HO CHIESTO AI MIEI VERSI, Dario Menicucci “Le mie poesie”

HO CHIESTO AI MIEI VERSI, Dario Menicucci “Le mie poesie”

HO CHIESTO AI MIEI VERSI

Ho chiesto 

ai miei versi

di librarsi

altissimi nel cielo

dove le stelle

sussurrano alla luna

e di abbandonarsi al vento.

E da lassù

lasciarsi trasportare

con dolcezza dal silenzio

per ricadere lenti

e liberare

man mano 

le parole.

Così 

da poter portare

in ogni luogo

il dimenticato amore

ed insegnare 

a guardar di nuovo

con gli occhi di bambino.

Potranno deporsi

sui pensieri neri

mutandoli 

in giovani colori 

e poi discendere

fin dentro i cuori duri

colmandoli di sogni.

Ho chiesto loro

persino di rubare

un po’di polvere di stelle

e intinte le parole

donarle 

a tutti quelli

smarriti nella notte.

Dario Menicucci

Momenti di Poesia: Incarnazione, di Donatella Maino 

Momenti di Poesia: Incarnazione, Donatella Maino 

dove l’anima diventa carne

in uno scarlatto sfogliarsi di papaveri,

ogni passo è un reciproco carcere

che riceve tutto il dolore voluto

e tutto l’amore che porta:

l’ostia si spezza all’offertorio,

giorno per giorno ripete le piaghe

mentre con gli occhi tento un gradino

che sfugge al piede deviato dal valgo.

 tutto avviene quasi sempre più tardi

nella sessualità del tempo invisibile

UN RAPPORTO D’AMORE MOLTO SINGOLARE, Sergio Garbellini

Photo by cottonbro on Pexels.com

UN RAPPORTO D’AMORE MOLTO SINGOLARE, Sergio Garbellini

Una scena particolarmente commovente … (di Sergio Garbellini)

UN RAPPORTO D’AMORE MOLTO SINGOLARE

“Credevo che volessi far l’amore

così come fan tutti, in modo assente,

invece t’ho sentito emozionato,

per me è stato molto divertente !

.

Sei timido? Mi sembri frastornato,

m’hai chiesto proprio tu di fare sesso,

mi son concessa perch’è il mio mestiere,

però ti vedo strano, sei perplesso?

.

Che c’è? Vorresti dirmi qualche cosa?

A me puoi confidare ciò che vuoi,

non vado certo a raccontarlo agli altri,

la cosa resterebbe fra di noi !”

.

Il giovane rispose: “Veramente

è stato il mio primissimo rapporto,

gli amici mi prendevan sempre in giro …,

e questa cosa io non la sopporto !”

.

La prostituta ripensava al figlio

abbandonato dentro all’ospedale,

perché non lo poteva mantenere

in modo educativo e naturale.

.

Quel giovane le aveva risvegliato

la sua rinuncia ad essere una madre,

perché doveva crescerlo da sola,

non sapendo neppur chi fosse il padre !

.

In piedi, sotto al solito lampione,

ad aspettar l’arrivo dei clienti

ed esser disponibile ogni volta

a dei rapporti squallidi e violenti !

.

Per un momento si sentì smarrita,

il suo mestiere la portava spesso

ad essere violentata dai balordi

che usavano il suo corpo per far sesso !

.

Ma quel ragazzo timido, inesperto,

l’aveva posseduta con rispetto

muovendo nel suo orgoglio femminile

il senso premuroso dell’affetto.

.

Il giovane con il denaro in mano

le disse: “E’ il compenso per l’amore !”

Lei restò ferma, muta, concentrata,

voleva tanto stringerlo sul cuore.

.

Fissava la sua faccia ed il suo sguardo,

cercando in quel leggiadro atteggiamento

qualcosa che le ricordasse il bimbo,

gli chiese con un certo turbamento:

.

“Se mi confessi quando tu sei nato,

non ti faccio pagare l’onorario !”

Seguitava a guardarlo dentro gli occhi

e gli sorrise in senso assai bonario.

.

Sorpreso il ragazzotto le rispose:

“Il quattro maggio del duemilasei,

però adesso devo proprio andare,

mi stanno ad aspettar gli amici miei !”

.

Il giovane rimase lì perplesso,

guardò la donna quasi con timore,

imbarazzato per la strana scena

le disse con un timido fervore:

.

“Io la ringrazio per la prestazione,

ma vado a festeggiar la prima volta,

però la vedo molto pensierosa,

mi sembra impaurita ed è sconvolta !”

.

E mentre quel ragazzo se ne andava,

la donna tirò fuori il fazzoletto

e s’asciugò le lacrime di pianto …,

provava un gran rimorso dentro al petto !

.

La luce del lampione rischiarava

la zona in quella notte silenziosa,

le macchine passavano veloci

e lei restava tremula e dubbiosa.

.

Pensava al suo bambino abbandonato

appena nato, senza aver potuto

svezzarlo con l’amore di una madre,

… il cuore si sentiva combattuto !

.

SERGIO GARBELLINI

Racconti brevi: CHE STRANO SOGNO, Gregorio Asero

Photo by Pixabay on Pexels.com

Racconti brevi: CHE STRANO SOGNO, Gregorio Asero

https://www.facebook.com/groups/855386975014790

CHE STRANO SOGNO

Camminavo in compagnia dei miei pensieri, fu così che non  mi resi conto di essere entrato nel mondo del nulla. Si lo so, son cose che capitano a chi è sbadato, ma io non pensavo di essere distratto, il fatto fu che pensavo alla mia donna e così senza accorgermene l’ho calpestata.

Ed ecco, nel mentre gli passavo di sopra, sentii come un lungo lamento scendere dal cielo. Dallo spavento smisi di pensare, lasciando cadere a terra il mio orgoglio. Quello che fu strano, fu che la mia donna mi guardava in silenzio e teneva le labbra come una smorfia di riso. Allora mi chinai a sfiorarle il viso, mentre lei mi guardava.

«Che fai!» esclamò impaurita.

«Niente, stavo solo pensando, quando inciampai sul tuo cadavere» gli risposi.

Allora la paura cominciò ad attanagliarmi il cervello, per scendere piano piano in fondo al mio cuore.

«La paura è un sentimento innato, non fartene pensiero, è il primo dei sentimenti che l’uomo conosce quando viene a far visita a questo mondo» lei mi rispose.

Ed ecco, allora successe una cosa molto strana, lei mi strinse a se e insieme fummo avvolti dalla terra e sparimmo per sempre da questo strano e assurdo mondo. Adesso sono in un altro mondo in un’altra dimensione e credetemi si sta molto meglio, qui non esiste la paura.

.

da ” I MIEI PENSIERI”

di Gregorio Asero

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Momenti di poesia: LA PITTRICE, di Daniela Patrian

LA PITTRICE, Daniela Patrian

https://www.facebook.com/groups/855386975014790

LA PITTRICE

Nell’inconscio,

la pittrice,

sottopone ad attenta analisi

ogni aspetto presente.

