nelle sere d’estate quei luoghi intorno a me passeggiano tra le parole come tra boschi incantati di mitiche stagioni infantili
“Chi cercate” chiedo in nome delle favole di cui, sventatamente, li ho nutriti. “non sapete che mai nella tempesta ci si affida a un nocchiero inconcludente?”
Infrante certezze vivono nei mie volti mentre mi tuffo in piscina
C’è una strana immobilità oggi nello spazio non la capisco e un po’ la temo come se volesse cadermi improvvisamente addosso. Ricorda quella della belva pronta a spiccare il salto sulla preda
Se qualcosa m’accarezza oggi o ancora non è il giunco che si piega al mio passaggio né l’uscio di una porta aperta su invisibili occhi che sai che ci sono ma non sai se son dolci o indagatori né il tuo ricordo sempre coronato di spine e sanguinante
C’è una strana immobilità oggi sul foglio dell’anima come se fosse cresciuto poco e niente ci si potesse scrivere sopra Ricorda la profonda stanchezza di ciò che deve sempre cominciare e mai ha inizio
Se qualcosa m’ accarezza oggi o ancora è il silenzio
pensavo giorni come rulli di tamburi sedie che si spostano e poi rotolano sotto le gambe impossibile appoggio
la scena è una sintesi di inizi e fine: una tavola imbandita di nulla e di nulla -era questo il piatto forte- che volto hanno gli attori e che voce?
chi vive la scena sa che la voce è la sommossa nel testo: l’unica rivoluzione e il testo è il tuo destino la solita vecchia storia nuova e diversa da raccontare ai ….
ognuno dica a chi
tu spettatore coraggio: apri il sipario entra: conficcati in scena come pugnale in aria la tua parte ti attende non lasciarla orfana di te
ciò che credevi centro puoi leggerlo in sequenza: sta fuggendo schizza di fango la veste al cantastorie
atmosfera: la parola è “squinternato” parla un magma o tace (è lo stesso)
l’appagamento scivola dalle tue palpebre scoperchia i tetti di questa fame squinterna l’assalto del vuoto c’è sempre dell’altro o…c’era
i momenti in scena sollevano a te lo sguardo ora ad attraversarti è il mondo (chi vuole una storia deve costruirsela niente si offre su un piatto d’ argento)
Forse avrei potuto dirti dell’acqua che ti scorre tra le dita del cielo a scacchi di miele di un desiderio traditore
ti vedo uomo inginocchiato sul mio ventre che sceglie il suo calore.
Avrei potuto parlarti della mia carne scritta su righe di pioggia, o dei nostri temporali
li afferravi tra le mie vesti bagnate delle tue parole e li strizzavi divertito con la forza del tuo sorriso d’ombra o ancora della tua mano che mi frugava come la nebbia,
di come erano belli i nostri raffreddori baciati e le frasi a sorpresa con voci nasali e le mie caviglie saltellanti come grilli innamorati
Forse…. Ma non esisti esito sempre a dirtelo, non voglio morire se non mi butti addosso
attaccare anche l’ultimo bottone quello in alto sotto la gola poi fare il nodo alla cravatta che ho indossato tutta la notte con te-per te e ritrovare l’odore del mio ventre lì dove ha dimora la tua voce
-un tuffo nel ritorno al mio odore
Non so se occorrerà anche separare l’ultimo capoverso delle parole che non mi hai dette mai
“Lo Spiraglio” è una poesia che afferra l’attenzione del lettore grazie alla sua brevità e alla sua capacità di dipingere immagini evocative in poche parole. L’autrice, Lucia Triolo, ci trasporta in un mondo di ombre e luci, di passato e futuro, in un fluire di emozioni e sentimenti che si fondono e si sciolgono
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Il verso iniziale “uno spiraglio lucida la propria ombra poi i dilegua” ha un impatto notevole, aprendo la poesia con una visione enigmatica e suggestiva. Ciò che sembra un’immagine semplice si rivela invece ricco di significato, evocando il concetto di fugacità dell’essere umano e delle esperienze che ci attraversano.
La successiva descrizione della vasca da bagno e dell’accappatoio umido crea un’atmosfera intima e personale, offrendo al lettore una finestra sulla quotidianità dell’individuo. La poesia sembra esplorare il concetto dell’effimero, della transitorietà delle esperienze e dei sentimenti, come la vita stessa che scorre attraverso noi.
Le parole “nell’ombra tutto accade, il passato il presente il futuro…” esprimono una prospettiva filosofica, suggerendo che l’oscurità sia il luogo in cui si svolgono tutti gli aspetti del tempo. Questa riflessione sulla temporalità e sull’essenza stessa dell’esistenza umana dona profondità alla poesia.
La presenza del “fuori luogo” con spalle e profilo aggiunge una nota di estraneità e stranezza, come se l’io narrante si trovasse in un contesto ambiguo e incerto. Questa ambivalenza potrebbe essere intesa come una rappresentazione della complessità delle emozioni umane.
Inoltre, l’apparire e il dileguarsi di qualcosa “altrove” introduce il concetto di desiderio e passione, ma poi si dissolve nel nulla. Questa dualità tra presenza e assenza, tra ciò che è cercato e ciò che è perduto, arricchisce la poesia di una malinconica bellezza.
L’ultima immagine di qualcosa “vaga vestita di stracci” ci proietta in una realtà meno definita, una rappresentazione di un sentimento che è sfuggente e sfocato, come un ricordo sbiadito.
