanzi di arrosto dei giorni precedenti, triturati e mescolati fra loro, insieme a verdure, formaggio o altri ingredienti. Considerando questa origine risulta improprio parlare di una ricetta tradizionale per il ripieno, in quanto questo variava in relazione agli avanzi a disposizione; il fatto che questa sia da considerare l’origine più genuina dell’agnolotto è attestata dall’utilizzo del sugo d’arrosto per il condimento: questa ricetta infatti prevede di riutilizzare non solo la carne avanzata, ma anche l’intingolo dell’arrosto, coerentemente con la tradizione contadina che prevede di evitare ogni spreco.

(Fonte: Wikipedia)

Il fantasma della basilica di Novara

Il fantasma della basilica di Novara

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La basilica di San Gaudenzio non necessita di spiegazioni, la sua bellezza è evidente, con la sua imponente cupola che si staglia nel cielo.

Ciò che invece necessita di essere spiegato, o meglio, narrato è un fenomeno insolito, che sfugge ai più, ma non alle anime sensibili.

E’ qualcosa di vago, avvertito non tanto dai sensi ma percepito nell’intimo; percepire una presenza che non è visibile, ma che avvertiamo.

La presenza aleggia nei pressi della basilica, specie quando vi è la nebbia; è allora che vi sentite osservati, vi voltate e …nulla.

Immaginate allora che i vostri sensi siano fallaci, ma ne siete sicuri? Ecco vacillare le vostre convinzioni, la sensazione era forte, eravate osservati!

Un brivido freddo vi percorre la schiena, vi fate circospetti, interrompete il fiato e state in ascolto; vi fa eco un silenzio ovattato.

Date un calcio ad un ciotolo, quel silenzio vi infastidisce; restate però circospetti in ansioso ascolto, ora ne siete certi: non siete soli.

Da sempre, quando vi siete sentiti osservati ed avete avuto la medesima sensazione che provate ora, sempre poi appuravate che qualcuno vi guardava.

Ora no, siete soli, voi con la vostra precisa sensazione e l’assoluta mancanza di un osservatore; qualcosa vi ha sfiorato il volto.

Ma non vi è brezza alcuna, la nebbia intorno a voi è immobile; tranne, ecco, tranne un leggero movimento che prende forma lentamente.

E sempre con lentezza assume la forma, non ben definita, di una sagoma umana; una sembianza umana fatta di nebbia, in lento movimento.

Ma voi siete razionali, ciò che non è spiegabile non esiste e quindi pensate ad una allucinazione; però, non vi fidate della vostra razionalità.

E quindi a passi lesti vi allontanate dal mistero e vi rituffate nel nostro stordente mondo attuale, rutilante di suoni ed immagini inutili.

Ostinatamente non volete ripensare a quelle sensazioni provate, ma non ci riuscite; esse si ripresentano e vi accompagnano, nonostante il vostro inutile rifiuto.

Riedizione di racconti di Ernesto Martinasso pubblicati su Me Piemont.