Vivo sull’acqua di Derek Walcott

Derek Walcott (1930–2017) è stato un poeta, drammaturgo e saggista di Santa Lucia.
La sua opera fonde tradizione europea e cultura caraibica, con forte attenzione a storia, identità e colonialismo.
Nel 1992 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura.

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli.
Ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si posa sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. È più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.

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Vivo sull’acqua di Derek Walcott

Ottobre di Cristina Campo

Cristina Campo (1923 – 1977), pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini, è stata una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana.

Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove il sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.

La tigre assenza (Adelphi, 1991)

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Ottobre di Cristina Campo

Ottavo, ultimo lancio poetico di Ivan Pozzoni

SONO VITTIMA DELLA FIBRO-FOG

Amici, compagni, compatrioti, terroni, sono vittima della fibro-fog, o brain-fog,

in english i concetti hanno maggiore efficienza, come una città assediata dai black-blog,

la caserma Diaz, tutti condannati, non ha niente a che fare con la mia situazione

combatto, lettera su lettera, chi cazzo siete?, sulla mia difficoltà di concentrazione

ho momenti, infiniti, di deficit di memoria, non mi viene la locuzione adeguata,

tra i miei “colleghi”, poetastri, non dimentico chi è trinariciuto e chi è camerata.

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La praxia non accetta Bibbie, Vangeli e Corani, non è che la mia confusione mentale

non accetta il sound, fragoroso, degli Intillimani, flexo, in italiano, Notorious Big,

sono = weight, con maggiore rallentamento delle fasi di riflessione delle amigdale,

in grado di stenderti, Undertaker, con un bellissimo sonnetto off‑centered rhyme,

idiota di un dilettante, ti fai scherma con la metrica, sciabola, spada o fioretto

non ho nessunisssima difficoltà a formularti un clistere, metrico, in caso retto,

so scrivere in anapesto, pinoli, basilico, pinoli, come il migliore Archiloco

non smarrisco lo scudo, intransigente, e mantengo, hic et nunc, il mio canto roco.

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La lentezza dell’intelletto mi conduce, comunque, sopra l’uomo medio

non c’è spossatezza cognitiva che mi induca a retrocedere di un metro,

brain-fog, obnubilami il fattore -F, non scriverò di elfi, di cartelle Ade senza rimedio

Persefone, sei mesi di fibro e sei mesi di Fabri Fibra, con mezzo kg di nitro,

non ho intenzione di tirarla, la tiro su un membro del nostro Parlamento,

terza media, ragioniere con tre anni in uno, avvocatura a Catanzaro,

la mia stanchezza cognitiva è blindata da due strati, assai spessi, di cemento,

e se non trovo i vocaboli, interviene il mio ippocampo, smacchiando, a fondo, il giaguaro.

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Ottavo, ultimo lancio poetico di Ivan Pozzoni

Settimo lancio poetico di Ivan Pozzoni

LA BOMBA

Non ho intenzione di morire, come Lunetta, col crepacuore di non essere inserito in un Meridiano, canto, flexo, creo sommosse, in strada, come un aedo che racconta Odisseo alla corte di Micene, il mio motto è i don’t care, me ne frego, sine esser ego-patico, come esempio il modello Vespasiano, Coltivo urofilia e urofagia nel lettore, golden shower, assecondo l’ipertofia del mio surrene, non mi interessa – come mi hanno detto- il destino del 99% della popolazione mondiale,io sto nell’1%, con l’impegno della Erziehung dell’asino, delinquente, senza crisi occipitale.

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Sentito Magrelli, da sette anni cura un Meridiano su Mallarmè, lo leggeranno in dieci con la distribuzione Mondadori finirà nelle biblioteche universitarie di mezz’Italia, lascia stare la storiografia letteraria, ti ricorderanno in dieci, non capisco i benefici, sei un artista militante o mestierante (2), io, militante, sono studiato in Mongolia, nel dipartimento di italianistica del NUM, non ti conosce nessuno, a me mi studiano, come se fossi un criceto mongolo, Миний хорлон сүйтгэгчид дэлхийг байлдан дагуулна, i lirico/elegiaci non superano Chiasso o Lubjana, saranno travolti da Il Ducato di Milano, De Angelis, bonhomme di indistruttibile rispetto umano, ti bloccano a Ventimiglia. 

