Lucia Triolo: disagio

mi passo la mano sul volto, 
un gesto come tanti

c’è un racconto nell’aria, 
come un’atmosfera che si affretta
a un’ esperienza 
la mano sul volto la sente
ma non l’accarezza, 
la respinge

lo vogliamo chiamare disagio? 
d’accordo 
non aggiungiamo “esistenziale”

rimanderebbe a una qualche
esistenza

Lucia Triolo: in piscina

nelle sere d’estate
quei luoghi
intorno a me
passeggiano tra le parole
come tra boschi incantati
di mitiche stagioni infantili

“Chi cercate”
chiedo in nome delle favole
di cui, sventatamente,
li ho nutriti.
“non sapete che mai nella tempesta
ci si affida a un nocchiero
inconcludente?”

Infrante certezze vivono
nei mie volti
mentre mi tuffo in piscina

Lucia Triolo: i giorni del silenzio

C’è una strana immobilità oggi nello spazio
non la capisco e un po’ la temo
come se volesse cadermi improvvisamente
addosso.
Ricorda quella della belva
pronta a spiccare il salto 
sulla preda

Se qualcosa m’accarezza
oggi o ancora non è il giunco che si piega
al mio passaggio
né l’uscio di una porta aperta
su invisibili occhi che sai che ci sono
ma non sai se son dolci o indagatori
né il tuo ricordo sempre coronato di spine e
sanguinante

C’è una strana immobilità 
oggi 
sul foglio dell’anima
come se fosse cresciuto poco e
niente ci si potesse scrivere sopra
Ricorda la profonda stanchezza
di ciò che deve sempre cominciare e 
mai ha inizio

 Se qualcosa m’ accarezza oggi o ancora
è il silenzio

non sono che una sua voce

Lucia Triolo: l’alveare

suggestione:
la parola è alveare

appaiono celle
che non appartengono
al sogno
o forse si
(non cambia nulla)
lampade da pesca in mari invasi
da pirati

l’alveare è una rete
uno sfinimento in questo corpo

pulviscoli di io, come api
in discariche d’anima
a succhiarne il 
miele
a formare un altro in me

il cui nome non sai

Lucia Triolo: il cantastorie

Ecco il cantastorie in
candide vesti

pensavo giorni come rulli di tamburi
sedie che si spostano e poi rotolano sotto le gambe
impossibile appoggio 

la scena è una sintesi di inizi e fine:
una tavola imbandita di nulla e di nulla
-era questo il piatto forte-
che volto hanno gli attori e che voce?

chi vive la scena sa che la voce è
la sommossa nel testo: l’unica rivoluzione e
il testo è il tuo destino
la solita vecchia storia nuova e diversa da
raccontare ai ….

ognuno dica a chi

tu spettatore
coraggio: apri il sipario
entra: conficcati in scena
come pugnale in aria
la tua parte ti attende
non lasciarla orfana di te

ciò che credevi centro puoi
leggerlo in sequenza: sta fuggendo
schizza di fango la veste al
cantastorie

lontano è ormai
l’ amore

Lucia Triolo: l’io di oggi

non so leggere
in me
mi è cascato sul nome
un percorso, 

cambia
quando la luna
cede il posto al sole
e il non senso, il pellegrino
ha fragranza di pane

sfilano per strada le insegne 
che seccano di caldo
e tutte le mie finte
messe sotto vuoto

il tuo fraintendimento 
profuma di domanda:
mi fa inventare questo 
io di oggi

certo, mangerà da solo  
in ritardo com’è sull’ io di ieri
perché quella bestia
è un altarino già stipato

e non si incontreranno

lucia triolo: gabbia

“Una gabbia andò in cerca di un uccello”
Franz Kafka, aforismi

la scimmia
faceva toletta
in gabbia

una gabbia andava in cerca di un uccello

dava lieve il suo belletto
di saliva 
al pappagallo
quasi un’insidia quel gesto 
alla parola:

“più forte urla più forte
la parola è GABBIA!”

Jack (scimmia) | Pirati dei Caraibi Wiki | Fandom

lucia triolo: prove di scena

atmosfera:
la parola è “squinternato”
parla un magma
o tace
(è lo stesso)

l’appagamento scivola dalle tue palpebre
scoperchia i tetti di questa fame
squinterna l’assalto del vuoto
c’è sempre dell’altro
o…c’era

i momenti in scena
sollevano a te
lo sguardo
ora ad attraversarti è il mondo
(chi vuole una storia deve costruirsela
niente si offre su un piatto d’ argento)

poi…ci fu dell’altro

Fondazione | Teatro Regio Torino

lucia triolo: forse

Forse avrei potuto dirti
dell’acqua che
ti scorre tra le dita
del cielo a scacchi
di miele
di un desiderio traditore

ti vedo
uomo inginocchiato
sul mio ventre
che sceglie il suo calore.

