Lucia Triolo: l’alveare

suggestione:
la parola è alveare

appaiono celle
che non appartengono
al sogno
o forse si
(non cambia nulla)
lampade da pesca in mari invasi
da pirati

l’alveare è una rete
uno sfinimento in questo corpo

pulviscoli di io, come api
in discariche d’anima
a succhiarne il 
miele
a formare un altro in me

il cui nome non sai

Due parole semplici, semplici sull’identità e sull’apparire…

Per secoli i poeti e gli scrittori si sono interrogati sul rapporto tra identità e mutamento. Poi la palla è passata alla psicologia, che ha cercato di analizzare l’io statico e l’io dinamico. L’io era quel quid unico e irripetibile che ci distingueva dagli altri. Un tempo l’identità era costituita da valori, ideologia, idee, cultura, fede, senso critico, rettitudine, etc, etc. Oggi l’identità non ha più una preponderanza valoriale, ma materialistica. Nelle nuove generazioni l’identità è data dall’aspetto fisico, dal ruolo lavorativo, dalla macchina, dal reddito, dalla sessualità. Sono queste le caratteristiche fondamentali con cui oggi veniamo identificati, riconosciuti, giudicati. L’apparire ha avuto la meglio sull’essere. Il resto è pura illusione. Alcuni decenni fa le persone potevano scegliere il/la partner per “affinità elettive”, per gli interessi comuni. Oggi contano soprattutto quegli elementi sopracitati. Anche un tempo contavano gli elementi materiali, ma c’era molto meno materialismo.  Non prendiamoci in giro. La poesia? Il romanticismo? Il sentimento? L’intellettualità? Sono diventate cose marginali. Guardiamo la realtà dei fatti! Prima vengono i soldi, l’estetica, il sesso, il lavoro. Non giriamoci troppo intorno. Evitiamo ogni ipocrisia. Nessun perbenismo di facciata. Nessun inganno, né travisamento. Un tempo avevi voglia di essere bello, se non ballavi. E per conquistare una ragazza dovevi parlare con cognizione di causa, dovevi essere informato su quel che accadeva nel mondo. Un tempo si discuteva anche tra amici e amiche. Oggi tutto si è ribaltato, rovesciato. Oggi hai voglia di avere una ricca vita interiore, se non hai un aspetto fisico gradevole o non hai soldi!  Un mio amico ironicamente mi ha detto: “oggi con le donne… o sei ricco o sei Rocco (Siffredi)”. La mia generazione X probabilmente è stata l’ultima generazione che metteva al primo posto l’interiorità.  Ai miei tempi uno o una potevano essere bruttini/e ma interessanti e avere modo di esistere, di relazionarsi, di amare. D’altronde cosa vi volete aspettare? Questi sono i frutti della cosiddetta civiltà dell’immagine, oltre che di decenni di berlusconismo, in cui contavano più letterine e veline dei ministri. La pressione esercitata da mass media, moda, pornografia,  film, etc etc ha condizionato e condiziona tutti. Oggi vige il giovanilismo. È una rincorsa all’elisir di eterna giovinezza.  Chi non è giovane, deve sforzarsi a tutti i costi di apparire giovanile. Bisogna conformarsi ai dettami della società. Invece quanta saggezza c’è nell’accettare sé stessi e il proprio corpo!  Purtroppo non conta più il proverbio “dai all’età quel che l’età richiede”. Il cosiddetto io corporeo oggi è tutto o quasi.  Ed ecco la crescita esponenziale di disturbi psicologici come la dismorfofobia, etc etc. Oggi ciò che è interiore viene dopo e diventa un qualcosa in più, che spesso viene considerato ridondante, pleonastico, inutile. E questo vale per tutti e per tutte. D’altronde il consumismo ha bisogno dell’apparire, della cura dell’immagine, del materialismo. C’è tutto un business dietro, molto fiorente, tra palestre, chirurgia plastica, creme, cosmetica, Viagra, Cialis,  dietologi, negozi di abbigliamento, concessionarie di automobili,  etc, etc. Avete notato che c’è anche la cosmetica funebre?  La cura dell’immagine ha ampliato il mercato  e ha reso necessari nuovi bisogni. E il capitalismo vive di creazione di nuovi bisogni, come scriveva Marx nei suoi Manoscritti economico-filosofici. Tutto ciò è la conferma che la società capitalistica considera progresso e civiltà la trasformazione continua di comodità e cose superflue in necessità ineludibili. Ma qualcosa resta dell’interiorità; anche se viene occultato, rimosso, fagocitato l’io più profondo, ecco che delle scorie, del materiale spurio spuntano fuori. È quel che resta della nostra anima, rabberciata, e dei frammenti della nostra interiorità!  Ascoltate quella vostra voce interiore ogni tanto. Non soffocatela. Ascoltatela,  anche se vi dice delle cose che non vorreste sentirvi dire, perché la superficialità, il conformismo, l’apparire hanno un prezzo alto da pagare e presentano sempre il conto. 

