Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
“Pietas e Humanitas”. Un viaggio nel mondo del quotidiano
Si apre in queste pagine una finestra sul mondo dell’autrice, che attraverso la poesia racconta il suo rapporto con l’esistenza dall’età adolescenziale sino al presente, in un intreccio continuo fra micro e macrocosmo. Flavia Vanessa Cappa in “Pietas e Humanitas”, raccolta di liriche pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore, racconta la sua personale visione del mondo e si sofferma – come suggerisce il titolo – sul concetto di umanità, rivolgendo particolare attenzione ai disegni del divino. Fra storie di vita quotidiana e familiare, rapporti umani e sentimenti, riflessioni sul mondo che ci circonda e su ciò che invece lo trascende, difficoltà e desideri di una persona comune.
La raccolta si suddivide in due parti: Poesie di gioventù e Poesie dell’età adulta. Peculiare è la presenza di liriche tradotte anche in tedesco, spagnolo, giapponese, persino in dialetto lombardo. «Sebbene la mia conoscenza non sia perfetta – spiega l’autrice che vive a Tromello, in provincia di Pavia – mi piacciono le lingue e “ci traffico” da anni. Anche il dialetto è una lingua a tutti gli effetti e personalmente lo trovo un fenomeno affascinante. Inoltre, alcune poesie mi venivano proprio in una determinata lingua, piuttosto che in italiano».
Alle liriche sono correlate delle illustrazioni, quasi tutti scatti ad opera dell’autrice, che ritraggono, ad esempio, i soggetti protagonisti oppure l’ambientazione. In diverse poesie si ritrova uno stile lievemente classicheggiante con la manipolazione di alcuni suoni e della sintassi, ma anche qualche micro-contaminazione da altre lingue. Le tematiche principali affrontate nei versi riguardano i rapporti umani problematici, il rapporto con soggetti non-umani (animali o luoghi), le culture e le civiltà, il destino, nonché il Bene, il Male e l’umanità. Il tutto condizionato dalla realtà, che può piacere o meno. «Si viene sempre ispirati da situazioni o persone reali. Fra tutte, vorrei ricordarne una, il cui pensiero ha contribuito a ispirarmi nella poesia Vegetale lo ved’io ovvero lo scrittore Adam Kadmon, un autore di incredibile spessore e cultura – anche poeta – che invito tutti a leggere. Ecco, senza il suo pensiero, certamente quella poesia non sarebbe mai nata».
«Si giunge alle ultime pagine dell’opera – scrive Francesco Gazzè nella Prefazione -con la sensazione neanche tanto vaga che Flavia Vanessa Cappa possieda quel proverbiale dono innato di poetare sempre guardando dritto negli occhi il lettore, di prenderlo letteralmente per mano e accompagnarlo nel di lei mondo favoloso e utopistico in cui poi ci si ritrova sbalorditi a mettersi a nudo come d’istinto, senza sapere il come e soprattutto senza domandarsi il perché». Ed è proprio questo che l’autrice vuole trasmettere al lettore. «Intendo semplicemente mostrare il mondo attraverso i miei occhi – racconta Flavia -. Ognuno poi trarrà le sue conclusioni. Ma soprattutto il mio desiderio più grande è quello di lasciare qualcosa a coloro che verranno, ai posteri».
«Veletzos incornicia abilmente una storia d’amore indimenticabile sullo sfondo dei drammatici eventi della Seconda guerra mondiale» – Booklist
«Avvincente e pieno di passione» – Kate Quinn, autrice di Fiori dalla cenere
«Incantevole!» – Library Journal
Ungheria, 1943. Eva credeva di sapere cosa fosse l’amore. Fidanzata con un brillante studente di medicina, pensava di avere tutto ciò che potesse desiderare. Ma, da quando il suo sguardo ha incrociato quello di Aleandro, un giovane artista dalle grandi ambizioni, Eva non ha più certezze. L’unica cosa che sa è che nessuno la fa sentire così, come se si fosse svegliata da un lungo sonno. Tra i due nasce un sentimento che si fa ogni giorno più forte: non importa che lei sia già promessa a un altro e che suo padre – fervente sostenitore del nazismo – impazzirebbe di rabbia se sapesse che la figlia frequenta un uomo di una razza inferiore. Eva è disposta a lottare con ogni mezzo per affermare il suo diritto alla felicità. Quel sogno, però, sta per essere spazzato via dalla guerra che infuria in tutta Europa e che, alla fine, travolgerà anche le loro vite. Eppure, nonostante gli anni e i chilometri di distanza, Eva e Aleandro non smetteranno mai di cercarsi e di credere che il loro amore sia più forte anche del destino… Ci sono momenti in cui tutto sembra perduto, periodi in cui pare esserci spazio solo per la sofferenza. La storia di Eva e Aleandro invece ci ricorda di non perdere mai la speranza, perché l’amore può illuminare anche le epoche più buie.
