Attrice e poeta. Nata ad Ancona, vive a Bologna dove è impiegata presso l’Università.
Ci sono giorni che non riesco a starmene seduta la sedia è troppo alta, il divano non accoglie. Ci sono i giorni del letto duro e inospitale che pare il disordine insopprimibile del cosmo riversarsi in un instabile equilibrio del mio corpo. Se ne stanno dure le cose e ossute preoccupate di seguire il palinsesto quotidiano.
Mi avrebbero linciato se non fossi stato spedito in segreto alla prigione di Peoria. Eppure me ne tornavo in pace a casa mia, con in mano il boccale, un po’ ubriaco. Quando Logan, il maresciallo, mi fermò, mi diede del porco ubriaco e mi scrollò, e quando gli risposi per le rime, mi colpì con quel bastone proibizionista di metallo – tutto questo prima ch’io sparassi. Mi avrebbero impiccato se non per questo: il mio avvocato, Kinsey Keene, stava cercando d’imputare il Vecchio Thomas Rhodes per il fallimento della banca, e il giudice era un amico di Rhodes e voleva che fuggisse, e Kinsey offrì di tralasciare Rhodes in cambio di quattordici anni per me. L’affare fu concluso. Scontai la pena e imparai a leggere e a scrivere.
Forough Farrokhzad (Teheran, 5 gennaio 1934 – Teheran, 13 febbraio 1967), poetessa iraniana, sfidando le autorità religiose e i letterati conservatori, Farrokhzad espresse con fermezza la propria posizione sulla situazione femminile nella società iraniana degli anni cinquanta-sessanta, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento della letteratura persiana del ‘900.
Ah se in questo silenzio con questa purezza tu diventassi terra tra le mie braccia, in questo silenzio, con questa purezza tra le mie braccia sotto l’ombrello dei miei capelli quando il terreno del mio giovane corpo ti beve come una pioggia delicata o una carezza di luna.
Jean Nicolas Arthur Rimbaud (1854 – 1891) è stato un poeta francese.
cinque della sera Da otto giorni laceravo i miei stivali Sulle pietre dei sentieri. Entrai a Charleroi. – Al Cabaret-vert: chiesi dei crostini di burro E del prosciutto che fosse mezzo freddo. Beato, distesi le gambe sotto il tavolo verde: Contemplai i soggetti piuttosto ingenui Della tappezzeria. – E fu adorabile, Quando la ragazza dalle enormi tette, gli occhi vispi, – Quella, non era certo un bacio a spaventarla! – Sorridente mi portò i crostini imburrati, E il tiepido prosciutto, in un piatto colorato, Prosciutto bianco e rosa profumato da uno spicchio D’aglio, – e mi riempì un boccale immenso, con la schiuma Che un raggio di sole tardivo indorava.
La poesia nacque per allietare i banchetti,infatti, gli aedi, gli antichi cantautori, durante i banchetti regali cantavano le imprese degli eroi mitici, mentre durante i pasti nuziali intonavano la melica e la satira giambica e nel corso dei banchetti funebri l’elegia. Perciò la cornice conviviale dei piaceri della tavola, scanditi quasi come se fossero su uno spartito musicale dai brindisi dei convitati, è strettamente legata con l’arte della parola. Nonostante questo legame viscerale tra cibo e arte poetica, la letteratura l’ha scelto poche volte come centro di interesse, soprattutto per quanto concerne la preparazione delle pietanze. I riferimenti gastronomici erano considerati impoetici. Il grande poeta simbolista italiano, Giovanni Pascoli, nel suo “romanzo georgico”, i Poemetti, fu tra i primi a sublimare nella poesia i riti della preparazione di pietanze, facendoli assurgere ad opere d’arte in quanto eseguiti con amore e maestria.
