un fiume in piena
travolge queste rive
si riversa
sui passi che vi sono
poggiati
li trascina nel
gorgo
non li sommerge:
li culla
non chiedere dove
accade
ciò che ti accade
dentro
ha forse
un luogo la passione?

un fiume in piena
travolge queste rive
si riversa
sui passi che vi sono
poggiati
li trascina nel
gorgo
non li sommerge:
li culla
non chiedere dove
accade
ciò che ti accade
dentro
ha forse
un luogo la passione?

la mia voce
in aereo
si distende per le stagioni del caldo
raccoglie le gocce del vento
ho fischiettato
“è laggiù il mare”
nel viaggio
dall’isola interna
alla stretta di mano di un amico
la scommessa con la vita
è trofeo
che bello finalmente
somigliarsi!

la poesia
luogo dell’uomo
è capacità di
stare senza luogo
apro i miei sigilli,
come radici
tentacolari
si arrampicano scomposti
in te
e tu mi strappi e poi
mi dici al vento

ordine sparso
aggrappo a fatica
il ribollire di vita
come tallone d’Achille
sentendo scoperto
un fianco invisibile
quale sia non so
lì si è stampata
l’anima

mi imboscai dentro
la tua voce
leggera e colta
schiuma di seduzione
come in calda tenda
stetti ferma in attesa
dicendo in soffio sorridente
la parola “errante”
e non “assente”
Così si afferra la follia
del falco nello
spiccare il volo
tra le sue unghie
forse
poi si muore

L’emancipazione femminile ha affrontato sfide e superato spesso gli stereotipi che vedevano la donna atta al focolare domestico o dedita all’insegnamento o ad un impiego e ancora oggi certe riserve non sono state del tutto superate .Di certo nel 1901 la posizione della donna nella società era quella dell’emarginazione o al massimo della intrattenitrice di salotto o dell’addetta a lavori di riserva. Ma la protagonista di “Le formidabile donne del Grand Hotel” Wilhelmina Skogh fa cambiare radicalmente il punto di vista riuscendo con altre coraggiose compagne di lotta, a ristabilire l’equilibrio del Gran Hotel, caduto ,prima del suo intervento , irrimediabilmente in rovina. Siamo a Oslo ,in una fredda sera d’inverno e ai piani bassi del grand Hotel si celebra l’assegnazione del premio Nobel, del tutto ignari della situazione economica della location, vanto della corona svedese e simbolo stesso della città.
Wilhelmina Skogh è già nota per le sue doti imprenditoriali ,essendo riuscita con le sue sole forze a dare vita da una catena di hotel di successo nel paese Ma è una donna e questo la rende agli occhi di molti inadatta ,tanto che seguono alla sua direzione una serie di licenziamenti da parte del personale maschile che reputa intollerabile essere diretto da una donna .Lei non si scoraggia e assume un gruppo donne “formidabili” per voglia di farsi strada e cerarsi un’indipendenza economica e farà così risorgere a nuova vita l’Hotel
Interessante riscoprire la vita e gli stili della società del periodo e la storia delle donne che entrano a far parte del personale dell’hotel, ognuna con le sue peculiarità; pregi e difetti ma che sono accomunate dalla volontà di fare qualcosa di importante che supera le discordie e le inimicizie.Accanto a loro altre donne e nobildonne arroganti e saccenti ,in un alternarsi di sfaccetature e di tipologie femminili
Un romanzo di quasi 500 pagine che è epopea di un sodalizio tra donne destinato a essere un esempio di resilienza e fiducia nel futuro che fa bene alle donne di tutte le generazioni,anche perché è ispirato ad una storia realmente accaduta
martedì, Luglio 09, 2024
LA CULTURA CHE NUTRE

