lucia triolo: la maschera dell’identità

la maschera dell’ identità 
(donna di classe e gran signora) 
dice:

“io è parola senza movente
né referente
danzatore d’oscurità
in
delicata struttura 

                                      forza d’animo
                                      in prima persona
                                      entusiasmo graffiante
                                      esige pagamenti in contante e 
                                      non dà resto” 

la sua grinta è un desiderio, 
un intento 
sempre lo stesso: 
travestirsi da me

la maschera migliore per
essere peggiore

Due parole semplici, semplici sull’identità e sull’apparire…

Per secoli i poeti e gli scrittori si sono interrogati sul rapporto tra identità e mutamento. Poi la palla è passata alla psicologia, che ha cercato di analizzare l’io statico e l’io dinamico. L’io era quel quid unico e irripetibile che ci distingueva dagli altri. Un tempo l’identità era costituita da valori, ideologia, idee, cultura, fede, senso critico, rettitudine, etc, etc. Oggi l’identità non ha più una preponderanza valoriale, ma materialistica. Nelle nuove generazioni l’identità è data dall’aspetto fisico, dal ruolo lavorativo, dalla macchina, dal reddito, dalla sessualità. Sono queste le caratteristiche fondamentali con cui oggi veniamo identificati, riconosciuti, giudicati. L’apparire ha avuto la meglio sull’essere. Il resto è pura illusione. Alcuni decenni fa le persone potevano scegliere il/la partner per “affinità elettive”, per gli interessi comuni. Oggi contano soprattutto quegli elementi sopracitati. Anche un tempo contavano gli elementi materiali, ma c’era molto meno materialismo.  Non prendiamoci in giro. La poesia? Il romanticismo? Il sentimento? L’intellettualità? Sono diventate cose marginali. Guardiamo la realtà dei fatti! Prima vengono i soldi, l’estetica, il sesso, il lavoro. Non giriamoci troppo intorno. Evitiamo ogni ipocrisia. Nessun perbenismo di facciata. Nessun inganno, né travisamento. Un tempo avevi voglia di essere bello, se non ballavi. E per conquistare una ragazza dovevi parlare con cognizione di causa, dovevi essere informato su quel che accadeva nel mondo. Un tempo si discuteva anche tra amici e amiche. Oggi tutto si è ribaltato, rovesciato. Oggi hai voglia di avere una ricca vita interiore, se non hai un aspetto fisico gradevole o non hai soldi!  Un mio amico ironicamente mi ha detto: “oggi con le donne… o sei ricco o sei Rocco (Siffredi)”. La mia generazione X probabilmente è stata l’ultima generazione che metteva al primo posto l’interiorità.  Ai miei tempi uno o una potevano essere bruttini/e ma interessanti e avere modo di esistere, di relazionarsi, di amare. D’altronde cosa vi volete aspettare? Questi sono i frutti della cosiddetta civiltà dell’immagine, oltre che di decenni di berlusconismo, in cui contavano più letterine e veline dei ministri. La pressione esercitata da mass media, moda, pornografia,  film, etc etc ha condizionato e condiziona tutti. Oggi vige il giovanilismo. È una rincorsa all’elisir di eterna giovinezza.  Chi non è giovane, deve sforzarsi a tutti i costi di apparire giovanile. Bisogna conformarsi ai dettami della società. Invece quanta saggezza c’è nell’accettare sé stessi e il proprio corpo!  Purtroppo non conta più il proverbio “dai all’età quel che l’età richiede”. Il cosiddetto io corporeo oggi è tutto o quasi.  Ed ecco la crescita esponenziale di disturbi psicologici come la dismorfofobia, etc etc. Oggi ciò che è interiore viene dopo e diventa un qualcosa in più, che spesso viene considerato ridondante, pleonastico, inutile. E questo vale per tutti e per tutte. D’altronde il consumismo ha bisogno dell’apparire, della cura dell’immagine, del materialismo. C’è tutto un business dietro, molto fiorente, tra palestre, chirurgia plastica, creme, cosmetica, Viagra, Cialis,  dietologi, negozi di abbigliamento, concessionarie di automobili,  etc, etc. Avete notato che c’è anche la cosmetica funebre?  La cura dell’immagine ha ampliato il mercato  e ha reso necessari nuovi bisogni. E il capitalismo vive di creazione di nuovi bisogni, come scriveva Marx nei suoi Manoscritti economico-filosofici. Tutto ciò è la conferma che la società capitalistica considera progresso e civiltà la trasformazione continua di comodità e cose superflue in necessità ineludibili. Ma qualcosa resta dell’interiorità; anche se viene occultato, rimosso, fagocitato l’io più profondo, ecco che delle scorie, del materiale spurio spuntano fuori. È quel che resta della nostra anima, rabberciata, e dei frammenti della nostra interiorità!  Ascoltate quella vostra voce interiore ogni tanto. Non soffocatela. Ascoltatela,  anche se vi dice delle cose che non vorreste sentirvi dire, perché la superficialità, il conformismo, l’apparire hanno un prezzo alto da pagare e presentano sempre il conto. 

Lucia Triolo: intracciabilità

“Chi consegnerà il messaggio non avrà identità. Non sarà oppressore”
R. Char, Erbe aromatiche cacciatrici in “La dimora del tempo sospeso, Quaderni di traduzioni LXXXII”, trad. di Francesco Marotta

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e tu conta
il numero delle volte
che sfuggo alla parola,
una geografia che conosco 
il corpo:
ha fame
di queste fughe

in qualche luogo la parola 
ha lasciato  un
pezzo del braccio
in qualche altro 
il piede

si incontrano i luoghi
di uso quotidiano, basta aprire
le porte di casa
poi si nascondono
gli uni negli altri

non vogliono farmi sapere
dove ho lasciato 
il cordone ombelicale
stampato in
più copie

sanno che 
cerco la fuga 
dalla mia favola,
l’indipendenza dall’identità

ora tu porti in dote
la fuga