Poesia: “Emarginata” di Caterina Alagna

Non s’ode la tua parola,

tu, come terra sconosciuta,

vergine persino alla luce della luna.

Attraversi le strade,

sfiori la pelle della gente,

ma, come un’ ombra sul muro, passi indifferente.

Alcuni temono il tuo sorriso,

profumo della tua anima.

Ti evitano, reietta,

piccola donna di strada,

avanzo di manicomio.

Libera, senza catene,

ti riempi la bocca di storie mai esistite,

di mondi che vivono solo nella tua mente.

Se solo capissero l’infinito

che pulsa nei tuoi occhi

vedrebbero la luce della loro anima

morire offuscata all’ombra della luna.



Una duchessa contro un mondo di uomini. Recensione Romanzo Storico “Teresa Filangieri” di Carla Marcone – Edito da Scrittura&Scritture

Recensione Romanzo Storico “Teresa Filangieri” di Carla Marcone – Edito da Scrittura&Scritture

Una duchessa contro un mondo di uomini

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A cura di Manuela Moschin del Blog LibrArte 

Leggere un romanzo storico è sempre affascinante perché è paragonabile a un viaggio nel tempo.

Le biografie romanzate, inoltre, rappresentano un’ottima occasione per comprendere nei minimi particolari i personaggi del passato.

Il libro narra le vicende della duchessa di Napoli Teresa Filangieri che è vissuta nel periodo dell’Unità d’Italia e del colera. Si tratta di un personaggio poco conosciuto, ma che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia.

Lei fu una donna di talento e coraggio che, a seguito di alcuni avvenimenti dolorosi, decise di fondare un ospedale pediatrico per malattie infettive: “E si sentì guidata da una mano invisibile, come le stelle in un cielo coperto di nuvole, paziente come quella di una santa, forte come quella di un pirata, coraggiosa come quella di un soldato. Ma in quale modo? Dove cercare, trovare il denaro necessario?”

L’autrice si è addentrata nella vita della protagonista, cercando di percepire i suoi malesseri, i timori e le angosce: “Ogni piccolo viso smunto, ogni mesto sorriso insidiato dalla sofferenza, la precipitarono in un luogo della memoria che si chiamava Lina. Il ricordo acuto, straziante, le centrò il petto, lo dilaniò, e il suo cuore esplose cancellandole intorno il tempo e lo spazio”.

La scrittrice ha dipinto una Napoli sofferente, ma forte e valorosa. Il periodo trattato si sviluppa tra il 1826 e il 1880, quando l’edificio di Sant’Orsola alla Cupa divenne un luogo di soccorso per i più deboli e ammalati: “Napoli, addì 4 novembre dell’anno 1880. Oggi sarà inaugurato l’ospedale di Lina. Il mio sogno è compiuto.” 

Alcuni passaggi sono arricchiti da forme dialettali napoletane che si leggono in modo piacevole.

Carla Marcone ha scritto questo racconto con grande passione. Le sue parole creano sensibili atmosfere di lirismo e di speranza, tanto da intuire che si è talmente immedesimata nel personaggio principale da riuscire a “indossare i suoi panni”.

Concludo porgendole i complimenti per aver creato una narrazione viva e colma di sentimento.

Sinossi:

All’indomani dell’Unità d’Italia, in una Napoli preda della miseria, dove i bambini poveri sono abbandonati al proprio destino e le orfane spesso diventano spose raccattate, puttane o suore senza vocazione, una duchessa attraversa i vicoli lerci, bussa alle porte dei bassi, interroga la gente, il popolo, per capire, per aiutare e non per sedurre con promesse irrealizzabili.In questa Napoli lazzara di Michele ’o Belzebù, dove l’azzurro degli occhi di Raffaele si sporca col nero della superstizione della schiena ingobbita del buon Alfonso, Teresa Filangieri concepisce un progetto ambizioso: far costruire il primo ospedale pediatrico per malattie infettive. Per riuscirci deve scontrarsi con il mondo degli uomini, quegli stessi, padri e mariti, a cui le donne ancora appartengono di diritto. Sfida le convenzioni, sottomette l’orgoglio, raccoglie dalla strada gli scugnizzi, ferite purulente che bisogna cominciare a disinfettare.Carla Marcone mette in scena una Napoli in cui la storia viaggia per conto proprio, separata nei tempi e nei modi dal resto d’Italia, dove vivere è una ricompensa e morire spesso è un privilegio, e ridona luce a una donna dai natali illustri, animata dalla passione civile, dall’amore verso i più deboli, ma troppo in fretta dimenticata dalla Storia.“L’uomo nobile non si perde mai d’animo e vince il timore”. Quelle parole le erano bastate a porle nell’anima l’ebbrezza che emerge dal pericolo e ne trae una forza più grande. Non si sarebbe arresa mai!”

