una breve recensione di Origine Discendente di Marta Glenda Lugano (2025)

Fango e ghiaia
.
Pensavo nel disgustoso fardello di fango e ghiaia
davanti a me, alla ghirlanda di stelle fumose
in questo pezzettino di cielo,
a diversità di mirate che piovono sulle polveri disperse
Dispiace non arrivare a raccoglierle nell’universo cadente
Dovresti essere più scaltra ti dice la realtà,
ma non lo sei mai stata.
rinunciare alla pigrizia, illuminarti di fede …
Ma resta l’ombra della malinconia
a cancellare ogni buon proposito,
e perdi i tuoi attimi nel lavorio del tempo che scorre,
nella colombaia di casa, senza un alito di vento
a farti respirare la vita,  
tuoi animali dormono al caldo e tutto è offuscato dalla stanchezza.
.
Pianure di nubi piatte se ne sono andate
per non avere l’imbarazzo di salutare la tua parola.
Dimentico di essere anch’io parte terrena della scena.

**

Fango e Ghiaia è la struggente poesia che chiude la silloge Origine discendente di Marta Glenda Lugano. Il libro è uscito quest’anno per la Collana L’Indipendente. Questa si presenta come un diario lirico denso, stratificato e radicalmente personale, che attraversa epoche, luoghi, sogni e ferite, con una voce poetica intensa e cosciente. Fin dal titolo, Glenda ci introduce a un viaggio duplice: verso l’origine personale, affettiva, genealogica e insieme verso il basso, verso le radici, la discesa nella coscienza, nella materia emotiva, nella memoria. La poesia diventa così un gesto di recupero quasi terapeutico, un modo per riportare alla luce ciò che la storia, la cultura dominante o il dolore tendono a silenziare. Il linguaggio di Lugano è vario e pieno di immagini sorprendenti. A tratti visionario, altre volte narrativo, alterna slanci quasi oracolari a confessioni intime e familiari. Le poesie dedicano spazio alla madre (commovente Per Emma), al padre, a poeti e icone come Frieda Kahlo, ma anche all’attualità bruciante (Gaza). La sua voce oscilla tra l’infanzia e l’età adulta, tra l’eredità culturale e l’autodeterminazione poetica. Temi come l’identità, il trauma, l’amore, il lutto e la giustizia sociale sono scandagliati attraverso una forma che predilige il verso libero, il frammento, l’epifania. In questa libertà stilistica si coglie una forte impronta post-beat, ma anche un debito verso la poesia di Sylvia Plath o Anne Sexton. Alcune composizioni si distinguono per tensione lirica e forza evocativa, come La clessidra, Nel buio del divenire, Scena muta, Fango e ghiaia mentre altre brillano per una dolcezza sospesa (Ode alla colazione, Il pettirosso). Il tono è spesso elegiaco, ma mai rassegnato: qui la poesia è un atto di presenza, di resistenza e di guarigione. Origine discendente è un libro intimo e vasto allo stesso tempo, che richiede tempo e ascolto. È l’opera di un’autrice che scrive “come si accarezza un’ombra”, e che riesce a trasformare il privato in esperienza condivisa, con parole che sanno farsi crepa e luce. Una notazione frivola, la copertina mi piace particolarmente col ritratto in bianco e nero dell’autrice che pare la fotografia di una diva del cinema muto.

*

Una poesia della poetessa Fiorella Giovannelli nell’angolo poetico, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia

Foto cortesia di Fiorella Giovannelli – Italia

“Io ti vedo, anche quando non mi guardi”

Non devi guardarmi per farmi sapere dove sei.So dove sei, anche se i tuoi occhi non mi trovano.
So come respiri,
come cammini,
come pensi che io non senta ogni passo,ogni respiro che prende forma nell’aria.

Quando ti nascondi dietro il silenzio,
non è che non ti sento.È che in quel silenzio,ti sento più forte.

Non c’è bisogno di dire parole che non hai voglia di dire Non serve che mi guardi per farmi sapere che ci sei.

