Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO … di Maria Clausi
A VOLTE LE PERSONE CI USANO E NON CE NE ACCORGIAMO …
A volte nella vita facciamo degli incontri che all’inizio ci sembrano bellissimi, quasi una benedizione divina. Ci lasciamo affascinare dalle belle parole, da piccole attenzioni …
A queste persone offriamo tutto: aiuto nel momento del bisogno, vicinanza costante, affetto vero, gesti concreti con cui manifestiamo quello che abbiamo nel cuore.
Loro in cambio ci offrono solo parole e alle iniziali attenzioni si sostituisce via via una sempre maggiore indifferenza.
Ci usano quando gli fa comodo, consapevoli della nostra assoluta ingenuità e poi si disfano di noi come fossimo semplici oggetti.
Sono persone incapaci di amare e questa incapacità di amare è resa palese proprio dalla facilità con cui parlano dall’amore; con la facilità con cui fanno uso di parole importanti.
In genere sono persone egoiste, molto concentrare su sé stesse, attente solo ai loro bisogni, calcolatrici.
È il tempo che ci fa rendere conto di ciò che effettivamente siamo per loro: nulla!
È il tempo che ci restituisce lucidità e ci fa comprendere cosa hanno voluto queste persone da noi: tutto con l’intenzione di non dare nulla.
È il tempo che rimette le cose al loro posto.
Il tempo: un formidabile consigliere ed un eccellente guaritore!
Pagg. 240 coll. I Tascabili Noir €13,90Isbn 9788869436222
Fratelli Frilli Editori
Il corpo di Marco Lopez viene ritrovato senza vita nel vigneto che ha ereditato dal padre. Il maresciallo Gianluca Mariangelo, reduce dalla recente separazione dalla moglie, indaga su un nuovo caso di omicidio, tra i vigneti di Barcellona Pozzo di Gotto e le spiagge di Cicerata, con le Eolie a far da scenario alla morte violenta consumata sui Peloritani. Mariangelo indaga tra l’oblio delle coscienze e una passione clandestina consumata al riparo dalla luce del sole. Che ruolo ha nella morte di Lopez il grosso prestito che la vittima doveva rendere a un noto strozzino? E le numerose telefonate con Carmelo Romano, un travestito conosciuto da tutti come Tiffany? Il sangue scorre tra i filari dei vigneti, tra parenti-serpenti e una gioielleria di famiglia che deve preservare il suo buon nome. A collaborare con Mariangelo, il fidato brigadiere Fabio Fascia e Marcello Dominici, insieme al nuovo elemento trasferito da poco in città: Ettore Soraci, incaricato di un’indagine parallela che coinvolge un pirata della strada.
Antonino Genovese
Antonino Genovese, classe ’84, è Anestesista, Rianimatore e Algologo. Dopo aver esordito con i tipi delle Edizioni Il Foglio, ha pubblicato il romanzo noir Sciroccoe Zagara (Fratelli Frilli Editori 2020). I suoi racconti sono inclusi nelle antologie: Moschecontro vento (Morellini 2019), L’Isoladelle tenebre (Algra 2020), I luoghi del noir (Fratelli Frilli Editori 2020), Onda Variante (Golem 2020), Giallo Siciliano (Delos Digital 2022). Nel 2019 si è classificato secondo al premio letterario “Tutti i sapori del giallo” in collaborazione con Il Giallo Mondadori. Nel 2020 è arrivato finalista al concorso “Garfagnana in Giallo” con il racconto Sangue Zingaro. Il romanzo Sciroccoe Zagara ha vinto il premio “Il Convivio” (2020) e si è classificato 3° al premio “Un libro amico per l’inverno” (X Edizione – Gueciass). Nel 2021 si è classificato primo al concorso “GialloLunaNeroNotte” con il racconto La morte viaggia in cartolina, in collaborazione con Il Giallo Mondadori. In una Barcellona Pozzo di Gotto alle prese con la raccolta differenziata che funziona a singhiozzo, il Maestrale è arrivato prepotente e s’insinua nei recessi più reconditi dell’anima, con il suo gelido alito di morte.
Fratelli Frilli Editori, Via Priaruggia, 33/r, 16148 Genova
Libri: “Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022)
“Sogno d’amore” di Marco Galvagni (Quaderni di poesia – Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all’infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell’animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell’amore, descrive una eloquente combinazione d’immagini e di sensazioni, coinvolge l’incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l’intonazione della pura adesione all’infatuazione e all’intensità dell’anima, nello stupore e nel calore della complicità. L’occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l’esistenza, coglie l’istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell’illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell’immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l’origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell’attesa, nella ricerca costante dell’universo di senso, nel carattere pulsionale dell’inconscio. L’eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell’orizzonte segreto della volontà amatoria. “Sogno d’amore” coglie l’intensità vitale nell’ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L’orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l’energia assorta nel balsamo ipnotico dell’immaginazione, sublima l’entusiasmo e la delicatezza dell’ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell’inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d’amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d’amore, traducono la direzione dell’approccio con le tonalità sentimentali dell’essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)
All’inizio era il buio assoluto, non c’era luce che brillasse nell’universo, uno spazio immenso senza confini circondava un ciclopico ammasso di roccia e ghiaccio.
In nuce era presente tutto ciò che avrebbe dato vita al mondo, non come lo conosciamo ora, ma qualcosa di vagamente simile, senza animali e piante, perché l’atmosfera non era ancora respirabile.
Provate a immaginare milioni e milioni, e ancor più, di tonnellate di materia che contenevano gli stessi elementi di cui sono composti gli esseri viventi.
Riuscite a immaginare l’esplosione di tutto ciò? In pochi secondi tutto si frantumò e frammenti incandescenti di quell’ammasso primigenio cominciarono a vagare nello spazio fino a riempirlo tutto e a dargli quell’aspetto che noi ora ammiriamo.
Riuscite a immaginare la forza e la violenza di tutto ciò? Il calore sprigionato, l’immane clangore che scaturì, la velocità con cui si mossero questi pachidermi di dimensioni oceaniche: nessun essere vivente avrebbe potuto assistere alla scena, tantomeno avrebbe potuto sopravvivere, nemmeno se si fosse trovato distante milioni di chilometri, sarebbe stata soltanto una lunghissima agonia.
Provate a immaginare se qualcosa di simile dovesse accadere al nostro pianeta, più bistrattato che amato. In tre secondi tutta la vita si sarebbe estinta nel fuoco, un inferno che al confronto quello di Dante sarebbe sembrato uno scherzo.
Con tutto ciò non vi volevo spaventare cari lettori, tutto questo non succederà, non oggi almeno, ma credo che in ogni caso sia meglio estinguerci prima che assistere a questa immane catastrofe.
Vittorio Nevio Lena e Sebastian Santoli hanno fatto una bellissimo intervento durante la presentazione del mio libro “Racconti della Controra“. Ecco le loro parole:
“Fin da bambino ho vissuto quelle immagini e parte di quegli odori, arrivando a percepire la causa che ha dato vita a queste storie. Molti di questi racconti hanno luogo durante la Controra, un periodo delle prime ore del pomeriggio in estate, che ha inizio a mezzogiorno. Questo periodo lo abbiamo vissuto per almeno 15 anni, da soli con i nonni, 2 mesi l’anno tra fine giugno ed inizio settembre, in un luogo veramente unico, a tratti inquietante ma allo stesso tempo affascinante, mistico.