Carla Marcone è nata a Napoli in una calda notte di luglio, mentre nel mondo echeggiava la rivolta e le streghe tornavano bruciando il reggiseno in piazza. Crescere in una famiglia di stampo patriarcale, dove, però, erano le donne a portare i pantaloni, ha sviluppato in lei un estremo senso di ribellione contro ogni sopruso, contro ogni ingiustizia. I suoi personaggi, di cui l’autrice racconta in uno stile fatto spesso di parole sussurrate che nascondono segreti, affrontano nella maggior parte dei casi il proprio destino spinti dalla molla del “adessovifacciovedereiodicosasonocapace”, talvolta uscendone vittoriosi, altre delusi e sconfitti; ma è la vita, sì la vita, quella vera, quella della gente comune che Carla Marcone trasporta, riveduta e corretta dalla fantasia, nei suoi romanzi. Ha pubblicato il racconto Favola d’Aprile (2004), e i romanzi Fiori di carta (Scrittura&Scritture 2005) e Teresa e la luna (Scrittura&Scritture, 2008).

Titolo: Teresa Filangieri – Una duchessa contro un mondo di uomini

Autore: Carla Marcone

Editore: Scrittura&Scritture

Pagine:156

Anno pubblicazione: ottobre 2017

Libri: Trans europa espress, di Paolo Rumiz

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

Social Media Manager – https://alessandria.today/

Per info: alessandriatoday@yahoo.com

Autore: Paolo Rumiz

Titolo: Trans europa espress

A 60 anni si può partire da una terra di confine come Trieste verso un’altra terra di confine: la Scandinavia là dove la Norvegia lascia il posto alla Russia.

Trieste città rifugio punto di partenza per l’altrove. Guardare il mondo all’incontrario da nord a sud su una mappa per stabilire l’itinerario. Non un viaggio turistico, ma un viaggio insolito in verticale attraverso l’Europa centrale.

“Inutile prepararsi, tanto poi il viaggio farà del suo meglio per far saltare i nostri schemi. E tutto pare una metafora della vita”

Fin dalle prime pagine il libro ti cattura, le descrizioni sono dettagliate, mai noiose, sembra di vedere il luogo descritto, così come di provare le stesse sensazioni dello scrittore. Il bello è abbandonarsi alla lettura, provando a immaginare i luoghi descritti in un lungo e interessante viaggio virtuale tra le righe del libro.

Inizia da quello strettissimo lembo di terra norvegese che confina con l’ex impero sovietico di cui ancora porta i segni, dove ancora residui bellici sparsi ovunque come ricordi della grande guerra e continua per paesaggi industriali come Nikel, una zona dove il grigio è il colore dominante esattamente come il metallo che vi si estrae..

Confini ancora fortemente militarizzati dove i controlli sono minuziosi.

Sono i luoghi che tanto hanno amato gli esploratori dei ghiacci, che da qui sono partiti alla conquista del Polo Nord.

Tra le tante pagine, una descrive una notte insonne a causa della luce che entra dalle finestre che seppur dotate di tende, lasciano ai raggi di un sole basso all’orizzonte la libertà di penetrare tra le sue fessure e abbagliare. Un sole nordico che spunta da nord, non da est all’una di notte, che impedisce di prendere sonno. E quando già arriva l’ora di alzarsi il mondo fuori cade nella penombra. È mattina presto e fuori nella città più a nord d’Europa e della Terra nevica. Dalla luce al quasi buio.

E’ un viaggio anche di incontri fugaci, di conoscenze con le persone del luogo e le loro brevi storie di vita. Conoscere il mondo viaggiando ammirando la diversità di luoghi e di persone.

Pescatori, apicoltori, musicisti, insegnanti per bambini, una coppia di ortodossi, ognuno con la sua vita, con le sue insoddisfazioni e le sue gioie. La storia dei paesi Baltici raccontata in poche pagine: la Lettonia il primo paese a nord simile al sud, i lettoni detti gli italiani del nord e i lituani gli Italiani del sud. Un’analogia con l’italia, che li distingue dalla poca socialità degli scandinavi e dal mutismo degli estoni. Il mondo da nord a sud “diversamente uguale” ovunque.