So quando hai paura,
e so quando il coraggio si nasconde.
E ti vedo —
anche quando tu pensi di non esserci.

Fiorella Giovannelli

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In una danza che emana luce all’ Universo, la poesia “La signora del derviscio” del poeta prof. Kareem Abdullah-Iraq, pubblicazione di Elisa Mascia-Italia

Foto cortesia del prof Kareem Abdullah -Iraq

Signora del Derviscio

Attorno alle tue luci verdi, danzo ebbro nel cielo,

porgendo una mano bianca che trattiene i fili d’amore, l’altra li abbraccia,

li pianta come sorgenti che sbocciano nella tua terra generosa.


M’illumino nel momento della rivelazione, un fiore di narciso che spezza le catene del tempo, in cerca del mio amore che dimora nelle profondità del mio cuore, la mia unica guida nel mio peregrinare.


Ogni volta che chiudo gli occhi, ti vedo con l’occhio della mia intuizione, o fiume di perle le cui sorgenti sono il cielo, che scorre dolcemente, inondando il mondo di luminosità.
Non permettere che i dubbi diventino eserciti a occupare il tuo cuore, altrimenti periranno i fiori della certezza.


Non mi rivedi in te? Non vedi insieme a me come si dissipano le montagne della disperazione?
Non vedi che il linguaggio dell’amore penetra la sordità nel disegno delle porte dell’oscurità? Non vedi come Dio ti ha creata e ti ha prescelta come compagna dell’anima?
Non vedi come ti ho scelto come mia compagna?

Vieni, amiamoci e rivestiamoci di benedizioni che riempiono l’universo di melodie.

Kareem Abdullah -Iraq

سَيِّدةُ الدرويش
حول أنواركِ الخضراء، أرقصُ ثَمِلاً في السماء، أمدّ يدًا بيضاء تُمسكُ خيوطَ المحبّة، تحتضنها أُخرى، تغرسها ينابيعَ تتفجّرُ في أرضكِ السخيّة. أتوهّجُ لحظةَ التجلّي، زهرةَ نرجسٍ تفكّ قيودَ الزمن، تبحثُ عن معشوقٍ يسكنُ شغافَ القلب، دليلي الوحيد في طوافي. كلّما أغمضتُ عينيّ، رأيتكِ بعينِ بصيرتي، يا نهرًا من الجُمان، منابعهُ السماء، يتدفّقُ سلسبيلاً، يغمرُ الدنيا بالضياء. لا تجعلي للشكِّ جيوشًا تحتلُّ قلبكِ، لئلّا تموت أزهارُ اليقين. ألا ترينَ فيكِ نفسي؟ ألا ترينَ معي كيف تتبدّدُ جبالُ اليأس؟ ألا ترينَ لغةَ العشق تخترقُ صممَ أبوابِ العتمة؟ ألا ترينَ كيف خَلَقكِ اللهُ واصطفاكِ نديمةً للروح؟ ألا ترينَ كيف أصطنعكِ رفيقةَ دربي؟! تعالي نعشق أنفسنا، وننهمر كراماتٍ تورقُ أنغامًا تملأُ الكون.

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Ars Poetica di Rafael Cadenas

Rafael Cadenas (1930) è un poeta, saggista e traduttore venezuelano, tra le voci più importanti della letteratura ispanoamericana del Novecento. Esiliato in gioventù a causa della dittatura, ha sviluppato una poetica essenziale e riflessiva, centrata sull’identità, il linguaggio e il silenzio. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Cervantes per l’intera sua opera.

Lascia che ogni parola trasmetta ciò che dice.
Lascia che sia come il tremore che la sostiene.
Lasciala rimanere come un battito cardiaco.

Non devo pronunciare falsità elaborate, né usare inchiostro dubbio, né
aggiungere lustro a ciò che è.
Questo mi costringe ad ascoltare me stesso. Ma noi siamo qui per dire la verità.
Siamo realistici.
Voglio una precisione terrificante.
Tremo quando penso di fingere. Devo portare le mie parole con peso.
Mi possiedono tanto quanto io possiedo loro.

