Una poesia di Victor Saez

Víctor Sáez, nato a Santiago del Cile l’8 settembre 1962, è un poeta e filosofo cileno. È stato presidente della Sociedad de Escritores de Chile (SECH) nel biennio 2013-2014 e ha pubblicato raccolte poetiche come Inventario Provisorio (2006) e J.D. (2011) .

Nessuno che sappia decifrare viaggi o avventure nelle mani
o nei fondi di caffè.
Il gioco consiste nel parlare senza ripetere l’angolo o l’ippopotamo,
in modo che nulla si apra improvvisamente e non rovini la colazione
nel bel mezzo del pomeriggio.
Una maledizione che solo una limetta per unghie, disposta a croce,
può annullare.
Ogni giorno dormiamo un po’ meno.
Una mano sul muro, l’altra in tasca,
un’ancora simmetrica per non perdere la strada,
lo zucchero
o l’insonnia
che lentamente ci rende invincibili.

*

Una poesia di Victor Saez

Inverno Nucleare di Bruno Renato Serrano Navarro

Bruno Renato Serrano Navarro (Santiago del Cile, 1982). Poeta, professore e (forse) accademico. È autore, tra gli altri, dei libretti Pseudónimo (Pillaje, Valdivia, 2010) e Musgo (Isófonica, Barcellona, ​​​​2019), la cui versione finale, Moha, sarà pubblicata nel 2021 (Fértil Provincia, Cile). Tra gli altri riconoscimenti, è stato membro della Fondazione Pablo Neruda (2003) e beneficiario della borsa di studio per la creazione letteraria CNCA (Cile, 2005 e 2018).

Non c’è altra vita, il suicida prega due volte,

un solo tratto scritto per ogni nome

una lettiera sul fondo dello zaino

una lavagna per scheggiare le unghie

.

Scrivo i loro nomi

come Natalia, Isabel o Paula,

chiamata stupida anche tra i suoi simili

o Bruno e Renato, buoi

tra le bestie della scrivania

traballante tra gli scribi

.

Quanti ne voglio nella sinossi

di un dialetto o di un altro;

solo il suono delle chiglie

contro i graffiti nei suoi quaderni

quando i rivetti stavano già germogliando

le suture delle femmine

e abbiamo preparato il gesso

disegnare uno specchio in cui tagliarti

i segni della fronte

e quindi conoscere il colpo scritto

per ogni nome

*

Inverno Nucleare di Bruno Renato Serrano Navarro

L’acqua di Bruno Montanè

Bruno Montané Krebs (nato nel 1957 a Valparaíso, Cile) è un poeta e narratore cileno naturalizzato italiano. Membro del gruppo infrarealista fondato da Roberto Bolaño e altri poeti a Città del Messico negli anni ’70, ha vissuto tra il Messico, l’Europa e l’Italia, dove risiede da anni. La sua scrittura è segnata da uno stile visionario e frammentario, che mescola autobiografia, ironia e tensione lirica.

Con il ricordo dei fiori e del rumore
il tuo sguardo si muove nell’acqua.

Quella musica è il movimento dei tuoi occhi,
questi silenzi sono i pensieri
che nascono dal profondo
pronti a renderti felice.

Quando osservi l’acqua, sai
cosa c’è stato e cosa manca,
pensi a ciò che muove
i corpi e provoca le tempeste.

Il tuo sguardo si illumina sotto il
soffitto luminoso dell’acqua che attraversa i pori,
le cellule, il chiarore del cielo.

E tu ridi.

*

L’acqua di Bruno Montanè

Noleggio Video di Luis Chaves

Luis Chaves (1969) è un poeta costaricano noto per la sua scrittura intima e riflessiva, spesso caratterizzata da uno stile narrativo e un tono colloquiale. Tra le sue raccolte più note vi sono Asfalto e Chan Marshall.

Il film è finito male.
Nella stanza buia,
perfino i titoli di coda
emanano un senso
di ingiustizia.

Non è facile
riunire quattro sconosciuti
e, nel giro di pochi giorni,
farli comportare
come una famiglia.

Ci
abbiamo provato per tutta la vita.