L’anima di quel poeta era fragile.
Come quella di un eremita, aveva casa negli anfratti di roccia.
Di quella roccia che si chiama Nulla.
Gli anfratti erano trasparenti come gocce di rugiada e duri come punte di diamanti. Delicata come un orologino del Settecento, di quelli che le dame imbellettate portavano sul seno tra le gemme, l’ anima di quel poeta non vibrava al vento di tempesta e nemmeno nelle arsure dello scirocco caldo e bruciante. Vibrava al leggero fruscio delle foglie, quando l’alito del vento si fa lieve come un sospiro.
Sempre fuori di sé andava, suo malgrado, sempre in cerca di sé.
Un giorno si era dato appuntamento su un foglietto trasparente. Lo aveva messo in una busta gialla col francobollo ed imbucato nella posta sotto casa, sicuro che sarebbe arrivato in breve tempo. Aveva necessità di incontrare qualcuno. E aveva scelto sé.
Non si era chiesto perché.
Forse inconsciamente voleva farsi delle domande, cercare delle risposte, andare a farsi visita.
Ogni giorno il poeta prelevava la sua corrispondenza Fermo Posta, ma il plico non arrivava. I postini passano certo dappertutto, prelevano la posta anche da una buca fra gli anfratti di una roccia; non però se gli anfratti sono trasparenti come gocce di rugiada, dure come punte di diamante; non se quella roccia si chiama Nulla.
Il biglietto non era in realtà mai partito, ma di questo disservizio quel poeta era ignaro e continuava ad aspettare.
Passò il tempo e lui s’innamorò. Lei era bella? Non lo seppe mai: era sua, tanto bastava, era a lui che ella sorrideva. Aveva trovato la sua Poesia. Flora era vera, era reale. Venne ad abitare con lui e la roccia cambiò nome. Gli anfratti divennero stanze ospitali, calde e i postini cominciarono a passare anche da lì.
Il biglietto partì. Ma anche questo il poeta non lo seppe.
La sua vita cambiò. Il suo passato ormai non lo interessava e per farsene beffe raccontò alla sua Poesia di quella volta che aveva cercato di prendere l’appuntamento con sé stesso e del suo smacco. Poi se ne dimenticò del tutto.
Un giorno, controllando la posta, si trovò tra le mani qualcosa di assai curioso: dentro una busta gialla spiegazzata, c’era una freccia di ferro appuntita, arrugginita con un piccolo arco per scoccarla e nel biglietto trasparente che l’accompagnava era vergato:
“È questo il tempo per l’intimo, per il profondo,
per quella parte inattingibile di te che
solo un dardo scoccato da te stesso
può penetrare
raggiungendo l’anima
trapassando il cuore.
Poi sarà la fine, poi si muore”.
Da dietro, Flora gli cinse le spalle con le braccia e con la guancia si spinse innanzi ad incontrare la sua. Che strano messaggio, le mormorò il poeta: che mai vorrà dire? Non sapeva chi potesse averglielo mandato. Non c’era firma e nella busta mancava il mittente. Già tentato dalla tenerezza dell’abbracciò, prese la busta e la buttò tra la carta. La freccia e l’arco invece li spezzò e li buttò tra la plastica e il metallo. Come imponeva la raccolta differenziata.
Così fu salva l’anima del giovane poeta e non s’accorse, sviata dall’amore di aver mancato l’appuntamento con la morte.