La luce della vita filtra la coscienza,

crea e smuove.

Un deciso colpo di pennello

che scaturisce dal profondo dell’anima,

può spazzare via le nuvole

con colori vivaci,

cernere le tristi giornate

con colori cupi

e poi far tornare la luce

nelle nostre esistenze.

Passi di ricordi

tra le pareti vuote

e le lacrime di chi vivrà in lei.

Daniela Patrian 

Dipinto: copiato dal web,personalizzato Tempere pastelli

BUONGIORNO

GLI OCCHI DELLA ZONA BUIA, di Rebecca Lena 

GLI OCCHI DELLA ZONA BUIA

di Rebecca Lena 

_DSC8991

Perché io non sto, non so stare, ovunque nella normalità. E rifiuto l’intrattenere mellifluo che conforta. “Andrà bene, io sento, lei disse, ama, l’anima, liberi, vivere, vivi!”. Ho il ribrezzo solo a riportarne degli esempi. Smettiamo di insudiciare la bocca, che le mosche vigilano. 

Paura della solitudine? No, anzi mi affanno in ogni angolo della casa per scovarne una nuova manciata. Non esiste la vera solitudine. Neanche adesso che scrivo per nessuno, o per tutti coloro che non leggeranno. La stanza della mia coscienza è un monologo con un solo fievole riflettore puntato sulla mia diafanità, travestita da corpo. Volgo parole al pubblico, ma questo è troppo buio per riflettere alcuna presenza.

Eccola qui, la solitudine. È questa, per me. Il pubblico lì, silenzioso, invisibile, ma c’è. O non c’è? Non mi è dato saperlo, non preclude la performance. È perfetto: tutti e nessuno.

Così funziona l’agire interiore. Non è mai rivolto al nulla, o all’assenza reale, ma è rivolto al buio, vuoto, potenziale presenza di esseri inspiegabili. Seducente e oscuro, il mio pubblico.

………………………………………………………………………………………………………………………

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

L’ORA CANCELLATA, di Rebecca Lena

L’ORA CANCELLATA

 di Rebecca Lena

rebecca lena photography

L’ora non è semplicemente un segmento temporale definito da un certo numero di minuti, ma è anche ora di spazio, luogo etereo del nonsodove. Può accadere infatti di rimanere intrappolati dentro una camera di tempo che non esiste più: proprio come quel grumo di minuti racchiuso nelle ore due di notte che pare sia stato cancellato dal mondo per passare a quello successivo, le tre.

Eppure esiste, non so dove e quando, ma quell’ora scavalcata è una sfera nascosta fra le pareti di questa casa, come un’entità che fatica a credersi viva. È un guizzo querulo che pare agitarsi nel buio, accendere piccoli fuochi fatui attraverso gli schioppi delle dita invisibili, e con questi disegnare curve e confini del proprio corpo (ricercando quella forma che mai gli è appartenuta).

Immateriale, potrebbe scoprirsi, con gemiti d’insofferenza e sgomento quieto; un pezzo di spazio-tempo non ha corpo che nella mistura di vacuità, silenzio e immobilità del sentire.

rebecca lena photography 2

……………………………………………………………………………………………………………….

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

L’INVOLUCRO DI COSCIENZA FUORIUSCITA, di Rebecca Lena

L’INVOLUCRO DI COSCIENZA FUORIUSCITA

di Rebecca Lena 

rebecca-lena

Vedo un corpo, dentro una casa, dentro un pianeta, dentro un limbo di materia. Ogni suo pensiero colpisce le pareti con un tonfo che nessuno può sentire, forse una piccola onda evade, solo una, si dipana nel cosmo e non muore, in nessun luogo. Non ne sono sicura ma credo che qualcuno, in fondo all’universo, per un nanosecondo sia riuscito a carpirla, come se l’avesse sentita infrangersi sulla pelle della sua schiena, aliena, e dentro una schiuma lieve di brividi possa aver raggiunto la sua nuca – scavalcando gli spigoli della colonna – per insinuarsi infine dentro il foro della vertebra principale, l’Atlante, che sorregge il capo e conduce al luogo dei pensieri altrui. 

Le psicospirali dei dubbi, dei desideri, dei turbamenti per ciò che vorremmo ma non possiamo essere, forse se ne vanno, scappano oltre le pareti e talvolta si intrufolano dentro altri gusci per scuoterne i contenuti; per farli vibrare in quella frequenza muta che, fuoriuscendo dalla casa, può unirsi alla nube atmosferica dell’umana incertezza.

Un giorno, affacciandoci alla finestra per l’improvvisa oscurità del cielo, finalmente ne vedremo la consistenza, e forse avrà la forma di un enorme tessuto velino a incarto del mondo, nel suo dubbio, nella sua mania: noosfera soffice di inquietudine.

rebecca lena-2

……………………………………………………………………………………………………………….

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

IL CODICE, di Rebecca Lena

IL CODICE

di Rebecca Lena

2

È una frazione di secondo, abbasso lo sguardo e li scorgo: i solchi sul tavolo. Graffi remoti che formano lettere o numeri. Due nomi di persona qua e là, un 9.14 ripetuto, “qui il…ha dato fastidi di”.

Doveva avere una certa intensità nella calligrafia.

Il tavolo è l’unica cosa che non mi appartiene, l’ho trovato qui, in questa casa. Acero bianco, morbidissimo, con occhi neri che si materializzano un po’ ovunque.  Le parole incise dal precedente inquilino sono un tonfo al cuore. Soprattutto perché non appaiono affatto volontarie, è evidente. Come se il tavolo avesse voluto assorbire certi segreti, ma in modo frammentario; ogni giorno un pezzetto, appena il proprietario vi si fosse soffermato a scribacchiare su fogli provvisori. 

Mi avvicino, naso rasente come una bestia che fiuta, fletto il collo fino a trovare il controluce che rivela le curve. Sono in cerca di senso, indizi forse, necessari alla comprensione di qualcosa, non so bene cosa. “7.45, Sonia D, di una mia“. Non capisco. Scansiono la superficie in ogni angolo e con la testa spingo un bicchiere oltre il borgo, cade a terra frantumandosi.

D’un tratto è il risveglio di un bisbiglio, la voce morta di qualcosa. Alzo lo sguardo e si materializza a pochi centimetri. Mi punta col suo muso arido, osservandomi senza occhi. Ipnosi. Congelo le mie ipotesi e rimango a fissare il suo codice muto. Ritmico ticchettio di legno – acuto, crepitante a tratti – come se digrignasse i denti fino a spaccarli. Sembra durare anni, scrive qualcosa, ma è solo suono. Ascolto fino a renderlo insopportabile; d’un tratto volgo il viso altrove, il discorso è interrotto, si dilegua. Un’eternità deve essermi appena scivolata davanti.

