lucia triolo; tenda da campo

“come la lingua del sole che liscia il pelo ai suoi nati
li sta salvando il desiderio”  J. Riechmann,  Elogio dei futuri amanti da “Amo il tuo corpo imperfetto”

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[“uscirò dalla tua vita
senza neanche
esservi entrata”]

dove affonda la voce
che mi si scaglia dentro?

impennata complicità di desiderio:
tenda da campo
smarrita quasi agonica per costruire un arrivo

questa giornata randagia
aspetta solo il momento
in cui il tetto è volato via
e può mostrarsi indifesa e tenera
da accarezzare

[“laggiù vendevano fiori
mi offristi una rosa e
un sorriso”]

e laggiù dove lo sguardo lucida le pietre aguzze
si stacca una vita con i piedi
in ritardo.
Adesso è da me come dono
provo a chiamarlo essenziale
Per esempio: sei viva. Ti amo”*

*J. Riechmann,  Tanto Aprile in Ottobre, 5
da “Amo il tuo corpo imperfetto”

lucia triolo: quando

quando
tra questi momenti c’erano
gli inizi da imbacuccare
e le attese lucide dei passi su cui si riversava
l’errore
in punta di bacio
saliva il desiderio
si rotolava tra le mani
attraversava il guado
tutte le stagioni volevano vederlo

vado alla ricerca di me stessa
senza trovarmi mai
chi
mi ha nascosto?

guardo il mio bacio
seduto all’angolo dove ferma il tram
aspetta i tuoi calzoni scendere
alla fermata.

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lucia triolo

minuscolo aereo 
l’ io

vola incolto su paesi che
non sa nominare
li conosce?
non è dato saperlo.

A bordo uno
zainetto
senza paracadute:
niente da salvare.

vola,
ma forse sta fermo:
occhi di un desiderio
in briciole
laggiù sulla punta delle ali:

sulla punta delle ali
il suo corpo ha 
un senso

si è accorto di me?
lo vorrei seduto per terra

Lucia Triolo: rapina

desiderarsi e parlar d’altro
e sono tutta impeto e coltelli
dietro ogni scatto una rapina

rapinare giorni, sogni
suoni
assenze, presenze
verità
rapinare bugie

ladra di cianfrusaglie
per bendare il dolore
tengo in tasca tutti i furti
sciabolate furtive
a un me che forse nasco
e forse no

e svetto alta e tua
per rapinare anche il nulla
che finge, 
come sempre retrocedendo
nel cuore

rapinare rapinare

io dai cento volti
cento anime, cento corpi, 
cento segreti
cento morti
una sola vita 
come tuo desco mai sazio 
sconsolato

una pessima strega
perde sempre la scopa

Lucia Triolo: la forma del desiderio

Sono io che mi avvicino?
Sei come la forma del desiderio
se il desiderio ha una forma

Vorrei suscitare
in te
ciò che mi accade
quando impasto i tuoi sguardi
nei miei scismi
e balza fuori improvvisa
quella riga che io non scrissi mai
dentro quella che non scrivesti tu

Una punta di dolore nel petto
appena percettibile
quasi di soppiatto
e i miei battiti rischiano l’infarto

Faccio fatica a cercarla,
ma l’avverto.
lievito fresco nella mia farina
come un intimo bisogno
di non nascondersi più

Mi basterebbe
una parola dopo l’altra
per non dire nulla

sciocche parole
non vogliono ammettere
quanto è capace di star
fermo il cuore

(ora in L. Triolo, Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola)