Hugo Mujica
Da “E tutto nomina”
tutto fu come sempre:
aprii le mani e c’eri
e tutto fu come sempre
per una sola volta

Hugo Mujica
Da “E tutto nomina”
tutto fu come sempre:
aprii le mani e c’eri
e tutto fu come sempre
per una sola volta

Denise Levertov
Il segreto
Due ragazze scoprono
il segreto della vita
in un verso improvviso di
poesia.
Io che non conosco il
segreto ho scritto
quel verso. Mi hanno
detto
(tramite una terza persona)
di averlo trovato
ma non quale fosse
e neppure
quale fosse il verso. Senza dubbio
adesso, più di una settimana
dopo, avranno dimenticato
il segreto,
il verso, il nome della
poesia. Le amo
per aver trovato quello
che io non riesco a trovare,
e per avermi amato
per il verso che ho scritto,
e per averlo dimenticato
così che
mille volte ancora, finché la morte
non le trovi, possano
scoprirlo nuovamente, in altri
versi
in altri
accadimenti. E per
averlo voluto conoscere,
per
aver pensato che tale
segreto esista, sì,
per questo
soprattutto.
Testi ripresi da: http://www.nuoviargomenti.net/poesie/denise-levertov-dodici-poesie/

Iya Kiva
vedo la mia casa solo nei servizi sui bombardamenti
gialla come la banda di speranza che campeggia nella bandiera ucraina
la guardo negli occhi
ma lei mi gira le spalle
nascondendosi
dietro ai sottili pannelli della memoria
e non vuole più vivere
sghignazza
della guerra
della morte
di me
ma
se è ancora viva
allora sono ancora viva anch’io
anche se viva non mi sento
non so se voglio vivere in una casa
che me, non mi chiama casa
bensì bizzarro rifugio per le parole
e ora le parole mi cadono dalle tasche
come chiavi di un alloggio temporaneo
dopo ogni tentativo di accendere la luce
e il vento della rovina urla tra le vertebre dell’amore
per tutta la steppa occupata dal sorriso del nulla
07.03.2023
da “La guerra è sempre seduta su tutte le sedie“

Barbara Korun
Odore Umano
Ormai da giorni rimugino sul mio resoconto
del lavoro svolto con i profughi
non ce la faccio proprio a metterlo sulla carta
quell’odore
odore di gente di creature umane
quell’odore dolciastro
un misto di urina di vomito di sangue mestruale
di sangue di feci di sudore di gente spaventata
ormai da giorni rumino questo resoconto
nei sogni è il resoconto a ruminare me
mi perseguita
insomma come dire
«Per loro tutto può andar bene!»
il sudicio pavimento di cemento
i vestiti fradici
le interminabili attese in fila
esattamente in una fila
2000 persone in un’unica fila
una dietro l’altra per ore e ore
per 2 pezzi di pane pesce in scatola
una mela e mezzo litro di latte
per l’acqua per mezzo litro d’acqua
ormai da giorni rumino questo rapporto
già da giorni mi tormento come comporlo
insomma come raccontare
che la gente mi faceva segno
sono affamato sono affamata siamo affamati
dimagriti stanchi sporchi rassegnati
come raccontare
che li sorvegliavamo come i peggiori
e i più pericolosi nemici
avvertendo la gente del luogo di non lasciar
passare i loro animali dove erano passati loro
potrebbero contrarre malattie terribili
la tubercolosi, il colera, la scabbia, i pidocchi
«Neanche per sogno! Non sperate davvero che io vada
a pulire le tende finché c’è anche uno solo di quella marmaglia infernale!»
sbraitava una signora anziana mandata dai servizi sociali
«Non voglio avere a che fare con loro,
che tornino là da dove sono venuti!» strillava a notte fonda
durante una delle notti più serene nel campo
svegliandosi di soprassalto dal placido
sonno dei giusti
come raccontare
come descrivere la scena iniziale
quando son giunta per la prima volta alla fabbrica Beti
la mattina presto prima dell’alba
nei campi vicini silenzio nebbia
in lontananza invece fasci di luce dei fari
elicotteri suono insistente di sirene veicoli della
polizia esercito con i loro furgoni e camionette
armati fino ai denti agenti specializzati con
passamontagna nero sul viso e il casco in testa
muniti di giubbotti antiproiettile mitragliatrici
rivoltelle sfollagente scudi e volti mascherati
perfino i membri del servizio umanitario
con guanti e maschere da naso e bocca
eppure dappertutto quell’odore
quell’odore intenso e dolciastro
odore umano
che non scorderò mai

Roberto Bolano
Godzilla in Messico
Ascolta bene, figlio mio: le bombe cadevano
su Città del Messico
ma nessuno se ne rendeva conto.
L’aria portò il veleno
per le strade e dentro le finestre aperte.
Tu avevi appena mangiato e guardavi alla tele
i cartoni animati.
Io leggevo nella stanza accanto
quando capii che stavamo per morire.
Nonostante le vertigini e la nausea, mi trascinai
nella sala da pranzo e ti trovai sul pavimento.
Ci abbracciamo. Mi hai chiesto cosa stava succedendo
e io non dissi che eravamo nel programma della morte,
ma che stavamo per iniziare un viaggio,
un altro, insieme, e che non dovevi avere paura.
Quando se ne andò, la morte nemmeno
ci chiuse gli occhi.
Che cosa siamo?, mi domandasti una settimana o un
anno dopo,
formiche, api, cifre sbagliate
nella grande zuppa marcia del caso?
Siamo esseri umani, figlio mio, quasi uccelli,
eroi pubblici e segreti.
in “I Cani Romantici”