Se non ci vedo chiaro, dimmi, tu che mi conosci, la mia menzogna, indicami
l’impostura, sbattimi in faccia la mia frode. Te ne sarei davvero grato.
Sto impazzendo nel tentativo di ricambiare.
Sii il mio occhio, aspettami nella notte e guardami, scrutami, scuotimi.

*

Lucia Triolo: Una Domenica di Poesia

IL POETA é PADRE E INSIEME MADRE DI FIGLI NON NATI

Il poeta è padre e insieme madre di figli non nati .
La sua amante e la sognante inventata 
parola. Con lei ha rapporti sessuali come con sua 
moglie, fatta di carne e ossa, non solo a casa, nel letto, 
ma anche nel bosco lussureggiante, su uno scoglio 
al mare e nel mare, nella landa, illuminata 
dal sole, in qualche buio corridoio… Nella fredda 
chiesa deserta e al cinema, pieno di corpi sudati …
Per la sua immacolata concezione i loro peccati 
è punito con una perenne gravidanza. In lui cresce 

il vuoto che vuole trascendere l’infinito 
vuoto che lo circonda… il poeta è padre e
insieme madre di figli non nati… Ed è contento 
delle proprie doglie

In Rosa Mystica

Carta d’identità di Mahmoud Darwish

Mahmoud Darwish (1941 – 2008) è stato un poeta, scrittore e giornalista palestinese. “Carta d’identità” (Bitaqat huwiyya) è una delle poesie più celebri di Mahmoud Darwish, scritta nel 1964. È un testo simbolo della resistenza palestinese, scritto con voce ferma e dignitosa, rivolto a un ufficiale israeliano.

Scrivi!
Sono un Arabo
E il numero della mia carta d’identità è cinquanta mila
Ho otto figli
E il nono verrà dopo l’estate.
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Lavoro con i miei compagni in una cava
Ho otto figli
Li nutro con pane, vestiti e quaderni
E non chiedo l’elemosina alla tua porta
E non mi umilio davanti alle soglie delle tue scale
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Hai rubato i vigneti di mio padre
E la terra che io coltivavo
Insieme ai miei figli
E non ci hai lasciato nulla…
Solo queste rocce.
Allora, mi prenderai anche
Il diritto alla fame?

Scrivi!
Sono un Arabo
Senza un nome paziente
Le mie radici
Affondano nella terra… prima della nascita del tempo
Prima dell’apertura delle ere
Prima dei cipressi e degli ulivi
Prima della nascita dell’erba
Mio padre… è di una famiglia di contadini
Non discende dai signori
E mio nonno… era un contadino
Né nobile, né proprietario terriero!
Il mio nome? È Arabo!

Scrivi!
Sono un Arabo
Colorito scuro
Capelli neri
Occhi castani
Segni identificativi:
Porto la kefiah in testa
E la mano tesa
Graffia le unghie di chi ruba il mio pane
E i miei libri
E la mia casa
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Tu mi hai spogliato delle vigne di mio padre
E della terra che coltivavo con i miei figli
E tu ci hai lasciato e lasci a noi solo queste rocce
Perché il tuo governo lo prenderà anche
Il diritto a vivere?

Scrivi!
Sono un Arabo
Il nome senza segni
Senza numeri
Senza date
Il mio nome è rabbia
E la mia dignità è una pietra
Affamato e stanco
Ma non chiederò la pietà
E non mi piegherò davanti a nessuno
Tienilo a mente!

*

Carta d’identità di Mahmoud Darwish

Lode in onore del Local 100 di Martìn Espada

Martín Espada (nato nel 1957 a New York) è un poeta di origine portoricana e professore presso l’Università del Massachuttes Amherst dove insegna poesia.

Dedicata ai 43 dipendenti degli hotel e dei ristoranti della sezione locale 100 che lavoravano al ristorante Windows on the World e che morirono nell’attacco al World Trade Center l’11 settembre 2001.

Lode agli uomini e alle donne
che alzarono la colazione da un marciapiede
e la portarono nella luce delle torri.

