SOBBALZO D’UN RESPIRO, di Silvia De Angelis

In quella gelida sera

ho plasmato un sogno di te

con la mente

smarrita

sullo scalpitio virile della voce

Aldilà

d’una timida parvenza emozionale

mi sono persa

nella fessura

d’un coinvolgimento senza tempo

In modo irriguardoso

e in un ritmico silenzio

ti ho porto la schiena

rinata nel sobbalzo d’un respiro

gamma risonante

d’un lamento perfetto

nell’eco del piacere

@Silvia De Angelis

ESALTANTI CONFINI, di Silvia De Angelis

Mi perdo

nella brezza fumosa

dell’alito che ti rappresenta

e mi fa sentire

ancor più

la tua donna

Percezioni sottili e immense

nel contempo

indescrivibili

per la loro unicità

e il solco profondo

che lasciano nel pensiero

Sono un’algebrica equazione

sconnessa nel risultato

per il silenzio assoluto

di quei caldi fiati d’emozione

vissuti solo

nel tempo dei tuoi esaltanti confini

@Silvia De Angelis

TRA VEGLIA E SONNO, di Silvia De Angelis

Quasi ipnotico

quell’incontro con te…

non lascia spazio

a frammentate idee

Solo dà adito

alla creazione d’un vissuto passionale

senza curve

o sbandi di sorta

che in qualche modo ne deturpino

l’enfasi spontanea

Ad occhi chiusi

saprei trovarti nella folla

annusando l’intermittenza del tuo odore…

quasi d’inchiostrata notte

che scavalchi

quel denso oscillare tra veglia e sonno…

@Silvia De Angelis 2015

IMMENSO NIENTE, di Silvia De Angelis

Di quell’immenso niente

rotolato sui nostri giorni

ricordo solo sillabe fuggenti

celate in paludosi passi

temerari

anche per un sibilo di vento

Mancanza estrema

di genialità e palpiti

in cupi silenzi

scivolati su una lastra invisibile

al margine d’un destino che si tinge

precipitato

poi

in un fosso nudo

stemperato

di qualsiasi anelito di vita

@Silvia De Angelis

MEMORIE MISTERIOSE, di Silvia De Angelis

 Sommersa nell’encomio della sera

scivolo nell’incapacità di vivere

vertigini emotive del pensiero.

Divinizzo flussi di memorie misteriose

rasenti lusinghe sensuose

di cangianti amori

dischiusi nell’enigma

d’un eccesso di passione.

Vibra uno stimolo di febbre momentanea

sulla bisboccia di luna irriverente

nel monologo d’un vento labile

ch’evochi primavera…

@Silvia De Angelis

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ADDIO, di Silvia De Angelis

Si affievoliscono le nubi e ti vedo…

titubante che sia l’ultima volta

Il tuo sguardo si perde in una linea indefinita

che traccia parabole colme di intensi soliloqui…

Sensualità, mordente sentimento, carezze dell’anima

Fluiscono in movenze sospese

sfiorando l’epidermide in un soffio delicato

Ora il tuo istrione si taccia a cavaliere

in quell’indefinibile dell’anima…

Ma gelo e indifferenza emergono come lama tagliente

si da lasciarmi andar per la mia via… senza voltarmi

@Silvia De Angelis

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ONDE, di Silvia De Angelis


Rincorro  quelle interminabili onde, che col loro andirivieni, riportano in quell’arenile solitario, fibrillanti attimi di remoto, unici  nel momento,  a inorgogliosire trame nascoste  perse in complicate disavventure d’esistenza, interminabili e irrisolvibili.
Intense nuances smaglianti,  e  variegate sfumature tonalizzano  inquiete  intime trine , risvegliate d’un tratto a inusitati palpiti, che, col loro fremere, hanno delineato inaspettati percorsi  vissuti, volti a donar certezze nella personalità, sempre vogliosa di crescenti  sagome  caratteriali.
Quel continuo plasmare innovativi intenti ,assimilati  da quel che valido, ruota intorno a noi ,riassumendone le parti migliori, quelle che ampliano la nostra visuale, donandole l’ intrigante  nota in più, che insieme a originali accordi, tempra un’armonia interiore in grado di captare ogni minuscola inezia del percorso esistenziale, colorandolo di  straordinaria emozionalità  e di quel sovrappiù, da non sottovalutare, capace di aprire radiosi spiragli.
Quegli spiragli piccolissimi emanano briosa luce, che s’ingrandisce giorno per giorno rendendoci  capaci di osservare oltre il consueto, in una dimensione più languida e accattivante, in grado di percepire arcane sensazioni che proiettano il nostro sentire al di là di un insipido attimo d’essenza….
@Silvia De Angelis
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MATERNITA’, di Silvia De Angelis


Nell’emancipazione
d’un sogno di femminilità
emerge un lembo d’universo
in cui schiudere
il librare d’un nuovo respiro
mediato da un vortice d’amore puro
E in quel levigare
di dolce scalpitìo nel ventre
si rannicchia il frutto prediletto
d’un lemma prezioso
che adulerà giorni speciali
nella tempra vivace da disegnare…
@Silvia De Angelis

IN QUEL CALCO FIGURATO, di Silvia De Angelis





,

Poso

nella polvere del tempo

lo sguardo memore di voli rarefatti.

