Tragico verso tratto da una lirica premonitrice di Karin Boye (Göteborg, 1900 – Alingsås, 1941), poetessa e critica letteraria svedese morta suicida a soli 41 anni.
Foto: Francesco Ungaro. Foto di portata: Jeff Nissen
Le stelle
Ora è finita. Ora mi sveglio.
Ed è quieto e facile l’andare, quando non c’è più niente da attendere e niente da sopportare.
Oro rosso ieri, foglia secca oggi. Domani non ci sarà niente.
Ma stelle ardono in silenzio come prima stanotte, nello spazio intorno.
Ora voglio regalare me stessa, così non mi resterà alcuna briciola.
Dite, stelle, volete ricevere un’anima che non possiede tesori?
Presso di voi è libertà senza difetto lontana la pace dell’eternità.
Non vide forse mai il cielo vuoto, chi dette a voi il suo sogno e la sua lotta.
Salva
Il mondo scorre da fango, vuoto lo riempie. Ferite, che il giorno ha aperto, si chiudono, quando è sera.
Calma, calma inclino il capo a una santa visione, il tuo ricordo che indugia. Tempio; rifugio; purificazione; santuario mio!
Sulle tue scale lontana la tenebra, salva, serena come un bimbo mi addormento.
La breve esistenza della Boye, divenuta celebre grazie al romanzo distopico 'Kallocaina', che anticipava l'avvento dello Stato mondiale raccontato da Orwell in '1984', è marcata in modo drammatico dalla scoperta della sua omosessualità all'età di 18 anni. La donna vivrà sempre con tormento questo orientamento affettivo, condannato all'epoca dalla Legge e dalla morale comune della sua nazione.
Nel '32 si trasferisce a Berlino, dove convive con la compagna Margot Hanel, e decide di curare una profonda depressione con la psicoanalisi. Invano: come aveva previsto nel suo diario lo stesso terapeuta, la poetessa si toglierà la vita, seppur diversi anni dopo.
*Valeria Consoli: laureata in Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla scrittrice Fausta Cialente.
Norman MacCaig (1910-1996) è stato uno dei più grandi poeti scozzesi del ventesimo secolo. E’ ricordato con grande affetto non solo dalla nuova generazione di scrittori scozzesi che ha contribuito a formare, ma anche dalle migliaia di persone incontrate nelle scuole, per le quali MacCaig è stato il primo poeta che avesse il dono di scrivere con semplicità sulle cose di tutti i giorni rendendole sorprendenti.
Penso a te nei vari modi in cui la pioggia scende. (sempre di più, con l’età, odio le metafore – la loro rigidità la loro inadeguatezza.) A volte questi pensieri sono pioggerellina, appena percettibile, niente di più leggero: a volte uno scroscio battente, una solerte pulizia primaverile della mente: a volte, un terribile temporale. Sempre di più, con l’età, odio le metafore, amo la leggerezza, temo i temporali.
raccoglie i fiori del destino e prende posizione davanti a una lacuna delle nostre ossa per questi l’inchiostro con cui scrive è la densità della porta divelta la gloria della tasca vuota
la mia assenza ora è irrequieta non vuole essere costante fa lo sgambetto alle ali degli angeli