NB: Per tutto il viaggio incombe la presenza sia dell’ex impero sovietico a partire dagli avamposti di confine con la regione scandinava, sia del nuovo predominio russo imposto da Putin, descritto come l’uomo che sta alimentando una nuova Guerra Fredda.

“I sommergibili nucleari di Putin, allineati come sgombri luccicanti sul bancone di un pescivendolo, dicono all’Ovest che l’Orso non dorme”.( Cattivi presagi)

“La mia mappa delle meraviglie dice che da queste parti passano molti dei gasdotti russi che riforniscono l’Europa. Dai loro rubinetti dipendono gli equilibri mondiali” ( Bielorussia)

“Noi la sentiamo benissimo la tensione. Qui passa la vera frontiera tra Est e Ovest…… Se l’Ucraina smette di essere quello che è stata per secoli, cioè confine cuscinetto, per entrare in un’alleanza occidentale, succede il putiferio. Il paese che è filo-russo a oriente, si spezza in due e allora Mosca interviene. “

Passando e ripassando più volte il confine l’autore si sente come un gatto che é passato sotto il naso dell’orso senza svegliarlo.

Il viaggio è del 2008 e il libro è stato pubblicato nel 2012. Nel 2014 l’orso si è svegliato e nel 2022 è successo il “putiferio ” che tutti si aspettavano.

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri | Titolo: Se l’acqua ride, di Paolo Malaguti

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri | Titolo: Se l’acqua ride

Loretta Rainato

Nei periodi estivi e dopo la terza media il ragazzo impara il lavoro del nonno e del papà, trasportatori di generi di prima necessità via fiume, con il burcio, (barca tipica dal fondo piatto), la Teresina. Si parte dal canale Battaglia, attraverso il Bacchiglione e il Brenta fino ad arrivare al mare Adriatico verso Chioggia, Venezia, Trieste. Sono gli anni 60, la terra è la bassa padovana e si avvicina l’alluvione del 66 con le sue tragiche conseguenze. Questo lavoro così affascinante agli occhi del ragazzo sarà destinato a scomparire, per dare spazio al trasporto via terra, così come tutti i lavori connessi, il cavalante, il cariolante…

I ricordi della mia infanzia mi sono tornati tutti in mente, risvegliati dalle parole nel mio dialetto di Padova, dai detti e dai proverbi. Le descrizioni dei paesaggi con la nebbia (caligo), della notte con le lucciole, dell’acqua de fiume, sono vera poesia, come pure lo stupore e la meraviglia di Ganbeto all’arrivo a Venezia in una mattina di sole.

“Quando senti che l’acqua ride, che gorgoglia, vuol dire che lì c’è una piera, o il fondo basso, e bisogna starci alla larga. Se l’acqua ride, il burcio piange”. Questo è uno dei tanti insegnamenti impartiti dal padre e dal nonno Caronte al nipote soprannominato Ganbeto, che non ho capito come si chiama, forse non lo ricordo o forse non è proprio scritto nel libro! 😊

Nei periodi estivi e dopo la terza media il ragazzo impara il lavoro del nonno e del papà, trasportatori di generi di prima necessità via fiume, con il burcio, (barca tipica dal fondo piatto), la Teresina. Si parte dal canale Battaglia, attraverso il Bacchiglione e il Brenta fino ad arrivare al mare Adriatico verso Chioggia, Venezia, Trieste. Sono gli anni 60, la terra è la bassa padovana e si avvicina l’alluvione del 66 con le sue tragiche conseguenze. Questo lavoro così affascinante agli occhi del ragazzo sarà destinato a scomparire, per dare spazio al trasporto via terra, così come tutti i lavori connessi, il cavalante, il cariolante…

I ricordi della mia infanzia mi sono tornati tutti in mente, risvegliati dalle parole nel mio dialetto di Padova, dai detti e dai proverbi. Le descrizioni dei paesaggi con la nebbia (caligo), della notte con le lucciole, dell’acqua de fiume, sono vera poesia, come pure lo stupore e la meraviglia di Ganbeto all’arrivo a Venezia in una mattina di sole.

Anche questa volta il gruppo di lettura della biblioteca mi ha consigliato bene, e voglio condividerlo con voi. Portate pazienza, troverete parole strane (ma si capiscono) e mancheranno delle doppie (noi veneti non le usiamo tanto) ma ne varrà la pena!

Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Il Duca e il Cortigiano, di Luciana Benotto

Il Duca e il Cortigiano, di Luciana Benotto

Dalla quarta di copertina

In pieno Rinascimento si ripercorrono le vicende legate ai nomi della famiglia dei Borgia, alla conquista dei feudi dell’Italia Centrale, e a quella dei Montefeltro, duchi di Urbino, strenui oppositori alle mire di supremazia ordite dal papato. 

Ai continui giochi di potere, i contrasti, le strategie di espansione territoriale e i dettagliati resoconti dei fatti accaduti durante l’Italia di inizio Cinquecento, resiste l’ideale di giustizia e di un amor cortese che fa sperare in un futuro per cui valga la pena combattere. 

Circostanze, queste, che permettono a don Ferrante d’Aragona – figlio illegittimo di Alfonso I di Napoli e amico fidato di Guidobaldo da Montefeltro – e ad Aura Middelburg, giovane ceramista, di incontrarsi e innamorarsi. Una storia romantica nata dalla speranza di potersi ritrovare e che possa, questa, essere vissuta nonostante le circostanze sfavorevoli ai due. 

L’estrema attenzione alla verità storica e il frequente uso di aneddoti fanno de Il Duca e il Cortigiano un virtuoso esempio di romanzo storico che fotografa e restituisce al lettore un quadro fedele dell’Italia dell’epoca.

Castello di Montechiarugolo – Parma (XII secolo)

Castello di Montechiarugolo – Parma (XII secolo)

da: Italia – Un museo a cielo aperto

Il castello è aperto al pubblico dai primi anni 2000 e fa parte del circuito dei castelli dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.

Secondo la leggenda, tra le mura del castello si aggirerebbe il fantasma della Fata Bema

La versione più comune del mito racconta che nel maggio del 1593, durante una festa organizzata nel castello cui partecipava anche il duca Ranuccio I Farnese, malaticcio fin dalla nascita, apparve la giovane Bema, bellissima ragazza, che allestì un piccolo palco per predire il futuro degli astanti, affiancata dal suo aiutante Max; anche il piccolo Pio, figlio del conte Pomponio Torelli, si avvicinò curioso di conoscere il proprio futuro; la fata si rifiutò in un primo momento di parlare, ma successivamente, derisa dalle dame di corte, rivelò: “Vedo un lago di sangue, su cui galleggiano nobili teste e vedo anche il capo di questo bambino nel sangue, come quello delle dame presenti.” In un primo momento il duca rimase affascinato dalla giovane, tanto da concederle un lasciapassare per muoversi liberamente nel territorio del ducato di Parma e Piacenza; in seguito, tuttavia, temendo di esserne stato manipolato, la fece arrestare e rinchiudere nelle prigioni della Rocchetta a Parma.

Grazie all’appoggio della popolazione e all’aiuto di Max, Bema riuscì in seguito a fuggire dal carcere, per rifugiarsi a Montechiarugolo, ove il conte Pomponio l’accolse, assumendola per i lavori domestici. Nel periodo ivi trascorso il giovane Pio Torelli se ne innamorò corrisposto, ma la ragazza, considerando l’impossibilità del loro amore a causa della differenza di ceto sociale, fu costretta a respingerlo. In seguito il nobile rampollo fu mandato a Parma per terminare la sua formazione.

Alcuni anni dopo il duca Ranuccio, per impossessarsi della contea di Montechiarugolo, fece arrestare Pio con l’accusa di aver congiurato contro di lui; Bema riuscì a farlo evadere con l’aiuto di Max, ma durante la fuga il conte fu bloccato e riportato in prigione, per poi essere pubblicamente giustiziato il 19 maggio del 1612, assieme ad altri nobili parmensi.

La fata buona non volle più allontanarsi da Montechiarugolo, ove rimase per molti anni, amata da tutti gli abitanti del paese, fino alla sua scomparsa in tarda età.

Da allora la tradizione vuole che il suo fantasma riappaia nel castello ogni anno nella notte fra il 18 e il 19 maggio e salga in cima all’alto mastio, per guardare verso la città di Parma.

Secondo la leggenda, inoltre, la mummia ritrovata nel XVIII secolo all’interno del maniero sarebbe la sua, poiché accanto al corpo sarebbe stato rinvenuto anche un piccolo foglio con le parole: “Della Bema questo è il corpo, chi felice viver vuole non lo tolga dal suo letto”. A ogni tentativo di allontanare la mummia dal castello, si sarebbero infatti verificate colossali tragedie, tra cui terremoti, alluvioni e altre calamità. (Wikipedia)

“Leonardo Sciascia: Il Maestro della Letteratura e del Mistero Siciliano”

Nel panorama della letteratura italiana del XX secolo, pochi autori possono vantare una voce e uno stile tanto distinti quanto Leonardo Sciascia. Scrittore, saggista e intellettuale, Sciascia ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura contemporanea attraverso il suo esplorare i misteri della Sicilia, la critica sociale e la riflessione sulla giustizia. In questo articolo, esamineremo la vita e l’opera di questo autore straordinario e l’eredità duratura che ha lasciato.