*

Noleggio Video di Luis Chaves

2001 di Bruno Lugano

Bruno Lugano (20 febbraio 1941 / 13 dicembre 2017), è stato un noto poeta lucchese intimista ed ispirato, dedito alla poesia per vocazione sin da ragazzo, quando “orfano di padre e di figlio di poca madre” studiava a memoria classici della letteratura italiana e inglese che trovava nella biblioteca del collegio locale durante pomeriggi solitari. Ha iniziato a scrivere a metà degli anni ’50 e poi assiduamente a più riprese durante tutto il corso della sua vita. Ha Partecipato a numerosi Reading di Poesia ed è stato molto apprezzato e stimato dai suoi conterranei che ebbero il privilegio di ascoltarlo e conoscerne l’autenticità, il suo modo di vivere anticonvenzionale e provocatorio. Nonostante non abbia mai ricercato la pubblicazione, se non da giovane con le prime stampe in alcune riviste di editoria alternativa contenenti sue riflessioni e poesie, nel 1977 ha partecipato alla raccolta “Carconia” – Ed. Maria Pacini Fazzi – ed è uscito, per Marco Saya Edizioni – 2016 – la raccolta “Nel rovescio del perdono”. Ha partecipato attivamente e collaborato a siti di poesia e scrittura, con inserti poetici e blog. 

Io sentivo la sera venire.

Ho sentito tutto.

La meraviglia della vita

la felicità anche delle stanze vuote

e forse della mia famiglia.

Ho amato tutto,

quello che c’era da amare l’ho amato tutto.

Fino in fondo ho amato nella sera

nelle stanze e fuori dalle stanze

e quando finiva la sera,

nasceva il pianto.

M’ero di menticato che la poesia

tenta di uccidermi.

*

(da Nel rovescio del perdono, Marco Saya Editore)

2001 di Bruno Lugano

“I, Too” (Anch’io) di Langston Hughes

Langston Hughes (1901 – 1967) poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista statunitenseUno dei grandi esponenti del movimento Harlem Renaissance.

Anch’io canto l’America.
Sono il fratello più scuro.
Mi mandano a mangiare in cucina
quando arriva gente,
ma io rido,
mangio bene,
e divento forte.

Domani
sarò anch’io a tavola
quando arriva gente.
Nessuno oserà
dirmi allora:
“Mangia in cucina.”

Inoltre
vedranno quanto sono bello
e ne avranno vergogna.

Anch’io sono America.

*

“I, Too” (Anch’io) di Langston Hughes

Non l’ho mai detto a nessuno degli analisti di Tamara Kamenszain

Tamara Kamenszain è stata una poetessa e saggista argentina.

Nella scuola elementare ebraica guardavamo ogni anno
lo stesso film sui campi di concentramento nazisti .

quella in cui i cadaveri vivi scavano la fossa
e poi vi gettano dentro le ossa dei loro morti.

e poi sono ancora costretti
a spingersi fino al suicidio da altri
che sparano loro, così che cadono leggeri
senza mangiare né bere nulla.

Non lo so, ma ancora oggi, quando un tassista dice
qualcosa sugli ebrei, io resto in silenzio
per paura che, guardando nello specchietto retrovisore, scopra
che anch’io sono sull’orlo di quella fossa.

Ecco perché non ho un’opinione, ecco perché mi nascondo
dietro la prima persona.

*

Non l’ho mai detto a nessuno degli analisti di Tamara Kamenszain

Il cinico di Roque Dalton

Roque Dalton Garcia (1935 – 1975) è stato un poeta, giornalista e attivista rivoluzionario salvadoregno.

Naturalmente non ho
il diritto di morire,
nemmeno nei solitari pomeriggi della domenica.

D’altro canto, bisogna comprendere che la morte
è un’ipotesi inutile
e che i suicidi
sono sempre stati mortalmente pigri
nel soffrire.

Inoltre, devo pagare
la bolletta della luce…

*

Il cinico di Roque Dalton

Il sole vorrebbe sanguinare senza sosta di Albertine Sarrazin (traduzione di Emilio Capaccio)

Albertine Sarrazin (1937 – 1967) è stata una scrittrice e poetessa francese. Più volte arrestata per crimini comuni, conseguì in carcere la maturità classica. Ciò che la contraddistingue è la capacità di miscelare il francese colto con la lingua argot della malavita, appresa durante i soggiorni carcerari.