NAPOLI
Il cibo nelle opere di Pascoli assume a seconda dei casi ruoli e funzioni assai diversi: la sua scelta quindi, come quella di oggetti e di luoghi, non è casuale ma fatta perché apportatrice di precisi significati che possono essere slegati da una descrizione di un prodotto o di una ricetta e più collegati a quella di un atto di preparare o trasformare una materia alimentare. Il banchetto in particolare, all’interno della poetica pascoliana, è una metafora della vita e della morte. Il momento conviviale, generalmente simbolo di unione e coesione tra persone che condividono tra loro qualcosa o che sono parenti, è per il nostro protagonista fonte di inquietudine, esempio della sua relazione col senso del vivere; la vita è intesa infatti sostanzialmente come un banchetto dal quale si può essere scacciati all’improvviso. Interessanti a tal proposito sono anche le metafore che utilizza per delineare il comportamento del giusto invitato e quindi, per associazione, dell’uomo che deve avere nei confronti della vita. La morte, tema dominante nella poetica pascoliana, emerge inevitabilmente anche nelle metafore conviviali o a tema cibo ma anche nelle credenze dei propri territori alle quali il poeta fa costantemente riferimento. C’è una tradizione di matrice popolare presente in Romagna che vuole che i morti della famiglia assieme ad altre entità possano, in determinate occasioni, avere accesso libero alla casa; Quindi, di sera era opportuno di non lasciare la tovaglia sulla tavola e lasciare del cibo per non attirarli. A questa usanza fa riferimento la poesia “La Tovaglia” facente parte della raccolta “I canti di Castelvecchio” del 1903. In questo componimento il poeta prega la sorella di non seguire la tradizione e far si che i morti amati, quelli dei parenti, possano giungere a casa. Le tradizioni contadine inoltre, unite alla descrizione delle ricette non sono solo descrizioni atte a documentare gli usi di una porzione di territorio italiano ma, attraverso esse, vengono costruiti significati simbolici, metaforici e rituali, che assumono grande valore per il poeta.
LA TOVAGLIA
Le dicevano: ― Bambina! che tu non lasci mai stesa, dalla sera alla mattina, ma porta dove l’hai presa, la tovaglia bianca, appena ch’è terminata la cena! Bada, che vengono i morti! i tristi, i pallidi morti!
Entrano, ansimano muti. Ognuno è tanto mai stanco! E si fermano seduti la notte attorno a quel bianco. Stanno lì sino al domani, col capo tra le due mani, senza che nulla si senta, sotto la lampada spenta.
È già grande la bambina; la casa regge, e lavora: fa il bucato e la cucina, fa tutto al modo d’allora.
Pensa a tutto, ma non pensa a sparecchiare la mensa. Lascia che vengano i morti, i buoni, i poveri morti.
Oh! la notte nera nera, di vento, d’acqua, di neve, lascia ch’entrino da sera, col loro anelito lieve; che alla mensa torno torno riposino fino a giorno, cercando fatti lontani col capo tra le due mani.
Dalla sera alla mattina, cercando cose lontane, stanno fissi, a fronte china, su qualche bricia di pane, e volendo ricordare, bevono lagrime amare. Oh! non ricordano i morti, i cari, i cari suoi morti!
― Pane, sì… pane si chiama, che noi spezzammo concordi: ricordate?… È tela, a dama: ce n’era tanta: ricordi?… Queste?… Queste sono due, come le vostre e le tue, due nostre lagrime amare cadute nel ricordare! ―
*Ancora una poesia profonda e struggente, del grande Pascoli. Come sempre il tema centrale il desco familiare, il nido, il cibo come atto di unione e la morte fine e separazione. È talmente grande la nostalgia dei cari persi così tragicamente che trova spunto da un’antica tradizione che vuole che nel giorno dei morti, hanno il permesso di sedersi alla tavola dei vivi e lì sostare un attimo per mangiare qualcosa se chi è rimasto lì ricorda e li attende. E lui immagina la figura della sorella che contro ogni raccomandazione e paura mette la tovaglia e lascia del pane innaffiato di lacrime, le stesse che i cari estinti verseranno su quel cibo fatto di ricordi di passati pranzi, di passate gioie.
Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un poeta e scrittore italiano. Nato da una famiglia benestante di Agliè, inizialmente si dedicò alla poesia nell’emulazione di Gabriele D’Annunzio e del suo mito del dandy. Successivamente, la scoperta delle liriche di Giovanni Pascoli lo avvicinò alla cerchia di poeti intimisti che, poi, sarebbero stati denominati “crepuscolari”. Guido Gozzano nasce il 19 dicembre 1883 ad Agliè, in provincia di Torino, in una famiglia dell’alta borghesia piemontese. Gli studi del poeta sono piuttosto travagliati: bambino svogliato, ha bisogno di un’insegnante privata per terminare le elementari; al liceo viene prima bocciato, poi trasferito in un collegio e infine torna a Torino, dove consegue la maturità nel 1903, la sua prima poesia nota, è dedicata alla madre: Primavere romantiche. Iscritto a Legge, Gozzano iniziò a frequentare i corsi di letteratura di Arturo Graf e la Società della Cultura, un circolo fondato nel 1898 da alcuni tra i più importanti intellettuali piemontesi, il poeta non apprezza particolarmente il circolo, che si rivela però fondamentale per la sua formazione e la sua carriera. Nel 1906, nella Società di Cultura, conosce Amalia Guglielminetti, con la quale inizia l’anno dopo una tormentata relazione: è un anno avaro di componimenti, dedito com’è al progetto di raccogliere in volume i suoi lavori, Il risultato è il volume La via del rifugio, raccolta di 30 poesie, tra le quali spiccano La via del rifugio, che dà il titolo alla raccolta. Il libro è accolto favorevolmente dalla critica, con l’eccezione di Italo Mario Angeloni. Il 29 agosto Rina Maria Pierazzi, sulla rivista « Il Caffaro », rimproverando il « critico poco sagace » di averlo giudicato « un empio », considera invece la poesia di Gozzano « una pura vena di acqua sorgiva ». Il successo ricevuto è presto turbato dalla diagnosi di una lesione polmonare (che si rivelerà dovuta alla tubercolosi). Nella speranza di guarirla, Gozzano inizierà a spostarsi alla ricerca di climi caldi e marini, in particolare in Liguria. Nel 1911 esce il suo libro più importante: I colloqui (a questa raccolta appartiene la famosa poesia La signorina Felicita ovvero La felicità). Nel 1912, sempre più gravemente ammalato, Gozzano decise di imbarcarsi per l’India alla ricerca di un clima migliore. Da questo viaggio scrive: Verso la cuna del mondo. Lettera dall’India. Muore nel 1916. La triste e precoce consapevolezza della propria morte trapela molto presto nelle poesie di Gozzano, ma è sempre filtrata con distacco ironico. Con questa certezza dolorosa, unita al senso della malattia e alle delusioni amorose è costretto a scontrarsi un altro elemento tipico della produzione del poeta: il suo romantico desiderio di amore e felicità, raggiungibili nelle “cose piccole”, quotidiane e serene.
NAPOLI
È l’ora del crepuscolo per Guido Gozzano. Ha ventisette anni quando scrive questa poesia, ma sa che la morte sta per raggiungerlo. La sua vita finirà cinque anni più tardi, stroncato dalla tisi che lo affliggeva da tempo. Di fronte a questa situazione, per Gozzano c’è solo un modo per sopportare il dolore: quel sopore che lui chiama Salvezza, la giovinezza non c’è più, “non ha ritorno il riso mattutino” e allora non ha importanza vivere cinque età – ovvero infanzia, adolescenza, gioventù, età adulta e vecchiaia – se si è perduta la fase più bella della vita. Non rimane che dormire per risvegliarsi al mattino, il momento migliore non solo della giornata, ma anche della vita, in un giorno qui inteso come metafora dell’esistenza intera.
Salvezza
Vivere cinque ore? Vivere cinque età?… Benedetto il sopore che m’addormenterà….
Ho goduto il risveglio dell’anima leggiera: meglio dormire, meglio prima della mia sera.
Poi che non ha ritorno il riso mattutino. La bellezza del giorno è tutta nel mattino.
*Versi molto diversi dalla giocosità delle “Golose”, la sofferenza e la malattia sono compagne che distruggono il corpo e l’anima di chiunque. Alla fine il poeta “dal sorriso buono” ha un’amara chiusa sarebbe stato meglio addormentarsi subito che vivere le fasi della vita senza poterne godere appieno la gioia.
Ritratto, di Vincenzo Cardarelli, 1916, recensione di Elvio Bombonato
Esiste una bocca scolpita, un volto d’angiolo chiaro e ambiguo, una opulenta creatura pallida dai denti di perla, dal passo spedito, esiste il suo sorriso, aereo, dubbio, lampante, come un indicibile evento di luce.
Il titolo è un indicatore semantico. Il ritratto della donna si ispira allo Stilnovo (angiolo, toscanismo), perché privilegia il viso: bocca, denti, sorriso, in un crescendo irresistibile.
Incipit perentorio, con la ripresa anaforica al v. 6: “esiste”, concretato da “evento”. Ossimori ai vv. 2: chiaro/ambiguo; 3: opulenta/pallida; 7: dubbio/lampante. Un climax anomalo: aereo/dubbio/lampante. L’ultimo verso rivela che la breve lirica consiste in una similitudine.
La prepotente luce finale dissolve i precisi contorni della donna (Simona Costa). L’implicita dichiarazione d’amore diventa contemplazione estatica. Per ora; poi si vedrà.
foto: Vincenzo Cardarelli nel 1957, fotografato da Paolo Monti da wikipedia
La pioggia è il tuo vestito, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato
La pioggia è il tuo vestito.Il fango è le tue scarpe.La tua pezzuola è il vento.Ma il sole è il tuo sorriso e la tua boccae la notte dei fieni i tuoi capelli.Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle¨C12C¨C13C
CORRADO GOVONI, 1943
Strofa insolita di 7 versi: i primi 3 sono settenari piani, gli altri 4 endecasillabi piani. La disposizione versale è sorretta dalla rima: abaCDEE. Però capelli/stelle è una quasi rima consonantica. Troviamo un’immagine in ciascun verso, mancano infatti gli enjambement.
