Il mio commento a Sanremo 2024…
Sanremo è sempre stato divisivo. C’è chi lo ama e aspetta con trepidazione l’evento, non si perde una canzone, fa le ore piccole davanti alla televisione, idolatra i cantanti. Ci sono anche intellettuali e aspiranti tali che lo odiano. Non esistono mezze misure. Per due settimane molti diventano dei critici musicali. Volenti o nolenti, Sanremo ha sempre fatto in buona parte la storia della canzone italiana nel bene e nel male. Sanremo è fondamentale per l’industria discografica, almeno in Italia. Di questo bisogna prenderne atto. Criticare totalmente Sanremo è come criticare la moda totalmente senza considerare quanti posti di lavoro e quanta ricchezza crea ad esempio quel settore.
L’ho guardato poco Sanremo quest’anno. L’ho guardato il minimo sindacale. Giusto il tempo per sentire il discorso memorabile della mamma di Giogiò e per sentire quello altrettanto memorabile di Giovanni Allevi. Queste due cose valgono più di tutte le canzoni in gara e di tutti i superospiti. Poi le polemiche non sono mancate tra il ballo del qua qua imposto a John Travolta, l’allarme bomba, il body shaming di un dipendente RAI. La migliore canzone a mio avviso è quella della Mannoia, che ha tra gli autori anche l’ottimo scrittore Fulvio Abbate. Anche Angelina Mango ha una bella canzone con musica orecchiabile e un testo con buoni spunti. La Bertè mi è apparsa un poco sottotono non per l’interpretazione (la ritengo la più brava cantante in circolazione insieme ad Antonella Ruggiero. Insomma potrebbe cantare anche l’elenco del telefono) ma come autrice (è un’ottima autrice. L’ho sempre seguita anche da questo punto di vista, ma questo testo non l’ho trovato particolarmente convincente. Poteva fare di meglio una come lei). Per il resto io sono abituato ad ascoltare Claudio Rocchi, Claudio Lolli, Stefano Rosso, Battiato, Alice, Guccini, De Gregori, Vecchioni, De André, Mario Castelnuovo, Piero Ciampi, il primo Venditti, l’ultimo Baglioni, Tenco, Gino Paoli, Fossati, Cristicchi, Morgan. Ho letto i testi delle altre canzoni in gara e non mi hanno colpito particolarmente, ma forse sono io che sono fuori tempo, fuori moda e ho, come si dice in Toscana, il becco troppo fine, abituato troppo al miglior cantautorato italiano. A mio avviso nelle altre edizioni (soprattutto quelle con Fabio Fazio) comunque i testi erano migliori o solo più curati. Forse alcune canzoni sono state scritte e pensate proprio per Sanremo e quindi sono nazionalpopolari, mentre altre sono a mio avviso solo commerciali. A ogni modo Sanremo è sempre Sanremo, riesce a monopolizzare l’attenzione dei mass media italiani per due settimane; ai bar, nelle officine e negli uffici non si parla d’altro, perché Sanremo è uno show elevato all’ennesima potenza, fa tendenza, rappresenta lo spirito del tempo, è la cartina di tornasole dell’Italia con i suoi pregi e le sue pecche.
bullo, di Stefano Polo
bullo mi hai torturato dandomi dello sfigato , ma alla fine ho vinto io ti ho cancellato, dalla memoria tu in cerca di vana gloria, bullo ti credi di essere piu’ forte ma in realta sei un perdente in realta’ sei solo in mezzo alla gente, bullo hai cercato di oscurarmi la vita non c’e’ l’ hai fatta ti e’ rimasto una nuvola di fumo tra le dita’.
Lucia Triolo: rapina
desiderarsi e parlar d’altro
e sono tutta impeto e coltelli
dietro ogni scatto una rapina
rapinare giorni, sogni
suoni
assenze, presenze
verità
rapinare bugie
ladra di cianfrusaglie
per bendare il dolore
tengo in tasca tutti i furti
sciabolate furtive
a un me che forse nasco
e forse no
e svetto alta e tua
per rapinare anche il nulla
che finge,
come sempre retrocedendo
nel cuore
rapinare rapinare
io dai cento volti
cento anime, cento corpi,
cento segreti
cento morti
una sola vita
come tuo desco mai sazio
sconsolato
una pessima strega
perde sempre la scopa

