Miles davis e quattro poesie di Mara Limonta

La silloge “Deflagrante sorriso” (Vitale Edizioni) di Mara Limonta si presenta come un viaggio poetico di intensa interiorità, in cui la parola diviene strumento di esplorazione e rivelazione. Le liriche si muovono tra visioni oniriche e frammenti di vita quotidiana, fondendo concretezza e simbolismo in un equilibrio delicato e vibrante. Il linguaggio, denso e sensuale, si fa corpo e respiro, capace di dare voce a emozioni profonde e a una costante tensione verso la libertà e la rinascita. Temi come il tempo, la memoria, la fragilità e la forza femminile attraversano i testi, lasciando emergere un universo poetico di contrasti e metamorfosi. L’autrice, con sensibilità raffinata, trasforma l’esperienza personale in canto universale, rivelando un’anima inquieta ma luminosa.

*

Mia madre aveva

un gioco tra noi

– chi bisticciava di più.

E così me ne sono andata,

questione di spazi e silenzi

libertà salvata servaggio sacrificato

in tutti i suoi cenni

– non importava, l’essenziale

è chiudere quella porta.

E ritornare poi

sbagliando salvando

quel che vale.

Ma una rosa è un baleno,

crocevia di ripicche sciupate

– sfiorirà, come tutte le cose

©mtl

*

Ubriacatevi

– di ruggine e furore

stille d’avversione

contrario dileggio

– profano malanimo penetrante

e mute lacrime,

silenzio fra la gente.

Ma di deflagrante sorriso

– Bacco irriverente

sfinitezza di bacio

e sterminata bellezza

– salmodiare alla luna

corolla di meraviglia

urgenza di gatti in amore

– di lucida follia.

Arrendetevi

sprofondatevi.

Ammaliatevi

di cadenti stelle

©mtl

[dalla mia silloge ‘Deflarante sorriso’, Vitale Edizioni]

*

Cenere e fango,
E cosa resta
del dolore di una donna?

Cenere e fango

©mtl (inedito)

*

Miles davis e quattro poesie di Mara Limonta

Errano senza meta,
– del fiume fate candore innamorate
peregrinando vanno, bramano un sogno
– oro fatato per amalgamar l’ amore
avviluppare l’ anima intimamente
– come l’ acqua che scorre
esplodere la carne liberare
l’ essenza , né vincolo né freno
l’ istinto assolvere,
– come marea liquefarsi indenne.

Ma il puro sguardo delle fate restive
uomo che passi, temi va oltre.

– Resterai , impietrito

©mtl (inedito)

Lo specchio di un momento di Paul Eluard

Paul Éluard, (1895 – 1952) è stato un poeta francese,
tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.

Dissipa il giorno,
mostra agli uomini immagini distaccate dall’apparenza,
togli loro la capacità di distrarsi,
è dura come la pietra,
la pietra informe,
la pietra del movimento e della vista,
e ha una tale radiosità che tutte le armature
e tutte le maschere sono falsificate.

Ciò che la mano ha preso non
si degna nemmeno di prendere la forma della mano,
ciò che è stato compreso non esiste più,
l’uccello si è confuso con il vento,
il cielo con la sua verità,
l’uomo con la sua realtà.

*

Lo specchio di un momento di Paul Eluard

La prima notte di Jules Laforgue

Jules Laforgue (1860–1887) fu un poeta francese simbolista, tra i primi a sperimentare con il verso libero. Nato a Montevideo e cresciuto in Francia, unì ironia e malinconia in una poesia profondamente moderna e influente. Morì prematuramente a 27 anni, lasciando un’opera che anticipò aspetti dell’espressionismo e del modernismo europeo.

Ecco scende la sera, dolce al vecchio lascivo.
Murr il mio gatto siede come araldica sfinge
contempla, inquieto, con la sua pupilla fantastica
viaggiare all’orizzonte la luna clorotica.

È l’ora nella quale l’infante prega, dove Parigi-fogna
getta sul pavimento dei viali
le sue falene dai seni freddi che, sotto la luce spettrale
del gas, l’occhio che fiuta un maschio casuale.

Ma, presso il mio gatto Murr, sogno alla finestra.
Penso a bambini che ovunque, in questo istante, sono nati.
Penso a tutti i morti sotterrati oggi.

E mi figuro d’essere in fondo al cimitero,
e entrando nelle bare, mi metto al posto
di quelli che qui passeranno la loro prima notte.

