LONTANI ECHI

Avatar di silviadeangelis40dquandolamentesisveste

Nella proiezione d’una realtà
sommersa in uno spazio
ove contraltano sussurri di parole
scivolo
silenziosa
nel pressappoco d’un limbo ostentato.
Sgusciano soffi alternati di paura
e incerti ronzii sulle ciglia.
Tra dita schiuse
mi schermo in un declivio innato d’apatia
unico mentore d’un  lontano inizio
ove s’infrange la schiuma del mare
proiettando piedi snudati
fra fossili appesi a lontani echi
@Silvia De Angelis 

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Le stazioni – di Frida la loka

Poesia, Lombardia

Foto di Allena, Pixabay

Binari bianchi,
sghembi,
sembrano allineati,
Effiggiano del blu mare s’un cielo a tinta unita.

Vagoni pieni; pensieri, desideri, confessioni, sentimenti, sofferenze, ricordi, sogni, persino persone.

Le stazioni
Cambiano in continuazione
Dipende solo
del viaggiatore
Non vi è tempo,
fretta o rallento
Armonie delicate
Accompagnano il passo

Qualcuno scende
Tornando là,
da dov’è partito
Un paese, la mente…
il cuore

E altri; beh…
non si fermano fino a
destinazione raggiunta.


Immagine di portata: Maksim Romaškin,Pexel.

Tua

26 aprile, 2023

Dal blog personale di: fridalaloka.com

Ripubblicato su:

http://alessandria.today

NELLE PIEGHE DELLA NOTTE, di Silvia De Angelis

E’ bellissimo quello scorcio cosciente della sera, quando prima di abbassare le ciglia, precipitiamo in uno stato di quasi incoscienza…è allora che immagini sfocate, premonitrici del sogno vero e proprio, si rincorrono dolcemente fra le oasi del nostro sé, immergendoci in  quel cortometraggio animato, del quale diventeremo protagonisti.

La notevole creatività del nostro cervello viene allora alla ribalta, mescolando in modo confusionario ricordi, illazioni, remore e quant’altro al momento le possa apparire  più succulento possibile,  cosicchè iniziamo a vivere un’ avventura strampalata, che rincorriamo animosamente, ma che all’improvviso cambia il suo tema, spiazzandoci per l’illogicità dell’inaspettata nuova situazione.

Visibilità tenui e sfondi carichi di colore, s’alternano, in attesa che la nostra ombra segreta s’immerga in quei paesaggi suggestivi, che ci meravigliano per i picchi d’infinito  e ci faranno intraprendere azioni insospettabili, che nella vita reale ripudiamo con tutte le nostre forze.

Eppure se riuscissimo ad analizzare, con calma, e con  un’ottica diversa dall’usuale, quell’affascinante vissuto, ci potrebbe apparire meno stonato e assai più veritiero di quanto potremmo osservare sul momento.

Infatti quando dormiamo, siamo soliti abbandonare le resistenze e gli impedimenti che ci frenano, nella fase cosciente della nostra vita, e la parte più nascosta del nostro io, quella che se ne sta silenziosa in un angoletto, entra in azione indisturbata…..così ne combina di tutti i colori, anche se, spesso, al nostro risveglio, non riusciamo a ricordare, esattamente, quanto animosamente abbiamo vissuto nelle fitte pieghe del buio.

Eppure, al mattino, ciò che abbiamo registrato nella nostra mente, sembra dare il suo imput alla giornata, infatti se il coinvolgimento notturno ci ha emozionato con sensazioni positive, ci sentiamo rilassati e molto creativi, in caso contrario, un senso  di malessere, rende faticoso guardare con benevolenza il rosa vellutato dell’alba…

@Silvia De Angelis

I miei versi, scritti così presto di Marina Tsvetáyeva

La grande poetessa russa

Avatar di almerighialmerighi

Poetessa russa 1892 – 1941. Figlia di un professore specializzato in Belle Arti, studiò a Mosca e alla 
Sorbona e visse molti anni all’estero. È considerata una delle figure più importanti della letteratura russa del XX secolo.

I miei versi, scritti così presto
che non sapevo nemmeno di essere poeta,
inquieti come gocce di fontana,
come scintille di cometa,

lanciati come agili folletti all’assalto
del santuario dove tutto è sonno e incenso,
i miei versi di giovinezza e di morte
– i miei versi, che nessuno legge!-,

nella polvere degli scaffali sparsi
-che nessuna mano tocca!-,
come vini preziosi,
anche i miei versi avranno la loro ora.

*

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Lucia Triolo: compleanno

Vorrei abitare 
luoghi amati.
Sono 
nel pullman che va al mio
compleanno

Non è per caso
che una suola si logora
nel camminare l’amore:
la scarpa rimane sempre nuova.

Dove sono stata,
tutto è fermo e provvisorio 
insieme 
lì mi sono lasciata per ritrovarmi 

Conosco i bar con il caffè fumante
i panifici col pane fragrante
i giardini fangosi dopo la pioggia,
la persiana che non chiude bene,
i modi audaci
della gonna gialla, corta
il metrò su cui viaggia 
ora lenta ora veloce la memoria
e dice insieme
“scendo qui”, “possiamo andare”.

strana sensazione:
pienezza e insoddisfazione.
vivere nel ritorno e continuare
ad andare,
perché
ogni volta è la prima e l’unica
all’amore.