Rincorro quelle interminabili onde, che col loro andirivieni, riportano in quell’arenile solitario, fibrillanti attimi di remoto, unici nel momento, a inorgogliosire trame nascoste perse in complicate disavventure d’esistenza, interminabili e irrisolvibili. Intense nuances smaglianti, e variegate sfumature tonalizzano inquiete intime trine , risvegliate d’un tratto a inusitati palpiti, che, col loro fremere, hanno delineato inaspettati percorsi vissuti, volti a donar certezze nella personalità, sempre vogliosa di crescenti sagome caratteriali. Quel continuo plasmare innovativi intenti ,assimilati da quel che valido, ruota intorno a noi ,riassumendone le parti migliori, quelle che ampliano la nostra visuale, donandole l’ intrigante nota in più, che insieme a originali accordi, tempra un’armonia interiore in grado di captare ogni minuscola inezia del percorso esistenziale, colorandolo di straordinaria emozionalità e di quel sovrappiù, da non sottovalutare, capace di aprire radiosi spiragli. Quegli spiragli piccolissimi emanano briosa luce, che s’ingrandisce giorno per giorno rendendoci capaci di osservare oltre il consueto, in una dimensione più languida e accattivante, in grado di percepire arcane sensazioni che proiettano il nostro sentire al di là di un insipido attimo d’essenza…. @Silvia De Angelis Condividi
Cognome d’un sogno ricorrente. Essenzialità dello sguardo disorientato dal profilo d’una lunga assenza. Volti addomesticati evocano gestualità inviolate in un infinito centillinato di leggende sfrangiate. Scivolano allusioni e indugi appesi a chiodi di nuvole ideali rilasciando taciti bisbigli nel fiato della mezzanotte contagiato da un pugno di stelle…. @Silvia De Angelis
Nell’emancipazione d’un sogno di femminilità emerge un lembo d’universo in cui schiudere il librare d’un nuovo respiro mediato da un vortice d’amore puro E in quel levigare di dolce scalpitìo nel ventre si rannicchia il frutto prediletto d’un lemma prezioso che adulerà giorni speciali nella tempra vivace da disegnare… @Silvia De Angelis
In quell'intarsio d'aria soffusa s'infrangono fumenti di grigio misti a cigolio di metallo. Uno spicchio di cielo misura quel raggio solitario sospeso a un rallentare di nubi. Ammassati in denso groviglio in un piglio di nuove aperture nella mente e in quei fardelli votati a lacrime represse. Di li' una rondine mesta ingozza cibo per la prole. Inquietudine di sguardi anelanti che indomiti come quel che vola attingono un'andatura confusa . Una lacrima flebile stempera tristi volti che fatica e dolore hanno indurito a pietra. Resta solo un battito indomito risuonante prematuro nel fiotto del neon. @Silvia De Angelis
Si smorza l’empatia d’impronte assidue sul calco modellato alla scansione del pensiero. Inesplorate idee si muovono su nuovo credo nella corteccia resa solida da rigagnoli di lava rossa scesa a iosa nell’impasto dell’intuito vermiglio messaggero d’un attimo in sospeso sull’alibi del fato @Silvia De Angelis
S’asciuga la notte nello sguardo assente privato di scintille pirotecniche e schiusi eloqui preziosi nel contraltare vellutato S’oppone uno sfibrato silenzio… un quasi abbandono d’un nulla che sfinisce Inatteso affiora un senso di riscatto nel rumore di sciacqui mossi da corrente blu connessa al centro del corpo S’innescano libertà pura godimento battito infinito luce @Silvia De Angelis
Ne li paraggi de Piazza Navona se trova ‘n’vicoletto niscosto ‘ndo nun ce batte mai nimmanco er zole Eppure tiene ‘n’fascino a di’ poco eccezzionale pe’ queli barconcini de fero ‘nfiorati de geranei che cascheno giù senza er paracadute e coloreno de vivacità sta via ‘ngusta che bisogna annalla a cercà pe’ quanto è stretta ‘N poveraccio senza casa cià steso ‘n’cartone pe’ dormicce senza rotture ‘ndove ‘a gente bbene nun se sogna de mette er piede frastornata da li borghi accurturati e ricchi ‘ndo je sembra de sentisse più granne @Silvia De Angelis
TRADUZIONE Vicino a Piazza Navona si trova un vicoletto nascosto ove non batte mai ne anche il sole Eppure ha un fascino a dire poco eccezionale per quei balconcini di ferro ornati dai geranei che scendono giù senza il paracadute e colorano di vivacità questa via piccola che bisogna cercare per quanto è stretta Un poveretto senza casa vi ha steso un cartone per dormirvi indisturbato E lì la gente per bene non ci va proprio frastornata dalle vie tradizionali e ricche dove ha l’impressione di sentirsi più importante