Incarno mari e insenature

nella pochezza del presente

mentre un tocco di lucidità
ammorbidisce il viso .

Retrocedo

nell’andar d’un sogno antico

che faccia da spola
a ingaggi di memoria.

S’avvera dolce chimera sulla bocca

che mastichi pastose utopie

mentre nell’oscurità che avanza

si dileguano sfumate

silenziate sagome

rincontrate dietro l’angolo

d’un’idea che va via

@Silvia De Angelis

EMIGRANTI, di Silvia De Angelis





In quell'intarsio d'aria soffusa
s'infrangono fumenti di grigio
misti a cigolio di metallo.
Uno spicchio di cielo misura
quel raggio solitario
sospeso a un rallentare di nubi.
Ammassati in denso groviglio
in un piglio di nuove aperture
nella mente e in quei fardelli
votati a lacrime represse.
Di li' una rondine mesta ingozza
cibo per la prole.
Inquietudine di sguardi anelanti
che indomiti come quel che vola
attingono un'andatura confusa .
Una lacrima flebile stempera
tristi volti che fatica e dolore
hanno indurito a pietra.
Resta solo un battito indomito
risuonante prematuro nel fiotto del neon.
@Silvia De Angelis

BATTITO INFINITO, di Silvia De Angelis

S’asciuga la notte
nello sguardo assente
privato
di scintille pirotecniche
e schiusi eloqui
preziosi
nel contraltare vellutato
S’oppone
uno sfibrato silenzio…
un quasi abbandono
d’un nulla che sfinisce
Inatteso
affiora
un senso di riscatto
nel rumore di sciacqui
mossi da corrente blu
connessa al centro del corpo
S’innescano
libertà pura
godimento
battito infinito
luce
@Silvia De Angelis

ER VICOLETTO (vernacolo), di Silvia De Angelis


Ne li paraggi de Piazza Navona
se trova ‘n’vicoletto niscosto
‘ndo nun ce batte mai
nimmanco er zole
Eppure tiene ‘n’fascino
a di’ poco eccezzionale
pe’ queli barconcini de fero
‘nfiorati de geranei
che cascheno giù
senza er paracadute
e coloreno de vivacità
sta via ‘ngusta
che bisogna annalla a cercà
pe’ quanto è stretta
‘N poveraccio senza casa
cià steso ‘n’cartone
pe’ dormicce senza rotture
‘ndove ‘a gente bbene
nun se sogna de mette er piede
frastornata da li borghi accurturati e ricchi
‘ndo je sembra de sentisse più granne
@Silvia De Angelis

TRADUZIONE
Vicino a Piazza Navona
si trova un vicoletto nascosto
ove non batte mai
ne anche il sole
Eppure ha un fascino
a dire poco eccezionale
per quei balconcini di ferro
ornati dai geranei
che scendono giù
senza il paracadute
e colorano di vivacità
questa via piccola
che bisogna cercare
per quanto è stretta
Un poveretto senza casa
vi ha steso un cartone
per dormirvi indisturbato
E lì la gente per bene
non ci va proprio
frastornata dalle vie tradizionali e ricche
dove ha l’impressione di sentirsi più importante


L’ASCOLTO, di Silvia De Angelis

Specchietti scoloriti scandiscono 
sciami di luce sottobosco
in senso labile mimato dal
rincorrersi di tornanti già esplorati.
La voce in cascata nel calpestio
d’un tono roco idealizza omissioni
e doppi sensi d’un legame remoto.
Un fragile esito di sole
emisfero incorporeo su caduta
della notte tracima ricordi
distesi di pelle prima d’un plagio
di bocca.
Un promontorio scarlatto copre
orme insistenti d’animo sul ciglio
d’un blu immenso che muto aspetta
un ascolto tornito d’amore…
@Silvia De Angelis

