Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore.
Fran Bariffi (nato a Azul, Argentina, nel 1998) è un giovane poeta e studente di Lettere presso la Universidad de Buenos Aires; pubblica e cura progetti editoriali con le realtà “Evasión” e “Pequeña Fortuna”. La sua prima raccolta poetica è intitolata El borde azul (Buenos Aires, 2024), in cui lavora sul linguaggio e l’identità con toni intimi, urbani e riflessivi.
Vedo alberi vecchi di 300 anni, sagome di angeli e antiche scalinate in pietra come nelle foto di Parigi o di qualche antica città delle Ande.
È un piacere raro sedermi alla mia scrivania e prendermi dieci minuti per scegliere due parole, assorbito dall’azzurro dell’aria che passa dall’atmosfera alle mie dita e rilascia il suo flusso come un fiume sulla carta.
E ogni volta che apro il quaderno vedo la stessa porta, la stessa cornice blu perla, lo stesso corridoio che conduce allo stesso luogo senza tempo in cui sono stato mandato a giocare.
Vincenzo Cardarelli (1887 – 1959), nato Nazareno Caldarelli, è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano insignito del Premio Strega nel 1948.
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
Miguel Hernández (1910–1942) è stato un poeta e drammaturgo spagnolo nato a Orihuela. Autodidatta, ha unito nelle sue opere lirismo pastorale e impegno politico, partecipando attivamente alla Guerra Civile Spagnola al fianco dei repubblicani. Morì in prigione sotto il regime franchista, lasciando un’eredità poetica intensa e tragica.
Henryka Łazowertówna (1909–1942) fu una poetessa polacca appartenente alla generazione tra le due guerre, nota per uno stile delicato e intimamente lirico. Studiò filologia polacca all’Università di Varsavia e partecipò attivamente alla vita letteraria della capitale. Collaborò con riviste e antologie, distinguendosi per poesie che univano sensibilità moderna e attenzione per la fragilità umana. Durante l’occupazione nazista visse nel ghetto di Varsavia, dove continuò a scrivere e a lavorare per l’organizzazione di aiuto sociale Żegota.Fu deportata e uccisa a Treblinka nel 1942, lasciando un’opera breve ma molto intensa, tra cui è celebre la poesia “La piccola strega” (Mała stacja) dedicata agli orfani del ghetto.
Il ponte sul nulla ora è in abito da sera crespo l’ignavia sta a guardare una donna violentata tenere in pugno i suoi ragli di asina scuoiata mentre la parola diventa macigno urlante dentro il suo occhio
Dario Villa (Milano, 12 giugno 1953 – Milano, 4 marzo 1996) è stato poeta e traduttore. Esordì trentunenne nel 1984 con Lapsus in fabula, la sua opera più celebre, che gli valse il Premio Mondello opera prima nel 1985. Lavorò come traduttore dall’inglese e dal francese per le case editrici Guanda e Mondadori; nel 1995 uscì la sua ultima raccolta, intitolata Abiti insolubili: nel 1996 morì all’ospedale Policlinico di Milano dopo una lunga malattia
Florbela Espanca, pseudonimo di Flor Bela de Alma da Conceição (1894 – 1930) è stata una scrittrice e poetessa portoghese.
La sua vita fu tumultuosa, inquieta e ricolma di sofferenze intime che l’autrice ha saputo trasformare in poesia di alta qualità.
In vita pubblicò il Livro de Mágoas (Libro dei dispiaceri) nel 1919 e Livro de Sóror Saudade (Sorella Nostalgia) nel 1923. Personalità irrequieta, morì suicida il giorno del suo compleanno ossia l’8 dicembre 1930, a Matosinhos, in Portogallo, dove oggi si trova una biblioteca a lei intitolata.
Dopo la sua morte furono pubblicate varie sue opere, tra cui i Juvenilia.
Eugenio Montejo (1938 – 2008) è stato un poeta e saggista venezuelano. È stato fondatore della rivista Azar Rey e cofondatore della Rivista Poesía dell’Università di Carabobo. È stato ricercatore nel Centro di Studi Latinoamericani “Romulo Gallegos” di Caracas, e collaboratore di un gran numero di riviste nazionali e straniere.
Essere qui per anni sulla terra, con le nuvole che si addensano, con gli uccelli, sospesi in ore fragili. A bordo, quasi alla deriva, più vicino a Saturno, più lontano, mentre il sole gira e ci trascina e il nostro sangue scorre nel suo universo profondo, più sacro di tutte le stelle.
