Dopo una carriera dirigenziale nel settore commerciale-marketing e un’ampia attività di consulenza per imprese e agenzie di comunicazione, Pier Carlo Lava ha scelto di indirizzare le proprie competenze verso il digitale. Oggi coordina la presenza online di Alessandria Today e di Alessandria Online, superando ogni giorno la sfida di coniugare rapidità d’informazione, autorevolezza delle fonti e coinvolgimento della community.
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L’infinito nel sapere e il tempo che osserva in silenzio
Tra scaffali immobili scivola l’ombra del mio nome. Ogni libro è un enigma, ogni parola un ponte.
Non cerco il senso: attendo che mi cerchi. Forse una sillaba perduta conosce ciò che io ignoro.
Dietro la copertina, non la verità, ma il volto che la sogna. Io resto qui, dove il tempo sfoglia me, pagina dopo pagina.
Commento alla poesia
Questa poesia evoca l’essenza del pensiero di Jorge Luis Borges: il tempo, l’infinito, l’identità e il mistero del sapere. La biblioteca è metafora del mondo e della mente; il poeta non è più solo lettore, ma oggetto di lettura del tempo stesso. Borges amava giocare con i paradossi, i labirinti e le simmetrie. In questi versi troviamo una poetica dell’attesa, della sospensione tra realtà e possibilità. Nessuna verità assoluta, ma una verità che si rifrange nello specchio delle parole. Il poeta si dissolve tra i libri, consapevole che l’atto di conoscere è già un racconto infinito.
Biografia di Jorge Luis Borges
Jorge Luis Borges nacque a Buenos Aires il 24 agosto 1899 e morì a Ginevra il 14 giugno 1986. Poeta, narratore e saggista, è considerato uno dei massimi autori della letteratura mondiale del XX secolo. Cresciuto tra lingue e culture, fu influenzato dalla filosofia, dal misticismo e dalla letteratura anglosassone. La sua opera mescola finzione e verità, esplorando temi metafisici e concettuali con una scrittura limpida e intensa. Tra i suoi libri più celebri: Finzioni, L’Aleph, Il libro di sabbia. Cieco fin da giovane età adulta, Borges ha fatto della cecità una forma di visione interiore. È ancora oggi una figura di riferimento nel pensiero letterario e filosofico contemporaneo.
Amore, corpo e natura nel canto universale del desiderio
Ti penso come terra, con le vene aperte alla pioggia, con il ventre che custodisce i semi del mio nome.
Ti penso come mare, che si infrange lento contro i miei silenzi, e mi bagna l’anima di sale.
Ti penso come notte, dove non c’è nulla che non sia tuo: né la stella, né il respiro.
E se un giorno dovessi tacere, tu resterai – come la terra – a fiorire sotto le mie ossa.
Commento alla poesia
Questa poesia incarna l’essenza della scrittura amorosa e sensuale di Pablo Neruda, capace di unire corpo, natura e destino in un’unica immagine. Il poeta cileno ha sempre fatto dell’amore una geografia carnale: la donna è terra, mare, notte – elementi eterni che restano anche oltre la voce del poeta. Il desiderio non è solo passione, ma presenza cosmica, connessione con il mondo. L’ultima strofa suggella il patto tra amore e immortalità poetica. Neruda non descrive: evoca. E nel farlo, trasforma il linguaggio in carne viva, radice e frutto.
Biografia di Pablo Neruda
Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, nacque il 12 luglio 1904 a Parral, in Cile, e morì il 23 settembre 1973 a Santiago. Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, è considerato uno dei massimi poeti del Novecento. La sua opera spazia dalla poesia amorosa (Venti poesie d’amore e una canzone disperata) alla poesia epica e politica (Canto General). Fu console in vari paesi e militante comunista, legato al presidente Salvador Allende. Dopo il colpo di stato militare di Pinochet, morì in circostanze ancora discusse. La sua casa a Isla Negra è oggi un museo. Neruda è un simbolo della parola come strumento di giustizia, passione e bellezza.
Non ti scrivo da giorni, ma nel cuore ogni parola è già partita. Ti ho detto “amore” senza carta né inchiostro, mentre la pioggia lavava le sbarre del mio giorno.
Sotto questa luce spenta, la mia ombra è ancora viva. E anche se il mondo non cambia mai abbastanza, un giorno sarai libera di leggere i miei sogni nelle mani del vento.
Commento alla poesia
Questa poesia riflette perfettamente l’anima combattente e profondamente umana di Nazım Hikmet. Il tema della lettera non spedita richiama l’esperienza dell’esilio, dell’amore trattenuto, ma anche della speranza incrollabile. Hikmet scrive da un luogo di privazione, ma la parola poetica riesce a superare le barriere fisiche e politiche. L’“ombra viva” è immagine di resistenza: anche in prigione, anche esiliato, l’uomo conserva la sua voce. L’ultima strofa è una promessa: i suoi sogni non sono persi, ma affidati al vento della libertà. Pochi versi, eppure pieni di tensione lirica, impegno civile e delicatezza emotiva.
Biografia di Nazım Hikmet
Nazım Hikmet Ran nacque il 15 gennaio 1902 a Salonicco, nell’allora Impero Ottomano (oggi Grecia), e morì il 3 giugno 1963 a Mosca. È uno dei più grandi poeti e intellettuali della Turchia moderna. Attivista politico di ideali marxisti, fu perseguitato per le sue idee e trascorse molti anni in carcere e in esilio. La sua poesia fonde lirismo e denuncia sociale, amore e rivoluzione, mescolando tradizione turca e avanguardie europee. Tra le sue opere più note: Lettere dal carcere, Il poeta galleggiante, Poesie d’amore e di lotta. Scrisse anche testi teatrali e sceneggiature. Hikmet è oggi considerato patrimonio culturale mondiale, amato in Turchia nonostante la censura che per anni ne oscurò la voce.
La luna guarda il campo e i cavalli tremano. Il silenzio si fa lungo come un mantello bianco.
Cavalco nel sogno, tra ulivi e laghi spenti, con un nome sulla lingua che nessuno sa più.
Una ferita aperta luccica nel buio, e la notte non chiede che di cadere piano.
Traduzione italiana a fronte: la poesia è già scritta in lingua originale (spagnola).
Commento alla poesia
L’autore anonimo intreccia in questi versi tre dei suoi simboli più emblematici: la luna, il cavallo e il silenzio. Il testo è intriso di mistero, con un’atmosfera onirica e rituale. L’azione del “cavalcare nel sogno” evoca una ricerca interiore o un viaggio verso la morte, mentre la luna veglia come presenza femminile, ambigua, a volte crudele. Ogni parola è carica di un erotismo velato e di una dolcezza tragica, in piena coerenza con la poetica del grande autore andaluso. La musicalità del testo e la simbologia ricorrente ne fanno un piccolo gioiello lirico, capace di evocare emozioni ancestrali e archetipiche.
Biografia di Federico García Lorca
Federico García Lorca nacque il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros, in Andalusia. Poeta, drammaturgo e musicista, fu una delle voci più originali della letteratura spagnola del XX secolo. Le sue opere mescolano modernismo e tradizione popolare, con una predilezione per il folclore andaluso, il flamenco e le tematiche universali della morte, del desiderio e della solitudine. Tra le sue raccolte più note: Romancero Gitano, Poeta en Nueva York e Llanto por Ignacio Sánchez Mejías. Venne arrestato e fucilato nel 1936 all’inizio della guerra civile spagnola, divenendo simbolo del martirio intellettuale e della libertà artistica. Il suo corpo non fu mai ritrovato.
Il fragile equilibrio tra tempo, forma e desiderio
Quand l’onde s’arrête sur la lèvre nacrée, la conque rêve encore d’un battement d’écume.
Le sel y dépose sa pensée figée, mais l’écho respire au fond du coquillage.
Et moi, je m’y penche, comme un enfant curieux, à l’écoute du monde que la mer a oublié.
Traduzione italiana:
Quando l’onda si ferma sulla labbra madreperlacea, la conchiglia sogna ancora un palpito di schiuma.
Il sale vi depone il suo pensiero immobile, ma l’eco respira nel fondo del guscio.
E io vi mi chino, come un bambino curioso, ascoltando il mondo che il mare ha dimenticato.
Commento alla poesia
Questa poesia di autore anonimo nello stile di Paul Valéry esplora il tema del tempo sospeso, dell’eco che sopravvive oltre l’evento, e della contemplazione. La conchiglia diventa simbolo di una memoria fossilizzata, ma non morta: custodisce ancora una voce, una vibrazione. Il poeta si piega su di essa come un bambino, evocando una visione infantile e meravigliata del mondo. Valéry, filosofo del linguaggio e della forma, modella ogni verso come una scultura di pensiero. Qui, la natura e l’astrazione si fondono in modo lirico e misterioso, dando vita a un’opera che suona come un sussurro metafisico.
Biografia autentica di Paul Valéry
Paul Valéry nacque a Sète, nel sud della Francia, il 30 ottobre 1871. Fu poeta, saggista, filosofo e accademico. Dopo una crisi spirituale giovanile, abbandonò per anni la poesia, dedicandosi alla matematica e alla riflessione sul pensiero umano. Ritornò alla letteratura con opere fondamentali come La Jeune Parque (1917) e Charmes (1922), in cui la purezza formale si unisce a una ricerca interiore rigorosa. Fu membro dell’Académie française e intellettuale di riferimento nel panorama europeo. Morì il 20 luglio 1945 a Parigi. Il suo sepolcro si trova nel cimitero marino di Sète, immortalato dal suo stesso verso: “Ce toit tranquille où marchent des colombes.”
Lo guardo e taccio. Mi guarda e tace l’oleandro rosso.
Non ha minuti nel suo orologio. La sua forma ricama il cavo della mia mano. Non ha altro suono che il mio respiro inesorabile. Silenzio. Immobile.
Geometrie discrete, continue io e lui. Solo frazioni di secondi. Piccolo infinito.
E’ furioso con me stamane, sa che devo partire non potrò più vederlo né all’alba né al tramonto. Non vuol lasciarmi andare, ha bisogno del mio sguardo in tralice.
Ma forse non è poi così importante la sua opinione. Lascerò detto che lo cambino di vaso quando me ne sarò andata.