LA PIRAMIDE CESTIA, di Silvia De Angelis

La Piramide di Roma è una piramide in stile egizio, la tomba di Caio Cestio. Si tratta di un edificio costruito in calcestruzzo con una ricopertura di marmo, quello bianco di Luni, e ci mostra quanto sia stato vasto l’impatto della cultura egizia nel mondo romano. Caio Cestio, in particolare, rimasto impressionato dalle piramidi in Egitto, decise di farsene costruire una appositamente, però prendendo come modello non tanto le piramidi della piana di Giza quanto le piramidi nubiane, più slanciate e con una diversa pendenza degli angoli (foto 4). Nel suo testamento Caio Cestio scrisse che la piramide si sarebbe dovuta costruire in 330 giorni, altrimenti tutta la sua eredità sarebbe andata perduta; e gli eredi furono tanto veloci che la piramide sorse addirittura con qualche giorno di anticipo. La piramide venne costruita come sepolcro per un settemviro degli epuloni, cioè il sacerdote che aveva l’incarico di curare i banchetti per gli dei, certamente all’interno del periodo compreso tra il 18 e il 12 a.C., cioè tra l’anno in cui fu promulgata una legge a carattere suntuario (contro l’ostentazione del lusso) che impedì, quindi, di porre all’interno della cella alcuni preziosi arazzi, e l’anno della morte di Marco Agrippa, genero di Augusto, menzionato tra i beneficiari del testamento. In particolare, il testamento è scritto su due basamenti gemelli2 che sorreggevano le statue di bronzo originariamente poste sul lato orientale del sepolcro.

Foto 5 / (©Francesca Pontani) Le due colonne rialzate con il restauro del 1663 (maggio 2014)

La Piramide di Caio Cestio si eleva nell’area a sud dell’antica porta Ostiensis (attuale Porta S.Paolo), all’incrocio con la vecchia via Ostiensis, i cui basoli sono ancora in parte visibili all’interno dell’area che oggi racchiude il monumento. Costruito in età augustea sull’onda delle nuove mode che si andavano affermando a Roma dopo la sconfitta di Antonio e Cleopatra ad Azio (31 a.C.) e la conquista dell’Egitto, i lati nord e sud del monumento finirono per rimanere “imprigionati” all’interno del circuito delle Mura Aureliane, costruite nel 271 d.C. L’area sepolcrale tutta intorno la piramide è delimitata da un recinto quadrangolare in opera quadrata di tufo3, aperto sul lato ovest. È qui, all’interno di questo recinto, che sono stati recuperati diversi elementi che erano stati impiegati per l’arredo esterno del monumento, alcuni dei quali in particolare riscoperti nel corso degli scavi promossi nel biennio 1662-1663 da Papa Alessandro VII Chigi: due colonne con fusto scanalato (foto 5), rialzate nel 1663 in corrispondenza degli spigoli del lato orientato verso ovest, alle quali corrispondevano altre due colonne sul lato orientale; due basi che sostenevano statue bronzee di Caio Cestio e le fondazioni di un triclinio per i banchetti funerari a forma di gamma contrapposte. La base della piramide poggia su fondazioni in opera cementizia e blocchi di travertino, mentre l’alzato, anch’esso in opera cementizia, è interamente rivestito di lastre di marmo lunense. La stanza funeraria è rettangolare ed è oggi raggiungibile attraverso il passaggio che venne aperto nella massicciata di calcestruzzo all’epoca dei restauri di Papa Alessandro VII; è coperta da una volta a botte che risulta foderata da una cortina in opera laterizia decorata con affreschi di III Stile Pompeiano (foto 6). Liste nere e rosse incorniciano i pannelli rettangolari bianchi, all’interno dei quali campeggiano vasi lustrali e figure femminili ritratte in piedi e sedute, tutto questo alternato ad alti candelabri (foto 7).

  • Foto 6 / (©Francesca Pontani) L’interno della camera di sepoltura
  • Foto 7 / (©Francesca Pontani) Vasi lustrali alternati a figure femminili
  • Foto 8 (©Francesca Pontani) Dettaglio di una delle Vittorie alate del soffitto

Nei quattro angoli della volta si possono invece ancora vedere figure di Vittorie alate con corone nelle mani, che in particolare convergono verso il centro del soffitto dove, probabilmente, era stata raffigurata l’apoteosi di Caio Cestio, portato in cielo da un’aquila (foto 8). La pavimentazione della cella, oggi completamente perduta, doveva essere stata in opera spicata, come suggeriscono i resti di laterizi rinvenuti durante recenti restauri.

