“La Sera del Dí di Festa” di Giacomo Leopardi: Un’Analisi Luminosa a Cura di Maria Pellino. Recensione a cura di Alessandria today

Nel contesto del mio blog “Alessandria Today”, Maria Pellino ci conduce attraverso un’analisi profonda e raffinata della lirica “La sera del dí di festa” di Giacomo Leopardi. Con uno sguardo acuto e una conoscenza approfondita, Pellino getta luce su questa composizione idilliaca, mostrandoci i sottili intrecci di significato e l’elegante riferimento a diverse influenze letterarie.

Giacomo Leopardi Wikipedia

“La Sera del Dí di Festa” di Giacomo Leopardi: Un’Analisi Luminosa a Cura di Maria Pellino. Recensione a cura di Alessandria today

La lirica si apre con un incipit notturno, una scena lunare che richiama il vago e l’immaginario, un’atmosfera simile a quella evocata nell’Iliade di Omero. Maria Pellino sottolinea la connessione di questo passaggio con l’opera di Leopardi che riflette sul concetto di poesia romantica, evidenziando come il poeta ricrei e reinterpreti queste immagini mitiche.g

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Attraverso l’uso magistrale dell’immaginario, Leopardi dipinge un quadro di serenità e solennità, che si riflette nell’interiorità del poeta stesso. Maria Pellino delinea abilmente la dualità tra il sentimento di solitudine e infelicità del poeta e la sua capacità di attingere alla bellezza e alla contemplazione della natura. Il poeta si trova a naufragare tra il ricordo delle glorie passate e l’accettazione malinconica del flusso del tempo, che porta via tutto come il suono che si dissolve nella notte.

L’analisi di Maria Pellino ci offre uno sguardo in profondità su questa lirica e sulle sfumature dei suoi versi. Attraverso il suo contributo esperto, siamo guidati in un viaggio attraverso il pensiero di Leopardi, cogliendo le sfumature di tristezza e bellezza che si mescolano armoniosamente nella sua poesia. “La Sera del Dí di Festa” emerge come una composizione che riflette la complessità dell’animo umano e l’interconnessione tra la natura, il tempo e l’esperienza umana.

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“Palinuro: Un Gioiello di Natura e Storia nella Costa Cilentana” (Grazie Google)

Situato lungo la costa cilentana in Campania, Palinuro offre un mix unico di bellezza naturale e ricchezza storica. Questa affascinante località turistica è un punto di riferimento per tutti coloro che cercano una vacanza immersi nella natura incontaminata, lontano dal trambusto delle grandi metropoli.

Foto Pixabay

“Palinuro: Un Gioiello di Natura e Storia nella Costa Cilentana”

Circondata dal Mar Tirreno, Palinuro è famosa per le sue bellissime spiagge, il mare cristallino, le suggestive grotte e i paesaggi mozzafiato. Le sue acque azzurre e le scogliere frastagliate creano un meraviglioso contrasto con il verde della vegetazione che domina l’entroterra, creando uno spettacolo di colori vivaci.

Tra le principali attrazioni naturalistiche c’è il promontorio di Capo Palinuro, da cui la località prende il nome, famoso per le sue numerose grotte volteggiate da miti e leggende. Tra queste, la Grotta Azzurra, così chiamata per l’effetto luminoso creato dalla rifrazione della luce sull’acqua, è senz’altro da visitare.

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Tuttavia, Palinuro non vanta solo un’incredibile bellezza naturale. È un luogo ricco di storia e cultura, dove mito e realtà si fondono per creare un’atmosfera unica. Palinuro, secondo la leggenda, era il nome del timoniere dell’eroe Enea, noto per essere stato maledetto dagli Dei e condannato a un sonno eterno, naufragando sulle coste del promontorio. 

Oggi, Palinuro è una meta turistica amata, con un’ampia scelta di attività all’aria aperta, come immersioni, escursioni, visite guidate alle grotte ed esplorazione dei dintorni ricchi di storia e tradizioni.

Impossibile resistere al suo fascino antico e alla sua bellezza nuda, che dall’acqua cristallina

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“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”. Recensione a cura di Alessandria today

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“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”. Recensione a cura di Alessandria today, post anche su Google news

La poesia “𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…” di Laura Neri Poesie è un toccante omaggio all’amore e alla memoria di una persona cara. Con parole delicate e sentite, l’autrice dipinge un ritratto dell’amato attraverso i ricordi che scaturiscono dalla sua voce, dalla sua gioia di vivere e dalle risate condivise.