Dandogli una visione d’insieme lo suddividerei in due parti: la spiaggia viva, un litorale caratterizzato dalla presenza di 3000 case abusive, e la spiaggia morta. Quest’ultima è protagonista di molti racconti. Sulla spiaggia morta vi è una distesa di circa 8 km e mezzo di riserva naturale, in cui nel corso dell’anno si depositano tutti quegli oggetti e cose che il mare restituisce alla terra, ed essendo lasciata a sé stessa la si può paragonare ad un mercatino dell’usato, anch’esso abusivo, con risvolti inquietanti, quando si trovavano resti di cadaveri di animali e teschi.
A rendere unico, ma soprattutto triste ed inquietante il luogo è proprio la spiaggia deserta. Essa ha una storia da raccontare in ogni metro quadro che la si esplori. Soprattutto quando ti imbatti in vecchie case, chiese di età secolare o vecchie torri saracene, lasciate là a morire, come degli apolidi nomadi in mezzo al silenzio confortante del mare. Dall’aridità del luogo nascono varie riflessioni e racconti, quali La Torre e Vipsania sol minore; la prima viene definita come “piena di tristezza” dal protagonista della storia, mentre la seconda può far danzare il lettore tra le onde di un racconto, sospeso, tra la beatitudine dell’orizzonte, che rincorri senza mai raggiungere, e la sofferenza, provocata da un amore nato liberamente e naufragato in catene.
Dalla confutazione della realtà, nasce ogni singola storia narrata in questa raccolta. Il tutto ruota vorticosamente in uno spazio vuoto, riempito da riflessioni, suoni turbolenti ed immagini caratteristiche. Ciò viene reso più effervescente da una buona dose di fantasia, mescolata a racconti mitologici, barlumi di idee ed incessanti paradossi. D’altronde la controra dividendo il cielo in due metà speculari, per effetto della presenza ingombrante del sole, oltre a sancire l’inversione di tendenza che ci circonda, muovendo il giorno verso la notte, potrebbe di per sé offrire una visione alternativa della realtà. Una realtà costruita su basi diverse, dove il tempo può essere tagliato a metà e ricomposto a piacimento, dove un istante può durare una vita ed un ricordo può essere fugace ed incolore come un flashback. Una realtà dove prima di nascere si muore e dove ogni identità può celare un segreto misterioso che incrina il tempo rendendolo debole di fronte alle sue regole. Tutto può essere intrappolato in un attimo e da un attimo possiamo capire l’essenza del tutto, in un’esperienza che si ripete all’infinito.
Pochi mesi fa sono tornato alla famigerata torre, come di consueto ogni estate. Si chiama torre di Scampamorte perché due soldati sono riusciti a sopravvivere ad un maremoto avvenuto nel 1627 (da lì deriva il suo nome). Possiamo vedere le rovine, muri, che anno dopo anno si consumano e vacillano sempre più, tanto che i nostri genitori ci vietavano di salirci sopra. La potenza che hanno queste immagini di provocare un ricordo, un ricordo che perdura nel tempo, porta alla mente la decadenza che ha la materia nel corso dei secoli. Tutto decade, ma ne rimane sempre una traccia.
Stili di scrittura particolari, come il racconto “un sogno dedicato a chi non respira”, fanno da lieson* fra le storie, che nella grammatica francese indica un collegamento fonetico tra due parole. Ciò che spesso colpisce nel leggere, non è solo la storia ma anche le piccole componenti espressive della punteggiatura, come se tutto d’un tratto il nostro corpo entrasse in sintonia con la mente dello scrittore. Un respiro, un gemito, una pausa. Tutto quello che inizialmente non aveva senso, adesso lo ha. I colori che da opachi diventano vividi. Le immagini corrono nella mente a ritmo della parola e per pura magia quelle che sembravano parole in fila si tramutano in paesaggi inconfondibili nella quale la mente si coccola ovattata, in pace.
A rendere peculiare la raccolta è il modo in cui viene impresso con l’inchiostro di una penna, la carta DOVEROSAMENTE riciclata, e sottolineo doverosamente perché bisogna pur ricordare quando si ha l’occasione di farlo, che il consumismo sprecante sta marcendo il nostro mondo. L’esprimere con così forza e rudezza le proprie emozioni ed idee, costruire una fisica che circonda le storie, basate sul ricordo effimero ed immediato, sono alla base dell’efficacia che ha ogni singolo racconto, dando vita ad uno scontro violento con le emozioni del lettore. La vera espressione artistica, di fatti, connette direttamente l’emozione interiore con un canale esterno, che sia una nota, una parola o un colore, in un arcobaleno di esperienze che solo chi vive quell’emozione, come il suo ideatore, può comprendere. Si crea solo ascoltando ciò che si è, non pensando a ciò che si vorrebbe essere.
Dunque, ci dobbiamo chiedere infine, questi paradossi, cosa offrono alla mente del lettore?
Probabilmente non sapremo darvi una risposta, perché ogni individuo può rivedersi nei personaggi narrati in base alle proprie esperienze, ma se non altro, permettono di chiedersi cosa sia reale, e cosa no. Perché d’altronde, spesso la realtà ci appare simile ad un paesaggio, bello da guardare, ma distante da noi. Questo libro invece insegna che la realtà non è altro che il prodotto della nostra fantasia, perciò, siamo sempre meno osservatori del tramonto a cui crediamo di assistere, ma molto più pittori di un quadro che ancora non è stato dipinto.”
Eccolo il suono, emerso come una sveglia nel sonno. Vedo una grigia infamiliarità notturna là fuori, oltre i vetri. Non ricordo nemmeno chi sono e perché, le due note poco distanti – tono, semitono – di consistenza ferrosa, mi assimilano in un flusso senza identità.
Mi desto ancora un po’ e non posso crederci: è una melodia terrificante. Non comprendo la sua origine, è pacata attraverso il vetro, ma grida, bellissima. Riconosco due note che non combaciano, ma che strappano il vuoto. Sono bloccata, non muovo un muscolo: assorbo quelle grida meravigliose che sradicano la patina del vuoto.
D’un tratto ricordo chi sono e dove mi trovo, ma divengono informazioni del tutto insignificanti. Mi proietto su una traiettoria d’origine. Cosa può essere, un braccio meccanico? Un macchinario inconsapevole? Un treno merci che frena?
Non è un’illusione, ne sono certa, potrei registrarlo. Sono pronta ad afferrare il telefono ma le forze nel corpo mi mancano, come se il muscolo centrale dell’azione avesse deciso al posto mio di interpretare quell’esperienza solo nell’essere – inerme, immobile, sublimata dal suono – e mai più nell’avere.
Ho deciso di imprimerlo sul timpano della mia memoria, nessun surrogato digitale inutile, ma l’effetto dell’onda sul mio corpo ruvido e tangibile.
È un attrito elettromagnetico, un velo di fuoco bianco senza calore che rimescola i nostri respiri, ovunque, mentre viviamo assopiti. Ci amalgama alla superficie dello spazio, sulla densità del tempo, attraversa le nostre membra e non ci accorgiamo mai di vibrare anche noi, all’unisono. Ci affidiamo inconsapevolmente a quel suono – ormai parte stessa del fruscio dei pensieri – per potenziare la coscienza stessa di esistere.
Esisto perché ascolto il ronzio, senza conoscere la sua esistenza. (E sono due le note, come un respiro.)
Stanotte sono desta, non mi inganno, quella frequenza si è rivelata: chiara. D’un tratto mi vedo, ci vedo tutti quanti, scossi dall’invisibile microtremolio che sorregge la vita. Lentamente lo dipano dalla massa fitta che compone il silenzio. Sono un piccolo fuoco – incredulo – nel porto.
Racconti della Controra
Questi testi nascono a partire da ricordi, pagine di diario, foglie, foto e ossa, raccolti sulla spiaggia di Schiapparo (Gargano), “la spiaggia del Sub-Uranio”, foce della Controra. La Controra è il momento in cui il sole è talmente alto da far evaporare tutte le ombre. (Potremmo credere di essere morti?). L’aria è così afosa, pesante, e non resta che sdraiarsi immobili per combattere la calura. Questa paralisi è il fulcro delle mie storie: il Dubbio.