Il tavolo è scuro, macchiato al centro da nuvole di piccoli fori. Ogni buco è una lettera sconosciuta, mi allontano e lascio che il vento improvviso faccia risuonare le sue vocali, tutte insieme. 

Forse parla di tempo e spazio, di morte, e menzogna. Indecifrabile poesia dei tarli.

1

……………………………………………………………………………………………………………….

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

ANATOMIA DEL RISVEGLIO, di Rebecca Lena

ANATOMIA DEL RISVEGLIO

di Rebecca Lena

rebecca lena portrait (3)

Il globo lunare, perfettamente intagliato, è un buco per spiare.

Ho aperto la finestra e due raggi di lampione sono entrati senza chiedere. Due pupille arancio scoppiettano ora sul muro: la casa è sveglia e il suo costato a travi, ben visibile sul soffitto, produce aliti in lentezza e scricchiolii. Mi osserva, proprio adesso mentre ballo a luci spente fra le dieci e le undici di sera, con viva attenzione sui movimenti non armonici che paiono tagliare l’aria al suo interno; in realtà non sa che non lo faccio per intrattenere, ma per liberarmi dei pensieri raggrumati durante il giorno, incastrati negli anfratti interni del corpo dove è impossibile pulire. Li getto a terra con forza, scuotendo braccia e gambe, contorcendo il busto. Loro sbattono sul suolo e si sfaldano come pugni di sabbia. 

Ballare è necessario per interrompere l’acquedotto della mente e ricordarsi del corpo, nell’intorpidimento doloroso che forse sa esprimere senza dire nulla, senza parole. 

Sono una bestia che parla di ritmo e curvilinearità del suono, di alti che distendono e di bassi che ripiegano, che si fa elastica nella dinamica di un intermezzo, esplode nella ripresa e si compone di nuovo, pezzo per pezzo, per ricominciare da capo. Non ci sono parole o figure visive ma estensioni e moto, che fanno amalgama fra aria buia, spazio e carne. 

La casa mi asseconda nel suo petto, si riassembla adattandosi ai miei gesti. Nessuna estetica o volontà. Sopravvivenza piuttosto, il divenire ibrido e libero degli organismi soli.

rebecca lena portrait (2)

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

NUOVI GRUMI DI SENSO GERMOGLIANO NEGLI SPAZI BIANCHI, di Rebecca Lena

NUOVI GRUMI DI SENSO GERMOGLIANO NEGLI SPAZI BIANCHI

 · di Rebecca Lena 

rebecca lena 2 (1)b

Potrei quasi rimanerci per sempre, adesso che l’aria si fa mite. L’alternarsi luce buio, esultanza terrore, quiete nostalgia, è una ruota levigata da una velocità incomprensibile, e non indugia, né si sofferma. Da sempre adagiati al centro, lasciamo che la coscienza centripeta si schieri a raggiera. Che si venga esposti all’euforia e poi oscurati dall’ombra, o si incontri la quiete tramontana e poi si svolti dritti verso la paura, non ci opponiamo io e il mio corpo. Perché ci rinnoviamo. È il connubio e sconfitta, al ciclo atavico dell’esistenza. Nulla al mondo potrebbe interrompere il suo moto perché la ruota stessa è moto.

Tale è il terreno, tale il bioma. 

Pagherei il liquefarsi istantaneo della mia memoria, l’esplosione dei raggi centrifughi, e in quel mare il crogiolarsi dell’ombra fra borborigmi grigi. 

Una sola melodia dentro qualche onda: il giorno non è giorno, la notte non è notte, il mattino non è mattino, il sole non è sole, il vento non è vento, il sonno non è sonno, il muro non è muro, la nascita non è nascita, la porta non è porta, l’acqua non è acqua, la cresta non è cresta, la morte non è morte, il tempo non è tempo, il nome non è nome, la fine non è fine


Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

MANIFESTO, di Rebecca Lena

MANIFESTO

di Rebecca Lena 

lena piante

Non voglio intrattenere, ma guidare in tratte nere. Tutto ciò che dico è verità ricostruita e non finzione che ha origine nella verità. Non posso che sentirmi libera nello smembrare i miei organi come tessuti sfilacciati sul margine di un fiume. È nella frantumazione delle parole che credo di respirare davvero; l’avvicendarsi dei segni – del senso – è condotto dal ritmo e dal profumo condiviso, lungo un sentiero inconscio che talvolta è precluso persino alla mia ragione. Le righe tuttavia non sono flutti della coscienza, piuttosto lucidi voli veritieri e compositivamente rampicanti, come l’edera intorno al busto levigato del tempo presente.

Ma è morte la lunghezza del testo, la storia compiuta, il finale. Perché la fine, se esiste e cara al lettore, è menzogna; non può esistere – per me e per tutti quanti – se non nella mera forma sgretolata, o sbriciolabile. Sono vivi solo gli inizi e le nuove origini o i mille preludi, quasi quanto automi improvvisamente destati che si autoassemblano, si agitano e scoprono il frastuono dell’esistenza quale cigolio stesso dei loro arti. 

È inutile immaginare la fine quando non si può viverla. Così io plasmo, rivelando, poi mi sfaldo di nuovo, ed è sospensione piacevole.

lena piante-2

Acquista “Racconti della Controra” su:
Unilibro     ||    IBS     ||     Feltrinelli 

https://raccontidellacontrora.com

Elicottero disperso sull’Appennino con 7 persone a bordo, ricerche sospese fino al mattino

Elicottero disperso sull’Appennino con 7 persone a bordo, ricerche sospese fino al mattinoUn elicottero con 7 persone a bordo risulta disperso sull’Appennino tosco-emiliano. In corso le ricerche tra le province di Modena e LuccaDi: VirgilioNotizie | Pubblicato il: 09-06-2022 19:25 – Ultimo aggiornamento: 09-06-2022 23:26 58 Un elicottero è scomparso mentre sorvolava l’Appennino tra la Toscana e l’Emilia Romagna con sei persone a bordo più il pilota. L’ultima segnalazione del piccolo velivolo sarebbe arrivata dalla zona delle montagne del Modenese. Le ricerche sono andate avanti per ore tra le province di Modena e Lucca ma alle 23 sono state interrotte. Riprenderanno venerdì mattina.Elicottero disperso sull’Appennino con 6 passeggeri, la rottaLe operazioni di ricerca sono gestite dai Vigili del Fuoco che hanno attivato diverse squadre a terra, insieme al soccorso alpino, e l’elicottero Reparto Volo. La zona battuta è quella appenninica al confine con la Toscana, in particolare tra Pievepelago e San Pellegrino in Alpe, dove si è avuto l’ultimo contatto.Il velivolo disperso è un Agusta Koala, che secondo le prime informazioni sarebbe decollato stamattina alle 10 dal piccolo aeroporto di Capannori Tassignano (Lucca) e aveva come destinazione finale Treviso.