“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”

Recensione:

Il poema inizia catturando l’attenzione del lettore con l’immagine suggestiva dell’eco della voce dell’amato, creando un’atmosfera intima e nostalgica fin dalle prime righe. La narrazione si sviluppa attraverso frammenti di ricordi, come le risate condivise e le serate in cui l’attesa era un dolce tormento, mentre l’autrice anticipava con gioia il ritorno dell’amato.

La poetessa sa affrontare con grande sensibilità il cambiamento drammatico di tono e atmosfera nel verso “Quella sera pioveva / cadesti nell’ acqua …”, una svolta inaspettata che tocca profondamente l’anima del lettore. La bellezza delle parole si combina con l’intensità delle emozioni, creando una narrazione potente e coinvolgente.

Laura Neri cattura l’essenza della relazione tra due anime affini che si cercano e si trovano, che condividono sogni e aspirazioni. L’immagine dell’amore come un inseguimento reciproco è forte e suggestiva, evocando l’idea di due individui destinati a condividere il cammino della vita.

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La poesia culmina con un tocco di speranza e di eternità, con l’autrice che chiede all’amato di restare vicino anche dopo la sua partenza. Questa richiesta si trasforma in un messaggio di amore che trascende il tempo e lo spazio, continuando ad accendere il cuore dell’autrice e dei lettori.

“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…” di Laura Neri Poesie è una poesia che tocca le corde più profonde dell’animo umano, esplorando temi universali come l’amore, la memoria e la perdita. Con una prosa sincera e profonda, l’autrice crea un’opera che risuona nel cuore dei lettori, offrendo un ritratto struggente dell’amore che vive oltre i confini della vita terrena.

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𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri Poesie

L’eco della tua voce

la tua voglia di vivere

Il ricordo delle nostre risate

mi riporta la gioia nel cuore.

Ogni sera le tue parole .Rientravi

ti aspettavo …

poi la mia gioia

preparavo per te

Quella sera pioveva

cadesti nell’

acqua …

Chissà se ricordi

Ridevo mentre ti guardavo

che uomo

eri bello…tutto era bello .

volere le stesse cose.

Due anime che si rincorrevano e si cercavano.

Stammi vicino anche ora

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Recensione a cura di Alessandria today

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“Portami Via: Una Poesia di Laura Neri che Abbraccia il Desiderio e la Nostalgia”. Recensione a cura di Alessandria today

La poesia “Portami via” di Laura Neri è un’opera toccante che cattura l’intensità del desiderio e la profondità della nostalgia. Con una prosa poetica, l’autrice dipinge un quadro di emozioni intense e desideri struggenti che prendono vita tra le parole.

“Portami Via: Una Poesia di Laura Neri che Abbraccia il Desiderio e la Nostalgia”. Recensione a cura di Alessandria today

Nel cuore della poesia, troviamo un richiamo all’amore e alla sua forza unificante. Il verso “E quando sentirai gridare il nome mio nel cuore tuo” evoca il potere dell’amore di attraversare spazi e tempi, di richiamare l’essenza stessa di una persona nel cuore di un altro.

L’immagine della luna frantumata e della ricerca tra le onde dei silenzi oscuri crea un’atmosfera di mistero e passione. Sotto un cielo cupo e una terra devastata, l’autrice dipinge un panorama emotivo che è allo stesso tempo oscuro e affascinante.

La poesia invita il lettore a un viaggio attraverso i ricordi, con l’idea di “sbucciare i ricordi in cerca dei suoi frutti”. Questo richiamo all’atto di rivivere i momenti passati è potente, poiché suggerisce che i ricordi contengano tesori nascosti da scoprire.

Il verso finale, “Portami via,” è una richiesta di fuga, un desiderio di essere portati via dalla realtà e immersi in un mondo di emozioni e ricordi condivisi. È un invito a unire le anime e a cercare la bellezza nei momenti vissuti insieme.

In conclusione, “Portami via” è una poesia che affonda le radici nel profondo delle emozioni umane. Laura Neri cattura il desiderio ardente e la nostalgia struggente con un linguaggio poetico che avvolge il lettore in un abbraccio caloroso. Una poesia che invita a riflettere sul potere dell’amore e dei ricordi nella nostra vita.