Il parallelismo si fonda sulle iterazioni anaforiche: prima di tutte “è”; quindi la congiunzione avversativa “ma”; l’aggettivo possessivo “tua”; per chiudere con “il tuo sorriso”. La pezzuola – il fazzoletto messo sui capelli – quale terzo membro – completa il climax: vestito scarpe pezzuola.
Mi pare evidente la sensualità volatile della breve lirica, morbida delicata affascinante. L’elogio della donna ricalca le poesie, quelle solari, dello Stilnovo.
by Filippo Fenara “Questa Femmina” di Manuela Di Dalmazi mette in campo tutta la trasgressiva ma politicamente corretta (per un soffio) femminilità del suo essere donna. Tra questi versi inebrianti c’è tutto: la seduzione, l’emancipazione, il vanto, la tradizione, la sensualità, lo scherzo che rivela, la verità che soggioga, gli occhi profondi, l’anima sfuggente. Pubblicata originariamente l’otto […]
Tessa Gelisio debutta in tv nel 2001 con Blu & Blu, un programma dedicato al mondo marino, e nella stagione successiva approda su La7 con Oasi, un programma di divulgazione scientifica. Nel 2002 collabora con un’edizione di Sereno Variabile mentre nel 2003 conduce Italia che vai. Nel 2003 le viene affidata la conduzione di Pianeta Mare che porta avanti fino al 2017. Inoltre, dal 2002 al 2006 conduce anche Solaris, il mondo a 360°. Dal 2011 è alla guida di Cotto e mangiato all’interno di Studio Aperto e dal 2014 conduce InForma, un magazine di Canale 5 che tratta di salute, medicina e benessere psicofisico. In qualità d’imprenditrice, nel 2015 ha avviato La Sabbiosa, una tenuta che sorge di fronte al mare, tra le dune dell’Isola di Sant’Antioco, nella provincia del Sud Sardegna. Lì, insieme al suo compagno Massimo Pusceddu, Tessa Gelisio produce uva da tavola biologica e vini d’alta qualità. A partire dal 25 ottobre 2021 torna su Italia 1 alla conduzione di Cotto e mangiato – Il Menù. Sin da giovane è un’attivista e milita in Legambiente e nel WWF. Dal 2021 è entrata a far parte del comitato dei promotori della Fondazione Symbola, presieduta dal presidente onorario di Legambiente.
Vita privata
Tessa Gelisio è nata ad Alghero il 6 maggio 1977 ma è cresciuta a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno, paese d’origine della madre, insieme alla sorella Olivia. Il padre Luciano Gelisio è invece un produttore di borse in pelle. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, si è trasferita a Milano per proseguire gli studi ed è qui che ha iniziato il suo impegno ambientalista ed ecologista, anche in quanto esperta di comunicazione. È legata sentimentalmente da molti anni a Massimo Pusceddu, operatore che lavora dietro le quinte nel mondo dello spettacolo. I due si sono incontrati nel 2009, ai tempi di Pianeta Mare, e da allora hanno condiviso molti progetti professionali, tra cui la rubrica di Cotto e mangiato e l’apertura della loro azienda agricola in Sardegna…. leggi tutto su: Sorgente: Tessa Gelisio: età, altezza, Cotto e Mangiato, Massimo Pusceddu
Andrea Camilleri: Il maestro del giallo mediterraneo
Andrea Camilleri, uno dei più celebri autori italiani del XXI secolo, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della letteratura con la sua serie di romanzi dedicati al commissario Montalbano. Con il suo stile unico e coinvolgente, Camilleri ha saputo creare un universo letterario che combina abilmente il genere del giallo con una vibrante rappresentazione della Sicilia e della sua cultura.
Nato a Porto Empedocle nel 1925, Camilleri ha vissuto una vita ricca di esperienze e influenze che hanno plasmato la sua scrittura. Dopo una carriera come regista teatrale e televisivo, ha iniziato a dedicarsi alla narrativa, conquistando il pubblico con il suo primo romanzo del 1994, “La forma dell’acqua”.
Tuttavia, è con la serie di romanzi incentrati sul personaggio del commissario Montalbano che Camilleri ha raggiunto il successo internazionale. Attraverso le indagini del cinico, ma umanamente imperfetto, commissario, l’autore ha creato una trama avvincente e una ricca galleria di personaggi che riflettono le dinamiche sociali e politiche dell’isola siciliana.
