Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
Il testo è un excursus storico dei personaggi e degli eventi alla base della costruzione dell’Unione Europea ed una rivisitazione delle circostanze che in essa impegnarono l’Italia, fino alla analisi spietata della situazione politica attuale e dei meccanismi internazionali che la regolano imponendo al Paese ed alla sua Gente vessazioni; umiliazioni e compressioni dei Diritti e delle Libertà.
Il titolo stesso di quest’opera ne racchiude il contenuto: figlia di Plutone e Neotete, la Follia è la divinità suprema capace di dispensare benefici agli uomini e agli dèi, dà sapore all’esistenza portando all’accettazione di sé e degli altri, genera i matrimoni e le amicizie, armonizza la società umana e domina persino sugli dèi. La Follia dissacra ma non condanna mai. Uno dei più grandi successi letterari del secolo, l’Elogio della Follia fu letto ovunque in Europa, fu tradotto in varie lingue ed ebbe numerosissime edizioni e imitazioni. Tutte le opere di Erasmo, furono inserite nell’Indice dei libri proibiti istituito nel 1559.
Quali sono i Bonus figli per il 2022 e quali invece sono spariti o sostituiti proprio a partire da quest’anno A partire dal corrente anno, e precisamente dal mese di marzo del 2022, in Italia è partita la rivoluzione per quel che riguarda i contributi economici a sostegno della natalità e della genitorialità.E questo perché dal marzo scorso sono iniziati, per i legittimi beneficiari che hanno presentato la domanda, i pagamenti relativi all’assegno unico e universale. Che è una misura strutturale a favore dei figli minorenni e maggiorenni fino all’età di 21 anni.Inoltre, l’assegno unico e universale ha sostituito una misura che, partita nel mese di luglio del 2021, è poi andata in archivio proprio con la misura strutturale. Si tratta, nello specifico, dell’assegno temporaneo INPS per i figli minori che, quindi, non può essere più richiesto.Ma in realtà l’assegno unico e universale ha cambiato molte cose. Ed ha fatto sparire, tra l’altro, pure altri Bonus che sono decaduti nel 2021. Vediamo allora quali sono nel dettaglio.Quali sono i Bonus figli per il 2022 e quali invece sono spariti o sostituiti proprio a partire da quest’annoIn particolare, con l’arrivo dal marzo scorso dell’assegno unico e universale, sono spariti due Bonus destinati sempre al sostegno della natalità. Ovverosia, il Bonus mamma domani, che era noto anche come premio alla nascita, ed il Bonus bebè. Ma non finisce qui, su quali sono i Bonus figli per il 2022.Infatti, con l’arrivo dal marzo dell’assegno unico e universale, a sparire sono pure le detrazioni fiscali per i figli a carico. Mentre tra i pochi Bonus che nel 2022 si sono salvati, sempre per quel che riguarda il sostegno alla genitorialità, spicca il Bonus asilo nido. Che è un contributo che arriva fino a ben 3.000 euro annui, e che permette di coprire le spese per la retta sostenute dalla famiglia con bambini.
Quattro anni fa, in questi giorni veniva a mancare mia madre… Sono giorni dolorosi, incisi nel mio corpo, venuto alla luce grazie a lei. Sono attimi eterni che oggi si rivelano cicatrici indelebili pietrificate nel mio animo, disperatamente proteso nel tentativo di non perdere la sua memoria, di non dimenticare le sue sembianze, di non scordare la sua voce, di non disperdere il suo profumo… Oggi, mentre ero intenta a conservare alcuni libri, ho trovato un foglietto dove, quattro anni fa, avevo scritto una riflessione, in seguito all’aggravamento irreversibile delle sue condizioni di salute. In questa pagina che è balzata davanti ai miei occhi, casualmente o forse no, ho ritrovato il dolore puro, tagliente, inesorabile… Mia madre, che ormai non mi riconosceva più, era scivolata verso una realtà insondabile che la allontanava da me, recidendo brutalmente il cordone salvifico e io, impotente, cercavo i suoi occhi che non riflettevano più emozioni, ma solo ombre… Intanto, il vaso accanto al suo letto diveniva testimone del pallore delle rose tanto amate, ma ormai appassite.
Nulla la multa se manca la prova del tempo e del luogo dell’infrazione, da dimostrare in questo modo, secondo la giurisprudenza
Oltre che dalle diverse forme di imposizione fiscale, i cittadini sono terrorizzati anche dalle multe. Tuttavia, se si dà un occhio alle novità giurisprudenziali, pubblicate di volta in volta, si potrà pensare anche di contestarle. Sicché, un’alternativa a pagare le contravvenzioni, sarà quella di impugnarle innanzi all’autorità giudiziaria competente. Si consideri che per il ricorso al Giudice di Pace non è necessario il patrocinio dell’avvocato, quindi si potrà agire autonomamente. Tuttavia, bisogna informarsi su quelli che sono i possibili vizi da far valere e che possano trovare accoglimento da parte del giudice.
Ebbene, da ultimo, il GdP di Milano ha richiamato un principio molto importante in tema di infrazioni. In particolare, l’ente accertatore, in caso di contestazione non immediata, deve poter produrre delle prove per poter provare l’avvenuta infrazione. Tra queste vi sono i rilievi fotografici, che, però, sono considerati utili ai fini probatori solo se presentano determinate caratteristiche. Vediamo quali.
Come va provata l’infrazione da parte dell’autorità
Le foto, per rappresentare una valida prova, devono ritrarre il veicolo, il tempo e il luogo dell’infrazione. Non è sufficiente, infatti, che si visualizzi solo la targa del veicolo. È quanto ribadito recentemente dal Giudice di Pace di Milano, con sentenza n. 3691 del 2022, del 30 maggio 2022. In quest’ultima si precisa proprio che la foto prodotta dall’ente accertatore rileverà ai fini probatori solo se da essa sia possibile identificare:
il veicolo;
la posizione dello stesso;
il luogo e il tempo della condotta contestata.