Portami via, di Laura Neri poesie 

E quando sentirai gridare il nome mio nel cuore tuo,

Frantumerai la luna e mi verrai a cercare.

Io sarò lì tra le onde dei silenzi oscuri,

Sotto un cielo cupo e una terra devastata da tempeste.

Nella penombra della sera appoggerai la tua testa alla mia,

e ce ne staremo lì a sbucciare i ricordi in cerca dei suoi frutti.

E quando in ogni angolo di tempo cancellerai i riflessi del passato,

Raccoglierai le perle riposte dentro il cuore mio.

Allora allungherò la mano e ti dirò…. 

Portami via.

Stagione Teatrale 2023-2024 del Teatro Filodrammatici di Milano – Comunicato stampa di Carlo Tomeo, Milano

P.A.U.R.A., acronimo di Pensare A Una Realtà Alternativaè il titolo che definisce la stagione 2023/2024 del Teatro Filodrammatici Milano.

Stato emotivo capace di generare in chi lo prova, un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo, P.A.U.R.A. nasconde in realtà il desiderio di cambiare le cose attraverso la volontà d’immaginare e perseguire ideali e sogni.

“Siamo fatti di fatiche, bisogni, aspirazioni e prospettive – affermano Tommaso Amadio e Bruno Fornasari, direttori artistici del Teatro Filodrammatici – che spesso viviamo in solitaria, con senso d’impotenza o addirittura con frustrazione e rabbia. Condividere queste energie vitali, questi stimoli a far cambiare le cose, è una possibilità che il teatro racconta come un materiale personale che diventa collettivo, come l’immaginazione di pochi che scatena la fantasia di tutti”.

“In teatro – proseguono i due – si può imparare a domare la paura col costante sforzo di trasformarla in possibilità di riscatto, salvezza, libertà di pensiero ed emozioni. Abbiamo quindi deciso di scegliere una parola così scomoda per provare ad esorcizzarla, per trasformarla, attraverso il gioco dell’acronimo, nella volontà di immaginare e perseguire ideali e sogni che sembrino al di là della realtà attuale”.

L’anno della P.A.U.R.A. sarà caratterizzato da numeri importanti: 8 mesi di programmazione, 13 spettacoli in cartellone, 4 produzioni originali del Teatro Filodrammatici di cui 2 inedite in prima nazionale. E ancora la nuova edizione del festival lgbtqia+ Lecite Visioni, i nuovi cicli dei format La storia a processoStoria & narrazione e molto altro ancora.

Il calendario 2023/2024 prenderà il via con due produzioni del Filodrammatici in prima nazionale: dal 5 al 15 ottobre 2023, The Trials (I processi) di Dawn King che condurrà gli spettatori in un futuro molto prossimo, in cui è cominciata la resa dei conti per la ferita inferta dall’umanità all’ambiente e con L’Amleto di nessuno (Hamlet of no one) di Nassim Soleimanpour (24 ottobre – 5 novembre 2023), autore di Coniglio bianco, coniglio rosso.

Basato su Blind Hamlet del drammaturgo iraniano, in cui una persona affronta la lenta perdita della vista, la paura di non poter più vedere il mondo e il fatto di non aver mai letto l’Amleto di William Shakespeare, lo spettacolo è una meditazione piena di sorprese su cosa significhi agire e interagire in un mondo che si sta pian piano sfuocando e riducendo.

Tra le altre produzioni del Teatro Filodrammatici spicca Bed Boy Jack di Bruno Fornasari (dall’8 al 25 febbraio 2024) che racconta un fatto realmente accaduto nei primi anni ’90 in Austria, sconvolta da una serie di omicidi di prostitute, compiuti da Jack Unterweger, il primo serial killer nella storia del Paese. Condannato all’ergastolo, Jack Unterweger, diventato un vero e proprio idolo tra gli intellettuali austriaci, riuscì a ottenere la libertà grazie all’appoggio dell’élite letteraria. Ma quando le indagini sugli assassini delle prostitute sembravano a un punto morto, la polizia cominciò a sospettare proprio dell’uomo che tutti credevano pienamente riabilitato. Il testo di Bruno Fornasari si svolge intorno al tentativo di Jack Unterweger di salvare ancora la vita attraverso il talento della scrittura.

