E…STATE IN ARTE

E…STATE IN ARTE

Posted on  by ilaboratoriodidee

Eloise Balia, pittrice e muralista diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, con esperienza trentennale nell’ambito di pittura murale e pittura collettiva…

PROPONE

Un progetto di pittura collettiva 

che intende stimolare e rafforzare le naturali attitudini creative, la collaborazione e l’apprendimento mediante:

  • L’apprendere la tecnica di pittura del murale con l’uso di pigmenti e terre naturali.
  • L’esprimersi attraverso l’attività pittorica per rafforzare la fiducia nelle proprie capacità espressive e superare le inibizioni.
  • L’interagire in modo costruttivo e creativo per realizzare opere comuni mediante il confronto, la collaborazione.

Il Laboratorio si terrà presso la “Fondazione Casa Regina della pace” – Assisi

Per informazioni contattare Eloise – cell. 349 256 7684 – 347 127 9674 – email  elobalia@gmail.com

LA LUNA…

LA LUNA…

Posted on  by albosenga

Un movimento di gioco, sogno e compassione.

Al tempo della missione Apollo-9 nel 1969, l’astronauta Rusty Schweickart uscì dalla navicella spaziale legato soltanto da un sottile cordone ombelicale. In genere la NASA non vuole che ci siano tempi vuoti lassù, per evitare che una qualche esperienza mistica faccia irruzione senza preavviso, ma quella volta avvenne un fatto imprevisto. 

Proprio nel momento in cui Schweickart uscì dalla navicella spaziale, qualche cosa attirò l’attenzione del centro di controllo di Houston e dei suoi compagni rimasti all’interno. 

Il povero astronauta si trovò cosi totalmente abbandonato a sé stesso, mentre fluttuava in orbita attorno alla Terra in un impressionante silenzio cosmico. 

Avvenne allora una sorta di conversione, un inatteso risveglio del sentimento di compassione. 

Osservava la Terra e vi vedeva “un gioiello splendente che si stagliava su un velluto nerissimo”. 

Fu allora che Schweickart realizzò che tutto quel che amava: la sua famiglia, il suo paese, la musica, la storia umana con le sue follie e le sue grandezze stava in quel gioiello verde e blu. 

Ne fu talmente sconvolto che racconta “volevo prenderla tra le braccia, stringerla a me, come una madre abbraccia il proprio bambino”. 

Quale meraviglia devono essere stati quei giorni di avventure spaziali! Quanti cambiamenti nel cuore dell’uomo! 

Ne porta traccia anche la poesia di un poeta, che proviene proprio dalle mie terre e che nei giorni dello sbarco sulla luna scrive:

L’autra neuit, forsa d’pensé

L’hai decis ëd fé n’afé,

e apen-a rivà dí,

l’hai dispost e stabilí:

“Vist che si a i è pi nen,

pi gnun mezza ëd fessla ben,

vist che si l’hai nen fortun-a:

veuj pié n’bjett e ‘ndé ‘nt la lun-a“.

Son astoff ëd paghé d’tasse,

N’hai pí veuja d’tribulé,

Veuj pí nen fé ste vitase,

Cerco ‘l modo d’miglioré.

L’é par nen avní pí gris

Che saluto costa vita

Oramai i son decis

Compro ‘l bjett e fass ‘na gita.

Vado ‘n cerca d’la fortun-a

Sul stellite ch’a và:

vado su fin-a ‘nt la lun-a

e s’arrivio…e stago là [1].


Alla fine Enea Riccardino, non partì per la luna, continuò a svolgere la sua professione di medico. Ma le due storie ci insegnano il ritmo armonico di sogno, gioco e compassione, che sono per noi come i movimenti della luna.

Fr. Alberto Maria

[1] L’altra notte a forza di pensare/ ho deciso di fare un affare, / e appena giunto il giorno, / ho disposto e stabilito:/ “Visto che qui non c’è più niente, più nessun modo per passarsela bene, / visto che non ho fortuna, / voglio prendere un biglietto e andare sulla luna”. Sono stufo di pagare le tasse, / non ho più voglia di soffrire, / non voglio più fare queste vitacce, / cerco il modo di migliorare. / Per non diventare grigio/ saluto questa vita/ ormai ho deciso/ compro un biglietto e faccio una gita. / Vado in cerca della fortuna/ sul satellite che va, / vado su fino alla luna/ e se arrivo…io sto là.

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UN ABITO DI NUVOLE

UN ABITO DI NUVOLE

Posted on  by albosenga

O Madre Terra, o Padre Cielo, i vostri figli sulle schiene stanche portano doni splendidi. Tessete in cambio per noi vesti di luce: la trama sia la luce bianca del mattino, l’ordito sia la luce rossa del tramonto, le frange siano di pioggia, e l’orlo d’arcobaleno, così che camminiamo ben vestiti là dove cantano gli uccelli e verde è il colore dell’erba. O Madre Terra, o Padre Cielo. 

CANTO INDIANI D’AMERICA: IL TELAIO DEL CIELO – PUEBLO TEWA

Mamma Terra e Babbo Cielo. Ecco l’inizio di una famiglia.

Ambiente di vita dal sapore materno nel suo essere fatto di erba, di muschio, di rocce, di fiori e alberi, paterno nelle nubi del cielo, nei grandi azzurri luminosi, nel gioco spensierato delle stelle. 

E noi immersi in questa famigliarità nella sua grandezza e nella sua piccolezza. Nel mezzo, come immersi in un contesto vitale la nostra umanità di figli. Uomini e donne caratterizzati troppo spesso dalla fatica, dallo sguardo spento, schiene stanche di portare doni splendidi.

È vero, il dono di vivere in quest’immensità talvolta é faticoso. Troppo spesso ci stanchiamo della bellezza, della fedeltà, dell’amore, della semplicità, ma paradossalmente chiediamo ancora un dono, quello di essere coperti, sostenuti, il dono di un abito. 

Nella Bibbia si parla dell’abito di Giuseppe (Gn 37,1-14), che indica l’essere figli amati di un amore speciale, e di Adamo ed Eva che ricevettero un abito di pelle (Gn 3,20-21). 

Qui il corpo con le sue malattie, le sue stanchezze, sembra essere la ragione di questo canto e per questo chiede il dono di un abito di luce, di leggerezza. Quello che forma la trama del tessuto è la luce del mattino, il cammino della speranza, quando ci svegliamo e ci attende la vita. Così l’ordito che tutto tiene assieme è la luce rossa del tramonto. 

Trama bianca e ordito rosso fanno un abito rosa, leggero come le nubi che incontrano il sole. 

Nubi che talvolta portano la pioggia, che sono come le frange dell’abito e parlano di tutto quello che sta tra il sottile confine di noi stessi e il mondo che ci circonda. E così su queste nubi di pioggia spunta talvolta l’orlo dell’arcobaleno, quel luogo di luce che nella tradizione biblica unisce il cielo e la terra, segno della pace ritrovata, dell’amore svelato di Dio verso l’uomo. 

Ecco, è ritrovando il nostro legame con la luce celeste, lasciando che il nostro corpo di terra si illumini dei raggi della luce divina, che ritroviamo il gusto, la gioia e la gratitudine di ascoltare il canto degli uccelli, la vita degli esseri alati . Ritorniamo a contemplare il verde delle cose che crescono. Così alati dello strascico del nostro abito, abbigliati di luce, camminiamo nella vita. 

La Vita è frutto di una madre che ci dà forza e di un padre che ci dona la sua luce e il suo splendore. Vita di nubi che camminano tra il bosco e il cielo.

Fr. Alberto Maria

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