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La cultura che nutre

Cosa può far uscire dal gorgo dell’abbrutimento e dell’estraneità al mondo “civile”? Per l’autrice di “Cuore nero” Silvia Avallone è in primo luogo la cultura e poi l’amore.
La sua protagonista Emilia,è una giovane donna che ha trascorso quasi metà dei suoi anni in un carcere minorile per aver commesso un reato che fino all’ultimo non sarà delineato. Se in carcere era riuscita a farsi amicizie e in qualche modo ad adattarsi alla vita scandita da regole tra detenute e quelle istituzionali ,tra orari e addirittura a studiare, grazie all’aiuto di una dirigente dell’Istituto ,fuori si sente davvero un’’emarginata che porta addosso il marchio della sua infamia. Eppure Emilia ha avuto una famiglia regolare con un padre amorevole che ,nonostante tutto, le vuole bene e ha fiducia in lei ; ne accetta anche la decisione di andare a vivere a Sassaia ,una sperduta frazione in una casa fuori del nucleo abitato che una zia defunta ha lasciato in eredità. Sola e in un posto isolato potrà leccarsi le ferite e ricomporre forse la sua identità. Qui fa un incontro inaspettato: quello con Bruno ,un insegnante elementare che vive nell’unica casa vicina e che ha un passato tragico da dimenticare seppure per motivi indipendenti dalle sue azioni. Due anime inquiete e disperate che si incontrano e si piacciono al punto tale di innamorarsi. Emilia poi ,trova da fare l’unica cosa che le è sempre piaciuta : restaurare un affresco della chiesetta di Sassaia .
Ma quel passato torna a spezzare quel nuovo cammino dato alla vita e il rapporto tra i due si interrompe bruscamente: Bruno che non ha mai chiesto niente alla donna viene a sapere il suo segreto e si sente tradito e incapace di accettarlo. Quale sarà l’epilogo? La cultura e l’amore saranno collanti sufficienti a ricomporre l’esistenza di Emilia?
Il racconto si snoda con sequenze descrittive,dialogiche e narrative attraverso una duplice narrazione :quella di Bruno e di Emilia per cui non è facile per il lettore mettersi dalla parte dell’uno o dell’altra e solo la propria esperienza personale e i propri punti di vista possono essere il timone per decidere da che parte stare. Anche il tipo di linguaggio utilizzato è in linea con i personaggi ;Emilia si esprime in modo crudo, sguaiato, irriverente ;Bruno è più moderato e corretto ,come si addice da un insegnante anche se non ci parla più di tanto del suo lavoro.
Piccolo paggio
la favola del mio corpo
non oltrepassarla!
segreto ti appariva
come il sole e la pioggia
ti occorre ancora
distanza per vedermi
giovane
silenziosa
che si rinnova
in punta di piedi
come sul far del giorno
Stupidamente segreta nell’animo
la mia bocca cede
ritrosa
parole geometriche
che vanno
anche oggi a farsi male
su pensieri cerbiatti
Come allora
-ricordi?-
sui
banchi di scuola
intarsiati d’inchiostro
sempre quelle favole
che paralizzavano leggere
la storia del mondo
quando ancora
non c’era il mondo
ma solo il mio corpo
un minuscolo spunto in un dovechissà
che ti toccava
perché tu invece
c’eri
e stavi lì segreto
di me tua regina
innamorato