Torna al Filodrammatici, dopo la prima messa in scena di gennaio 2023, A casa allo zoo di Edward Albee (dal 14 al 26 maggio 2024), una commedia che ritrae un’umanità sola, disabituata a comunicare in un mondo materialistico fatto d’ingiustizie e disparità sociali, raccontata dallo stile incalzante di Albee con amara ironia e la consueta maestria dialettica.

Nel weekend del 2 e 3 giugno 2024, torna CON_TESTO, la più folle e spiazzante festa del teatro creato in tempo reale, dopo l’edizione promossa dall’Institut del Teatre di Barcellona nel febbraio 2023.

Il progetto, ideato da Bruno Fornasari in collaborazione con Tommaso Amadio, è un esperimento dove drammaturghi, registi e attori dovranno, nell’arco di 24 ore, creare uno spettacolo originale, ispirato a notizie e fatti accaduti nella settimana precedente la data della messa in scena.

Come da tradizione il Teatro Filodrammatici accoglierà le produzioni di altri enti teatrali, tutte alla loro prima milanese.

La prima, dal 7 all’11 novembre 2023, sarà quella del Teatro del Loto, Teatrimolisani, con Figli di Abramo. Un patriarca, due figli, tre fedi e un attore di Svein Tindberg, un viaggio, con musica dal vivo, di un attore che da Gerusalemme si mette alla ricerca dell’Abramo perduto.

Dal 24 al 26 novembre 2023, la Fondazione Teatro Metastasio porta a Milano, Alexo di e con Claudio Morici, ospite fisso nelle passate edizioni del programma Propaganda LiveAlexo, versione spuria – italo-cinese, romana di Torpignattara – del più noto assistente vocale è freddo di fronte alle richieste del suo proprietario Claudio, ma si attiverà improvvisamente per conquistare, per conto del suo padrone, il cuore di una ragazza.

Dal 28 novembre al 3 dicembre 2023, A number di Caryl Churchill, una produzione del Teatro Libero di Palermo, affronta il tema del rapporto tra padre e figlio in una società contemporanea, dove la perfezione e l’adeguatezza sono diventati i nuovi dogmi da onorare, che s’incrocia con quello della clonazione, della sperimentazione genetica, in cui l’uomo vuole sostituirsi a Dio e creare i propri figli perfetti.

Dicembre è tradizionalmente il mese di Paolo Nani. L’attore e autore italiano sarà in scena il 19 e il 20 dicembre 2023 con La Lettera il suo evergreen, un successo che resiste da anni e che viene rappresentato ininterrottamente dal 2011 al Filodrammatici.

Quest’anno debutterà inoltre il suo nuovo spettacolo Piccoli miracoli, dal 12 al 17 dicembre 2023, nel quale Paolo Nani sperimenta un linguaggio scenico originale, dove si fondono teatro e arte visiva, interpretando il ruolo di un disegnatore, che sembra essersi chiuso per sempre all’interno del suo piccolo mondo, costituito unicamente dal suo studio.

Limfjordsteatret LIVETS SMÅ MIRAKLER Paolo Nani Foto: Lars Horn / Baghuset Dato: 09.09.21

Il nuovo anno sarà aperto dal 9 al 14 gennaio 2024, da Il racconto dell’ancella (produzione Teatro della Città) che riprende la sceneggiatura del romanzo distopico scritto nel 1985 dalla canadese Margaret Atwood, tornato alle cronache per il grande successo della serie televisiva The Handmaid’s Tale.

Martin Mc Donagh, già conosciuto per Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’Isola, è l’autore di Una mano mozzata a Spokane, che, dal 3 al 4 febbraio 2024, porterà in scena una dark comedy con protagonista Carmichael, un sicario di mezz’età a cui manca la mano sinistra e che cerca di ritrovare da 27 anni. Produzione ariaTeatro.

Dal 7 al 10 marzo 2024, ALONSO. Don Chisciotte tra reale e virtuale, una produzione ibrida tra teatro e realtà virtuale, scritta e diretta da Sara Meneghetti, con tre episodi pensati come un unico arco narrativo racchiuso da una cornice recitata dal vivo dall’attore premio Ubu Andrea Cosentino, che segue le vicende di un Don Chisciotte adolescente che erra per la pianura padana, in tempo di lockdown, spinto non dalla follia ma dall’immaginazione, suo rifugio e chiave per interpretare il mondo. Gli spettatori assisteranno allo spettacolo in parte attraverso visori per la realtà virtuale e in parte dal vivo.