*

(Traduzione di Luciana Frezza)

*

La prima notte di Jules Laforgue

Al pazzo orizzonte di Franco Piol

Franco Piol nasce a Roma il 2 ottobre del 1942.
Dedica quaranta anni al mondo dell’infanzia come operatore socio-culturale, autore-attore-regista di teatro-ragazzi e non, fondando nel 1971 il “Gruppo del Sole” con il quale dirige molti laboratori di animazione teatrale e nel 1998 “LabTea 2000”. Autore di raccolte di poesia edite in “Poetesie in concerto” pubblica numerosi racconti brevi.

Ho sognato la notte,
il suo volto di amante capricciosa,
racchiuso nel cuore mio fanciullo.
Il vento che l’ha scossa ha riso
tra le cortecce di un albero tremante.
Neppure la luna ha parlato
di nubi. Neppure uno strazio
per l’aria, un appiglio.
Al pazzo orizzonte ho volto gli occhi,
teneri sguardi al ruvido andare:
rugiade e silenzi per chi vi ho incontrato.
E la mente ha cercato
i suoi giovani amanti
dietro le righe di quanto non detto,
eccitata da tanti pensieri:
la bruma nascosta, il grano che dorme,
l’una che respira nell’altro
l’odor della notte.
Al pazzo orizzonte che amo,
al fragile araldo di stelle,
io canto battuto dal vento che ride
una brezza di lacrime nere,
io canto un amor che mi preme
e chi sente e m’ascolta
dice che pazza è la notte
e scompare.

*

Al pazzo orizzonte di Franco Piol

Sono una creatura di Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti (1888–1970) è stato un poeta italiano, considerato uno dei principali rappresentanti dell’Ermetismo. Nato ad Alessandria d’Egitto, visse le esperienze della Prima guerra mondiale che segnarono profondamente la sua poesia, caratterizzata da un linguaggio essenziale e intenso.

Come questa pietra

del S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata

.

Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede

.

La morte

si sconta

vivendo

.

(Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916)

*

Sono una creatura di Giuseppe Ungaretti

Il desiderio di Alvaro Mutis

Álvaro Mutis (1923–2013) è stato un poeta e scrittore colombiano, noto per la sua prosa lirica e per la figura del suo alter ego letterario, Maqroll el Gaviero. Dopo un’infanzia trascorsa tra Belgio e Colombia, lavorò a lungo nel mondo delle imprese e della diplomazia. La sua opera, segnata da un tono elegiaco e un profondo senso del destino umano, gli valse riconoscimenti come il Premio Cervantes nel 2001.

Dobbiamo inventare una nuova solitudine per il desiderio.

Una vasta solitudine dalle rive sottili
dove il suono rauco del desiderio può diffondersi liberamente. Riapriamo tutte le
vene del piacere.

Lasciate che le fontane alte zampillino, non importa in quale direzione.
Non è stato ancora fatto nulla.

Dopo aver percorso un breve tratto, qualcuno si fermò per sistemarsi i vestiti, e tutti si fermarono dopo di lui. Proseguiamo.

Ci sono letti di fiumi asciutti
dove acque magnifiche possono ancora scorrere.
Ricordate le bestie di cui parlavamo?

Possono aiutarci prima che sia troppo tardi
e che la banda di ottoni ritorni a offuscare il cielo con la sua musica stridente.

*

Il desiderio di Alvaro Mutis

Dai cori in morte di Guido XXVI di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini (1922–1975) è stato uno scrittore, poeta, regista e intellettuale italiano tra i più influenti del Novecento. Le sue opere, spesso provocatorie, hanno esplorato temi come il potere, la sessualità, l’emarginazione e la società dei consumi. Autore di film celebri come AccattoneIl Vangelo secondo Matteo e Salò o le 120 giornate di Sodoma, ha lasciato un’impronta profonda nella cultura italiana e mondiale.

Ecco, questo mondo

non è per te,

è per noi.

E tu per te non sei,

e per noi sì.

È troppo grande questa differenza

per poter mai pensarla:

e noi restiamo come l’erba nel prato

e le nuvole nel cielo.

O fratello, tu resti, per noi:

se non possiamo toccare più il tuo corpo,

che cosa sappiamo di te?

Il tuo martirio, il tuo amore, il tuo sangue,

oh Cristo.