Il fascino dei romanzi di Camilleri risiede nella sua capacità di trasportare i lettori in un affascinante mondo mediterraneo. Le descrizioni vivide dei paesaggi, degli odori e dei sapori della Sicilia si fondono con la trama del giallo, creando un’atmosfera unica e coinvolgente. La scrittura di Camilleri è vivace, ricca di ironia e di dialoghi pungenti che catturano l’autentico spirito siciliano.
Oltre all’intrattenimento, i romanzi di Camilleri affrontano temi sociali complessi. La corruzione, la criminalità organizzata, le tensioni culturali e politiche sono solo alcuni degli argomenti che l’autore esplora nelle sue opere. La critica sociale presente nei romanzi di Montalbano ha reso le storie di Camilleri ancora più rilevanti e amate dal pubblico.
La fama di Camilleri ha superato i confini italiani, raggiungendo un pubblico internazionale. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue, consentendo a lettori di tutto il mondo di apprezzare il suo talento narrativo e la sua capacità di catturare l’essenza della Sicilia.
Andrea Camilleri è stato un autore che ha segnato un’epoca nella letteratura italiana. La sua abilità nel combinare il giallo con la cultura e la società siciliana lo ha reso un maestro indiscusso del genere. La sua eredità letteraria rimarrà per sempre, continuerà a influenzare le generazioni future di scrittori e a incantare i lettori con le sue indimenticabili storie.
In conclusione, Andrea Camilleri è stato un autore straordinario che ha saputo creare un mondo letterario avvincente e unico. La sua serie di romanzi dedicati al commissario Montalbano ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama della letteratura gialla, offrendo al lettore un’esperienza coinvolgente e un viaggio nell’anima della Sicilia.
I movimenti sociali nell’era dei social media: Le manifestazioni di protesta nella società odierna
Oggi qualsiasi evento, anche il Salone del libro di Torino, diventa un occasione per manifestazioni di protesta, con questo teniamo a precisare che non vogliamo entrare nel merito dei contenuti della protesta che si è svolta ieri a Torino ma semplicemente fare alcune considerazioni su un fenomeno sociale dell’attuale epoca:
Ci possono essere diverse ragioni per cui gli eventi, incluso il Salone del libro di Torino, diventano occasione per manifestazioni di protesta:
Visibilità pubblica: Gli eventi di grande portata, come il Salone del libro, attirano l’attenzione dei media e di un vasto pubblico, offrendo alle persone la possibilità di far conoscere le loro preoccupazioni e richieste attraverso le manifestazioni.
Accesso a un pubblico ampio: Gli eventi di questo tipo attraggono spesso una vasta gamma di partecipanti provenienti da diverse sfere della società, offrendo alle organizzazioni e ai movimenti la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio con il proprio messaggio.
Questioni rilevanti: Gli eventi culturali e letterari come il Salone del libro possono essere collegati a questioni sociali, politiche o culturali che generano controversie o disaccordi. Queste questioni spesso diventano il centro delle manifestazioni di protesta durante tali eventi.
Piattaforma per l’espressione: Gli eventi pubblici sono spazi in cui le persone possono esprimere le proprie opinioni e protestare pacificamente per richiamare l’attenzione sulle questioni che considerano importanti. L’organizzazione di proteste durante gli eventi può essere considerata un modo per sfruttare questa piattaforma di espressione.
Coinvolgimento politico: Gli eventi di grande rilievo possono diventare terreno fertile per le manifestazioni politiche, dove le organizzazioni e i movimenti cercano di promuovere le proprie cause o criticare le politiche attuate.
È importante notare che non tutti gli eventi diventano automaticamente occasione per proteste. Tuttavia, quando ci sono questioni rilevanti o dibattute nella società, gli eventi pubblici possono essere scelti come luogo di manifestazioni di protesta per attirare l’attenzione e far sentire la propria voce su tali questioni.
Nella società odierna, ci sono diverse dinamiche e tendenze che possono influenzare il modo in cui le persone si esprimono attraverso le proteste e le manifestazioni. Ecco alcune delle caratteristiche salienti:
Movimenti sociali: Ci sono numerosi movimenti sociali attivi in tutto il mondo che si impegnano per una vasta gamma di cause, come i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la giustizia sociale, l’ambiente e molto altro. Questi movimenti spesso organizzano manifestazioni di protesta per sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere il cambiamento e far sentire la propria voce.
Utilizzo dei social media: I social media hanno un ruolo significativo nelle manifestazioni di protesta nella società odierna. Piattaforme come Twitter, Facebook, Instagram e YouTube consentono alle persone di organizzarsi, diffondere informazioni, condividere testimonianze e mobilitare sostenitori per le cause che promuovono.