Dal 21 al 24 marzo 2024, L’altro mondo. Piccole storie di cambiamento di Daniele Ronco tratto da L’altro mondo di Fabio Deotto, produzione Mulino ad Arte, è un viaggio in cui gli spettatori e le loro percezioni dei temi ambientali diventano centrali rispetto alla rappresentazione.

Anche quest’anno, dal 7 al 12 maggio 2024, torna Lecite visioni. Festival lgbtqia+, giunto alla sua undicesima edizione, per la direzione artistica di Michele Di Giacomo. Cinque giorni di spettacoli di teatro, danza e performance per raccontare vite, storie, temi, battaglie lgbtqia+, insieme a incontri, dibattiti, presentazioni e laboratori per discutere, approfondire, condividere.

Durante la stagione 2023/2024 si riproporranno i format di successo La Storia a processo, ideato da Elisa Greco, e Storia & narrazionea cura di Paolo Colombo.

Il primo trasforma il palco del Filodrammatici in un’aula di un tribunale, con imputati che hanno fatto la Storia e temi di stretta attualità che accenderanno dibattiti mostrando ogni volta la forte relazione tra passato e presente.

Il secondo è un ciclo di quattro appuntamenti che racconta la storia della seconda metà del secolo scorso in maniera appassionante, coinvolgente e divertente, attraverso le vicende di alcuni suoi protagonisti quale Martin Luther King, o di argomenti come la caduta del Muro di Berlino, la nascita della Disco Music o l’affermarsi dei Cartoni giapponesi.

Sulla scia di un successo sempre crescente, sono confermati anche per la prossima stagione I concerti della domenica, che propongono un cartellone di grande livello artistico allestito dal Maestro Roberto Porroni.

Milano, Teatro Filodrammatici – Piazza Paolo Ferrari, 6 (angolo via Filodrammatici)

STAGIONE 2023/2024

Prevendite alla biglietteria del Teatro Filodrammatici e su www.teatrofilodrammatici.eu

Informazioni:

biglietteria@teatrofilodrammatici.eu

Sito internet:

www.teatrofilodrammatici.eu

Biglietteria:

T +39 02 36727550

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Lucia Triolo: il cantastorie

Ecco il cantastorie in
candide vesti

pensavo giorni come rulli di tamburi
sedie che si spostano e poi rotolano sotto le gambe
impossibile appoggio 

la scena è una sintesi di inizi e fine:
una tavola imbandita di nulla e di nulla
-era questo il piatto forte-
che volto hanno gli attori e che voce?

chi vive la scena sa che la voce è
la sommossa nel testo: l’unica rivoluzione e
il testo è il tuo destino
la solita vecchia storia nuova e diversa da
raccontare ai ….

ognuno dica a chi

tu spettatore
coraggio: apri il sipario
entra: conficcati in scena
come pugnale in aria
la tua parte ti attende
non lasciarla orfana di te

ciò che credevi centro puoi
leggerlo in sequenza: sta fuggendo
schizza di fango la veste al
cantastorie

lontano è ormai
l’ amore

Un inno all’amore vero  quello di Montale nella lirica “Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale “Gabriella Paci

“Satura” è la raccolta poetica di Montale il cui titolo deriva dal latino “Satura lanx” ovvero piatto pieno di cibo che spesso era dono votivo per gli dei in cui si trova la sezione “Xenia” parola che significa le offerte ai defunti. Qui compare la poesia “Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale “il cui titolo è riconducibile dunque a due motivazioni che sono l’invocazione al divino e l’offerta poetica alla deceduta.moglie, Drusilla Tanzi .

La poesia di Montale è davvero una lirica che vuol essere ,con un linguaggio semplice eppure altamente evocativo, un ‘offerta ,un dono che celebri la figura della donna amata ,anch’essa un dono, senza tuttavia delinearla  in modo concreto.

Versi che raccontano la quotidianità

Già nell’incipit della poesia , si trova una qualità imprescindibile della donna: quella di far scendere e dunque riportare alla realtà un sognatore, un uomo che non sa o non vuole ancorarsi alla realtà e che ha sempre quel senso di vuoto che lo caratterizza.

Quel braccio offerto in sostegno alla moglie sarà in realtà un appoggio per le fragilità del poeta e quell’iperbole “almeno un milione di scale “vuol da subito sottolineare una ripetitività di occasioni di vita che necessitano di un sostegno, di un amore che lo aiuti nel suo percorso esistenziale.

