Viviamo un tempo che ci corre innanzi accendiamo falò lungo il cammino la notte è gravida di noi si ode solo il fruscio del cuore e non abbiamo mai saputo di quanti cuori altrui abbiamo bisogno perché il nostro batta.
Il tempo ci attende.
Non fuggo più dovevo sapere adesso so: il corpo disegna un’ orbita eterna
ogni giorno nascevo un poco morivo un poco per passare il tempo, solo per passare il tempo
ogni giorno nasco un poco muoio un poco d’accordo tutti su questo
ogni giorno nascerò un poco morirò un poco e non è vero che “non vedo l’ora”
……….
Chi ha visto la mia pelle spazzolare le ombre? Tracce di puledri rincorro gli zoccoli alle mani.
Voglio cavalcare la nascita e la morte, stringerle insieme e strattonarle. Legarle al bastone del tempo e venderle all’eternità. Me le pagherà bene non le ha
poi andrò via nel bosco che bisbiglia,
Freddo e caldo penetreranno i miei vestiti. lascerò fare. Nessuno, il mio amico, mi presterà la voce e il suo altoparlante muto
C’ è stato un tempo, una brusca emozione nella vita allo specchio che ho sempre vissuta. Come su un trapezio volante balzavo da una cima all’altra dei desideri: due balzi nel poco, il doppio nell’eccesso, l’infingardaggine negli uni, la sfrontatezza negli altri
e io, nel vuoto, a guardare lo specchio piegarsi, strizzarsi, distendersi, allargarsi, sorridere alle mie mani con le unghie dipinte, aggiustarmi il cappello sul volto, offrire una rosa alla ruga dei compleanni, lì, sotto l’occhio sinistro.
C’è stato un tempo che lo specchio m’interrogava: “tu dei miei desideri che sai, sei ancora una memoria elegante e slanciata?”
E’ passata insieme una vita come fosse un attimo, uno sguardo profondo e insieme di sfuggita dentro noi nella contrazione dei giorni, delle ore, dei minuti
in un attimo insomma che, come una bella, si guarda allo specchio ed è invece una vita. E lì sa tutto di sé
.”Sapessi cosa riflettono gli attimi -diceva lo specchio- Una vita? Come è poco una vita!”
C’è stato un tempo, un singhiozzo del tempoe c’è ancora, quel tempo ieri, domani o forse non c’è più.
Nota: questa poesia è datata 6 settembre, 2022, ho aggiornato il post aggiungendo la versione in spagnolo e modificando dati sul argomento “amuleto del cuore, Antico Regno”
Poesia di Frida la loka
Vorrei che l'anima tornasse al suo corpo, non so di preciso il momento nel quale è stata rapita, folgorata, affranta al contempo da non so cosa, oppure si sa ... (ma non si vuole accettare), spegnendo quell'che resta solo materia ibrida, ammuffita ... Il vento arido l'ha portato con sé; trascinando e lasciando solo scie d'acqua salata nel suo percorso, successione infinita di pelle spenta. È ora; il tempo è questo, non seguo nient'altro la verità per cruda che sia, le ferite nel corpo e anima ormai sono calli rinsechiti, segni indelebili; differenti valli non più fertili; il nulla cresce, non c'è modo di seminare, è destinato a soccombere.
Foto: Pexels
Poesía, Donde está?
Quisiera que el alma regresara a su cuerpo, no sé precisamente el momento en el qual fue raptada, fulminada, desconsolada al mismo tiempo de no sé qué o tal vez se sabe... (pero no se quiere aceptar) haciendo morir aquello que queda solo materia híbrida, enmohecida... El viento árido lo ha llevado con él; arrastrando y dejando tan solo un sendero de agua salada en su recorrido, sucesión infinita de piel muerta. Es la hora; el tiempo es éste no persigo nada más la verdad por dura que sea las heridas en el cuerpo y alma ahora son callos secos marcas indelebles; distintos valles, no más fértiles. Crece la nada, no hay modo de sembrar, está destinado a expirar.
Il Cairo, museo egizio. Fonte: Tutankhamun, T.G.H. James
Amuleto del cuore, Antico Regno, Egitto
Il cuore rapresenta la vita e la sede dell’anima. Cita il Libro dei Morti:
“Questo cuore che mi appartiene piange dinnanzi a Osiride, supplica per me [...], o mio cuore non levarti contro di me, non accusarmi nel tribunale, non volgerti contro di me al cospetto degli addetti alla Bilancia [...], se tu ti rivolgi bene saremo salvi[...], non calunniare il mio nome alla corte che assegna la posizione alla gente, sarà bene per noi il giudizio, sarà lieto il cuore di chi giudica [...], non dire menzogna contro di me davanti al Dio dell’Occidente [...]." (1)
Gli Egizi ritenevano fosse il cuore, l’ib, l’organo più importante del corpo umano. Al momento del giudizio di Osiride, il peso del cuore del defunto veniva confrontato con quello della piuma di Maat, per giudicare la sua vita; se il cuore aveva lo stesso peso della piuma, significava che era leggero e dunque privo di colpe: il defunto poteva allora accedere all’Aldilà. Per gli Egizi il cuore era la sede del pensiero e delle emozioni, l’artefice di tutti i sentimenti e di tutte le azioni, oltre a essere sede della memoria, e perciò responsabile del carattere di ciascun individuo. (2)
Questo amuleto era fatto in pietra vitrea bianca, corniola o lapislazzuli e durante la mummificazione veniva posto tra le bende che avvolgevano il defunto per assicurare al morto che il suo cuore potesse rispondere in modo sincero nel momento del giudizio di Osiride.
Nell'Antico Egitto, “ib”, era il luogo in cui gli Egizi credevano fosse racchiuso il carattere della persona, dimoravano le emozioni dalle quale scaturivano i sentimenti, l’intelletto che generava le azioni e, soprattutto, conteneva la memoria. Di conseguenza, il cuore serbava anche la morale dell’individuo, che doveva rimanere quanto più “giusta” possibile in previsione del momento della sua pesatura al cospetto degli dèi.
Tra gli organi interni, il cuore era dunque quello che vantava il privilegio di rimanere (quasi sempre) dentro il corpo del defunto durante il processo di mummificazione. In aggiunta, tra le bende venivano anche posti amuleti con la sua forma e, nella fase finale del processo, molti incantesimi venivano pronunciati per proteggerlo e renderlo forte per il momento del giudizio.(3)
Fonti: (1)Libro dei morti, antico testo funerario egizio, utilizzato stabilmente dall'inizio del Nuovo Regno (1550 a.C. circa) fino alla metà del I secolo a.C. (2), Maria Carmela Betro’ Geroglifici, 580 Segni per capire l’Antico Egitto. (3) Museo egizio TO.
Vorrei abitare luoghi amati. Sono nel pullman che va al mio compleanno
Non è per caso che una suola si logora nel camminare l’amore: la scarpa rimane sempre nuova.
Dove sono stata, tutto è fermo e provvisorio insieme lì mi sono lasciata per ritrovarmi
Conosco i bar con il caffè fumante i panifici col pane fragrante i giardini fangosi dopo la pioggia, la persiana che non chiude bene, i modi audaci della gonna gialla, corta il metrò su cui viaggia ora lenta ora veloce la memoria e dice insieme “scendo qui”, “possiamo andare”.
strana sensazione: pienezza e insoddisfazione. vivere nel ritorno e continuare ad andare, perché ogni volta è la prima e l’unica all’amore.