Foto da Wikipedia

“Leonardo Sciascia: Il Maestro della Letteratura e del Mistero Siciliano”

Nel panorama della letteratura italiana del XX secolo, pochi autori possono vantare una voce e uno stile tanto distinti quanto Leonardo Sciascia. Scrittore, saggista e intellettuale, Sciascia ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura contemporanea attraverso il suo esplorare i misteri della Sicilia, la critica sociale e la riflessione sulla giustizia. In questo articolo, esamineremo la vita e l’opera di questo autore straordinario e l’eredità duratura che ha lasciato.

Una Vita in Sicilia

Nato il 8 gennaio 1921 a Racalmuto, un piccolo paese in provincia di Agrigento, Sciascia ha trascorso gran parte della sua vita in Sicilia. Questa terra ricca di storia, cultura e contraddizioni avrebbe influenzato profondamente il suo lavoro letterario. Sciascia ha esplorato le complessità della Sicilia, rivelando le sue bellezze e le sue brutture attraverso la lente dell’osservatore acuto.

Opere Letterarie

La produzione letteraria di Sciascia è vasta e variegata. Tra le sue opere più celebri troviamo:

  1. “Il giorno della civetta” (1961): Questo romanzo poliziesco è una denuncia della mafia siciliana. Attraverso la storia di un investigatore che cerca di scoprire la verità dietro a un omicidio mafioso, Sciascia offre una potente critica sociale.
  2. “Il contesto” (1971): Questo romanzo esplora il tema del potere e della corruzione. Ambientato a Palermo, il libro segue le indagini di un giornalista su un misterioso omicidio politico.
  3. “Una storia semplice” (1989): In questo romanzo, Sciascia esplora i segreti e le bugie di un uomo di potere. La storia mette in discussione la verità e la comprensione della realtà.
  4. Saggi e Raccolte di Racconti: Oltre ai suoi romanzi, Sciascia ha scritto una serie di saggi critici, che spaziano dalla letteratura alla politica, e raccolte di racconti brevi che esplorano le sfumature della vita siciliana.

La Critica Sociale e la Giustizia

Uno dei temi centrali nelle opere di Sciascia è la critica sociale. Attraverso le sue storie, l’autore ha messo in luce le ingiustizie, la corruzione e la mancanza di trasparenza presenti nella società italiana e in particolare in Sicilia. La sua scrittura ha spesso funzionato come uno specchio riflettente, costringendo i lettori a confrontarsi con le problematiche della loro epoca.

Eredità Duratura

Leonardo Sciascia è scomparso il 20 novembre 1989, ma la sua eredità letteraria continua a influenzare le generazioni di scrittori e lettori successivi. La sua critica acuta e il suo stile eloquente hanno posto le basi per un’analisi più profonda della società e della cultura siciliana. La sua opera è stata tradotta in molte lingue e continua a essere studiata nelle scuole e nelle università di tutto il mondo.

In conclusione, Leonardo Sciascia rimane un pilastro della letteratura italiana contemporanea. La sua abilità nell’esplorare il mistero e la complessità della Sicilia, insieme alla sua critica sociale, continua a ispirare e a incantare i lettori. La sua voce rimane viva nelle pagine dei suoi romanzi e nei cuori di coloro che amano la letteratura di alta qualità.

Campi di Lavanda in Piemonte: Un’esperienza incantevole per i sensi, di Alessandria today

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Foto Cascina Costanza Località Godiasco Salice Terme- da http://www.mammeamilano.com

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Camminare tra i filari di lavanda è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, regalando una visione di colori incantevoli, un profumo inebriante e una sensazione di pace in mezzo alla natura. Sebbene molti associino i campi di lavanda alla Provenza in Francia, non è necessario viaggiare così lontano per godere di questa meraviglia. Anche in Piemonte, si possono trovare campi di lavanda che offrono scenari incantevoli e un’esperienza indimenticabile.