Lode ai lavapiatti con i capelli impastati di vapore,
ai panettieri che sfornavano il pane al buio,
ai macellai che affilavano i coltelli tra i sogni.
Lode ai camerieri che conoscevano ogni lingua
ma che la città non sentiva mai parlare.
Lode agli immigrati, alle loro mani piene
di posate, bicchieri e sudore invisibile.

Lode ai morti nella cucina del cielo,
le mani che tagliavano l’aglio, che versavano vino,
che impilavano piatti nella quiete della fame.

Lode ai vivi, che corsero fuori
tra vetri taglienti e nuvole di polvere,
che cercarono i nomi negli elenchi,
che piangono in spagnolo, in urdu, in cantonese,
che conservano le foto nei portafogli
come piccole reliquie per pregare.

Lode a chi non è stato chiamato eroe,
ma faceva ogni giorno un lavoro da salvare il mondo,
sfornando pane, lavando tazze,
aprendo tende all’alba della città.

*

Davanti alle scenografie riposte sul pavimento di Reynaldo Lacàmara

Reynaldo Lacàmara (1956) è un poeta cileno contemporaneo

Davanti alle scenografie riposte sul pavimento
gli amanti agitano le loro scope.

La polvere si posa sulla lampada in camera da letto,
noi siamo l’anello mancante.

Ci dipingeranno sui loro muri:
una goccia su qualche superficie
che germoglia dall’innesco di piccole cose.

La storia ci cerca,
ci trova

Come la luce in camera da letto
o polvere sollevata dagli amanti.

*

Davanti alle scenografie riposte sul pavimento di Reynaldo Lacàmara

Nel mare di Rigoberto Paredes

Rigoberto Paredes (1948 – 2015) è stato un poeta, saggista ed editore honduregno. È stato il fondatore di Editorial Guaymuras, Editores Unidos e Ediciones Librería Paraíso. Tra le sue opere En el Lugar de los hechos; Las cosas por su nombre; Materia prima; Fuego lento; La stazione perdida.

A Rafael Rivera

Le navi hanno già svoltato
l’angolo delle acque
che vediamo unirsi
al cielo profondo e arcuato.
Si vedono solo pochi punti,
ma qui, tra noi,
in preda all’abbandono,
si levano ancora mani e voci innamorate.
I viaggiatori a prua non si volteranno indietro.
Un altro mondo sorge, un altro mondo alto e fresco
nella mente di tutti i viaggiatori.
Notte e giorno osserveremo le creste dell’acqua.
Forse il vento porta con sé un odore, un fischio,
qualcosa di ciò che teniamo stretto al petto
e che oggi vibra lontano.
Come erbacce ruvide, il mare cresce dentro di noi.
Il suo falso blu irrompe tra le rocce
e ci restituisce solo i resti di ciò che è andato perduto.
Eppure
la vita ci invia
rapidi segnali,
mentre passa,
lontano da questa riva.

*

Nel mare di Rigoberto Paredes

lucia triolo: vorrei

vorrei…       
 vorrei avere
occhi 
di cristallo trasparenti e fulminanti 
mani 
che tolgono la polvere anche ai sogni
orecchie 
che avvertono i punti morti nel cammino
odori 
col profumo di maree che lanciano speranze sulla riva

tu che mi accarezzi 

e invece…
… solo malintesi:
una formica ci passeggia sopra

il mondo, 
quel vecchio usuraio, come sempre, 
continua 
a prestare e a esigere interessi non dovuti

la formica ci passeggia sopra.