Sarebbe, infatti, nulla la multa se manca la prova di tutte le circostanze in cui sia avvenuta la violazione. Per queste ragioni, nel caso esaminato, il Giudice di Pace milanese ha accolto il ricorso elevato dall’automobilista. L’ente accertatore, infatti, aveva prodotto una foto che ritraeva solo una targa dell’auto, su uno sfondo nero. Di conseguenza, non si è reputata provata l’infrazione, non essendo possibile risalire né al luogo né tantomeno alla posizione del mezzo.
Nulla la multa se manca la prova del tempo e del luogo dell’infrazione, da dimostrare in questo modo, secondo la giurisprudenza
Il rilievo fotografico che sia privo delle caratteristiche indicate non è sufficiente, con conseguente annullamento della multa. Detta sentenza, in verità, ribadisce un orientamento già consolidato in giurisprudenza. Infatti, in una precedente sentenza, ossia la n. 11633/2017, la medesima autorità giudiziaria si era pronunciata nello stesso senso. Il tutto, con riferimento alla diversa infrazione consistente nell’ingresso non autorizzato in una ZTL. Anche in questo caso, la contestazione differita sarebbe validamente provata attraverso i rilievi fotografici ma sempre con i limiti fin qui indicati.
Diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus le famiglie e le imprese che non presenteranno la domanda a giugno
Viviamo in un mondo fatto di scadenze e di incombenze e giugno sta lì a ricordarcelo. Entro la fine del mese, infatti, andranno fatte le opportune domande all’INPS o all’Agenzia delle Entrate o ai Ministeri opportuni per non perdere il diritto ai rispettivi benefici.
Vediamo di quali si tratta. Anticipiamo solo che metà mese o dal 1° da luglio diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus chi non si è mosso per tempo.
L’assegno unico universale
A distanza di diversi mesi dal suo ingresso, ancora molti aventi diritto non hanno fatto domanda all’INPS per l’assegno unico universale (AUU). La misura è stata introdotta esattamente un anno fa (il 1° luglio), in via temporanea fino a febbraio 2022 e a regime dal 1° marzo. Lo testimonia indirettamente anche il nome della misura, passata da “assegno temporaneo” ad AUU, appunto.
per le istanze presentate dal 1° marzo in poi, il pagamento di solito avviene alla fine del mese successivo a quello di inoltro dell’istanza;
inoltre scatta il diritto a ricevere gli arretrati per chi invia la domanda entro il 30 giugno. In questi casi, infatti, l’Ente di Previdenza riconosce anche il diritto ai mesi che vanno da marzo a quello di presentazione della domanda;
passato questo mese, addio arretrati.
Diranno addio agli arretrati INPS e ai soldi di questi 3 Bonus le famiglie e le imprese che non presenteranno la domanda a giugno
Un altro capitolo di scadenze riguarda le domande da inoltrare all’Agenzia delle Entrate. Ad esempio dal 9 al 23 giugno (quindi scade prima della fine del mese) si possono chiedere alcuni contributi a fondo perduto. Vale a dire quelli previsti per i settori del wedding, dell’organizzazione i feste e cerimonie e del settore HO.RE.CA.
Le imprese richiedenti devono avere sede legale o operativa in Italia. Inoltre devono aver subito nel 2020 un calo dei ricavi e del risultato d’esercizio almeno pari al 30% degli stessi valori del 2019.
Un altro provvedimento riguarda invece il Bonus riqualificazione alberghi. La misura riguarda le imprese che dal 1° gennaio 2020 al 6 novembre 2021 hanno sostenuto spese per il miglioramento delle stesse strutture.
L’istanza per avere il credito d’imposta va inoltrata al Ministero del Turismo e la domanda va fatta dalle ore 12.00 del 13 giugno alle ore 12.00 del 16 giugno.
Domanda entro giugno per i 1.000 euro del Bonus idrico
Altra scadenza chiave che arriva a fine mese riguarda il Bonus idrico per le spese effettuate nel corso dello scorso anno. Nel Bonus rientrano le spese di sostituzione e/o installazione di rubinetteria, vasi sanitari e soffioni e colonne docce che consentono un risparmio idrico.
Il ristoro ricomprende anche le spese di natura edilizia, ossia quelle legate ai lavori. Il tetto del rimborso conseguibile è di 1.000 euro e la domanda è da presentarsi al portale dedicato, accedendo con le proprie credenziali.
Manca proporzionalità tra la quota di omesso pagamento e l’entità delle multe conseguenti: la denuncia di Federcontribuenti Federico Garau31 Come denunciato da Federcontribuenti, di recente numerosi datori di lavoro stanno ricevendo da parte dell’Inps pesanti ingiunzioni causa omesso versamento delle ritenute previdenziali.Una situazione, vista l’entità di suddette sanzioni, del tutto spropositata rispetto al mancato introito, in grado di mettere in ginocchio tante piccole aziende. Niente che non sia previsto dalla legge attuale, secondo quanto spiegato da ItaliaOggi, dato che esiste una specifica norma che determina tale regime sanzionatorio, con multe che possono arrivare fino a 50mila euro. Pagare le ritenute previdenziali è certo un obbligo civile da rispettare, ma a mancare è l’equilibrio con la sanzione in caso di omesso pagamento, nonché un’attenta disamina delle conseguenze della sua applicazione a vari livelli, non da ultimo la possibilità di causare la chiusura di piccole realtà imprenditoriali in grado di generare lavoro. Ecco che quindi, specie nella pesante crisi economica attuale, salvaguardare l’occupazione può voler significare anche istituire un adeguato e proporzionale sistema di sanzioni per imprese/aziende che impedisca loro di fallire.
Il primo pensiero che potrebbe venire in mente quando si tratta delle statue più alte del mondo è la famosa e iconica Statua della Libertà degli Stati Uniti, tuttavia, non si trova neanche nella lista delle prime 10 più alte del mondo.
In questo post faremo un un tour virtuale delle 10 statue più alte del mondo. Iniziamo!