Il sole vorrebbe sanguinare senza sosta

Mi taglia il corpo con lunghi aghi

Ma nascerà l’alba di qui me ne andrò

Un giorno non lontano ci riconosceremo

La tua voce in libertà attraversa le mie grate

I tuoi capelli danzano ancora le tue canzoni

Vorrei dire tanto e non dico niente

Perché la notte è fredda dove brilli senza fine

Zitta ascolto in me l’eco dei tuoi passi

.

Il sole vorrebbe sanguinare senza sosta di Albertine Sarrazin (traduzione di Emilio Capaccio)

Nuda di Manuel Bandeira

Manuel Carneiro de Sousa Bandeira Filho (1886 – 1968) è stato un poeta, critico letterario e traduttore brasiliano, che ha dato alle stampe oltre 20 opere in poesia e prosa.

Quando sei vestita,
nessuno può immaginare
i mondi che nascondi
sotto i tuoi abiti.

(Come di giorno,
non conosciamo
le stelle che brillano
nel cielo profondo.

Ma la notte si spoglia,
e nudi nella notte
palpitano i tuoi mondi
e i mondi della notte.

Brillano le tue ginocchia , brilla
il tuo ombelico , brilla
tutta la tua
lira addominale.

I tuoi piccoli seni,
come due piccoli frutti
nella rigidità flessibile
del tronco robusto, brillano.)

Ah, i tuoi seni!
I tuoi capezzoli duri!
Il tuo torso! I tuoi fianchi!
Ah, le tue spalle!

Con la nudità,
anche i tuoi occhi sono nudi;
Il tuo sguardo è più diffuso,
più lento, più fluido.

Quindi, in essi,
galleggio, nuoto, salto,
mi tuffo
perpendicolarmente!

Scendo nella parte più profonda
del tuo essere, dove
la tua anima mi sorride,
nuda, nuda, nuda.

*

Nuda di Manuel Bandeira

Volpe bianca di John Burnside

John Burnside (Dunfermline, 19 marzo 1955 – Dunfermline, 29 maggio 2024) è stato un poeta e scrittore britannico.

Credo sia stata solo fortuna,
anche se la situazione non è sembrata così
quando ho lasciato la strada
e mi sono fermato su una banchina innevata
per sgranchirmi le gambe.

La volpe bianca
è arrivata silenziosamente da lontano,
in rotta verso l’estate, ciocche rosse
e marroni nella
pelliccia argentata, il muso

indifferente, quando mi ha guardato
e mi ha osservato per un minuto
– studiando il mio odore,
testandomi –
anche se solo, ho pensato,

per cortesia,
senza traccia di sorpresa,
abituata,
a differenza mia,
alla legge della tundra,

la logica selvaggia secondo cui,
laddove sembra che non accada
mai nulla,
ciò che accade è l’opportunità
che qualcosa accada.

*

Volpe bianca di John Burnside

Letture amArgine: Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza (Fazi 2025)

Questa raccolta di poesie è un atto di testimonianza e di resistenza. Le poesie, scritte da autori palestinesi contemporanei e tradotte con cura, raccontano l’assedio, la perdita, la fame e la forza di chi continua a vivere e a scrivere sotto le bombe. La voce dei poeti diventa un grido capace di trasformare la cronaca in arte e la ferita in parola. Le immagini sono concrete: case ridotte in macerie, madri che cullano i corpi dei figli, ulivi che bruciano, bambini che imparano troppo presto la parola “morte”. Eppure, accanto all’orrore, c’è la tenace volontà di affermare la propria umanità, un amore per la terra e la cultura che nessuna occupazione può cancellare. La raccolta è anche un invito a non chiudere gli occhi: ogni verso è un appello, ogni metafora una richiesta di ascolto. Lo stile è asciutto, senza orpelli, ma di una bellezza cruda che non concede tregua. Un libro necessario, che restituisce a Gaza la sua voce e ci ricorda che la poesia è, forse, l’unico spazio in cui la giustizia e la memoria possono ancora parlare. Il libro ha un prezzo di copertina di 12 Euro, di cui cinque saranno devoluti a Emergency.