Lucia Triolo: Una Domenica di Poesia

Barbara Korun

Odore Umano

Ormai da giorni rimugino sul mio resoconto
del lavoro svolto con i profughi
non ce la faccio proprio a metterlo sulla carta
quell’odore
odore di gente di creature umane
quell’odore dolciastro
un misto di urina di vomito di sangue mestruale
di sangue di feci di sudore di gente spaventata

ormai da giorni rumino questo resoconto
nei sogni è il resoconto a ruminare me
mi perseguita
insomma come dire

«Per loro tutto può andar bene!»
il sudicio pavimento di cemento
i vestiti fradici
le interminabili attese in fila
esattamente in una fila
2000 persone in un’unica fila
una dietro l’altra per ore e ore
per 2 pezzi di pane pesce in scatola
una mela e mezzo litro di latte
per l’acqua per mezzo litro d’acqua

ormai da giorni rumino questo rapporto
già da giorni mi tormento come comporlo
insomma come raccontare
che la gente mi faceva segno
sono affamato sono affamata siamo affamati
dimagriti stanchi sporchi rassegnati

come raccontare
che li sorvegliavamo come i peggiori
e i più pericolosi nemici
avvertendo la gente del luogo di non lasciar
passare i loro animali dove erano passati loro
potrebbero contrarre malattie terribili
la tubercolosi, il colera, la scabbia, i pidocchi

«Neanche per sogno! Non sperate davvero che io vada
a pulire le tende finché c’è anche uno solo di quella marmaglia infernale!»
sbraitava una signora anziana mandata dai servizi sociali
«Non voglio avere a che fare con loro,
che tornino là da dove sono venuti!» strillava a notte fonda
durante una delle notti più serene nel campo
svegliandosi di soprassalto dal placido
sonno dei giusti

come raccontare
come descrivere la scena iniziale
quando son giunta per la prima volta alla fabbrica Beti
la mattina presto prima dell’alba

nei campi vicini silenzio nebbia
in lontananza invece fasci di luce dei fari
elicotteri suono insistente di sirene veicoli della
polizia esercito con i loro furgoni e camionette
armati fino ai denti agenti specializzati con
passamontagna nero sul viso e il casco in testa
muniti di giubbotti antiproiettile mitragliatrici
rivoltelle sfollagente scudi e volti mascherati
perfino i membri del servizio umanitario
con guanti e maschere da naso e bocca

eppure dappertutto quell’odore
quell’odore intenso e dolciastro
odore umano

che non scorderò mai

Cartolina non spedita di Isabel Oliva I Prat

Poetessa e docente catalana, nata nel 1924 e tutt’ora vivente, pubblicò il suo primo libro a settantaquattro anni. Coltiva una poesia profondamente radicata nell’esperienza di vita personale e collettiva, in cui l’attenzione per la memoria, il paesaggio, la solitudine e l’arte predominano come caratteristiche fondamentali d’espressione.
L’oro del sole al tramonto sotto il Ponte di Rialto,
Le campane di San Marco cadono lente
sui roseti dei giardini pensili del Canal Grande.
Le gondole disegnano cerchi infiniti
nell’acqua verde,
una luce diafana dissolve la nebbia, attraversa
le bolle d’aria delle finestre
ed entra nelle case come uno scampolo della sera.
In quel preciso istante,
nelle gallerie di vetro dei palazzi,
pezzi di cristallo di Murano brillano
degli stessi colori di una cartolina veneziana
non ancora spedita al destinatario.

*

Cartolina non spedita di Isabel Oliva I Prat

Tre poesie di Kenneth Koch

Diminuzione della mamma

.

La mia mamma

nel tempo in cui ero bambino

fu una donna

molto grande e molto bella

allora che ora

è minuscola

come una cosa​

.

*

.

Parlando a diverse persone contemporaneamente

.

Mi piacerebbe che voi foste ancora qui.

Smettetela di parlare o di fare qualsiasi altra cosa per un minuto.

Anzi, per favore, per tre, magari, cinque minuti.

Ditemi che sentiero prendere oltre la collina.

C’è un ponte lì? Vorrò compagnia?

Raccontatemi dei vecchi che hanno costruito il ponte.​

.

*

.

Parlando a Patrizia

.

Patrizia non vuole

parlare d’amore,

dice che vuole solo

fare l’amore,

ma ne parla

quasi all’infinito con me.

.

