Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione
Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging
La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale.
Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding.
Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile.
Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro.
Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.
Verbania: giovedì 14 luglio DAVIDE VAN DE SFROOS nell’Arena Esterna del Maggiore di Verbania con lo spettacolo Live Estate 2022
Verbania: giovedì 14 luglio DAVIDE VAN DE SFROOS nell’Arena Esterna del Maggiore di Verbania con lo spettacolo Live Estate 2022, quarto appuntamento della stagione estiva.
CONTINUA L’ESTATE AL MAGGIORE
quarto appuntamento domani, GIOVEDÌ 14 LUGLIO nell’Arena Esterna con
DAVIDE VAN DE SFROOS
e lo spettacolo LIVE ESTATE 2022
Tra grandi successi del passato e incursioni nell’ultimo progetto discografico MAADER FOLK
Continua l’ESTATE AL MAGGIORE:un ricco cartellone di eventi che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, passando per la danza e la prosa, ospitati al TEATRO MAGGIORE, nella sua ARENAESTERNA, il cui palco è stato acquistato grazie al progetto Culturagility, finanziato da Fondazione Cariplo, e nella recentemente riaperta al pubblico VILLASIMONETTA.
Il quartoappuntamento ècon un uno dei nomi più noti della musica folk italiana: DAVIDE VAN DE SFROOS che, domani, GIOVEDÌ 14 LUGLIO, porterà sul palco dell’Arena Esterna del Maggiore (ore 21.00), lo spettacolo LIVE ESTATE 2022.
Dopo il grande successo nei teatri con il MAADER TOUR – un percorso lungo tre mesi costellato di incredibili sold out, LIVE ESTATE 2022 è l’occasione per tornare a far ballare il pubblico sulle note dei brani simbolo del repertorio dell’artista, un best of che miscela i grandisuccessidelpassato che più ci hanno fatto ballare con incursioni nell’ultimoprogettodiscografico MAADER FOLK (BMG/MyNina).
Sul palco insieme a DAVIDE VAN DE SFROOS l’inossidabile band composta da AngapiemageGalianoPersico (violino, mandolino, tamburello, cori), PaoloCazzaniga (chitarra elettrica e acustica, cori), SilvioCentamore (batteria, percussioni), MatteoLuraghi (basso), ThomasButti (fisarmonica, tromba) e DanieleCaldarini (tastiere, chitarra acustica).
Allegro con Brio 2022: oggi pomeriggio, alle ore 16.30, presso la biblioteca di Verbania
Allegro con Brio 2022: oggi pomeriggio, alle ore 16.30, presso la biblioteca di Verbania, presentazione del programma completo e performance dell’artista Nicola Della Maggiora. Appuntamento aperto alla stampa e al pubblico.
L’appuntamento è per oggi, mercoledì 13 luglio, alle ore 16.30, presso la biblioteca di Verbania: non si tratta di una conferenza stampa ma di una presentazione, aperta anche al pubblico.
Qui, oltre a scoprire il programma completo del festival, ci sarà modo di assistere a SOFFIONE, performance unica dell’artista Nicola Della Maggiora, artista sordo, attore e poeta toscano.
La poesia “Soffione” di Nicola Della Maggiora, le dita, nella loro valenza descrittiva della pianta, possono essere un seme, una radice, uno stelo, un pappo, un’infiorescenza. La disambiguazione è lasciata al disegno nell’aria compiuto dal movimento. Attraverso la danza delle mani è possibile ricostruire l’evento della radicazione della pianta, della sua crescita e sviluppo, dell’incontro dell’infiorescenza con altri elementi del testo. La forma delle mani costituisce una sorta di “iconologia fantastica”, ogni immagine si lega all’altra attraverso il movimento, è la danza di queste immagini che costruisce la storia, l’evento.
Lo scrittore e critico letterario napoletano Raffaele Piazza ci offre, per i tipi di Guido Miano Editore, queste cinquanta liriche intitolate Nel delta della vita: una sola ha un titolo, la prima, ed è Prologo; le altre sono semplicemente numerate da 1 a 49; ma l’Editore (che come sempre propone, in appendice, un’utilissima bio-bibliografia dell’autore) ha pensato bene di mettere nell’indice non il solo numero, ma il verso iniziale di ogni lirica, a mo’ di titolo, per non spaesare il lettore.
In queste poesie appaiono due costanti presenze femminili, l’amica drammaticamente perduta Mirta (alla cui memoria è dedicato il libro) e la sposa ed amante Selene, nominata fin dalla poesia n.1 e di cui alla n.7 dice, concludendo: «…/ Ti esponevi al sole sul balcone / attiravi sinuosa e sensuale sguardi / ma eri solo mia nella duale magia». Aspetto che ritorna, questo del “duale” con Selene, quasi a voler lasciar fuori il resto – che però incessantemente bussa alla porta della vita con il bagaglio dei ricordi e delle reminiscenze, anche letterarie, come in questa n.15 «All’ombra del cipresso / e del destino si apre la speranza / liberi nel nostro duale film privato / di vita nova e tutto resta uguale / al giorno della genesi per varcare / la soglia della speranza nel fascinoso / incantesimo di noi oltre la soglia / infinita e la felicità sono».
Il linguaggio è complesso pur se le singole parole sono semplici (tranne forse un paio), l’incedere del verso è frastagliato e fa frequente ricorso all’enjambement, con segni di interpunzione molto radi e ripetute congiunzioni “e” ad inizio verso; è emblematica la n.8: «La lezione imparata a memoria / collaboratore volontario / della cattedra e mi compiacevo / di me stesso nel silenzio vegetale / e giù nel quadriportico / c’era la vasca con il papiro / della rarità verde e centrale / per ritrovare delle cose il senso / e le ragazzine insegnavano / a tessere dei giorni l’ordito / pari a sacerdotesse di un culto / profano». Tutto ciò dà all’insieme un che di misteriosamente faticoso, come del resto faticosa è la vita («Avventura e viaggio è questa vita», inizia la n.2) ed anche il suo continuo paragone con la morte: «Ora sei cenere, Mirta, e potevi essere / felice come noi nel ristorante dei vivi / in soave connivenza a giocare / a Una donna per amico» (n.5).
Così pare che il filo del discorso che si dipana tra i versi di Raffaele Piazza resti sospeso all’infinito, come nella mai doma ansia di cercare il senso del tutto: «Ansia incessante a stellarmi / perché una è la vita: / oh mezzanotte dell’incantesimo / inverso da quello di Cenerentola, / incantesimo il mio di pienezza / e gioia. E si logora il tempo / in attimi di non tempo» (n.32). Attimi nei quali si annida, però, anche la speranza, che nei piccoli dettagli dei ricordi quotidiani è quasi come un preludio alla felicità, che talora pare così vicina: «Ti chiedo felicità, / Selene, e tu farfalla rosa di sorriso / mi restituisci e tutto resta pari a sé. / Si diradano le ombre e il fare leggero / dei tuoi scalza passi per la casa / e in prossimità del lago della pace / che nonostante tutto esiste» (n.23).
Una lettura che fa pensare, decisamente.
Marco Zelioli
Raffaele Piazza, Nel delta della vita, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 60, isbn 978-88-31497-88-6, mianoposta@gmail.com.
La scrittrice Luisa Zambrotta è una nuova autrice di Alessandria today e Alessandria online
di Pier Carlo lava
Sono particolarmente lieto di comunicare ai nostri lettori che la scrittrice Luisa Zambrotta è una nuova componente della redazione dei due blog, a Luisa do anche a nome di tutti gli autori della redazione il mio benvenuto e in attesa di leggere i suoi post gli auguro buon lavoro.
Note biografiche
LUISA ZAMBROTTA è nata a Milano e vive in Brianza.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha sempre insegnato inglese alle scuole superiori. Da quando è andata in pensione, ha cominciato a tenere corsi di cultura inglese all’Università per la Terza Età del paese in cui abita e a dedicarsi alla scrittura. Alcuni suoi racconti sono pubblicati in varie antologie.
E’ presente su WordPress con il blog “Words Music and Stories”, iniziato anni fa semplicemente per condividere il materiale che presentava alle lezioni, rendendolo accessibile anche ai corsisti che non avevano potuto partecipare di persona.
Poi però la cura di un blog culturale bilingue si è trasformata in una passione che ora conta migliaia di follower da tutte le parti del mondo.
Se dico identità non ne nomino una sola. Siamo uguali e diversi, simili e differenziati, somiglianti e stranieri persino di fronte a noi stess*.
Le identità sono poliedriche come un arcano Mondo che, se sei fortunell*, si incastrano in un mix di differenze e molteplicità che ti fa dire «Sono io» e porta il tuo essere Universo ovunque tu desideri posizionare l’* (asterisco) – che vuol dire declinarsi al di là del maschio femmina, per dire, ecco, per fare un esempio.
Oggi però il focus non è solo l’identità di genere. Prendiamo la base. C’è di sicuro il tuo gusto, quel che ti attira. L’identità sessuale ti definisce se scegli – o non scegli – l’altro, l’altra, gli altri, le altre o nessun*.
Basta con l’asterisco, altrimenti non si capisce più niente. Scelgo di declinare le parole al femminile per un attimo, mi identifico personalmente come Valeria, donna un po’ cisgender e un po’ travestita da donna, ché ho un Animus mercuriale e sono tripartita, dunque come minimo in contraddizione armonica.
E ancora, vedi, l’identità proteiforme del dirsi magari che ne so «I’m italian» con madre e padre di origini estere, e sentirsi un po’ apolidi. Siamo cittadine della Terra, punto. Edgar Morin, un mito forever. Recuperiamo l’identità terrestre ma aggiungiamo anche l’identità specifica umana solo se capace di armonizzazione con le altre animalità. Altrimenti, meglio scimmie. Non a caso condividiamo con lo scimpanzé più del 90% del DNA.
E poi l’identità digitale, naturalmente, i ruoli giocati sul piano del reale e sul piano dell’illusione, l’immaginario che ci rende mercuriali e l’idea transumana del cervello in una vasca da bagno, eccetera, eccetera. Verso dove, fino a quando inesorabilmente ci trasmuteremo in atomi di carbonio. Allora poi vedrai che identità.
Torno un attimo al discorso terrestre, alle identità vivaci e dinamiche che ci rendono panettiere, scienziate, scrittrici, madri, padri, sorelle, attiviste, riflessive, amanti del rugby o della danza classica. Insomma, vive così come siamo. Restiamo suo pezzo, dunque tengo la declinazione al femminile e andiamo a vedere un attimo l’identità professionale. Di me alcune persone, per lo più in passato, dicevano, con la puzza del dubbio sotto il naso: «Eh, ma non capisco cosa fai, sei Psicoterapeuta ma usi i Tarocchi, e poi scrivi?» – l’abitudine al monotema ci frega, ci limita, ci blocca lo sguardo. Dunque, soprattutto nei Social, va alla grande la versione “tutta d’un pezzo”, se scrivi poesie fai quello e basta, ma io scrivo poesie, racconti, saggistica, narrativa, uso le carte per una miriade di attività, conduco laboratori creativi, lavoro in studio con il Counseling e la Psicoterapia. Mettiamo il caso che. Per gioco, cambiamo professione. Ora immaginiamo, che ne so, una sarta. La sarta in questione è anche sportiva, musicista, cucina benissimo e si fa conoscere perché coltiva zucchini biologici part time. E allora, è forse meno sarta per questo? Da genio qual è, la suddetta sarta di sicuro saprà abbinare l’orto al tessuto e creerà, ipotizziamo, una linea ad hoc per il giardino. Aprire la mente è l’identità dell’intelligenza. Assimila, accomoda, apprendi.
«Elementi di versi – Alchimia salentina» di Tiziana Quarta.
Dichiarazione d’amore per la terra natia, nella nuova raccolta poetica molto apprezzata da Alessandro Quasimodo
In libreria con “Elementi di versi – Alchimia salentina”, Tiziana Quarta si presenta ai lettori con un’opera che sancisce il legame profondo con la propria terra natia, il Salento, e in dettaglio con la città di Monteroni di Lecce, dove ha vissuto per lungo periodo. Un legame che sfida le distanze, che resta anche quando la vita porta ad allontanarsi dalle proprie radici. Pagina dopo pagina, compaiono «L’aria di casa, il profumo del mare, il sole che brucia e la terra che manca», come si legge nel retrocopertina, in una sintesi esplicativa del Salento e del sentimento di nostalgia vissuto dall’autrice. Lei, che è cresciuta in questa meravigliosa terra, di profumi, di sole e di sale, ora vive con la famiglia ai piedi dei Colli Eugenei, in provincia di Padova.