Roma, quello strano odore dall’appartamento: macabra scoperta tra i rifiutigio 9 giugno 2022, 4:01 PMcarabinieriUna donna ha conservato il cadavere della madre 80enne tra i rifiuti. I vicini di casa hanno infine lanciato l’allarme a causa del cattivo odore che proveniva dall’appartamento. L’episodio è accaduto a Roma, più precisamente al quartiere San Lorenzo nei pressi del civico 10 di via dei Volsci. Sono stati i carabinieri intervenuti sul posto a fare la macabra scoperta. Come informa FanPage, la figlia della deceduta risulta essere una donna di 43 anni con problemi psichici.Lascia il cadavere della madre tra i rifiuti e in stato di decomposizioneA dare informazioni dettagliate sulla vicenda è stato Il Messaggero: una donna di 43 anni con disturbi psichici ha lasciato in stato di abbandono (e di decomposizione) il cadavere della madre nel corridoio di casa loro, in mezzo all’immondizia. Sono stati i carabinieri, intervenuti dopo una segnalazione da parte dei vicini, a rinvenire il corpo.I carabinieri hanno trovato difficoltà a entrare
Che non mi si accusi di passività, se le circostanze mi schiaffeggiano il viso e io godo delle percosse, se le pareti si fanno più spesse ed io poso l’orecchio per ascoltare, se la morte si accoda al mio passo ed io sono pronta, e la invito a guidare la salita. Non sono inerte ai fenomeni, sono trafitta, sono reticolo leggerissimo, meraviglia assente, ma infima e senza autorità; filtro di intuizione gassosa, pan-direzionale, alleggerita pure da se stessa; che non si dica che voglio essere qualcosa, che sarò o che sia già stata più di una mite inconsistenza, senza traccia neppure ai piedi dell’ombra. Che rimanga piuttosto un pulviscolo sottile sospinto per sbaglio dal mio respiro quieto che niente smuove e niente urta, ma che sopravvive senza senso – una lancetta soltanto – nell’inutile sonno di una gigante rossa.
Sole tiepido che stampa macchie sulle mani, ma i brividi sono per l’assenza del tocco alcuno. Oggi tutto funziona al contrario, il derma freme per ciò che non c’è; le unghie scavano in aria e trovano qualcosa, di più.
L’uomo solo dentro la casa è cavità che si riempie del vuoto, una grotta del non sentire la cui volta inorridisce fra le icone dipinte un tempo con le dita. Lui sottovoce – già presagio di qualcosa – guarda le bestie rossicce impresse sul muro e loro suonano per lui: una fermentazione aleatoria. L’aria trema ancora per poco.
Fuori dalla casa è il silenzio, pulito, un soffio di vetro innaturale desta le anatre più coraggiose: volgono il capo verso la strada e d’un tratto comprendono come gli uomini siano spariti per sempre.
Svanire? Forse, e senza preavviso. Il processo fermentativo della solitudine li ha sublimati nell’atmosfera, sparpagliati in ogni singola particella, lasciando i letti disfatti, le dita scolpite nel barattolo di crema, alcuni carrelli che non fanno più alcun rumore.
Adesso anche l’epidermide terrestre può vibrare per ciò che non c’è, per l’inspiegabile vacuità di massa, per la nuova mite assenza.
Questo libro racchiude, in brevi riflessioni, uno sguardo disincantato sul mondo e sull’uomo occidentali. Il Sutra, nella cultura letteraria e religiosa dell’India antica, è una raccolta di aforismi di carattere religioso, letterario, filosofico, scientifico. Abbiamo così, in Oriente, il Veda ̄nta Sutra, il più noto Ka ̄ma Sutra, e poi il Sutra del loto, il Sutra del diamante, ecc. La forma aforistica è insomma la più adatta per rappresentare, in modo meno petulante possibile, la condizione drammatica e a volte grottesca dell’esistenza umana e della vita sociale; del resto, come dice qui l’autore appellandosi a un noto proverbio, “l’aforisma è un bel gioco perché dura poco”. [Quarta di copertina]
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C’è qualcosa di più difficile da capire del pensiero profondo ed è il pensiero superficiale: è difficile capire a cosa serva.
C’è una cosa che noi uomini non riusciamo a percepire perché troppo più grande di noi: la nostra piccolezza.
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Tascabile, maneggevole, difficilissimo da chiudere per la voglia di continuare a leggere e a leggere, questa nuova pubblicazione di Roberto Bertoldo affascina per la sintesi, la leggerezza di scrittura e la profondità, al contempo, dei contenuti: è la sconcertante bellezza dell’aforisma, genere letterario scritto da pochi, perché necessita di un certo modo di essere non comune, che ha la capacità di un fulmine a ciel sereno condensato in poche parole o pochissimi righi, in voga molto tempo prima che un social limitasse il numero dei caratteri a 140 – 280 nello scrivere sulla sua piattaforma e lo rendesse, almeno nel ricordo della brevità di esposizione del pensiero, popolare. Già l’esergo – di Miguel Hernández tratto da Eterna Ombra – è una visione forte: “Io sono un carcere con una finestra \ che dà su un gran deserto di ruggiti.” che la dice lunga sulla concezione e sul pensiero dell’autore sul mondo che lo circonda e sui suoi abitanti.
Roberto Bertoldo, poeta, scrittore e saggista di filosofia, cattura il lettore anche in pochissime battute, senza nulla togliere alla dotta penna dei suoi editi precedenti. Anzi. Con Sutra d’Occidente viene messo in luce il lato più sagace e ironico dell’autore, che non si piega al pensiero dominante o all’opinione che va per la maggiore, che non incensa, né si ingrazia nessuno, né tantomeno indulge verso alcun argomento o categoria; duecentotrenta pagine di sé, in cui si susseguono e si inseguono strali, consigli, pensieri e riflessioni e dove si palesa la bravura di dire tanto e nonostante ciò non perdere pienezza di significati e serietà, a fronte di un’epoca nella quale si riempiono spazi con parole senza senso. Assolutamente da leggere, rubando tempo a tutto il resto, aprendo le pagine a random, per respirare. [Angela Greco AnGre]
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Non sono affidabili i gruppi culturali, sono sempre e soltanto gruppi di potere i cui componenti finiscono per osservarsi e analizzarsi l’un l’altro invece di osservare e analizzare il mondo.