… leggi tutto su: Elicottero disperso sull’Appennino con 7 persone a bordo, ricerche sospese fino al mattino

Pensione anticipata ai lavoratori delle imprese in crisi

Pensione anticipata, arriva l’ammortizzatore pensionistico per le imprese in crisiL’assegno temporaneo di 3 anni precederà la pensione vera e propria per tutti i lavoratori che ne hanno i requisiti di età e contributi.9 Giugno 2022Fonte: 123RFInpsArriva la pensione anticipata per le imprese in crisi. Si tratta di un vero e proprio “ammortizzatore pensionistico” introdotto dalla Legge di Bilancio 2022 per gli anni dal 2022 al 2024, a favore delle imprese di medie e piccole dimensioni che si trovino in uno stato di crisi e raggiungano un accordo con i sindacati per le uscite anticipate. E’ una forma di pensione anticipata che si aggiunge a quella regolamentata.La Legge di bilancio ha previsto una copertura di 150 milioni per il 2022 e di 200 milioni per ciascun anno nel 2023 e 2024, che serviranno a coprire l’assegno provvisorio in attesa della pensione vera e propria. Si prevede che vi accederanno dai 10mila ai 20mila lavoratori.A chi spetta l’ammortizzatore pensionisticoLa platea dei beneficiari è costituita da imprese che occupano dai 15 ai 250 dipendenti, con fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro, che abbiano subito un calo dei ricavi del 30% nei 12 mesi precedenti rispetto alla media del fatturato dell’anno 2019.

… leggi tutto su: Pensione anticipata ai lavoratori delle imprese in crisi

Fit for 55, zero emissioni per auto e furgoni nel 2035. La votazione decisiva

Fit for 55, zero emissioni per auto e furgoni nel 2035. La votazione decisivaIl testo legislativo viene approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.9 Giugno 2022 – Ultimo aggiornamento 9 Giugno 2022 Donatella MaistoR&D DIRECTOR AT BLOCKCHAIN REVOLUTIONLINKEDINFonte: ShutterstockMercoledì 8 Giugno, come anticipato nell’articolo Fit for 55%, Strasburgo al voto. Cos’è il pacchetto “Pronti per il 55%”, in una votazione in Plenaria, gli eurodeputati hanno adottato il loro mandato per negoziare con i governi UE i livelli di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi.Il testo legislativo è stato approvato con 339 voti favorevoli, 249 contrari e 24 astensioni.I deputati hanno sostenuto la proposta della Commissione di raggiungere una mobilità stradale a emissioni zero entro il 2035 con l’obiettivo, a livello europeo, di produrre autovetture nuove e i veicoli commerciali leggeri nuovi a zero emissioni.PUBBLICITÀGli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sarebbero fissati, secondo la posizione del PE, al 55% per le automobili e al 50% per i furgoni.Passa, inoltre, in questa giornata concitata, che ha messo a dura prova la maggioranza Ursula l’emendamento “salva Ferrari”, presentato con il chiaro obiettivo di salvaguardare la produzione di supercar nella motor valley dell’Emilia-Romagna da parte degli eurodeputati italiani di tutti gli schieramenti, per prolungare la deroga alle regole Ue sugli standard di emissione della CO2 di cui beneficiano i produttori di nicchia.

… leggi tutto su: Fit for 55, zero emissioni per auto e furgoni nel 2035. La votazione decisiva

Cosa non dovrebbe mai mancare nelle case in cui abita un gatto per farlo sentire felice e attivo fino alla vecchiaia

Cosa non dovrebbe mai mancare nelle case in cui abita un gatto per farlo sentire felice e attivo fino alla vecchiaia

È davvero piacevole leggere le statistiche che affermano come nelle nostre case cane e gatto siano sempre più in compagnia. Sfatato il vecchio tabù che non vadano d’accordo, sono sempre di più soprattutto le giovani coppie che decidono di avere in casa entrambi. Ovviamente, c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, ma anche per esperienza personale possiamo affermare che se crescono assieme, difficilmente si odieranno. Nel caso in cui magari decidessimo di inserirne uno dopo l’altro, generalmente è più facile che il cane accetti il gatto che viceversa. Nella maggior parte dei casi, infatti, nonostante si pensi il contrario, il gatto sarebbe più territoriale e farebbe più fatica ad accettare l’arrivo del cane. Mentre, quest’ultimo, una volta che ha le sue pappe, le sue attenzioni e i suoi giretti, difficilmente chiede di più. A proposito di convivenza, dovremmo lanciare uno sguardo anche ai giocattoli e ai passatempi che piacciono ai nostri animali. Anche in questo caso, il gatto sarebbe più esigente.

Secondo una statistica andrebbero matti per un oggetto in particolare

Ecco, cosa non dovrebbe mai mancare nelle case per fare felice il tigrotto di casa. Una recente indagine scandinava avrebbe sottolineato come nelle case in cui abitano i gatti non dovrebbe mai mancare la casetta. Fatta possibilmente a cubo, alta, meglio di bassa, e con più passaggi per uscire ed entrare. Sappiamo bene che il micio ama andare avanti e indietro, ma anche curiosare e allo stesso tempo mettersi in posizioni di attesa e in posa come un modello. Questo tipo di casetta, possibilmente morbido e rivestito di pelo sintetico, si dimostra un accessorio confortevole, ma in grado anche di fornire sicurezza al nostro micio.

Cosa non dovrebbe mai mancare nelle case in cui abita un gatto per farlo sentire felice e attivo fino alla vecchiaia

Solitamente i cani si accontentano del classico pallone, la pallina da tennis e magari del frisbee, per quelle razze che si dimostrano più atletiche e vogliose di allenamento. Al gatto piace, oltre al “grattatoio”, che ultimamente vediamo molto simile a delle costruzioni, anche il tunnel. Fatto in tessuto, trasparente o in grado di garantire la privacy, sembra essersi dimostrato un accessorio che piace molto al nostro gatto. Magari posizionato proprio vicino al cubo della casetta, o al gratta unghie, sarebbe il top per il nostro micetto.

Lettura consigliata

Sorprendente ma decisamente naturale il motivo per il quale il nostro gatto non beve l’acqua della sua ciotola

Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo e alle responsabilità dell’autore, consultabili QUI»)

Momenti poetici: “Sogno”, di Giovanni Pascoli, analisi di Elvio Bombonato

Author: Cristina Saracano

SOGNO

Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un viaggio;
stanco, al mio padre, ai morti, ero tornato.

Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un’angoscia muta.
“Mamma” “E’ là che ti scalda un po’ di cena”.
Povera mamma! e lei non l’ho veduta.

GIOVANNI PASCOLI, Myricae 1894

Due quartine di endecasillabi piani a rime alterne, ABAB CDCD. Troviamo 5 ripetizioni in 8 versi: nel/nella, stanco/stanco, tornavo/tornato, gran/gran, mamma/mamma, con due ossimori: gioia/pena, dolcezza/angoscia. Pascoli sogna di tornare nella sua casa, a San Mauro, dove sono sepolti i suoi morti, padre, madre, tre sorelle e due fratelli. Il tempo onirico dura un attimo (Lavezzi). Una casa di fantasmi (Siti), perché la sua percezione onirica è bloccata da un’inesplicabile e indiscutibile censura inconscia, che giustifica il mancato incontro con la madre (Nava): è arrivato tardi. Tra la nebbia dell’indistinto sogno/realtà, prevale l’amara dimensione del presente e della disillusione (Borghello).