Invito ai nostri lettori: Segnalateci i problemi di Alessandria
Alessandria: Ci sono già giunte alcune segnalazioni in merito ai problemi della città che provvederemo a darvene conto quanto prima, invitiamo pertanto i lettori di Alessandria today e delle nostre pagine Facebook a segnalarci quello che succede in città alfine di consentirci di renderlo noto sui nostri media.
Il nostro obiettivo come sempre non è quello di polemizzare con la Giunta in carica (così come altre in passato) ma di segnalare e sensibilizzare la pubblica amministrazione affinché tali problemi vengano risolti…
Grazie a chi vorrà partecipare e collaborare nell’interesse esclusivo della nostra città.
Le segnalazioni possono essere fatte tramite il Messenger fecebook di Pier Carlo Lava, con un breve testo esplicativo e le relative foto del problema.
«Dopo la terapia intensiva per Covid, ecco i miei secondi 40 anni»
Un mese di terapia intensiva a causa del Covid all’ospedale “Cardarelli” di Napoli. Un viaggio all’inferno, senza l’aiuto di Virgilio, ma con la forza dell’amore, la vicinanza di Wanda, sua musa ispiratrice, e la volontà di completare un libro per realizzare un sogno e lasciare un segno che vada oltre il traguardo. La speranza per restare aggrappati alla vita. Quel libro è stato terminato e, fresco di stampa, pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. Si intitola “La luna celata” ed è la storia a lieto fine di Domenico Di Napoli, autore originario del capoluogo campano, che racconta – come lui stesso li definisce – i suoi secondi 40 anni. Poesie e pensieri dal 1982 al 2022. Il titolo dell’opera prende spunto dall’omonima lirica racchiusa al suo interno «che – spiega l’autore – a sua volta fa seguito ed è legata a doppio filo all’altra poesia Pietra di luna e la completa. La parola ”celata”, molto suggestiva, è opera di Wanda. Paragono lei alla luna».
L’opera è un canto d’amore, unico sentimento genuino che non conosce età, filo conduttore in tutte le sue forme e sfaccettature. «Un tema trito, ritrito – scrive l’autore nella sua Introduzione – e anche abusato, ma grazie alla sua forza l’animo umano ha raggiunto le più alte vette della poesia. Perciò quando lo si scopre, risveglia sempre in ognuno di noi quel Fanciullo che dorme nel profondo del nostro inconscio, con tutte le sue innocenze e contraddizioni». Ma altri argomenti ispiratori dei suoi versi sono: la natura, il mare – un luogo del cuore a cui sono dedicate alcune poesie è Diamante, comune calabrese con le sue spiagge e le sue acqua cristalline in cui l’autore ha vissuto tanti mesi estivi – l’eterna lotta tra bene e male, l’amore del verde e, non ultimo, il tempo. Il tutto trattato con uno stile spontaneo e il più istintivo possibile, con lo sguardo rivolto alla cultura classica e umanistica. «L’atlante poetico di Domenico Di Napoli – scrive nella Prefazione Alfredo Rapetti Mogol, figlio del noto paroliere – è intriso in ogni latitudine, in ogni longitudine di un infinito, profondo e continuo canto d’amore. La materia di cui è composto ogni verso è costituita di particelle, di vibranti atomi di questo sentimento così fortemente avvertito».
In qualche modo la realtà incide sempre nella scrittura. In particolare – afferma l’autore – «se la scrittura è lo specchio della realtà può essere storia o biografia o descrizione della natura o degli eventi; se è lo specchio di una realtà fantastica, allora può essere arte, purché non sia un riflesso distorto oltre limite». Luoghi e date si susseguono nella Luna celata come un cammino lungo la vita del poeta. «In questo viaggio nei miei secondi 40 anni – racconta Di Napoli – è cambiato tutto e niente. E’ cambiato tutto ciò che divora il tempo come dominatore inesorabile, ma non è cambiato nulla del mio spirito interiore che è sempre determinato a rincorrere i sogni da ragazzo». E questo viaggio ha un unico scopo rivolto al lettore: «l’esortazione a perseguire sempre la via del bene che è la più difficile da percorrere e comporta rinunce: meglio crediti che debiti di coscienza».
Collezione Bistolfi: ancora due date per gli approfondimenti di Alessandra Montanera
Il conservatore del Museo Civico accompagnerà alla scoperta delle opere dello scultore casalese ancora giovedì 7 e 14 luglio
Casale Monferrato: Dopo i due appuntamenti di giugno, proseguiranno giovedì 7 e 14 luglio gli apprezzati momenti di approfondimento alla nuova Collezione Bistolfi da parte del conservatore del Museo, Alessandra Montanera.
Dopo l’inaugurazione ufficiale dello scorso 18 giugno, infatti, sono stati messi in calendario quattro incontri alle ore 17,00 per scoprire una parte della ricca donazione che la Città di Casale Monferrato ha ricevuto nel gennaio 2021 da Vanda Martelli in memoria del marito Andrea Bistolfi.
Per partecipare non è necessaria la prenotazione e l’ingresso è al prezzo speciale di € 3,60. Durante gli appuntamenti si potranno vedere, in modalità di “deposito visitabile”, le circa 250 opere di scultura principalmente in gesso, oltre a esempi di arte plastica in altri materiali particolari quali terrecotte, metallo, bronzo e plastilina.
Si potranno visionare anche paesaggi dipinti su tavolette e una rassegna della maestria di Leonardo Bistolfi nell’arte grafica: «Il Museo ha acquisito un patrimonio talmente composito ed eterogeneo che questo è solo l’inizio di un processo di valorizzazione che riporterà agli onori della storia Leonardo Bistolfi non solo come scultore, ma come protagonista del suo tempo. Siamo di fronte a una sorta di grande puzzle, dove ogni singolo pezzo troverà la sua ragion d’essere e contribuirà a ricostruire l’universo bistolfiano», ha spiegato Alessandra Montanera.
Per chi volesse invece ammirare la Collezione nei fine settimana, il sabato e la domenica sono previsti quattro momenti giornalieri di visita con i seguenti orari fissi: alle 11,00, alle 12,00, alle 16,00 e alle 17,00. Ingresso compreso con il biglietto del Museo Civico (€ 5,00).
PROSEGUE FINO A NOVEMBRE LA MOSTRA “UN SET ALLA MODA”
Alessandria: Animata da un notevole flusso di pubblico e per permettere ancora ai tanti visitatori del museo di Palazzo Cuttica – via Parma 1, Alessandria – di poter ammirare la bellezza e i particolari dei pezzi esposti, è stata prorogata fino al 2 novembre 2022 la mostra “Un set alla moda” Un secolo di cinema italiano tra fotografie e costumi, che racconta l’anima più autentica del cinema italiano, rappresentata dalle storie, le fotografie e gli abiti degli intramontabili divi dei grandi film, che tornano in scena nella prestigiosa sede museale di Alessandria.
L’iniziativa, fortemente voluto dalla Città di Alessandria e organizzato dall’Azienda CulturAle Costruire Insieme, è promosso dalla Regione Piemonte, con il coordinamento scientifico del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cineteca Nazionale di Roma, la partecipazione di Film Commission Torino Piemonte e della Fondazione Artea, la collaborazione della Fondazione Filatoio Rosso di Caraglio.