Sollecitata dalle manifestazioni della bella terra salentina, nelle sue componenti – terra, acqua, aria e fuoco – Tiziana ne ha fatto coscientemente la materia del suo canto. I quattro elementi cambiano la loro sostanza per essere trasformati in poesia e divenire «elementi di versi», come recita la prima parte titolo, raccontando un luogo di origine impresso nello spirito.
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L’originale opera, sia per la struttura suddivisa in sezioni che ripercorrono i quattro elementi naturali, sia per le tematiche affrontate, ha sollecitato l’interesse di Alessandro Quasimodo. Il figlio del poeta Salvatore ha curato la prefazione del libro, sottolineandone la caratteristica innovativa, fino al punto di esternare: «Si apprende un nuovo modo di accostarsi alla parola nella sua purezza misteriosa e, direi, magica». D’altronde, Tiziana (classe 1985) conosce nel profondo il potere della parola, con cui ha a che fare assiduamente anche per i percorsi di formazione intrapresi, essendo laureata in Scienze della Comunicazione ed in Giornalismo.
Le sue, sono parole che suscitano interesse e catturano il lettore, a partire dal titolo scelto per la raccolta. “Alchimia” indica un percorso interiore «in grado di conoscere le qualità di ogni elemento che caratterizza le nostre vite e dominarlo» suggerisce Tiziana nell’ampia e dettagliata introduzione. “Salentina” indica i luoghi in cui è cresciuta «che, nonostante adesso siano lontani perché la vita mi ha portato altrove, mi hanno lasciato dentro un bagaglio di emozioni».
Sono sentimenti universali, perché ognuno ha una propria terra da cui ha iniziato il viaggio personale della vita e a cui ritorna sempre, anche quando è lontano. Eh già: un Paese ci vuole, come sosteneva Cesare Pavese.
Guarda le luci, amore mio” di Annie Ernaux: quando gli ipermercati rivelano la loro umanità
“Era stato quello il giorno in cui, per la prima volta, avevo pensato che anche in un capannone privo di grazia erano ospitate delle storie, delle vite. E mi ero chiesta perché i supermercati non fossero mai presenti nei romanzi che si pubblicavano, quanto tempo ci volesse affinché una realtà nuova potesse assurgere alla dignità letteraria.”
È ormai qualche anno che leggo Annie Ernaux, è unica nel panorama letterario contemporaneo e troverei sicuramente interessante anche la sua lista della spesa.
“Guarda le luci, amore mio” è l’ultimo libro (marzo 2022) della scrittrice francese pubblicato da L’Orma editore, tradotto da Lorenzo Flabbi.
Nel 2012 l’editore francese Seuil chiese ad Annie Ernaux uno scritto per la collana “Raccontare la vita” e lei scelse di parlare di un tema poco trattato, l’ipermercato.
Un luogo che visitiamo abitualmente ma che spesso non osserviamo con l’attenzione che meriterebbe. Mettiamo prodotti nel nostro carrello in maniera quasi maniacale, presi dall’abitudine di un’azione che compiamo fin da piccoli.
C’è così tanto da vedere, così tante personeda osservare e con cui parlare se ve ne fosse l’occasione e ciò che Annie Ernaux ci regala è una sorta di diario sul quale vengono registrate le visite all’Auchan, il ‘suo’ ipermercato abituale, le impressioni di fronte alle grandi quantità di merce, a come questa viene esposta, libri compresi, alla gente che come lei frequenta quei luoghi, ai vari comportamenti.
“Tuttavia, a pensarci, in nessun altro spazio, pubblico o privato che sia, agiscono e convivono individui tanto differenti per età, reddito, cultura, origine geografica ed etnica, stile di abbigliamento. In nessun altro spazio chiuso ci si può trovare decine di volte l’anno in presenza dei propri simili, con l’opportunità di farsi un’idea sul modo di essere e di vivere degli altri.”
Sembra quasi mostrarci i segreti di uno dei luoghi più frequentati dall’essere umano ma di pagina in pagina ci rendiamo conto che si tratta semplicemente di ciò che abbiamo quotidianamente sotto i nostri occhi.
Annie Ernaux
È la vita vera, quella fatta di gioie, frustrazioni, curiosità; è un pullulare di persone di ogni etnia e carattere, dai più piccoli agli anziani, dai più pignoli ai più superficiali.
“Suscitano pensieri, fissano in ricordi sentimenti ed emozioni. Quante storia di vita si potrebbero scrivere anche solo attraversando da una parte all’altra uno dei centri commerciali che frequentiamo. Fanno parte del paesaggio dell’infanzia di chiunque abbia meno di cinquant’anni.”
Sembra difficile da credere ma anche l’ipermercato racchiude in sé e dona ai visitatori emozioni di ogni tipo, da quelle positive a quelle negative.
E ancora una volta Annie Ernaux utilizza la sua penna con maestria, esprimendo le sue opinioni e osservando in piena libertà, sempre con quell’occhio femminile che non dimentica le donne e il loro (il nostro) infinito e sensibile mondo.