CRUDELE ADDIO, di Vincenzo Cardarelli, recensione di Elvio Bombonato

Author: alessandria today

CRUDELE ADDIO, di Vincenzo Cardarelli, recensione di Elvio Bombonato

Ti conobbi crudele nel distacco.

Io ti vidi partire

come un soldato che va alla morte,

senza pietà per chi resta.

Non mi lasciasti nessuna speranza.

Non avevi, in quel punto,

la forza di guardarmi.

Poi più nulla di te, fuorché il tuo spettro,

assiduo compagno, il tuo silenzio

pauroso come un pozzo senza fondo.

E io m’illudo

che tu possa riamarmi.

E non fo che cercarti, non aspetto

che il tuo ritorno,

per vederti mutata, smemorata,

aver noia di me che oserò farti

qualche amoroso e inutile dispetto.

VINCENZO CARDARELLI, 1931

Questa lirica riproduce e interpreta lo stato d’animo di chi è stato lasciato definitivamente. Appartiene al gruppo delle poesie dedicate ai suoi amori tormentati, come: Amicizia, Amore, Distacco, Attesa, Passato, Gabbiani, Aprile, Ritratto. Lei lo ha lasciato, scomparsa chissà dove; l’abbandono è definitivo, senza speranza. A lui è rimasta solo la rimembranza – leopardiana –, nello spazio e nel tempo, dei loro incontri. Immagini memorabili sono: la breve similitudine del soldato che va alla morte; il tuo spettro; il silenzio pauroso come un pozzo senza fondo; lei mutata e smemorata che avrà noia di lui; l’amoroso e inutile dispetto del finale.

Da una poesia Manuel De Jesús ha creato un video…

Author: elisamascia

Foto di Manuel De Jesús

Da un pensiero regalato nasce una poesia…da una poesia è stato creato un  magistrale video, espressione massima di sensazioni, di sentimenti reconditi custoditi nel segreto del cuore e venuti alla luce tramite immagini, voce e musica.
Grazie Manuel De Jesús Composer per aver realizzato un oceano di emozioni regalate a me e ai miei amici e amiche che guarderanno il video e che ringrazio anticipatamente.

“Tutti possono regalarti fiori, ma solo chi riesce a potare le tue spine, inumidire i tuoi petali e annaffiarti d’estate ti farà sbocciare.”
Ruben Lubo

Chi ti regala fiori.

Le tue mani son piene di graffi sanguinanti
ascosi tra petali di rose rosse aroma misto
di giusta misura nota somiglianza al Cristo
guardano il cielo e lacrime diventano pianti.

Acqua di luce alla fonte nascente
solo tu conosci dolcezza per mitigare
atroce o lieve dolore lascia andare
abbracci e carezze tua arma potente.

Sai la giusta dose che varia ogni giorno
non più e non di meno è ciò che fa male
soltanto la presenza é sempre uguale
già si percepisce guaritore d’intorno.

Goccia portata dal vento è pura attenzione
dona l’energia vitale, soffio all’essenza
perdono è non procurar mai assenza
arde lo spirito, aleggia alcolica passione.

Col pensiero si rinnova l’umido afflato
alimento rinfrescante dell’estate afosa
con te soltanto sboccia meravigliosa
donna con esatta dose d’acqua è rinata.

E le spine stondate per colmare vuoto
di un tempo passato che più non ritorna
mentre aculei di scolpiti diamanti adorna
con corona di regina tra le nuvole nuoto.

Elisa Mascia 31-5-2022

Recensioni – Arcangelo Galante: ” È un nobile gesto, quello di regalare fiori, soprattutto quando sbocciarono dal profondo di un cuore che prova sentimenti profondi nei confronti della persona alla quale, tale dono, viene offerto.
Ma non sempre si riesce a togliere quegli aculei, giacché un’azione fatta con scopi differenti, non potrà mai lenire delle ferite ancora aperte, non potendo colmare il vuoto di un tempo passato.
Bella poesia, ben scritta e gradita alla lettura, piaciuta e volentieri letta.”

Video creato da Manuel De Jesús Composer 👇
https://fb.watch/dxBjQIIFCl/

Foto : Elisa Mascia 

“Perchè gli uomini scrivono poesie?” Di Caterina Alagna

Photo by Thought Catalog on <a href=”https://www.pexels.com/it-it/foto/pagina-del-libro-2228578/&#8221; rel=”nofollow”>Pexels.com</a>

Author: caterinaalagna

Quante volte ci siamo posti questa semplice domanda. Eppure riflettendo, ho realizzato che la risposta non è così scontata come sembra. Di primo acchito verrebbe da ricercare il motivo nella natura stessa dell’uomo. L’uomo, in quanto animale sociale, scrive poesie per condividere con i suoi simili le proprie emozioni, per sfogarsi, per sentirsi parte di una comunità, per sentirsi parte della grande famiglia umana. Per quanto vero, non credo sia questo il motivo principale che spinga l’uomo a comporre poesie, ma che la ragione sia, piuttosto, da ricercare in qualcosa di più profondo, di più ancestrale. Senza dubbio, gioca un ruolo essenziale l’antica ambizione umana di diventare immortali. L’uomo non ha mai accettato veramente la sua natura mortale, per cui scrivere poesie è un modo di lasciare una traccia di sé nel mondo e nel tempo, di prolungare la propria vita e la propria essenza oltre la mera esistenza corporea. Ma questa risposta non basta a spiegare perchè l’uomo scriva in versi. Cosa ha di diverso la poesia che la distingue dalle altre forme letterarie? La poesia è il luogo dell’anima, dell’io interiore che la società non conosce. E’ il luogo in cui l’uomo incontra sé stesso, si spoglia delle maschere che indossa quando interagisce con la società e, volgendo lo sguardo dentro di sé, osserva la sua coscienza e gode di quell’intimità, di quel momento unico in cui può abbracciare la sua sensibilità. L’ essere umano nel mondo esterno, nella vita di tutti i giorni, è troppo impegnato a sopravvivere per garantirsi un sostentamento fisico ed economico, e così facendo dimentica di vivere. Quando il poeta scrive una poesia, semplicemente si ferma, si stacca dal quotidiano e comincia a vivere un momento interiore e profondo in cui diventa consapevole di essere uomo, in cui prende coscienza di quel che sente: sensazioni, passioni, desideri, affetti, brividi, paure, follie, ardori, emozioni assurde e paradossali che sono nutrimento essenziale dell’anima e che contraddistinguono la specie umana. La poesia ci invita a fermarci e a vivere gli istanti, a connettere gli stimoli che provengono dal mondo esterno con le emozioni del mondo interiore per farne un connubio sinestetico che coinvolga tutti i sensi, corporei ed eterei, per unire la materia e lo spirito, o meglio per trasformare la materia in spirito. Il poeta invoglia gli uomini a “sentire” la vita, a familiarizzare con il proprio mondo interiore e, allo stesso tempo, ad aprirsi agli altri. Se da una parte, infatti, la poesia esalta il momento privato dell’incontro dell’uomo con sé stesso, dall’altra lo apre al mondo. La poesia vuole tendere l’uomo all’ascolto, anche grazie alle sonarità armoniose che la caratterizzano. E’ come se ci dicesse: ” Ascolta quel che ha da comunicare il poeta, senti ciò che sente il poeta, senti come sente il poeta”, spronandoci  ad essere empatici, a entrare nella mente e nel cuore del poeta che è l’altro da noi. Ci esorta a sentire come sente l’altro per conoscerlo e comprenderlo. La poesia esalta l’individualismo e al tempo stesso respinge l’egoismo, ponendo l’accento sulla natura sociale dell’individuo umano. Il poeta ci dice: “Conosci te stesso e gli altri. Fermati, ascolta e vivi.”

