Mese: aprile 2024
Lucia Triolo: il sogno di un bacio
Mi ha avvolta il sogno
di un bacio
disegnato con la rabbia dei morsi nella carne
furioso
come il no della rosa alla condanna delle spine
la sua forza avvinghiante
stava nella precarietà
non c’era alcuna bocca
solo qualche stilla di sangue
su un labbro inferiore.
Eri tu che andavi lontano
i calci del mulo sui tuoi giorni
e una vela di rifiuti come bussola
che sapevo
che non sapevo
il ronzio di un bacio
il ronzio di un bacio
non era il mio
Nessuno può trovare da solo
il proprio cammino
l’ incisivo faceva sul serio
aveva lasciato il segno sulla bocca
desiderio in entrata
in uscita
i baci hanno bisogno di essere dati,
anche se per arrivare si rivolgono
al sogno
Sta in guardia: anche noi

Lucia Triolo: sbagliato
“Sbagliato”
gridano dietro
“sbagliato, sbagliato”.
il naso la bocca la borsa della spesa
la piantina di fiori
sul davanzale
il giornalaio e il giornale comprato
la città
la via dove abiti
il codice postale
la lingua che parli:
trascini dentro le calze
il terreno incolto dell’apparenza
il suo odore d’ansia
l’angelo che hai sognato
covava un’ orbita nera
e tu hai tirato il freno
al momento sbagliato
Tutto sbagliato
.
“Sì sì è vero.
L’ assoluzione
con cui giacemmo
è un mestolo bucato
tre volte il congedo
il marchio tre volte
.
che fare adesso?
correre correre a perdifiato
sbandando cadendo,
sbagliando
cedendo
fiinendo…….
Ave Madre
qualcuno
da qualche parte
si sta suicidando

INDIFFERENZA, di Silvia De Angelis
Chissà perché , nelle stagioni che passano, in modo veloce, diventiamo sempre più indifferenti alle situazioni proposte dalla vita.
Direi più semplicemente, che quel batticuore bellissimo, che si provava spesso, anche in momenti non molto rilevanti, tende a sopirsi quasi del tutto.
Forse la consapevolezza accentuata, che sovrasta ogni evento, privandolo di quel senso di imprevedibilità o curiosità così antichi? Non so esattamente cosa sia a renderci diversi, e talvolta, quasi impassibili a episodi dell’attimo.
In parte l’andare d’esistenza, con le varie controversie, e difficoltà, crea un elevato stress alla nostra mente, che infine sembra rifugiarsi in un angolo silenzioso, per essere disturbata il meno possibile da qualsivoglia fatto, che intervenga a farla ragionare più del dovuto.
Comunque non la pensiamo tutti allo stesso modo.
Alcune persone sono più “battagliere” e si fanno coinvolgere sempre in tutti gli avvenimenti, accanendosi fino alla loro conclusione, altri individui, per contro, si estraniano il più possibile dalle varie circostanze, quasi dimenticando il loro contorno
@Silvia De Angelis
Lucia Triolo è con Jozefina Dautbecović
Ringrazio Giuseppe Cerbino e Federico Preziosi che nella trasmissione “la Parola da casa” del 26/4/24 mi hanno dato modo di conoscere la poesia di Jozefina Dautbegović.
Nata in Bosnia nel 1948, fino allo scoppio della guerra nella ex Jugoslavia è vissuta a Doboj. Nel 1992; all’inizio della guerra, si rifugia con il marito a Zagabria, dove vivrà fino alla morte avvenuta nel 2008.
