Nel contesto del mio blog “Alessandria Today”, Maria Pellino ci conduce attraverso un’analisi profonda e raffinata della lirica “La sera del dí di festa” di Giacomo Leopardi. Con uno sguardo acuto e una conoscenza approfondita, Pellino getta luce su questa composizione idilliaca, mostrandoci i sottili intrecci di significato e l’elegante riferimento a diverse influenze letterarie.
Giacomo Leopardi Wikipedia
“La Sera del Dí di Festa” di Giacomo Leopardi: Un’Analisi Luminosa a Cura di Maria Pellino. Recensione a cura di Alessandria today
La lirica si apre con un incipit notturno, una scena lunare che richiama il vago e l’immaginario, un’atmosfera simile a quella evocata nell’Iliade di Omero. Maria Pellino sottolinea la connessione di questo passaggio con l’opera di Leopardi che riflette sul concetto di poesia romantica, evidenziando come il poeta ricrei e reinterpreti queste immagini mitiche.g
Attraverso l’uso magistrale dell’immaginario, Leopardi dipinge un quadro di serenità e solennità, che si riflette nell’interiorità del poeta stesso. Maria Pellino delinea abilmente la dualità tra il sentimento di solitudine e infelicità del poeta e la sua capacità di attingere alla bellezza e alla contemplazione della natura. Il poeta si trova a naufragare tra il ricordo delle glorie passate e l’accettazione malinconica del flusso del tempo, che porta via tutto come il suono che si dissolve nella notte.
L’analisi di Maria Pellino ci offre uno sguardo in profondità su questa lirica e sulle sfumature dei suoi versi. Attraverso il suo contributo esperto, siamo guidati in un viaggio attraverso il pensiero di Leopardi, cogliendo le sfumature di tristezza e bellezza che si mescolano armoniosamente nella sua poesia. “La Sera del Dí di Festa” emerge come una composizione che riflette la complessità dell’animo umano e l’interconnessione tra la natura, il tempo e l’esperienza umana.
Situato lungo la costa cilentana in Campania, Palinuro offre un mix unico di bellezza naturale e ricchezza storica. Questa affascinante località turistica è un punto di riferimento per tutti coloro che cercano una vacanza immersi nella natura incontaminata, lontano dal trambusto delle grandi metropoli.
Foto Pixabay
“Palinuro: Un Gioiello di Natura e Storia nella Costa Cilentana”
Circondata dal Mar Tirreno, Palinuro è famosa per le sue bellissime spiagge, il mare cristallino, le suggestive grotte e i paesaggi mozzafiato. Le sue acque azzurre e le scogliere frastagliate creano un meraviglioso contrasto con il verde della vegetazione che domina l’entroterra, creando uno spettacolo di colori vivaci.
Tra le principali attrazioni naturalistiche c’è il promontorio di Capo Palinuro, da cui la località prende il nome, famoso per le sue numerose grotte volteggiate da miti e leggende. Tra queste, la Grotta Azzurra, così chiamata per l’effetto luminoso creato dalla rifrazione della luce sull’acqua, è senz’altro da visitare.
Tuttavia, Palinuro non vanta solo un’incredibile bellezza naturale. È un luogo ricco di storia e cultura, dove mito e realtà si fondono per creare un’atmosfera unica. Palinuro, secondo la leggenda, era il nome del timoniere dell’eroe Enea, noto per essere stato maledetto dagli Dei e condannato a un sonno eterno, naufragando sulle coste del promontorio.
Oggi, Palinuro è una meta turistica amata, con un’ampia scelta di attività all’aria aperta, come immersioni, escursioni, visite guidate alle grotte ed esplorazione dei dintorni ricchi di storia e tradizioni.
Impossibile resistere al suo fascino antico e alla sua bellezza nuda, che dall’acqua cristallina
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“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢… di Laura Neri: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”. Recensione a cura di Alessandria today
La poesia “𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…” di Laura Neri Poesie è un toccante omaggio all’amore e alla memoria di una persona cara. Con parole delicate e sentite, l’autrice dipinge un ritratto dell’amato attraverso i ricordi che scaturiscono dalla sua voce, dalla sua gioia di vivere e dalle risate condivise.