Tratto dal mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Ricordo, di Gabriella Paci

Author: Gabry Paci1

Ricordo il tuo sorriso stanco

a specchiare l’oltraggio del tempo

a scusare le mani vuote

                     ma non d’amore

da appoggiare ancora

sul dorso degli anni

a rendere meno amari

i giorni strappati al fato

con carezze da donare con

gesti fragili  di piuma .

Ricordo mani contorti  rami

appoggiate sul grembo a dire

l’affanno delle foglie cadute nel

tempo troppo veloce da rincorrere

                     anche nel vento dei sospiri.

Ricordo di te, mamma, le radici

di quercia colpita dal fulmine

smantellate dal destino avaro di

quell’unico dono che chiedevi:

                    un sonno generoso come

 lo era stata la tua vita .

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

VIAGGIO  ASTRALE, di Silvia De Angelis

VIAGGIO  ASTRALE, di Silvia De Angelis

Grandinano sogni magenta

nell’inesplorato impatto del buio.

S’impaginano tessiture

e favole astruse

su zoppe leggende

mischiate a focali bugie.

Nell’estuario d’un soffio di fiato

che volge a Oriente

si vive un empirico affresco

nella scansione di sé stessi

uscenti dalla corporeità.

Si destreggia l’aura

su una caduca livrea

fluttuando alla deriva

“di quelle interiora” della coscienza,

scivolate

fatiscenti

su un arcaico sciamanismo…

@Silvia De Angelis

VICINISSIMA, di Silvia De Angelis

Quasi lacero

papavero

creatura asettica

friabilissima

d’un volo sgualcito

su argute dita di vento.

Assenza totale d’impeto

nell’enorme franchigia

dovuta alla natura.

Solitudine in spicchi di sole

nel vuoto che non è confine

ma il piegarsi

a una ragione inamovibile

disarticolata

alla pochezza inflitta…

vicinissima alla mia cattedrale

ove non rivolgo prece….

@Silvia De Angelis

Mentre il deserto avanza, di Lucia Triolo

Author: luciatriolo

l’anima tua a tentoni
mi investe come uno spavento 
resipiscente.
Profondo il grembo, non teme i suoi
assalti da lanciatore di coltelli
non si ama mai a braccia conserte
rinunciando al segno.
Ho bisogno di tutte le mie ossa
angoli di questa nostra storia
il resto è fellonia

Assurdo questo paese vuoto che
ho inghiottito
assurda questa metafora
che io sono mentre il
deserto avanza dentro
un bacio

Angolo di poesia: GESÙ, di Maria Rosa Oneto

Author: Izabella Teresa Kostka


GESÙ di Maria Rosa Oneto

Gesù non abita in Chiesa
ma nelle strade dei popoli.
Vive sui marciapiedi
del Mondo, assieme a ladri 
viandanti, prostitute.
Parla tutte le lingue e non
conosce Religioni
che la Terra ha assorbito.
Non abita in
castelli dorati, in ville
dove si agitano belve
feroci e l’acqua delle piscine
riflette il cielo.
Lui non veste lini
preziosi, caftani di broccato,
sete cinesi dipinte a mano.
Il Redentore, si ciba
di scorze di pane, di pesci
arrivati a riva, di verdure 
spontanee che la pioggia
ha fortificato sotto i raggi 
del sole.
Gesù sa benedire e guarire.
Accogliere e perdonare.
Conciliare e redimere 
ogni pur grande peccato.
Non ha fuoco da distribuire,
né castighi plateali. Conosce
la misericordia, lo sguardo
pietoso, il gesto umano che
del divino ha rapito il profumo
da distribuire ai Figli ingrati
che percorrono le vie 
con le lame ancora insanguinate!

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto dal web

Carte senza titolo, Roberta Calati

CARTE SENZA TITOLO

Manca il canto dell'anima
che sospirava nei miei sogni
se pur un concerto di acrobazie
tra le corde dei sensi
di note suonate dal vento
si annidano nell'aria

Sarà una Sinfonia d'artista
la mia, usando solo parole
mischiate a sorte, come fossero
carte che svelano la musica 
nel pensiero distante

Quelle carte senza titolo
estratte a caso in una poesia 
scritta su questa melodia 
che acquieta la mente, ormai
doma nel gioco della vita

Roberta Calati

” Ti spaccio l’intervista” presenta lo scrittore Dario Menicucci. Art. a cura di Marina Donnarumma. Iris. G. DM

” Ti spaccio l’intervista” presenta lo scrittore Dario Menicucci. Art. a cura di Marina Donnarumma. Iris. G. DM

Dario Menicucci

Author: irisgdm

Apri foto

Questa mia rubrica avrà l’impegno di parlare di persone, artisti di ogni genere, ma anche di persone che hanno reso la propria vita un arte drammatica di vissuto, e non. Persone che contribuiscono alla visione della vita, in tutte le sue sfumature e in qualche modo contribuiscono e donano di sè.Insomma gli artisti della vita: quelli che la vivono appieno e da ciò scaturisce qualcosa di incredibilmente, personale e originale.


UN UOMO DA CIRCO
Ho domato la vita
sospeso nel vuoto
in precario equilibrio

su minuscoli fili
tesi tra le passioni
e inflessibili regole.

Ho ingannato il dolore
con le vesti e i lustrini
di un vecchio pagliaccio

ho nascosto il silenzio
tra bagliori di luci
ed i suoni assordanti.

Con un gioco di mani
ho lanciato i miei sogni
in ellissi perfette

per far credere loro
di esser senza catene
di esser pronti a volare.

Ora il circo riposa
ma sul volto ho già il trucco
per un nuovo spettacolo

funambolici numeri
nel mio grigio tendone
d’inganni e illusioni. Dario Menicucci.

