lucia triolo: Avida diva

Cassetti
memorie, foto
e naftalina
nel maglione,
applausi sbrilluccicanti.

Il colore rosso
stava bene con i miei capelli.

Reggiseno strappato
da avide mani
di desiderio
ad aggrappare lo schianto

rotonde finezze
tatto fiorente
come chiavi girate
nel possesso

Brusco poi è stato il risveglio,
avidi di me soltanto gli anni
a strapparmi di dosso
il rosso dell’anima,
l’applauso scrosciante

Ora io non posso
che spazzare via il ricordo,
spezzare.

Non ho più monete da scambiare col tempo
Quel tempo che non posso
comprare
nemmeno in un cassetto

Lucia Triolo: biglie di passato

“il giochetto di biglie contro la morte
può cominciare”
P. Celan, Svolta del respiro, “Paesaggio popolato di urne” 

………..

biglie di passato

a urtarsi impazzite
tra birilli di parole
dove si va a far furbe le immagini

a scodinzolare
tra istmi di birilli d’anima
dove si va ad arare fame e paura

tu spingi il tuo affondo
con indosso
i sandali di un varco di luce

che io ti giungo
allo sguardo

Memorie

Memorie

Le Attese Di Carta

Ogni anima vive il suo attimo di eterno nell’oblio del sogno. Un istante destinato a ripetersi ogni notte e del quale la luce del giorno sfuma i contorni. Così, restiamo a pensare, tentando di afferrare il ricordo, mentre sbiadisce come una vecchia fotografia ingiallita, della quale solo il cuore ha memoria.

Ortigia – Siracusa – Lungomare Alfeo https://it.m.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Ortigia

Memorie, Franco Bonvini

Memorie

 franco bonvini  Pensieri  29 settembre 2022

Se ne sta lì, dove comincia il prato, un vecchio cancello arrugginito
solo i pilastri a ricordare quel che è stato, le mura inesistenti, il recinto solo dagli alberi definito.
Le case intorno fan paura e forse serviva solo a rinchiudere chi ci abitava
ora gli alberi avanzano, a riprendersi il prato, a coprire tutto per farne un segreto
resteranno solo le tracce di quel che è stato, come tanti specchi, nella memoria dei vecchi.
E negli specchi il sogno è vero, come il dolore che sente, anche se non c’ero
e proprio lì, dove comincia il prato, scende la luce a trattenere il passato.

LAMODECA. Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie, di Tommaso Tommasi