Essere qui sulla terra: non più lontano di un albero, non più inspiegabile; leggero d’autunno, gonfio d’estate, di ciò che siamo o non siamo, d’ombra, di memoria, di desiderio, fino alla fine (se c’è una fine) voce a voce, casa per casa, chi porta la terra, se la porta, o chi l’aspetta, se l’aspetta, spezzando insieme il pane ogni volta in due, in tre, in quattro, senza dimenticare gli avanzi della formica che viaggia sempre da stelle lontane per essere puntuale alla nostra cena anche se le briciole sono amare.
Michael Søren Madsen (Chicago, 25 settembre 1957 – Malibu, California, 3 luglio 2025) è stato un attore, poeta e fotografo statunitense.
Figlio del pompiere Calvin Christian Madsen e della produttrice/autrice Elaine Madsen, iniziò la carriera di attore al Steppenwolf Theatre Company a Chicago, prima di trasferirsi a Los Angeles per il cinema.
Pur famoso per ruoli iconici nei film di Quentin Tarantino, come “Reservoir Dogs” (1992) e “Kill Bill” (2003-04), amava definirsi soprattutto poeta: pubblicò diverse raccolte e aveva in programma il libro “Tears for My Father: Outlaw Thoughts and Poems”.
Ho compiuto 35 anni in Lussemburgo. Da qualche parte tra Parigi e la Germania. C’è un ponte rosso lì, dove Helen diceva che la gente si suicida di continuo. Ma non ho visto nessuno sul parapetto. Sono qui a girare un film intitolato “Una casa sulle colline”. Mi manca mio figlio. Mi manca mia moglie. Ho gli incubi quando cerco di dormire, ma mi piace la nebbia al mattino.
Roberto Appratto (1950 – 2025) è stato un poeta, critico letterario e docente di teoria della letteratura uruguyano. Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi volumi poetici e romanzi, ed è stato anche traduttore di opere importanti della letteratura anglosassone. Il suo lavoro critico si è concentrato su autori come Jorge Luis Borges, Edgar Allan Poe, e E. E. Cummings, oltre a spaziare tra poesia, narrativa e saggistica.
L’immagine di ciò che non ha immagine brilla solitaria sul bordo della pagina come un corpo che si accende e si spegne in un vecchio film di fantascienza. L’immagine scrive a margine la storia e il suono di un pensiero oscuro, impossibile, soprattutto di giorno. Ci vuole tempo per mantenere il controllo tra ciò che è e ciò che non è, come una danza che sfiora appena il suolo segna il volto del vampiro. Il nome appare disegnato.
Mara Pastor (San Juan, 1980 di Porto Rico) è autrice di diversi libri di poesia, tra cui: Poemas para fomentar el turismo (Neutrinos, 2015), Arcadian Boutique (UNAM, 2014), Falsa heladería (Aguadulce Ediciones, 2018), oltre ai poemari bilingui Children of Another Hour (Argos Books, 2014), tradotto da Noel Black, e As Though the Wound Heard (Cardboard House Press, 2017), tradotto da María José Giménez.
Questo pezzo di terra che ho comprato a prezzo scontato è roccia ignea, vulcanica. Prendo le sue pietre e penso:
Questo era lava. Era così calda che, se l’avessi avuta a questa distanza, sarei morta.
Vera Linder (Milano, 1992) è una poetessa transmediale, traduttrice e curatrice editoriale che vive tra Milano, Venezia, Trento, Innsbruck e Boulder. Il suo debutto letterario è la raccolta bilingue Corpus in a Tongue (2022), in cui italiano e inglese si mescolano creando suggestioni linguistiche vigorose. .
Da anni frequenta il Summer Writing Program alla Naropa University di Boulder, dove l’incontro con la poesia americana contemporanea ha profondamente nutrito la sua scrittura
Al terzo incrocio di pagina
girate a sinistra
imboccate la prima uscita
alla rotonda della “o”
superate le curve
della terza “s”
evitate la parola
“compromesso”
girate intorno alla
“conversione”
entrate nel tunnel
che divide la “i”
dal suo puntino.
poi, la destinazione
un deserto pallido
sabbia perlacea
silenzio
assenza di azoto
ossigeno,
argon,
una casupola di legno
verde marcio antico
diventa pupilla
rende il deserto
sclera
e un bottega
la bottega dei concetti.