“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…: Un Inno alla Memoria e all’Amore Eterno”
Recensione:
Il poema inizia catturando l’attenzione del lettore con l’immagine suggestiva dell’eco della voce dell’amato, creando un’atmosfera intima e nostalgica fin dalle prime righe. La narrazione si sviluppa attraverso frammenti di ricordi, come le risate condivise e le serate in cui l’attesa era un dolce tormento, mentre l’autrice anticipava con gioia il ritorno dell’amato.
La poetessa sa affrontare con grande sensibilità il cambiamento drammatico di tono e atmosfera nel verso “Quella sera pioveva / cadesti nell’ acqua …”, una svolta inaspettata che tocca profondamente l’anima del lettore. La bellezza delle parole si combina con l’intensità delle emozioni, creando una narrazione potente e coinvolgente.
Laura Neri cattura l’essenza della relazione tra due anime affini che si cercano e si trovano, che condividono sogni e aspirazioni. L’immagine dell’amore come un inseguimento reciproco è forte e suggestiva, evocando l’idea di due individui destinati a condividere il cammino della vita.
La poesia culmina con un tocco di speranza e di eternità, con l’autrice che chiede all’amato di restare vicino anche dopo la sua partenza. Questa richiesta si trasforma in un messaggio di amore che trascende il tempo e lo spazio, continuando ad accendere il cuore dell’autrice e dei lettori.
“𝗦𝗢𝗥𝗥𝗜𝗗𝗢…” di Laura Neri Poesie è una poesia che tocca le corde più profonde dell’animo umano, esplorando temi universali come l’amore, la memoria e la perdita. Con una prosa sincera e profonda, l’autrice crea un’opera che risuona nel cuore dei lettori, offrendo un ritratto struggente dell’amore che vive oltre i confini della vita terrena.
La poesia “Portami via” di Laura Neri è un’opera toccante che cattura l’intensità del desiderio e la profondità della nostalgia. Con una prosa poetica, l’autrice dipinge un quadro di emozioni intense e desideri struggenti che prendono vita tra le parole.
“Portami Via: Una Poesia di Laura Neri che Abbraccia il Desiderio e la Nostalgia”. Recensione a cura di Alessandria today
Nel cuore della poesia, troviamo un richiamo all’amore e alla sua forza unificante. Il verso “E quando sentirai gridare il nome mio nel cuore tuo” evoca il potere dell’amore di attraversare spazi e tempi, di richiamare l’essenza stessa di una persona nel cuore di un altro.
L’immagine della luna frantumata e della ricerca tra le onde dei silenzi oscuri crea un’atmosfera di mistero e passione. Sotto un cielo cupo e una terra devastata, l’autrice dipinge un panorama emotivo che è allo stesso tempo oscuro e affascinante.
La poesia invita il lettore a un viaggio attraverso i ricordi, con l’idea di “sbucciare i ricordi in cerca dei suoi frutti”. Questo richiamo all’atto di rivivere i momenti passati è potente, poiché suggerisce che i ricordi contengano tesori nascosti da scoprire.
Il verso finale, “Portami via,” è una richiesta di fuga, un desiderio di essere portati via dalla realtà e immersi in un mondo di emozioni e ricordi condivisi. È un invito a unire le anime e a cercare la bellezza nei momenti vissuti insieme.
In conclusione, “Portami via” è una poesia che affonda le radici nel profondo delle emozioni umane. Laura Neri cattura il desiderio ardente e la nostalgia struggente con un linguaggio poetico che avvolge il lettore in un abbraccio caloroso. Una poesia che invita a riflettere sul potere dell’amore e dei ricordi nella nostra vita.
Portami via, di Laura Neri poesie
E quando sentirai gridare il nome mio nel cuore tuo,
Frantumerai la luna e mi verrai a cercare.
Io sarò lì tra le onde dei silenzi oscuri,
Sotto un cielo cupo e una terra devastata da tempeste.
Nella penombra della sera appoggerai la tua testa alla mia,
e ce ne staremo lì a sbucciare i ricordi in cerca dei suoi frutti.
E quando in ogni angolo di tempo cancellerai i riflessi del passato,
Raccoglierai le perle riposte dentro il cuore mio.
