Lucia Triolo: Una domenica di poesia

Denise Levertov

Il segreto

Due ragazze scoprono
il segreto della vita
in un verso improvviso di
poesia.

Io che non conosco il
segreto ho scritto
quel verso. Mi hanno
detto

(tramite una terza persona)
di averlo trovato
ma non quale fosse
e neppure

quale fosse il verso.  Senza dubbio
adesso, più di una settimana
dopo, avranno dimenticato
il segreto,

il verso, il nome della
poesia. Le amo
per aver trovato quello
che io non riesco a trovare,

e per avermi amato
per il verso che ho scritto,
e per averlo dimenticato
così che

mille volte ancora, finché la morte
non le trovi, possano
scoprirlo nuovamente, in altri
versi


in altri
accadimenti. E per
averlo voluto conoscere,
per

aver pensato che tale
segreto esista, sì,
per questo
soprattutto.

Testi ripresi da: http://www.nuoviargomenti.net/poesie/denise-levertov-dodici-poesie/

lucia triolo: una Domenica di poesia

Iya Kiva

vedo la mia casa solo nei servizi sui bombardamenti
gialla come la banda di speranza che campeggia nella bandiera ucraina 


la guardo negli occhi
ma lei mi gira le spalle
nascondendosi
dietro ai sottili pannelli della memoria 
e non vuole più vivere 


sghignazza 
della guerra 
della morte 
di me 


ma
se è ancora viva
allora sono ancora viva anch’io 
anche se viva non mi sento 


non so se voglio vivere in una casa 
che me, non mi chiama casa
bensì bizzarro rifugio per le parole 


e ora le parole mi cadono dalle tasche 
come chiavi di un alloggio temporaneo 
dopo ogni tentativo di accendere la luce


e il vento della rovina urla tra le vertebre dell’amore 
per tutta la steppa occupata dal sorriso del nulla 


07.03.2023 

da “La guerra è sempre seduta su tutte le sedie

Lucia Triolo: Una Domenica di Poesia

Barbara Korun

Odore Umano

Ormai da giorni rimugino sul mio resoconto
del lavoro svolto con i profughi
non ce la faccio proprio a metterlo sulla carta
quell’odore
odore di gente di creature umane
quell’odore dolciastro
un misto di urina di vomito di sangue mestruale
di sangue di feci di sudore di gente spaventata

ormai da giorni rumino questo resoconto
nei sogni è il resoconto a ruminare me
mi perseguita
insomma come dire

«Per loro tutto può andar bene!»
il sudicio pavimento di cemento
i vestiti fradici
le interminabili attese in fila
esattamente in una fila
2000 persone in un’unica fila
una dietro l’altra per ore e ore
per 2 pezzi di pane pesce in scatola
una mela e mezzo litro di latte
per l’acqua per mezzo litro d’acqua

ormai da giorni rumino questo rapporto
già da giorni mi tormento come comporlo
insomma come raccontare
che la gente mi faceva segno
sono affamato sono affamata siamo affamati
dimagriti stanchi sporchi rassegnati

come raccontare
che li sorvegliavamo come i peggiori
e i più pericolosi nemici
avvertendo la gente del luogo di non lasciar
passare i loro animali dove erano passati loro
potrebbero contrarre malattie terribili
la tubercolosi, il colera, la scabbia, i pidocchi

«Neanche per sogno! Non sperate davvero che io vada
a pulire le tende finché c’è anche uno solo di quella marmaglia infernale!»
sbraitava una signora anziana mandata dai servizi sociali
«Non voglio avere a che fare con loro,
che tornino là da dove sono venuti!» strillava a notte fonda
durante una delle notti più serene nel campo
svegliandosi di soprassalto dal placido
sonno dei giusti

come raccontare
come descrivere la scena iniziale
quando son giunta per la prima volta alla fabbrica Beti
la mattina presto prima dell’alba

nei campi vicini silenzio nebbia
in lontananza invece fasci di luce dei fari
elicotteri suono insistente di sirene veicoli della
polizia esercito con i loro furgoni e camionette
armati fino ai denti agenti specializzati con
passamontagna nero sul viso e il casco in testa
muniti di giubbotti antiproiettile mitragliatrici
rivoltelle sfollagente scudi e volti mascherati
perfino i membri del servizio umanitario
con guanti e maschere da naso e bocca

eppure dappertutto quell’odore
quell’odore intenso e dolciastro
odore umano

che non scorderò mai

lucia triolo: una domenica di poesia

Roberto Bolano

Godzilla in Messico

Ascolta bene, figlio mio: le bombe cadevano
su Città del Messico
ma nessuno se ne rendeva conto.
L’aria portò il veleno
per le strade e dentro le finestre aperte.
Tu avevi appena mangiato e guardavi alla tele
i cartoni animati.
Io leggevo nella stanza accanto
quando capii che stavamo per morire.

Nonostante le vertigini e la nausea, mi trascinai
nella sala da pranzo e ti trovai sul pavimento.

Ci abbracciamo. Mi hai chiesto cosa stava succedendo
e io non dissi che eravamo nel programma della morte,
ma che stavamo per iniziare un viaggio,
un altro, insieme, e che non dovevi avere paura.