Specchietti scoloriti scandiscono sciami di luce sottobosco in senso labile mimato dal rincorrersi di tornanti già esplorati. La voce in cascata nel calpestio d’un tono roco idealizza omissioni e doppi sensi d’un legame remoto. Un fragile esito di sole emisfero incorporeo su caduta della notte tracima ricordi distesi di pelle prima d’un plagio di bocca. Un promontorio scarlatto copre orme insistenti d’animo sul ciglio d’un blu immenso che muto aspetta un ascolto tornito d’amore… @Silvia De Angelis
La Piramide di Roma è una piramide in stile egizio, la tomba di Caio Cestio. Si tratta di un edificio costruito in calcestruzzo con una ricopertura di marmo, quello bianco di Luni, e ci mostra quanto sia stato vasto l’impatto della cultura egizia nel mondo romano. Caio Cestio, in particolare, rimasto impressionato dalle piramidi in Egitto, decise di farsene costruire una appositamente, però prendendo come modello non tanto le piramidi della piana di Giza quanto le piramidi nubiane, più slanciate e con una diversa pendenza degli angoli (foto 4). Nel suo testamento Caio Cestio scrisse che la piramide si sarebbe dovuta costruire in 330 giorni, altrimenti tutta la sua eredità sarebbe andata perduta; e gli eredi furono tanto veloci che la piramide sorse addirittura con qualche giorno di anticipo. La piramide venne costruita come sepolcro per un settemviro degli epuloni, cioè il sacerdote che aveva l’incarico di curare i banchetti per gli dei, certamente all’interno del periodo compreso tra il 18 e il 12 a.C., cioè tra l’anno in cui fu promulgata una legge a carattere suntuario (contro l’ostentazione del lusso) che impedì, quindi, di porre all’interno della cella alcuni preziosi arazzi, e l’anno della morte di Marco Agrippa, genero di Augusto, menzionato tra i beneficiari del testamento. In particolare, il testamento è scritto su due basamenti gemelli2 che sorreggevano le statue di bronzo originariamente poste sul lato orientale del sepolcro.
La Piramide di Caio Cestio si eleva nell’area a sud dell’antica porta Ostiensis (attuale Porta S.Paolo), all’incrocio con la vecchia via Ostiensis, i cui basoli sono ancora in parte visibili all’interno dell’area che oggi racchiude il monumento. Costruito in età augustea sull’onda delle nuove mode che si andavano affermando a Roma dopo la sconfitta di Antonio e Cleopatra ad Azio (31 a.C.) e la conquista dell’Egitto, i lati nord e sud del monumento finirono per rimanere “imprigionati” all’interno del circuito delle Mura Aureliane, costruite nel 271 d.C. L’area sepolcrale tutta intorno la piramide è delimitata da un recinto quadrangolare in opera quadrata di tufo3, aperto sul lato ovest. È qui, all’interno di questo recinto, che sono stati recuperati diversi elementi che erano stati impiegati per l’arredo esterno del monumento, alcuni dei quali in particolare riscoperti nel corso degli scavi promossi nel biennio 1662-1663 da Papa Alessandro VII Chigi: due colonne con fusto scanalato (foto 5), rialzate nel 1663 in corrispondenza degli spigoli del lato orientato verso ovest, alle quali corrispondevano altre due colonne sul lato orientale; due basi che sostenevano statue bronzee di Caio Cestio e le fondazioni di un triclinio per i banchetti funerari a forma di gamma contrapposte. La base della piramide poggia su fondazioni in opera cementizia e blocchi di travertino, mentre l’alzato, anch’esso in opera cementizia, è interamente rivestito di lastre di marmo lunense. La stanza funeraria è rettangolare ed è oggi raggiungibile attraverso il passaggio che venne aperto nella massicciata di calcestruzzo all’epoca dei restauri di Papa Alessandro VII; è coperta da una volta a botte che risulta foderata da una cortina in opera laterizia decorata con affreschi di III Stile Pompeiano (foto 6). Liste nere e rosse incorniciano i pannelli rettangolari bianchi, all’interno dei quali campeggiano vasi lustrali e figure femminili ritratte in piedi e sedute, tutto questo alternato ad alti candelabri (foto 7).