Avrei potuto parlarti
della mia carne scritta
su righe di pioggia,
o dei nostri temporali

li afferravi tra le mie vesti
bagnate delle tue parole e
li strizzavi divertito
con la forza del tuo sorriso d’ombra
o ancora della tua mano che 
mi frugava
come la nebbia,

di come erano belli i
nostri raffreddori baciati e
le frasi a sorpresa con voci nasali e
le mie caviglie saltellanti
come grilli innamorati

Forse….
Ma non esisti
esito sempre a dirtelo,
non voglio morire 
se non mi butti addosso

la tua carie esistenziale.

lucia triolo: suonodore

Indicazioni d’uso:

attaccare anche
l’ultimo bottone
quello in alto sotto la gola
poi fare il nodo alla cravatta
che ho indossato
tutta la notte
con te-per te
e ritrovare l’odore del mio ventre
lì dove ha
dimora la tua voce

-un tuffo nel
ritorno al mio odore

Non so se occorrerà anche
separare l’ultimo capoverso
delle parole che non mi
hai dette mai

Quasi il sobbalzo di un continuo pensiero

Recensione di “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

“Lo Spiraglio” è una poesia che afferra l’attenzione del lettore grazie alla sua brevità e alla sua capacità di dipingere immagini evocative in poche parole. L’autrice, Lucia Triolo, ci trasporta in un mondo di ombre e luci, di passato e futuro, in un fluire di emozioni e sentimenti che si fondono e si sciolgono

Foto da Pexels

Il verso iniziale “uno spiraglio lucida la propria ombra poi i dilegua” ha un impatto notevole, aprendo la poesia con una visione enigmatica e suggestiva. Ciò che sembra un’immagine semplice si rivela invece ricco di significato, evocando il concetto di fugacità dell’essere umano e delle esperienze che ci attraversano.

La successiva descrizione della vasca da bagno e dell’accappatoio umido crea un’atmosfera intima e personale, offrendo al lettore una finestra sulla quotidianità dell’individuo. La poesia sembra esplorare il concetto dell’effimero, della transitorietà delle esperienze e dei sentimenti, come la vita stessa che scorre attraverso noi.

Le parole “nell’ombra tutto accade, il passato il presente il futuro…” esprimono una prospettiva filosofica, suggerendo che l’oscurità sia il luogo in cui si svolgono tutti gli aspetti del tempo. Questa riflessione sulla temporalità e sull’essenza stessa dell’esistenza umana dona profondità alla poesia.

La presenza del “fuori luogo” con spalle e profilo aggiunge una nota di estraneità e stranezza, come se l’io narrante si trovasse in un contesto ambiguo e incerto. Questa ambivalenza potrebbe essere intesa come una rappresentazione della complessità delle emozioni umane.

Inoltre, l’apparire e il dileguarsi di qualcosa “altrove” introduce il concetto di desiderio e passione, ma poi si dissolve nel nulla. Questa dualità tra presenza e assenza, tra ciò che è cercato e ciò che è perduto, arricchisce la poesia di una malinconica bellezza.

L’ultima immagine di qualcosa “vaga vestita di stracci” ci proietta in una realtà meno definita, una rappresentazione di un sentimento che è sfuggente e sfocato, come un ricordo sbiadito.

In conclusione, “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo è una poesia di grande impatto emotivo, che cattura il lettore con immagini suggestive e una riflessione profonda sulla temporalità e l’intangibilità delle esperienze umane. La brevità della poesia è una sua forza, poiché riesce a comunicare tanto in così poche parole, lasciando spazio all’interpretazione personale. Una lettura altamente consigliata per gli amanti della poesia che cercano di esplorare l’animo umano e la sua eterna ricerca di significato.

lucia triolo: lo spiraglio

uno spiraglio
lucida la propria ombra
poi
i dilegua;

nella vasca da bagno
ha lasciato
l’accappatoio 
umido 
e i piedi

nell’ombra tutto 
accade,
il passato il presente il futuro…..
un fuori luogo
di spalle, di profilo

Altrove fa capolino talvolta
fra oscure titubanze
il fremito di un volto
…desiderio,
…passione.
Poi nulla

Qualcosa
vaga
vestita di stracci

lucia triolo: lo spiraglio

uno spiraglio
lucida la propria ombra
poi
i dilegua;


nella vasca da bagno
ha lasciato
l’accappatoio 
umido 
e i piedi

nell’ombra tutto 
accade,
il passato il presente il futuro…..
un fuori luogo
di spalle, di profilo

Altrove fa capolino talvolta
fra oscure titubanze
il fremito di un volto
…desiderio,
…passione.
Poi nulla

Qualcosa
vaga
vestita di stracci

Recensione: “Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

Recensione: “Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today

“Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo è una poesia emotiva e riflessiva che esplora il rimpianto e l’accettazione della propria esistenza. L’autrice dipinge un quadro intimo e struggente delle esperienze passate e delle scelte mancate.