<p value=”<amp-fit-text layout=”fixed-height” min-font-size=”6″ max-font-size=”72″ height=”80″><em>Bene! Non sono proprio l’incarnazione di Dulcinea, emulattora di bellezza, amore, dolcezza e soprattutto delicatezza. Dicono che – il mondo è bello perché vario – apparente, sembrerebbe tale e quale.Bene! Non sono proprio l’incarnazione di Dulcinea, emulattora di bellezza, amore, dolcezza e soprattutto delicatezza. Dicono che – il mondo è bello perché vario – apparente, sembrerebbe tale e quale.
Non scrivo per ” i like”, scrivo per me stessa inanzi tutto, poi sé a qualcuno piace o condivide pensiero, ne sarò felice, vale anche il contrario.
Dopo un lungo periodo di inerzia produttiva, la mia giovane moglie mi indusse a riprendere gli strumenti del pittore. Avevo sempre considerato l’arte come un territorio neutrale nel quale, con la dovuta attenzione, potevi esprimerti senza far male a nessuno ed ancora oggi ne sono convinto tranne per alcune rare eccezioni sulle quali ho forti dubbi. Ad esempio:
Ho l’impressione che venga sistematicamente perpetrata una certa mistificazione con l’assegnazione di attestati di partecipazione a nugoli di artisti, convinti di essere stati selezionati per le loro capacità, quando invece sarebbe meglio non illuderli, ma piuttosto indirizzarli verso il miglioramento. Situazione peggiore è quando la selezione, ovviamente finale, premia incapaci, nella falsa convinzione di mitigare la povertà espressiva della massa proponendo artisti di raggiungibile capacità. Questo non induce al miglioramento chi ne necessita ed avvilisce i meritevoli.
Racconti: La tempesta che si scatena nel nostro cuore… Gregorio Asero
Quando una persona che dice di amarci ci procura un dispiacere questo dolore si insinua fra le nostre già esistenti preoccupazioni e i nostri impegni quotidiani, ma anche se vogliamo distoglierne l’attenzione esso ritorna sempre alla mente in modo, si doloroso, ma nel contempo in compagnia di altri dispiaceri.
Al contrario, il dolore causato dalla persona che ci ama, quando stiamo attraversando un periodo felice o di relativa spensieratezza e questa persona dice di non amarci più, si viene a realizzare una situazione emotiva tale che può generare una brusca depressione poiché, se nel nostro cuore fino a poco prima stazionava un sentimento di gioia, improvvisamente, si viene a creare una tempesta contro la quale non si è in grado di reagire prontamente e si diventa incapaci di lottare contro questa nuova situazione.
La tempesta che si scatena nel nostro cuore è così violenta per cui il pensiero si concentra esclusivamente verso la persona che ci fa soffrire. Il pensiero si rivolge sempre e solo a quella persona, come l’ago di una bussola che indica sempre e solo il nord. In queste nuove situazioni, in cui ci si ritrova, in genere, si ha la sensazione di trovarsi davanti ad una bilancia, dove su un piatto si vuole depositare il desiderio di apparire troppo umile e sottomesso nei confronti della persona amata pur di non rompere il rapporto e nell’altro piatto della bilancia, deporre il nostro orgoglio e amor proprio, in modo da farle credere che non abbiamo bisogno di lei con il rischio di farle credere di non essere indispensabile per noi e farla allontanare definitivamente. In ogni caso si viene a creare un danno esistenziale. E la domanda è: come comportarsi? Io non ho nessuna risposta.
Caro energia, la tassa sugli extra profitti non convince (giustamente) gli italiani preoccupati dalle possibili conseguenze.