***************

“L’anno scorso Larry Rivers ed io abbiamo cercato di uccidere la poesia e il jazz parodiandoli; la nostra prima sessione al Five Spot Café, tuttavia, si è rivelata così divertente, per noi, almeno, che abbiamo ripetuto l’esperienza più volte. Non credo che l’abbiamo ucciso.” Kenneth Koch (1925 – 2002), figura di spicco della Scuola di New York, è noto per la sua poesia vivace, ironica e profondamente umana. Sebbene le sue opere siano state tradotte in italiano in misura limitata, alcune poesie sono disponibili per i lettori italiani. Ecco tre poesie di Koch, l’ultima delle quali è di mia traduzione.

 

Le notti bianche di Rolando Càrdenas

Rolando Càrdenas (1933 – 1990) è stato un poeta cileno della così detta Generazione 50.

Ed era una luce che sembrava essere lì a tutte le ore,
quando i giorni cominciavano a crescere,
curvando verso lenti paesi innevati.
Si trasmetteva senza limiti,
in un’attività quasi silenziosa,
dai cieli rossi e pieni di colline
dove gli uccelli volavano fino a tardi.
Sembrava anche attraversasse il mare
con un misterioso mormorio color cenere.
Antica chiarezza del ghiaccio che era rimasta lì
fin dalla prima notte polare,
a conferma di un rito remoto che aveva fermato le ombre,
ma al tempo stesso era passato.
Rimaneva con noi per lunghe ore,
come se ci rubasse il sonno o la stanchezza,
invecchiando con l’erba e il vento.
Come un ricordo che tutto inonda,
quei giorni del sud emergono
dal tempo dell’uomo che perse la sua ombra,
perché quelle notti lontane e illuminate
portate dal ghiaccio, dal mare e dal cielo rosso,
non sembravano strane sulla terra sparsa,
che circondava quella casa
persa in un grande respiro bianco.

*

Sequenza

Ho sempre amato la Sequenza del Lunedì di Pasqua, quella che i fedeli leggono in chiesa oggi, ve la propongo è pura poesia.

*
Alla vittima pasquale
si innalzi il sacrificio di lode,
.
l’Agnello ha redento il gregge,
Cristo l’innocente ha riconciliato
i peccatori col Padre.
.
Morte e Vita si sono affrontate
in un duello straordinario:
il Signore della vita era morto, ora, regna vivo.
.
Raccontaci, Maria,
che hai visto sulla via?
.
La tomba del Cristo vivente,
la gloria del risorto;
.
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le vesti;
.
Cristo mia speranza è risorto
e precede i suoi in Galilea.
.
[Bisogna credere di più alla sola Maria, veritiera,
piuttosto che alla folla menzognera dei Giudei.]
.
Siamo certi che Cristo è veramente risorto.
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.
.
Amen. Alleluia.
*

Sequenza

Lucia Triolo: Una Domenica di poesia

Paul Celan

PARLA ANCHE TU

Parla anche tu,
parla per ultimo,
di’ ciò che hai da dire.

Parla – 
ma non separare il no dal sì.
Dai anche senso a ciò che dici:
dagli l’ombra.

Dagli ombra che basti,
dagliene tanta
quanta sai sparsa intorno a te
fra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.

Guardati in giro:

lo vedi, che il vivo è dappertutto –
Prossimo alla morte, ma vivo! 
Dice il vero, chi dice ombra.

Ma ora si stringe il luogo dove stai:
e adesso dove andrai, rivelatore d’ombre, dove?
Sali. Innalzati a tentoni.
Più sottile diventi, più irriconoscibile, più fine!
Più fine: un filo,
lungo il quale vuole scendere la stella:
per nuotare nel basso, giù in basso
dove vede se stessa luccicare: nella risacca
di erranti parole.