Spesso ci concentriamo su destinazioni straniere rinomate e dimentichiamo la bellezza che può essere trovata nella nostra stessa regione. Sale San Giovanni, un piccolo paese in provincia di Cuneo, è diventato un punto di riferimento per gli amanti delle piante officinali ed erboristiche. Qui, oltre alla lavanda, fioriscono anche altre piante come camomilla romana, finocchio, issopo, coriandolo, timo, melissa, achillea e salvia. Ogni anno, il paese ospita la manifestazione regionale “Non solo erbe”, che include visite guidate alle coltivazioni. Inoltre, è possibile esplorare i sentieri locali, come il percorso verde, azzurro, arancione e marrone, per ammirare il panorama e immergersi nella bellezza circostante.

Anche a Demonte, un pittoresco paese nella Valle Stura, si possono ammirare i fiori dell’isòp, che è il nome locale per la lavanda. Questa pianta rappresenta una risorsa economica importante per la zona. Nella frazione di Andonno, che si trova tra la Val di Gesso e le Alpi Marittime, si svolge la “Festa della Lavanda” all’inizio di agosto. Questo evento offre non solo spettacoli legati alla raccolta, ma anche deliziosi itinerari enogastronomici da gustare.

Altri luoghi piemontesi dove poter ammirare i campi di lavanda includono Castelletto D’Erro, Cosso, Zanco, Cortiglione, Cossombrato, Ormea e Gottasecca. Ognuno di questi luoghi offre paesaggi mozzafiato e un’atmosfera incantevole.

Per quanto riguarda il momento migliore per visitare i campi di lavanda, non esistono date precise poiché dipende dalle condizioni climatiche e metereologiche di ogni anno. Tuttavia, solitamente il periodo ideale va dalla fine della primavera all’estate, con il massimo della fioritura che si verifica principalmente nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Oltre alla loro bellezza visiva, le piante di lavanda hanno numerosi utilizzi e benefici. Oltre all’olio essenziale di lavanda, ampiamente conosciuto e utilizzato, sono disponibili infusi, estratti secchi, polveri, tinture madri ed essenze. Questi prodotti sono noti per le loro proprietà lenitive, calmanti, sedative e balsamiche, nonché per il loro effetto benefico sul sistema nervoso. La lavanda può essere utilizzata per alleviare lo stress, l’insonnia, l’ansia, i dolori addominali e le ustioni, oltre ad offrire sollievo dalle punture di insetti e dagli eritemi solari.

I campi di lavanda in Piemonte sono un tesoro nascosto che merita di essere scoperto e apprezzato. Non c’è bisogno di attraversare confini internazionali per vivere questa esperienza magica. Prendetevi il tempo di esplorare la vostra regione e lasciatevi incantare dalla bellezza dei campi di lavanda piemontesi.

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Francesca Giannone: L’autrice di “La Portalettere” e il Suo Affascinante Mondo Letterario

Francesca Giannone, la talentuosa scrittrice originaria della Puglia, ha conquistato il mondo della letteratura con la sua opera più recente, “La Portalettere”, che si è aggiudicata il prestigioso Premio Bancarella 2023. La sua biografia è una storia affascinante di passione per la scrittura, dedizione alla cultura, e un ritorno alle radici nel Salento.

Foto da: foggiatoday.it

Francesca Giannone: L’autrice di “La Portalettere” e il Suo Affascinante Mondo Letterario

Nata in Puglia, Giannone ha coltivato fin da giovane un amore per la scrittura e la cultura. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione, ha proseguito i suoi studi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove ha affinato le sue capacità narrative. Tuttavia, il suo percorso l’ha portata a trasferirsi a Bologna, dove ha partecipato al corso biennale di scrittura presso la Bottega di Narrazione “Finzioni”. Durante questo periodo, si è anche dedicata all’importante compito di catalogare i trentamila volumi dell’Associazione Luigi Bernardi, una testimonianza della sua passione per la cultura e la conoscenza.

Dopo alcuni anni trascorsi lontano dalla sua terra d’origine, Giannone è tornata a vivere a Lizzanello, nel cuore del Salento. Qui ha continuato a scrivere, pubblicando numerosi racconti su diverse riviste letterarie e affermando la sua voce come narratrice. Oltre alla scrittura, Francesca Giannone nutre una grande passione per la pittura, con una particolare predilezione nel ritrarre le donne come soggetto principale delle sue opere, creando un connubio unico tra parole e immagini.

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Il punto culminante della sua carriera letteraria è stato il romanzo “La Portalettere”, pubblicato nel 2023 dalla casa editrice Nord. Questo libro è emerso come un’appassionante epopea che attraversa il paesaggio emotivo dell’Italia degli anni ’30. La trama si apre in un pittoresco paesino nel Sud Italia, dove una coppia, Carlo e Anna, arriva portando con sé un’aura di mistero e cambiamento. Il loro amore appassionato e segreto sfida le convenzioni sociali, e Anna, una “forestiera” venuta dal Nord, si rivela come un’anima ribelle che rifiuta di sottomettersi alle rigide norme che imprigionano le donne del Sud.