P.A.U.R.A., acronimo di Pensare A Una Realtà Alternativa, è il titolo che definisce la stagione 2023/2024 del Teatro Filodrammatici Milano.
Stato emotivo capace di generare in chi lo prova, un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo, P.A.U.R.A. nasconde in realtà il desiderio di cambiare le cose attraverso la volontà d’immaginare e perseguire ideali e sogni.
“Siamo fatti di fatiche, bisogni, aspirazioni e prospettive – affermano Tommaso Amadio e Bruno Fornasari, direttori artistici del Teatro Filodrammatici – che spesso viviamo in solitaria, con senso d’impotenza o addirittura con frustrazione e rabbia. Condividere queste energie vitali, questi stimoli a far cambiare le cose, è una possibilità che il teatro racconta come un materiale personale che diventa collettivo, come l’immaginazione di pochi che scatena la fantasia di tutti”.
“In teatro – proseguono i due – si può imparare a domare la paura col costante sforzo di trasformarla in possibilità di riscatto, salvezza, libertà di pensiero ed emozioni. Abbiamo quindi deciso di scegliere una parola così scomoda per provare ad esorcizzarla, per trasformarla, attraverso il gioco dell’acronimo, nella volontà di immaginare e perseguire ideali e sogni che sembrino al di là della realtà attuale”.
L’anno della P.A.U.R.A. sarà caratterizzato da numeri importanti: 8 mesi di programmazione, 13 spettacoli in cartellone, 4 produzioni originali del Teatro Filodrammatici di cui 2 inedite in prima nazionale. E ancora la nuova edizione del festival lgbtqia+ Lecite Visioni, i nuovi cicli dei format La storia a processo, Storia & narrazione e molto altro ancora.
Il calendario 2023/2024 prenderà il via con due produzioni del Filodrammatici in prima nazionale: dal 5 al 15 ottobre 2023, The Trials (I processi) di Dawn King che condurrà gli spettatori in un futuro molto prossimo, in cui è cominciata la resa dei conti per la ferita inferta dall’umanità all’ambiente e con L’Amleto di nessuno (Hamlet of no one) di Nassim Soleimanpour (24 ottobre – 5 novembre 2023), autore di Coniglio bianco, coniglio rosso.
Basato su Blind Hamlet del drammaturgo iraniano, in cui una persona affronta la lenta perdita della vista, la paura di non poter più vedere il mondo e il fatto di non aver mai letto l’Amleto di William Shakespeare, lo spettacolo è una meditazione piena di sorprese su cosa significhi agire e interagire in un mondo che si sta pian piano sfuocando e riducendo.
Tra le altre produzioni del Teatro Filodrammatici spicca Bed Boy Jack di Bruno Fornasari (dall’8 al 25 febbraio 2024) che racconta un fatto realmente accaduto nei primi anni ’90 in Austria, sconvolta da una serie di omicidi di prostitute, compiuti da Jack Unterweger, il primo serial killer nella storia del Paese. Condannato all’ergastolo, Jack Unterweger, diventato un vero e proprio idolo tra gli intellettuali austriaci, riuscì a ottenere la libertà grazie all’appoggio dell’élite letteraria. Ma quando le indagini sugli assassini delle prostitute sembravano a un punto morto, la polizia cominciò a sospettare proprio dell’uomo che tutti credevano pienamente riabilitato. Il testo di Bruno Fornasari si svolge intorno al tentativo di Jack Unterweger di salvare ancora la vita attraverso il talento della scrittura.
Torna al Filodrammatici, dopo la prima messa in scena di gennaio 2023, A casa allo zoo di Edward Albee (dal 14 al 26 maggio 2024), una commedia che ritrae un’umanità sola, disabituata a comunicare in un mondo materialistico fatto d’ingiustizie e disparità sociali, raccontata dallo stile incalzante di Albee con amara ironia e la consueta maestria dialettica.
Nel weekend del 2 e 3 giugno 2024, torna CON_TESTO, la più folle e spiazzante festa del teatro creato in tempo reale, dopo l’edizione promossa dall’Institut del Teatre di Barcellona nel febbraio 2023.