Compassata nel senso artefatto
del tuo vertiginoso mutismo
cerco misture di tamerici
per coccolare cartilagini sfiancate.
Overture di proiezioni in controluce
restano blandite in un gelido ancoraggio
scandito da un approdo
di spine spiaggiate.
Ricompongo lo scorcio dei pensieri
annodati a una gamma di transiti istintuali
ispezionando fughe di nebbia
nello scalpore d’un dolce involucro
ove rivivere me stessa…
@Silvia De Angelis
Franca Alaimo
Con la bocca piena di luce
Il mio corpo adolescente
era una casa di clausura
con un caldo tropicale
e sogni vaneggianti.
L’anima vi abitava
come un cardellino fiammeggiante
che abbiano accecato perché canti
più disperatamente
ma anche così dolcemente
che sentirlo è come immaginare
un aldilà magnifico.
Una casa con molti muri e stanze
e il giardino dei fiori d’oro dell’infanzia.
Pestavo un’erba magica nel frantoio
per risvegliare i giorni della gioia.
Il mare era incastonato
nel mezzo della carne
come un lapislazzulo blu,
la mente delirante,
la sabbia morbida, ardente.
Il mio castello è quello più alto
con bandiere di carta e ponti levatoi
fatti con stecche di ghiaccioli.
E il mare non è quello reale,
il tempo non è quello reale,
ma un altro dove volare arditamente
come un uccello misterioso
che non si ferma mai.
E non so che profumo di gelsomini
vi penetra certe sere
con una voce troppo leggera
di bambino:
andiamo, laggiù ce ne sono tanti.
Dammi la mano. Senti?
Ancora ci muoviamo nella luce lunare
che ci schiara le dita
e si specchia tranquilla
nell’acqua di un boccale
lasciato sopra il tavolo, all’aperto.
E il canto dei grilli fa un’onda così lunga
da attraversare il tempo.
C’era una volta. C’era una bambina
con una corona di latta sopra il capo
che giocava con il mondo
e lo ammirava stupita.
Che spoliazione infinita!
Quanto barbari sono i maestri.
Come grida il cuore:
Non devo dire questo,
non devo fare questo,
Sono una donna,
sono un animale muto.
Sono una menzogna.
Una gola di cera molle
dove tutti imprimono i pollici
per cacciare indietro la mia voce.
Sogno tutte le notti
un uomo che m’insegue con un coltello
affilato e lucente,
ed io ho paura che mi prenda.
Madre delle vergini, aiutami!
Io sono un vaso di vetro.
Un vaso che traspare come l’acqua.
E poi viene quella cosa rovente
che fa chiudere gli occhi
che fa ancora paura ma così struggente
che riempie di sospiri la bocca.
Inginocchiati, Amore, trema, fammi tua,
dimmi a voce bassa chi sei,
che loro non sentano più,
che non sentano.
La mia casa di carne è un fiore.
Io non voglio appassire.
Tu, madre, sei soltanto un’ombra.
Tu, padre, una corda intrecciata.
La luna galleggia come una barca bianca
nel cielo nero.
Colei che sta al timone è del tutto ubriaca.
Ha bevuto il vino senza fine della notte.
E, dopo, è come se piangessimo.
Ma è che mi ha svestita poco a poco
e le pupille bruciano.
Qualcosa sanguina.
Facciamo, il mio corpo accanto al suo corpo,
uno stendardo di seta
più grande dell’ombra blu delle montagne
e lo cuciamo con i baci e le parole
come fosse il solo tra i sacri riti
da offrire all’altare della vita.
Adesso so che il corpo non può avere riposo,
che vivere è come una mano che afferra.
Un’acqua che affiora dal fondo della terra
ed ha bisogno di zampillare, furiosa.
Che tutto il resto è solo sonno vuoto.
Che di ogni cosa bisogna scrivere.
Perché la realtà si ricordi,
perché si sappia rispondere.
Che scrivere significa essere donne
assolutamente libere,
con la bocca piena di luce,
con tanti fiori che bucano l’oscurità
coprendo la ferita.
Franca Alaimo, da “7 poemetti”, Interno Libri Edizioni