Gli ultimi periodi segnati dal buio delle solite notizie. I giorni difficili da trascorre tra impegni poco piacevoli, provano l’animo fino a far crollare la volontà di scrivere ancora. La mente adesso scorre fogli bianchi che reclamano pensieri di ripresa per non soccombere, il mondo intorno feroce continua le sue guerre e con crudeltà distrugge pensieri positivi. Una mattina qualunque apri il mondo dei tuoi contatti, leggi parole che ti riempiono l’animo, ti ridanno fiducia in quello che era stato il motivo del tuo scrivere e del tuo voler trasmettere agli altri qualcosa che ci liberi dalla solitudine e dallo sgomento, nel quale il sistema del mondo di oggi ti vuole incatenare, andare ancora avanti senza farsi sopraffare e scoraggiare da chi dell’arte di scrivere vuole farne solo guadagno, senza tener conto dei sentimenti che danno motivo di credere nelle proprie capacità… e ringrazio di cuore Benedetta Maio che conosco da molto tempo per avermi scritto al momento giusto e così spingermi a continuare il mio percorso…
Cara Santina, quando ho ricevuto i tuoi libri, sfogliandoli e leggendo qualche verso, ho subito compreso che vanno assaporati e contemplati. Non avevo la mente libera in quel periodo per le terribili vicissitudini familiari, e ho preferito rimandare la lettura per poter dedicare una silenziosa attenzione ai tuoi profondi dipinti poetici. Pertanto li ho riposti e mi sono fermata. Da qualche giorno, invece, li ho presi in mano e mentalmente mi sono messa in viaggio, il viaggio di un incontro…” La voce del silenzio. La voce dell’anima” con il suo titolo invitante, mi ha messo in ascolto di una voce, la tua voce che ricordo bene! Essa mi conduce con grande trasporto dentro immagini e suoni che conosco: la voce mi mostra con accurati dettagli, non solo il tuo vissuto, ma anche le meraviglie di una terra che ami e che accompagna, con i suoi, i paesaggi della tua vita. E la natura, che sai contemplare in religioso silenzio, mi appare come il canale privilegiato per liberare le tue emozioni. Ti seguo nel percorrere i ricordi con tutte le evocazioni che travolgono i tuoi sentimenti, ma che lucidamente riesci a regalare! Tante delle tue poesie esprimono una visione struggente e disincantata della vita, nella quale oggi ritrovo me stessa… con speranza però affermi che vale sempre la pena di vivere…lasciando con fede e riverenza l’ultima parola al Signore! E mi incanto a guardare i tuoi dipinti e le tue foto, che sai collocare tra i tuoi versi lasciandoli liberi di testimoniare e di suggellare il tuo pensiero. Pensando ai tanti Poeti, che sento raccontare ai miei studenti ma che non ho mai realmente visto di persona, mi sento onorata di averti conosciuta tanti anni fa e di incontrarti oggi in tanta maturità. Ti incontro e mi ritrovo, purtroppo, anche in tanto dolore! Mi piacerebbe farti delle domande per approfondire alcuni dei tuoi scritti…spero che la vita me lo conceda…la bellezza mi incanta e la letteratura ha il compito di parlare al cuore e di divenire il luogo dell’incontro tra persone che hanno qualcosa da dire, anche quando la vita ti lascia senza parole….Non so ancora dirti se ne “La voce del silenzio” ho trovato una poesia che mi parli più delle altre…passerò alla lettura degli altri libri e poi ci ritornerò. Intanto, ti ringrazio perché le tue letture sono piacevoli pause dal mondo…grazie di cuore per averle condivise anche con me! Benedetta
17/05/2022
Ringrazio tutti quelli che da sempre mi leggono, trovando nelle mie parole qualcosa che possa essere un pensiero di positività, nonostante gli argomenti duri dei nostri ultimi tempi.
“Frammenti emotivi”. Quei dettagli che gratificano l’esistenza
Suggestioni, considerazioni e pensieri sono raccolti nell’opera “Frammenti emotivi”, scritta dall’autore bergamasco Giulio Irneari, pseudonimo di Giuseppe Raineri, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Ogni poesia del volume – spiega il poeta – rappresenta un dettaglio di vita. Per usare un’analogia che possa chiarire meglio: è come se uno specchio fosse andato in pezzi, ma ogni frammento non ha perso quella capacità di riflettere che possiede il pezzo intero».
Un linguaggio serrato ed immediato per condensare, in poche righe, diverse tematiche apparentemente poco correlate tra di loro. Ed è proprio l’autore a soffermarsi sugli argomenti più ispiratori dei suoi versi. «Spesso parlo di amore, di morte, di vita, di religione mettendomi nei panni di Giuda il traditore, di Giuseppe e dei dubbi che non può non avere avuto, di figli. Ho dato voce ad un certo punto al Mar Mediterraneo, ad Ipazia, donna scienziata e filosofa massacrata dal fanatismo religioso nell’Alessandria di Egitto nel IV secolo d.C, al glicine. Vorrei essere stato capace di far trasparire il dubbio come fonte di ispirazione, senza citarlo mai espressamente». La particolarità stilistica sta nell’essere quasi una narrazione che utilizza gli strumenti della sintesi, dell’immediatezza, dell’evocazione, tipici della poesia, in cui la parola si fa immagine.
«Nella presente raccolta – scrive il candidato al Premio Nobel Hafez Haidar nella Prefazione – Giulio Irneari ci offre preziosi frammenti emotivi, invitandoci a riflettere sul fascino e sul mistero dell’esistenza. La vita, pur essendo un viaggio diverso di volta in volta, austero o allegro, antico o nuovo, sereno o tormentato, rumoroso o silenzioso, in bilico tra realtà e sogno, ci conduce sempre alla ricerca di noi stessi». Tra le diverse liriche una è dedicata alla naturale e profonda relazione che esiste tra vita e teatro. Suicidio sul palcoscenico è un modo per affrontare il rapporto tra realtà e scrittura. «La vita è come un copione che permette di recitare anche con qualche improvvisazione, nell’illusione di esserne padroni “in toto”, quando invece già non siamo stati in grado di decidere di venire al mondo. Spesso, la realtà ci sorprende e lascia pensare che ci sia un architetto, un regista che ne guidi la rappresentazione». Nella poesia Ode al libro, invece, è racchiuso l’amore dell’autore verso i libri, per lui portatori di gioia, e la cultura che riveste un ruolo immenso e decisivo. Come curiosità ed ecletticità.
L’augurio del poeta è quello di far vibrare corde emotive spesso sottaciute, di suscitare immagini e riflessioni che denuncino o aprano alla speranza dove e se possibile. «Vorrei che le mie poesie possano indurre riflessioni molto personali. Non ho la pretesa di suggerire soluzioni e risposte, ma preferirei che sia il lettore a trovare le proprie sollecitandolo anche alla critica, al dissenso, se necessario, in nome di una personalissima interpretazione».
La rassegna registra tanto pubblico anche per i tre “concerti cartolina”, in un mix di musica, sapori e paesaggio e si prepara per i prossimi appuntamenti: ne mancano ancora 20
Altri tre giorni dedicati al grande Jazz, al paesaggio e ai sapori monferrini, quelli che hanno visto protagonisti i “Concerti Cartolina” del Monfrà Jazz Fest dell’ultimo fine settimana. Tre appuntamenti ancora una volta affollati in tre luoghi magici del Monferrato, dove la musica si è sposata con il meglio dela produzione tipica locale. “Raccontare in jazz il territorio” è il motto di questa fase del fest.
