Lucia Triolo: quando la neve palpita

ho una benda sugli occhi
quando la neve palpita
come Dio

siamo di fango: la mia statua ed io
(impastate dai giorni degli altri)
lei cammina su di me
e mi capisce dentro

mentre attendiamo
(impastate in pantofole e vestaglia)
mi apre come un varco
e mi rapisce dentro

passa attraverso
(impastata d’amore)
la vedo allontanarsi
come avesse fretta o paura

quando la neve palpita
nessuno strappi
la benda che voglio
tenere sugli occhi

nessuno strappi Dio

Lucia Triolo: s-vantaggio

Mi guardo lì 
testarda
seduta sul mio s-vantaggio.
Incalza la passione!
Non è ancora venuto fuori l’altro di me,

forse l’ ieri l’altro
perché sono un tempo
testardo, segreto
e viaggio, seduta sul mio s-vantaggio
ostaggio di un treno in corsa
parlo con tutti i passaggi a livello chiusi,
con le vie senza uscita

e sbatto avanti e indietro, 
e sono un arabesco in metamorfosi.
Speranza 
-comunque la vivessi, 
una malattia senza narcotico:
non andrò verso di lei-
sai tutto ciò che non so.

La semplicità del caos in me
zampilla come un pene
in un’acquasantiera

lucia triolo: Agosto di questi giorni

E questi giorni di Agosto
fieri, eterni
aggrappati alla distanza
tra ieri e domani
dentro il bicchiere del the freddo

così questi che
non riesco ad affondare
né a far galleggiare
come traverse di una vita
(mia, degli altri, che importa?)
percorsa solo a tratti.

Cedo tutto purché resti la voce
a chiamare implorare gemere
Tu dici: 
ci vestiamo
perché ci si possa acchiappare,

contati le dita
uno è irraggiungibile
poi
attraversati controcorrente

lucia triolo: in un attimo

C’è stato un tempo,
una brusca emozione nella vita allo specchio 
vissuta.
come su un trapezio volante

balzavo da una cima all’altra dei desideri:
due balzi nel poco, il doppio nell’eccesso,
l’infingardaggine negli uni, 
la sfrontatezza negli altri

e io, nel vuoto, a guardare lo specchio piegarsi, 
strizzarsi, distendersi, allargarsi, 
aggiustarmi il cappello sul volto, 
sorridere alle unghie dipinte, 
offrire una rosa alla ruga dei
miei compleanni, 
lì, sotto l’occhio sinistro.

C’è stato un tempo che lo specchio 
interrogava:
“tu, dei miei desideri che sai,
sei ancora una memoria elegante
e slanciata?”

E’ passata una vita
in un attimo,
uno sguardo
profondo ma anche di sfuggita
dentro noi
nella contrazione dei giorni, delle ore, 
dei minuti
un attimo insomma che, come una bella, 
si guarda allo specchio.
e lì sa tutto di sé.

“Sapessi cosa riflettono gli attimi 
-diceva lo specchio-:
una vita? Ah, come è poco una vita!”

C’è stato un tempo, 
un singhiozzo del tempo
e c’è ancora, quel tempo
ieri, domani 

o forse non più.

lucia triolo: volli te

Volli te
come si vuole
il mal di testa
per un ospite molesto.

Volli te
come si vuole
il veleno per i topi.

Volli te
come si vuole
la buccia di banana
per lo scippatore
o uno sgambetto d’autore.

Volli te
come in graduatoria
si vuol che si ritiri
chi ci sta davanti.

E poi volli te
come si vuole,
dopo la battaglia,
la bandiera garrire
sulla punta
della lancia

Ma tu,
tu volevi solo
essere baciato.
E io
non avrei fatto male
ad una mosca

lucia triolo: l’abito

Ho indossato l’abito
di un altro
mi stava a pennello?
forse no forse si.

fu Venerdì
per mostrarmi a qualcuno
perché 
mi si vedesse,
a weekend finito non l’ho
restituito:
era macchiato.

ho indossato disinvolto
le macchie di un altro.
qualcuno ha detto che erano 
grandi!
per me erano come il bene comune
sempre così misteriose;
quasi mai sai da dove vengono.

Altri vorrebbero
indossare il mio
non sanno che non ne ho
sono nudo
come quel re…
non ho
nemmeno il conforto delle macchie.

Certo che indosso abiti che 
non mi appartengono:
come dire ad altri
che sono uno specchio?

Lucia Triolo: schiaccianoci

Ho estratto dalla borsa i versi
lastricati sulla mia voglia
e li ho obliterati per sottrarli
alla logica dei fatti
-dove sei?-
Varranno ancora per i prossimi
90 minuti
poi non ci sarà più nulla
dentro il tegame della veglia
se non faccio a pezzi
questa pura lussuria.

Non era vero che potevamo
addentare la luna
solo col tuo desiderio e la mia miseria
-è la’ che mi attendevi?-
Non funzionano
da schiaccianoci, o forse
la luna non è noce
per noi.

Lucia Triolo: Presente!

quel momento che mi parla dentro
non ascolta l’ora
continua a fornicare con la
mia salma:
sa che ho vissuto!

é in collera con me perché
sono in disaccordo
con i suoi tanti dondolii
di fughe.
“Presente” mi lascia gridare sola
al mio funerale

si promette a piccoli diamanti 
di sole

Lucia Triolo: Luogo

Sono un luogo
in cui tutti nascono
tutti passano
nessuno resta?

     -certo una non-misura-
    O solo un
     “non luogo a procedere”?

si è destata in me
la metamorfosi
che attendevo?
non so

Non so cosa stia facendo
adesso
il mio cadavere
Forse è
con la mia gamba destra
o con la sinistra

forse è col mio
“persino qui”?
Non lo so
non scalcio più
ma
non mi fermo
non è fermandosi che si arriva

taci taci
non si ingigantisce la verità!