Lucia Triolo: Lo spaventapasseri

chi non ha uno
spaventapasseri
nel proprio giardino?

io l’ ho spogliato
ora è nudo

il cappello per terra
pieno di aromi
e luce

mi mandava lettere 
col pettirosso senza
firmarle

io sapevo 
che era lui
scriveva:
gira al largo
non farti ghermire 
da mani
con dita affusolate e spine
come le mie,
lasciano monconi 
d’anima

mentiva

mi ha lasciata
con i suoi
abiti addosso.

la sua bacchetta magica
per il mio
moncone d’anima

Lucia Triolo: una solitudine elegante

Con la leggerezza di una freccia,
ho sfiorato la tua immagine
disegnando un arco
nella solitudine.

Non era una solitudine
qualunque.
C’ero nata dentro,
era la verità.

aveva attraversato la pelle
sciogliendosi nella carne
dondolandosi nel sangue.
aveva accarezzato i sorrisi
gli sguardi prolungati
i desideri le domande.

Aveva intercettato anche i timori.
con la trama ariosa
della curiosità.

ora
sospesa e timida
si rivolgeva a te.
era una solitudine elegante

Lucia Triolo: Una Domenica di poesia

KO UN

L’ANIMO DI UN POETA

Un poeta nasce negli spazi tra crimini,
furti, uccisioni, frodi, violenze,
nelle zone più oscure di questo mondo.

Le parole di un poeta s’insinuano tra le
espressioni più volgari e basse,
nei quartieri più poveri della città,
e per qualche tempo dominano la società.

L’animo di un poeta è un solitario grido di verità
nato negli spazi fra mali e bugie del nostro tempo,
picchiato a morte da tutti gli altri animi.

L’animo di un poeta è condannato, non v’è dubbio.

da Chogugūi pyõl – Stelle di patria 1981-1990

lucia triolo: una domenica di poesia

Fernando Pessoa

Il poeta è un fingitore

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore

Lucia Triolo: una Domenica di poesia

LELLA DE MARCHI

Le stanze di Emily

Without room I

Potrebbe accadere che l’io vado a finire
in un luogo accessibile solo se da remoto.
che diventi un dato.
non un dato di fatto preesistente.
un dato impalpabile.
senza alcun senso preesistente.
potrebbe accadere che l’io
si costruisca sul niente.
che si connette a un estraneo.
che si nutra di vuoto.
che provi una paura
che non ha mai provato.
e che si sorprenda ugualmente.

lucia triolo: una domenica di poesia

Ewa Lipska

Il refuso

Cara signora Schubert, come sa, su di noi circolano 
storie mai accadute. Tempo fa mi si è avvicinata 
una donna dicendo: “ Sono una Data, sebbene 
non ci sia in me alcun luogo e alcun tempo. Attorno 
a me non gira alcun avvenimento epocale, 
e il calendario di chiffon che a volte mi butto sulle 
spalle è un edificio abbandonato. Mi infastidisce la luce rappresa 
nel vaso e questa vostra umanità, insopportabile 
refuso del cosmo”. Mi sta chiedendo quando ciò non 
è avvenuto? Non sono in grado di dirglielo

L’occhio incrinato del tempo.

lucia triolo: il grembiule

Angelina aveva sempre 
un grembiule a scacchi bianchi e rossi, 
annodato sui fianchi 
“per non sporcarsi” 
diceva. 
Una difesa, piana, liscia:
una pianura

Non ho mai capito bene:  
sporcarsi da cosa?
cosa temeva lei 
che lavava l’intimo sulla tinozza 
di pietra: 
mani, limone e sole

di certo il grembiule l’aveva anche
quel giorno
di pallore
appeso con lei alla trave

la sua pianura di difesa
il suo mistero

lucia Triolo: una Domenica di poesia

Emily Dickinson

:
“Fossero integri i nostri sensi/ Ma/anche se/ forse/è bene che non siano/del tutto a posto/Così intimi alla pazzia/ così soggetti ad essa/esso/ che/ Avessimo gli occhi/ nella testa-/ e meno male- com’è prudente/che siamo ciechi-/altrimenti non potremmo fissare la Terra-il mondo/così totalmente/impassibili

segni, frasi tracciati a matita contrassegno A 202 in
“Buste di poesia”

Lucia Triolo: una Domenica di poesia

Eugenio Montale

Non chiederci

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

da Ossi di Seppia

lucia triolo: una Domenica di poesia

Dylan Thomas

“Non essendo che uomini”

(Poesie inedite)

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi
spauriti, pronunciando sillabe sommesse
per timore di svegliare le cornacchie,
per timore di entrare
senza rumore in un mondo di ali e di stridi.

Se fossimo bambini potremmo arrampicarci,
catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto,
e, dopo l’agile ascesa,
cacciare la testa al disopra dei rami
per ammirare stupiti le immancabili stelle.

Dalla confusione, come al solito,
e dallo stupore che l’uomo conosce,
dal caos verrebbe la beatitudine.

Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo,
bambini che osservano con stupore le stelle,
è lo scopo e la conclusione.

Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.

lucia Triolo: Amplesso (dedicata)

tra paesaggi in lontananza
venne a me a velocità

guanti di pezza 
rotta
arava a baci la bocca della mia 
tristezza
raccoglieva tra i pianeti 
difficili oblii
inventava parole liquefatte

percorse in me 
se stesso

faccio 
la mia toletta in 
un sogno
fu lui a rendermi
gravida 

tra paesaggi in lontananza
dicendo cose che non si possono dire

Lucia Triolo; una Domenica di poesia

Rafael Wojaczek

Chi è questo che mi appare allo specchio
non una donna né una persona
di nebbia, ma così crudelmente me stessa,
che il posto nell’almanacco finora è vuoto?

Chi è questo che dal mio bicchiere
bevendo non un ubriacone è, anche se
raccolto dalla polizia dal fango
è preso come compagno di gilda?

Chi è questo che con la mia penna
scrive le mie poesie
e nel mio letto prende mia moglie?
chi è questo che è appena uscito?

***

deve essere qualcuno che non conosco, ma
che si è impossessato
di me, della mia vita. della mia morte; di
questo foglio

Rafael  Wojaczek, da “Il poeta andava fucilato”. Poesie Scelte 1964-1971,