Il cuore del suo lavoro poetico è “la casa” che diviene anche “la patria”. L’una e l’altra è obbligata a lasciare per la guerra, vivendo per il resto dei suoi giorni la tragedia dell’esilio. In Italia sono uscite due raccolte a suo nome: La televisione di Dio, Cicero editore 2010, Il tempo degli spaventapasseri, (cura e traduzione di Neval Berber), Molesini editore 2022
Alla bellezza della sua poesia desidero rendere omaggio con 2 suoi testi
———–
Il trasloco
Da me ci si aspetta una decisione tremenda
fare ordine
buttare via le cose superflue
al momento del trasloco
Essere quella che le chiamerà per nome
Uno dopo l’altra
(Non riesco a sottrarmi all’impressione
Che in questo modo si compia un tradimento)
Devo puntare il dito
afferrare con la mano
e mettere da parte
Quella gonna fortunata con la quale andavo
dal dentista e dal ginecologo
quelle scarpe che da sole conoscevano la strada fino a casa
la tenda dietro la quale eravamo
protetti così bene dai lampioni curiosi
Quel tuo consumato maglione Pierre Cardin
che da profugo hai ricevuto in dono dalla Croce rossa
insieme alla lettera piena di buoni auguri
da parte di una famiglia francese
che non ha voluto (che delicatezza) firmarsi
per non obbligarti alla gratitudine
Com’è tremendo essere colui che indica col dito
Poi guardare come gli operai della nettezza urbana
portano via tutti i ricordi
li macinano insieme a quelli degli altri e li portano all’inceneritore
sopra il quale qualche attimo più tardi
si alzerà una colonna grigia di fumo
(cosa mi ricorda tutto questo?)
Le anime dei nostri oggetti ricadranno su di noi
sotto forma di smog urbano
Emetto condanne a morte
Mi sento come un boia
Non so se sarebbe d’aiuto
mettermi in testa un cappuccio nero come gli altri assassini
affinché gli oggetti non mi riconoscano.
Zagabria, 14/IX/2002
La compravendita
Io vendo la casa con tutto quello che per casa
si intende
Tu compri solo un tetto sopra la testa
Io vendo la soffitta piena di piccioni e fasci di luce
che a strisce gialle si insinuano tra le tegole
tu compri uno spazio adatto per gli oggetti superflui
Io vendo tutte le cene con gli amici le loro voci sonore
Tu compri abbastanza metri quadri dove poter sistemare
una cucina italiana dal design moderno
Io vendo la vista sulle colline viola
e trent’anni di raggi di sole moltiplicati per 365 giorni all’anno
senza contare quelli bisestili
tu compri una finestra rivolta a est
Io vendo latte di luna il suo argento fuso
versato sui tetti dei vicini
Tu compri soltanto una veranda adatta per asciugare i panni
Della camera da letto non voglio parlare
per educazione
Ma posso facilmente supporre quello che tu compreresti
Vendo anche il suono nervoso dei miei tacchi che andavano
avanti e indietro avanti e indietro
su e giù
giù e su
mentre aspettavo i suoi passi per le scale
nel soggiorno
Tu compri il parquet di quercia ben conservato
e mi chiedi
quanto costano i ricordi
a metro quadro?
Zagabria, 3/III/ 2003

DISACCORDI, di Silvia De Angelis
Quante volte ci capita di essere in disaccordo con persone, con le quali siamo costretti ad avere ,dei rapporti contigui, nel corso della nostra vita.
In realtà proviamo un certo senso di imbarazzo, perché non approviamo, un certo tipo di atteggiamento lontano dal nostro pensiero, e nello stesso tempo, non vogliamo interrompere il corso di quell’iter, che può andar bene per il prosieguo del cammino.
Allora siamo costretti a fare delle scelte ben precise : o interrompere del tutto quel tipo di situazione, rivolgendo altrove il nostro interesse, o tenendola solo per le necessità del momento, discostandoci in parte da essa.
Cambiare del tutto una relazione lavorativa/medica può essere rischioso, perché come sappiamo ogni nuovo rapporto, di quel tipo, può presentare vantaggi e svantaggi che bisognerebbe vagliare con molta attenzione, e soprattutto l’inizio “del nuovo” non è cosa facile.
Oppure lasciare la circostanza del tutto invariata, cercando di “fare buon viso a cattivo gioco”, e soprattutto lasciando da parte crisi impulsive, forse inevitabili, di fronte a un’idea che non collimi assolutamente col nostro interlocutore, e della quale siamo pienamente convinti.