Il primo appuntamento è andato sold out venerdì 8 luglio a I due buoi di Olivola, dopo la visita all’infernot ospitato nella struttura e la cena tipicamente monferrina. Ima Ganora, presidente dell’Accademia Le Muse ha dato il via al concerto ricordando la grande tradizione musicale del piccolo paese monferrino. “Quando ero bambina era la culla del jazz e forse è qui che è iniziato il mio amore per questo genere”. Poi la musica: la serata del Doctor Jazz, alias Giorgio Diaferia (batteria), è iniziata con “Aqua Sapiens”, un interessante brano originale composto da Monica Fabbrini (voce) e Diego Borotti (Sax), ospiti di una formazione che comprende anche Fabio Gorlier (piano) e Giorgio Allara (contrabbasso). La scaletta è proseguita con standard jazz come “Black coffee” e “You don’t know what love is”, ma anche canzoni italiane arrangiate in modo suadente, come “Guarda che luna” e “Solo tu”. Per l’occasione il servizio bar serviva lo “Special Cocktail Jazz”, sempre con distillati locali, oltre ai classici drink.
Appena 24 ore dopo e il Fest è sulle colline di fronte a Vignale alla cantina Hic et Nunc dove si esibiscono Tiziana Cappellino (voce e pianoforte) e Gabriele Pelli (tromba). Sulle note di Horace Silver e Cole Porter il duo ha suonato per quasi due ore e mezza, dicendo arrivederci al sole, che scende incorniciando perfettamente la silhouette del paese, e salutando la luna. Una terrazza dai contorni fiabeschi, perfetta per il caldo timbro romantico di Cappellino. Per soddisfare un senso in più, oltre a udito e vista, la speciale dinner box accompagnata da vini della cantina. Per chi non ha potuto partecipare, Hic et Nunc ritorna ad ospitare il Monfrà Jazz Fest con Va de Bolero quartet.
Terzo luogo magico domenica 10 luglio: si cambia valle, ma non genere, né la propensione alle cose buone. Questa volta la musica è risuonata sotto il cedro della villa di Ponzano che prende il nome dal grande albero. Ideato nel 1877 da Adele Roggeri Sannazzaro per questa sua casa di campagna, il giardino è uno di quei luoghi che valgono il viaggio, sia per la bellezza botanica che per la vista. “Ne abbiamo cinque di questi gioielli nel nostro comune – ricorda il sindaco di Ponzano Paolo Lavagno – Siamo il paese dei giardini diffusi”. E a quanto pare anche della musica, visto che a giugno ha inaugurato un importante polo musicale che ospiterà la seconda sede dell’Accademia Le Muse.
A soddisfare il gusto ci pensano i gelati dell’Agrigelateria Panarotto, ma soprattutto i “nocciolotti”, gli agnolotti di Salabue con ripieno di nocciole che proprio in questa giornata hanno ottenuto il riconoscimento De.Co. e che la Pro Loco del comune ha distribuito copiosamente ai partecipanti (oltre un centinaio) in una merenda sinoira al termine del concerto, insieme ai prodotti del Salumificio Miglietta e ai vini della cantina Franco Nazzari. In mezzo ovviamente la musica, quella del trioformato dalle voci diAura Nebiolo e Caterina Accorsi con Enrico Perelli al pianoforte, ovvero gli Easytips. La loro idea è appunto quella di rendere il jazz “Easy”, semplice. Almeno per quanto riguarda la sua fruizione, perché le due cantanti allestiscono una vera e propria storia del jazz dalla “Swing Era” fino ai contemporanei, con arrangiamenti vocali che diventano sempre più intrecciati. Insomma vi sembra facile giocare a fare le Boswell Sisters su “Straight no chaser” di Thelonius Monk, o lo scat su Lazy Bird di Coltrane? Ci vuole tanto manico. Il pubblico (anche questo appuntamento è andato oltre il tutto esaurito con tantissime richieste) se ne accorge e le sommerge di applausi.
Il Monfrà Jazz Fest riprende giovedì 28 lugliodalle ore 21 in collaborazione con la birreria Moonfrà di Casale Monferrato che ospiterà il concerto dei Why Factor trio e poi con una interessante serie di appuntamenti ad agosto.
Ma prima c’è una trasferta importante da considerare: sabato 23 luglio a Ripalimosani (CB) si esibisce infatti il Doctor Jazz feat Borotti (Borotti, Diaferia, Picchioni, Allara). E’ il suggello di una collaborazione che dura da tre anni tra il MonJF e Borgo in Jazz nel Molise e che ha portato i musicisti della piccola regione italiana ad esibirsi a Casale, offrendo contemporaneamente di ospitare gli artisti monferrini nei caratteristici borghi dell’entroterra per concerti e stage.
Ricordiamo che Main Sponsor del Monfrà Jazz Fest sono Fondazione CRT, Rolandi Auto, Mazzetti d’Altavilla, Krumiri Rossi Portinaro, Distilleria Magnoberta, Pasticceria Ninin, Sponsor Euroedil2. La rassegna si avvale inoltre della collaborazione e patrocinio di tantissimi comuni e content partner che supportano e supporteranno il festival con meravigliosi location e prodotti.
A Cartosio (AL) e a Monastero Bormida (AT) due nuovi appuntamenti di RETE TEATRI con lo spettacolo
DUE NUOVE SERATE spettacolo GUARDA IN ALTO 15 e 16 Luglio 2022 – Cartosio (AL), Monastero Bormida (AT) RETETEATRI
GUARDA IN ALTO di Paolo La Farina con Gianluca Blumetti, Vanni Ciocca, Paolo La Farina, Monica Massone
15 luglio 2022 – Cartosio (AL) – ore 21.15 – Terrazza del Palazzo Comunale – Viale Papa Giovanni XXII, 8
16 luglio 2022 – Monastero Bormida (AT) – ore 21.15 – Corte del Castello Medievale – Piazza Castello
Una storia di famiglia che vi farà ridere e commuovere. Un nonno ex comandante di marina, una figlia in crisi matrimoniale, un nipote a cui voler insegnare a perseguire la felicità, una giovane moglie sempre in viaggio, un fratello, Serafino, quasi coetaneo con un trascorso di vita poco fantasiosa, e un fratello sacerdote, Don Enrico sono solo alcuni degli ingredienti. Tre fratelli che, verso il crepuscolo della vita, ritornano a legarsi attraverso i ricordi e i sogni di un’esistenza volata via.