Il progetto, ideato da Bruno Fornasari in collaborazione con Tommaso Amadio, è un esperimento dove drammaturghi, registi e attori dovranno, nell’arco di 24 ore, creare uno spettacolo originale, ispirato a notizie e fatti accaduti nella settimana precedente la data della messa in scena.
Come da tradizione il Teatro Filodrammatici accoglierà le produzioni di altri enti teatrali, tutte alla loro prima milanese.
La prima, dal 7 all’11 novembre 2023, sarà quella del Teatro del Loto, Teatrimolisani, con Figli di Abramo. Un patriarca, due figli, tre fedi e un attore di Svein Tindberg, un viaggio, con musica dal vivo, di un attore che da Gerusalemme si mette alla ricerca dell’Abramo perduto.
Dal 24 al 26 novembre 2023, la Fondazione Teatro Metastasio porta a Milano, Alexo di e con Claudio Morici, ospite fisso nelle passate edizioni del programma Propaganda Live. Alexo, versione spuria – italo-cinese, romana di Torpignattara – del più noto assistente vocale è freddo di fronte alle richieste del suo proprietario Claudio, ma si attiverà improvvisamente per conquistare, per conto del suo padrone, il cuore di una ragazza.
Dal 28 novembre al 3 dicembre 2023, A number di Caryl Churchill, una produzione del Teatro Libero di Palermo, affronta il tema del rapporto tra padre e figlio in una società contemporanea, dove la perfezione e l’adeguatezza sono diventati i nuovi dogmi da onorare, che s’incrocia con quello della clonazione, della sperimentazione genetica, in cui l’uomo vuole sostituirsi a Dio e creare i propri figli perfetti.
Dicembre è tradizionalmente il mese di Paolo Nani. L’attore e autore italiano sarà in scena il 19 e il 20 dicembre 2023 con La Lettera il suo evergreen, un successo che resiste da anni e che viene rappresentato ininterrottamente dal 2011 al Filodrammatici.
Quest’anno debutterà inoltre il suo nuovo spettacolo Piccoli miracoli, dal 12 al 17 dicembre 2023, nel quale Paolo Nani sperimenta un linguaggio scenico originale, dove si fondono teatro e arte visiva, interpretando il ruolo di un disegnatore, che sembra essersi chiuso per sempre all’interno del suo piccolo mondo, costituito unicamente dal suo studio.
Limfjordsteatret LIVETS SMÅ MIRAKLER Paolo Nani Foto: Lars Horn / Baghuset Dato: 09.09.21
Il nuovo anno sarà aperto dal 9 al 14 gennaio 2024, da Il racconto dell’ancella (produzione Teatro della Città) che riprende la sceneggiatura del romanzo distopico scritto nel 1985 dalla canadese Margaret Atwood, tornato alle cronache per il grande successo della serie televisiva The Handmaid’s Tale.
Martin Mc Donagh, già conosciuto per Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’Isola, è l’autore di Una mano mozzata a Spokane, che, dal 3 al 4 febbraio 2024, porterà in scena una dark comedy con protagonista Carmichael, un sicario di mezz’età a cui manca la mano sinistra e che cerca di ritrovare da 27 anni. Produzione ariaTeatro.
Dal 7 al 10 marzo 2024, ALONSO. Don Chisciotte tra reale e virtuale, una produzione ibrida tra teatro e realtà virtuale, scritta e diretta da Sara Meneghetti, con tre episodi pensati come un unico arco narrativo racchiuso da una cornice recitata dal vivo dall’attore premio Ubu Andrea Cosentino, che segue le vicende di un Don Chisciotte adolescente che erra per la pianura padana, in tempo di lockdown, spinto non dalla follia ma dall’immaginazione, suo rifugio e chiave per interpretare il mondo. Gli spettatori assisteranno allo spettacolo in parte attraverso visori per la realtà virtuale e in parte dal vivo.
Dal 21 al 24 marzo 2024, L’altro mondo. Piccole storie di cambiamento di Daniele Ronco tratto da L’altro mondo di Fabio Deotto, produzione Mulino ad Arte, è un viaggio in cui gli spettatori e le loro percezioni dei temi ambientali diventano centrali rispetto alla rappresentazione.