Si sente tanto parlare di tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende ma come inciderà sui singoli contribuenti questa decisione del Governo?
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Il conflitto tra Russia e Ucraina scoppiato lo scorso 24 febbraio continua e non accenna a concludersi. Ciò significa che le conseguenze della guerra riscontrate fino ad oggi sono solamente l’inizio di un periodo difficile qualora la situazione non dovesse risolversi a breve. Il Governo è intervenuto con diverse iniziative per cercare di mitigare gli effetti sui cittadini tra cui il Bonus sociale. Parliamo dello sconto in bolletta per chi ha ISEE inferiore a 12 mila euro in modo tale da non dover corrispondere importi onerosi sull’energia elettrica e sul gas. Aggiungiamo, poi, il taglio sulle accise per ridurre i costi del carburante. Queste e altre misure si trovano nel Decreto Aiuti, un DL che introduce anche una tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende ottenuti durante il primo trimestre 2022 quando il costo dell’energia elettrica era alle stelle… leggi tutto su: https://www.informazioneoggi.it/2022/06/15/caro-energia-tassa-italiani/
Bonus infissi e finestre 2022: Come funziona? importi e requisiti
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Ultimo Aggiornamento: 14/06/2022
Nel 2022 torna uno dei bonus che permette ai proprietari di un’abitazione di poter svolgere una ristrutturazione sulla propria casa, ovvero cambiare infissi e finestre. Come per gli anni precedenti, anche quest’anno verranno applicate delle limitazioni e saranno necessari requisiti specifici.
Scopriamo assieme tutte le informazioni necessarie affinché si possa usufruire di questo particolare bonus.
Conosciuto anche come bonus infissi, questa agevolazione consiste nella detrazione fiscale di parte dell’importo speso per un tetto massimo di spesa che varia a seconda dell’intervento svolto. La peculiarità che riguarda questo bonus è da ricercare nella combinazione con uno dei tre bonus già noti, come Superbonus oppure Ecobonus.
Per chi e quanto aumentano gli importi delle pensioni il prossimo mese di luglio e come cambiano ancora nel 2023 per chi prende tra 500-2.200 euro
Di quanto aumenta pensione tra i 500-2200 a Luglio e nel 2023 con rivalutazione ufficiale? Le pensioni del prossimo mese di luglio si annunciano decisamente ricche, tra quattordicesima e bonus una tantum da 200 euro che si prepara ad essere erogato ai pensionati ma anche ai lavoratori. Vediamo allora quanto aumentano le pensioni a luglio e non solo.
Quanto aumenta pensione tra i 500-2200 a Luglio
Rivalutazione ufficiale 2023 come cambia ancora pensione 500-2200 euro
Quanto aumenta pensione tra i 500-2200 a Luglio
Le pensioni di luglio si preparano ad aumentare sia per effetto del calcolo della quattordicesima sia per effetto del nuovo bonus da 200 euro.
Partendo dalla quattordicesima, si tratta di una somma aggiuntiva all’importo di pensione che mensilmente un pensionato percepisce ma che, precisiamo, non spetta a tutti.
La quattordicesima spetta ai pensionati che percepiscono le seguenti prestazioni:
pensione di vecchiaia;
pensione anticipata;
pensione di reversibilità ai superstiti;
assegno ordinario di invalidità;
pensione di inabilità.
Per avere diritto alla quattordicesima bisogna, però, rispettare specifiche condizioni. La quattordicesima è, infatti, di importo variabile da 437 a 655 euro per i pensionati con un minimo di 64 anni e un reddito inferiore a 1,5 volte il valore della pensione minima (525,38 euro), cioè 10.244,91 euro lordi annui, mentre per i pensionati che hanno più di 64 anni e con un reddito individuale tra una volta e mezzo e due il trattamento minimo, ma entro i 13.659,88 euro lordi l’anno, l’importo della 14esima varia tra i 336 e i 504 euro, anche in rapporto agli anni di versamento dei contributi…. leggi tutto su: https://www.businessonline.it/lavoro-diritti/pensioni/di-quanto-aumenta-pensione-tra-i-500-2200-a-luglio-e-nel-2023-con-rivalutazione-ufficiale_n68113.html
A 100 anni dalla nascita, la riscoperta di Pasolini, grande personaggio della cultura del secondo 900.Gabriella Paci
Chi è
Quest’anno si celebra il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, nato appunto il 5 marzo del 1922 a Bologna e morto tragicamente nel 1975 in circostanze e movente mai del tutto chiariti.