Legambiente.Big Jump 2022, Legambiente presenta: SOS Po Un documento di proposte in otto punti per la tutela del Fiume in pericolo
Nelle regioni del bacino padano occorre un cambio di passo di fronte alla crisi idrica e agli effetti dei cambiamenti climatici, tra portate ai minimi storici, prelievi eccessivi, impatto delle attività umane su quantità e qualità delle acque
Legambiente: “Ripensare il modello di gestione favorendo la transizione ecologica per tutelare efficacemente gli ecosistemi fluviali e la risorsa idrica”.
PNRR e riqualificazione del Po, agricoltura, natura, navigazione commerciale, difesa dalle acque e dal cuneo salino, inquinamento, deflussi idrici e concessione i temi al centro del documento
Big Jump, foto e video delle iniziative organizzate in Piemonte dai Circoli Legambiente |
Anche quest’anno, domenica 10 luglio alle ore 15, torna il Big Jump, il festival europeo ideato da European Rivers Network (ERN) e a cui Legambiente aderisce e coordina l’organizzazione in Italia. L’iniziativa nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla qualità delle acque, per il recupero della balneabilità nei grandi corsi d’acqua e per tutelare la salubrità dei fiumi.
La campagna prevede generalmente un tuffo simbolico e di denuncia in un fiume, in un torrente, per richiamare l’attenzione sulla qualità dello stato dei nostri fiumi. Vista la situazione delle ultime settimane e la crisi idrica sempre più diffusa, con molti corsi d’acqua in secca, quest’anno si dedicherà la giornata del Big Jump a puntare i riflettori sull’emergenza siccità.
Per lanciare a livello nazionale la campagna, Legambiente ha organizzato un flash mob, dandosi appuntamento sul letto del fiume Po. “Sveglia! Non si può dormire sul letto di un fiume!” è lo slogan scelto per richiamare l’attenzione sull’urgenza di interventi tempestivi che contribuiscano a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto e scongiurare così un punto di non ritorno. Ecco il video del flash-mob realizzato sul Po: https://youtu.be/XOZrlM1n6YU
Oltre 74 mila km quadrati, un’estensione pari a un quarto dell’intero territorio nazionale, 17 milioni di abitanti, sei regioni e una provincia autonoma attraversata: sono i numeri del bacino del Fiume Po, il più grande d’Italia, che al suo interno custodisce ben 684 siti Natura 2000 e 420 aree naturali protette, oltre che siti riconosciuti patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Un ecosistema prezioso messo però a dura prova, in questi ultimi mesi, da una delle peggiori crisi idriche di sempre, che ha fatto registrare livelli allarmanti con -0,88 metri a Piacenza e -7,16 metri a Pontelagoscuro (FE). Una crisi che, di riflesso, determina anche l’ingressione del cuneo salino, ossia l’ingresso di acqua di mare anche nelle falde e nelle aree lagunari, quest’anno arrivata a 30 km dalla foce. Elementi che vanno a inserirsi in un quadro complessivo già fortemente compromesso, con temperature che nel bacino del Po, negli ultimi 30 anni, sono cresciute a un tasso più elevato della media (+2,5 gradi centigradi) e precipitazioni in notevole calo (-20%),
In occasione del Big Jump 2022, l’associazione presenta un documento di proposte in 8 punti per la riqualificazione del Fiume Po e dell’intero bacino, su cui intende avviare un confronto e una discussione con tutti i soggetti interessati.
“Per tutelare l’ecosistema, l’economia delle regioni del bacino padano e la vita delle comunità fluviali, occorre un approccio integrato che tenga in considerazione tutti gli aspetti legati all’utilizzo e alla conservazione delle risorse del territorio”, dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “È evidente che questa crisi, peraltro annunciata dalle scarse nevicate invernali e piogge primaverili, è un effetto diretto della crisi climatica in atto. E, con un’alterazione anche di un solo grado in più, il ciclo dell’acqua cambia: i ghiacciai delle montagne perdono spessore e lunghezza, il permafrost si degrada, le precipitazioni variano. Dovremo dunque imparare a convivere con una minore disponibilità d’acqua dolce e con eventi estremi sempre più frequenti; piogge torrenziali e siccità sono due facce della stessa medaglia che devono entrare nella pianificazione e nella programmazione di uso delle risorse, a partire da quelle del PNRR, considerando lo stato del fiume in senso ecosistemico”.
Il documento redatto dall’associazione ambientalista prende in considerazione il Po non soltanto come corso d’acqua da rappresentare mediante parametri idraulici e da gestire attraverso infrastrutture e opere di difesa – che non di rado hanno compromesso la qualità dell’ambiente fluviale – ma come caratterizzato dalla presenza di aree naturali protette, siti d’interesse comunitario, riserve riconosciute per le loro potenzialità di sviluppo sostenibile delle comunità che vivono il fiume e la loro positiva interazione con l’ecosistema fluviale stesso.
Gli otto punti cardine per la tutela del Po. Al centro di SOS Po sono stati posti otto diversi ambiti di ragionamento: PNRR e riqualificazione del Fiume Po, che contempla il progetto di rinaturazione dell’area quale opportunità per il recupero della biodiversità e un uso più efficiente e sostenibile della risorsa idrica; agricoltura, con l’attuazione d’interventi di miglioramento dell’uso agricolo dei suoli che tengano conto delle esigenze del fiume e della mutata disponibilità d’acqua; natura, puntando sul rafforzamento della tutela naturalistica del Fiume e della biodiversità e sul potenziamento delle aree protette, attraverso la realizzazione del Parco nazionale del Delta del Po e l’istituzione di un Parco interregionale per il corso mediano del Po. Si affrontano inoltre il nodo dei progetti per la navigazione commerciale; della difesa idraulica;del cuneo salino; il tema inquinamento, da fronteggiare con un miglioramento dei sistemi di depurazione degli scarichi industriali e civili e un particolare impegno per affrontare il problema dei reflui zootecnici; i deflussi idrici e leconcessioni, puntando sul garantire il corretto deflusso ecologico del Po e dei suoi affluenti e ad assicurare la necessaria divagazione dell’alveo.
Le iniziative del Big Jump in Piemonte. In Piemonte si è registrato il numero più alto di partecipazioni, con decine di iniziative svolte sul territorio. Un problema, quello della siccità, sempre più sentito nella regione piemontese.