Nei quattro angoli della volta si possono invece ancora vedere figure di Vittorie alate con corone nelle mani, che in particolare convergono verso il centro del soffitto dove, probabilmente, era stata raffigurata l’apoteosi di Caio Cestio, portato in cielo da un’aquila (foto 8). La pavimentazione della cella, oggi completamente perduta, doveva essere stata in opera spicata, come suggeriscono i resti di laterizi rinvenuti durante recenti restauri.
Un ricco corredo epigrafico
La maggior parte delle informazioni relative la costruzione della piramide e l’identità del suo titolare, le conosciamo grazie al ricco corredo epigrafico del monumento stesso. Il proprietario è stato infatti identificato attraverso le due iscrizioni gemelle incise sulla facciata orientale (verso Piazzale Ostiense) e occidentale (verso il Cimitero Acattolico) del sepolcro. (WEB)
Siamo coinvolti, di tanto in tanto, da stranissime sensazioni interiori…..quasi inspiegabili!
Soprattutto quando un pensiero ansioso si fa strada, nella nostra mente, sembra logorarciper un determinato tempo e poi, improvvisamente, si placa, come se per qualche inspiegabile
magia, la situazione temuta, si fosse appianata.
Telepatia, sesto senso, incontrollabili moniti del nostro cervello, che ci lascia sbalorditi perla sua inverosimile potenza.
Siamo davvero schiavi della nostra mente, infatti è molto difficile, tenerla a bada e cercaredi sopire quelle intense pulsioni, che s’impadroniscono, a forza, della nostra razionalità.
Quando abbiamo un pensiero assillante, è difficilissimo allontanarlo dalle nostre tempie,cercando di soffermarci su un argomento piacevole e questo stato di cose, crea un notevole stress all’organismo, agendo anche, non bene, sul nostro sistema immunitario.
Avere la padronanza di sé stessi, non è cosa facile…..forse col passare degli anni, si riesce unpochino a controllare l’impulso tramesso dalla coscienza, anche perché l’esperienza hainsegnato, che è inutile crogiolarsi inutilmente su una realtà che rimane invariata…
L’esistenza, certamente, rappresenta un infinito labirinto, in cui è complicatissimo districarsie trovare la giusta uscita che ci permetterà di fare il ragionamento più appropriato
Ringrazio l’autore Flavio Almerighi per avermi inserito in questa rosa d’autori
Posted on Maggio 28, 2023
Col tempo
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Col tempo
ho imparato che non tutto è bianco o nero
che ci sono grigi se apri la mente.
Col tempo
non ho smesso di sognare
ebbene, il giorno in cui non sognerò più,
il mio bambino interiore sarà scomparso.
Col tempo
ho imparato a godermi l’attimo
senza pensare a ciò che è successo
o al tempo in cui accadrà.
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di Neus Bonet I Sala, qui:
. * . Una Lettera . in maggio la selvaggina crepitava sul fuoco poi gli inni alla gioia dei berliner si sono confusi ai pianti sugli imperi dissolti ti scrivevo, qui in questa palude di principi ranocchi non si è salvato né l’odio per i libretti rossi né il marasma degli innamorati: l’estinzione della Storia infiamma le folle come ai…