Lucia Triolo: biglie di passato

“il giochetto di biglie contro la morte
può cominciare”
P. Celan, Svolta del respiro, “Paesaggio popolato di urne” 

………..

biglie di passato

a urtarsi impazzite
tra birilli di parole
dove si va a far furbe le immagini

a scodinzolare
tra istmi di birilli d’anima
dove si va ad arare fame e paura

tu spingi il tuo affondo
con indosso
i sandali di un varco di luce

che io ti giungo
allo sguardo

Lucia Triolo: persecuzioni affettive

notte agitata
per via del caldo.

tra un risveglio e l’altro
persecuzioni affettive
in camicie sudate
attraversano vetrine intime
piene di dei 
scaduti e di zanzare

come passeggeri 
improvvisati
costeggiano una mente
cui il laccio da scarpe
ricorda
cammini senza misericordia

a quest’ora dal
profilo aquilino
luogo di bestie e
di sopravvivenza stenta
venderò le mie labbra
alle bambole

rimaste a spiegare il
mio mondo

Lucia Triolo: il corso del fiume

“da ogni altura speravamo di scorgere il corso del fiume:
speravamo sempre invano”. Alfred Brehm, “Viaggio nel Sudan”

in ritardo
come sempre
una fuga
come sempre 
l’affanno della corsa

(e il fiume scorreva
il suo flusso mischiava le acque)

a inseguire e fuggire un’orma,
un’ombra
davanti
poi improvvisamente
dietro

(e il fiume tra gli alberi non si scorgeva
come un lavoro precario)

la stessa ombra
non era stata superata
era lei, l’orma, che 
aveva aumentato
il ritardo 

(c’era un’ansa nel fiume,
un’ansa interiore?)

-“dove abiti” chiese?
-“dove non bastano le parole”

Lucia Triolo: la voce

“…la voce
smette di somigliare alle parole”
P.S.Dolci, Alfa Lyrae, I, da “I processi di ingrandimento delle immagini. Per un’antologia di poeti scomparsi”

——-

la voce 
mi tiene a bada per
impedirmi di mordermi
dura o sfilacciata che
sia

mutua la parola con il gioco
dei fili di voce?
non so:

ho scritto al Van Gohg di Artaud,
seduto in piazza
su una vecchia panchina
mi ha risposto
di cambiare matita,
questioni di grafia?
era in bilico sulla panca scassata
della società

ho raccontato Celan
uomo di terra e sogni
può capitargli di tutto
Inbegorg teme per lui ogni
corrente:
pare dimentichi ovunque
il fasciacollo

ho invitato un’ insonne Anne Sexton
allo studio di Freud
perché lo psicanalizzasse
sdraiata 
sul lettino 
ma appena l’ha vista
lui voleva altro da lei

una notizia:
leggere poesie ad alta voce
efficace rimedio
contro il mal di gola

Lucia Triolo: un giorno, un senso

E poi ci sarà un giorno
come ci fu un momento in cui avrà senso
che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe

non erano per me quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne
non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che non c’è!

Hai fatto visita ai sogni degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.

Questi avanzi di stupore 
nei miei panieri notturni 
pieni d’acqua basteranno
a saziare la fame dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
che lascia il corpo
e corre lungo il mare

Lui nuota, conosce l’inchiostro

Lucia Triolo: rabbia

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte.

           … delle rose in boccio
non godute,
che imprigiona violenta
universi di passioni
mai ad altri cedute,
da nessuno vissute

           … di umori e odori
delle umane scuderie
abbandonati
in vecchi jeans slabbrati
di lontane periferie.

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte

            … di fatiche ancestrali
che nessuna bestemmia,
benedizione al cielo,
ha mai acquietate:
dove sei ora vecchia cisterna
che svuotai col mio ditale?

            … di ciò che non ha nome,
che a nessuno sapemmo riferire
col sangue o col dolore.
Ma che solo un sguardo colse
con un sussurro lieve
e se ne dolse

Voglio andare in cerca della rabbia del mondo
questa notte


rabbia d’amore
si dà cruda e graffiante senza
farsi saziare

Lucia Triolo: l’acconciatura dell’ “io”

(storiella grezza)

Come nella favola,
tingerò i capelli
del colore del tempo
e indosserò il vestito
che un ragno ha intessuto.

Prenderò la borsa
del mendicante sotto casa.
È sdrucita, bucata e vuota
adatta proprio
alla mia rabbia boia:
ogni tanto parlano insieme.

Indosserò una calza 
strappata a chi, 
con l’arma in mano,
nasconde il proprio viso
agli occhi di chi ha ucciso.

Quella della befana
non mi sta affatto bene,
c’è carbone o ricchezza,
ma ben poca franchezza.

Restano le scarpe,
salvezza di chi fugge dallo schifo.
Devono aver le ali
della bricconeria,
che ogni giorno,
dalle sei del mattino,
è sempre a casa mia.