Un viaggio a due che ,come dice con un ossimoro, forse è stato lungo ma il tempo è relativo e può essere breve se lo si vive con il piacere e la necessità della condivisione  

Il vuoto esistenziale

La fragilità del poeta si rivela nella sua interezza ora che è più che mai consapevole che la realtà non è fatta di impegni , di lavoro, di orari e di sconfitte perché c’è una realtà interiore che sfugge alle prenotazioni e allo scandire degli incarichi da svolgere che, comunque, la donna gli ricordava ,tenendolo ancorato alla concretezza .

E’ quel vuoto ,quel male di vivere che riaffiora in Montale ora che è privo della sua ancora di salvezza a cui si  stava aggrappato .E lo scendere ora, appare un miraggio  che il poeta ripete, quasi a creare un’invocazione o  un grido di dolore per quella quotidianità così banale eppure così essenziale.

Il saper guardare della donna

In questi endecasillabi liberi il poeta ci ricorda che non è il “vedere la realtà “ che è importante ma il saper guardare a fondo ,tanto è vero che non era poi così importante che lui guardasse gli scalini dove posare i piedi per aiutare la donna, quanto fosse lei, benchè assai debole di vista, a vedere oltre quello che appare e a costituire quindi la sua luce e la sua vista.

Conclusione

 Questa lirica,diventata una delle più celebri del poeta premio Nobel, ci fa capire il ruolo evocativo della poesia dove oltre alla concretezza di oggetti, luoghi o persone, il messaggio simbolico ci porta ad ampliare la situazione descritta diventando paradigma del percorso esistenziale, spesso apparentemente dipendente dagli impegni lavorativi e da smanie di successo mentre in realtà dovremmo interrogarci sul senso della vita vera e sulla morte, che nella nostra società laica finisce per assumere la connotazione di un evento senza risvolti.

Il fatto che Montale chiami la sua raccolta Xenia ci ricorda la fiducia degli antichi nell’esistenza ultraterrena e sul fatto che il dono possa in qualche modo rappresentare un elemento di continuità tra i vivi e i morti.

E’altresì una delle più belle dichiarazioni d’amore in poesia che .pur non ricorrendo a frasi e a temi usuali, ci fa capire quanto la presenza di una donna. di cui non si presentano lusinghe estetiche, sia stata fondamentale per il poeta e il gesto di scendere insieme le scale nasconde una potente intimità elettiva e un amore oltre, appunto, la fisicità che può ,con il tempo, venire a mancare.

Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale

Ho sceso,dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

APPRODI (impoesia)

APPRODI

Approdare? A guardare bene

non esiste nessun approdo.

Abbiamo davvero poche certezze

(si contano sulle dita d’una mano);

sono il nostro terreno che giorno

dopo giorno si sfalda 

sotto i piedi. Basta poco,

magari un niente per

smontare le nostre meccaniche

razionali.  Importante

è mangiare pane e companatico,

avere salute, essere autosufficienti, 

avere da campare (chissà per quanto

ancora poi?), dimenticare i torti subiti,

gli amori non corrisposti,

il disagio, il dolore provato

o che pensavamo di provare

da giovani.

Le auto sfrecciano sulla

circonvallazione, un opuscolo 

pubblicitario è in balia del vento

caldo, un anziano porta a spasso

il suo cane; arriva in lontananza

dalle case il vociare delle famiglie, 

un uomo brizzolato lava la sua macchina

in giardino, dei ragazzi nello spiazzo

sono a torso nudo sotto

il sole battente e forse

tutti abbiamo margini 

di miglioramento,  perfino

le nostre esistenze potrebbero

avere margini di miglioramento. 

È domenica. La calura ci attanaglia.

I meteorologi dicono che gli anticicloni

subsahariani hanno preso il posto

dell’anticiclone delle Azzorre.

Forse noi sopravviveremo ancora,

ma dall’Antropocene all’abisso 

il passo è breve

e nessuno è disposto a fare

piccole rinunce per salvare

le prossime generazioni,

mentre nei circoli letterari

si discute animatamente

se sia meglio in poesia

l’intimismo o l’impersonalità. 