La poesia inizia con un senso di rammarico per non aver imparato a fronteggiare le avversità, simboleggiate qui dal vento e dall’inverno. L’autrice si chiede se avrebbe dovuto vendere il vecchio cappotto in tempi più opportuni, poiché ora è diventato troppo vecchio e inutile, rifiutato persino dalle bambole. Questo oggetto materiale diventa una metafora della propria inadeguatezza e dei rimpianti che accompagnano le scelte sbagliate o mancate nella vita.

Lucia Triolo esprime il desiderio di essere accettata senza riserve, ma teme che ci siano molte prove contro di lei. La paura è una componente prominente nel testo, e l’autrice ammette di non aver imparato a gestirla o ad affrontare le ragioni che la alimentano. Questa mancanza di preparazione la fa sentire vulnerabile e incerta.

Le parole evocative e le immagini vivide, come “carichi di universo ho gli occhi” e “bambola nude”, rafforzano l’atmosfera malinconica della poesia e aggiungono profondità alle emozioni espresse.

La voce della poetessa è intima e sincera, trasmettendo una gamma di sentimenti, dall’angoscia alla rabbia, dalla fragilità alla forza interiore. Le parole sembrano danzare come foglie al vento, portando il lettore in un viaggio emozionale coinvolgente.

In conclusione, “Vecchio Cappotto” è una poesia che afferra il cuore del lettore, trattando temi universali come rimpianti, accettazione di sé e la lotta contro la paura. La capacità dell’autrice di comunicare sentimenti complessi in modo così potente e viscerale è davvero ammirevole. Una lettura consigliata per chi ama esplorare le sfumature dell’animo umano attraverso la bellezza delle parole poetiche.

Lucia Triolo: vecchio cappotto

Perché non ho imparato 
quando arrivava il vento
cosa è stato per me
abbracciare l’inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.

C’è qualcosa di me che
si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato 
quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani 
con la borsa dell’acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?

Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla 
paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura rozza, 
impreparata.

Mi basta solo per far tremare 
l’angoscia.
Lei ora se l’accomoda sulla pelle, 
la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.

Bambole nude
io rischio di affondare.

lucia triolo: finestra

la tua mano bussa
al mio vetro

sono stata le tue domande a 
piedi nudi,
da cassetti tarlati
hai tirato fuori
vesti urlanti
nello sforzo di stiracchiarsi

mi hai fatto sedere
hai segato una gamba alla sedia
l’acqua fresca del bicchiere
mi è finita addosso
uno stupido peso
con te sempre di spalle a
non vedermi

sono stata
l’estraneità
dell’ultima abitudine
quella nel cervello
quando ci si ammassa su di sé                                                                                                                                                                                                
ora apro la finestra
scavalca,
ti faccio entrare


Lucia Triolo: amore sbagliato

E poi ci sarà un giorno
un momento 
in cui avrà senso
che sia rimasta qui

Chi ha inventato questo
ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai 
il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe
non erano per me
quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne e senza vesti
non erano carezze.

Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che 
non c’è!


Hai fatto visita ai sogni 
degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.


Questi avanzi di stupore nei miei
panieri notturni 
pieni d’acqua
basterannoa saziare la fame
dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
lascia il corpo
e corre lungo il mare

lui nuota, conosce l’inchiostro

Self-Portrait with Striped Armlets - Egon Schiele come ...

lucia triolo: fazzolettini

Si presentò con un pacchetto
di fazzolettini di carta in mano.
“Per asciugarti le lacrime
quando ti avrò lasciata”, 
le disse.
Poi,  come sempre,
volle fare l’amore.
Ma non al buio,
le chiese di non chiudere
gli occhi.
Voleva vederle lo sguardo
dal suo grembo.
Era lì, nel suo sguardo
lunare, cangiante
che si sarebbero raccolti
i brividi, le sensazioni,
i sussulti del sesso
….
piccolissime gocce di 
rugiada
all’esterno degli occhi
sfuggite ai baci.

Lucia Triolo: bagliori

in che punto finisce la luce?
…bagliori!

selezionare frasi
da discorsi al ventre
scavarsi lì una buca contro il gelo
tacerne altre
che sbattono figure come pietre aguzze
sull’immediato ieri a sanguinare:
non si essicca il mare
col ditale se è bucato
continua a scaraventarti addosso
sabbia bagnata e bollente
quasi…di un’estate
che tarda ad affacciarsi o forse
c’è già stata

tu dicevi
“leggerti è come fare l’amore”

Lucia Triolo: l’occhio

Dipinsi
come chi arde dal desiderio
di immagine vivente..
Ti dipinsi parlante,
in un sonetto
di infuocata rugiada.

dipinsi un occhio
e, con una lacrima,
da lì mi guardasti
scavare
l’anima
tra i sassi incoerenti
di quella cosa furente 
e che si chiama mai

disseminava cammini il 
tuo sguardo