Diciassette costumi e settanta suggestive fotografie di set realizzate dal «fotografo delle dive» Angelo Frontoni (Roma, 1929-2002) si intrecciano in un percorso espositivo, una sorta di viaggio a ritroso che parte dal cinema muto di inizio Novecento, quando Torino era la Hollywood italiana ed erano gli stessi registi a supervisionare i costumi, per approdare al cinema sonoro e all’epoca d’oro di Cinecittà, delle pellicole d’autore di Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini e della commedia all’italiana, da Dino Risi a Roberto Benigni.
Le foto di scena traghettano il visitatore dentro il set, alla scoperta del lavoro che sta dietro ad un ciak, agli accessori e ai dettagli che hanno contribuito a creare la fortuna, ad esempio, del kolossal Cabiria negli anni dieci del Novecento, così come, in tempi più recenti, il fascino di dive intramontabili come Claudia Cardinale, Sophia Loren e Silvana Mangano.
Gli abiti in mostra raccontano il cinema italiano, l’attenzione al dettaglio e la creatività di costumisti ormai entrati nel Pantheon del cinema internazionale: da Pietro Tosi a Marcel Escoffier, da Danilo Donati a Maurizio Chiari, da Nicoletta Ercole ad Aldo Buti.
Sotto i riflettori anche le due prestigiose sartorie Devalle e Annamode a testimonianza di due luoghi, ancora una volta tra Torino e Roma, dove i bozzetti prendevano corpo, trasformandosi in capi unici e – allora come oggi – si imparava e tramandava il mestiere.
Ricordiamo che l’esposizione sarà aperta fino al 2 novembre, dal giovedì alla domenica dalle ore 15 alle ore 19.
Il costo del biglietto intero è di 5 euro, 3 euro il ridotto.
La disciplina sportiva canicross si divide in quattro specialità.
Flavia Sironi e Havana
La corsa a piedi, la corsa con lo scooter, la corsa con la bici bikejoring e il triathlon che raggruppa le prime tre discipline. La corsa a piedi si divide in due specialità, canicross, corsa breve veloce su sterrato con una lunghezza massima di 6/7 chilometri e la corsa lunga svolta in montagna chiamata dog trail.
Tutte queste discipline derivano dagli sport umani aerobici, corsa, bici, scooter e triathlon che comprende anche il nuoto e dallo sleedog ovvero la corsa sulla neve con i cani da slitta. In queste specialità il due zampe è come se fosse la slitta del quattro zampe.
tre campioni che hanno vinto i mondiali
Questo sport ha regole ferree per la salvaguardia del cane che viene sottoposto ad accurate visite veterinarie prima di ogni competizione. I compagni di binomio che sono formati da un uomo/una donna e un cane devono avere un’intesa ed un feeling perfetti. Si devono fidare ciecamente l’uno dell’altro. Lo sport a sei zampe è un modo per vivere la vita all’aria aperta in compagnia del proprio cane facendo qualcosa che diverte e piace ad entrambi. Si svolge su terreni sterrati, è rigorosamente vietato far correre i cani su asfalto. Questo sport viene praticato in mezzo a boschi incantati, su magnifiche spiagge, insomma in ambientazioni naturalistiche davvero molto belle. I cani amano correre, per loro è un movimento naturale, è compito degli umani riuscire a tenere il loro passo.
Per poterlo praticare l’umano e il cane si legano l’un l’altro ad una “linea” che per me ha il valore di un cordone ombelicale, agganciata sia all’imbrago indossato dall’umano sia alla pettorina indossata dal cane, che unisce due corpi, sei zampe e un’unica anima. Tutta l’attrezzatura deve essere regolamentare per permettere al cane di muovere tutti gli arti senza forzare in alcun modo la colonna e all’uomo per salvaguardare la schiena sottoposta a notevoli urti e strappi.
Per poter svolgere questo sport è necessario saper comunicare col proprio cane, anche perché per la velocità raggiunta, in caso di caduta il due zampe si può fare davvero molto male. Io, grazie alla mia Havana ho fratturato un braccio e incrinato due coste. Altre persone che conosco hanno avuto qualche indente, tutti i cani che conosco invece sono sempre rimasti illesi e si sono solo divertiti. Per questo motivo l’umano deve essere in possesso del certificato agonistico.
Correre a fianco del proprio cane è un’esperienza unica, fatta di intesa, complicità, amore e voglia di vivere la vita nel bel mezzo della natura in assoluta libertà fisica e mentale. Una vera e propria liberazione per la mente e un toccasana per il proprio corpo.
Quest’anno, durante il campionato mondiale che ha avuto luogo a Pledran in Francia, abbiamo avuto tre campioni italiani. Oro Vito Antonio Fiore nella disciplina bikejorin, argento Rinaldo Marioli già campione europeo, bronzo la mia cara amica Barbara Boccaccio nella disciplina di canicross.
Flavia Sironi è una nuova autrice di Alessandria today e Alessandria online
Pier Carlo Lava – Social Media Manager
Sono lieto di presentare ai lettori la biografia di Flavia Sironi che da oggi è una nuova componente della redazione dei due blog.
Note biografiche di Flavia Sironi
Ho corso per anni a livello agonistico, passando dalle gare su strada, ai cross, alle skyrace e per finire alle no limits. Circa dieci anni fa è nata una nuova disciplina sportiva agonistica, il canicross, ovvero la corsa a sei zampe.
Essendomi sempre allenata in compagnia dei miei cani ho iniziato a gareggiare con loro.
Poi, in un momento della vita mia oserei dire difficilissimo, da Catania è arriva lei Havana, un raggio di sole in un periodo buio.
Un vero splendore! Havana a soli dieci giorni di vita era stata gettata nella spazzatura, recuperata dai volontari è stata allevata col biberon per poi essere messa in adozione.
Quando giunse a casa mia stavo accompagnando mio papà sul ponte dell’arcobaleno.
Smontavo la notte, all’alba uscivo dall’ospedale, raggiungevo la mia abitazione, prendevo il mio assortito branco di cani e via sul monte Pranzà per liberare la mente.
Da subito Havana, anche se aveva solo tre mesi, si dimostrò una vera campionessa. Mentre gli altri correvano avanti e dietro di me lei li doppiava per poi mordicchiarli e scappare a zampe levate.
Appena matura per gareggiare, il cane per poterlo fare deve avere dodici mesi di vita, ho iniziato l’attività agonistica con lei.
Abbiamo vinto due campionati italiani, partecipato a due campionati europei, e purtroppo il covid non ci ha permesso di partecipare al campionato mondiale.
All’alba di sessantatre anni ho appeso, come si usa dire nell’ambiente, le scarpe al chiodo, sono diventata giudice di gara di canicross, tecnico di dog trail e cerco di trasmettere la mia passione ai giovani.
Nella vita ho fatto tante altre cose, ne sono soddisfatta ma non mi rappresentano più.
Vivo nel bel mondo della cinofilia e dello sport, ho una pagina facebook e un blog su instagram che parla di animali, soprattutto di cani. Sono una volontaria.
Amo i meticci perché lo sono a mia volta. Un poco bergamasca, un poco milanese, un poco crucca, un poco, da antiche origini, terroncella.
Sesso civile” di Luca Franceschini: una fuga rocambolesca alla ricerca di una libertà ormai dimenticata
“Ora sentiva il fiato dell’Ordine sul collo. Una bestia braccata che doveva fuggire e rinunciare a tutto ciò che aveva ottenuto. L’invidiabile posizione di archeologo sarebbe diventata un ricordo. Si domandava: un ricordo di una vita peggiore e priva di libertà? O un ricordo di una vita migliore e spensierata, dove si era saputo inventare una posizione, un buon reddito e lo spazio per i vizi?”
Demri si è finalmente risvegliata dal coma ma non ricorda niente del passato e la realtà nella quale vive è assurdo: una società fatta di Centri d’Accoppiamento, iniezioni ormonali e rapporti umani ridotti a obblighi burocratici.