A volte non basta avere ragione, esistono dei motivi, e degli interessi oltre la realtà dell’attimo, avverso i quali è impossibile combattere, ed alcune pronunce importanti dipendono dalla discrezionalità di chi ha la facoltà di poter decidere, quindi è del tutto inutile, e insano, obiettare.
Indubbiamente questo fatto crea un certo stato di nervosismo interiore, ma come si dice, conviene “ingoiare il rospo” e proseguire, sperando in tempi migliori.
@Silvia De Angelis
AGGUATO, di Silvia De Angelis

Si muovono pensieri rarefatti
Sono soliti
far reclinare lo sguardo
perché fermi
sull’animo ovattato
Traboccanti di te
nelle intense emozioni
e insostenibili assenze
mi lacerano dentro
come se l’enfasi del respiro
venisse improvvisamente a meno
per un cruento agguato
che rapisca i sensi
dal suono della vita
@Silvia De Angelis
SOBBALZO D’UN RESPIRO, di Silvia De Angelis
In quella gelida sera
ho plasmato un sogno di te
con la mente
smarrita
sullo scalpitio virile della voce
Aldilà
d’una timida parvenza emozionale
mi sono persa
nella fessura
d’un coinvolgimento senza tempo
In modo irriguardoso
e in un ritmico silenzio
ti ho porto la schiena
rinata nel sobbalzo d’un respiro
gamma risonante
d’un lamento perfetto
nell’eco del piacere
@Silvia De Angelis
Lucia Triolo: l’ ombra e il vento
l’ombra si disincrosta
dei suoi futuri
si raschia di dosso
i nomi che evocano forme
non legge i suoi volti,
li ritaglia di profilo
-suonano altrove le parole
che ho lasciate
lungo il viaggio-
ma anche le ombre sanno:
narrano di cammini graffianti
custodiscono le
allegorie delle speranze
non amano gallerie
-suoneranno altrove
le parole che ho dimenticate
finito il viaggio-
Immobile e altera
l’ombra
resiste al vento
fu allora: mi accorsi
che ti batteva
il cuore

Evento poetico online, di Rita Stanzione

178a Puntata Il Salotto del Menestrello
Letture e conversazioni sulla poesia.
Serata dedicata ai vincitori dell’evento poetico online II Bimestre Marzo Aprile 2024. In studio : Elisabetta Biondi Della Sdriscia, Rita Stanzione, Patrizia Amalfi, Roberto Casati, Alberto Automa e Stefano Baldinu. Conduce : Domenico Faniello.
ESALTANTI CONFINI, di Silvia De Angelis
Mi perdo
nella brezza fumosa
dell’alito che ti rappresenta
e mi fa sentire
ancor più
la tua donna
Percezioni sottili e immense
nel contempo
indescrivibili
per la loro unicità
e il solco profondo
che lasciano nel pensiero
Sono un’algebrica equazione
sconnessa nel risultato
per il silenzio assoluto
di quei caldi fiati d’emozione
vissuti solo
nel tempo dei tuoi esaltanti confini
@Silvia De Angelis
DANGEROUS SEDUCTION, di Silvia De Angelis
Scandisce
un mordente doloroso
il giorno scorticato d’amore.
Dalle parole raggomitolate su spilli
nasceva
un’accentuata strategia di far male
per distogliere l’animo
da una focosa membrana passionale.
Rapiva il senno
da un’illusione sfacciata
dipinta d’intrigante realtà
su mani fragili
sedotte dalla paura
@Silvia De Angelis
“Sospesi tra Luci e Ombre: Una Riflessione su ‘Il ponte della speranza’ di Lucia Triolo”. Recensione di Alessandria today
Lucia Triolo, nella sua poesia “Il ponte della speranza”, ci trasporta in una dimensione metaforica dove il ponte rappresenta non solo un passaggio, ma una vera e propria esperienza di transizione e di introspezione. La costruzione di questo ponte “dai bordi trasparenti” simboleggia la fragilità e la trasparenza del percorso umano, dove vediamo ciò che attraversa – “frustate di luce e tenebra” – ma restiamo ignari delle sue vere origini e destinazioni.