cultura:Solo tu mi fai volare, di Stefano Polo
Solo tu mi fai volare.
Solo tu mi fai volare
Lontano su nel cielo come un aquilone
che ride davanti alle nuvole.
Felice e innamorato
volo trascinato dall’amore…
Sei come un dolce eco
dentro il mio cuore
un dolce frastuono che mi fa vibrare
l’anima…
Sei come una sinfonia dentro me
una nota struggente che
mi suona dentro
una melodia solenne
che fa volare il mio essere
al di là del blu del mare
fino a perdersi nei tuoi occhi
pieni d’amore
fino a perdersi dolcemente dentro te
trovando la sua casa dell’amore.
cultura:ricovero di Stefano Polo
Ricovero quanto freddo in quella stanza tutta bianca da sembrare neve che come scaglie ti avvolgono, ti senti uno spettro nel buio , travolto da mille perchè? ma la speranza non e’ mai rotta ti fa stare in piedi e’ spicchi di nuovo il volo.
W i blog e i blogger!!!
Alcuni dicono che i blog siano morti. Sono gli stessi che dicono che su Facebook ci vanno solo i vecchi. Invece i blog sopravvivono anche grazie a Facebook. Che ci sia in qualche modo una piccola crisi di blog e Facebook è vero, è ormai accertato. Ma non calchiamo troppo la mano. È esagerato sostenere che i blog e Facebook ormai appartengano al passato, che siano ormai superati. È vero che ci sono dei costi di gestione, di posizionamento sui motori di ricerca. È vero che bisogna dedicarvi impegno e tempo. È vero che ci vuole passione e costanza. La difficoltà principale dei blogger è data casomai dall’esatto contrario: i blog sono tanti, ognuno al mondo d’oggi ha un blog, ogni giorno spuntano blog, più del 30% degli internauti è iscritto a WordPress, aumentano ogni giorno gli iscritti ad altre piattaforme. C’è chi sostiene nello specifico che sia passata l’epoca d’oro dei blog letterari. Se prima però c’erano pochi blog letterari visitatissimi, oggi che i lit-blog sono molti di più d’un tempo c’è stata una distribuzione più equa e forse più democratica dei lettori. Diciamocelo francamente: se da un lato i giovani frequentano molto di più Instagram, Youtube, Tik Tok (e se hanno una soglia di attenzione più bassa secondo gli esperti delle passate generazioni), è altrettanto vero che questi siti non sono adatti per la poesia, per le recensioni di libri, per la divulgazione letteraria. Le due cose si controbilanciano, al di là delle apparenze. Chi cerca un minimo di approfondimento, fatto in modo chiaro e non noioso, deve andare su lit-blog e siti letterari. E anche se venissero considerati datati, qualcuno deve pur sempre ostinarsi allo stesso tempo a divulgare e approfondire, cose che hanno fatto finora siti letterari e lit-blog (sembra un ossimoro, ma in realtà non è così). E poi vogliamo considerare la libertà dei blogger e dei lit-blog? Fino a vent’anni fa questa libertà di espressione era impensabile, ineguagliabile.
Lucia Triolo: i luoghi dell’anima
i luoghi dell’anima
ci cacciano
a noi preferiscono il deserto
le distanze silenziose
in cui
la pietà del guardare
gioisce
nel non dover più distinguere
il bene dal male