Non ha porte
ha scaffali infiniti
Non ha nessuno
dietro el bancone
ma schiere di mani esangui
slegate dai corpi
porgono barattoli
di concetti
Non ha proprietari
ma voci
di ignota provenienza
illustrano
ultime novità e
pensieri tornati di moda
i concerti riposano
in attesta
un sole viola
li solletica
giochi di luce
sui muri
poi
un lettore
la porta che non c’e
scricchiola
la sua ombra
oscura i giochi
guarda negli occhi
le voci
chiede, senza parole
di ricevere del vuoto
”un vuoto pitagorico?
quello in cui il cielo respira?
un vuoto da temere?
la negozione dell’esistenza?
un vuoto romantico?
l’assenza di qualcuno?
un vuoto etimologico?
il vacuum, mancanza assoluta
di qualsiasi materia?
un vuoto scientifico?
il campo di battaglia di
coppie di particelle virtuali?
nascono e si distruggono
in un duello infinito.
un vuoto filosofico?
il parlare di vuoto stesso
che lo nega riempendolo di qualcosa?
un vuoto platonico?
la nostra anima, un vaso bucato
perennemente insoddisfatto?”
La silloge “Deflagrante sorriso” (Vitale Edizioni) di Mara Limonta si presenta come un viaggio poetico di intensa interiorità, in cui la parola diviene strumento di esplorazione e rivelazione. Le liriche si muovono tra visioni oniriche e frammenti di vita quotidiana, fondendo concretezza e simbolismo in un equilibrio delicato e vibrante. Il linguaggio, denso e sensuale, si fa corpo e respiro, capace di dare voce a emozioni profonde e a una costante tensione verso la libertà e la rinascita. Temi come il tempo, la memoria, la fragilità e la forza femminile attraversano i testi, lasciando emergere un universo poetico di contrasti e metamorfosi. L’autrice, con sensibilità raffinata, trasforma l’esperienza personale in canto universale, rivelando un’anima inquieta ma luminosa.
Errano senza meta,
– del fiume fate candore innamorate
peregrinando vanno, bramano un sogno
– oro fatato per amalgamar l’ amore
avviluppare l’ anima intimamente
– come l’ acqua che scorre
esplodere la carne liberare
l’ essenza , né vincolo né freno
l’ istinto assolvere,
– come marea liquefarsi indenne.
Ma il puro sguardo delle fate restive
uomo che passi, temi va oltre.
Paul Éluard, (1895 – 1952) è stato un poeta francese,
tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.
Dissipa il giorno, mostra agli uomini immagini distaccate dall’apparenza, togli loro la capacità di distrarsi, è dura come la pietra, la pietra informe, la pietra del movimento e della vista, e ha una tale radiosità che tutte le armature e tutte le maschere sono falsificate.
Ciò che la mano ha preso non si degna nemmeno di prendere la forma della mano, ciò che è stato compreso non esiste più, l’uccello si è confuso con il vento, il cielo con la sua verità, l’uomo con la sua realtà.
Jules Laforgue (1860–1887) fu un poeta francese simbolista, tra i primi a sperimentare con il verso libero. Nato a Montevideo e cresciuto in Francia, unì ironia e malinconia in una poesia profondamente moderna e influente. Morì prematuramente a 27 anni, lasciando un’opera che anticipò aspetti dell’espressionismo e del modernismo europeo.
Ecco scende la sera, dolce al vecchio lascivo.
Murr il mio gatto siede come araldica sfinge
contempla, inquieto, con la sua pupilla fantastica
viaggiare all’orizzonte la luna clorotica.
È l’ora nella quale l’infante prega, dove Parigi-fogna
getta sul pavimento dei viali
le sue falene dai seni freddi che, sotto la luce spettrale
del gas, l’occhio che fiuta un maschio casuale.
Ma, presso il mio gatto Murr, sogno alla finestra.
Penso a bambini che ovunque, in questo istante, sono nati.
Penso a tutti i morti sotterrati oggi.
E mi figuro d’essere in fondo al cimitero,
e entrando nelle bare, mi metto al posto
di quelli che qui passeranno la loro prima notte.
Franco Piol nasce a Roma il 2 ottobre del 1942.
Dedica quaranta anni al mondo dell’infanzia come operatore socio-culturale, autore-attore-regista di teatro-ragazzi e non, fondando nel 1971 il “Gruppo del Sole” con il quale dirige molti laboratori di animazione teatrale e nel 1998 “LabTea 2000”. Autore di raccolte di poesia edite in “Poetesie in concerto” pubblica numerosi racconti brevi.
Ho sognato la notte,
il suo volto di amante capricciosa,
racchiuso nel cuore mio fanciullo.
Il vento che l’ha scossa ha riso
tra le cortecce di un albero tremante.
Neppure la luna ha parlato
di nubi. Neppure uno strazio
per l’aria, un appiglio.