Preoccupazioni ambientali: La questione del cambiamento climatico e dell’ambiente è diventata sempre più importante nella società odierna. I movimenti come Fridays for Future e Extinction Rebellion hanno organizzato manifestazioni di protesta in tutto il mondo per richiamare l’attenzione sulle questioni ambientali e chiedere azioni concrete per affrontarle.
Polarizzazione politica: La polarizzazione politica può portare a tensioni nella società e alimentare manifestazioni di protesta. Le persone possono protestare contro le politiche del governo, le disuguaglianze sociali, l’ingiustizia economica o altre questioni legate alle divisioni politiche.
Questioni di giustizia sociale: La lotta per la giustizia sociale e l’uguaglianza è un tema centrale nelle proteste attuali. Le manifestazioni si concentrano su questioni come il razzismo, la brutalità della polizia, la discriminazione di genere, l’omofobia e la xenofobia, cercando di portare cambiamenti significativi nel trattamento e nei diritti delle diverse comunità.
È importante sottolineare che le manifestazioni di protesta possono assumere forme diverse a seconda del contesto sociale, politico e culturale specifico di ogni paese e regione. Le proteste possono essere pacifiche e mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica o possono sfociare in tensioni e conflitti. La società odierna è caratterizzata da un’ampia gamma di preoccupazioni e movimenti che riflettono la diversità di opinioni, valori e lotte per il cambiamento.
“Aspettando l’Alba” è il mio secondo romanzo ed è quello che più ho sentito mio. Questo racconto, mi ha permesso di terminare il mio “Strip-tease al contrario”, ovvero mi ha permesso di parlare ancora una volta del mio passato e delle emozioni che mi ha lasciato. E’ una teoria secondo la quale, chi scrive compie appunto una sorta di “Strip-tease al contrario”, parlando di sé e del proprio passato, dapprima in modo insistente, ma via via sempre meno rilevante. Ci si denuda, si ha il bisogno di farlo, di cercare in fondo a sé le motivazioni e gli stimoli per scrivere e per farlo, si parte dalle emozioni vissute in prima persona. Avevo voglia e bisogno di raccontare il mio passato, degli amici con cui sono cresciuto, quelli con i quali ho intrapreso un lungo percorso di vita che continua ancora oggi. Ecco perché la scelta dall’epigrafe di Nelson Mandela: “Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati”.
Andrea, protagonista del romanzo, dopo un percorso lavorativo e umano a Roma, sente il bisogno e il richiamo della sua terra per chiudere il cerchio e ripartire dalle proprie origini.
Anche per “Aspettando l’alba” ho creato il Book Trailer, nel quale ho cercato di far risaltare il motivo per cui ho scritto questa storia, il senso del mio viaggio nel tempo. Le immagini che vedrete e che ho utilizzato, sono ricavate da pixaby, tranne quelle del furgone che invece sono il frutto di un ottimo lavoro fatto con l’amico fotografo Andrea Lanceni. Tengo a precisare che il furgone utilizzato è stato gentilmente prestato dall’amico Valerio Pievani, appassionato di auto d’epoca che si è messo a nostra disposizione per un set fotografico.
Oggi c’è una grande e importantissima novità: ASPETTANDO L’ALBA verrà pubblicato nei prossimi mesi da ZEPHYRO EDIZIONI che voglio ringraziare per la stupenda cover creata!
Vi lascio la trama e il Book trailer…aspetto i vostri commenti!!
La trama:
Andrea lavora per una piccola testata giornalistica di Roma, ma ambisce a qualcosa di più. Quando meno se lo aspetta e nel modo più inconsueto che abbia mai potuto immaginare, la sua carriera prende una piega decisamente positiva. La sua vita cambia totalmente: i soldi non sono più un problema, ma l’aspetto sociale ne risente molto. Carmen, storica coinquilina con cui ha intrecciato un’amicizia profonda, non lo riconosce più. La sua relazione con Silvia fatica a decollare. A frenarlo come sempre, sono le stesse paure e angosce che l’hanno costretto ad andarsene da Bergamo parecchi anni prima: un fatto accaduto negli anni della sua adolescenza, ha condizionato e indirizzato la sua vita in maniera irreversibile. In mezzo a questa crisi interiore, Andrea cerca contro tutto e tutti di mantenere quella posizione che da sempre ambiva, ma che rivela aspetti che non aveva previsto. Saranno le stesse persone che tanto hanno creduto in lui, a porlo di fronte a un bivio.