“Come testimoniano i dati di Arpa nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte, nel 2021 si è concluso con l’inizio di uno dei periodi più lunghi di siccità mai osservati sul Piemonte: 111 giorni (tra l’8 dicembre 2021 e il 30 marzo 2022) in cui non sono cadute precipitazioni significative”, dichiara Alice De Marco, direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. “Un grave segnale d’allarme è la richiesta di razionamento d’acqua in 125 comuni italiani tra Piemonte e Lombardia. Di questi, 80 solo in Piemonte. Bisogna iniziare ad adottare misure di mitigazione ai cambiamenti climatici concrete per non compromettere definitivamente l’ecosistema, l’economia e la vita delle comunità fluviali”
Gli eventi piemontesi sono:
Beinasco: Biciclettata sul greto del fiume Sangone organizzato dal Circolo “Ambiente & Salute Beinasco”. Ritrovo in Piazza Alfieri A Beinasco alle 14.45
Val di Chi: Big jump nel torrente Chiusella organizzato dal Circolo “Chiusella Vivo”. Ritrovo in Spiaggetta Gauna alle 15.00
Verbania: Big Jump nel Lago Maggiore organizzato dal Circolo “Il Brutto Anatroccolo”, con la partecipazione di Legambiente Nazionale e Terra verde (Libera VCO). Ritrovo Piattaforma della spiaggia i “Tre Ponti” alle 15.00
Carignano: Azione e a seguire silent disco organizzato dal Circolo “Il Platano”. Ritrovo presso l’Area Attrezzata del Garettino di Carignano alle 15.00
Torino: Torneo di beach volley e a seguire azione organizzato dal Circolo “Molecola”. Ritrovo presso il Circolo Amici del Fiume ASD, Corso Moncalieri 18 alle 10.00 e per il flash mob difronte ai Magazzini sul Po, Murazzi lato sinistro, alle ore 15.00
Casale Monferrato: Colazione e pulizia area e cura delle piante del vivaio e a seguire azione con innaffiatoi organizzato dal Circolo “Verdeblu”. Ritrovo presso il Parco Eternot alle 9.00 e per il flash mob presso l’Imbarcadero Lungo Po Gramsci alle 11.00
Ovada: Azione organizzato dal Circolo “Ovadese della Valle Stura”. Ritrovo sull’asfalto dell’ex Optagon alle 15.00.
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Ufficio stampa Legambiente Piemonte e Valle D’Aosta
Poesie alla Luna e presentazione del libro “Recupero dell’essenziale”
Mercoledì 13 luglio alle ore 19.30 un nuovo appuntamento nel salotto culturale di Chiara Pavoni, Interno 4, in via della Lungara 44 a Roma con la presentazione del libro di Michela Zanarella “Recupero dell’essenziale”, Interno Libri e il reading di poesie alla Luna. La luna ha sempre ispirato e affascinato i poeti, molteplici sono i suoi significati.
E’ simbolo di vita, intuizione, fecondità, purezza ma anche di ombra, eternità e luce divina. La raccolta di poesie di Michela Zanarella, già alla prima ristampa, contiene diverse poesie dedicate alla luna, emblema di energia femminile, trasformazione, specchio di emozioni e desideri. Le poesie della raccolta verranno lette dagli attori: Giuseppe Lorin, Corrado Solari e Chiara Pavoni.
Interverranno i poeti: Angela Donatelli, Elisabetta Pamela Petrolati, Erminia De Paola, Flora Rucco, Luciana Vasile, Luciana Capece, Manuela Minnelli, Nuccio Castellino, Patrizia Palombi, Veronica Paredes, Alessandra Carnovale, Fabio Sebastiani, Laura Tommarello, Paola Oliva, Antonietta Tiberia, Lucianna Argentino, Loretta Liberati, Lucia Izzo, Antonella Giannacaro, Fiorella Cappelli. Si esibiranno i musicisti: Tommaso Alfonsi, Rosario Moricca, Alessandro Salvioli, Fabio Falaguasta, Le Onde e Eleonora Hanrahan, Marco Salvatori. Seguirà aperitivo artistico.
La laguna di Orbetello è una laguna costiera della Toscana, nella Maremma grossetana. La sua estensione è di circa 27 km². La profondità media è di un metro circa, la massima non supera i 2 m. Un ponte artificiale la collega al PROMONTORIO DELL’ARGENTARIO (vedi).
Territorio
È separata dal mare a ponente e a levante da due strisce di terra lunghe circa 6 km (i Tomboli sabbiosi della Giannella a NW e della Feniglia a SE) e ad ovest dal promontorio dell’Argentario. Una terza lingua istmica di terra si protende nel centro della laguna e su di essa sorge il centro urbano di Orbetello. Un ponte artificiale (la diga Leopoldiana) collega Orbetello al Monte Argentario e divide la laguna in due parti, la laguna di Ponente e la laguna di Levante.
Comunica con il mare per mezzo di tre canali artificiali: il canale di Fibbia (o delle Saline) nei pressi della foce del fiume Albegna ed il canale di Nassa (in località Santa Liberata), entrambi sul Tombolo di Giannella ed il canale di Ansedonia sul tombolo di Feniglia. Un quarto canale, il canale del Pertuso, fu progettato e furono anche iniziate le opere di scavo, che però non furono mai portate a termine.
Aree naturali protette
A causa dello scarso apporto di acqua dal mare e dell’immissione di scarichi ricchi di nitrati e di sali di potassio provenienti dalle colture agricole (i quali hanno determinato il proliferare delle alghe ed il conseguente impoverimento di ossigeno), la laguna di Orbetello è un ambiente ad alto rischio. Per consentire la sua protezione sono stati emanati numerosi provvedimenti di legge ed è stato costituito l’istituto del Commissario della Laguna di Orbetello. Oggi parte della laguna di Ponente è protetta nell’Oasi del WWF della Riserva naturale Laguna di Orbetello di Ponente e del bosco di Patanella. Sull’area insiste anche la Riserva naturale Laguna di Orbetello, in gestione alla Provincia di Grosseto e la zona di protezione speciale (ZPS) “Laguna di Orbetello”.
Fauna
La laguna è una zona umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar. In essa nidificano o transitano di passaggio molte specie di uccelli, fra i quali ricordiamo il cavaliere d’Italia, il fenicottero rosa, l’airone bianco maggiore, il falco pescatore, la spatola, l’avocetta, il cormorano e varie specie di anatre.