Occorre appartenere a quel genere di persone che sono clementi con i sottoposti e intolleranti con i capi.
Non c’è nulla di più bello di ciò che sentiamo autentico. La seduzione intenzionale, in arte come in amore, adesca solo gli stupidi e i deboli.
Non è vero che non ci sono più i maestri di pensiero, la verità è che non esistono più i loro discepoli.
Lo scribacchino nostrano scrive una poesia e si sente Dio, scrive un romanzo e si sente Dio, scrive un saggio e si sente Dio. Eppure Dio, essere perfetto e proprio in virtù della sua perfezione, non ha mai scritto né poesie, né romanzi, né saggi. E, beninteso, neppure aforismi.
Mi piace ascoltare il rumore della pioggia sul tettuccio della macchina mentre, seduta all’interno, guardo il mondo fuori e mi allontano dalla realtà materiale che mi attanaglia quotidianamente. Posso indugiare con lo sguardo sulle gocce di pioggia che diluiscono la loro veemenza adagiandosi sui vetri ed enfatizzando un paesaggio incredibilmente liquido. Le strade luccicanti riflettono lembi di cielo che rischiarano il grigio cupo dell’asfalto con barlumi di chiarore alternato a pozzanghere umide di fango. Non muovo un dito per pulire i vetri perché voglio nutrirmi anch’io di quell’acqua benedetta che scende dal cielo e irrora ogni sozzura terrena. Un albero alla mia sinistra agita debolmente rami coraggiosi che si rinfrescano sotto lo scrosciare continuo della pioggia incessante. Il verde appassito delle foglie trae vigore e promette nuove primavere. Osservo, ascolto, sono un’unica sostanza nella materia circostante e sono felice di non appartenermi, ma di essere parte di un’entità che non sono io. Non penso, perché il mio spirito è immerso in un panteistico e sublime incontro con la terra e gode di attimi di eterea inconsapevolezza. La pioggia continua a cadere, ora con più violenza. Buca i vetri dell’auto di ghirigori impazziti, presto sostituiti, presto dileguantisi in misteriose evaporazioni. Raramente passa qualche macchina ed il rombo copre il ticchettio, rompendo il mio sogno di compenetrazione in una natura materna che accoglie i miei pensieri stanchi e li culla… in eterno. Maria Rosaria Teni
Filtrano i raggi della luna, questa sera, nel mio salotto.
Attraverso la finestra ne intravedo il chiarore e magicamente mi rivedo in una realtà che ho vissuto tanto tempo fa e che ricordo ancora con enorme nostalgia.
Quante sere ho trascorso in questa stessa stanza a pensare al mio futuro, al mio presente di allora che oggi è già passato; a tutta la mia vita, a come sarebbe stata, a cosa sarebbe successo e oggi mi ritrovo, dopo tanti anni, seduta ancora su quella poltrona a rendermi conto di aver trascorso più passato rispetto al futuro che mi avanza e avverto che la mia vita sta scivolando in un letto di fiume che sfocerà in un mare profondo, senza confini, circondato all’orizzonte da bagliori evanescenti.
La luna, ricettacolo di pensieri, abbraccia questi momenti che appartengono a ieri e che vivo oggi nell’incertezza di un domani che ha il sapore beffardo di un’illusione.
Oggi sono andato in facoltà. Sono andato in biblioteca per studiare. In realtà ero molto distratto. Non ero assolutamente concentrato. Non ho combinato niente. Sono uscito fuori dall’aula. Mi sono messo a fumare in un corridoio. Poi avevo degli spiccioli e ho preso un cioccolato al distributore automatico di bibite. Mi si è avvicinato un tipo strano, che conoscevo di vista. Aveva gli occhi infossati. Aveva i capelli a caschetto pieni di forfora. Aveva delle basette e una barba incolta. Emanava un odore nauseante. Aveva indosso un piumino rammendato, dei jeans sporchi, delle scarpe di camoscio macchiate dal fango. Due ragazze lo hanno guardato. Una ha sussurrato nell’orecchio dell’altra qualcosa e si sono messe a ridere. Era un tipo strano, ma nella mia facoltà non c’è da stupirsi di niente. Con la sua voce gutturale questo tizio si è messo a parlare dell’aumento delle tasse universitarie. Poi mi ha detto che io avrei dovuto fare il teatro: è un’esperienza formativa e può anche essere un’autoterapia. Quindi mi ha detto che lui non ha potuto fare l’occupazione e mi ha chiesto come è andata. Io gli ho risposto che l’occupazione era durata quindici giorni ed era difficile riassumere ciò che era successo in poche frasi. La verità è che non avevo molta voglia di parlare questo pomeriggio. Il tipo strano se ne è andato. Io mi sono messo a pensare all’occupazione. Quelle notti avevamo parlato, ballato e scherzato. Erano state notti di sacchi a pelo, litri di vino, odore di fogli ciclostilati, fax, volantini, bacheche di annunci, canzoni stonate al suono di una chitarra scordata e suonata senza peltro, commistione di dialetti, accenti e cadenze di noi studenti fuori sede, provenienti da tutte le regioni di Italia. L’occupazione era tante cose insieme. Avevamo parlato e discusso di Woodstock, Bob Dylan, Leonard Cohen, Frank Zappa, beat generation, controcultura, politica internazionale, il sessantotto, il settantasette, il maggio francese, il terzomondismo, la questione israeliana, lo zen, il postfemminismo, la parcellizzazione del lavoro, l’alienazione, Tondelli, Gramsci e l’intellettuale organico, seminari autogestiti, democrazia dal basso.