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Arminio, finto francescano, re della business poetry, con la cannabis light in mano, scrivi minchionate, talmente mediocri, che vai a sfidare l’uomo medio italiano, cerchi di mettere, a pecora, le tue pecorelle, io come lupo, non ho difficoltà di groupies, mi becco, senza sforzo, le donne di Ladolfi, sfruttando il vigore del suo rigor mortis, i restanti – Rienzi- epigoni Rubik (epigoni di epigoni di epigoni), stanno su Nazione Indiana, il lit-blog della letteratura, amico/amico, becchi il redattore amico ed è una festa tutta italiana, sono rimasto all’intransigenza di Marotta, Attolico, Troisio, Pieri e Piselli con questi collaboratori ho sfondato il mondo, da me non riesco ad uscire nemmeno con Anelli.

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Settimo lancio poetico di Ivan Pozzoni

Sesto lancio poetico di Ivan Pozzoni

DALLA VODKA E BENZODIAZEPINE PASSO AL SANCRISPINO

Dalla vodka e benzodiazepine mi sposto, evitando il Mr Muscle Idraulico Gel, al Sancrispino

vino da cucina, accompagnato da supposte di Topster, meglio una supposizione che una supposta,

mi riduco a cercare le gocce di alcolico, a terra, come la Dama Daino, malata di bianchino,

come mio nonno Enrico, lui non era bed rotting, lei, scopandosi, insieme, una band, una encomiasta

del troianesimo italiano, sbrodola versi, come un’artista dello cum-swapping, in bocca al lettore (fake)

con la pretesa di essere retribuita da aziende della pornografia del Pornasio iconoclasta

c’è l’analisi costi/benefici, il dilettante vende a famiglia ed amici, come fosse un bukkake.

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Tu, artista significativo, in Italia sei dimenticato, marginalizzato, insonorizzato

dal regime Mondazzoli, sei la Madonna che sparò Lunetta, Cattaneo si disintegrò dal suo balcone

io mi disintegro da versi sciapi della lirico/elegiaca, non sono Properzio, sogno di un cassa-integrato,

dalla combriccola di Atelier mi sono vaccinato, J07AK01, Yersinia pestis, siculo col suo forcone,

come regione a statuto cassa del Meridone non cercherei la rivolta, fondata sul testosterrone,

starei buono, incasserei i fondi UE, e li distribuirei tra ciò che resta dell’organizzazione mafiosa,

il record di invalidi dell’8% del meridione è significativo, o ci stanno prendendo come un cojone

o i Sudrioni sono falsi invalidi e il Nord, in crisi, non deve accettare questa nuova Medusa.

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Il Sancrispino, dopo Lancres rosso, Lancers Sangria, Vodka non mi deve far dimenticare della troika,

interessata a finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, un crollo causerebbe il mio Yom Kippur

morti calabresi e morti siciliani, Salvini ricostruisce 100 volte il Ponte, la visione della Стройка,

eliminiamo le etnie inutili e anti.economiche, io osservo le cadute, recidive, come scafato voyeur

costruiamo milioni di elogi funebri, con la forza di ευλογία, io κακοποιός dell’uso della lingua

causo orgasmi multipli e squirting alle mie lettrici (fake) e alle cultrici pragmatiche del cunnilingus,

son tornato single, è arrivato l’arrotino, donne maritate e fidanzate, sono il vostro ingresso al Twinga

«Provare per credere», stile Aiazzone, con molte testimonianze dei miei numerosi rendez-vous.