Mi è piaciuto iniziare questa prefazione, con questa poesia di Dario Menicucci, che da il titolo anche al suo nuovo libro.
Definisce la vita un circo e noi siamo, uomini da circo. Tutto vero, noi siamo equilibristi della vita, la vita è una corda tesa, e noi tutti funamboli. Per attraversarla la vita, per viverla ci vuole tanto coraggio, si cade, ci si rialza, ci facciamo male, guariamo e ci riproviamo.
Tante volte ricominciamo, abbiamo maschere che nascondono ciò che veramente noi siamo. Mostrare agli altri un volto che non è il nostro, ma adattato alle circostanze.
Viviamo un mondo dove ci dobbiamo nascondere, la nostra maschera nasconde il nostro vero volto, i vestiti di lustrini la nostra povertà, qualsiasi sia il genere di povertà.
Il quotidiano della vita, gioie e dolori, non si possono mostrare, l’egoismo umano non lo permette. Primeggia la finzione, dire e fare ciò che non sei. Un mondo falso, di illusione e di tanta tristezza.
Ama scrivere, e si vede, e si sente. Dario entra nel mondo interiore, lo porta fuori, lo scrive, lo urla, e noi ascoltiamo queste poesie di una estrema sensibilità. Uno scrittore di talento, che trasmette, e ci porta a viaggiare in ,, così va il mondo,,.

Vi presento: Dario Menicucci.

  • Sei il primo autore di questa mia nuova rubrica, mi sento onorata, vorrei che mi parlassi di te

Sono nato a Livorno il 28 giugno del 1963, dove tuttora vivo con la mia famiglia. Ho frequentato il liceo scientifico, quindi il corso di medicina e chirurgia all’università di Pisa, lasciando però dopo quattro anni per iniziare a lavorare in ambito farmaceutico come informatore medico scientifico. Dopo i 18 anni ho abitato con i miei nonni, nell’appartamento sotto i miei genitori, un’esperienza che mi ha segnato, avendo vissuto fino alla fine il loro decadimento fisico e mentale; forse è per questo che solitudine e vecchiaia sono temi che affronto spesso con i miei versi. Nonostante gli studi e la professione, che lascia poco spazio alla poesia, ho sempre avuto la passione per quest’arte che mi ha portato a comporre alcuni versi da ragazzo; lasciati purtroppo in qualche cassetto e andati quasi tutti perduti. Per gioco, e visti gli acciacchi che mi hanno costretto a interrompere l’attività fisica, ho iniziato di nuovo a scrivere oramai alla soglia dei cinquanta anni. Le mie prime pubblicazioni su siti letterari on line sono del novembre del 2014. Scrivo prevalentemente poesie ma mi diletto anche con filastrocche per bambini e brevi fiabe. Prediligo usare parole semplici e in particolare quelle che descrivono la natura in tutte le sue sfumature. Vivendo in una città di mare e di vento “devo solo guardare l’orizzonte e riportare quello che gli occhi vedono”. Notte, silenzio e amore sono altri temi che spesso affronto con i miei versi. Ciò che scrivo viene spesso da esperienze di vita e posso affermare che le mie poesie sono appunti di emozioni. Problemi lavorativi, il periodo di crisi generale, i problemi fisici che mi avevano imposto di cambiare completamente lo stile di vita, mi portarono inizialmente a scrivere versi particolarmente tristi. È per questo che dopo un primo periodo pessimista, ho provato nuovi temi iniziando a comporre poesie descrittive; vivo vicino al mare che spesso è diventato il protagonista. Le mie poesie sono state inserite in alcune antologie di autori vari. Tra le più recenti cito: “La torre della regina” “L’inedito letterario” editore (2020), “L’albero di foglie secche ed altre poesie” “L’inedito letterario” editore (2019), “Verrà il mattino e avrà un tuo verso (poesie d’amore)” Aletti editore (2019), Nuovissimo Dizionario di EDIEMME CRONACHE ITALIANE di Autori scelti (2018). Per ciò che riguarda le filastrocche ho partecipato a due volumi di autori vari: “Nel baule della fantasia c’è… un sogno per te” Magi editore (Edizione 2018/2019), “Le filastrocche dell’arcobaleno” Montedit editore (2019). I ricavi di entrambi di questi volumi di filastrocche sono stati devoluti in beneficenza. Nel 2020 è uscita anche l’antologia di autori scelti “Delos”, edita da Ediemme Cronache Italiane, che mi ha dedicato uno spazio importante con ben diciannove poesie. Finalmente, il 28 giugno dello stesso anno, ho pubblicato il mio primo libro di poesie dal titolo “Acrobata del tempo” edito da “L’inedito letterario” e “Filastrocche buffomagiche” per bambini. Nel 2021 ho pubblicato altre due raccolte di poesie “La direzione del mattino e “Impronte di colore” e nel 2022 il volume di arte e poesia “Sete ritmica. Dal colore alla poesia” dedicato ai dipinti del pittore Voltolino Fontani. Alla fine di maggio è uscito il nuovo libro “Un uomo da circo”, raccolta di centotrentadue poesie.

  • Quante raccolte hai pubblicato fino ad ora?

Le mie raccolte di poesie pubblicate sono quattro. Sono nate con l’esigenza di vedere su carta i  versi che avevo scritto negli anni precedenti. Dalla prima, Acrobata del tempo, all’ultima appena uscita, non ho seguito un filo logico se non quello di riunirle per anni di composizione. In La direzione del mattino e in Impronte di colore, ho aggiunto dei capitoletti di circa otto poesie dove ho affrontato temi attuali come la pandemia o, in La direzione del mattino, il periodo della malattia e il decesso dei miei genitori. “Sete ritmica. Dal colore alla poesia” è invece anche un volume di arte in cui le poesie sono ispirate da quadri di Voltolino Fontani. Filastrocche Buffomagiche è invece un libro di filastrocche per bambini con alcune brevi storielle. Questa raccolta avrà un seguito. In tutti i miei libri, la poesia d’apertura è dedicata ai poeti, o alle parole o alle poesia.

  • il tuo ultimo libro, un uomo da circo, ha un titolo molto interessante, vorrei che me ne parlassi e perché questo titolo.

Siamo tutti un po’ giocolieri, un po’ acrobati e spesso abbiamo bisogno di indossare una maschera per superare dei momenti complicati. Purtroppo ce lo impone la vita, anche se non bisogna esagerare, altrimenti rischiamo di vivere una vita non nostra. Do sempre ai mie libri il titolo di una poesia che si trova all’interno della raccolta stessa: in questo caso è la seconda a pagina 10. Ho usato un titolo simile, almeno per significato, nella prima raccolta Acrobata del tempo; in questo caso ho immaginato l’uomo un funambolo che doveva districarsi nel tempo sempre sospeso su un esile filo.

  • :tu scrivi anche filastrocche, come tu stesso dici forse più idonee per gli adulti che per i piccoli, ce ne parli?