Cos’è accaduto al mondo che conoscevamo e perché è obbligata a sottoporsi a pratiche delle quali non comprende il significato?
Poi appare Christian che vive anche lui lì ma per chissà quale ragione decide di aiutarla, di portarla via da quel posto, in un luogo più sicuro e con meno imposizioni. Ma qualcuno li spia e scappare non sarà così semplice.
“Sesso civile” (Delos Digital, collana Futuro Presente, aprile 2022) è l’ultimo romanzo del toscano Luca Franceschini, classe 1980, laureato in filosofia, e vincitore di diversi Premi anche come fumettista.
Un romanzo breve fantascientifico davvero ben scritto che catapulta i lettori in un futuro che potrebbe essere non troppo lontano dalla realtà, soprattutto osservando a ciò che sta accadendo al nostro presente.
Il ritmo è incalzante e le pagine scorrono rapide nel desiderio di capire cosa è accaduto alla ragazza rediviva e come funziona quel mondo così strano.
“Ma non era la società attuale la concreta e più alta realizzazione dell’idea di libertà? La libertà di poter godere di tutte le necessità senza il pensiero di doverle guadagnare o comprare, garantite dalla Delimitazione, compreso il sesso? Cosa mai ci poteva essere di più libero.
Ancora di più ci rendiamo conto di quanto la libertà sia importante e quanto questa condizioni ogni atto della nostra esistenza. I protagonisti sembrano capirlo durante il loro tentativo di fuga ma un finale inaspettato potrebbe ribaltare quanto accaduto fino a quel momento.
“Sesso civile” è intrigante e coinvolgente, una storia che ha dell’assurdo ma raccontata così bene che immaginarsi in quella realtà diventa piuttosto semplice.
Per fortuna è “solo” fantascienza e dopo l’ultima pagina un bel sospiro di sollievo è inevitabile anche se non sarebbe male poter leggere un continuo: che fine ha fatto Demri? E il povero Christian che scelte ha preso poi?
LA FESTA DEL JAZZ CONTINUA A LUGLIO NEL MONFERRATO
Dopo i concerti nella natura e sul palco del Castello di Casale il Monfrà Jazz Fest riparte a luglio con i “Concerti Cartolina” in una “rassegna nella rassegna” dal titolo di “MonJF on the Road”, il cui lato enogastronomico è importante almeno quanto quello musicale. Una versione “tutta da gustare” del Festival, con tante date e location per tutto il periodo estivo, resa possibile anche dagli sponsor. Main Sponsor sono Fondazione CRT, Rolandi Auto, Mazzetti d’Altavilla, Krumiri Rossi Portinaro, Distilleria Magnoberta, Pasticceria Ninin, Sponsor Euroedil2 e dalla collaborazione e patrocinio di tantissimi comuni e content partner che supportano e supporteranno il festival nei prossimi mesi con meravigliosi location e prodotti.
Doctor JazzfeatDiego Borotti e Monica Fabbrini ai Due Buoi di Olivola
Il primo appuntamento con una cena + concerto è in programma venerdì 8 luglio a Olivola, dalle 19, al Ristorante I Due Buoi di Villa Guazzo Candiani e ha per titolo Doctor Jazz feat Diego Borotti e Monica Fabbrini.
Il nome del concerto è ispirato alla professione del leader Giorgio Diaferia. La sua dedizione alla musica jazz lo ha portato a dividere la professione di medico parallelamente a quella di musicista. Con questa formula Diaferia ha ospitato nel suo trio jazzisti rinomati italiani e stranieri. La calda voce jazz e soul di Monica Fabbrini che cantando in tre lingue è una sorta di esperanto della musica, raccoglie fascinazioni di esperienze, viaggi, incontri in un unico sound, talvolta possente e pieno di drive, talvolta sognante e aperto. L’arrangiamento jazz di ogni melodia possibile è rafforzato da un organico di grande valore, che infonde nel progetto parte del sound maturato nelle infinite esperienze musicali di ciascuno dei componenti. Tra questi troviamo Diego Borotti, sax tenore che ha collaborato con molti jazzmen di fama internazionale tra cui Franco D’Andrea e Dado Moroni, Barney Kessel e John Patitucci, Steve Grossman ed Enrico Rava, Flavio Boltro e Francois Jeanneau, in innumerevoli club e festival in più di 20 paesi europei e non, per oltre 2000 concerti. Inoltre è il direttore artistico da alcuni anni di uno dei festival jazz più importanti d’Italia, il Torino Jazz Festival. Completano la formazione Fabio Gorlier al piano e Giorgio Allara al contrabbasso.
Il concerto è anche un’occasione imperdibile per conoscere meglio il territorio di Olivola, con la sua Big Bench dorata e la possibilità di visitare l’infernot di Villa Guazzo, uno dei più grandi del Monferrato, nonché simbolo del patrimonio Unesco monferrino. E per deliziare il palato il menù del Due Buoi comprende: Brindisi di benvenuto, Vitello Tonnato, Rabaton Alessandrini, Bonet, Vino, Acqua e caffè
Cena e concerto: € 48 Prenotazioni: 366 254 9251 oppure gourmet@iduebuoi.it I posti sono limitati, è necessaria la prenotazione.
Cappellino Pelli a Hic et Nunc di Vignale
Il giorno seguente sabato 9 luglio in cartellone c’è un nuovo Concerto degustazione: siamo nel territorio di Vignale, di fronte a uno spettacolare tramonto sulle colline, nella cantina di Hic et Nunc
Si comincia alle 19.00 con la visita guidata delle cantine e poi dalle 20.15 il concerto con una dinner box e i vini dell’azienda. Nel mentre il duo di Tiziana Cappellino, voce e pianoforte e Gabriele Pelli, tromba, ci regala un omaggio ai grandi e indimenticabili compositori che hanno fatto la storia del jazz: Duke Ellington, George Gershwin, Benny Goodman e Tom Jobim e non mancherà inoltre lo spazio per composizioni originali.
Tiziana Cappellino, laureata con il massimo dei voti in composizione e arrangiamento Jazz e pianoforte Jazz presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, vanta innumerevoli collaborazioni internazionali ed è stata Finalista al Gran Prix De Montauban 2013 e alla Coppa del Jazz di Valenza 2013. E’ spesso ospite in programmi radiofonici RAI. Gabriele Pelli sceglie come strumento la tromba a soli dieci anni, credendo ingenuamente al padre che gli suggerisce la tromba in quanto sarebbe stata facile da suonare avendo solo tre tasti. Presto si ricrede e, senza alcun pentimento, inizia gli studi presso la scuola civica musicale di Mortara, per poi entrare dopo pochi anni a far parte della big band degli allievi diretta dal Maestro Gabriele Comeglio che, nel corso del tempo, ospita alcuni dei migliori solisti in circolazione (oltre allo stesso Comeglio, Bob Mintzer, Charlie Mariano, Herb Pomeroy, Phil Woods, Randy Brecker). Continua gli studi dello strumento con il Maestro Emilio Soana presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Franco Vittadini di Pavia.
Concerto più dinner box e degustazioni di tre etichette Hic et Nunc: € 50. I posti sono limitati. Per partecipare è necessaria la prenotazione.
Easytips trio alla Villa il Cedro di Ponzano
Domenica 10luglio ci si sposta a Ponzano alla Villa Il Cedro con l’Easytips trioformato dalle voci diAura Nebiolo e Caterina Accorsi con Enrico Perelli al pianoforte per un’esperienza che non tocca solo l’udito ma tutti i sensi. A partire dalle 17 infatti ci sarà la possibilità di visitare il giardino della Villa, creato nel 1877 da Adele Roggeri Sannazzaro per questa sua casa di campagna. Gli ospiti potranno passeggiare nel giardino all’inglese e godere del panorama che si ha dal belvedere. A suon di musica si potranno gustare i gelati dell’Agrigelateria Panarotto e approfittare della merenda sinoira preparata dalla Pro Loco di Ponzano, con la collaborazione di Salumeria Miglietta eVini DOC Nazzari. Sarà anche l’occasione per degustare in prima assoluta la nuova de.co. ponzanese: i Nocciolotti, agnolotti con ripieno di nocciole!
