Mimosa,Gabriella Paci
La fragilità dell’erba insegna la resilienza
alla brina che abbatte ma non svelle.
Arriva tardivo un sole pallido
che non consola ma è segno
che può tornare a irrorare le pupille
vogliose di luce.
Guardare le braccia dell’albero tese
in preghiera nell’inganno del cielo
che finge l’azzurro è sperare ancora
nella gemma e concedere pazienza
all’attesa nel vedere il colore della gialla
mimosa che è tornata a fiorire
dentro la timidezza della borragine
che non copre la sua esuberante solarità.
Esonda dagli occhi un oro che pare
senza pudore imitare sole e calore:
si fa coriandolo e rallegra un giorno
che ignora l’assedio del freddo
nella tregua di un palpito di primavera.

“21 marzo: è Poesia” – III edizione
Per il secondo anno consecutivo, prende il via un’iniziativa promossa dalla rivista Cultura Oltre per celebrare la Giornata Mondiale della Poesia, che ricorre il 21 marzo, in coincidenza con l’inizio della Primavera, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza generale dell’Unesco nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo dell’anno successivo. La ricorrenza affida all’espressione poetica la funzione di promuovere sempre più la comunicazione e la condivisione, grazie anche alla sua universalità e pluralità che diventano strumento di dialogo. La nostra rivista vuole dare a tutti l’opportunità di accostarsi alla bellezza dei versi poetici con semplicità ed immediatezza, in un momento storico critico e particolarmente doloroso, incoraggiando a scrivere e apprezzare il ruolo della poesia nello sviluppo dell’umanità. Diversi poeti hanno espresso i loro sentimenti sulle situazioni vissute nei vari momenti storici e molti di loro sono diventati i portavoce delle loro nazioni; come Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti in Italia, Walt Whitman in America, Allama Iqbal in Pakistan, Mehmet Akif Ersoy in Turchia, Shakespeare in Inghilterra, Rabindranath Tagore in India e Simin Behbahani in Iran. Questi poeti hanno avuto la forza di lottare e operare per le rivoluzioni culturali del loro tempo. Inoltre, molti poeti hanno svolto un ruolo per fermare le guerre mondiali e la colonizzazione come Salvatore Quasimodo, Edmund Blunden, Rupert Brooke, Maya Angelou, Robert Graves e molti altri. L’atteggiamento dei poeti nel criticare le politiche sbagliate dei governi fa comprendere ancora di più quanto sia importante la poesia per manifestare le proprie idee, la propria visione del mondo e l’auspicio di poter vivere in una società migliore, con la sola forza da delle parole. La voce di speranza apportata dalle parole, dalla letteratura e dalle rime sembra essere oggi più che mai un’ancora di salvezza per le nostre vite e per le difficoltà che il mondo sta affrontando. A questo proposito, la nostra rivista invita ciasun autore a scrivere una composizione poetica, a sostegno di una delle più alte forme d’arte, e inviarla alla redazione facendo riferimento alla rubrica “21 marzo: è Poesia” – cultura.oltre@libero.it
Anime gemelle

❤️ Credo che non esista una sola anima gemella, ma più anime gemelle nella nostra vita, fermo restando che poi, a livello di amore eterno, sia solo una/uno.
🌌🌟 Nel tessuto dell’universo, ognuno di noi è custode di un legame eterno. Una connessione che sfida il tempo e lo spazio, portando con sé le anime affini che hanno attraversato le epoche insieme.
Attraverso i secoli e le galassie, abbiamo incontrato le nostre persone speciali. Forse abbiamo condiviso battaglie e avventure in mondi dimenticati. Ma il nostro #cuore le riconosce, perché sono parte di noi, in ogni #vita e in ogni dimensione.
🌹 Che il vostro cammino sia illuminato dalla consapevolezza che non siamo mai #soli, perché le nostre anime #gemelle ci accompagnano attraverso l’infinito. 🌌🌟
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“RITORNO AL VUOTO” saggio breve di Giovanna Fileccia
Per il Maggio dei libri del 2023 ho preso parte al Convegno dal titolo “La poesia: quel poco che riempie il vuoto” promosso dall’Associazione Faro Convention Citizens of Europe presso la Biblioteca di Villa Trabia (PA). Il mio intervento dal titolo “RITORNO AL VUOTO” adesso è stato pubblicato dalla Nuova Euterpe – Rivista di poesia e critica letteraria nella persona di Lorenzo Spurio che ringrazio.
Il quell’occasione la mia opera di Poesia Sculturata Utero della terra è stata inserita in locandina ed esposta per la durata del convegno.