D. H. Lawrence
“La Fenice”
Siete pronti a venir cancellati
raschiati via, soppressi
ridotti a nulla?
Siete pronti ad essere ridotti
a nulla, ad essere immersi
nell’oblio?
Se no, non cambierete mai davvero.
La fenice rinnova la sua giovinezza
soltanto quando è arsa, arsa viva
arsa fino ad essere calda, fioccosa
cenere. Allora il piccolo agitarsi
di un nuovo piccolo nato
nel nido con fili di lanugine come cenere
fluttuante
mostra che lei sta rinnovando
la sua giovinezza come fa l’aquila,
alato immortale

Bertold Brecht
Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

Mario Luzi
La notte lava la mente.
Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
da “Onore del vero”

Fernando Pessoa
Il poeta è un fingitore
Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.
E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.
E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore

LELLA DE MARCHI
Le stanze di Emily
Without room I
Potrebbe accadere che l’io vado a finire
in un luogo accessibile solo se da remoto.
che diventi un dato.
non un dato di fatto preesistente.
un dato impalpabile.
senza alcun senso preesistente.
potrebbe accadere che l’io
si costruisca sul niente.
che si connette a un estraneo.
che si nutra di vuoto.
che provi una paura
che non ha mai provato.
e che si sorprenda ugualmente.

Mia madre è pregna porta un pizzico di
stazione ferroviaria dentro l’ombelico praticamente da mezz’anno
con un e ancora un e persino ancora
un caspiterina che stragrande valigia
Raccogliendo cosette accanto a nulla alla fine s’è annoiata.
da “Essere o non essere Ion“

Ewa Lipska
Il refuso
Cara signora Schubert, come sa, su di noi circolano
storie mai accadute. Tempo fa mi si è avvicinata
una donna dicendo: “ Sono una Data, sebbene
non ci sia in me alcun luogo e alcun tempo. Attorno
a me non gira alcun avvenimento epocale,
e il calendario di chiffon che a volte mi butto sulle
spalle è un edificio abbandonato. Mi infastidisce la luce rappresa
nel vaso e questa vostra umanità, insopportabile
refuso del cosmo”. Mi sta chiedendo quando ciò non
è avvenuto? Non sono in grado di dirglielo
L’occhio incrinato del tempo.

Ocean Vuong
Soglia
Nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
ero un accattone. In ginocchio.
guardavo, dal buco della chiave, non
l’uomo sotto la doccia, ma la pioggia
che lo trafiggeva: corde di chitarra che si sfilacciavano
sulle spalle rigonfie
Cantava, ed è per questo
che ricordo. Quella voce –
mi hai riempito fin nel profondo
come fosse uno scheletro. Perfino il mio nome
inginocchiato dentro di me, che implora
d’ essere risparmiato
Cantava. Non ricordo altro,
Perché nel corpo, dove tutto ha un prezzo,
ero vivo. Non sapevo
che esisteva una ragione migliore.
Che proprio quel mattino mio padre si sarebbe fermato
-oscuro puledro immobile nel diluvio-
e avrebbe ascoltato il mio respiro strozzato
dietro la porta. Non avevo idea che il prezzo
dell’entrare dentro una canzone – fosse smarrire
la via del ritorno.
Così sono entrato. Così ho perso.
Ho perso tutto occhi
sbarrati
da Cielo notturno con fori d’uscita

Jon Fosse
Ascolterò gli angeli
Ascolterò gli angeli che provengono dai miei amici morti
silenziosi come la neve evidenti come la neve
Vedrò la neve sciogliersi e diventare acqua
La vedrò scomparire
e tornare, come aquile
Vedrò le aquile arrivare
Scomparire
e sentirò la musica
nel movimento che creiamo
e che ci crea, così evidenti, nel buio
In “Ascolterò gli angeli arrivare

Anne Carson
STANZE, SESSI, SEDUZIONI
È bello essere neutri.
Voglio avere gambe senza senso.
Ci sono cose insopportabili.
Si possono evitare a lungo.
Poi si muore.
Gli oceani mi ricordano
la tua stanza verde.
Ci sono cose insopportabili.
Disprezzo, principi reali, questa piccola taglia
del morire.
La mia poesia personale è un fallimento.
Non voglio essere una persona.
Voglio essere insopportabile
Da amante ad amante, il verde dell’amore.
Fresco, rinfrescante.
La terra non produce una pianta simile.
Chi non finisce per essere
una finta donna?
Bevi tutto il sesso che c’è.
Anche così, muori.
Ti tento.
Arrossisco.
Ci sono cose insopportabili.
Le gambe ahimè.
Le gambe muoiono.
Dondolandosi all’ingiù,
pazzamente lente,
c’è qualche termine di danza classica per questo –
frammento di carta stagnola, un piccolo
volteggio,
un po’ ebbro,
poco da fare,
un piccolo oh,
ahimè.
da “Decreazione”

F. Nietzsche
conclusione del capitolo Il canto del nottambulo, § 12, di Così parlò Zarathustra:
Oh uomo! Stai attento!
Cosa dice la profonda mezzanotte?
“Dormivo, dormivo –,
Da un sonno profondo mi sono svegliata: –
Il mondo è profondo,
E più profondo di quanto abbia pensato il giorno.
Profondo è il suo dolore –,
Piacere – ancor più profondo del dolore:
Il dolore dice: Passa!
Ma ogni piacere vuole eternità –,
– vuole profonda, profonda eternità!”