Di origini nobili da parte del padre,Pier Paolo vive una giovinezza poco stabile in quanto il padre si sposta e si indebita di frequente per il vizio del gioco e la madre deve così riprendere a esercitare la professione di insegnante.
Dopo la laurea in lettere, vive nel paese che considera suo: Casarsa e scrive le sue prime poesie in dialetto friulano. Si trasferisce poi a Roma per uno scandalo dovuto all’omosessualità da lui mai nascosta dove pur continuando a scrivere, svolge varie attività quali l’insegnamento e la scenografia .
Romanzi
Nel 1955 pubblica “Ragazzi di vita” romanzo che tratta della vita dei ragazzi della disagiata periferia della città ,in cui usa un linguaggio di borgata ma non esente da termini ricercati e colti. In particolare usa struttura sintattica del dialetto romanesco,appunto per riprodurre i dialoghi delle borgate; le parti più descrittive invece sono caratterizzate da uno stile alto, letterario e ricercato, dai toni lirici, vicino ai modi della tradizione letteraria sulla quale lo scrittore si è educato.
Il romanzo suscita grande scandalo con la descrizione delle baracche e della vita condotta dai ragazzi tra piccoli furti,prostituzione e violenza. Emerge come la miseria materiale e culturale annulli la bontà dell’animo umano.
Altro celebre romanzo, che quasi sembrerebbe una continuazione del primo è, “Una vita violenta “pubblicato nel 1959. Il protagonista del romanzo, Tommaso, vuole migliorare la sua condizione studiando e affermandosi nel Partito Comunista Italiano, essendo anche lui nato nelle borgate romane. Il destino del protagonista si rivelerà amaro, in quanto muore nel tentativo di salvare la vita di una giovane prostituta che si è buttata nel Tevere
Seguono poi le raccolte di poesie “”Ceneri di Gramsci” e”Usignolo della chiesa cattolica” .
La religiosità della madre lo influenza e gli fa avvertire sempre il binomio purezza-peccato che non si risolverà mai,forse dovuto al suo complesso di Edipo, come avvertiamo nelle opere più giovanili ,legate anche al simbolismo decadente
Nel 1960 affianca la scrittura all’attività di regista: ne nasceranno capolavori di film neorealisti come “Accattone””La ricotta” Mamma Roma “ “Uccellacci e uccellini” “Il fiore delle mille e una notte”.
Le sue opere ,di carattere provocatorio e scandaloso,raccontano senza mezze misure la realtà delle classi povere della periferia, in aperto contrasto con il perbenismo e l’ipocrisia di un società borghese interessata,come la classe politica, ad accumulare ricchezze e favori e dove il nascente consumismo appare dilagare senza limiti.
Romanzo rimasto incompiuto è, Petrolio, pubblicato nel 1992 dalla casa editrice Einaudi. Il protagonista del romanzo è Carlo, un personaggio dalla duplice personalità, che nel suo essere contraddittorio ricorda lo stesso autore
Poesie di Pier Paolo Pasolini
Tra le principali raccolte poetiche ricordiamo, La meglio gioventù, pubblicata nel 1954 che include anche le poesie di Casarsa.
Pasolini utilizza il dialetto friulano, e ricorda con rimpianto le esperienze di vita della sua adolescenza. Anche Le Ceneri di Gramsci (1957), e Usignolo della chiesa cattolica (1958), sono opere ancora in parte influenzate dal gergo friulano.