Viene sera e confidiamo di impatrichirci

ancora con la vita, ora che

qualcuno ci chiede informazioni 

e mentre noi ci apprestiamo 

a darle se ne va e chiede

ad altri passanti, ritenuti più svegli,

e rimaniamo interdetti sul da farsi

e poi affrettiamo il passo

e ritorniamo a casa;

deve essere così morire:

essere fraintesi totalmente 

come degli idioti

o lasciati soli inaspettatamente 

nel disinteresse generale

in un pomeriggio estivo qualsiasi

in una strada  periferica polverosa.

Sospesa in attesa,Gabriella Paci

La pratica inevasa del pianto

diventa pozza dopo il temporale

pozzo nel fondale dell’anima

 dove  galleggiano parole e volti

a richiamo struggente di un tempo

           sempre troppo vicino al cuore.

Attendo la quiete dopo la tempesta

che riporti sperata chiarità nel cielo

e rifletta le stelle sul pelo dell’acqua.

Respiro di pace è il canto delle

rondini  e il colore mai dismesso

delle rose selvatiche a coprire lo

sbrano del muro tra le ortiche

anche se code di nubi vagano

            indomite su strade senza bordi.

Oggi però resto sospesa in attesa

di placare l’arsura con

                                un sorso d’azzurro.

Lucia Triolo: l’io di oggi

non so leggere
in me
mi è cascato sul nome
un percorso, 

cambia
quando la luna
cede il posto al sole
e il non senso, il pellegrino
ha fragranza di pane

sfilano per strada le insegne 
che seccano di caldo
e tutte le mie finte
messe sotto vuoto

il tuo fraintendimento 
profuma di domanda:
mi fa inventare questo 
io di oggi

certo, mangerà da solo  
in ritardo com’è sull’ io di ieri
perché quella bestia
è un altarino già stipato

e non si incontreranno

lucia triolo: gabbia

“Una gabbia andò in cerca di un uccello”
Franz Kafka, aforismi

la scimmia
faceva toletta
in gabbia

una gabbia andava in cerca di un uccello

dava lieve il suo belletto
di saliva 
al pappagallo
quasi un’insidia quel gesto 
alla parola:

“più forte urla più forte
la parola è GABBIA!”

Jack (scimmia) | Pirati dei Caraibi Wiki | Fandom

Una bella serata con l’amico mio…

Bella serata con l’amico mio, che per una sera non ha neanche smanettato al telefono. Abbiamo mangiato un ottimo kebab indiano. Abbiamo camminato e sudato parecchio. Poi ci siamo fermati a una panchina e abbiamo parlato dei nostri problemi. Questa convivialità e questa amicizia ci vogliono a entrambi. L’importante era ritrovarsi insieme, sfogarsi, raccontare aneddoti, cercare di ritrovare quel sottile filo rosso che lega il nostro passato, anche remoto, al presente. Ci conosciamo da più di 40 anni. È cambiato il mondo, sono cambiate troppe cose e troppe persone (le bimbe sono ora vecchie, come scriveva Guccini in “Piccola città”), ma siamo rimasti amici, nonostante che abbiamo due vite totalmente diverse, quasi agli antipodi. E cos’è che ci lega? Il fatto che ci capiamo all’istante, che abbiamo condiviso tante cose, che abbiamo vissuto tante stagioni insieme. Sono immancabili per noi questi appuntamenti, uscire una sera al mese, perché riusciamo a far coesistere leggerezza e profondità, discorsi impegnati e battute in un clima agrodolce perenne stile “Amici miei”. Attraversiamo tutti gli stati d’animo e tutti gli stati mentali nelle nostre serate; si ripercorre a ritroso le nostre vite e poi talvolta si dà sfogo all’immaginazione, proiettandoci nel futuro. Ci sono slanci vitali e momenti di malinconia. Si parla dei mille casi della vita e degli illimitati modi di morire, per tre quarti d’ora ieri abbiamo parlato di donne per poi scivolare immancabilmente su chi era morto giovane in questa cittadina negli ultimi giorni (“Oggi ci sei, ma domani non lo sai. Forse domani non ci sei più”. E quando al liceo si leggeva nei libri di letteratura della precarietà dell’esistenza non era come ora, che ci troviamo di fronte al fatto compiuto). E si parla di quasi tutto, perché ci si confida e ci sono tante cose che l’uno sa dell’altro. E io non sono una bella donna per lui, né lui è una bella donna per me, ma c’è bisogno ogni tanto di dare valore a una bella amicizia disinteressata e genuina, che sa stare in superficie e che però va anche alla radice delle cose. Passerà anche questa estate torrida.