Mese: giugno 2024
Lucia Triolo: lettera firmata
vi condanno ad essere voi
per il resto della vita;
“voi”
non “voi stessi”
in tonfi d’identità
(non si cavalcano andirivieni
in uteri di arcobaleni)
vi condanno a recitare per me:
sarò insieme pubblico
e copione
non so chi di voi
renderò immortale e
chi consacrerò alla noia di
corone funerarie
il mio biglietto
plauso o sberleffo
lo pagate voi
vostra aff.
Anima

Lucia Triolo: com’è fatto un uomo
vuoi sapere com’è fatto un uomo
quante volte
ha pianto dietro una porta
ha sorriso a qualcuno
e il sorriso non é andato a segno?
quante volte
-crampi allo stomaco per la paura-
ha messo in moto
senza sapere dove andare?
vuoi sapere in quante
pizzerie ha gettato la spugna
voglioso di momenti senza pensare
momenti passionali
dove ad esporsi è l’ anima e il resto
sta a guardare?
vuoi sapere quante volte ha
pregato Dio
invocando le corna di cervo
del suo io?
quante volte
il sangue fremeva di desiderio,
i muscoli ridevano nella speranza,
e lui si ergeva in tua presenza?
vuoi sapere com’è fatto un uomo?
perché é così certo che avrà quel
che ha chiesto all’universo?
ecco
non lo so!
ma se avessi il tuo numero,
ti telefonerei
——–

lucia triolo: una Domenica di poesia
Giornata di sciopero da se stessi
Troppo lungo abbiamo patito sotto il gioco dispotico di noi
stessi
*rifiuta di ascoltarti
*tronca ogni legame finanziario con te stesso
*disconosci membri della tua famiglia e gli amici
*boicotta il tuo lavoro
*cancellati da tutti i social media
*dismetti l’autorità
*contesta attivamente la tua coscienza
ricorda l’io é il problema
Charles Bernstein, da Eco

l’ amico , di Stefano Polo
L’amico.
L’amico è colui che ti sta vicino
in modo silenzioso
è come se fosse invisibile
ti ascolta e ti porge la mano
con i suoi consigli
ti da una carezza al cuore.
L’amico è privo di interesse
ti difende a spada tratta
con il suo scudo di lealtà
allontana ogni infamia.
L’amico è un gioiello prezioso…
è colui che se hai bisogno
ovunque sei
lui ci sarà per te
anche da lontano…
SUGGESTIONE, di Silvia De Angelis

E’ lì a due passi dalla coscienza la suggestione
corteggia sipide memorie
assumendone ebbrezze recondite
e spasmi accelerati su pause di respiro
Diviene supremazia proiettando manciate d’adrenalina
su commedia del momento
Avvenente e fuori d’ogni regola
s’appiglia a realtà frantumate
traendone vividi mosaici
nell’ovvietà di intriganti sapori sulla pelle
Discinta in mutabili filigrane
affonda probabilità lontane
sorseggiando certezze mascherate fuori del tempo
@Silvia De Angelis
lucia triolo: aporia
Inesausta aporia
di orizzonti scavati
è il mio nome
come dimenticarsi di me
se piango?

UN SOGNO COSTANTE, di Silvia De Angelis

E mentre boccheggia
sfiatato
quel pallore d’autunno
portatore
di melanconici approdi
fugge nella meta sconfinata
il palpitare d’aorta
soggiornando silenzioso
su palmi corrugati e dolcissimi
Nella crescita lontana
sollevavano il vagito
da un tema oscuro e arcano
Silvia De Angelis tutti i diritti riservati
Video della poesia “Un sogno costante”
UN SILENZIO, di Silvia De Angelis

S’affievolisce un seme di luce
nell’impulso cangiante della sera
Grovigli di pensieri
si mescolano
a una lieve assenza
invaghita
d’un breve soffio senza sole
Saggia lontani aromi
persi in uno scialle di nebbia
e quel “vedere non vedere”
acuisca il senso
d’un nesso tenue di memoria
Si fa concerto muto
nello stupore d’un silenzio
ancorato all’idea d’un cerchio
che retroceda d’un giro
per far ritorno
a un seducente barlume del passato
indenne da sapienza di maturità
@Silvia De Angelis
Recensione di “Il paese degli «io»” di Lucia Triolo. Un Viaggio Filosofico nella Poesia dell’Essere
“Il paese degli «io»” di Lucia Triolo rappresenta un’affascinante incursione nel mondo della poesia contemporanea, in cui la scrittura dell’autrice si distingue per la sua capacità di coniugare l’immaginazione con la razionalità.
Lucia Triolo ci offre un’opera in cui la poesia non si limita a evocare visioni oniriche o ad abbandonarsi alla pura immaginazione. Al contrario, la sua poetica si fonda su una solida struttura razionale, anche quando i deragliamenti semantici sembrano portarci verso mondi alternativi. Questa apparente contraddizione è il cuore pulsante del libro: una lettura attenta e oggettiva rivela infatti una coerenza strutturale che si intreccia con una profonda riflessione filosofica.
La “postura filosofica” della Triolo, come descritto nel libro, è un aspetto essenziale della sua strategia espressiva. Non è alla ricerca di visioni mistiche o di una realtà trasfigurata, ma piuttosto di una disgregazione ironica e dolente dell’essere. La sua poesia diventa così un mezzo per esplorare le fratture e le incoerenze dell’esistenza, senza perdere mai di vista una certa ironia che rende il tutto sorprendentemente accessibile e umano.
“Il paese degli «io»” è quindi un’opera che sfida il lettore a guardare oltre la superficie delle parole, a cercare il significato nascosto dietro ogni verso. La scrittura di Lucia Triolo, pur mantenendo una dimensione immaginifica, non si distacca mai completamente dalla realtà, offrendo una visione disincantata e al tempo stesso profondamente coinvolgente del nostro essere nel mondo.
In conclusione, “Il paese degli «io»” è un viaggio poetico che invita alla riflessione, un’opera che affascina per la sua capacità di coniugare razionalità e immaginazione, filosofia e ironia, in una disgregazione dell’essere che è al contempo dolorosa e liberatoria.
https://www.ibs.it/paese-degli-io-libro-lucia-triolo/e/9791281459229
Lucia triolo; il giocattolo rotto
“(non è più possibile
essere al contempo umani e vivi)”
da: M. Atwood: “Rifiuti di appropriarti”
in Esercizi di potere
E’ troppo tardi
e non era alla tua festa
ma…
la prossima volta che
accogliamo il respiro
dovremo scegliere prima
cosa fare a pezzi
di ciò che è “noi”
forse non è troppo tardi
il giocattolo rotto
… ha ancora voglia
nella vita c’è caduto
con tutte le
scarpe.

lucia triolo: inventario
e c’era una finestrella
aperta
nel confuso stanzino
così le farfalle potevano
passare
lasciare in volo
i loro colori
Un ritorno indietro Anna
ad ali da ritrovare
come quelle che cercasti di afferrare
sulle spalle di tuo figlio
prima che se ne impossessassero
le foto sul comò
poi nella piccola stanza
avresti fatto
l’inventario