Ecco due tra le più belle che Pasolini ha scritto:
Supplica a mia madre
È difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia. Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data. E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù: ho passato l’infanzia schiavo di questo senso alto, irrimediabile, di un impegno immenso. Era l’unico modo per sentire la vita, l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita. Sopravviviamo: ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione. Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire. Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico ma nazione vivente, ma nazione europea: e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti, governanti impiegati di agrari, prefetti codini, avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi, funzionari liberali carogne come gli zii bigotti, una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino! Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti, tra case coloniali scrostate ormai come chiese. Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti, proprio perché fosti cosciente, sei incosciente. E solo perché sei cattolica, non puoi pensare che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male. Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
Mi alzo con le palpebre infuocate. La fanciullezza smorta nella barba cresciuta nel sonno, nella carne smagrita, si fissa con la luce fusa nei miei occhi riarsi. Finisco così nel buio incendio di una giovinezza frastornata dall’eternità; così mi brucio, è inutile – pensando – essere altrimenti, imporre limiti al disordine: mi trascina sempre più frusto, con un viso secco nella sua infanzia, verso un quieto e folle ordine, il peso del mio giorno perso in mute ore di gaiezza, in muti istanti di terrore…
L’esperienza cinematografica
Gli anni sessanta si aprono con una trasformazione rilevante delle scelte letterarie che fanno intravedere una difficoltà nella sua identità di scrittore e fors’anche di uomo.
Nasce anche da questa situazione la decisione di cambiare radicalmente il proprio linguaggio creativo e di dedicarsi alla regia cinematografica.
l’esordio dell’autore-regista avviene con, Accattone, film del 1961 che ripropone le vicende di un personaggio caro allo scrittore; quello del giovane delle borgate romane, emarginato ma innocente.
Le borgate romane tornano anche in Mamma Roma, film del 1962 dove una madre tenta invano di redimersi per amore del figlio.Nel 1964 scrive e dirige “Il vangelo secondo Matteo” “il suo capolavoro dove la figura del Cristo è vista più che nella sua veste divina in quella di un uomo che si prodiga per i miseri e gli oppressi
Presto gli interessi del regista si allargano: la crisi del marxismo e dell’ideologia è al centro degli episodi di Uccellacci e uccellini (1966) ; la crisi della civiltà borghese denunciata nel film, Porcile (1969); il mito del passato cercato in film come, Edipo re (1967) e Medea (1970).
Attraverso il mito è più evidente e più incisiva un’aspra polemica contro la società moderna, che mette in luce le inquietudini e i disagi individuali. Proprio con le riscritture di Sofocle ed Euripide, Pasolini mostra di voler ampliare il proprio discorso sull’uomo insinuandosi nelle sue screpolature nucleari, quelle indagate in primo luogo dalla psicoanalisi: il rapporto con il materno e il paterno, la scoperta dell’esistenza di un terzo elemento che separa la coppia.
L’avventura letteraria dei Diari è stata per la Nin un viaggio analitico durato oltre trent’anni, dentro il quale La casa dell’incesto si pone come isola misteriosa in prosa visionaria, di poetica surrealista ispirata a Rimbaud e Breton. Un’esperienza che si situa al crocevia tra la scrittura autobiografica e i romanzi che non avevano ancora assunto la maturità produttiva; l’autrice non era ancora entrata nel sogno atlantideo e non era di certo uscita dal paradiso protetto dell’essere altro da sé, del non conoscersi abbastanza bene, così da poter varcare la soglia. Sarebbe arrivato, un giorno, il momento della coscienza capace di accendersi nel mare inconscio e poi nella terra di mezzo, transitando piena di senso dal subacqueo all’aereo. “Procedere dal sogno per entrare nella vita” è un concetto che l’autrice avrebbe preso in prestito da Carl Gustav Jung, citando l’autorevole fonte d’ispirazione analitica proprio nei Diari, pur non essendo stato lo psicologo svizzero uno dei medici dell’anima ai quali Anaïs Nin si rivolse.
(…)
Su Versante ripido vi parlo di una tra le mie scrittrici preferita. In prosa poetica, “House of incest” della Nin è un progetto onirico denso, inquietudine e sangue, potenza distillata corrosiva.
Maria Caterina Comino, nasco a Torino e vivo a Volvera (To). Sono moglie e madre. Amo il mare e lo metto nei miei scritti quando posso.
Come e quando ti sei avvicinata alla scrittura e perché scrivi.
Mi piace scrivere da sempre, ma dal 2011 ho incominciato a farlo sul serio. Scrivo per trovare una mia soddisfazione personale. Se devo darmi un etichetta direi “Noir” ma se un tema mi frulla nella testa posso diventare anche “avventura” e “rosa”. Gli altri generi li devo ancora somatizzare, ma mai dire mai.
Di quale genere fanno parte i tuoi romanzi? Ti è venuto spontaneo iniziare con quel genere?