Da “La Rosa di Nessuno”

55 anni fa’, nella notte tra il 19 e il 20 Aprile 1970, Paul Celan andava incontro alla Senna. Al suo genio e a Lui il mio commosso omaggio

UN BOURBON, UNO SCOTCH, UNA BIRRA di Felipe Granados

E’ stato un poeta del Costa Rica. Visse poco. Conduceva una vita bohémien, bevendo da un bar all’altro e trascorrendo le notti in cerca di asilo negli ostelli per migranti, dove dormiva per pochi soldi su brande non sempre pulite. Non ebbe molto tempo per mostrare la sua poesia al mondo. Ha pubblicato un’unica raccolta di poesie (Soundtrack, Ediciones Perro Azul, 2005). Ha collaborato con decine di riviste, tra cui “Amigos de lo Ajeno”, il supplemento “Áncora” del quotidiano costaricano “Nación” e numerose recensioni sulla rivista “Soho”. 

Ho pianto per te
come si deve piangere
perché sia ​​reale.
Ho pianto ubriaco.

Camminavo per la città
con un enorme desiderio
di non portare il mio nome,
solo perché
questa tristezza non mi toccasse.

Ho pianto per te
mentre stavi nelle fogne
come chiunque altro,
e poi ho imparato
che a volte la luna
è meglio vista da un tombino.

Ho pianto per te
in una macchina della polizia:
è la prima volta
che arrestano qualcuno
per il piccolo reato di nostalgia.

Ho pianto ubriaco
e nel mio delirium tremens
sono arrivato a credere
che tutti gli ubriachi
stessero piangendo per te .

*

Il giornale dei gatti di Gianni Rodari

I gatti hanno un giornale

con tutte le novità

e sull’ultima pagina

la ‘Piccola Pubblicità’.

.
‘Cercasi casa comoda
con poltrone fuori moda:
non si accettano bambini
perchè tirano la coda’.
.
‘Cerco vecchia signora
a scopo compagnia.
Precisare referenze
e conto in macelleria’.
.
‘Premiato cacciatore
cerca impiego in granaio. ’
.
‘Vegetariano, scapolo,
cerca ricco lattaio’.
.

I gatti senza casa

la domenica dopo pranzo

leggono questi avvisi

più belli di un romanzo:

per un’oretta o due

sognano ad occhi aperti,

poi vanno a prepararsi

per i loro concerti.

*

Il dono della Parola di Antonio Bianchetti

Le nostre storie
cercano ancora la trama dei racconti
come un rito nel chiederci
chi siamo e dove andiamo
parlando di ventura

.

Il brusio nasce nel riempire
la distanza e la sua usura
quando si sfidano le origini
anticipando il sonno
sulle infinite frasi che non sanno
dove arriveranno in nostra assenza

.

Ci ricordiamo delle classiche domande
fino alle ipotesi
della nostra inesistenza
nonostante il segno del miracolo

.

Continuiamo
fino a chiudere gli occhi
dove nessuno si accorgerà
se di fuori la neve
ha depositato i fiocchi
sulle speranze del mondo
dove la vita anche quando è sola
rimane felice
con il dono della parola

.

di Antonio Bianchetti (da “Non so se ho scritto troppo sull’amore” Quaderno dell’Àcàrya n°55)

*

*

Ad Antonio Bianchetti nel primo anniversario dalla scomparsa

*

Dennis Haskell una poesia

Dennis Haskell (1948) è un poeta, critico e accademico australiano. È autore di nove raccolte di poesie, le sue opere più recenti sono And Yet… e Ahead of Us. Inoltre, Haskell ha contribuito alla borsa di studio letteraria, pubblicando quattordici volumi di critica e saggi letterari.

Era fulgida oltre ogni logica,
tutta la vita un verdeggiante
pascolo, comunque la guardassi,

sembrava assurdo un amore così immenso
che divenne ogni pezzetto di sentimento

parole trepidanti,
finché tutte quante finirono in un libro.

E ancora ero stordito nel cercare
parole perfette in un perfetto accordare.

Sorpresi vi si sprofondarono i lettori, e presto
il libro aperto divenne solo un testo.

Condotti studi, lo scritto fu sezionato,
esaminato, decostruito, resuscitato.

Il testo era un discorso a cui ogni giorno
scolari rigorosi avrebbero attinto.
Ma chi di loro lo avrebbe interpretato?