Quindi mi sono messo a pensare che quella occupazione me la sarei ricordata per tutta la vita. Forse tra molti anni avrei avuto nostalgia di quei momenti, di quei giorni. Forse li avrei raccontati. Forse avrei scritto qualcosa. Poi sono ritornato in aula studio. Ho smesso di pensare e mi sono rimesso a leggere.
IL PIRATA:
Parcheggiai la macchina. Guardai il cielo. Dopo cinquanta metri mi fermai all’ombra dei cipressi per accendermi una sigaretta. Quindi varcai la soglia del cimitero. Dovevo fare quella visita. Ci andavo una volta ogni tre mesi. Sapevo dove era la tomba, perché il cimitero di quel paesino era piccolissimo: trecento tombe o poco più. Avevo notato quella tomba al primo colpo d’occhio. Era proprio subito dopo il cancello. Se la salma fosse stata in un loculo allora avrei sarebbe stato più difficile per me. Mi fermai davanti alla tomba. Ero lì raccolto nei miei pensieri quando si avvicinò una signora. Era sua madre. Era una donna dall’aspetto ancora giovanile. Aveva gli occhi spiritati e dei capelli molto lunghi raccolti con una coda di cavallo. Indossava un abito da sera dai colori smaglianti e calzava delle ballerine. Non era una donna bella perché aveva un naso adunco. Nell’aria c’era lo stridio dei gabbiani e il guaito di un cane in lontananza. Fu lei ad attaccare discorso.
“Conosceva mio figlio ?”
“Si. Eravamo compagni di università. Era un bravissimo ragazzo. Il destino è stato molto crudele. Era prossimo alla laurea. Gli restava da discutere soltanto la tesi.”
“E’ la prima volta che la vedo.”
“Io abito a venti chilometri da qui. Poi al funerale non c’ero. L’ho saputo qualche giorno dopo. Ero in vacanza quando è successa la disgrazia. Suo figlio era un ragazzo brillante. Avrebbe avuto successo nella vita!!! Ne sono sicuro. Era capace sia di parlare di cose serie che di raccontare barzellette e di fare di ridere tutti quanti. Ogni volta che apriva bocca riusciva a incantare con la sua cultura.”
“Mi piacerebbe avere giustizia. Mi piacerebbe vedere negli occhi chi mi ha strappato mio figlio. Mi piacerebbe che la pagasse. Invece sono passati due anni e gli inquirenti non sono ancora riusciti a farci sapere nulla.”
“Quel pirata avrebbe dovuto costituirsi. Come si fa a vivere con quel senso di colpa per tutta la vita ?”
“Caro ragazzo, questo è un mondo assurdo. Talvolta sfugge a qualsiasi logica. A volte mi metto a pensare che quel disgraziato non l’ha soccorso ed è scappato via perché era ubriaco o drogato. Forse è scappato via perché aveva l’assicurazione scaduta. Probabilmente non saprò mai i motivi per cui non l’ha soccorso ed è fuggito. Io penso che innanzitutto sia questione di civiltà. Anche i tedeschi e gli inglesi si ubriacano ogni weekend, però non si mettono alla guida di una macchina. Alcuni giovani italiani invece si sballano e poi si mettono a correre con le proprie macchine. E poi la giustizia che fa? Se riesce a trovarli li punisce con un semplice omicidio colposo. Ma per me questo è stato un omicidio volontario.”
“Ci sono fatti di cronaca che fanno pensare. C’è stato un tale disoccupato cronico che ha nascosto il cadavere della madre anziana per ritirare ancora la pensione. Un altro tale invece ha rinchiuso e recluso per anni il figlio gravemente disturbato in una stanza. Infine un altro tizio ha ucciso la moglie demente e invalida da anni. Non c’è limite alla malvagità ed all’abiezione umana. Basta leggere la cronaca nera. Basta guardare i telegiornali.”
“Adesso devo andare. Mi fa piacere che qualche amico di mio figlio venga ancora a fargli visita. E’ passato del tempo. La gente dimentica in fretta, anche le disgrazie.”
Ci salutammo. Lei si incamminò verso l’uscita. La madre non si era accorta di niente. Io in realtà suo figlio non l’avevo mai conosciuto. Avevo soltanto letto gli articoli di giornale quei giorni. Era da lì che ero riuscito a sapere diverse informazioni sul conto di quello sfortunato ragazzo. Avevo comprato tutti i giornali in quei giorni.
Ero solo nel cimitero. Anzi a dire il vero eravamo solo io ed il custode. Solo io sapevo che cosa era successo quella sera. Nessun altro. La polizia non era riuscita a risalire al colpevole. Ero io l’unico a sapere. Ero io quel pirata della strada. Ero solo. Le lacrime cominciarono a rigarmi il volto. Guardai per un attimo i filari di vigne, che circondavano il cimitero. Guardai il cielo. Le stelle erano appena percepibili. Tra poche ore da semplici comparse sarebbero diventate delle protagoniste nel cielo. Nel frattempo il sole tramontava. Incendiava le nuvole. Pensai per un attimo a quando ero bambino e mi facevo ingannare dal moto apparente del sole. Poi ritornai nel mio incubo e mi chiesi per quanto tempo ancora sarei riuscito a convivere con quel peso, con quel segreto.
Il successo deriva da due fattori: ambizione e costanza. Questo è ciò che contraddistingue il dottor Emanuel Ferrari, giovane neurochirurgo di origini italiane che ambisce a essere primario in uno degli ospedali migliori al mondo: il Johns Hopkins. La sua carriera è in ascesa e non sembra conoscere una battuta d’arresto.
Quando metterà piede al JH le sue certezze inizieranno a sgretolarsi, a partire dalle fondamenta.
Una regina algida e bellissima invaderà i suoi pensieri e le sue sicurezze si dissolveranno, perché il loro legame è quanto di più sbagliato possa esserci.
Il prezzo da pagare per lei sarà altissimo e i compromessi inimmaginabili. Nel momento della resa dei conti riuscirà Emanuel a liberare la sovrana del suo cuore dal castello in cui si è barricata?