Quando se ne andò, la morte nemmeno
ci chiuse gli occhi.
Che cosa siamo?, mi domandasti una settimana o un

anno dopo,
formiche, api, cifre sbagliate
nella grande zuppa marcia del caso?
Siamo esseri umani, figlio mio, quasi uccelli,
eroi pubblici e segreti.

in “I Cani Romantici”

lucia triolo: una domenica di poesia

D. H. Lawrence

“La Fenice”

Siete pronti a venir cancellati
raschiati via, soppressi
ridotti a nulla?

Siete pronti ad essere ridotti
a nulla, ad essere immersi
nell’oblio?

Se no, non cambierete mai davvero.

La fenice rinnova la sua giovinezza
soltanto quando è arsa, arsa viva
arsa fino ad essere calda, fioccosa
cenere. Allora il piccolo agitarsi
di un nuovo piccolo nato
nel nido con fili di lanugine come cenere
fluttuante
mostra che lei sta rinnovando
la sua giovinezza come fa l’aquila,
alato immortale

Lucia Triolo: Una domenica di poesia

Bertold Brecht

A chi esita 

Dici:
per noi va male.  Il buio
cresce.  Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze.  Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno.  Le nostre
parole d’ordine sono confuse.  Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?  Su chi
contiamo ancora?  Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente?  Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi.  Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

lucia triolo: una domenica di poesia

Fernando Pessoa

Il poeta è un fingitore

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore

Lucia Triolo: una Domenica di poesia

LELLA DE MARCHI

Le stanze di Emily

Without room I

Potrebbe accadere che l’io vado a finire
in un luogo accessibile solo se da remoto.
che diventi un dato.
non un dato di fatto preesistente.
un dato impalpabile.
senza alcun senso preesistente.
potrebbe accadere che l’io
si costruisca sul niente.
che si connette a un estraneo.
che si nutra di vuoto.
che provi una paura
che non ha mai provato.
e che si sorprenda ugualmente.

lucia triolo: una domenica di poesia

Ewa Lipska

Il refuso

Cara signora Schubert, come sa, su di noi circolano 
storie mai accadute. Tempo fa mi si è avvicinata 
una donna dicendo: “ Sono una Data, sebbene 
non ci sia in me alcun luogo e alcun tempo. Attorno 
a me non gira alcun avvenimento epocale, 
e il calendario di chiffon che a volte mi butto sulle 
spalle è un edificio abbandonato. Mi infastidisce la luce rappresa 
nel vaso e questa vostra umanità, insopportabile 
refuso del cosmo”. Mi sta chiedendo quando ciò non 
è avvenuto? Non sono in grado di dirglielo

L’occhio incrinato del tempo.

lucia triolo: una Domenica di Poesia

Ocean Vuong

Soglia

Nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
                ero un accattone. In ginocchio.

guardavo, dal buco della chiave, non
             l’uomo sotto la doccia, ma la pioggia 

che lo trafiggeva: corde di chitarra che si sfilacciavano
                   sulle spalle rigonfie 

Cantava, ed è per questo
                     che ricordo. Quella voce –

mi hai riempito fin nel profondo
                    come fosse uno scheletro. Perfino il mio nome 

inginocchiato dentro di me, che implora
                  d’ essere risparmiato 

Cantava. Non ricordo altro,
                 Perché nel corpo, dove tutto ha un prezzo, 

ero vivo. Non sapevo
                      che esisteva una ragione migliore.

Che proprio quel mattino mio padre si sarebbe fermato
              -oscuro puledro immobile nel diluvio-

e avrebbe ascoltato il mio respiro strozzato
                 dietro la porta. Non avevo idea che il prezzo 

dell’entrare dentro una canzone – fosse smarrire
                   la via del ritorno.

Così sono entrato. Così ho perso.
                        Ho perso tutto occhi 

sbarrati

da Cielo notturno con fori d’uscita

lucia triolo: una Domenica di poesia

Anne Carson

STANZE, SESSI, SEDUZIONI

È bello essere neutri.
Voglio avere gambe senza senso.
Ci sono cose insopportabili.
Si possono evitare a lungo.

Poi si muore.

Gli oceani mi ricordano
la tua stanza verde.
Ci sono cose insopportabili.
Disprezzo, principi reali, questa piccola taglia

del morire.

La mia poesia personale è un fallimento.
Non voglio essere una persona.
Voglio essere insopportabile
Da amante ad amante, il verde dell’amore.

Fresco, rinfrescante.

La terra non produce una pianta simile.
Chi non finisce per essere
una finta donna?
Bevi tutto il sesso che c’è.
Anche così, muori.

Ti tento.
Arrossisco.
Ci sono cose insopportabili.
Le gambe ahimè.

Le gambe muoiono.

Dondolandosi all’ingiù,
pazzamente lente,
c’è qualche termine di danza classica per questo –
frammento di carta stagnola, un piccolo


volteggio,
un po’ ebbro,
poco da fare,
un piccolo oh,
ahimè.

da “Decreazione”

Lucia Triolo: una Domenica di poesia

F. Nietzsche

conclusione del capitolo Il canto del nottambulo, § 12, di Così parlò Zarathustra:

Oh uomo! Stai attento!
Cosa dice la profonda mezzanotte?
“Dormivo, dormivo –,
Da un sonno profondo mi sono svegliata: –
Il mondo è profondo,
E più profondo di quanto abbia pensato il giorno.
Profondo è il suo dolore –,
Piacere – ancor più profondo del dolore:
Il dolore dice: Passa!
Ma ogni piacere vuole eternità –,
– vuole profonda, profonda eternità!”