I miei romanzi sono noir ma non solo. Ci sono arrivata poco per volta. Ho incominciato scrivendo di donne. Avevo bisogno di liberarle, di vendicarle e poco per volta è arrivato questo genere che mi viene spontaneo. Ho anche streghe, fantasmi, lupi veri al mio attivo, ma domani potrei decidere per altro.
Dove prendi l’ispirazione?
L’ispirazione nasce in molti modi. Qualche amica che mi lancia una sfida, un racconto breve che mi balla in testa e che può diventare un romanzo. Una cena pensante è un valido modo per sognare situazioni horror e far nascere l’embrione di una storia.
Hai qualche buffa abitudine mentre scrivi? Qualcosa che ti caratterizzi e che fai abitualmente durante la stesura?
Non mi piace scrivere a mano, scarabocchiare le pagine, cancellare, numerare le frasi per spostarle. Preferisco farlo al computer. Non mi siedo a scrivere se non ho già un pezzo pronto. Lo devo immaginare, studiare, costruire prima. Ho sempre la televisione di sottofondo, non posso scrivere se il silenzio è assoluto. Preferisco i film con il mare come ambientazione, ma gli horror, i legal crime sono scelte alternative che vanno bene.
Quando inizi un libro hai già la storia delineata in mente? Preferisci una bibbia? Scrivi di getto?
Inizio un libro se ho una storia in testa. Adesso sto scrivendo un romanzo che era un racconto scritto per un concorso. Faccio una scaletta temporale e mi appunto le caratteristiche dei personaggi su excel per non sbagliarmi. Quando mi siedo a scrivere ho in testa il pezzo per quel giorno, quindi direi di getto, ma passo il resto del tempo a ragionarci su, magari anche la notte se non riesco a dormire.
Con i tuoi libri tendi a voler lanciare al lettore anche qualche messaggio particolare? Ti chiedo perché ogni autore lascia un po’ della sua anima nei suoi scritti, ma non sempre è esplicito.
I miei racconti e romanzi sono di fantasia. A volte ho nascosto tra le righe messaggi importanti ma non voglio fare la morale a nessuno. La mia anima è nei personaggi che parlano in prima persona, mi riconosco sempre un pochino. Metto un po’ di me anche nelle ambientazioni. Scelgo i posti in base a quello che amo (il mare), quello che conosco (Toscana), quello che vorrei visitare (parchi nazionali americani, Francia, ecc.)
Trovi che la scrittura ti abbia cambiato?
Quando sono rimasta a casa, ero insoddisfatta di me stessa. Ero felice come moglie, come madre, come casalinga, ma Maria, come persona, era infelice. Nella scrittura, nel piacere di finire un racconto, nel pubblicare anche in self, ho trovato la mia soddisfazione. Poi qualcuno ha anche apprezzato quello che scrivevo. La scrittura mi ha fatto bene.
Spiegami la sensazione che hai provato quando hai pubblicato il tuo primo libro e spendi qualche parola su di esso.
Il primo come l’ultimo. Quando un libro è pronto è un momento in cui mi sento svuotata. Quando finalmente arriva la scatola a casa, con le mie copie, sono veramente emozionata. Ogni libro è un progetto che ho completato al meglio delle mie possibilità. Il mio primo libro s’intitolava “Le mie donne” era una raccolta di racconti brevi. Meno di 200 pagine. Tutte donne le protagoniste. Tutte che cambiano la propria vita, che hanno cura di sé stesse e un po’ di mare. Sono racconti che se rileggo oggi, mi sembrano acerbi, innaturali. Io sono cambiata, ma sono i più veri, quelli che sono più vicini alla me del 2011. Grazie a quel libro e ai successivi, oggi sono diversa e felicissima. Ogni libro, nonostante ormai sia abituata, mi regala emozioni come il primo.
Cosa consiglieresti a chi si avvicina alla scrittura?
Di scrivere e di leggere. Tanto. Tantissimo. Non divorando, ma mangiando con calma, gustando ogni frase scritta o letta per farla entrare dentro. Nessuno dovrebbe dire “non sono capace”. Non è questione di cultura. La voglia di migliorare fa crescere, se si vuole. L’unica cosa importante, secondo me, è metterci l’anima. Uno scritto può avere qualche errore grammaticale, ma se c’è l’anima è sicuramente buono.