*

Dai cori in morte di Guido XXVI di Pier Paolo Pasolini

Giorni tristi/Giorni felici di Efrain Barquero

Efraín Barquero (1931–2020) è stato un poeta cileno, legato alla generazione del ’50, noto per una poesia semplice e simbolica che unisce intimità familiare e dimensione collettiva. Visse a lungo in esilio in Francia e in Colombia dopo il golpe del 1973. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Nazionale di Letteratura del Cile.

Gli animali vivono così poco,

in ognuno di loro

c’è qualcosa della mia vita che si rifiuta di morire,

e in ognuno c’è un mio richiamo,

un desiderio oscuro che solo loro conoscono

perché sono come il gioco inventato dai giorni tristi

con i giorni felici.

.

Impararono ad abbaiare e miagolare, chiamando il mio nome,

ma vissero troppo poco per seguirmi da lontano,

finché non mi videro scomparire lungo le strade

e ogni volta che mi allontano da un posto,

li sento salire alla mia gola come un

gemito sordo e dolce.

.

Quando i bambini o gli animali si dimenticano di me,

dimentico anche perché la pioggia e la neve

mi rendevano così felice.

Dimentico anche perché ho vissuto fino ad ora.

*

Giorni tristi/Giorni felici di Efrain Barquero

 

 
 
 
 

Nebbia di Vittorio Sereni

Vittorio Sereni (1913 – 1983) poeta, scrittore, traduttore,
nonché acceso tifoso interista.

Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.

E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.

da Tutte le poesie (Mondadori, 2023)

*

Nebbia di Vittorio Sereni

Lucia Triolo: L’altra sera

con la paura di essere di vetro,
di andare in pezzi,
ho sognato me stessa: 
una che non c’è

stavo dentro una tazza 
vuota 
senza parole

un foglio pieno di esilio scavava 
tra le vene delle parole 
non dette
raccoglieva pezzi di qualcosa 
senza talento

ma anche il sangue
non c’era
l’altra sera

che unità misteriosa: “l’altra sera”!

Assenze,Gabriella Paci

(per i nostri cari nel giorno 2 novembre,a loro dedicato)

Si allarga il cerchio  delle assenze.

Tutto l’amore dato e ricambiato

non crea più una rete di fili stretti

sotto cui ripararmi. Ora sono solo  

grumo sul cuore che non colma

 le sedie vuote se non di dolore.

Il sogno della notte già avaro

di benevolenza si distorce

al mattino dove il silenzio

non si appaga del monologo:

 graffia le pareti dell’anima

 crea un’eco muto che rifrange,

distilla aghi di pianto sulle ciglia.

L’assenza non è vuoto a perdere

ma pienezza di domande inesauste,

di dubbi e paure confuse nell’ombra

insieme alla dolcezza amara dei ricordi.

La vita, là fuori di Gabriel Celaya

Gabriel Celaya (1911–1991), nato a Hernani nei Paesi Baschi, fu uno dei più importanti poeti spagnoli del dopoguerra. Ingegnere di formazione, scelse la letteratura come strumento di impegno civile, aderendo alla cosiddetta “poesía social”. Con la sua opera difese la libertà, la giustizia e la dignità umana contro la dittatura franchista.

Quella vita che non è mia e mi circonda,
il mistero della morte, ciò che chiamiamo morte
e il mistero della vita sempre aperta,
ciò che chiamiamo vita
nell’albero, nelle nuvole e nell’acqua,
e nel vento e nel mondo che è ciò che è senza essere umano,
e nell’immensa trasparenza che non è detta, si mostra
in ciò che ho cercato tanto e che ora trovo di ritorno:
l’infanzia, forse, l’infanzia, la nostra fine sicura,
il nostro racconto, il nostro canto, la nostra coscienza magica:
la totalità della vita infinita e aperta.

*

La vita, là fuori di Gabriel Celaya

In cima alla città oscura di Jaime Sàenz

Jaime Sáenz Guzmán (1921 – 1986) è stato uno scrittore, poeta, romanziere, giornalista, saggista, illustratore, drammaturgo e professore boliviano, noto soprattutto per le sue opere narrative e poetiche..