ora mi rimpicciolisco
e mi sogno
un sogno piccolo
piccolo
estremo
come uno scarabocchio
di me
come un’introduzione
postuma:
-quelle… dita che
mi(!?) amavano…-
tu la trovasti
una figura
trovasti
tracciata col lapis
su una roccia
tu raccogliesti il lapis
e scrivesti
la figura sorrise
un sorriso lungo
sette giorni
sette anni
sette attimi di eternità
…il sogno…
Foto cortesia con Irene Doura-Kavadia e Luisa Camere
COSÌ MI SEMBRA
che sono rimasto in un sogno.
la sonnolenza pomeridiana
aromi di campane
il piccione tuba.
Piccole trombe
disturbano i miei sensi
Mi riempiono i palmi di sangue.
Sveglio! e in lontananza
Una dea scende dall’Olimpo
cerca l’acqua vuole calmarsi
la sete divorante…
Sei arrivato! Non c’era nessuna mela
Nemmeno la guerra di Parigi è stata guidata.
Lentamente, Lima, Madrid continui,
Roma e la destinazione dei tuoi sogni.
Da lì venne il rapsodo…
Eccoti arrivato.
Poeta compagno
di ore
e lettere.
Grazie Luisa Camere
mostra due immagini
tuo e mio,
Tu eri il Premio.
Non voglio lasciare il bellissimo sogno
Tunica bianca,
“Leda con tulle vaporoso”
Vostra Grazia, nello sguardo celeste
riempiva i locali era il Palazzo.
Furgone rosso pieno di ali
carico d’amore.
Gli allori ti coronano la fronte.
Piura, 4 luglio 2024
Grazie a Dio, grazie al tuo bellissimo spirito, alla tua brillante semplicità, al tuo cuore infantile nell’accettare il gioco della dinamica, abbiamo raggiunto i nostri amati desideri e il tuo spirito inquieto ha insistito per andare alla pagina successiva PUBBLICARE ed eccoci qui Luchita, con gratitudine a Dio, alla vita che ci ha donato l’immenso sostegno delle nostre famiglie.
FELICE e FIERO DEL NOSTRO “CARICO D’AMORE”, che si è fatto strada ed è arrivato.
Grazie a Preeth Padmanabhan Nambiar, dall’India, Irene Doura-Kavadia, dalla Grecia e Johanna Devadayavu dall’India, sono gli ideatori e coloro che hanno reso possibile questo grande RICONOSCIMENTO, concedendo a “CARICATO D’AMORE” il
PREMIO LIBRO D’ORO,
Attraverso la Fondazione Writers Capital e grazie alla persona che ci ha proposto ed è stata attenta al nostro lavoro, mi riferisco a Elisa Mascia dall’Italia, alla quale ci accomunano tanti momenti e luoghi del Mondo Poetico Letterario.
Da Elisa Mascia ho ricevuto l’invito a partecipare al PANORAMA INTERNACIONAL ARTS&LITERATURE FESTIVAL, ho ricevuto all’inizio il sostegno dell’amata Mariella Porras dal Venezuela.
Per la mia semplicità, figlia di un Paese di contadini, di genitori di provata decenza e che lavorano dall’alba al tramonto.
Ricevere questa notizia mi ha commossa al punto da piangere come una bambina, per poter raggiungere il Paradiso e ricoprire i miei amatissimi genitori del meritato orgoglio. Sono grata, naturalmente, alla mia famiglia, che ha finalmente accettato la mia appartenenza a quello che chiamo “Il mio nuovo mondo”.
Luisa te lo dirà con parole sue.
Mia cara amica, compagna di lettere unite da “CARGADITOS DE AMOR” in un modo così bello con la purezza del cuore del “nostro bambino”.
Grazie per il tuo enorme impegno in ogni modo, nonostante il tuo piedino delicato sei riuscita a compiere la tua missione che hai fatto tua fin dal primo momento.
Scritto da Margarita Salirrosas de Verdeguer
Con infinita gioia copio le parole di Luisa Cámere.
” È stato davvero un privilegio ricevere il Golden Book Award da me e Margarita Salirrosas de Verdeguer. Sapere che Cargaditos de amor ha viaggiato per il mondo ed è stato premiato dalla Writers International Edition è stato un onore. Grazie Irene Doura-Kavadia per questo riconoscimento, mi sono sentito molto orgoglioso e ringrazio Dio, la mia famiglia e la meravigliosa poetessa e manager culturale che è stata l’artefice di questo legame Elisa Mascia. Mai più felice, grato per la vita di ricevere un premio da Atene, culla della poesia, di grandi pensatori come Aristotele, Platone, Socrate, culla della democrazia e della cultura occidentale… Non dimenticherò mai questo momento che vivrà ineffabile nella mia memoria e nel mio cuore! “磊