Anche quest’anno, dal 7 al 12 maggio 2024, torna Lecite visioni. Festival lgbtqia+, giunto alla sua undicesima edizione, per la direzione artistica di Michele Di Giacomo. Cinque giorni di spettacoli di teatro, danza e performance per raccontare vite, storie, temi, battaglie lgbtqia+, insieme a incontri, dibattiti, presentazioni e laboratori per discutere, approfondire, condividere.
Durante la stagione 2023/2024 si riproporranno i format di successo La Storia a processo, ideato da Elisa Greco, e Storia & narrazione, a cura di Paolo Colombo.
Il primo trasforma il palco del Filodrammatici in un’aula di un tribunale, con imputati che hanno fatto la Storia e temi di stretta attualità che accenderanno dibattiti mostrando ogni volta la forte relazione tra passato e presente.
Il secondo è un ciclo di quattro appuntamenti che racconta la storia della seconda metà del secolo scorso in maniera appassionante, coinvolgente e divertente, attraverso le vicende di alcuni suoi protagonisti quale Martin Luther King, o di argomenti come la caduta del Muro di Berlino, la nascita della Disco Music o l’affermarsi dei Cartoni giapponesi.
Sulla scia di un successo sempre crescente, sono confermati anche per la prossima stagione I concerti della domenica, che propongono un cartellone di grande livello artistico allestito dal Maestro Roberto Porroni.
Milano, Teatro Filodrammatici – Piazza Paolo Ferrari, 6 (angolo via Filodrammatici)
pensavo giorni come rulli di tamburi sedie che si spostano e poi rotolano sotto le gambe impossibile appoggio
la scena è una sintesi di inizi e fine: una tavola imbandita di nulla e di nulla -era questo il piatto forte- che volto hanno gli attori e che voce?
chi vive la scena sa che la voce è la sommossa nel testo: l’unica rivoluzione e il testo è il tuo destino la solita vecchia storia nuova e diversa da raccontare ai ….
ognuno dica a chi
tu spettatore coraggio: apri il sipario entra: conficcati in scena come pugnale in aria la tua parte ti attende non lasciarla orfana di te
ciò che credevi centro puoi leggerlo in sequenza: sta fuggendo schizza di fango la veste al cantastorie
“Satura” è la raccolta poetica di Montale il cui titolo deriva dal latino “Satura lanx” ovvero piatto pieno di cibo che spesso era dono votivo per gli dei in cui si trova la sezione “Xenia” parola che significa le offerte ai defunti. Qui compare la poesia “Ho sceso,dandoti il braccio,almeno unmilione di scale “il cui titolo è riconducibile dunque a due motivazioni che sono l’invocazione al divino e l’offerta poetica alla deceduta.moglie, Drusilla Tanzi .
La poesia di Montale è davvero una lirica che vuol essere ,con un linguaggio semplice eppure altamente evocativo, un ‘offerta ,un dono che celebri la figura della donna amata ,anch’essa un dono, senza tuttavia delinearla in modo concreto.
Versi che raccontano la quotidianità
Già nell’incipit della poesia , si trova una qualità imprescindibile della donna: quella di far scendere e dunque riportare alla realtà un sognatore, un uomo che non sa o non vuole ancorarsi alla realtà e che ha sempre quel senso di vuoto che lo caratterizza.
Quel braccio offerto in sostegno alla moglie sarà in realtà un appoggio per le fragilità del poeta e quell’iperbole “almeno un milione di scale “vuol da subito sottolineare una ripetitività di occasioni di vita che necessitano di un sostegno, di un amore che lo aiuti nel suo percorso esistenziale.
Un viaggio a due che ,come dice con un ossimoro, forse è stato lungo ma il tempo è relativo e può essere breve se lo si vive con il piacere e la necessità della condivisione
Il vuoto esistenziale
La fragilità del poeta si rivela nella sua interezza ora che è più che mai consapevole che la realtà non è fatta di impegni , di lavoro, di orari e di sconfitte perché c’è una realtà interiore che sfugge alle prenotazioni e allo scandire degli incarichi da svolgere che, comunque, la donna gli ricordava ,tenendolo ancorato alla concretezza .