Una notte su una strada sotto la pioggia in alto sopra la città buia
con il rumore in lontananza
è certo che sospirerà
Sospirerò
tenendomi per mano a lungo dentro il boschetto
i suoi occhi limpidi come una cometa
il suo viso che viene dal mare i suoi occhi nel cielo la mia voce dentro la sua voce
la sua bocca a forma di mela i suoi capelli a forma di sogno
uno sguardo mai visto prima in ogni pupilla
le sue ciglia a forma di luce un torrente di fuoco
tutto sarà mio facendo balzi di gioia
Le taglierò una mano per ogni suo sospiro 
Le caverò un occhio per ogni suo sorriso
Morirò una volta due volte tre volte quattro volte mille volte
finché non morirò sulle sue labbra
Mi taglierò le costole per darle il mio cuore
con un ago Tirerò fuori la mia anima migliore per farle una sorpresa
il venerdì pomeriggio
con l’aria della notte cantando una canzone Ho intenzione di vivere trecento
anni
in sua bella compagnia.

*

In cima alla città oscura di Jaime Sàenz

Storia conosciuta di José Agustín Goytisolo

José Agustín Goytisolo (Barcellona, 13 aprile 1928 – 19 marzo 1999) è stato un poeta, traduttore e intellettuale spagnolo di grande rilievo, appartenente alla cosiddetta Generazione del 1950, impegnata a ridefinire la poesia nell’era franchista

È una storia familiare,
amici,
la ricordiamo tutti.
Il vento del villaggio si è perso nel villaggio,
ma non è ancora finita.
C’era una volta un uomo tra noi,
gioioso, illuminato,
che amava e viveva, cantava anche nella morte,
libero come gli uccelli.
Quanto sarebbe bello! Nacque, scrisse,
morì indifeso.
Le sue poesie vengono studiate, viene citato,
e questo è tutto per ora, ragazzi.
Ma il suo nome vive, continua,
come noi, in attesa
del giorno in cui questa questione, e molte altre,
saranno considerate concluse.
Quanto sarebbe bello! Nacque, scrisse,
morì indifeso.

*

Storia conosciuta di José Agustín Goytisolo

Pane e rose di Jaroslav Seifert

Jaroslav Seifert (1901–1986) è stato un poeta, scrittore e giornalista ceco, considerato una delle voci più importanti della letteratura del suo paese. Esordì come poeta d’avanguardia, ma nel tempo il suo stile divenne più lirico e profondamente umano. Fu anche impegnato politicamente e firmatario della Carta 77. Nel 1984 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura per la sua poesia “che con freschezza, sensibilità e ricchezza ha fornito un’immagine liberatoria dell’indomito spirito umano”.

Tra due poli, il mondo si estende
come la pelle di un asino.
La vita, tra due cose:
il pane e le rose.

Il mondo si sente, i tamburi risuonano.
Per piccole cose, una grande guerra.
Vincitore e sconfitto tornano a casa.
Quanto è lontana, quanto è lontana casa?

Due dadi, due parole meravigliose,
sulla tromba della storia: pane e rose.
Suonate ancora sul tamburo rovesciato,
agitando violentemente la tromba tra le mani.

Sulla pelle d’asino del tamburo di guerra,
per il nostro amore, ci attendono fame e morte.

*

Pane e rose di Jaroslav Seifert

L’abito rosso di Marilyn di Marianela Medrano

Marianela Medrano (Santo Domingo, 1960) è una poetessa, saggista e psicoterapeuta dominicana, naturalizzata statunitense. La sua scrittura esplora identità, memoria, femminilità e radici afro-caraibiche, intrecciando poesia e guarigione interiore. Ha pubblicato raccolte come Oficio de Vivir e Rooting, diventando una voce importante della diaspora latinoamericana.

Non sono più la stessa di un attimo fa.
Sparita come il vestito rosso di Marilyn,
gesti di dolore, sospesa a un sorriso perfetto.

Non so come mi sia abbandonata
all’oscurità di questa casa.
Marilyn ritorna in un vortice rosso,
niente da mostrare nell’anima,
niente sotto il vestito.

Inciampo sulle parole,
sconcertata dalla sua figura,
incerta su cosa fare della sua assenza.
È vero, Marilyn, che i morti possono vederci?
Riesci a vedermi ora piangere per i miei cari?
Riesci a vederli turbinare nei loro abiti incolori?
Hanno ancora il mio sorriso appeso sui loro volti?
Tornerebbero alla fluidità dei fiumi? 
Lo faresti tu?
Potrei io?