Il concerto di Easytips trio parte dall’idea di avvicinare quanti più ascoltatori possibili al multiforme mondo del jazz che ha avuto come protagoniste personalità determinanti per la storia della musica e del costume del Novecento. Caterina e Aura rendono facili e accessibili anche i virtuosismi, interpretando brani della tradizione jazzistica cantandoli a due voci in arrangiamenti originali, definiti “easy” poiché si servono del canto in modo immediato e semplice per restituire il senso della composizione musicale.
“Con Easytips torniamo al jazz per suggerire quanto sia bello” – spiegano – Il progetto è nato durante una noiosa serata di quarantena. Ci siamo chieste perché il jazz risulti ai più un genere “duro” da ascoltare. Così, con la volontà di far conoscere la musica che amiamo, abbiamo deciso di “spogliare” gli standard jazz più conosciuti e registrarli solo con le nostre due voci, creando arrangiamenti originali». Easytips: nessuna vanità ma la voglia di collaborare «per diffondere il jazz soprattutto tra le nuove generazioni, allargare l’ascolto tra appassionati e neofiti, e farlo con un linguaggio semplice»
Ingresso fino ad esaurimento posti. Intero: € 2. Ridotto per soci Le Muse e under 25: € 1. Gratuito: under 12 anni. Consumazione libera a pagamento.
Why Factor Trio al Moonfrà di Casale
Infine la sera di giovedì 28 lugliodalle ore 21 in collaborazione con la birreria Moonfrà di Casale Monferrato ascolteremo qualcosa dal sapore più pop: il Why Factor trio. Il gruppo è formato da tre musicisti della provincia di Alessandria di area prettamente blues, unitesi per offrire una personale rivisitazione in chiave pop-soul di brani molto famosi della storia della canzone. Un progetto acustico in cui è possibile sentire anche la loro passione per il rock’n roll, il country, fino al pop dei giorni nostri. Un altro componente del gruppo è una… lavagna magnetica, con una rappresentazione artistica di tutti i paesi del mondo. Il pubblico viene così coinvolto in un viaggio musicale che riassume le sonorità artistiche di quelle nazioni che nell’immaginario collettivo ne hanno caratterizzato il sound. Si va da Mama Afrika a Sergio Mendes, da Leonard Cohen a Battisti, dagli AC/DC a Stevie Wonder.
Nel programma del MonJF anche un concerto in Molise. Sabato 23 luglio a Ripalimosani (CB) si esibisce il Doctor Jazz feat Borotti (Borotti, Diaferia, Picchioni, Allara). E’ il suggello di una collaborazione che dura da tre anni tra il MonfJF e Borgo in Jazz nel Molise e che ha portato i musicisti della piccola regione italiana a Casale, offrendo di ospitare gli artisti monferrini nei caratteristici borghi dell’entroterra che vengono animati dalla musica.
Poi il Monfrà Jazz Fest non va certo in vacanza: riprende ad agosto per concludersi a settembre.
Il programma completo, con i costi delle serate e le modalità per accedervi su www.monjazzfest.it
Al via la quinta edizione di “Terrasini in love” con “Tra-mà-re”. La rassegna culturale è dedicata, anche quest’anno, all’amore per il mare.
L’evento, curato dall’A.P.S.WHATS’ ART & KOKALO GROUP, si amplifica con tante attività che si articoleranno, dal 9 al 17 luglio 2022, attorno ad una mostra d’arte contemporanea.
Al Museo Regionale, Palazzo d’Aumale di Terrasini, infatti, protagonisti saranno tanti artisti italiani e internazionali selezionati e non solo.
Tra sfilata di abiti creativi, estemporanee, presentazioni di libri e performance, grandi e piccini potranno partecipare a tanti tipi di laboratori/workshop creativi ed educativi e a diverse attività naturalistiche all’aperto.
IL TEMA
Dalla trama del mare al tessuto degli uomini, Tra-mà-re ha come focus la valorizzazione del patrimonio naturale che ci circonda e non solo.
“Attraverso l’arte, la Whats’Art & Kokalo group vuole attivare una catena di formazione legata all’ecosostenibilità e al rispetto dell’ambiente. Inoltre esorta al recupero di tutte quelle tradizioni culturali legate al mare“.
A spiegarlo è il direttivo dell’associazione che aggiunge: “Con Tra-mà-re abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta anche ai giovani, grazie alla partecipazione dei nostri partner, su tutte quelle problematiche riconducibili al mare”.
IL PROGRAMMA
Sabato 9 luglio
Ore 18.30 – Vernissage e presentazione degli artisti e del tema dell’evento.
Ore 21.00 – “L’Eco moda incontra l’arte”, una sfilata di abiti creativi d’autore e performance di danza artistica a cura della scuola “Tersicore’s”.
Martedì 12 luglio
Ore 10.30/ 12.30 – “La scatola del Mare: biologia marina, descrizione dell’impatto delle plastiche in mare”, curata da Marevivo, sempre a Palazzo d’Aumale di Terrasini.
Ore 17.00/ 19.00 – Attività educative dedicate alle famiglie presso la R.N.O. “ Capo Rama” Terrasini a cura del WWF Italia ente gestore R.N.O.
Mercoledì 13 luglio
“La trama dello scrittore”: presentazione di libri che si terrà sempre a Palazzo d’Aumale.
10.00/13.00 – Corso di scrittura creativa e presentazione del libro “Gramigna storie di gente di Sicilia”, a cura della scrittrice Sandra Guddo.
16.00/17.30 – Laboratorio di scrittura per bambini curato dalla scrittrice Giovanna Fileccia, ispirato alla fiaba illustrata “Aneris piccola sirena ribelle”.
17.30 – Le scrittrici Sandra Guddo, Giovanna Fileccia e Natalia Re presentanoi libri: “Gramigna storie di gente di Sicilia”; La Fiaba “Aneris piccola Sirena ribelle”; “Regine Inside, Autodeterminarsi al tempo della rivoluzione green”. A seguire Valentina Giua, invece, presenterà il suo canzoniere di poesie dal titolo “La sognatrice con le trecce”. Seguiranno interventi poetici del gruppo Movimento Rinascimento Poetico di Paolo Gambi.
Giovedì 14 luglio
10.30/12.30 – Installazione, “La grande onda “laboratorio creativo a cura dell’associazione What’s Art & Kokalo group.
17.00/19.00 – “Muovere i fili”, un’attività ludico creativa a cura dell’Associazione Marionettistica Popolare Siciliana a Palazzo d’Aumale a Terrasini.
Venerdì 15 luglio
10.30/12.30 -“Le meravigliose Potenzialità della Posidonia Oceanica”, altra attività ludico didattica a cura dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi.
19.00: Passeggiata al tramonto presso la R.N.O. “Capo Rama Terrasini” a cura del WWF Italia ente gestore R.N.O..
Sabato 16 luglio
10.30/12.30 – secondo appuntamento con il laboratorio “La grande onda”.
17.00 – “Happening or starting now”: un pomeriggio dedicato a performance artistiche e musicali con degustazione di dolci.
Domenica 17 luglio
17.30 – “Il mare: gestione e sostenibilità” a finissage della mostra Tra-mà-re il seminario tematico con ospiti e Partner del Progetto guidato dalla giornalista Giorgia Görner Enrile.