BIOGRAFIA AUTRICE:
Sarah nasce in una città di mare a cui è molto legata in un giorno di primavera. Nella vita è un matematico, ma questo lato razionale non è l’unico che l’ha portata avanti, e non nasconde che non l’ha mai appagata completamente. Coltiva da sempre un amore per la letteratura e la lettura, e in particolare per i romanzi rosa, infatti le piace dire che un tempo era “Harmony dipendente”. La scrittura le ha fatto compagnia in momenti molto difficili e di forte sconforto, da cui può affermare di essere uscita più forte di prima.
“La vita mi ha preso a sberle, ma le ho risposto a tono.”
Angela Greco – AnGre è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, con prefazione di Michelangelo Zizzi, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Edizioni Smasher, con una nota di Roberto Ranieri, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, con prefazione di Rita Pacilio, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, con una nota di Nunzio Tria, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini); Anamтrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Edizioni Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (plaquette, collezione Bocche naufraghe, YCP Ed., 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa); Arcani (Achille e La Tartaruga, 2020, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa); Ananke (Ladolfi, 2021, introduzione di FabrizioBregoli); Aiguiller (Ladolfi, 2022). E’ presente in antologie, siti e blog.
Ha realizzato: Uscita d’emergenza (2014) e Generazione senza (2014), libri d’artista; Irrivelato segreto (2015), opera poetico-fotografica su alluminio; Messa a fuoco (2015), fotografia su legno, per la sensibilizzazione sul tema Ulivo di Puglia.
Quando noi riluttanti penetreremo a forza entro il regno dei morti e ci avremo le verruche e i pidocchi e i nostri cancri proprio come ce l’hanno i morti quando noi scenderemo sotterra con il naso turato a raggiungerli i morti gustate che avremo le funebri onoranze delizie rinfrescanti per i morti quando coi denti molli morderemo la polvere sbriciolata dalle ossa dei morti e ci avremo le orecchie tappate e il muso intinto nella birra nel “Bar delle bare”- ritrovo dei morti quando il corpo sarà sfiancato dagli sforzi midollari che slombano i morti col cervello poverello bucherellato come ’na groviera specialità della casa dei morti quando il coso sarà moscio e tutti i pezzi fuori uso non si scopa tra i morti e la schiena sarà gibbosa e la carcassa deforme mica gli piace lo sport ai morti andremo a trovare i vermoni e gli insetti che si mangiano i morti trascinandoci la bara fino alla nostra ultima stazione là dove bofonchiano i morti quando le bizzoche avranno recitato le dieci avemaria che rassicurano i morti e quando avremo rimesso le nostre cause alle carte notarili che li escludono i morti legando i nostri beni come i nostri inventari eccoli qua i bagagli dei morti ai sopravvissuti che infreddoliti come noi già fanno eccì ma il naso gli cola molto di più, ai morti Quando noi riluttanti penetreremo a forza entro il regno dei morti insomma ci toccherà come lugubri lumiere spegnerci proprio come fanno i morti d’improvviso chiuderemo di scatto il circuito della vita e allora così ci aggregheremo ai morti e le nostre famose ultime volontà noi le faremo abbrustolire sopra il fuoco dei morti e tu ti rivedi bimbetto e sorridi alla terra che fa da coperchio ai morti e sorridi al cielo tutto azzurro tutto luci dimenticato dai morti e sorridi agli spazi increspati del mare che inghiotte in un boccone i morti e sorridi alla fiamma la dolcissima incendiaria si sbriciolano in cenere i morti ti sorride la mamma ti sorride papà eccoli qua già morti e i cuginetti e i micetti e i nonni e le nonne non dirmi che non lo sai che sono tutti morti e il buon cagnetto Empy e il cagnolino Dudù i morti fanno Bubù e Bubù e non sono meno morti i suonati professori della tua giovinezza sono da tempo belli che morti e amen per il beccaio amen per la tabaccaia è una città di morti e poi eccoti là ragazzo e allora vai alla guerra dove trovi un esercito di morti e poi ti sposi e metti al mondo chissà quanti futuri morti con lo stipendio mica male tu vivi e già prosperi adesso sulla pelle dei morti ed eccoti canuto e allargato e panciuto tu che detesti i morti e ti prendono i malanni e gli acciacchi miserabili ti preoccupano i morti tossendo e tremolando a poco a poco tu degeneri già ti avvicini ai morti fino al dì che poi sarai fottuto e senza scampo e allora con riluttanza giù ti ficcheranno poi tra i morti intento a percepire la prima sensazione che non è per i morti alla fine ti piacerebbe recuperare la memoria di tutto perché ti possa separare dai morti lodevole proposito! giusto lavorìo! coscienza esemplare di cui sorridono i morti però perché sempre l’ora fatale ci distrarrà verrà
La demenza instillava progressivamente i suoi tarli nel tuo ormai debole cervello, risucchiato fatalmente in una spirale di smemorati attimi di vita. Mi guardavi, ma l’immagine del mio volto riflessa in te, ritornava rimbalzando sullo schermo piatto della tua mente priva di emozioni. Il tuo sguardo impermeabile era un segno evidente che dimostrava che in realtà tu non sapevi chi fossi io, tua figlia, la creatura nata da te, amata da te con viscerale trasporto, accudita e protetta da te, mamma perfetta e amorevole. Tutto questo eri tu, mamma, quando l’avvoltoio della malattia ha carpito la tua essenza, ha rapito i tuoi sentimenti per disperderli in un vento di immateriale sostanza. Solo le tue mani riuscivano ancora a parlare di te, di come eri stata; morbide mani profumate di mamma, odorose di carezze tenere, ricche d’amore puro. Mani che, ancora composte armoniosamente, si muovevano tuttavia a fatica, non assecondando più un’esigenza ma impulsi involontari e inconsapevoli. Le mani alacri ed operose della mia infanzia, che ora stringevo nell’estremo saluto e che restavano inerti, fredde di gelida impronta.