“Aspettando l’alba”…Il BookTrailer:
Marco
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Marianne Craig Moore (Kirkwood, 15 novembre 1887 – New York City, 5 febbraio 1972) è stata una poetessa e scrittrice statunitense appartenente al modernismo
Come Pilgrim, costretto ad andar piano a trovare il suo rotolo; stanchi ma pieni di speranza – non essendo speranza la speranza finché non sia svanito ogni motivo di speranza; e indulgenti, pronti a considerare l’errore del proprio simile col cuore di una madre – donna o gatta.
I politici hanno perso da tanto tempo la via del giusto mezzo di Talleyrand, anzi probabilmente, a ben vedere, non l’hanno mai percorsa, neanche per brevi tratti. Ma forse tutto ciò ha radici e cause più profonde e antiche: forse dipende dal fatto che noi, cittadini comuni, abbiamo perso da tempo la strada del giusto mezzo delle passioni, indicata da Aristotele nell’Etica Nicomachea. Eppure c’erano tutti i presupposti e tutte le ragioni per seguirla, visto e considerato che già secoli fa la Chiesa aveva preso a piene mani dalla filosofia platonica ma anche da quella aristotelica. La temperanza, la moderazione dei piaceri è stata persa o è addirittura ignota a molti, soprattutto ai giovani. Altri, più rari, hanno scelto la spiritualità e hanno cercato di disprezzare, trascendere le gioie del corpo. I primi hanno ecceduto ed eccedono nei piaceri, i secondi difettano nelle passioni e hanno impostato la loro vita cercando di superare la loro materialità. C’è sempre stata nell’Occidente cristiano una netta contrapposizione tra corpo e spirito, una grande dicotomia, mentre la società consumista ha speculato e specula sui bisogni di entrambi ed ecco che ci sono fiorenti business stratosferici di santoni, maghi, gruppi esoterici da un lato e pornografi e pornofili dall’altro, perché importante in questo mondo è vendersi e vendere tutto, sia il corpo che l’anima. Ma, come scriveva Nietzsche, Dio è morto e i piaceri più intensi, più immediati e anche più effimeri del corpo hanno avuto la meglio. Da secoli il cristianesimo ha proposto un aut aut impietoso: la carne e il peccato oppure lo spirito e la salvezza dell’anima. Corpo e anima sono stati per i cristiani mutuamente esclusivi. Forse oggi abbiamo perso il senso del giusto mezzo, perché la nostra religione lo ha negato per secoli. Però quando hanno vinto la secolarizzazione e il nichilismo le cose non sono andate meglio. L’eclissi del sacro e la srilicizzazione del mondo hanno prodotto altri disastri, forse peggiori, e la colpa non è solo della scienza, che col suo progresso ha allungato e migliorato le nostre vite. Oggi molti hanno scelto la carne, sperando magari in un pentimento tardivo, dato che si vive sempre più a lungo. Fondamentale è godere al mondo d’oggi senza riserve, come se non ci fosse domani, soprattutto per i giovani, per cui gli orizzonti sono sempre più angusti, la speranza è sempre più fievole e il futuro è sempre più incerto, più cupo. Perché un giovane dovrebbe rinunciare al piacere oggi quando non vede prospettive per il domani o quantomeno non le vede rosee? Ecco allora che il vitalismo di molti si è fatto sempre più disperato. Ecco allora la cultura dello sballo, l’eccesso che diventa regola. Ai giovani hanno tolto il futuro e al danno si aggiunge la beffa, perché chi è più maturo dimostra paternalismo autoritario, condanna la loro presunta mollezza, liquida i loro problemi sbrigativamente dicendo che anche decenni fa c’erano gli stessi problemi e le stesse difficoltà, cosa oggettivamente e palesemente falsa, perché la generazione z è stata battezzata anche come la generazione delle 250 euro, riferendosi allo stipendio di molti ragazzi. Così facendo tra incomprensioni reciproche si è innescato un odio tra generazioni, tra giovani e boomer, che ha un effetto boomerang e molte ricadute negative, che si ripercuotono nella vita di molte famiglie ed esacerba l’animo dei più. Questi giovani avrebbero bisogno di guide e maestri, ma il senso dell’autorevolezza è stato perduto, deformando la lezione di Don Milani, del Sessantotto, della pedagogia più evoluta. Il passo è breve dalla ricerca di comprensione empatica al padre troppo amico e all’insegnante troppo permissivo e lassista: così oggi si registra una assenza effettiva delle figure di riferimento ed ecco allora che dominano nella formazione e nella condotta dei giovani il cosiddetto gruppo dei pari, gli influencer, i vip e tanti falsi miti. Inoltre, come scritto nel Talmud, in ogni generazione c’è del buon vino, ma il buon vino delle nuove