lucia triolo: l’unica cosa che voglio dire
L’ unica cosa che voglio dire
è stata già detta.
Una parola bussa ancora
alle mie labbra
Vuole ch’io la pronunci.
Faccio resistenza.
Frammenti di oscurità
vengono a galla
da immense profondità
appena percepite.
Lei insiste tenace.
Faccio resistenza.
Non occorre più ch’io parli
Altri l’hanno già detta.
Non c’è più parola
per un pensiero
nato troppo presto
e apparso tardi,
ma l’intimità del silenzio
non basta più.
L’unica cosa che voglio dire
è stata già detta.
E… non me lo perdona

lucia triolo: una Domenica di poesia
Thierry Metz
Scrivere una poesia
è come essere solo
in una via tanto stretta
da non potere incrociare
che la propria ombra.
Da “Dire tutto alle case”

lucia triolo: cose friabili
non attesa
rivestita di cose friabili
verrò
nella mia città
nelle angosce che
l’incoscienza allatta
e non riesce a svezzare
verrò da fuorilegge
un fazzoletto sul volto
dando l’assedio al cielo
forse sarà lì che incontrerò
la cucina sporca di terra e fame
lo sputo catarroso
della vecchia memoria
forse sarà lì che
mi incontrerò
o forse no
due storie che non
coincidono

lucia triolo: prima che arrivi l’angelo
…e impazziva
il vento
in un giro di abbandoni
tra le foglie
la ragazza guardava
la gonna incuneata tra
le cosce
ma chi può dire
vedesse?
aveva qualcosa che somigliava
ai miei tratti
quelli essenziali che non ricordo
mai
… e penzolava
il tempo
e la vecchia della
porta accanto
che non aveva voluto
salutarla
la braccava inquietante dal
girello
offrile una brioche calda!
prima che arrivi l’angelo

lucia triolo: Una Domenica di poesia
Salvatore Quasimodo
Vento a Tindari
Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima
A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
del vento che m’ha cercato l’anima.

Lucia Triolo: una Domenica di poesia
F. Nietzsche
conclusione del capitolo Il canto del nottambulo, § 12, di Così parlò Zarathustra:
Oh uomo! Stai attento!
Cosa dice la profonda mezzanotte?
“Dormivo, dormivo –,
Da un sonno profondo mi sono svegliata: –
Il mondo è profondo,
E più profondo di quanto abbia pensato il giorno.
Profondo è il suo dolore –,
Piacere – ancor più profondo del dolore:
Il dolore dice: Passa!
Ma ogni piacere vuole eternità –,
– vuole profonda, profonda eternità!”

Ci sei,Gabriella Paci
2 Novembre ;per chi non c’è più ma è restato per sempre dentro di noi
Sei nell’ombra che scende sul far della sera
e avvolge le colline con un manto di nostalgia
in un’ora che indugia al sole che infiamma
come un abbraccio colmo di malinconia.
Sei nel grido della capinera che pare
un mandala senza ritorno alla presenza
anche se sei con me nel bisbiglio
delle prime stelle che s’affacciano tremule
là, sulle soglie del cielo dove tutto
pare perdersi nello sconfinato
orizzonte senza soluzione di
limite, ci sei perché sei in me.
Ovunque e comunque ritorni.
IL SILENZIO, di Stefano Polo
IL SILENZIO, di Stefano Polo
written by: Stefano Polo
Il silenzio entra freddo in questa stanza
come se fosse vuota, priva di vita
senza amore ma neppure odio…
Ti senti vuoto
nessun suono emana il tuo cuore
vie vuote dentro il tuo animo freddo
come il primo gelo d’inverno.
L’indifferenza è dentro te
come se si fosse impadronita del tuo animo
incatenandolo ad una fredda porta…
Ma un giorno il sole dentro di te riappare
l’indifferenza all’improvviso scompare
dentro di te l’animo freddo si scalderà
e l’amore tornera’.
lucia triolo: la coscienza cerca the freddo
frantumare le proprie origini
o
farsene frantumare?
un sonaglio scuote dentro
la sua forza primitiva
è bel delirio
e la coscienza cerca the freddo
in una tazza rotta
poi scrive versi:
“in ogni origine
ciò che è frantumato
è il cielo
tu non ami più
solo lacci da scarpe
ne stringono i pezzi
al cammino
resta solo il tuo naso all’insù”.