Esatto, scrivo filastrocche in rima, adatte ai bambini ma molto apprezzate dagli adulti. Forse perché c’è molta voglia di staccare e di lasciarsi trasportare in mondi magici e buoni e magari anche perché raccontano storielle. Come ho scritto, non sono filastrocche costruite cercando soltanto rime scontate e cantilene ripetute, ma raccontano qualcosa. Con le mie rime cerco sempre di far sorridere, tant’è che il libro che ho scritto si intitola Filastrocche Buffomagiche… cosa c’è di più bello di un bambino che ride?! È in preparazione la seconda raccolta.

  • e filastrocche che scrivi sono tutte in un libro, oppure ami mischiare i tipi di poesia?

Non amo mischiare i generi. Sono talmente diversi che preferisco tenerli separati. Alla raccolta di filastrocche ho aggiunto cinque brevi fiabe e quattro poesie: due di queste ultime le ho scritte prendendo spunto da leggende popolari, altre due raccontano comunque una storia fiabesca.

  • che aspettative hai scrivendo ?cosa vorresti? cosa ti aspetteresti?

Il mio è soltanto un hobby ma mi piacerebbe che le mie poesie arrivassero ad una platea più vasta. Le rare volte che sono state lette in pubblico ho ricevuto molti complimenti quindi credo che abbiano delle potenzialità. Purtroppo il mio lavoro non mi lascia molto tempo per poter pubblicizzare quello che scrivo; poi non conoscendo il settore dell’editoria, non saprei a chi chiedere e da dove iniziare. Stesso discorso per le filastrocche anche se dei professori di scuole primarie mi hanno scritto che addirittura a volte usano il mio libro per fare lezione in classe.

  • Se tu dovessi essere una tua poesia, quale ti rappresenta di più?

Ho scritto spesso che le mie poesie sono appunti di emozioni; ed è vero, sia che scriva d’amore, sia che descriva un’alba o un tramonto, sia che descriva i disastri che l’uomo spesso ci pone di fronte. “Un uomo da circo” è una poesia che sento molto mia ma anche le poesie con cui sono solito aprire le mie raccolte: parlano sempre di poesia, di poeti e di cosa vorrei suscitare in chi legge con le mie parole.

  • Cosa ci vorresti dire di te, Dario, come persona, come uomo, come scrittore?

Sono una persona semplice e mi piacciono le persone semplici: quelle complicate non le sopporto. Negli ultimi anni per problemi lavorativi e fisici ho dovuto modificare molti programmi che mi ero proposto e questo mi ha un po’ destabilizzato. Ero uno sportivo e ho dovuto lasciare, speravo che piano piano gli impegni di lavoro diminuissero per dedicarmi un po’ a me stesso, invece tutto è peggiorato e ogni giorno mi chiedono impegni maggiori. Anche trovare il tempo per scrivere per me non è semplice. Scrivevo da ragazzo e ho scritto alcuni versi negli anni soltanto in occasioni particolari. Sono tornato alla poesia alla soglia dei cinquanta anni quando ho dovuto cessare l’attività fisica. Le filastrocche invece ho iniziato a scriverle quando mia figlia era piccola, per invogliarla a leggere. Provavo con autori per bambini famosi ma con scarsi risultati; subito si annoiava. Scrivendo insieme invece si appassionava ed io ho composto le mie prime filastrocche: ed è così che ho capito che per far leggere i bambini bisogna stupirli e farli sorridere.

  • Hai mai pubblicato in self publishing? cosa ne pensi? Sei soddisfatto degli editori che fino ad ora ti hanno pubblicato?

Tutti hanno il diritto di pubblicare, ma i libri in self publishing sono troppi e stanno creando il caos. Questo mare di pubblicazioni travolge il mercato impedendo a chi ha delle potenzialità di emergere. Ma oramai è un business e non si tornerà indietro, anzi nasceranno sempre più tipografie che circuiranno gli sprovveduti e gli illusi per convincerli all’autopubblicazione.

  • Io penso che le persone ti potranno conoscere attraverso la lettura dei tuoi libri, le tue poesie producono emozioni, sensazioni, in un contesto reale, a tratti drammatico, come la vita.
  • Io ti ringrazio e lo farò ancora con una tua poesia.

TI PORTERÒ CON ME

Siediti
su questi fogli sudati
su queste pagine
d’inchiostro sparso.

Adagia tra le righe
il peso della vita
e guarda
oltre i margini del vero.

Ti porterò con me
dove i miei occhi spaziano
in questo mondo
di sogni e di parole.

Vedrai l’amore
giocare con la luce
tutti i colori
dipingere il silenzio.

Udrai il sussurro
struggente delle stelle
il dolce canto
del mare nell’aurora.

Sarai quel vento
che vibra all’orizzonte
quando al tramonto
la luna spunta in cielo.

Percepirai
il profumo della gioia
dell’armonia
di un bacio e una carezza.

E per un attimo
diventerai l’essenza
l’intenso brivido
di semplici emozioni. Dario Menicucci. 

Un uomo da circo.

Dario Menicucci: Un uomo da circo

Art. di Marina Donnarumma. Iris G. DM

Temere, di Roberta Calati

TEMERE

Fragile equilibrio nella tristezza inaudita

Un peso indicibile per le false aspettative 

Perduto il tempo dei ricordi tra lente memorie 

S'adombrano incoerenti le pause di luce

Tolgono il respiro spegnendo gli occhi

Resterà su pareti di carta l'ombra snidata

Accanto al quadro dell'anonimo pittore 

Offuscate meraviglie nell'affresco del sagrato

Con gli occhi infedeli in quei gesti silenziosi 

Infelice tradimento delle mani tremanti 

Nel dialogo muto di figure dalla voce scura

Resta il rimprovero sull'accento
dell'amore 

Dove la vita è venuta a mancare 

Roberta Calati 

Beatitudine… di Annamaria Latini

Beatitudine… di Annamaria Latini

Oggi vi auguro buon inizio settimana con lo scritto che segue:

 Beatitudine…

   Su questa coltre  vissuta

   depongo  i miei perché

    e vagano lontano

    gl’arditi  giovanil

    pensieri infranti

   Danza il vento

   e  nella penombra

  scompiglia il mio corpo;

   è fresca   ” seta”

   che soavemente coccola

  le  stanche membra.

  Un senso di beatitudine

  mi pervade e godendo

   di così  grata armonia

   m’ inebrio dei profumi…

   Sul balconcino  ondeggiano

    i  fragili petali multicolori,

   si sfiorano con delicata movenza

    e al tramonto, chinato il ” capo”,

    con riverenza s’ assopiscono.

    Io, non paga ancora

     d’ armoniosa letizia,

    lo sguardo volgo altrove

     Piccole rondini 

   giocano con  nubi filiformi

   mentre il vento volge al crepuscolo

   S’ incammina verso nuovi orizzonti

    regalandomi…

    l’ ultima vellutata carezza

     Annamaria Latini 2022

     Diritti riservati

     L1941/ 633