generazioni non fa più alcuna notizia. Le eccellenze della generazione z non fanno notizia. I tanti giovani che fanno volontariato non fanno notizia e finiscono per non fare testo, sembrano non esistere, non essere pervenuti, diventano invisibili. I mass media devono sempre dare risalto al lato negativo dei giovani. I giovani che dormono in tenda, protestando contro il caro affitti, vengono sbeffeggiati e derisi da alcuni giornalisti e opinionisti, ma nessuno condanna i proprietari di immobili che speculano da sempre sugli studenti ed evadono da una vita. La classe dirigente condanna severamente i ragazzi di Ultima Generazione: la loro forma di protesta è errata, ma il dialogo viene rigettato a priori e vengono rimosse le loro motivazioni. I giovani sono sempre più lasciati soli a loro stessi e diciamocelo francamente non stiamo consegnando loro un bel mondo, eufemisticamente parlando. Ecco così che molti giovani non si fidano più di chi ha più di trent’anni. Concludendo, non c’è più il giusto mezzo perché nessuno lo insegna più, perché nessuno educa al giusto mezzo, al sapersi godere la vita con moderazione e questo dipende sia da motivi che riguardano la nostra cultura millenaria che da cliché e modelli educativi che furoreggiano da poco più di mezzo secolo, in un impasto contraddittorio di antichità e contemporaneità: contraddittorio perché abbiamo un piede nel passato remoto e lo sguardo rivolto a un futuro prossimo con troppe incognite. Rischiamo di sprofondare nelle sabbie mobili. L’unica soluzione è cercare di fare come il barone di Munchausen. È l’unica cosa che ci rimane.
Perché non ho imparato quando arrivava il vento cosa è stato per me abbracciare l’inverno? Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo il cappotto. Adesso è troppo vecchio e nessuna bambola lo vuole.
C’è qualcosa di me che si possa accettare senza testimoni contro? Forse ho smesso di galleggiare.
Perché non ho imparato quando arrivava il vento a scaldare le tue mani con la borsa dell’acqua calda, a stringerle bagnate di sguardi come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi e non ho insegnato alla paura a chinarsi dinnanzi alle ragioni. È una paura rozza, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l’angoscia. Lei ora se l’accomoda sulla pelle, la indossa con decisione e rabbia.
Avrei dovuto vendere per tempo il cappotto. Adesso è troppo vecchio e nessuna bambola lo vuole.
Giocano utopie di fiati ammansiti
nel moto effervescente di ragione
stondato da sintonie in contrasto.
Ingombranti macigni di piombo
accumulati nella stiva del pensiero
accentuano l'elusione d’ingaggi surreali.
Si mescolano a comparse d'amore che vanno e vengono
per poi dileguarsi nel nulla.
E’ in quel nulla che si perde il palmo della mano
inclinato di volta in volta in docili carezze
complici di profondi tessuti raddolciti da sguardi emotivi
rapiti da un silenzio sovrastante le stagioni
capace oscurare il tempo del sole...
@Silvia De Angelis
Un uomo qualunque mi domandò: che cosa pensi del sesso? Una delle meraviglie della creazione, risposi. Restò disorientato, poiché confonde le cose e s’aspettava che io dicessi maledizione, solo perché prima gli avevo confidato: il destino dell’uomo è la santità. La donna che mi domandò piena d’odio: lei si depila là in basso? lo domandò sorridendo, pensando che così mi poteva meglio assassinare. Magnifici sono il calice e la verga che contiene, peloso o no. Santo, santo, santo è l’amore, poiché viene da Dio, non poiché uso guanto o rasoio. Che cosa può contro di lui l’escremento? Anche la rosa, che cosa può in suo favore? Se “copre la moltitudine dei peccati ed è benigno, come la morte duro, come l’inferno tenace”, riposa nel tuo amore, che starai bene.
Quando vengo toccato, sfiorato, misurato, Io penso a me stesso Come a un quadro. L’artista lavora, poco importa se non dorme. E io divento Bellissimo. Non mangio mai. Una volta mi ci misi con un uomo che mi chiamava Spuntino, Spuntino di Mezzanotte per la precisione. Lasciavo perdere perché mi Feriva con una violenza che io scambiavo per desiderio. Mi lasciava lì solo In una stanza della sua casa triste mentre faceva le pulizie o piegava i panni. Quando sei stato usato per così tanto tempo, non capisci mai quando Sei finito. La pittura si asciuga. La notte è di tanti colori. Nero e blu Sono solo due. L’uomo che mi ha meglio dipinto mi guardava sempre come a un Affare domestico. Come si dice pronto In francese? Come lo disegni un uomo del turno di notte? Sicurezza Al museo per non vedenti, lui mangia per stare