In conclusione, “Lo Spiraglio” di Lucia Triolo è una poesia di grande impatto emotivo, che cattura il lettore con immagini suggestive e una riflessione profonda sulla temporalità e l’intangibilità delle esperienze umane. La brevità della poesia è una sua forza, poiché riesce a comunicare tanto in così poche parole, lasciando spazio all’interpretazione personale. Una lettura altamente consigliata per gli amanti della poesia che cercano di esplorare l’animo umano e la sua eterna ricerca di significato.
lucia triolo: lo spiraglio
uno spiraglio lucida la propria ombra poi i dilegua;
nella vasca da bagno ha lasciato l’accappatoio umido e i piedi
nell’ombra tutto accade, il passato il presente il futuro….. un fuori luogo di spalle, di profilo
Altrove fa capolino talvolta fra oscure titubanze il fremito di un volto …desiderio, …passione. Poi nulla
Recensione: “Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo, a cura di Alessandria today
“Vecchio Cappotto” di Lucia Triolo è una poesia emotiva e riflessiva che esplora il rimpianto e l’accettazione della propria esistenza. L’autrice dipinge un quadro intimo e struggente delle esperienze passate e delle scelte mancate.
La poesia inizia con un senso di rammarico per non aver imparato a fronteggiare le avversità, simboleggiate qui dal vento e dall’inverno. L’autrice si chiede se avrebbe dovuto vendere il vecchio cappotto in tempi più opportuni, poiché ora è diventato troppo vecchio e inutile, rifiutato persino dalle bambole. Questo oggetto materiale diventa una metafora della propria inadeguatezza e dei rimpianti che accompagnano le scelte sbagliate o mancate nella vita.
Lucia Triolo esprime il desiderio di essere accettata senza riserve, ma teme che ci siano molte prove contro di lei. La paura è una componente prominente nel testo, e l’autrice ammette di non aver imparato a gestirla o ad affrontare le ragioni che la alimentano. Questa mancanza di preparazione la fa sentire vulnerabile e incerta.
Le parole evocative e le immagini vivide, come “carichi di universo ho gli occhi” e “bambola nude”, rafforzano l’atmosfera malinconica della poesia e aggiungono profondità alle emozioni espresse.
La voce della poetessa è intima e sincera, trasmettendo una gamma di sentimenti, dall’angoscia alla rabbia, dalla fragilità alla forza interiore. Le parole sembrano danzare come foglie al vento, portando il lettore in un viaggio emozionale coinvolgente.
In conclusione, “Vecchio Cappotto” è una poesia che afferra il cuore del lettore, trattando temi universali come rimpianti, accettazione di sé e la lotta contro la paura. La capacità dell’autrice di comunicare sentimenti complessi in modo così potente e viscerale è davvero ammirevole. Una lettura consigliata per chi ama esplorare le sfumature dell’animo umano attraverso la bellezza delle parole poetiche.
Lucia Triolo: vecchio cappotto
Perché non ho imparato quando arrivava il vento cosa è stato per me abbracciare l’inverno? Ora forse avrei almeno un occhio!
Avrei dovuto vendere per tempo il cappotto. Adesso è troppo vecchio e nessuna bambola lo vuole.
C’è qualcosa di me che si possa accettare senza testimoni contro? Forse ho smesso di galleggiare.
Perché non ho imparato quando arrivava il vento a scaldare le tue mani con la borsa dell’acqua calda, a stringerle bagnate di sguardi come belve innamorate?
Carichi di universo ho gli occhi e non ho insegnato alla paura a chinarsi dinnanzi alle ragioni. È una paura rozza, impreparata.
Mi basta solo per far tremare l’angoscia. Lei ora se l’accomoda sulla pelle, la indossa con decisione e rabbia.
Avrei dovuto vendere per tempo il cappotto. Adesso è troppo vecchio e nessuna bambola lo vuole.
sono stata le tue domande a piedi nudi, da cassetti tarlati hai tirato fuori vesti urlanti nello sforzo di stiracchiarsi
mi hai fatto sedere hai segato una gamba alla sedia l’acqua fresca del bicchiere mi è finita addosso uno stupido peso con te sempre di spalle a non vedermi
sono stata l’estraneità dell’ultima abitudine quella nel cervello quando ci si ammassa su di sé ora apro la finestra scavalca, ti faccio entrare
E poi ci sarà un giorno un momento in cui avrà senso che sia rimasta qui
Chi ha inventato questo ventre che mi si svuota dentro? Parlavo una lingua sconosciuta per non far finire mai il momento bello
Ma tu non sei il mio eroe non erano per me quelle prodezze che facevano sentire nuda la carne e senza vesti non erano carezze.
Dov’è ora il mio eroe? Quanto è lunga la via che non c’è!
Hai fatto visita ai sogni degli amici hai frugato la linea di ogni mano Vieni a vederla, ora affrettati Basta un attimo a percorrerla, un palmo ad acciuffarla.
Questi avanzi di stupore nei miei panieri notturni pieni d’acqua basterannoa saziare la fame dell’ eroe.
Pende dal viso uno sguardo lascia il corpo e corre lungo il mare
Si presentò con un pacchetto di fazzolettini di carta in mano. “Per asciugarti le lacrime quando ti avrò lasciata”, le disse. Poi, come sempre, volle fare l’amore. Ma non al buio, le chiese di non chiudere gli occhi. Voleva vederle lo sguardo dal suo grembo. Era lì, nel suo sguardo lunare, cangiante che si sarebbero raccolti i brividi, le sensazioni, i sussulti del sesso …. piccolissime gocce di rugiada all’esterno degli occhi sfuggite ai baci.
selezionare frasi da discorsi al ventre scavarsi lì una buca contro il gelo tacerne altre che sbattono figure come pietre aguzze sull’immediato ieri a sanguinare: non si essicca il mare col ditale se è bucato continua a scaraventarti addosso sabbia bagnata e bollente quasi…di un’estate che tarda ad affacciarsi o forse c’è già stata