Un estratto:

Yousef Elqedra

Posso scrivere una poesia
con il sangue che sgorga,

con le lacrime, con la polvere nel mio petto,
con i denti della ruspa, con le membra smembrate,
con le macerie dell’edificio, con il sudore della protezione civile,
con le urla delle donne e dei bambini,

con il suono delle ambulanze, con i resti di un albero che amo,
con tutti questi volti che cercano i loro dispersi,

con la voce del bambino Anas sotto le macerie che dice: Sono ancora vivo,
con i corpi senza lineamenti,

con l’attesa, l’attesa, e ancora l’attesa!
Posso scrivere una poesia con il fragore del tradimento,
con il silenzio nudo,

con la neutralità viscosa, con l’impotenza svelata,
con il servilismo verso l’America.

Cosa può una poesia?

*

Letture amArgine: Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza (Fazi 2025)

Ballata per la mia morte di Horacio Ferrer

Horacio Arturo Ferrer Ezcurra (1933 – 2014) è stato un poeta, paroliere e drammaturgo uruguaiano naturalizzato argentino.

Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen.

Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto.

Oggi che Dio smette di sognarmi,
verso il mio oblio andrò per Santa Fe,
so che al nostro angolo già ci sei tu,
vestita di tristezza, fino ai piedi.

Abbracciami forte che dentro
sento morti, vecchie morti,
che aggrediscono ciò che ho amato.
anima mia, andiamo,
viene il giorno, non piangere.

Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
che è il tempo in cui muoiono quelli che sanno morire.
Romperà il mio silenzio l’aroma profumato
di quel verso che non ho mai saputo dirti.

Camminerò per tanti isolati e là in Plaza Francia,
come ombre fuggite da uno stanco balletto,
ripetendo il tuo nome lungo una strada bianca,
se ne andranno i miei ricordi in punta di piedi.

Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen.

Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto,
quando saranno le sei, quando saranno le sei!

*

Potere di Omar Lara

Omar Lara (1941 – 2021) fu un poeta, traduttore ed editore cileno. Fondatore della rivista “Trilce”, vi accorpò la generazione poetica che sarà dispersa dal golpe militare del 1973. Fu esule in Perù e poi a Bucarest e Madrid. La sua poesia tratta la nostalgia del passato, l’amore e la fugacità del tempo.

Passiamo attraverso i muri

e vediamo sott’acqua,

parliamo con esseri di altre epoche

e prevediamo il futuro,

troviamo un ago in un pagliaio

e lo perdiamo, oh dio.

*

Potere di Omar Lara

“Una lettera dal fronte”- Sulla condizione dell’amante quando è lontano dalla sua amata- poesia di Kareem Abdullah -Iraq

Foto cortesia di Kareem Abdullah -Iraq

L’amore in tempo di guerra

La prima poesia: “Una lettera dal fronte”
(Sulla condizione dell’amante quando è lontano dalla sua amata)

Ti scrivo da uno spazio aperto e pieno di silenzio,
da una tenda che a malapena mi protegge dal rompersi del vento.
Tutto qui mi sembra perduto,
persino il nome con cui mi chiami…
ho dimenticato la tua voce.
Il tuo volto mi visita furtivamente, quando le armi si addormentano e la cautela si fa meno rumorosa.
Mi manca il modo in cui organizzavi la giornata,
la tua tazza piena di profumo,
il calore che mi accarezzava il cuore con la punta delle tue dita.
Sto bene, come dicono quando non voglio piangere.
Ma quando mi addormento… dormo nell’ abbraccio della tua voce.

Kareem Abdullah -Iraq

حب في زمن الحرب

القصيدة الأولى: “رسالة من الجبهة”
(عن حالة الحبيب وهو بعيد عن حبيبته)

أكتب إليكِ من عراءٍ يعجّ بالصمت، من خيمةٍ بالكاد تحميني من انكسارات الريح، كلّ شيء هنا يشبه الفقد، حتى اسمي الذي تنادينني به… نسيتُ صوته. وجهكِ يزورني خلسة، حين تغفو البنادق، ويصبح الحذر أقلّ ضجيجًا. أحنّ إلى طريقتكِ في ترتيب النهار، إلى فنجانكِ المسكونِ بالعطر، إلى دفءٍ كان يربت على قلبي من طرف أصابعكِ. أنا بخير، كما يقولون حين لا يريدون البكاء. لكنني حين أغفو… أنام في حضنِ صوتكِ.