Oggi è la Festa della Mamma! Fluiscono auguri da ogni parte: social, biglietti, messaggi, slogan, fiori, tanti… Ad ogni frase letta, ad ogni augurio espresso, nel mio animo risuona un’eco di nostalgia che si riacutizza e non riesce a trovare pace e rifugio nell’oasi del silenzio. Da quando non ci sei, solo la forza di essere madre a mia volta mi sostiene nell’affrontare la tua assenza e nei passi di mia figlia, io ritrovo i miei passi vissuti con te. Allora arriva il momento in cui mi fermo, rifletto e penso che un modo per sentirti ancora parte di me è scrivere, tirare fuori tutte le parole che non ti ho detto, per mancanza di tempo, per inutile pudore, per inconsapevole superficialità, perché c’è troppa frenesia nel quotidiano per parlare di sentimenti, perché si dà per scontato che la mamma c’è e ci sarà sempre… No, non è così! Niente ci sarà sempre. La caducità è insita nella vita fugace e illusoria e niente rimane immutato e immutabile. Restano soltanto le parole, quelle impresse su una pagina, scritte per fissare i momenti che divengono immortali attraverso termini che traducono ricordi e decodificano, comunicandole, le emozioni. E allora, vincendo una personale ritrosia, su questa pagina che ti dedico, mamma, in questa lettera ideale che ti dono e che spero irrazionalmente ti raggiunga, dischiudo uno squarcio nel mio smisurato sconforto e allora sì, ti ritrovo e capisco realmente che tu ci sei, sempre, e soprattutto che si sarai per sempre. Maria Rosaria
Giorni pervasi di malinconia, giorni che si frantumano su pensieri e immagini sfocate e che rivelano cocci di rimpianto… A volte una pagina può rappresentare quel tappeto da cui si raccolgono questi piccoli residui di vita che restano dopo tanti attimi, dopo ore lunghe o brevi, dolorose o liete, vissute o sognate… Giorni in cui vorresti che il tempo fosse rimasto cristallizzato a quell’istante, impresso in una retina virtuale da cui non si può cancellare nulla… Giorni in cui il dolore è stato così forte da desiderare un vento impetuoso per spazzare via tutto, in un rapido balenare di follia, in un volteggiare imbizzarrito da cui non si esce che tramortiti… Giorni che si avviluppano su scorci di momenti che sfumano e raggiungono un cielo che non ha confini…Giorni che sono onde, sussurri e voci in un mare liquido di emozioni che non si toccano ma si vivono o forse si sognano, perché cosa altro è la vita se non un sogno?
Brulichio d’astri, tepido gorgoglio, filtro di fuochi tremulo sul mare; voce che chiama, ombra che scompare; passi sul greto e passi sul trifoglio. Timida mano esangue senza orgoglio, muove la cuna dell’ infante. Rare, alla spiaggia, barche, in terra, bare, (un grave libro nel silenzio sfoglio) dormon tranquille. S’ode l’oscillare dell’universo, d’onda in onda. E viene, dalle navi lontane ed’ oltremare folto uno stormo di messaggi. Pare (vela del mondo!) che si gonfi il cielo pel mio folle desìo di navigare. Alberto Tarchiani
da Piccolo libro inutile
ph Eleonora Mello
Autore poco conosciuto, il poeta Alberto Tarchiani è stato anche giornalista, antifascista, politico e diplomatico. Nati a Roma il 1° novembre 1885, in una famiglia della media borghesia di origine toscana, è cresciuto in un contesto familiare di orientamenti mazziniani, Giovanissimo ha iniziato la sua attività di giornalista al quotidiano Il Nuovo Giornale di Firenze, per poi passare a La Tribuna di Roma. In quegli stessi anni ha compiuto studi poco sistematici nelle Università di Roma e di Firenze. Interessato alla letteratura e alla scrittura, ha frequentato il cenacolo letterario del caffè Sartoris a Roma, e ha fatto parte del gruppo dei ‘poeti giovinetti’ raccolti intorno a Sergio Corazzini. Insieme a questo poeta romano, già gravemente ammalato (sarebbe morto nel 1907), nel 1906 Tarchiani ha scritto la raccolta di versi Piccolo libro inutile, in cui dominano la vena decadente e il malinconico distacco propri del crepuscolarismo. È morto a Roma il 30 novembre 1964. Opere. Prima de le stelle: dramma di un atto, Roma 1905; Piccolo libro inutile, Roma 1906 (con S. Corazzini), rist. Genova 2013; America-Italia. Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti, Milano 1947; Il mio diario di Anzio, Milano 1947; Dieci anni tra Roma e Washington, Milano 1955; Il volo di Bassanesi su Milano e il processo di Lugano, in Trent’anni di storia italiana 1915-1945: dall’antifascismo alla Resistenza, a cura di F. Antonicelli, Torino 1961, pp. 167-170; L’impresa di Lipari, in No al fascismo, a cura di E. Rossi, Torino 1963, pp. 71-126; Tormenti di un ambasciatore. L’anno conclusivo a Washington (1954), a cura di D. Felisini, Soveria Mannelli 2006. [ Enciclopedia Treccani]
Passano i mesi e si delinea l’individuo. Il fanciullo che dice: “Fermiamoci nei paraggi, perché alle 15,30 comincia la degustazione delle ciliegie e delle amarene. Non voglio perdermela.”.
Quello che resta lì in silenzio in mezzo agli adulti, a sorbirsi tutta la spiegazione, rendiamo grazie alla AgriCooPecetto e alla Pro Loco, dettagli e classificazione, Vittona e altre specie, Durone-Graffione, eccetera, ad assaggiare versioni antiche e moderne del frutto, succhi e parole.
Ne esce con mezzo litro di estratto di amarene in dono (godimento puro). E stamattina si ricorda ancora tutto.
Naturalmente, tra le sue dieci vite possibili c’è già quella in cui abita a Pecetto, ha una villetta e molti alberi di ciliegie, una moto per andare a lavorare a Torino.
