Sillabe misurate col contagocce nella simbiosi di dolore. Abrasive su pelle avida incurvata nella pacata periferia in cui pezzi di niente costruiscono un brillare sinuoso di luce aspettando a occhi chiusi che una carezza lambisca il fianco nell’impennata del fortunale dimentico del silenzio… @Silvia De Angelis
Nel bandire dolci sintomi e rare allegorie del profondo si stemperano dire soggiogati da un dentro immaginoso. Empatie, malinconici fiordi e malie intriganti giacciono in pleniluni di rime combaciate Son distanti le mani a tracciare benefici ideogrammi nel consenso spostato alla vedetta lontana dallo sguardo resosi accigliato
E’ lì a due passi dalla coscienza la suggestione corteggia sipide memorie assumendone ebbrezze recondite e spasmi accelerati su pause di respiro Diviene supremazia proiettando manciate d’adrenalina su commedia del momento Avvenente e fuori d’ogni regola s’appiglia a realtà frantumate traendone vividi mosaici nell’ovvietà di intriganti sapori sulla pelle Discinta in mutabili filigrane affonda probabilità lontane sorseggiando certezze mascherate fuori del tempo
“Il paese degli «io»” di Lucia Triolo rappresenta un’affascinante incursione nel mondo della poesia contemporanea, in cui la scrittura dell’autrice si distingue per la sua capacità di coniugare l’immaginazione con la razionalità.
Lucia Triolo ci offre un’opera in cui la poesia non si limita a evocare visioni oniriche o ad abbandonarsi alla pura immaginazione. Al contrario, la sua poetica si fonda su una solida struttura razionale, anche quando i deragliamenti semantici sembrano portarci verso mondi alternativi. Questa apparente contraddizione è il cuore pulsante del libro: una lettura attenta e oggettiva rivela infatti una coerenza strutturale che si intreccia con una profonda riflessione filosofica.
La “postura filosofica” della Triolo, come descritto nel libro, è un aspetto essenziale della sua strategia espressiva. Non è alla ricerca di visioni mistiche o di una realtà trasfigurata, ma piuttosto di una disgregazione ironica e dolente dell’essere. La sua poesia diventa così un mezzo per esplorare le fratture e le incoerenze dell’esistenza, senza perdere mai di vista una certa ironia che rende il tutto sorprendentemente accessibile e umano.
“Il paese degli «io»” è quindi un’opera che sfida il lettore a guardare oltre la superficie delle parole, a cercare il significato nascosto dietro ogni verso. La scrittura di Lucia Triolo, pur mantenendo una dimensione immaginifica, non si distacca mai completamente dalla realtà, offrendo una visione disincantata e al tempo stesso profondamente coinvolgente del nostro essere nel mondo.
In conclusione, “Il paese degli «io»” è un viaggio poetico che invita alla riflessione, un’opera che affascina per la sua capacità di coniugare razionalità e immaginazione, filosofia e ironia, in una disgregazione dell’essere che è al contempo dolorosa e liberatoria.
VENTO D’AMORE Frivolo nel suo brivido di dolcezza accarezza le gote raddolcite il vento d’amore Lentamente attenua schiume di rimpianto impigliate nel sottovoce sbieco che fa ombra Ardente slancio scioglie le remore che incatenano lo spirito al soffio che trascende le parole Si fanno rarefatte nelle sillabe esiliate in una linea di gioco senza confini ove il bacio divarica lo spessore d’un’emozione al sapore di vita vera @Silvia De Angelis
Speciali sagome sono riviste con stupore nella circostanza di rugiada. Contraffatte dal pensiero innovativo perdono l’iniziale richiamo smerigliato nel sogno I contorni ormai sono sfumati da un palcoscenico evoluto interprete di quell’attimo eterno svanito per sempre. @Silvia De Angelis
178a Puntata Il Salotto del Menestrello Letture e conversazioni sulla poesia.
Serata dedicata ai vincitori dell’evento poetico online II Bimestre Marzo Aprile 2024. In studio : Elisabetta Biondi Della Sdriscia, Rita Stanzione, Patrizia Amalfi, Roberto Casati, Alberto Automa e Stefano Baldinu. Conduce : Domenico Faniello.
Lucia Triolo, nella sua poesia “Il ponte della speranza”, ci trasporta in una dimensione metaforica dove il ponte rappresenta non solo un passaggio, ma una vera e propria esperienza di transizione e di introspezione. La costruzione di questo ponte “dai bordi trasparenti” simboleggia la fragilità e la trasparenza del percorso umano, dove vediamo ciò che attraversa – “frustate di luce e tenebra” – ma restiamo ignari delle sue vere origini e destinazioni.
Triolo utilizza immagini potenti e una scelta di parole evocative per dipingere una lotta interiore tra la vita e la morte, il noto e l’ignoto. L’uso di “sguardi d’aquila e lupo” evoca una dualità di visione: l’aquila che può vedere da lontano con chiarezza, e il lupo che introduce un elemento di selvaggio e di mistero. Questi animali, simboli di potere e istinto, enfatizzano il dinamismo del ponte, che è al tempo stesso luogo di passaggio e di osservazione.
Il verso finale, “sbriciola i grumi della morte che di continuo chiede di me e di te”, suggerisce una riflessione sul significato dell’esistenza e sulla inevitabile presenza della morte nelle nostre vite. Il ponte, in questo contesto, diventa un simbolo di speranza, un luogo dove le peggiori paure possono essere affrontate e forse superate.
In conclusione, “Il ponte della speranza” di Lucia Triolo è una poesia intensa e ricca di simbolismo. Attraverso una struttura semplice ma profondamente significativa, la poetessa ci invita a riflettere sui grandi temi dell’esistenza, della mortalità e della speranza. Con una maestria linguistica che tocca il cuore, Triolo riesce a rendere un’immagine quotidiana uno straordinario viaggio emotivo e filosofico.