Lì dove la casa crolla,
sapendo che casa è qualcosa di più,
vedo i volti di tutti i miei morti.
Il loro volto stanco
indugia più a lungo nel vuoto.
Dove un tempo c’erano le parole,
c’è una poesia che non so scrivere.

Marilyn, riesci a vedere il mio vortice rosso che si curva verso il cielo,
alla ricerca di mio padre?

*

L’abito rosso di Marilyn di Marianela Medrano

L’Infinito di Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

*

L’Infinito di Giacomo Leopardi

Sembra confermato … di Jaime Gil de Biedma

Jaime Gil de Biedma y Alba (1929–1990) è stato un poeta spagnolo tra i massimi rappresentanti della “generazione del ’50”. Con uno stile intimo, ironico e raffinato, ha rinnovato la poesia spagnola esplorando l’esperienza personale con grande lucidità e profondità

A Juan Marsé

Definitivamente
sembra confermato che il prossimo
inverno sarà duro.

Son cominciate in anticipo
le piogge, e il Governo
riunito in Consiglio dei ministri,
non si sa se a quest’ora esamina
il sussidio di disoccupazione
o il diritto a licenziare,
o soltanto si limita ad attendere,
isolato in un oceano, che l’uragano passi
e arrivi il giorno, il giorno, infine, che
le cose non vadano più male.

Nella sera d’ottobre,
mentre sfoglio il giornale,
mi son fermato ad ascoltare il respiro
del silenzio nella mia stanza, le conversazioni
dei vicini che vanno a coricarsi,
tutti quei rumori
che repentinamente riacquistano una vita
ed un significato proprio, misterioso.

E ho pensato alle migliaia di esseri umani,
uomini e donne che in questo stesso istante,
con il primo brivido,
tornano a chiedersi il perché dei loro crucci,
della fatica precoce,
dell’ansietà per quest’inverno,

mentre fuori piove…..

*

Sembra confermato … di Jaime Gil de Biedma

Ad Ignoto di Fernanda Romagnoli

Fernanda Romagnoli (Roma, 1916 – 1986)

A te, che non sospetti ch’io esista –
A te, cui resterò sempre nascosta –
dalla mia ultima boa,
già immersa in freddi sorsi di campana,
aspettando il linciaggio
d’azzurri squali
a faccia in giù nell’onda –
invio di me quest’unico messaggio:
Con tutto il nulla t’amo
che intercorse tra noi – tutto l’immenso
che poteva intercorrere! Ma c’era
un universo in mezzo!
A te, sull’altra sponda
ignaro, approderà col fiato mozzo
questo tremante ramo
di me, scampato al viaggio.

*

Ad Ignoto di Fernanda Romagnoli

La tua voce;Gabriella Paci

Per mia madre e per tutte le madri che ci hanno lasciato….

La tua voce ha lasciato nel vento

parole che sono grani di un rosario

pregato nel silenzio dei giorni

piegati a ricordi mai spenti.

La cornice del tempo

non ossida il lucore tenue

d’un sorriso sulle labbra

a dire ancora l’amore, arma

di difesa contro la durezza

d’una stagione di vita che recide

 la speranza che tu,mamma ,

cercavi nel mio sguardo diventato

 per te il tuo orizzonte di vita.

La tua voce sillaba ancora

parole di materna tenerezza

che ho racchiuso nel cuore

e che sono scrigno d’amore

a cui attingere forza e dolcezza

nei giorni fragili delle tempeste.

Il sonno di Dario Villa

Dario Villa (Milano, 12 giugno 1953 – Milano, 4 marzo 1996) è stato poeta e traduttore. Esordì trentunenne nel 1984 con Lapsus in fabula, la sua opera più celebre, che gli valse il Premio Mondello opera prima nel 1985. Lavorò come traduttore dall’inglese e dal francese per le case editrici Guanda e Mondadori; nel 1995 uscì la sua ultima raccolta, intitolata Abiti insolubili: nel 1996 morì all’ospedale Policlinico di Milano dopo una lunga malattia

il sonno, come vischio, impasta

chili di ciglia: e già, lamina, un’ansia

insinua tra le palpebre uno stecco:

non si può chiudere né aprire l’occhio,

l’occhio che esulta, che si occulta quieto,

che assorbe senza respingerli i crack dello specchio

e fa da schermo tra la mente e i pezzi

che si mettono a premere dall’esterno

*

Il sonno di Dario Villa

Mille brividi di Irma Kurti

Irma Kurti è una poetessa, scrittrice, paroliera, giornalista e traduttrice albanese naturalizzata italiana. Scrive da quando era bambina.