Cosa invece consiglieresti ai lettori? Io ad esempio di leggere anche i ringraziamenti…sono ricchi di soddisfazione…
Ai lettori consiglierei sempre di provare a mettersi nei panni dei personaggi. Di cercare di capire il cuore dello scrittore.
Quali sono le tue opere? Spendi una breve frase per ogni titolo, se vuoi puoi inserire anche il link di acquisto. Eccoli. Per primo, l’ultimo nato.
1) Gli scheletri di Isabel, il mio primo romanzo con casa editrice. La protagonista è una vedova francese, molto carina. All’apparenza. https://amzn.to/39omsk3 2) Le mie donne, raccolta di racconti brevi. Le donne cambiano vita e non si arrendono. https://amzn.to/39whSjJ 3) Il Viale dei baobab, raccolta di racconti. Dalla fotografia al racconto. Argomenti sparsi. https://amzn.to/3NTntQn 4) Il fuoco sussurra leggende, raccolta di racconti. Le leggende metropolitane e altri racconti noir visti da me. https://amzn.to/3mQJlQm 5) Il vento tra le vele raccolta di 4 racconti lunghi. Un viaggio in barca a vela, una donna con la doppia personalità, gli oggetti smarriti nella stazione Termini di Roma e un ritratto a carboncino che fa giustizia a qualche fantasma inquieto. https://amzn.to/3xRrL4Y 6) Il mistero della nuvola nera – Il mio primo romanzo. Il bellissimo bibliotecario di Pitigliano non è quello che sembra. Una nuvola nera che aleggia sul borgo, una gatta color cioccolato e un mistero. https://amzn.to/3HxrhnR 7) Rose e fantasmi – Romanzo ambientato ai piedi delle dolomiti. Anziana vedova ascolta i fantasmi, li aiuta a trovare giustizia e li accompagna verso la luce. https://amzn.to/3tDCGwy 8) I lupi di Smoky Mountains – Romanzo ambientato nei parchi nazionali americani. Può una donna amare tanto i lupi? Può la sua passione coinvolgere tutta la famiglia? Possono i figli abbracciare la passione di famiglia e dedicare la propria vita a grandi avventure? https://amzn.to/3mPSbxN
Hai qualche progetto futuro che potrei seguire e che vorresti annunciare a chi legge?
Ho mandato un nuovo romanzo a qualche casa editrice, devo aspettare e sperare. La storia di sette streghe che attraversano i secoli sempre giovani e belle, grazie al demone che servono. Ci vorrà un po’ di tempo.
Alla luce lunare indugiano gli sguardi. Un timido fruscìo di delicata brezza accarezza i nostri corpi nudi allacciati, così piacevolmente legati all’immensità.
Sconvolge l’opinione pubblica l’uccisione di bambini da parte dei propri genitori,specie se a compiere l’omicidio è proprio la madre.
In circa 20 anni sono 480 i bambini morti in Italia perché uccisi dai genitori e il numero maggiore è attribuibile alla madre.
Un tipo di delitto che appare atrocemente inspiegabile, per il legame privilegiato che lega una donna al figlio che ha tenuto in seno per nove mesi.
Uno sguardo parziale agli infanticidi degli ultimi anni
Eppure è accaduto: basta pensare ad Annamaria Franzoni ,che pur non avendo mai confessato, è stata ritenuta colpevole di aver ucciso il figlioletto Samuele Lorenzi di soli 3 anni con ripetuti colpi alla testa (forse una roncola,mai però ritrovata) o a Veronica Panarello che ha strangolato con una fascetta il figlio Loris Stival che di anni ne aveva otto.
I primi di giugno 2022 una baby sitter senza alcun movente lancia nel vuoto dall’appartamento il bimbo di neanche due anni che le era stato affidato mesi prima.
L’ultimo in ordine di tempo è quello della piccola Elena Del Pozzo di neppure 5 anni uccisa a coltellate dalla madre rea confessa che ne ha anche indicato il punto della sepoltura
Fa rabbrividire l’elenco sommario dei casi che seguono quali, nel 2002, la piccola Vittoria di 11 mesi uccisa dalla madre Loretta Zen nel cestello della lavatrice messa in funzione a Valfurva o Giuseppina Bitonto che a Vieste uccise i figlioletti di 2 e 4 anni soffocandoli con del nastro adesivo prima di togliersi la vita nello stesso modo.