Al pazzo orizzonte ho volto gli occhi,
teneri sguardi al ruvido andare:
rugiade e silenzi per chi vi ho incontrato.
E la mente ha cercato
i suoi giovani amanti
dietro le righe di quanto non detto,
eccitata da tanti pensieri:
la bruma nascosta, il grano che dorme,
l’una che respira nell’altro
l’odor della notte.
Al pazzo orizzonte che amo,
al fragile araldo di stelle,
io canto battuto dal vento che ride
una brezza di lacrime nere,
io canto un amor che mi preme
e chi sente e m’ascolta
dice che pazza è la notte
e scompare.
Giuseppe Ungaretti (1888–1970) è stato un poeta italiano, considerato uno dei principali rappresentanti dell’Ermetismo. Nato ad Alessandria d’Egitto, visse le esperienze della Prima guerra mondiale che segnarono profondamente la sua poesia, caratterizzata da un linguaggio essenziale e intenso.
Álvaro Mutis (1923–2013) è stato un poeta e scrittore colombiano, noto per la sua prosa lirica e per la figura del suo alter ego letterario, Maqroll el Gaviero. Dopo un’infanzia trascorsa tra Belgio e Colombia, lavorò a lungo nel mondo delle imprese e della diplomazia. La sua opera, segnata da un tono elegiaco e un profondo senso del destino umano, gli valse riconoscimenti come il Premio Cervantes nel 2001.
Dobbiamo inventare una nuova solitudine per il desiderio.
Una vasta solitudine dalle rive sottili dove il suono rauco del desiderio può diffondersi liberamente. Riapriamo tutte le vene del piacere.
Lasciate che le fontane alte zampillino, non importa in quale direzione. Non è stato ancora fatto nulla.
Dopo aver percorso un breve tratto, qualcuno si fermò per sistemarsi i vestiti, e tutti si fermarono dopo di lui. Proseguiamo.
Ci sono letti di fiumi asciutti dove acque magnifiche possono ancora scorrere. Ricordate le bestie di cui parlavamo?
Possono aiutarci prima che sia troppo tardi e che la banda di ottoni ritorni a offuscare il cielo con la sua musica stridente.
Pier Paolo Pasolini (1922–1975) è stato uno scrittore, poeta, regista e intellettuale italiano tra i più influenti del Novecento. Le sue opere, spesso provocatorie, hanno esplorato temi come il potere, la sessualità, l’emarginazione e la società dei consumi. Autore di film celebri come Accattone, Il Vangelo secondo Matteo e Salò o le 120 giornate di Sodoma, ha lasciato un’impronta profonda nella cultura italiana e mondiale.
Efraín Barquero (1931–2020) è stato un poeta cileno, legato alla generazione del ’50, noto per una poesia semplice e simbolica che unisce intimità familiare e dimensione collettiva. Visse a lungo in esilio in Francia e in Colombia dopo il golpe del 1973. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Nazionale di Letteratura del Cile.
Gli animali vivono così poco,
in ognuno di loro
c’è qualcosa della mia vita che si rifiuta di morire,
e in ognuno c’è un mio richiamo,
un desiderio oscuro che solo loro conoscono
perché sono come il gioco inventato dai giorni tristi
con i giorni felici.
.
Impararono ad abbaiare e miagolare, chiamando il mio nome,
ma vissero troppo poco per seguirmi da lontano,
finché non mi videro scomparire lungo le strade
e ogni volta che mi allontano da un posto,
li sento salire alla mia gola come un
gemito sordo e dolce.
.
Quando i bambini o gli animali si dimenticano di me,
Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.
E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.
Gabriel Celaya (1911–1991), nato a Hernani nei Paesi Baschi, fu uno dei più importanti poeti spagnoli del dopoguerra. Ingegnere di formazione, scelse la letteratura come strumento di impegno civile, aderendo alla cosiddetta “poesía social”. Con la sua opera difese la libertà, la giustizia e la dignità umana contro la dittatura franchista.
Quella vita che non è mia e mi circonda, il mistero della morte, ciò che chiamiamo morte e il mistero della vita sempre aperta, ciò che chiamiamo vita nell’albero, nelle nuvole e nell’acqua, e nel vento e nel mondo che è ciò che è senza essere umano, e nell’immensa trasparenza che non è detta, si mostra in ciò che ho cercato tanto e che ora trovo di ritorno: l’infanzia, forse, l’infanzia, la nostra fine sicura, il nostro racconto, il nostro canto, la nostra coscienza magica: la totalità della vita infinita e aperta.