Alta, levata al cielo,Gabriella Paci

Nello spoglio dei giorni si accartocciano

momenti di luce e d’ombra nell’incontenibile 

corsa del tempo che oblia le soste, segnate

solo dal calendario. Stupore è l’accorgersi

della fine d’un anno e del prepararsi al saluto

come ad un addio d’amore o forse d’odio

nel brindisi che vuol essere augurale

con l’effervescenza leggera del calice levato alto

  nel grido d’auguri ad allontanare fantasmi

in un’allegria segnata più sulla bocca che sul cuore.

Eppure ogni anno cediamo alla lusinga della

speranza,unica dea a partorire il sogno per

un domani che ci regali momenti di agognata

serenità dopo un vagare nella palude della

incertezza e del  mancato approdo di quiete.

Nel grido “buon anno ” sarà racchiusa allora

la speranza di ognuno alta, levata al cielo.

.

l’ amico di Stefano polo

L’amico.

L’amico è colui che ti sta vicino

in modo silenzioso

è come se fosse invisibile

ti ascolta e ti porge la mano

con i suoi consigli

ti da una carezza al cuore.

L’amico è privo di  interesse

ti difende a spada tratta

con il suo scudo di lealtà

allontana ogni infamia.

L’amico è un gioiello prezioso…

è colui che  se hai bisogno

ovunque sei

lui ci sarà per te
anche da lontano…

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una domenica di poesia

Nina Cassian

Ginnastica mattutina

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.

Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

 da ‘De îndurare‘, 1981 –

Lucia Triolo: Sterminio

OMAGGIO A WERNER SCHWAB

Ora che ogni illusione è uno sberleffo:
storie in maschera
appoggiate
a tele di ragno
raccontate al sarcasmo
alcune tracce
del nostro presente
scempio:

Signora Cazzafuoco gentile
signora
venga si accomodi in questo trivio di aureole
posso offrirLe La prego
un the alla Solitudine
un suicidio collettivo
con biscottini di Sterminio?

ora che sono nella psiche-covo
dall’altra parte del senso?

-disperazione-

campanelli d’allarme continuate a suonare
prima l’uno
poi l’altro
poi tutti insieme

E’ teatro è teatro
finalmente è nostro il teatro!

da Debitum

Un Natale … di luce e di ombra.Gabriella Paci

Ha un volto nuovo la città a Natale.

Indossa l’abito luccicante delle feste

con le ghirlande a fiorire emozioni

canta canzoni di gioia e amore

nello sfavillare dei sogni appesi

agli alberi come frutti del desiderio

a pensare di brindare alla felicità

nel dimenticare di essersi arresi

al dolore della realtà della guerra

e della capanna di chi non ha ….

Anche Betlemme non ha la natività

quest’anno e nella mangiatoia solo

inutili parole senza soluzione di pace.

Questa poesia vuole celebrare il Natale nella sua veste festosa che veste di luci e di suoni le città e le rende un paesaggio fiabesco: si vive l’emozione della festa per eccellenza, capace di regalarci la presenza dei parenti e degli amici lontani o di realizzare il possesso di un oggetto o un viaggio a lungo sognati .Ci si dimentica, nella società del consumismo e del benessere, di chi vivrà questa festività nel bisogno o anche  della stessa guerra, che pare lontana eppure è così vicina a noi e che riguarda anche gli stessi luoghi della natività, dove, simbolicamente, Gesù non potrà rinnovare la sua presenza  perché

non c’è pace che possa accoglierlo.

Poesia semplice ,divisa in due parti ;nella prima l’allegria e il colore che caratterizzano l’attesa di questa festa e nella seconda l’amarezza e la delusione per una celebrazione solo consumistica ed egoisticamente vissuta ,senza volgere il pensiero ai bisognosi o ai tanti che vivono l’esperienza della guerra, che ha coinvolto gli stessi luoghi sacri con una disumanizzazione degli stessi protagonisti del conflitto ,che non accennano a volersi rappacificare. Anche Gesù pare sdegnarsi e rinunciare a voler essere posto nel presepe come simbolo di pace nel mondo quale la sua n ascita sta a significare

lucia triolo: una Domenica di Poesia

Ocean Vuong

Soglia

Nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
                ero un accattone. In ginocchio.

guardavo, dal buco della chiave, non
             l’uomo sotto la doccia, ma la pioggia 

che lo trafiggeva: corde di chitarra che si sfilacciavano
                   sulle spalle rigonfie 

Cantava, ed è per questo
                     che ricordo. Quella voce –

mi hai riempito fin nel profondo
                    come fosse uno scheletro. Perfino il mio nome 

inginocchiato dentro di me, che implora
                  d’ essere risparmiato 

Cantava. Non ricordo altro,
                 Perché nel corpo, dove tutto ha un prezzo, 

ero vivo. Non sapevo
                      che esisteva una ragione migliore.

Che proprio quel mattino mio padre si sarebbe fermato
              -oscuro puledro immobile nel diluvio-

e avrebbe ascoltato il mio respiro strozzato
                 dietro la porta. Non avevo idea che il prezzo 

dell’entrare dentro una canzone – fosse smarrire
                   la via del ritorno.

Così sono entrato. Così ho perso.
                        Ho perso tutto occhi 

sbarrati

da Cielo notturno con fori d’uscita

lucia triolo: il mio nome è pesante

confusa
penso alla mia ignoranza:
falce ansimante                                
sospesa sul cuore
feroce come fuoco sui miei istanti indecisi
E questo “non so”
non è un vuoto
ma un pieno di nulla

giù in fondo
dorme incomprensibile il mondo                           
un angelo vaga dai morti 
verso i vivi e sempre
sempre porta loro qualcosa 
comunica trabocchi

ma anche per lui
il mio nome è pesante