l’anima voleva essere pietra(shoah)Gabriella Paci
In quei giorni d’attesa del niente
dove c’era timore del tempo che
divorava la vita nella carne ora
solo pelle attaccata al respiro,
l’anima voleva essere pietra per non
sentire l’agonia delle ore nel vibrare
del cuore devastato dal dolore per chi
era ormai solo cenere al vento dispersa.
L’anima voleva essere pietra per non
vedersi morire ogni volta in uno sguardo
specchiato nel fango che non era più
quello di un uomo vero nell’inferno
di terra dove si scriveva l’orrore
con l’inchiostro del sangue a scolorare
della neve caduta il biancore …
e nell’aria vibrava della morte il dolore
Ecco l’anima voleva essere pietra
lapide con i numeri ignoti del trionfo
del male….per essere memoria
perenne di un genocidio

lucia triolo: la maschera dell’identità
la maschera dell’ identità
(donna di classe e gran signora)
dice:
“io è parola senza movente
né referente
danzatore d’oscurità
in
delicata struttura
forza d’animo
in prima persona
entusiasmo graffiante
esige pagamenti in contante e
non dà resto”
la sua grinta è un desiderio,
un intento
sempre lo stesso:
travestirsi da me
la maschera migliore per
essere peggiore

lucia triolo: la tartina
Ho sbagliato:
ho spalmato il burro su di te,
non sulla tartina,
ora mordo il dolore attaccato alle tue
dita

Sempre i soliti film gialli…
Alla televisione ci sono sempre i soliti film thriller con il serial killer, che ha spesso una personalità multipla. In questo periodo la correlazione tra omicida seriale e sindrome di personalità multipla nei film thriller americani è molto sopravvalutata. Diciamo pure che questi film americani adoprano alcune nozioni della moderna psichiatria per riprendere il topos de “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, scritto da Stevenson. Meno frequente il caso del serial killer fanatico religioso. Nei film thriller americani viene dato grande spazio ai cosiddetti profiler. È innegabile che in America esistano professionisti, che fanno questo mestiere. Ma spesso nei film viene dato grande spazio al profiler, perché è più accattivante un esperto che fa ipotesi sulla personalità del killer piuttosto di un anatomo-patologo, di un medico legale o di un esperto di balistica, che utilizzerebbero termini incomprensibili ai più. Gli sceneggiatori dei film gialli e dei thriller rischiano sempre di scadere nel già visto, nell’ovvietà, nella banalità. Rischiano di utilizzare luoghi comuni abusati. È difficile trovare una trama veramente originale. Dirò di più: la casistica delle trame non è infinita e di cose veramente originali ce ne sono pochissime. Diciamocelo francamente: oggi scrivere gialli e thriller è molto più difficile di trent’anni fa. Oggi un giallista si trova di fronte a un bivio: consultare esperti della scientifica e coroner oppure ambientare il suo romanzo nell’800 quando non c’erano ancora analisi del Dna e cose affini. Nel primo caso deve avere una rete di conoscenze, nel secondo caso deve invece documentarsi. Infine la grande descrizione di tutti i metodi e le tecniche investigative, purtroppo, può fornire documentazione ai potenziali omicidi, che guardando certi film e certi telefilm possono studiare il crimine fin nei minimi dettagli.
Lucia Triolo: ogni giorno
ogni giorno nascevo un poco
morivo un poco
per passare il tempo, solo
per passare il tempo
ogni giorno nasco un poco
muoio un poco
d’accordo tutti
su questo
ogni giorno nascerò un poco
morirò un poco
e non è vero che
“non vedo l’ora”
……….
Chi ha visto la mia pelle
spazzolare le ombre?
Tracce di puledri rincorro
gli zoccoli alle mani.
Voglio cavalcare la nascita e la morte,
stringerle insieme e strattonarle.
Legarle al bastone del tempo
e venderle all’eternità.
Me le pagherà bene
non le ha
poi andrò via
nel bosco che bisbiglia,
Freddo e caldo penetreranno i miei vestiti.
lascerò fare.
Nessuno, il mio amico,
mi presterà la voce
e il suo altoparlante
muto