Triolo utilizza immagini potenti e una scelta di parole evocative per dipingere una lotta interiore tra la vita e la morte, il noto e l’ignoto. L’uso di “sguardi d’aquila e lupo” evoca una dualità di visione: l’aquila che può vedere da lontano con chiarezza, e il lupo che introduce un elemento di selvaggio e di mistero. Questi animali, simboli di potere e istinto, enfatizzano il dinamismo del ponte, che è al tempo stesso luogo di passaggio e di osservazione.
Il verso finale, “sbriciola i grumi della morte che di continuo chiede di me e di te”, suggerisce una riflessione sul significato dell’esistenza e sulla inevitabile presenza della morte nelle nostre vite. Il ponte, in questo contesto, diventa un simbolo di speranza, un luogo dove le peggiori paure possono essere affrontate e forse superate.
In conclusione, “Il ponte della speranza” di Lucia Triolo è una poesia intensa e ricca di simbolismo. Attraverso una struttura semplice ma profondamente significativa, la poetessa ci invita a riflettere sui grandi temi dell’esistenza, della mortalità e della speranza. Con una maestria linguistica che tocca il cuore, Triolo riesce a rendere un’immagine quotidiana uno straordinario viaggio emotivo e filosofico.
Leggi anche su:
“La Fuga dall’Invisibilità: Il Grido Silenzioso. “Divinità irascibili” di Luisa Triolo”. recensione di Alessandria today
La poesia di Lucia Triolo, “divinità irascibili”, è una metafora penetrante dell’esistenza umana e della sua ineludibile visibilità agli occhi del destino. La divinità, in questa lirica, assume il ruolo di forza imperiosa e inflessibile, che ricerca tenacemente il soggetto, un punto insignificante così esposto da diventare invisibile.
Triolo esplora il tema dell’insignificanza apparente e della vulnerabilità umana. La metafora delle scarpe rovinate, con suole staccate e tacchi rotti, evoca un’immagine di viaggio faticoso e di percorso di vita dissestato, carico di difficoltà e inevitabili cadute. La condizione umana è resa ancora più precaria dalla mancanza di eredità e riconoscimento; nemmeno i figli o le semplici possessioni sembrano portare il marchio dell’individuo.
In questo scenario, le domande, simboleggiate dalla carta con ali spezzate, non possono più volare ma bruciano in un inferno privo di risposte. Il finale della poesia, con la menzione di un deserto senza lingua, è un potente simbolo di isolamento e incomprensione, che sottolinea l’impossibilità di comunicare o di essere compreso nel vasto vuoto dell’esistenza.
“divinità irascibili” si rivela così una meditazione intensa sul destino, sulla solitudine e sulla ricerca di significato in un mondo che sembra spesso indifferente alle nostre lotte e alle nostre speranze. Triolo ci consegna una lirica che invita a riflettere sulla natura della nostra visibilità e sul nostro posto in un universo che a volte sembra governato da divinità irascibili.
Leggi anche:
TRA VEGLIA E SONNO, di Silvia De Angelis
Quasi ipnotico
quell’incontro con te…
non lascia spazio
a frammentate idee
Solo dà adito
alla creazione d’un vissuto passionale
senza curve
o sbandi di sorta
che in qualche modo ne deturpino
l’enfasi spontanea
Ad occhi chiusi
saprei trovarti nella folla
annusando l’intermittenza del tuo odore…
quasi d’inchiostrata notte
che scavalchi
quel denso oscillare tra veglia e sonno…
@Silvia De Angelis 2015
IMMENSO NIENTE, di Silvia De Angelis
Di quell’immenso niente
rotolato sui nostri giorni
ricordo solo sillabe fuggenti
celate in paludosi passi
temerari
anche per un sibilo di vento
Mancanza estrema
di genialità e palpiti
in cupi silenzi
scivolati su una lastra invisibile
al margine d’un destino che si tinge
precipitato
poi
in un fosso nudo
stemperato
di qualsiasi anelito di vita
@Silvia De Angelis