Ogni giorno lasciamo andare cose, animali, persone, minuti, briciole, nubi: un esercitarsi costante che per me non risulta scontato. Sono una di quelle che si affeziona, che si attacca al mondo mentre il mondo sfuma. Respiro, apro, respiro ancora.
Mi alleno e diventa più facile ma non nego il piccolo o grande dolore. La tredicesima carta del Tarot ci racconta come sia possibile potare il nostro giardino quotidiano.
Ci descrive la vita come decluttering dell’anima. Certamente non potrei fare il mio mestiere, se fossi una fan dell’attaccamento adesivo al tempo e allo spazio, all’amore e all’odio. Però, oh, non è facile. Non è una passeggiata, il distacco.
Diciamo la verità. Ad esempio, ho trovato tenerissima la maestra, quella che è sempre stata più professionale e più ‘dura il giusto’ rispetto alle altre, che ieri non ha smesso di commuoversi.
Equilibri necessari, dico io. La giusta distanza vien sentendo profondamente l’attaccamento.
La poetessa Santina Gullotto si presenta ai lettori di Alessandria online
BIOGRAFIA
Mi chiamo Santina Gullotto nome battesimo Santa Gullotto nata 06\12\1953 a Randazzo dove vive in Via Galliano N. 95 ..paese situato nella valle dell’Alcantara, tra i Nebrodi e le pendici verdeggianti etnee. Ho disegnato e realizzato abiti personalizzati soprattutto da cerimonia e da sposa. Amo cucinare, ho rivisitato le vecchie ricette della nonna personalizzandole. Ho l’hobby della pittura, dipingo paesaggi e ritratti olio su tela e ritratti a matita. Ho scritto poesie, liriche e prose sia in italiano che dialettali, “Vernacolo” un saggio e qualche libro autobiografico. La mia poesia nasce dalla mia vita intensa e piena di non poche sofferenze, che come un fiume in piena mi hanno travolto ma non mi hanno distrutto e la fede in Dio mi ha fatto sempre superare.
Le mie pubblicazioni e premi. La mia prima pubblicazione è stata con tre poesie, passando la selezione di un concorso “VERSI PER UN TERRITORIO” del la GB editoria Roma.
Aderendo a delle iniziative editoriali ho partecipato alla realizzazione di antologie come “ATTIMI” “Poeti contemporanei” della casa editrice “PAGINE” della stessa, sono state pubblicate diverse poesie tra gli otto Poeti scelti dallo scrittore “ELIO PECORA” sulla rivista mensile “POETI E POESIA”
Con ALETTI EDITORE ho pubblicato per selezione delle poesie per diversi volumi autori vari …
Ho partecipato alla realizzazione di una trilogia “CIO CHE CAINO NON SA” con poesie e brani …per la sensibilizzazione della lotta contro la violenza sulla donna ma anche in generale.
La poesia “MI RIFUGIO NEL SILENZIO” premiata con targa d’argento e pubblicata sull’antologia “ALDA NEL CUORE” nell’omonimo concorso con la Casa editrice URSINI EDIZIONI
La poesia “IN OGNI DOVE” Vince il primo premio assoluto nel concorso Premio nazionale “OASI” MOTTA S. ANASTASIA, nello stesso concorso per la poesia dialettale il premio speciale poesia “STU NOSRU MARI”
Ho pubblicato sette sillogi di poesie in lingua italiana un libro di dialettali “Vernacolo”e quattro libri di narrativa, due saggi, un libro di favole e aforismi, un libro di Ricette
Nel Maggio 2018 A Motta S.Anastasia il “Premio Mediterraneo Oasy VI edizione” con la poesia “GUARDANNU ATTORNU” e “Premio Arte e poesia” con la poesia “VA COL PENSIERO”
Nell’Agosto 2018 “PREMIO POESIA CASTELLI DI VERSI” CON LA POESIA “CHE NE SAI” Omnia Arte Eventiad Acicastello (ct)
Dalle guardie d’onore del Pantheon ricevo “PREMIO UMBERTO SECONDO “ con la poesia “AVANZA IL VENTO”
Il 4 Dicembre 2019 la poesia “NEL CIELO DI SETTEMBRE” riceve la menzione speciale della giuria nel concorso letterario “Beato Girolamo De Angelis” a Enna
A Motta S. Anastasia (ct) ricevo, Il Premio “NEL CIELO DELL’AFRICA” con la poesia “LI DOVE ARDE IL SOLE…
E il “PREMIO MEDITERRANEO” con la poesia “ARIA DI UN SOGNO DI PACE “OASI REGINA PACIS” Motta S.Anastasia
Agosto 2020 Primo premio “Estemporanea di pittura Parco sciarone e premio letterario sul medesimo tema”
Nel 2021 vengo inserita nella “ANTOLOGIA DI POETI CONTEMPORANEI SICILIANI” secondo volume. Vent’anni dopo il duemila.
Anno 2022 Maggio (Oasi regina Pacis Motta S.Anastasia) Premio speciale ”COLORI DI LIBERTA’” con la poesia “CI SARANNO ANCORA”
Menzione di merito “POESIA IN CRONACA” con la poesia “NEL CUORE DELLA TERRA”
Per la pittura ho realizzato mostre dei miei dipinti. La mia prima mostra realizzata durante lo svolgimento del concorso del concorso “Fogghi Mavagnotti” a Malvagna (ME). Alla mia poesia (Guardannu attornu) viene assegnata la menzione d’onore.
Altre mostre svolte nel mio paese durante la festa dell’Assunta Agosto 2017 e 2018
Partecipazione a mostre collettive a Randazzo (CT) Giugno 2017, giugno 2018, Agosto 2021. Un mio olio su tela rappresentante il chiostro comunale ex convento dei Benedettini lato ovest si trova nella sede comunale di Randazzo, e sempre un mio olio su tela rappresentante il lato est del chiostro comunale è stato portato in dono dal nostro sindaco al sindaco di Gradara Marche per il gemellaggio dei paesi Medievali.
In questi ultimi anni ho insegnato pittura Olio su tela all’Unitre di Randazzo ct.