Tommaso Tommasi
LAMODECA
Lettere d’amore, Lettere ai genitori,
Racconti, Memorie, Poesie
Recensione di Marcella Mellea
LAMODECA (Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie), di Tommaso Tommasi (Guido Miano Editore, Milano, 2022), è un’opera originale e peculiare, poiché l’autore, attraverso forme letterarie diverse – lettere, poesie, pagine di diario, recensioni, articoli di giornale, racconti – esprime il suo caos interiore, il senso di frammentarietà del vivere quotidiano, e tenta di dargli unitarietà e senso. L’opera si potrebbe collocare, come sottolineato da Enzo Concardi nella prefazione, nel filone del Frammentismo, tipico della letteratura italiana dei primi anni del Novecento, che ebbe come espressione caratteristica il frammento, cioè la composizione lirica breve, in versi o in prosa, inconciliabile con ogni forma di letteratura costruita, complessa e oggettiva.
Il titolo dell’opera stessa non è riconducibile a qualcosa di reale e di senso compiuto. “Lamodeca”, il primo termine del titolo, infatti, pur significativa per l’autore, non ha senso linguistico “ufficiale”, potrebbe essere un gioco di parole oppure esprimere le iniziali di più parole messe insieme: a tal proposito, l’autore nulla spiega, ci lascia nel dubbio, sospesi tra speculazioni mentali varie. Molti passaggi del volume – affermazioni, dichiarazioni, descrizioni –, presentano messaggi strani e misteriosi, indecifrabili a volte, che potrebbero essere collocati nella sfera onirica e/o dell’inconscio.
Il libro, suddiviso in cinque capitoli – AGENDA ROSA, AGENDA GRIGIO/VERDE, AGENDA GIALLA, AGENDA BLU, AGENDA VIOLA –, è caratterizzato da autobiografismo ed estreme punte di lirismo. Nell’agenda rosa, l’autore ci rende partecipi di una sua storia d’amore, un amore impossibile, che non potrà mai realizzarsi per gli impedimenti che solo i due protagonisti della storia conoscono. L’autore gioisce alla sola vista della donna amata, al solo sfiorarla o al solo parlarle; è lei l’amore della sua vita, un amore struggente e unico, un amore che non ha futuro e rimarrà per sempre in una dimensione platonica. Nell’agenda grigio-verde, l’autore ci parla della sua vita militare, della sua esperienza di soldato e, attraverso una serie di lettere inviate ai genitori, ci narra con minuziosità la vita quotidiana in caserma: le uscite, gli incontri, le guardie, i soprusi, i permessi, le sensazioni e le speranze di un giovane soldato. L’agenda gialla ci narra fatti quotidiani, storie di gente comune che popola un mondo ricco di umanità e dolore. Nell’agenda blu sono riportati diversi articoli giornalistici e recensioni su argomenti vari, anche a carattere artistico – culturale. L’agenda viola, l’ultima, ci offre immagini e messaggi indecifrabili e simbolici che emergono dall’inconscio dell’autore e da una dimensione di sogno.
L’opera, nel complesso, è caratterizzata da mescolanza di generi letterari: poesia e prosa, stili e temi vari. L’autore ci offre stralci di vita, ricordi, rimpianti, rivisitati con un linguaggio asciutto e scorrevole. Le varie parti dell’opera, pur non collegate tra loro, hanno dei temi comuni, un “fil rouge” che scorre dalla prima all’ultima parte e le tiene legate fra loro: il bisogno d’amore, la sua ricerca spasmodica, il bisogno di essere amati e accettati, la paura e l’angoscia di non essere all’altezza, l’incapacità di realizzare i propri sogni e seguire i propri desideri. Infatti, nella prima parte, lettere a Silvy, si legge:… «Ti amo come non ho mai amato / ti amo e vivrò per sempre solo per quest’amore puro / per quest’amore che il mondo non capirà mai / e che non so da dove scaturisca…/ Ma so che esiste e che non è del tutto impalpabile: / se vorrai potremo trasformarlo eterno / come eterno è il mare / come eterno è il cielo / come eterno è l’amore. / Amore unico /amore mio per sempre».
Nella seconda parte, lettere ai genitori, si legge: «Carissimi genitori, questa volta vi scrivo da un tavolo di un bar-tabacchi. Devo dirvi delle cose importanti». L’autore registra tutti gli eventi e le esperienze per ricevere approvazione, comprensione e affetto dai suoi genitori. Nella terza parte, i protagonisti delle storie sono alla ricerca di qualcosa: «Quando un’estate di tanti anni fa mi sei apparsa vestita allegramente come una farfalla, avrei voluto abbracciarti per portarti con me nel mondo. Ma non ho avuto il coraggio di fare quel passo in più che avrebbe deciso per noi. Mi avvicinavo a te, ma poi tornavo indietro, poi mi avvicinavo di nuovo, ma mi allontanavo di nuovo. Forse temevo un tuo rifiuto (Vanna)». Nella quarta parte, l’autore ci riporta articoli e lettere inviate alla redazione di vari giornali.
La quinta parte, la più complessa, tra poesia e narrativa, si muove tra sogno e realtà; di particolare fascino è la poesia “POESIA”: «Immaginavo di volare / tra i fiori del cielo / che ridevano in coro / tra i capelli. lontane scintille di stelle / che correvano giocando / e coprivano il mio sognare / ma ricordavo visioni / nell’espressione dei tuoi occhi. / immaginavo di girare / come un’onda di sale marino / ma il potere dell’uomo / non va oltre il cielo / di fantasmi nascosti». Qui il poeta si libra nell’aria, è libero: è aria, poi diventa onda, consapevole comunque che l’uomo non può superare i limiti umani e rimarrà sempre in una dimensione terrena: come “Icaro” le sue ali di cera non gli consentiranno di andare oltre il cielo. Questa lirica racchiude il senso profondo di LAMODECA, un’opera tra sogno e realtà, tra lo slancio alla vita, di chi vuole innalzarsi e volare, e il mondo reale che intrappola nelle sue ansie, frustrazioni e paure.
Marcella Mellea

Tommaso Tommasi, Lamodeca, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 96, isbn 978-88-31497-87-9.