Luisa Camere
TAL ME PARECE
que me quedé en un sueño.
el sopor de la tarde
aromas de campanillas
arrullos de torcazas.
Minúsculas trompetas
alborotan mis sentidos
llenan mis palmas de sangre.
¡Despierto! Y a lo lejos
Una diosa baja del olimpo
busca agua quiere calmar
la sed devoradora…
¡Llegaste!, no hubo manzana
Ni Paris beleidoso pastoreaba.
Despacito, Lima, Madrid sigues,
Roma y tu destino insoñado.
De allí salió el rapsoda …
Allí llegaste tú.
Poeta compañera
de horas
y de letras.
Gracias Luisa Camere
muestras dos imágenes
tuya y mía,
Tú fuiste el Premio.
No quiero salir del bello sueño
Túnica blanca,
“Leda con vaporoso tul”
Tu gracia, en celeste mirada
llenó el recinto fue Palacio.
Camioneta roja llena de alas
cargadita de amor.
Laureles coronen tu frente.
Piura, 04 de julio de 2024
Gracias a Dios, gracias a tu bello espíritu, tu brillante sencillez, a tu corazón niño al aceptar el juego de dinámicas, echamos mano a nuestras amadas añoranzas y tu espíritu inquieto se empeño en ir a la página siguiente PUBLICAR y aquí estamos Luchita, con agradecimiento a Dios, a la vida que nos puso el inmenso apoyo de nuestras familias.
FELIZ y ORGULLOSA DE NUESTRO “CARGADITOS DE AMOR”, que se abrió paso y llegó.
Gracias a Preeth Padmanabhan Nambiar, de La India Irene Doura-Kavadia, de Grecia yJohanna Devadayavu de La India, ellos son los creadores y los que han hecho posible este grandioso RECONOCIMIENTO, concediendo ” CARGADITOS DE AMOR” el
GOLDEN BOOK AWARD,
A través de Writers Capital Fundation y gracias a quien nos propuso y estuvo pendiente de nuestro trabajo, me refiero a Elisa Mascia de Italia, con quien nos une muchos momentos y lugares del Mundo Literario Poético.
De Elisa Mascia recibí la invitación para participar en PANORAMA INTERNACIONAL ARTS&LITERATURE FESTIVAL, recibí en los inicios el apoyo de la querida Mariella Porras de Venezuela.
Para mi sencillez, hija de un pueblo de campesinos, de padres de probada decencia y de trabajo de sol a sol.
Recibir esta noticia me emocionó hasta el llanto de niña, para que llegara al cielo y bañar de orgullo merecido a mis muy amados padres. Agradezco, naturalmente a mi familia, que finalmente han aceptado mi pertenencia a lo que llamo “Mi nuevo mundo”.
Luisa ya les contará con sus propias palabras.
Mi querida amiga compañera de letras unidas por “CARGADITOS DE AMOR ” de una manera tan bonita con la pureza de nuestro corazón niño.
Gracias por tu tremendo esfuerzo en todos los sentidos, pese a tu delicado piececito pudiste cumplir con tu misión que la hiciste tuya desde el primer momento.
Margarita Salirrosas de Verdeguer
Con infinita alegría copio las palabras de Luisa Cámere.
Fue realmente un privilegio haber sido la portadora de recibir el Premio Golden Book de Margarita Salirrosas de Verdeguer y de mi persona. Saber que Cargaditos de amor recorrió el mundo y fue premiado por Writers International Edition ha sido un honor . Gracias Irene Doura-Kavadia por esta distinción , me sentí muy orgullosa y le doy gracias a Dios a mi familia y a la poeta y gestora cultural maravillosa que fue la artífice de esta connection Elisa Mascia. Nunca más feliz , agradecida por la vida por recibir un premio desde la Atenas , la cuna de la poesía, de los grandes pensadores como Aristóteles, Platón , Sócrates , cuna de la democracia y de la cultura occidental.. nunca olvidaré este momento que vivirá inefable en mi memoria y en mi corazón! 磊
Sharing beautiful moments during Global Vision Summit 2024
#writerscapitalfoundation#
@highlight
come corpi denutriti
urlanti a testa in giù,
farò rotolare questi respiri
fino a valle
dove tu sei arrivato
attirato
dall’odore del cibo
del villaggio
irruvidiva
dentro una mezza notte:
e prima che cadesse
il vento
la pelle scappava verso
il sogno

non è un alibi
(o forse si?)
l’attesa
di vedere chi uscirà per
primo dal portone,
la strada che prenderà:
sarai tu?
eri fatto di posti
in prima fila
da lasciare vuoti
e io calzavo ai piedi le tue
assenze