Il mio saggio verte su una mia idea che riguarda due aspetti della poesia.
Buona lettura a voi e attendo i vostri commenti.
Tra l’altro vi anticipo che tale argomento, ampliato e approfondito, sarà protagonista di un incontro a Palermo presso l’ Ottagono Letterario nel mese di giugno. In quell’occasione ne parleremo io e l’amica Giovanna Sciacchitano.
N.E. 02/2024 – “Ritorno al vuoto”, saggio di Giovanna Fileccia
Mi è capitato in passato di affermare che la poesia possiede i suoni della musica jazz la quale produce onde sonore elastiche che danno vita a emozioni-come-colori. La poesia accade nell’animo di chi la sa accogliere e si rannicchia in un angolo del corpo fino a che esplode nello spazio circostante. La poesia può fare molto rumore e può anche placare un animo in fermento. Immaginiamo il poeta, la poeta, come se fosse un equilibrista che, asta alla mano, cammina sul filo e, in bilico, ascolta la voce del vento che conduce a due passi dal sole dove è più facile asciugare le lacrime. In questo miracolo poetico vi è nascosto un segreto: il funambolo sa dove e come poggiare i piedi, egli attraversa a piccoli tentativi le emozioni su di un filo sospeso che è sì fragile, ma resistente; nel suo procedere si affida alla propria forza, al proprio coraggio e colma il vuoto – qui rappresentato dall’altezza e dalla sospensione -, prendendo energia dal sé-baricentro.
La poesia è capace di alleggerire le menti e di sollevare il corpo. Guardiamo, altresì, alla poesia come a una cordicella che lega noi agli altri: come se le parole fossero i minuscoli fili resistenti, compatti che compongono la corda. Scrivere fortifica: è un processo comune a chi, come noi, incide su carta le emozioni più profonde. E, scrivendo, affiorano sentimenti che appartengono a ognuno.
Mi reputo una lettrice esuberante: non riesco a stare lontana dalle parole di poeti e narratori. Tra l’altro ho fatto parte di giurie di concorsi letterari, ho recensito e presentato vari libri e ho ideato alcune rubriche letterarie nelle quali parlo e scrivo di autori sia classici che contemporanei. Questa premessa da parte mia è doverosa in quanto ho rilevato, già da tempo, che, in letteratura in generale e nella poesia in particolare, spesso chi scrive espone più o meno consapevolmente ciò che gli manca. Anche i grandi poeti hanno scritto per mancanza, per difetto, per sottrazione e alienazione. Il poeta desidera, anela con tutto se stesso a… (continua sul sito della rivista Nuova Euterpe)

Lucia Triolo: Hoerderlin
come spettro
Hoerderlin attraversa di sguincio
le sue meteore
ricordalo legato a un’attesa:
che si schiuda un fiore
o
si chiuda per sempre
lo schioccare di una fune
sbalordita
sulla fine di una nascita
o sull’inizio di una morte
lo schioccare dove tu eri
Suzette
e dove era lui
impigliato nella rete
dei tuoi capelli
lunghe le dita carezzano
i petali
del vostro appuntamento
l’anima che vi doveste
ha imboccato l’uscita secondaria
e si è persa nel buio
che smetta di urlare quel fiore
-ti accarezzava la guancia-
è un errore quell’urlo
è pazzo quel fiore!

lucia triolo: maternità
Ho invitato le foglie del bosco
ad una festa
passavo da lì quel mattino
per la sera attendevo
il mio bambino.
E lui nacque.
Vagiva tutto rosso, allarmato
non capiva cosa gli fosse capitato
Lo chiamai “Nessuno” come suo padre
e il nonno.
Poi lo lasciai,
avevo altro da fare.
E vennero le foglie,
le invitate.
Lo presero con sè.
Sui castelli degli alberi
lo fecero crescere felice.
Non seppe mai
che ero io sua madre.
Di questo mi ringraziò
sempre.
(da “E dietro le spalle gli occhi”)

Lucia Triolo: Ofelia
“Ed il poeta dice che ai raggi delle stelle
vieni a cercar di notte, i fiori che cogliesti;
e d’aver visto sull’acqua, distesa fra i lunghi veli,
la bianca Ofelia ondeggiare come un gran giglio”
A. Rimbaud, Ofelia
Nessuno può dire
quante volte al giorno
è la prima
per ciascuno di noi
né quando il tempo
ha un sorriso sbagliato
Che fai piccola signora
nel tuo abito d’acqua
trasparente come un sibilo di vento?
Dormi?
Come quando morire
è urgenza di sognare

Lucia Triolo: giorni dolenti
giorni dolenti
parlano anche le pietre
nessuno ascolta
acqua inquinata beviamo
nelle date che segnano i volti;
la sospensione del respiro e il
suo sparire
in ciascuno cerca sempre
dov’è nato;
senza luce il mattino
tu hai paura
e s’alza il vento
si imprime nelle mie pupille
ciò che non ha figura

Lucia Triolo: tra le mani
tengo tra le mani
malconci arrivi
di treni mai partiti per
asciugarne il sudore
pur se manca loro
la fronte
li afferrai a volo
mi afferrarono a volo
nelle vicinanze dell’amore

Marzo,Gabriella Paci
Sono nata in un giorno di marzo
quando primule e viole s’affacciano
dai bordi dei fossi a dire la primavera.
La loro venuta riempie gli occhi d’una
tenerezza nuova che cerca il colore
come salvezza da troppa nebbia posata
sulle ciglia e risveglia la voglia d’amare
e di correre ancora la vita sul prato
del tempo senza lo strappo delle ore.
E’marzo anche se il soffio del vento
spoglia il mandorlo in fiore
nell’aria che s’incrina alla fragilità
del sole che balugina dietro
lo sfranto velo di una nube:
tu lo senti nell’odore di sambuco
e nella voce dei nidi che grida
là in alto dove s’incunea l’azzurro
a dire che è mese di nascita…
e non solo la mia

Lucia Triolo: banca etica
in banca la coscienza
depone assegni in
bianco
spalmati di miele selvatico
acceso
volti
sparpagliati
chi non abita più
la parola
ugole pietrificate
un bidone diesel
vuoto
a caderci dentro e
prender fuoco
un Dio postdatato
per cassiere:
chiede amore

Lucia Triolo: a rovescio
costruire a rovescio
appaga se capito in fondo,
ogni parola è anche il suo contrario:
crea alibi, pretesti
amnesie
storie di fuga, ritorni
rimandi
quelle infilate
nell’armadio delle nostre cose
vengono fuori
ordinate
nell’incastro
come sampietrini
utopia non inciampare!
dentro l’incanto cullo
il disincanto