Cari signori,
é pronta adesso
dell’ io l’ acconciatura
per il fatidico
Nobel della fregatura.

lucia triolo: nel breve giro del cranio

“Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati

Occhi che in sogno non oso incontrare”
(T. Eliot, “Gli uomini vuoti”, Poesie)

Sei sazio della tua fame:
coscienza di paglia
che in sogno la notte io non
oso incontrare

spranghe di ferro
le parole
avvolgono in gomitoli 
la colpa

dici: non so stare dentro me 
il breve giro del cranio è 
una casa di tolleranza

parole puttane a fronteggiarsi 
nel filo
a che servono le grandi
domande,
le piccole risposte?

amiamo l’errore e il peccato
la bocca, le mani in agguato 
alla carne
sulle tracce del padre corriamo

leggere variazioni
poche indicazioni per
appuntite speranze

Vino per tutti offrirò
berremo a garganella
e la fine,
una sbronza
triste

Lucia Triolo: a prova di luce

aveva 
la luce di
un vestito colluso con le sue tarme
senza coraggio
la promessa più vicina, decine di vendemmie prima
era stata a inizio autunno:
uno sguardo, il mosto e … via
ora non aveva più un addio
nemmeno dietro casa

tra la naftalina
il cane dispettoso trasportava 
guaiti 
al suo bastone 
senza altro da fare che guardarne
la punta tramestare
resti di desideri e di pensiero

forsennata 
luce interna
scortica a vivo
quel che la luce esterna
addita al nascondiglio

Lucia Triolo: chi sei

“chi sei quando non ti guarda nessuno”
Paola Silvia Dolci, “Dinosauri Psicopompi

e tu racconta delle squame che perdi
ti finiscono in tasca i lapsus
che volevano aggredirti

-non ho nulla da nascondere-

e quell ‘ “IO
che li compendiava tutti
e la donna furtiva che camminava 
accanto ai veterinari in pellegrinaggio 
sul tuo nome

-mi arrendo-

racconta la tua resa
quando nessuno ti vede
l’inizio del film è lì
che ti guarda

Lucia Triolo: carte geografiche

carte geografiche 
si sono presentate stamane
a un difficile giorno 

la mano le ha prese
dita nude senza smalto
a raccontare 
richiami di inizi e fine

tracciando col dito
percorsi
inconsapevoli e testardi
di passaggio tra esserci e scappare:

l’ inquietudine
con cui ti guardo
l’anima
spodestare quel

disabituato infinito

sotto il mio vestito

Lucia Triolo: movenza

abitatore della carne?
il corpo
schiaffeggia la terra su cui non posa
mai abbastanza e
il movimento è un flusso cieco
come di donna

chi soffre le cose che io soffro?
non ci sono esempi
a nuotare
non testi da recitare
non soprassalti nel camerino
dimenticato

perdi le scarpe le calze
i piedi
ansimano i piedi?
e tu cosa ne sai?

divieni soffio d’ascia per
quanto dura
il gesto

non più!

Lucia Triolo: soliloquio


In questo lungo racconto 
mezzo vuoto
spezzi angoli curve cerchi

nessun centro
da cui muovere
o a cui tornare

tatuaggi le parole sillabate
sulla lingua
-promessa di carne-
rotearli a strascico tra il palato
poi in gola

sfumano i desideri
nei soliloqui inghiottiti dinnanzi
al mare
la gente quasi non sa
che cosa perde
come lo spermatozoo non sa
del suo destino

mi fa paura la diagonale
perché taglia

Paul Klee, Angelo in divenire, Engel im Werden (1934; olio su tela preparata su compensato, 51 × 51 cm; Svizzera, Collezione privata, in deposito permanente al Zentrum Paul Klee, Bern)

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Lucia Triolo: il vecchio e la salma

Quel vecchio ha comprato un mazzo di fiori
e ora veglia la propria salma.
Il vecchio
e la morte.

Sorpresa, è sorpresa!
O no?

Una maschera vaga dal volto alla salma. 
Il vecchio lascia che scorra
una maschera morta,
tagliata in mille pezzi  
prima e dopo essere stata indossata.

Menzogna, è menzogna!
O no?

maschere
sanno aspettare le maschere,
gettano gli orizzonti dietro le nostre spalle,
non indossano i disastri.

Fuga, è fuga, è fuga!
O no?

lucia triolo: tra le mura, involontariamente

Non si è mai uomini a tempo pieno, ognuno lo è in misura maggiore o minore, per così dire occasionalmente, per quella parte di umanità che riesce ad agguantare e di cui riesce a farsi carico. Talvolta lo è-ed è la volta più bella- involontariamente.
Quando questo accade, è la meraviglia del creato che si rende visibile.


tra le mura
scorre il desiderio
sulla coda della lucertola