diventati noi
in quell’interminabile guardarsi
che è la parola
vorrei piangere sul tuo petto
il mio dolore
millenaria
soglia d’amore

diventati noi
in quell’interminabile guardarsi
che è la parola
vorrei piangere sul tuo petto
il mio dolore
millenaria
soglia d’amore

traccia:
cruccio è l’inquietudine
inquietudine nel sogno
e poi di ieri
di domani.
Oggi
inquietudine a stracci
è il mio manoscritto, il primo
l’ultimo
uno sfinimento
del corpo in cerca di parola
va su somari
dalle orecchie selvatiche
si afferra a quella lunga
pelle
inverte la marcia
No,
non invertire la marcia
non te lo chiedo:
nessuna delle mie strade
è dritta
lasciati andare: affondi
in corde segrete,
in smaniose assenze

“Tu sei lì; ma il luogo è così vasto
che l’essere uno accanto all’altro è essere già così lontani
da non riuscire né a vederci né a sentirci”
E. Jabès Il libro delle interrogazioni (Diario di Sarah)
Questa distanza della nostra intimità:
tu dall’altra parte della parola
dove il cuore ha vele per salpare
prima
del respiro
che il tuo sesso incalza

IL POETA é PADRE E INSIEME MADRE DI FIGLI NON NATI
Il poeta è padre e insieme madre di figli non nati .
La sua amante e la sognante inventata
parola. Con lei ha rapporti sessuali come con sua
moglie, fatta di carne e ossa, non solo a casa, nel letto,
ma anche nel bosco lussureggiante, su uno scoglio
al mare e nel mare, nella landa, illuminata
dal sole, in qualche buio corridoio… Nella fredda
chiesa deserta e al cinema, pieno di corpi sudati …
Per la sua immacolata concezione i loro peccati
è punito con una perenne gravidanza. In lui cresce
il vuoto che vuole trascendere l’infinito
vuoto che lo circonda… il poeta è padre e
insieme madre di figli non nati… Ed è contento
delle proprie doglie
In Rosa Mystica

Violenta danza
e travolgente
è la falcata della parola
Mentre scrivi
conosci la morte
Scrivi adesso
con impeto e ferocia
Ti si è sganciata l’anima.

guardare dal buco della
serratura
l’attimo di scena cui
la parola
dà vita
(ascolti quel suono prima che
la mente lo pronunci)
poi veloce
nascondere la mano che deruba
l’anima mentre fugge
a voce vuota
mettere la
scoperta-che–siamo-stati
a disposizione di ciascuno
di noi

forse sono un’illusione
in piccole zone
ma un sasso mi cerca
m’insegue
forse seppellisce
il suo vuoto
cerca un posto
tra il cuore e una parola
la migrazione di chi desidera
essere riaccompagnato
e non andare da solo
fino in fondo

“Io”
pretenziosa parola,
aggressivo intermezzo
in commedia
dopo e prima del nulla
l’enormità di un centro
che non si acquista senza
un’ immagine

la parola
è allegoria di silenzi
quando l’indicibile
non ha misura

Fuori dalla parola
forse
somiglio al
qualcuno
che credo di essere
cammino verso di lui
sul ciglio
dei miei anni
sul ciglio di una ninnananna
lontana
è vuoto il suo volto
mi libera
va verso un altro

“Una gabbia andò in cerca di un uccello”
Franz Kafka, aforismi
la scimmia
faceva toletta
in gabbia
una gabbia andava in cerca di un uccello
dava lieve il suo belletto
di saliva
al pappagallo
quasi un’insidia quel gesto
alla parola:
“più forte urla più forte
la parola è GABBIA!”
“Dai, adesso butta fuori tutto. Non c’è vergogna nell’aprirsi”.
Ocean Vuong, <<Il tempo è una madre>>
—-
la faccia ha saltato lo specchio
aumenta i lineamenti l’assurdo che amo
un’equivalenza
uno scambio di confidenze
di colpo la mia bocca
tagliata a strisce
ascoltava
la tua parola
mi prestava
alla mia

Nelle mie fughe con te
si sopiscono quelle sommosse senza mediazione
difficili da spiegare a chicchessia
Quasi un moto di ribellione
a un non consenso di vita
nei suoi margini severi…duri da condividere
Mi prendi per mano
consona di quel fremito sulla schiena
forte d’un’ispirazione serrata nelle dita strette
capaci carezzare soliloqui d’eccedenti smanie
placate da un tenero languore
che si fa parola
per avvicinare le sillabe all’anima sedotta
@Silvia De Angelis