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Lucia Triolo: una Domenica di poesia
Eugenio Montale
Non chiederci
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
da Ossi di Seppia

Lucia Triolo: una cosa stupida
ciò che mi riguarda
(ormai da me è lontano
ogni gioco con la statua
della Divina Accoglienza)
ho raccolto in quel
ditale secco
che lo specchio
ha buttato senza immagine
oltre ogni amore
prendersi sul serio
è scoprirsi a mordere acqua
una cosa stupida.

lucia triolo: umano
annodato di silenzio
e di rumore
l’ umano è animale
ferito
ansimante
mi rotola in tasca
mi morde la coda

lucia triolo: non è un dettaglio
un’altra natura
in me
a passi affrettati
guarda sul ponte
le mie opposte rive
avvicinarsi
da un punto qualunque del mondo
mia madre me la indica
“non è un dettaglio” dice

“Leopardi ,il poeta dell’Infinito” miniserie tv riceve molti applausi ma ci sono anche voci fuori dal coro,Gabriella Paci
Molto attesa la miniserie televisiva andata in onda in due puntate su rai 1 “leopardi-il poeta dell’infinito.il 7 e l’8 gennaio scorsi.La fiction è stata presentata fuori concorso all’81 mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia lo scorso agosto.
La trasmissione ha quasi subito diviso l’opinione pubblica in critici positivi e negativi: tra coloro cioè che hanno trovato ,seppur ampiamente romanzata, la vita e le riflessioni del grande poeta romantico recanatese legate alla sua produzione letteraria e coloro che hanno visto un Giacomo Leopardi svilito e sbiadito a dispetto della sua grandezza titanica.
Che avesse una famiglia che, fatta eccezione per i fratelli Carlo e Paolina, fosse scarsamente dispensatrice di comprensione e gesti d’affetto non è certo una novità e attori interpreti del padre Conte Monaldo Leopardi, Alessio Boni,e della madre Adelaide Antici Valentina Cervi , sono davvero bravi a rendere il freddo clima familiare e i rapporti con il primogenito Giacomo, destinato da essi a diventare uomo di chiesa. Un po’ la storia della monaca di Monza del Manzoni ma in questo caso Giacomo, interpretato dal bravo Sergio Maltese, trova la forza di ribellarsi a questo destino, nonostante un tranello ordito dia genitori in accordo con lo zio materno.
La sua propensione agli studi supportati da un’intelligenza fuori dal comune ,fanno sì che la sua cultura spazi in ogni campo e che perfino il padre ne sia orgoglioso, almeno finchè il figlio è docile e rispettoso delle sue scelte.Ma Giacomo è oltre:e si avvicina,grazie alla conoscenza e frequentazione dei illustri scrittori liberali al romanticismo e al liberalismo anche se non sarà mai uomo d’azione.
A mio parere la sua amicizia con il letterato Antonio Ranieri che è davvero stata di grande conforto al poeta, viene presentata come un rapporto quasi omosessuale anche se di sesso non si parla e questo sminuisce la figura di entrambi. Anche l’amore di Giacomo verso la nobildonna Fanny Targioni Tozzetti che gli ispirerà il ciclo di Aspasia dopo la cocente delusione di essersi solo illuso dell’amore di lei è alterato dalla presentazione di un rapporto non veritiero tra Ranieri e quest’ultima e la rappresentazione di scene d’amore ripetute come nelle fiction di livello popolare. Brava anche Giusy Buscemi nel ruolo di Fanny ma poco veritiera la sua folle passione per Ranieri che si spenge quando….scopre che le bellissime lettere d’amore ricevute non sono dell’amante ma di Leopardi che si finge l’amico per assecondare il rapporto tra i due. Arrivare a far del grande poeta un “mezzano “ d’amore tra l’amico e la donna amata e che poi scrive invettive nei confronti di Fanny paragonandola addirittura ad Aspasia, figlia di un re greco e moglie di Pericle, nota per la sua inclinazione di donna di facili costumi,mi sembra voler rendere Leopardi poco coerente se non addirittura volubile.
E’ giusto che l’amato poeta,studiato sui banchi delle superiori, non appaia una figura statica e fuori dal mondo ma che riveli passioni e ribellioni ,scelte e paure ma,ripeto, mi è parso sminuito come uomo di grande sentire e lungimiranza ,tanto da essere considerato un filosofo di straordinaria attualità.
Anche i suoi pianti e la recitazione poco emozionante dei versi più belli della sua produzione,non mi hanno convinta e Sergio Rubini ,regista della serie doveva dare un risvolto più accattivantee meno pittoresco della verità storica.
Lucia Triolo; una Domenica di poesia
Rafael Wojaczek
Chi è questo che mi appare allo specchio
non una donna né una persona
di nebbia, ma così crudelmente me stessa,
che il posto nell’almanacco finora è vuoto?
Chi è questo che dal mio bicchiere
bevendo non un ubriacone è, anche se
raccolto dalla polizia dal fango
è preso come compagno di gilda?
Chi è questo che con la mia penna
scrive le mie poesie
e nel mio letto prende mia moglie?
chi è questo che è appena uscito?
***
deve essere qualcuno che non conosco, ma
che si è impossessato
di me, della mia vita. della mia morte; di
questo foglio

Rafael Wojaczek, da “Il poeta andava fucilato”. Poesie Scelte 1964-1971,