C’è una pace profonda al mattino,
si sente il suono dei miei tacchi
ma anch’esso si spegne lentamente
come il leggero fruscio delle ali.

Soffi a un venticello impercettibile,
mille brividi percorrono le foglie,
con gli alberi giocano a nascondino
i remoti e i timidi raggi del sole.

*

Mille brividi di Irma Kurti

Bambino di Gonzalo Millàn

Gonzalo Millán (1947-2006) è stato un poeta cileno noto per la sua scrittura sperimentale e fortemente segnata dall’esperienza dell’esilio dopo il colpo di Stato del 1973. Le sue opere, come La ciudad e La vida nueva, intrecciano memoria personale e collettiva, testimoniando la violenza politica e la fragilità dell’esistenza. Rientrato in Cile negli anni ’90, è considerato una delle voci più originali e incisive della poesia latinoamericana contemporanea.

Scopriranno secoli dopo,

quando rimarranno solo gli involucri

di una società

che si è consumata,

i resti

di un piccolo faraone

dentro un frigorifero rotto,

sepolto

sotto piramidi di spazzatura.

*

Bambino di Gonzalo Millàn

Il dono di Tomaž Šalamun

Tomaž Šalamun (1941 – 2014) è stato un poeta sloveno, uno dei più importanti poeti sloveni contemporanei e uno dei maggiori esponenti della poesia modernista europea della seconda metà del Novecento.

Svegliati, amico!

Se tutta la vita non farai altro che ruminare

nel sonno, sarai un cretino anche dopo la morte.

Cosa credi che ci sia lì, su quel confine?

Ciò che vedi o non vedi, adesso.

Non sarà forse disdicevole, se tormenterai

i tuoi pronipoti con argomenti: quel porco

a una riunione mi ha ridotto lo stipendio,

mentre il giovane corpo, fiutando il profumo

dei fiori, griderà al miracolo? Di più: l’ottava

parte del fiore non potrà nemmeno effondere

profumo proprio a causa delle tue

elucubrazioni di fallito. Pensaci sopra.

Dice Shalamun: «Bando agli scherzi e

imitami come fossi Dio. È meglio essere

la terza scimmia nel regno

dei beati e dei saggi che qualche misero

roto freno dell’universo, idiota!».

*

Il dono di Tomaž Šalamun

Tre donne di Joan Margarit

Joan Margarit i Consarnau (1938–2021) è stato un poeta catalano, architetto e professore presso la Scuola di Architettura di Barcellona dal 1968 fino alla pensione. Scrittore bilingue, pubblicò inizialmente in spagnolo e dal 1980 si affermò nella poesia in catalano, ricevendo importanti riconoscimenti come il Premio Nazionale di Poesia spagnolo e il Premio Nacional de Literatura della Generalitat catalana per Casa de Misericòrdia. Culmine della sua carriera fu il prestigioso Premio Cervantes nel 2019, il più alto riconoscimento per la letteratura in lingua spagnol

Abbiamo scattato quella fotografia
tre anni dopo la fine della guerra.
È il giardino, o meglio, il
cortile trascurato di casa.
Nessuno sorride.
La paura permea gli
abiti strappati e rattoppati tante volte,
proprio come le famiglie.
Guardiamo l’obiettivo: mia madre
con la sua acconciatura alta, uscita da un film
della Francia occupata, e mia nonna
che torce un fazzoletto tra le mani
per uno dei suoi figli, ancora in prigione.
Ricordo a malapena l’altra donna:
mia zia, indebolita dal dolore,
morì di infarto pochi mesi dopo.
Noi tre, in bicicletta, seri
come può essere un adult a quattro anni.
Quanto poco rimane
conservato nella piccola stanza dei ricordi
che si affaccia su quel giardino secco di un autunno
con fantasmi di rose.
Il giardino della mia infanzia: il cortile della paura.

*

Tre donne di Joan Margarit

Nuovo di Ingeborg Bachmann

Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.

Il sole sorge dall’atrio celeste, gremito di cadaveri.
Non sono gli immortali ad essere lì,
ma coloro che sono caduti in battaglia, sentiamo.

E lo splendore non si cura del decadimento. La nostra divinità,
la Storia, ci ha preparato una tomba
dalla quale non c’è resurrezione.

*

Nuovo di Ingeborg Bachmann