21.00 – Performance musicale a cura del pianista Simon Cipolla.
PER INFO E ISCRIZIONI ALLE ATTIVITÀ wkart20@gmail.com; +39 328 964 7545
“Il cuore negli angoli”. Quando i sentimenti si fanno spazio nella vita
Bisogna indossare le “lenti della sensibilità” per immergersi nell’opera “Il cuore negli angoli” di Silvia Franchini, educatrice per professione e scrittrice. La raccolta di liriche, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore, nasce nell’arco di due anni e tocca diverse tematiche: amore, morte, malattia, tempo, memoria e natura. «Il cuore – spiega l’autrice che vive a Viserba, frazione di Rimini – è l’organo muscolare da sempre associato ai sentimenti. Se ci sforziamo di ascoltare e vedere senza distrazioni o superficialità, ovunque, ma proprio ovunque, anche negli angoli più impensati, la vita ci sorprende, permettendo a quei sentimenti di farsi spazio in noi».
«Tesi come la corda di un arco che suona come uno Stradivari – scrive nella Prefazione Alfredo Rapetti Mogol, figlio del noto paroliere – questa la mia lettura dei versi di Silvia Franchini che hanno appena incontrato i miei occhi. La sua poetica ha contorni incisi con un bisturi affilato che mette a nudo il midollo delle cose. Nitidi frammenti di vita si stampano indelebili dalla pagina sulla nostra pelle». Ogni componimento racconta qualcosa o qualcuno conosciuto e vissuto direttamente o indirettamente dall’autrice stessa. La realtà, infatti, incide nella scrittura in maniera fondamentale. «Mi piace pensare che, grazie all’inchiostro, le persone protagoniste dei miei componimenti e certi ricordi si aprano una breccia nell’eternità».
Il libro parte con una poesia scritta durante il lockdown e si conclude con una dedica al popolo ucraino. «Quando ho composto A proposito della guerra – racconta la Franchini ero in pena. In pena per la sorte dell’Ucraina e per quella del mondo intero. Mi sentivo in dovere di fare qualcosa ma, come tutti, impotente. Alla fine ho realizzato che l’unica “arma” in mio possesso era la penna e volevo sfoderarla per scrivere parole di pace e vicinanza. Così ho fatto. Certo, l’arte e la bellezza o, meglio, la bellezza dell’arte è una forma di lotta non violenta».
I componimenti sono caratterizzati dall’utilizzo della rima. Anche se non tutti. «Non vado mai casualmente a capo – afferma l’autrice spiegando gli elementi stilistici che caratterizzano le sue liriche -. Seguo il ritmo del verso e del senso del testo stesso. Le strofe sono importanti, costruite in ugual modo e spesso bisognose di spazio l’una dall’altra. La punteggiatura è calibrata. Come si evince dal titolo, amo esprimermi per metafore e similitudini. Credo sia potente l’immagine che si sprigiona dalle poesie, tanto quanto un’opera visiva». L’obiettivo è quello di incentivare uno sguardo profondo sulla vita, uno sguardo con l’anima. «Dedico questa breve raccolta poetica – conclude la scrittrice – a chiunque vorrà leggerla, con l’augurio che in ogni testo possa imbattersi in un’emozione».
Solitamente amo utilizzare espressioni della lingua italiana per esprimermi, ma questa volta chiedo il sostegno della lingua inglese per sottolineare alcune idee.
L’I Care di don Milani, sul quale egli ha giocato la sua vita, esprime l’avere a cuore, il m’interessa, l’appartenermi, il sentirmi parte di qualcosa, il non essermi estranea. E quella “cosa” non è un oggetto che mi appartiene perché acquistato oppure donato, ma è molto di più.
Quella “cosa”…
è il luogodove mi trovo a vivere, in cui agire una responsabilità sociale;
è la personache mi trovo accanto per la quale ho responsabilità umana;
sono io, la persona con cui “convivo”, per cui ho una responsabilità “esistenziale”;
è il tempoche la Vita mi dona, utile per il mio divenire!
Mi interessa fa parallelo con mi riguarda, mi investe, non posso fare finta di…, e pure mi scomoda!
E tutto ciò chiede di mettermi in gioco, di assumere un ruolo, e, in misura diversa, ad ogni età.
Che io sia una bambina o una ragazza impegnata nello studio, che sia una adulta, madre di famiglia o single, lavoratrice a vario titolo, mi è chiesto di fare la mia parte.
L’I Care presuppone allo stesso tempo il Take Care, “l’avere cura… di sé”, perché sia vero l’avere cura degli altri e dell’ambiente.
L’essere proiettati verso l’altro, senza la cura dell’altro che siamo noi, non genera un sano equilibrio. La giusta cura di sé, il dare valore alle nostre ricchezze e povertà, fa sì che l’attenzione all’altro non sia giudizio, prevaricazione, pretesa, imposizione della nostra ricchezza rispetto alla sua supposta povertà, ma riconoscimento di una reciprocità, il concedere ad entrambi la possibilità di dare e avere.
E che cosa è questo se non il riconoscerci nel nostro essere persone?
Un episodio significativo.
È sera, ed Elise sta lavando Iago, 5 anni, prima di accompagnarlo a letto. Egli, in piedi sopra il lavandino, gira le spalle alla mamma.
Da un po’ Elise sta in silenzio, pensando forse alla giornata trascorsa, o agli impegni del giorno dopo, o forse è solo un po’ stanca dopo una giornata impegnativa!
Ad un tratto Iago manifesta con il suo corpo un po’ di irrequietezza, forse è stanco della posizione, o semplicemente vuole “ricordare” la sua presenza.
Elise comincia a ripercorrere con lui quanto hanno fatto durante il giorno, e Iago subito si tranquillizza.
Dopo un po’ si gira, e le regala uno dei suoi affascinanti sorrisi, come a comunicarle: “Grazie, mamma, per essere attenta a me come persona, di prenderti cura non solo del mio corpo, ma del mio bisogno profondo, del mio sentire!”
Come dice bene questa vicenda della necessità, che tutti abbiamo, di essere riconosciuti in ciò che siamo: persone con desideri, bisogni, difficoltà!
Le relazioni di cui ci circondiamo e in cui investiamo fanno di noi ciò che siamo: persone pacifiche o aggressive, capaci di dare fiducia o in continua difesa. Che le subiamo o le scegliamo, le relazioni ci caratterizzano, non ci lasciano indifferenti!
È vero, quindi, che il giusto equilibrio si gioca tra l’I Care e il Take Care, tra la mozione del cuore e la mozione agita!
Perché questo antico canto parla di vita della Terra?
È un modo per rendermi consapevole della profonda comunione che esiste tra me e il mondo che mi circonda.
Non solo la Terra mi dà la vita, dandomi cibo, aria, acqua, suoni, relazioni, ma quello che io vivo, quello che amo, desidero, dico e ascolto, dà vita alla Terra. Essa diventa così il luogo che porta e sostiene il mio amore, il mio desiderio, le mie speranze più vere.
I piedi della terra cosa sono? Sono i miei, dice il canto, perché mi portano verso i luoghi che desidero vedere, verso i volti che desidero incontrare, e così imparo che la Terra è il luogo delle relazioni, lo spazio meraviglioso dove una rete invisibile lega gli esseri tra loro, in un sussurro segreto.
Le gambe sostengono questo movimento di incontro, e così io stesso mi faccio sostegno dei desideri della Terra.
Pian piano, imparo che i miei pensieri non sono solo i miei pensieri, ma che possono allargarsi ai desideri di tutti, a quelli di ogni creatura, imparano a farsi accoglienti, perché sanno essere voce di un popolo, di una nazione, di tutta l’umanità.