Lucia Triolo: Una domenica di poesia

Denise Levertov

Il segreto

Due ragazze scoprono
il segreto della vita
in un verso improvviso di
poesia.

Io che non conosco il
segreto ho scritto
quel verso. Mi hanno
detto

(tramite una terza persona)
di averlo trovato
ma non quale fosse
e neppure

quale fosse il verso.  Senza dubbio
adesso, più di una settimana
dopo, avranno dimenticato
il segreto,

il verso, il nome della
poesia. Le amo
per aver trovato quello
che io non riesco a trovare,

e per avermi amato
per il verso che ho scritto,
e per averlo dimenticato
così che

mille volte ancora, finché la morte
non le trovi, possano
scoprirlo nuovamente, in altri
versi


in altri
accadimenti. E per
averlo voluto conoscere,
per

aver pensato che tale
segreto esista, sì,
per questo
soprattutto.

Testi ripresi da: http://www.nuoviargomenti.net/poesie/denise-levertov-dodici-poesie/

Innamorata dei tuoi versi di Giuseppina De Biase.

I tuoi versi
sfiorano la mia anima

come ali di farfalla

la svegliano dal sonno.

I tuoi versi sono

un eco profondo

una dolce melodia

un canto divino

Mi trasportano

Mi rapiscono

Perdendomi nel loro ritmo

nel loro silenzio.

Innamorata dei tuoi versi

prigioniera di questa dolce magia

che illumina i miei occhi

In ogni verso

un brivido

un sussurro

un amore eterno

scolpito nella Poesia.

lucia triolo: rosso bordeaux

En ce bordeaux ou tenons nostre estat
(F. Villon: Ballade de la Grosse Margot)

Avevo indosso un vestito di
colore rosso come
amore infuocato
per passeggiare dentro
il mio peccato

che tutti vedessero:
ventre liscio e piatto
qualcosa a turno di eretto,
collo inamidato.

Qui nella vita
ove facciam casino
non si disdegna a nessuno
un segno rosso ambrato

E in fondo che volete
a ben pensare
ciò che
tutti ci unisce
più che l’amore
è il rosso
del peccato

Da “E dietro le spalle gli occhi”.

Era l’inizio di una sedia di Mark Strand

Mark Strand (1934 – 2014) è stato un poeta e critico letterario canadese naturalizzato statunitense.

Era l’inizio di una sedia;

era il divano grigio; era i muri,

il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui

i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.

Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava

gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava

di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire

che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti

mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.

Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno

che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva

a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa

dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello

dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.

Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come

sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

*

Era l’inizio di una sedia di Mark Strand

Imitare un fantasista di Jorge Teillier

Jorge Octavio Teillier Sandoval (1935 – 1996) è stato un poeta cileno.

Io

Perché cercare gloria, stupide regole del galateo
o pubblicare versi su riviste assurde?
I versi che un tempo la mia mente lasciava fluire
saranno acquistati gratuitamente dai librai di seconda mano
e le mie dediche voleranno via come uno stormo di studenti con borsa di studio.

Ma almeno un po’ di carta sarà utile
a un bambino per costruire delle piccole barchette fragili , o a una coppia di innamorati per leggere una mia poesia comprata in saldo
prima di andare in albergo .

*

Imitare un fantasista di Jorge Teillier

Eva di Lucian Blaga

Lucian Blaga (1895 – 1961) fu un poeta, filosofo e drammaturgo rumeno. Nei suoi versi ha perfezionato una lirica di ampia apertura metafisica, inserendo nelle tradizioni rumene le esperienze poetiche contemporanee e in primo luogo l’Espressionismo tedesco.

Quando il serpente porse ad Eva la mela,

le parlò con una voce che tintinnava,

tra le foglie come una campanella d’argento.

Ma accadde che più tardi una voce ancora più bassa

le disse qualcosa all’orecchio

un sussurro appena,

qualcosa che non è nelle Sacre Scritture.

Nemmeno Dio stesso poté sentirla

anche se origliava.

Ed Eva non volle dirlo a nessuno,

neppure ad Adamo.

Da allora la donna cela sotto le palpebre

un mistero,

e muove le ciglia come per dire

che sa qualcosa

che non sapremo mai,

quello che nessuno sa,

nemmeno Dio stesso.

*

Eva di Lucian Blaga