In provincia di Lecco nel 2005 Mery Patrizio confessò di aver annegato il suo bimbo di 5 anni mentre prima aveva dichiarato di aver subito una aggressione e che il piccolo era scivolato nella vasca.
Sempre in quell’anno a Merate un piccolo di 4 anni viene accoltellato a morte dalla sua mamma che poi tenterà il suicidio.
Nel 2009 in provincia di Milano una mamma strangola con un cavo elettrico il suo bimbo di 4 anni. A Venezia un’altra madre soffoca nel suo letto il suo bambino di 6 anni e a Cosenza un’altra nel 2013 uccide il suo di 11 anni sgozzandolo con delle forbici.
Nel 2010 un’altra madre, Laura Pettenello, in provincia di Grosseto lancia in mare dal pedalò il suo piccolino di 16 mesi e ne dichiara l’incidente che poi verrà smentito dagli accertamenti.
L’ultimo efferato delitto che ci riporta alla mente altri casi ,oltre a quelli elencati è quello della piccola Elena,colpevole di voler bene al papà dal quale la madre era separata e alla nuova compagna di lui. La donna ha infierito con 11 coltellate sul corpicino della bimba che ha poi sepolto in una buca precedentemente scavata adducendo poi un rapimento da parte di personaggi incappucciati per spiegarne al sparizione
Il parere dell’Eures
L’Eures, la società per le ricerche economiche e sociali (European Employment Services )- ha tentato di dare una comune e a tanti delitti,alcuni dei quali ancora irrisolti in quanto non è stata accertata la responsabilità genitoriale e che potrebbero far aumentare il numero.
Ci dice che è la frustrazione del sé che si identifica nel bambino che è in noi e che si materializza nel figlio, ad essere al causa principe dell’azione delittuosa, a cui si somma la mancanza dell’accettazione del ruolo genitoriale e la conflittualità tra coniugi ,che userebbero il figlio come oggetto di punizione per l’altro.
Qualunque sia il possibile movente, che finora nessuno ha chiarito se non attribuendolo a motivazioni talora di carattere psicotico, ci sembra opportuno commentare che ci pare una perdita di umanità e di valori primordiali ,che perfino le più sanguinarie tra le belve sanno riconoscere e rispettare.
Attimi dissolti nello spazio
della vita in cui guarderò
ogni momento coi tuoi occhi
restando in punta di piedi
sulla soglia dell'anima
sbracciando in un mare
di onde spumeggianti
E mentre mi pervade
e mi attanaglia l'insidiosa
domanda che s'erge
palizzando il mio volo
ingabbiando il pensiero
proverò a contare
da uno a mille prima
di dar voce all'ira che poi
lascerò naufragare
in un tocco di felicità
Con capo chino mi coronerò
la chioma con steli di rose
ammutendo l'essere che
in me teme la propria voce
e m'avvicinerò assetata
alla fonte del sentimento
tergendo la mia gola
e la pelle col nettare
dell'amore
Roberta Calati
Se me va de los dedos la caricia sin causa, me va de los dedos… En el viento, al pasar, la caricia que vaga sin destino ni objeto, la caricia perdida ¿quién la recogerá?
Pude amar esta noche con piedad infinita, pude amar al primero que acertara a llegar. Nadie llega. Están solos los floridos senderos. La caricia perdida, rodará… rodará…
Si en los ojos te besan esta noche, viajero, si estremece las ramas un dulce suspirar, si te oprime los dedos una mano pequeña que te toma y te deja, que te logra y se va.
Si no ves esa mano, ni esa boca que besa, si es el aire quien teje la ilusión de besar, oh, viajero, que tienes como el cielo los ojos, en el viento fundida, ¿me reconocerás?
Stanca di sognare… Ho trovato questo angolo di solitudine in mezzo a terre e oceani, tutti e due, traballanti, in mezzo a tutto ciò, ci siamo noi, esseri umani, nel bene oppure nel male. Darò sfogo a miei pensieri, quelli che, non talvolta ma bensì quasi sempre, non gli materializzo per non ferire o creare disagio o addirittura offesa. «I have a dream» come disse nel suo discorso tenuto da Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. È quando abbia la necessità o felicità o qualsiasi altro tipo di sentimento, sarò qui.