Così, abitato dal desiderio, anche le mie parole diventano le parole della Terra, perché hanno saputo fare spazio alla dimensione del cosmo che abita dentro e fuori di me, sono diventate parole collettive, parole della natura, quindi parole di amore.
Al tempo della missione Apollo-9 nel 1969, l’astronauta Rusty Schweickart uscì dalla navicella spaziale legato soltanto da un sottile cordone ombelicale. In genere la NASA non vuole che ci siano tempi vuoti lassù, per evitare che una qualche esperienza mistica faccia irruzione senza preavviso, ma quella volta avvenne un fatto imprevisto.
Proprio nel momento in cui Schweickart uscì dalla navicella spaziale, qualche cosa attirò l’attenzione del centro di controllo di Houston e dei suoi compagni rimasti all’interno.
Il povero astronauta si trovò cosi totalmente abbandonato a sé stesso, mentre fluttuava in orbita attorno alla Terra in un impressionante silenzio cosmico.
Avvenne allora una sorta di conversione, un inatteso risveglio del sentimento di compassione.
Osservava la Terra e vi vedeva “un gioiello splendente che si stagliava su un velluto nerissimo”.
Fu allora che Schweickart realizzò che tutto quel che amava: la sua famiglia, il suo paese, la musica, la storia umana con le sue follie e le sue grandezze stava in quel gioiello verde e blu.
Ne fu talmente sconvolto che racconta “volevo prenderla tra le braccia, stringerla a me, come una madre abbraccia il proprio bambino”.
Quale meraviglia devono essere stati quei giorni di avventure spaziali! Quanti cambiamenti nel cuore dell’uomo!
Ne porta traccia anche la poesia di un poeta, che proviene proprio dalle mie terre e che nei giorni dello sbarco sulla luna scrive:
Alla fine Enea Riccardino, non partì per la luna, continuò a svolgere la sua professione di medico. Ma le due storie ci insegnano il ritmo armonico di sogno, gioco e compassione, che sono per noi come i movimenti della luna.
Fr. Alberto Maria
[1] L’altra notte a forza di pensare/ ho deciso di fare un affare, / e appena giunto il giorno, / ho disposto e stabilito:/ “Visto che qui non c’è più niente, più nessun modo per passarsela bene, / visto che non ho fortuna, / voglio prendere un biglietto e andare sulla luna”. Sono stufo di pagare le tasse, / non ho più voglia di soffrire, / non voglio più fare queste vitacce, / cerco il modo di migliorare. / Per non diventare grigio/ saluto questa vita/ ormai ho deciso/ compro un biglietto e faccio una gita. / Vado in cerca della fortuna/ sul satellite che va, / vado su fino alla luna/ e se arrivo…io sto là.
Alessandria: Non ho mai creduto a chi sosteneva delle tesi sulla reincarnazione o sul trasferimento di uno spirito nel corpo di un altro e questo sia nel caso di umani che di animali.
La logica, il ragionamento e forse anche la scienza mi impedivano di pensare che questo potesse succedere.
Ora però a seguito di un fatto recente inizio a ricredermi, mi riferisco alla perdita avvenuta nel 2020 della mia grande e cara amica Raissa una fedele e buona amica a quattro zampe che ha percorso con noi 11 anni della nostra vita.
Lei era un gigante buono con tutti, umani e animali, fedele, affettuosa, intelligente, sempre disponibile e capace di capire i nostri umori e comportarsi di conseguenza.
Negli ultimi anni in particolare era sempre con me uscivamo per le passeggiate quotidiane con la solita fermata al bar dove lei andava sempre volentieri anche perché ci scappava metà della mia colazione,
Gli bastava entrare una volta per memorizzare tutti i locali nei quali andavo e quando passavamo nelle vicinanze lei mi faceva subito e chiaramente capire che ci voleva entrare.
Raissa
Il 4 luglio 2020 Raissa ci lasciava ovviamente pensavamo per sempre eravamo disperati il giorno dopo che era mancata sono uscito a piedi per fare quattro passi nel quartiere Borsalino dove risiedo ma ricordo che è stata un uscita drammatica ogni posto dove passavo mi ricordava lei, mi sono seduto fuori al tavolino del solito bar Smeraldo dove andavo sempre con lei e non sono riuscito a trattenere le lacrime.
Da quel giorno e per sette mesi sono uscito soltanto in auto per sbrigare le commissioni e ogni giorni in casa persino a pranzo e a cena come mi veniva in mente un suo particolare dovevo ricorrere a fazzoletto per asciugarmi le lacrime e anche con il passare del tempo non cambiava la situazione mi sentivo perso svuotato, avevo perso ogni interesse non uscivo perché mi sembrava di non sapere dove andare senza Raissa.
Mia moglie non voleva più un altro cane, al limite uno piccolo, sono stato diverse volte al canile di Alessandria ho portato fuori alcune volte un Labrador che poi è stato adottato ma niente di più.
Sino ad un giorno nel quale mia moglie mi mostra un inserzione su Facebook con la quale, a seguito della morte del proprietari, si mettevano in adozione due Terrier Neri Russi un maschio e una femmina, le chiesi di darmi il suo smartphone, c’era un numero di cellulare e d’istinto chiamai immediatamente mi rispose la signora Bognanni presidente dell’Associazione italiana Terrier Nero Russo
Mi disse che se volevo potevo andare a vederli contattando la sorella del proprietario recentemente mancato e mi precisò che in diversi erano già andati a vederli e quindi non sapeva dirmi a chi sarebbero stati affidati.
La mia intenzione visto che in passato avevo avuto tre cani femmine era di adottare la femmina Zeida, ma quando sono entrato nella villetta i due Terrier Nero Russo facendo il loro mestiere, sono arrivati ringhiando, poi è successo che la femmina si è fermata a qualche metro da me continuando a ringhiare mentre Slavik il maschio ha cessato di colpo e mi è venuto vicino sino ad appoggiarmi la testa contro le gambe senza muoversi.
Chiedo di mettergli il collare e mi faccio dare un guinzaglio per fare due passi all’esterno Slavik mi ha seguito senza problemi per strada sino alla mia auto, apro il bagagliaio e lui senza dirgli nulla salta su mi guarda e mi dice, “dai chiudi che andiamo a casa”… e io gli rispondo dai scendi che non so se ti daranno a me”… a quel punto senza tirarlo giù è sceso da solo siamo rientrati nella villetta ho salutato tutti e sono rientrato a casa.
Successivamente ho telefonato alla signora Bognanni le ho mandato delle foto e le ho raccontato le mie impressioni sui due Terrier e lei mi ha detto, Pier Carlo tu sei l’unico fra quelli che sono andati a vederli che mi ha fatto un reportage, vallo a prendere domani alle 14.00 che alle 15.00 faccio venire una famiglia di Torino per la femmina.
Il giorno dopo accompagnato dalla gentilissima signora Carla che ringrazio, sono andato a prendere Slavik che da allora, era il 4 febbraio 2021 è diventato la mia ombra non si distacca mai da me per più di due metri, sin dal primo giorno quando esco di casa e non posso portarlo, al mio rientro è dietro la porta che mi aspetta e come entro in casa si alza in piedi mi mette la zampe sulle spalle e mi lecca tutta la mascherina è qualcosa di incredibile considerando che ha sei anni e vive con me da poco…. Per il resto ha gli stessi comportamenti di Raissa ecco perché penso che me lo abbia mandato lei e sono certo che in Slavik c’è anche la sua anima…
Infine oltre a ringraziare la sig.ra Bognanni che ha deciso di affidarmi Slavik sono sicuro che il sig. Marco che ci vede da lassù sia contento per Slavik perché con noi è entrato a tutti gli effetti a far parte della famiglia e come tale sarà trattato.