Mese: dicembre 2024
Alta, levata al cielo,Gabriella Paci
Nello spoglio dei giorni si accartocciano
momenti di luce e d’ombra nell’incontenibile
corsa del tempo che oblia le soste, segnate
solo dal calendario. Stupore è l’accorgersi
della fine d’un anno e del prepararsi al saluto
come ad un addio d’amore o forse d’odio
nel brindisi che vuol essere augurale
con l’effervescenza leggera del calice levato alto
nel grido d’auguri ad allontanare fantasmi
in un’allegria segnata più sulla bocca che sul cuore.
Eppure ogni anno cediamo alla lusinga della
speranza,unica dea a partorire il sogno per
un domani che ci regali momenti di agognata
serenità dopo un vagare nella palude della
incertezza e del mancato approdo di quiete.
Nel grido “buon anno ” sarà racchiusa allora
la speranza di ognuno alta, levata al cielo.
.
l’ amico di Stefano polo
L’amico.
L’amico è colui che ti sta vicino
in modo silenzioso
è come se fosse invisibile
ti ascolta e ti porge la mano
con i suoi consigli
ti da una carezza al cuore.
L’amico è privo di interesse
ti difende a spada tratta
con il suo scudo di lealtà
allontana ogni infamia.
L’amico è un gioiello prezioso…
è colui che se hai bisogno
ovunque sei
lui ci sarà per te
anche da lontano…
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una domenica di poesia
Nina Cassian
Ginnastica mattutina
Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.
da ‘De îndurare‘, 1981 –

Lucia Triolo: Sterminio
OMAGGIO A WERNER SCHWAB
Ora che ogni illusione è uno sberleffo:
storie in maschera
appoggiate
a tele di ragno
raccontate al sarcasmo
alcune tracce
del nostro presente
scempio:
Signora Cazzafuoco gentile
signora
venga si accomodi in questo trivio di aureole
posso offrirLe La prego
un the alla Solitudine
un suicidio collettivo
con biscottini di Sterminio?
ora che sono nella psiche-covo
dall’altra parte del senso?
-disperazione-
campanelli d’allarme continuate a suonare
prima l’uno
poi l’altro
poi tutti insieme
E’ teatro è teatro
finalmente è nostro il teatro!
da Debitum

Un Natale … di luce e di ombra.Gabriella Paci
Ha un volto nuovo la città a Natale.
Indossa l’abito luccicante delle feste
con le ghirlande a fiorire emozioni
canta canzoni di gioia e amore
nello sfavillare dei sogni appesi
agli alberi come frutti del desiderio
a pensare di brindare alla felicità
nel dimenticare di essersi arresi
al dolore della realtà della guerra
e della capanna di chi non ha ….
Anche Betlemme non ha la natività
quest’anno e nella mangiatoia solo
inutili parole senza soluzione di pace.
Questa poesia vuole celebrare il Natale nella sua veste festosa che veste di luci e di suoni le città e le rende un paesaggio fiabesco: si vive l’emozione della festa per eccellenza, capace di regalarci la presenza dei parenti e degli amici lontani o di realizzare il possesso di un oggetto o un viaggio a lungo sognati .Ci si dimentica, nella società del consumismo e del benessere, di chi vivrà questa festività nel bisogno o anche della stessa guerra, che pare lontana eppure è così vicina a noi e che riguarda anche gli stessi luoghi della natività, dove, simbolicamente, Gesù non potrà rinnovare la sua presenza perché
non c’è pace che possa accoglierlo.
Poesia semplice ,divisa in due parti ;nella prima l’allegria e il colore che caratterizzano l’attesa di questa festa e nella seconda l’amarezza e la delusione per una celebrazione solo consumistica ed egoisticamente vissuta ,senza volgere il pensiero ai bisognosi o ai tanti che vivono l’esperienza della guerra, che ha coinvolto gli stessi luoghi sacri con una disumanizzazione degli stessi protagonisti del conflitto ,che non accennano a volersi rappacificare. Anche Gesù pare sdegnarsi e rinunciare a voler essere posto nel presepe come simbolo di pace nel mondo quale la sua n ascita sta a significare
lucia triolo: una Domenica di Poesia
Ocean Vuong
Soglia
Nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
ero un accattone. In ginocchio.
guardavo, dal buco della chiave, non
l’uomo sotto la doccia, ma la pioggia
che lo trafiggeva: corde di chitarra che si sfilacciavano
sulle spalle rigonfie
Cantava, ed è per questo
che ricordo. Quella voce –
mi hai riempito fin nel profondo
come fosse uno scheletro. Perfino il mio nome
inginocchiato dentro di me, che implora
d’ essere risparmiato
Cantava. Non ricordo altro,
Perché nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
ero vivo. Non sapevo
che esisteva una ragione migliore.
Che proprio quel mattino mio padre si sarebbe fermato
-oscuro puledro immobile nel diluvio-
e avrebbe ascoltato il mio respiro strozzato
dietro la porta. Non avevo idea che il prezzo
dell’entrare dentro una canzone – fosse smarrire
la via del ritorno.
Così sono entrato. Così ho perso.
Ho perso tutto occhi
sbarrati
da Cielo notturno con fori d’uscita

lucia triolo: in vetrina
oggi ho morso il mio cane
e avvelenato la vipera
che sono in casa
stanno nella stanza accanto
quella dove non entro
mai
per paura
là ci sono solo
i miei sogni
lascio oggi una giornata che mi è piaciuta,
in vetrina

lucia triolo: il mio nome è pesante
confusa
penso alla mia ignoranza:
falce ansimante
sospesa sul cuore
feroce come fuoco sui miei istanti indecisi
E questo “non so”
non è un vuoto
ma un pieno di nulla
giù in fondo
dorme incomprensibile il mondo
un angelo vaga dai morti
verso i vivi e sempre
sempre porta loro qualcosa
comunica trabocchi
ma anche per lui
il mio nome è pesante

lucia triolo: Una Domenica di poesia
CRISTINA CAMPO TRADUCE HECTOR MURENA
Chi puo’ guardare due volte
le scarpe di una creatura
qualunque
senza mettersi a piangere?
Dio, col suo sguardo
infinitamente abbattuto
che non si stacca mai
dalle scarpe degli uomini.
Da “La tigre assenza”.

lucia triolo: la migrazione di un’illusione
forse sono un’illusione
in piccole zone
ma un sasso mi cerca
m’insegue
forse seppellisce
il suo vuoto
cerca un posto
tra il cuore e una parola
la migrazione di chi desidera
essere riaccompagnato
e non andare da solo
fino in fondo

lucia triolo: l’eroe di nuvole
chi non si accorge che
le sue cose
lo seguono?
Si è guastato il magnete
quest’uomo aveva adesso il viso
al centro della terra non sua
di una terra vociante
ma assente
era senza cose
nulla più lo raccontava
in confidenza
arrivava solo
da nessuna parte
era un eroe di nuvole
