quando tra questi momenti c’erano gli inizi da imbacuccare e le attese lucide dei passi su cui si riversava l’errore in punta di bacio saliva il desiderio si rotolava tra le mani attraversava il guado tutte le stagioni volevano vederlo
vado alla ricerca di me stessa senza trovarmi mai chi mi ha nascosto?
guardo il mio bacio seduto all’angolo dove ferma il tram aspetta i tuoi calzoni scendere alla fermata.
…e c’era poi brulicante quel corpo che ricordava il desiderio movimenti ora lenti ora violenti
lo sguardo allungava una divisione tra onda e onda tra goccia salmastra che spezza il nucleo e l’invito a scoperture profonde di rotondità dall’altra parte di quel dolce mare
una scritta lampeggiante appare di notte sul fianco della mia pelle: (“l’incendio che brucia il senso è un desiderio appoggiato sul cuore”) poi scompare
Sono io che mi avvicino? Sei come la forma del desiderio se il desiderio ha una forma
Vorrei suscitare in te ciò che mi accade quando impasto i tuoi sguardi nei miei scismi e balza fuori improvvisa quella riga che io non scrissi mai dentro quella che non scrivesti tu
Una punta di dolore nel petto appena percettibile quasi di soppiatto e i miei battiti rischiano l’infarto
Faccio fatica a cercarla, ma l’avverto. lievito fresco nella mia farina come un intimo bisogno di non nascondersi più
Mi basterebbe una parola dopo l’altra per non dire nulla
sciocche parole non vogliono ammettere quanto è capace di star fermo il cuore
(ora in L. Triolo, Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola)