andavo in giro
per il tuo errore
un via vai di strade
perfettamente asfaltate
in tutte io sola
inciampavo

andavo in giro
per il tuo errore
un via vai di strade
perfettamente asfaltate
in tutte io sola
inciampavo

Ecco il cantastorie in
candide vesti
pensavo giorni come rulli di tamburi
sedie che si spostano e poi rotolano sotto le gambe
impossibile appoggio
la scena è una sintesi di inizi e fine:
una tavola imbandita di nulla e di nulla
-era questo il piatto forte-
che volto hanno gli attori e che voce?
chi vive la scena sa che la voce è
la sommossa nel testo: l’unica rivoluzione e
il testo è il tuo destino
la solita vecchia storia nuova e diversa da
raccontare ai ….
ognuno dica a chi
tu spettatore
coraggio: apri il sipario
entra: conficcati in scena
come pugnale in aria
la tua parte ti attende
non lasciarla orfana di te
ciò che credevi centro puoi
leggerlo in sequenza: sta fuggendo
schizza di fango la veste al
cantastorie
lontano è ormai
l’ amore

non so leggere
in me
mi è cascato sul nome
un percorso,
cambia
quando la luna
cede il posto al sole
e il non senso, il pellegrino
ha fragranza di pane
sfilano per strada le insegne
che seccano di caldo
e tutte le mie finte
messe sotto vuoto
il tuo fraintendimento
profuma di domanda:
mi fa inventare questo
io di oggi
certo, mangerà da solo
in ritardo com’è sull’ io di ieri
perché quella bestia
è un altarino già stipato
e non si incontreranno

“Una gabbia andò in cerca di un uccello”
Franz Kafka, aforismi
la scimmia
faceva toletta
in gabbia
una gabbia andava in cerca di un uccello
dava lieve il suo belletto
di saliva
al pappagallo
quasi un’insidia quel gesto
alla parola:
“più forte urla più forte
la parola è GABBIA!”
il modo della felicità
è l’indicativo presente
o non è
-i baci si accendono e si
spengono-
la fine dell’estate
lascia
la casa al mare
ai gabbiani
volanti tra capricci e
segni che non si suturano
-tracce senza
destino come
l’alba di una meringa-
Oggi qualcuno ha salutato
dicendo soltanto:
è stato un piacere

Forse avrei potuto dirti
dell’acqua che
ti scorre tra le dita
del cielo a scacchi
di miele
di un desiderio traditore
ti vedo
uomo inginocchiato
sul mio ventre
che sceglie il suo calore.
Avrei potuto parlarti
della mia carne scritta
su righe di pioggia,
o dei nostri temporali
li afferravi tra le mie vesti
bagnate delle tue parole e
li strizzavi divertito
con la forza del tuo sorriso d’ombra
o ancora della tua mano che
mi frugava
come la nebbia,
di come erano belli i
nostri raffreddori baciati e
le frasi a sorpresa con voci nasali e
le mie caviglie saltellanti
come grilli innamorati
Forse….
Ma non esisti
esito sempre a dirtelo,
non voglio morire
se non mi butti addosso
la tua carie esistenziale.

non c’è luce
dove
vagano intensi destini
come frasi
andate fuori tema
ampia è la trama
dei destini altrui
dove tu tacitamente vaghi
un fuoco di fila di
antiche età
in cerca dell’ inizio
in uno stare in un andare

Raggiunta la fermata.
non c’è ancora nessuno
oppure
non c’è più nessuno
torna di pietra il passo-ombra

niente paura
una sarta folle
ecco tutto
ciò che occorre
per scucirmi di dosso
carne e pelle,
una forbice che tagli
sonni e sogni
non voglio più usarli come
malinconia
capro espiatorio
per spifferi di me in fuga

la tua mano bussa
al mio vetro
sono stata le tue domande a
piedi nudi,
da cassetti tarlati
hai tirato fuori
vesti urlanti
nello sforzo di stiracchiarsi
mi hai fatto sedere
hai segato una gamba alla sedia
l’acqua fresca del bicchiere
mi è finita addosso
uno stupido peso
con te sempre di spalle a
non vedermi
sono stata
l’estraneità
dell’ultima abitudine
quella nel cervello
quando ci si ammassa su di sé
ora apro la finestra
scavalca,
ti faccio entrare

E poi ci sarà un giorno
un momento
in cui avrà senso
che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo
ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai
il momento bello
Ma tu non sei il mio eroe
non erano per me
quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne e senza vesti
non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che
non c’è!
Hai fatto visita ai sogni
degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.
Questi avanzi di stupore nei miei
panieri notturni
pieni d’acqua
basterannoa saziare la fame
dell’ eroe.
Pende dal viso uno sguardo
lascia il corpo
e corre lungo il mare
lui nuota, conosce l’inchiostro

in che punto finisce la luce?
…bagliori!
selezionare frasi
da discorsi al ventre
scavarsi lì una buca contro il gelo
tacerne altre
che sbattono figure come pietre aguzze
sull’immediato ieri a sanguinare:
non si essicca il mare
col ditale se è bucato
continua a scaraventarti addosso
sabbia bagnata e bollente
quasi…di un’estate
che tarda ad affacciarsi o forse
c’è già stata
tu dicevi
“leggerti è come fare l’amore”

Dipinsi
come chi arde dal desiderio
di immagine vivente..
Ti dipinsi parlante,
in un sonetto
di infuocata rugiada.
dipinsi un occhio
e, con una lacrima,
da lì mi guardasti
scavare
l’anima
tra i sassi incoerenti
di quella cosa furente
e che si chiama mai
disseminava cammini il
tuo sguardo

come cantassi di una infelicità
senza misura,
di una tristezza che non sa
dove andare
gestisci impotente
il passato
di chi ti ha amato
l’indigenza del loro amore
figura di altro
destino
ti tuffi
nel sepolcro degli introvabili
ci resti