E’ quel vuoto ,quel male di vivere che riaffiora in Montale ora che è privo della sua ancora di salvezza a cui si stava aggrappato .E lo scendere ora, appare un miraggio che il poeta ripete, quasi a creare un’invocazione o un grido di dolore per quella quotidianità così banale eppure così essenziale.
Il saper guardare della donna
In questi endecasillabi liberi il poeta ci ricorda che non è il “vedere la realtà “ che è importante ma il saper guardare a fondo ,tanto è vero che non era poi così importante che lui guardasse gli scalini dove posare i piedi per aiutare la donna, quanto fosse lei, benchè assai debole di vista, a vedere oltre quello che appare e a costituire quindi la sua luce e la sua vista.
Conclusione
Questa lirica,diventata una delle più celebri del poeta premio Nobel, ci fa capire il ruolo evocativo della poesia dove oltre alla concretezza di oggetti, luoghi o persone, il messaggio simbolico ci porta ad ampliare la situazione descritta diventando paradigma del percorso esistenziale, spesso apparentemente dipendente dagli impegni lavorativi e da smanie di successo mentre in realtà dovremmo interrogarci sul senso della vita vera e sulla morte, che nella nostra società laica finisce per assumere la connotazione di un evento senza risvolti.
Il fatto che Montale chiami la sua raccolta Xenia ci ricorda la fiducia degli antichi nell’esistenza ultraterrena e sul fatto che il dono possa in qualche modo rappresentare un elemento di continuità tra i vivi e i morti.
E’altresì una delle più belle dichiarazioni d’amore in poesia che .pur non ricorrendo a frasi e a temi usuali, ci fa capire quanto la presenza di una donna. di cui non si presentano lusinghe estetiche, sia stata fondamentale per il poeta e il gesto di scendere insieme le scale nasconde una potente intimità elettiva e un amore oltre, appunto, la fisicità che può ,con il tempo, venire a mancare.
Ho sceso,dandoti il braccio,almeno un milione di scale
Ho sceso,dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Bella serata con l’amico mio, che per una sera non ha neanche smanettato al telefono. Abbiamo mangiato un ottimo kebab indiano. Abbiamo camminato e sudato parecchio. Poi ci siamo fermati a una panchina e abbiamo parlato dei nostri problemi. Questa convivialità e questa amicizia ci vogliono a entrambi. L’importante era ritrovarsi insieme, sfogarsi, raccontare aneddoti, cercare di ritrovare quel sottile filo rosso che lega il nostro passato, anche remoto, al presente. Ci conosciamo da più di 40 anni. È cambiato il mondo, sono cambiate troppe cose e troppe persone (le bimbe sono ora vecchie, come scriveva Guccini in “Piccola città”), ma siamo rimasti amici, nonostante che abbiamo due vite totalmente diverse, quasi agli antipodi. E cos’è che ci lega? Il fatto che ci capiamo all’istante, che abbiamo condiviso tante cose, che abbiamo vissuto tante stagioni insieme. Sono immancabili per noi questi appuntamenti, uscire una sera al mese, perché riusciamo a far coesistere leggerezza e profondità, discorsi impegnati e battute in un clima agrodolce perenne stile “Amici miei”. Attraversiamo tutti gli stati d’animo e tutti gli stati mentali nelle nostre serate; si ripercorre a ritroso le nostre vite e poi talvolta si dà sfogo all’immaginazione, proiettandoci nel futuro. Ci sono slanci vitali e momenti di malinconia. Si parla dei mille casi della vita e degli illimitati modi di morire, per tre quarti d’ora ieri abbiamo parlato di donne per poi scivolare immancabilmente su chi era morto giovane in questa cittadina negli ultimi giorni (“Oggi ci sei, ma domani non lo sai. Forse domani non ci sei più”. E quando al liceo si leggeva nei libri di letteratura della precarietà dell’esistenza non era come ora, che ci troviamo di fronte al fatto compiuto). E si parla di quasi tutto, perché ci si confida e ci sono tante cose che l’uno sa dell’altro. E io non sono una bella donna per lui, né lui è una bella donna per me, ma c’è bisogno ogni tanto di dare valore a una bella amicizia disinteressata e genuina, che sa stare in superficie e che però va anche alla radice delle cose. Passerà anche questa estate torrida.