lucia triolo: una domenica di poesia

Fernando Pessoa

Il poeta è un fingitore

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore

Lucia Triolo: una Domenica di poesia

LELLA DE MARCHI

Le stanze di Emily

Without room I

Potrebbe accadere che l’io vado a finire
in un luogo accessibile solo se da remoto.
che diventi un dato.
non un dato di fatto preesistente.
un dato impalpabile.
senza alcun senso preesistente.
potrebbe accadere che l’io
si costruisca sul niente.
che si connette a un estraneo.
che si nutra di vuoto.
che provi una paura
che non ha mai provato.
e che si sorprenda ugualmente.

lucia triolo: una domenica di poesia

Ewa Lipska

Il refuso

Cara signora Schubert, come sa, su di noi circolano 
storie mai accadute. Tempo fa mi si è avvicinata 
una donna dicendo: “ Sono una Data, sebbene 
non ci sia in me alcun luogo e alcun tempo. Attorno 
a me non gira alcun avvenimento epocale, 
e il calendario di chiffon che a volte mi butto sulle 
spalle è un edificio abbandonato. Mi infastidisce la luce rappresa 
nel vaso e questa vostra umanità, insopportabile 
refuso del cosmo”. Mi sta chiedendo quando ciò non 
è avvenuto? Non sono in grado di dirglielo

L’occhio incrinato del tempo.

lucia triolo: il grembiule

Angelina aveva sempre 
un grembiule a scacchi bianchi e rossi, 
annodato sui fianchi 
“per non sporcarsi” 
diceva. 
Una difesa, piana, liscia:
una pianura

Non ho mai capito bene:  
sporcarsi da cosa?
cosa temeva lei 
che lavava l’intimo sulla tinozza 
di pietra: 
mani, limone e sole

di certo il grembiule l’aveva anche
quel giorno
di pallore
appeso con lei alla trave

la sua pianura di difesa
il suo mistero

lucia Triolo: una Domenica di poesia

Emily Dickinson

:
“Fossero integri i nostri sensi/ Ma/anche se/ forse/è bene che non siano/del tutto a posto/Così intimi alla pazzia/ così soggetti ad essa/esso/ che/ Avessimo gli occhi/ nella testa-/ e meno male- com’è prudente/che siamo ciechi-/altrimenti non potremmo fissare la Terra-il mondo/così totalmente/impassibili

segni, frasi tracciati a matita contrassegno A 202 in
“Buste di poesia”

Lucia Triolo: una Domenica di poesia

Eugenio Montale

Non chiederci

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

da Ossi di Seppia

lucia triolo: una Domenica di poesia

Dylan Thomas

“Non essendo che uomini”

(Poesie inedite)

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
spauriti, pronunciando sillabe sommesse
per timore di svegliare le cornacchie,
per timore di entrare
senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto,
e, dopo l’agile ascesa,
cacciare la testa al disopra dei rami
per ammirare stupiti le immancabili stelle.

Dalla confusione, come al solito,
e dallo stupore che l’uomo conosce,
dal caos verrebbe la beatitudine.

Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo,
bambini che osservano con stupore le stelle,
è lo scopo e la conclusione.

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.

lucia Triolo: Amplesso (dedicata)

tra paesaggi in lontananza
venne a me a velocità

guanti di pezza 
rotta
arava a baci la bocca della mia 
tristezza
raccoglieva tra i pianeti 
difficili oblii
inventava parole liquefatte

percorse in me 
se stesso

faccio 
la mia toletta in 
un sogno
fu lui a rendermi
gravida 

tra paesaggi in lontananza
dicendo cose che non si possono dire

Lucia Triolo; una Domenica di poesia

Rafael Wojaczek

Chi è questo che mi appare allo specchio
non una donna né una persona
di nebbia, ma così crudelmente me stessa,
che il posto nell’almanacco finora è vuoto?

Chi è questo che dal mio bicchiere
bevendo non un ubriacone è, anche se
raccolto dalla polizia dal fango
è preso come compagno di gilda?

Chi è questo che con la mia penna
scrive le mie poesie
e nel mio letto prende mia moglie?
chi è questo che è appena uscito?

***

deve essere qualcuno che non conosco, ma
che si è impossessato
di me, della mia vita. della mia morte; di
questo foglio

Rafael  Wojaczek, da “Il poeta andava fucilato”. Poesie Scelte 1964-1971,

lucia triolo: quando

quando
tra questi momenti c’erano
gli inizi da imbacuccare
e le attese lucide dei passi su cui si riversava
l’errore
in punta di bacio
saliva il desiderio
si rotolava tra le mani
attraversava il guado
tutte le stagioni volevano vederlo

vado alla ricerca di me stessa
senza trovarmi mai
chi
mi ha nascosto?

guardo il mio bacio
seduto all’angolo dove ferma il tram
aspetta i tuoi calzoni scendere
alla fermata.

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una domenica di poesia

Nina Cassian

Ginnastica mattutina

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.

Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

 da ‘De îndurare‘, 1981 –

Lucia Triolo: Sterminio

OMAGGIO A WERNER SCHWAB

Ora che ogni illusione è uno sberleffo:
storie in maschera
appoggiate
a tele di ragno
raccontate al sarcasmo
alcune tracce
del nostro presente
scempio:

Signora Cazzafuoco gentile
signora
venga si accomodi in questo trivio di aureole
posso offrirLe La prego
un the alla Solitudine
un suicidio collettivo
con biscottini di Sterminio?

ora che sono nella psiche-covo
dall’altra parte del senso?

-disperazione-

campanelli d’allarme continuate a suonare
prima l’uno
poi l’altro
poi tutti insieme

E’ teatro è teatro
finalmente è nostro il teatro!

da Debitum

lucia triolo: una Domenica di Poesia

Ocean Vuong

Soglia

Nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
                ero un accattone. In ginocchio.

guardavo, dal buco della chiave, non
             l’uomo sotto la doccia, ma la pioggia 

che lo trafiggeva: corde di chitarra che si sfilacciavano
                   sulle spalle rigonfie 

Cantava, ed è per questo
                     che ricordo. Quella voce –

mi hai riempito fin nel profondo
                    come fosse uno scheletro. Perfino il mio nome 

inginocchiato dentro di me, che implora
                  d’ essere risparmiato 

Cantava. Non ricordo altro,
                 Perché nel corpo, dove tutto ha un prezzo, 

ero vivo. Non sapevo
                      che esisteva una ragione migliore.

Che proprio quel mattino mio padre si sarebbe fermato
              -oscuro puledro immobile nel diluvio-

e avrebbe ascoltato il mio respiro strozzato
                 dietro la porta. Non avevo idea che il prezzo 

dell’entrare dentro una canzone – fosse smarrire
                   la via del ritorno.

Così sono entrato. Così ho perso.
                        Ho perso tutto occhi 

sbarrati

da Cielo notturno con fori d’uscita

lucia triolo: il mio nome è pesante

confusa
penso alla mia ignoranza:
falce ansimante                                
sospesa sul cuore
feroce come fuoco sui miei istanti indecisi
E questo “non so”
non è un vuoto
ma un pieno di nulla

giù in fondo
dorme incomprensibile il mondo                           
un angelo vaga dai morti 
verso i vivi e sempre
sempre porta loro qualcosa 
comunica trabocchi

ma anche per lui
il mio nome è pesante