Storia ed economia
In passato l’economia di Orbetello era basata sullo sfruttamento della laguna di Orbetello e sulla pesca. Attualmente questa attività, che un tempo era tramandata di padre in figlio nelle famiglie dei pescatori, è gestita da una società per azioni che impiega poco meno di cento dipendenti. Le acque della laguna sono ricche di pesce pregiato come spigole, orate, muggini e anguille. Un tempo venivano pescati anche gamberi e molluschi. Il pesce viene lavorato in loco o venduto in molti mercati d’Italia e anche all’estero. Pregiata è la produzione della bottarga di muggine e la preparazione delle anguille sfumate, anguille affumicate con aggiunta di spezie e peperoncino, che sono senza dubbio il piatto tipico della cucina locale.
¹ I know I’m no longer a kid, but the problem is that I’m animated by a toddle soul who refuses to grow old. And even if it pisses me off a little that here all see me as such, I am proud of it but not vain or sorry.
² So di non essere più un ragazzino, ma il problema è che io sono animato da una anima fanciulla che se rifiuta di invecchiare. Ed anche se mi sta un po’ sulle balle che qui mi vedano tutti come tale, io ne sono fiero ma non me ne vanto né me ne dolgo.
Procedendo con gli anni lungo il percorso della mia vita, mi accorgo di aver raggiunto una coscienza più compassata e matura e “lemme lemme” mi accorgo quasi con stupore a riflettere su come la mia vita fin qui vissuta, si sia modellata sia nel carattere sia nella mia indole.
Quando ero un ragazzo di belle speranze, ero un fanatico integralista su cosa fosse giusto o sbagliato, secondo la mia morale ovviamente, e per questo agli occhi degli amici risultavo antipatico, un povero letterato e a volte, anzi molto spesso, un illuso idealista.
Nella mia presunzione e intransigenza sapevo esattamente quale fosse il confine tra il bene e il male. Schierandomi, ovviamente, dalla parte del bene e degli eroi che per quel bene erano disposti a sacrificare la loro vita. Oggi, a causa della mia “maturità”, penso di aver cambiato un poco prospettiva e credo che al mondo non esista persona che si possa definire intransigente se non accompagnata da un forte egocentrismo. Con molta onestà e autocritica devo ammettere che questi difetti sono stati la causa principale, almeno credo, di molti errori commessi nella mia vita.
Errori commessi dalla buona fede e da un istintivo e primitivo bisogno di giustizia; ma questa non è una scusante e neppure una attenuante. Gli errori restano e sono tanti, con buona pace mia e di chi ha avuto la ventura di camminare al mio fianco. Non a caso alcuni amici mi definivano il “Don Chisciotte del duemila”.
Penso che la maturità abbia fatto capolino, un poco alla volta nella mia testa e nel mio animo, quando, silenziosi come spie nemiche, sono arrivati i primi dubbi.
I primi sospetti e i primi fallimenti, li ho percepiti non più come casualità, ma come veri e propri crolli delle mie certezze.
È dovuta passare tanta acqua sotto i ponti e molti insuccessi personali per scoprire che il problema non erano gli altri, ma si celava nella mia persona.
Sia come sia, il crollo nelle mie certezze esistenziali è avvenuto da una decina di anni, un poco troppo tardi per rimediare agli errori di una vita. Non credo che basterà il resto della mia esistenza per sgombrare le macerie e iniziare una nuova ricostruzione, ma l’importante, credo, non è ricostruire una nuova vita, ma non arrendersi mai e lottare sempre per quello in cui si crede.
“È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio” diceva Emiliano Zapata anarchico leader della Rivoluzione Messicana.
Si sa ricostruire non è mai semplice e richiede tempo e molta pazienza e questo potrebbe essere un buon motivo per avere la speranza di poter vivere così a lungo fino a quando l’opera di ricostruzione non sia ultimata, o almeno fino a quando il mio travaglio interiore non cederà il posto a un livello di vita più serena… comunque lo spero.
Ad ogni modo ho acquisito uno una nuova certezza e cioè che la verità ha molti padri putativi ma che nessuno è in grado di riconoscerne il padre biologico. La verità è come la sfinge che, posta all’ingresso della città di Tebe, chiedeva ai passanti di risolvere l’enigma e chi non era in grado di dare la risposta giusta veniva divorato dal mostro. Ecco perché, sparite le certezze degli anni giovanili, i suoi punti fermi, le mie supponenze, adesso mi trovo a navigare in un mare in tempesta, perseguitato da mille dubbi, dove la verità, la mia verità è inseguita dal dubbio dell’incertezza, ma quasi come un ossimoro, sicuro che da qualche parte esiste la “vera” verità e non certo la mia o quella dei miei anni giovanili.
Allora dico che la verità forse esiste ed è come un grande puzzle dove ognuno di noi, anche coloro che mi sono antipatici, ne possiedono solo un pezzetto. Per questo dico che saremo in grado di vederla nel suo insieme solo se siamo consapevoli che tutti dobbiamo concorrere a comporre il mosaico e se solo un essere vivente smarrisce il suo pezzetto di puzzle o si rifiuta di contribuire a completarlo, allora dico che sarà sempre una verità monca.
Ecco, con questo voglio dire che non è una vita serena la mia perché vivo fra mille dubbi e incertezze, ero più felice da giovane dove avevo solo certezze e speranze in un mondo migliore, ma forse questo è il pegno che si deve pagare per diventare adulti e maturi. Do un senso alla mia esistenza perché penso di aver capito che nulla è veramente comprensibile fino in fondo e mi consola il pensiero che, come diceva Socrate, mica uno qualunque: so di non sapere. Bisognerebbe lasciarsi andare senza opporre alcuna resistenza allo scorrere lento del tempo e ricostruire giorno per giorno i pezzi di mattoni che inevitabilmente il tempo che passa fa crollare dalla nostra casa. Ogni giorno si distrugge una parte di muro e ogni giorno noi dobbiamo ricostruirlo, lo so che è una fatica immensa, come quella di Sisifo. Il guaio è che diventando anziani la fatica diventa immensa e le forze vengono meno. Una fatica che ci fa incurvare sempre di più. Del resto quello che non si è voluto o non si è saputo fare da giovani va prima o poi affrontato altrimenti si corre il rischio di essere venuti al mondo per niente: senza un senso e senza uno scopo.