Il romanzo offre una profonda esplorazione delle relazioni umane, con un triangolo amoroso tra Anna, Carlo e Antonio, fratello di Carlo, che si sviluppa in parallelo con le trasformazioni sociali, la Seconda Guerra Mondiale e l’emergere delle istanze femministe. La decisione audace di Anna di partecipare a un concorso per le Poste e diventare la prima portalettere di Lizzanello diventa il momento chiave del romanzo, scuotendo le fondamenta delle aspettative sociali e culturali della comunità e portando alla luce il potenziale di trasformazione derivante da un atto coraggioso.

“La Portalettere” non è solo una storia di amore e coraggio, ma anche un’opera che offre uno sguardo profondo sulla resilienza umana e sul potere delle scelte personali nel forgiare il proprio destino. Il libro cattura il lettore in un vortice di emozioni, riflessioni e speranze, lasciando un’impronta duratura nella mente e nel cuore di chi lo legge.

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In conclusione, Francesca Giannone è una scrittrice di straordinario talento il cui lavoro, come evidenziato da “La Portalettere”, ci trasporta in mondi affascinanti e complessi. La sua biografia e il suo ultimo romanzo ci mostrano una autrice che ha saputo unire passione, cultura e impegno in un’opera letteraria che rimarrà impressa nella storia della letteratura italiana.

“La Portalettere, di Francesca Giannone: Una Toccante Odissea di Amore e Autenticità”. Recensione a cura di Alessandria today (Grazie Google)

Il romanzo “La Portalettere” di Francesca Giannone emerge come un’appassionante epopea che attraversa il paesaggio emotivo dell’Italia degli anni ’30. Vincitore del prestigioso Premio Bancarella 2023 e finalista per il Premio Alassio Centolibri, il libro offre ai lettori un intenso viaggio nel tempo e nell’animo umano, con una narrazione che si snoda attraverso l’amore, l’autenticità e il riscatto.

Foto da: La Feltrinelli

“La Portalettere, di Francesca Giannone: Una Toccante Odissea di Amore e Autenticità”. Recensione a cura di Alessandria today

Una Donna dal Nord, Un Paese del Sud

La trama si apre in un pittoresco paesino nel Sud Italia, dove una coppia arriva, portando con sé un’aura di mistero e cambiamento. Carlo e Anna sono protagonisti di un amore appassionato e segreto, un amore che sfida le convenzioni e le aspettative. Anna, la “forestiera” venuta dal Nord, si dimostra subito un’anima ribelle, rifiutando di piegarsi alle rigide norme sociali che imprigionano le donne del Sud. Questa lotta per l’indipendenza personale e la sfida alle convenzioni la rendono un personaggio complesso e affascinante.

Amore, Legami Fraterni e Rivoluzione Personale

Tra i protagonisti, emergono relazioni profonde e conflittuali. L’amore di Anna per Carlo e la forza del legame che li unisce sono messi alla prova quando Antonio, fratello di Carlo, si innamora follemente di Anna fin dal primo istante. Questo triangolo amoroso si sviluppa in parallelo con le trasformazioni sociali, la Seconda Guerra Mondiale e l’ascesa delle istanze femministe. Il coraggio e la determinazione di Anna nel perseguire i propri sogni di indipendenza si intrecciano con l’amore e i conflitti che caratterizzano la famiglia Greco.

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La Forza di Una Donna Rivoluzionaria

Il momento chiave del romanzo è quando Anna prende la decisione audace di partecipare a un concorso per le Poste e diventare la prima portalettere di Lizzanello. Questa scelta scuote le fondamenta delle aspettative sociali e culturali della comunità, portando alla luce il potenziale di trasformazione portato da un singolo atto coraggioso. La sua lotta per essere se stessa, unita alla sua dedizione a consegnare messaggi di speranza e legame, la rende un personaggio ispiratore e simbolo di rivoluzione personale.

Conclusioni

“La Portalettere” di Francesca Giannone è un romanzo avvincente che intreccia saggiamente amore, autenticità e trasformazione sociale. Con una trama che attraversa decenni di cambiamenti storici e personali, la storia di Anna e dei suoi legami fraterni cattura il lettore in un vortice di emozioni, riflessioni e speranze. Questo romanzo racconta non solo una storia individuale, ma offre anche uno sguardo profondo sulla resilienza umana e sul potere delle scelte personali nel forgiare il destino. Una lettura che lascia un’impronta duratura nella mente e nel cuore dei lettori.

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