*

Questa poesia è di una bellezza malinconica che permea tutto, come se raccontasse la trasformazione di un amore vissuto intensamente in qualcosa di distante, analizzato, quasi sterilizzato dal tempo e dallo studio. Il passaggio da emozione viva a testo scolastico è descritto con delicatezza ma anche con un certo rammarico. Quelle “parole trepidanti” che finiscono in un libro sembrano perdere la loro spontaneità, diventando oggetto di analisi fredda, di “scolari rigorosi”. Bellissima anche la chiusa, che lascia aperta la domanda centrale: chi saprà davvero interpretare e non solo studiare? È la riflessione definitiva sul destino della poesia (o dell’arte, o dell’amore stesso): quanto sopravvive, e quanto viene compreso?

*

Bufera di neve di William Carlos Williams

William Carlos Williams (1883 – 1963) è stato un poeta, scrittore e medico statunitense.

Scende la neve:
anni di furia dietro
ore che fluttuano pigramente
— la tormenta
trascina il suo peso
sempre più in profondità — tre giorni
o sessant’anni, eh? Poi,
il sole! un groviglio di
fiocchi blu e gialli:
alberi dall’aspetto ispido
si stagliano nei lunghi vicoli
sopra una solitudine selvaggia.
L’uomo si gira e lì vede
la sua impronta solitaria sparsa
sul mondo.

*

lucia triolo: una domenica di poesia

Roberto Bolano

Godzilla in Messico

Ascolta bene, figlio mio: le bombe cadevano
su Città del Messico
ma nessuno se ne rendeva conto.
L’aria portò il veleno
per le strade e dentro le finestre aperte.
Tu avevi appena mangiato e guardavi alla tele
i cartoni animati.
Io leggevo nella stanza accanto
quando capii che stavamo per morire.

Nonostante le vertigini e la nausea, mi trascinai
nella sala da pranzo e ti trovai sul pavimento.

Ci abbracciamo. Mi hai chiesto cosa stava succedendo
e io non dissi che eravamo nel programma della morte,
ma che stavamo per iniziare un viaggio,
un altro, insieme, e che non dovevi avere paura.

Quando se ne andò, la morte nemmeno
ci chiuse gli occhi.
Che cosa siamo?, mi domandasti una settimana o un

anno dopo,
formiche, api, cifre sbagliate
nella grande zuppa marcia del caso?
Siamo esseri umani, figlio mio, quasi uccelli,
eroi pubblici e segreti.

in “I Cani Romantici”

Soggetto di sinistra di Juana Bignozzi

Juana Bignozzi (1937 – 2015) è stata una traduttrice, giornalista e poetessa argentina.

Educato per essere
il magnifico militante di base di un partito
che, per non aver letto la storia del mio paese,
si è ridotto in polvere, non innamorato ma morto,
preparato per un’eterna corsa di fondo,
ho davanti agli occhi un muro impenetrabile
dietro il quale ci sono solo
altri 50 anni di lavoro e attesa.

*

VII di Carlos Ernesto Sánchez

Carlos Ernesto Sánchez è nato a Chol-Chol, Temuco, IX Regione, Cile, nel 1955. Ha studiato Filosofia e Teologia. Ha lavorato come giornalista per la radio e la carta stampata, oltre a insegnare in diverse scuole. Ha pubblicato: Three Poets , Why My God e Songs of Madness, Passion and Sadness. E’ deceduto nel 2021

Penso a Carmen
al suo appartamento irrespirabile,
con cani,
gatti affamati, miseria,
vicine che si appendono alle finestre mostrando
tette e povertà.

E descrivere la povertà non è poesia, è violarla,
è non aver capito che queste parole sono furia e ribellione.

Non voglio il ruolo di un intellettuale,
ma la strada, la mia bandiera,
i miei sogni.

Carmen è ancora sul suo balcone con tè e pane,
senza un uomo,
senza soldi,
senza lavoro (perché è vecchia),
senza saper leggere,
senza un corpo perfetto
e senza le creme per sistemarlo.

Scrivo aggrappandomi a queste parole
come se fossero un lasciapassare, un segno magico per andare in paradiso.

*