Non riconosco doni del cielo
ciò che la mia vita ha approvato
questo io chiamo
amore
se è un tranello
là è in calore la morte

l’universo si informava
con me della
sua grandezza
quanto tu sia grande
non so
-risposi-
ma
c’è qualcosa di più
grande:
il mio silenzio.
tu ne sei parte

udivo quelle grida animali
confuse
il sudore di un’unica corsa
dell’uomo e di Dio
un sacerdozio di fuoco
che il passaggio sul corpo
attizza
lui che esplora la sua coscienza
… scomoda
e me la offre
io che … atterrisco
piccola terra

Mi girai.
L’ ombra
seguiva silenziosa,
come sempre
le ombre.
Ma non era intera
un pezzo
seguiva te.
Per questo tu correvi
correvi
non volevi
farti raggiungere
dal pezzo d’ombra.
Avevi paura di essere
l’uomo
di un’ ombra
che
non gli apparteneva.

È morte
quando non succede
più nulla e sai
che nulla più accadrà
Ogni tanto dai un colpo d’acceleratore
al nostro stare fermi
Un chiodo per la mia ombra che non si ritrova
nemmeno sotto lapidi scoperchiate
ed è più morte
Il chiodo ha per martello la tua
Weltanschauung
Non volevo si sapesse.
È da tanto che giro
e non trovo nulla.
La moto quasi senza benzina.
le tasche senza monete.
Giro su me stessa
e ho perso la strada
e ho freddo
e il navigatore è scarico
come impazzito.
Dice solo: “ricalcolo”.
Una sirena urlante sfreccia
squarciando il buio.
Corre sulla strada
per tutta la strada.
A passarmi accanto
è una riga di sofferenza non mia,
una decalcomania quasi di morte:
“ricalcolo, ricalcolo”
salmodia.
Non volevo si sapesse
che è notte
e di notte è buio,
per tutta la notte:
“ricalcolo”.

“Dai, adesso butta fuori tutto. Non c’è vergogna nell’aprirsi”.
Ocean Vuong, <<Il tempo è una madre>>
—-
la faccia ha saltato lo specchio
aumenta i lineamenti l’assurdo che amo
un’equivalenza
uno scambio di confidenze
di colpo la mia bocca
tagliata a strisce
ascoltava
la tua parola
mi prestava
alla mia

L’alloggio
di certi luoghi
dove stai
sai poco o nulla.
sono refusi di quell’alloggio così e così
che chiamiamo “oggi”
poi esci,
ti metti di traverso ad altezza amore
e non sai se sei rimasta fuori

Parli. Dici: il carattere di oggi non è
uno scheletro uscito dall’armadio. E nemmeno io.
Quella poesia sull’ananas, quella
sulla mente che non è mai soddisfatta,
quella sull’eroe credibile, quell’altra
sull’estate, non sono ciò che pensano gli scheletri.
mi domando ho vissuto una vita da scheletro
come un miscredente della realtà,
concittadino di tutte le ossa al mondo?
Ora, qui, la neve che avevo scordato diventa
parte di una realtà prima, parte di
un apprezzamento della realtà
e con ciò un’elevazione come se andassi via
con qualcosa che potessi toccare, toccare a fondo.
Eppure nulla è stato cambiato se non ciò che è
irreale, come se nulla fosse cambiato affatto.

“Comincia a credere che la notte ti attende sempre”
R. Char, Mulino primo
….
Insieme a una copia del menù del pranzo
mi regalo
la bicicletta dalle ruote
sgonfie
non è una dimostrazione di sostegno:
volevo solo arrivare
alla fine del mio pensiero
missione compiuta in
5 minuti
ora chissà,
forse sarò giustiziata sazia!

portami per mano,
in quelle parole tue
tracce di nascita
danno la caccia ai fantasmi
stringimi a te anche stanotte
anche se non ci sei

Perché non ho imparato
quando arrivava il vento
cosa è stato per me
abbracciare l’inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
C’è qualcosa di me che
si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.
Perché non ho imparato
quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani
con la borsa dell’acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla
paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura rozza,
impreparata.
Mi basta solo per far tremare
l’angoscia.
Lei ora se l’accomoda sulla pelle,
la indossa con decisione
e rabbia.
Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.
Bambole nude
io rischio di affondare.

“E sento
che l’ io
per me è poco
Qualcuno da me si sprigiona ostinato”
V. Majakovskij La nuvola in calzoni, I
C’è negli altri
qualcosa di me
cerco un appiglio
a farmi lume o tenebra
frettolosa mi aggiro
tra vie non mie
per un “buongiorno”
che ancora non capisco
ad ognuno chiedo: tu mi farai essere?

il nome non è un
fratello di latte
è fatica
su piste allo specchio in odore di eresia
e la sveglia
ogni giorno
una guerra di religione
tra i denti
prima che lo specchio immemore
si ubriachi
ancora

Nessuno!
Hai pensato quanto
è pieno quel nome?
L’alfabeto stesso non basta a contenerlo
Forse per questo chi mai
potrà pronunciarlo?
Nessuno nessuno,
starnazza il pappagallo,
nessuno nessuno
sbatacchia a destra e a manca

a uno a uno i minuti ti consegnano il
loro pensiero
quello che le parole
non ti danno
ma tu facevi goal sempre
fuori dal significato