Un ricco corredo epigrafico

La maggior parte delle informazioni relative la costruzione della piramide e l’identità del suo titolare, le conosciamo grazie al ricco corredo epigrafico del monumento stesso. Il proprietario è stato infatti identificato attraverso le due iscrizioni gemelle incise sulla facciata orientale (verso Piazzale Ostiense) e occidentale (verso il Cimitero Acattolico) del sepolcro. (WEB)

CHE STUPISCA…

Vezzo intuitivo

un po’ irreale

nel teatro di sillabe della follia

necessaria in parte

a una scintillante invocazione poetica

ove brace e fuoco si incontrano

e si dànno il cambio

in una simbiosi d’ossimori

imbanditi ad arte

nelle curve di fianchi

vogliosi d’una mossa che stupisca…

@Silvia De Angelis 

IL CONTROLLO, di Silvia De Angelis

Siamo coinvolti, di tanto in tanto, da stranissime sensazioni interiori…..quasi inspiegabili!

Soprattutto quando un pensiero ansioso si fa strada, nella nostra mente, sembra logorarciper un determinato tempo e poi, improvvisamente, si placa, come se per qualche inspiegabile

magia, la situazione temuta, si fosse appianata.

Telepatia, sesto senso, incontrollabili moniti del nostro cervello, che ci lascia sbalorditi perla sua inverosimile potenza.

Siamo davvero schiavi della nostra mente, infatti è molto difficile, tenerla a bada e cercaredi sopire quelle intense pulsioni, che s’impadroniscono, a forza, della nostra razionalità.

Quando  abbiamo un pensiero assillante, è difficilissimo allontanarlo dalle nostre tempie,cercando di soffermarci su un argomento piacevole e questo stato di cose, crea un notevole stress all’organismo, agendo anche, non bene, sul nostro sistema immunitario.

Avere la padronanza di sé stessi, non è cosa facile…..forse col passare degli anni, si riesce unpochino a controllare l’impulso tramesso dalla coscienza, anche perché l’esperienza hainsegnato, che è inutile crogiolarsi inutilmente su una realtà che rimane invariata…

L’esistenza, certamente, rappresenta un infinito labirinto, in cui è complicatissimo districarsie trovare la giusta uscita che ci permetterà di fare il ragionamento più appropriato

@Silvia De Angelis

BELLEZZA, di Silvia De Angelis

donna-bruna

Bellezza
ch’imprime forza
Bellezza che anima
e fa volare il cuore
Bellezza
che di brividi sfiora

BELLEZZA D’AMORE

Tu la doni
con giovanile carica
Donna vera
ora mi fai inebriare

Di slancio m’accarezzi
con riflessi d’oro
Intuir mi fai
quel piacere
d’ossigeno leggero

Pianti
d’un sentimento antico
fermi sono
in gola

Ora dissetante
scende acqua
Un mondo d’ilarità
rivive
in un bicchiere
d’amoroso istinto

@Silvia De Angelis

GIOIELLI RUBATI 250 : NEUS BONET I SALA-MASSIMO RIZZANTE-ACHILLE SCHIAVONE-SILVIA DE ANGELIS-DONATELLA PEZZINO-MONICA SANTI-ROBERTO FONTANA-BARBARA AUZOU

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Ringrazio l’autore Flavio Almerighi per avermi inserito in questa rosa d’autori

Posted on Maggio 28, 2023
Col tempo
.
Col tempo
ho imparato che non tutto è bianco o nero
che ci sono grigi se apri la mente.
Col tempo
non ho smesso di sognare
ebbene, il giorno in cui non sognerò più,
il mio bambino interiore sarà scomparso.
Col tempo
ho imparato a godermi l’attimo
senza pensare a ciò che è successo
o al tempo in cui accadrà.
.
di Neus Bonet I Sala, qui:
CON EL PASO DEL TIEMPO…
. * . Una Lettera . in maggio la selvaggina crepitava sul fuoco poi gli inni alla gioia dei berliner si sono confusi ai pianti sugli imperi dissolti ti scrivevo, qui in questa palude di principi ranocchi non si è salvato né l’odio per i libretti rossi né il marasma degli innamorati: l’estinzione della Storia infiamma le folle come ai…

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UN’EVASIONE, di Silvia De Angelis

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Sono anemone rigogliosa e vermiglia

nella stanza stemperata di destini viola

Sommosse provocanti dolci tremolii

scivolano nel colore del tempo senza far rumore

Avverto la caduta leggera d’un sussurro

fa amore sul pregio di parole ardenti

E’ la fretta di tornare nell’oltre

ad accelerare tonalità sbiadite..

rincorrono il vuoto fugace d’un’ evasione

tracciata sul filo d’una retta inconsapevole

leccata di segreti che inebrino lavanda

@Silvia De Angelis