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Sesto lancio poetico di Ivan Pozzoni

Quinto lancio poetico di Ivan Pozzoni

EL TERÙN CUN LA VALÌGIA DE CARTON

Quando avevo diciotto anni, in sezione Lega Lombarda, sostenevo, con estrema decisione

che il nostro obiettivo era respingere al mittente el terùn con la valigia di cartone,

sfaticato cronico, acquista triennale, magistrale/i, specializzazione, master, dottorato

e riesce ad arrivare a 40 anni, in attesa del concorso, senza avere mai lavorato

con una laurea, vecchio ordinamento, a 26 anni, tra studi e bolle, ero diventato capo-impiegato

gestivo un Ce.di di 120.000 , con le lezioni di Mascheroni, diretto a un futuro da admin delegato.

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E continuavo ad afferire all’Università, Carmine, cosentino ndranghetista, come cultore della materia sostituendo, senza retribuzione, docenti che, alla mattina, avevano un’udienza, in Tribunale non ho mai tollerato che in Brianza: docenti terùni, PA terùna, magistrati terùni, in cerca di un arteria a Catanzaro (100%) andavano i bocciati all’esame di Milano (90%) come uno stormo di zanzare, Gelmini docet, ho cercato di convincere i decerebrati della Lega a non scommettere sulla fabrichétta un ciclo anormale di recessione avrebbe spazzato via il triangolo delle tigri del Nord-Italia Torino – Milano – Venezia, trasformati in un deserto di capannoni vuoti, senza la michetta, la lega Lombarda doveva cacciare i terùni dalla PA, docenza, magistratura, avvocatura e dalla Curia.

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La fortuna estrema, è che il terùn, se non trova titoli, ruoli fissi, con l’energia del meridio(ne)

emigra in Germania, USA, EAU dove diventerebbe docente emerito anche Checco Zalone,

se stessero in Univeristà Statale, sarebbero assistenti a vita, il loro motto è emigrare

immigrati, come albanesi e marocchini, in nazioni che darebbero il Nobel a mia madre,

si sentono in dovere di ciarlare, dal refugium asinorum di Jena, su chi è in grado di acquistare

una casa o una Jaguar, in contanti, senza essere costretto a espatriare como un ladre,

hai moglie e figli e ti fai mantenere, sussidiando con lavoretti nelle università/stranieri, nullafacente, la mia busta/paga del 2006 era di 2000€/mese, CCNL, adessso, in 3h, equiparo il tuo c/c.

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Quinto lancio poetico di Ivan Pozzoni

Quarto lancio poetico di Ivan Pozzoni

Ghostare o essere ghostati, that is the question, nella relazione fluox tardomoderna

stai affittando la Punto del vostro matrimonio e la lei, improvvisamente, sparisce,

non eri chi voleva, non eri chi sembravi, non eri chi eri, Diogene con la lanterna

si accorge, dopo un anno, che sei un ganassa brianzöö, come nell’horror Solstice,

dialogare con un serial liar, in stile Inquisizione, con un escalation ossessiva di dubbio

Cartesio è il tuo PM, il mio è l’autodafè, mi domando: son Francesco o il lupo di Gubbio.

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Penso di averti donato l’anima, e tutto il corpo, il mio cuore batteva come una cassa surround

ho martellato – come Bramante- le tue insicurezze, mascherando le mie sotto la forma di «bugie»,

e mi hai cassato il Crasso, in Cassazione, fredda come un catafratto nella definizione del background

la scelta, non costruita a tavolino, è tra «menzogna», senza scampo, e una serie di brachilogie,

omissioni di discorso, senza cattiveria, sufficit a nihilare risate, sbronze, sesso, conati di convivenza

trasformandomi da Clark Kant in Joker, Batman e Robin diventano froci, senza Catwoman,

se riesco a pescare lo stor-ione dentro al ponte salino, in chimica, merito la sufficienza

ti ho raccontato storie, historia magistra vitae, senza esser Tacito o confessore in clergyman.

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Quindi merito un, infinito, Calvario, senza l’ausilio di un Shim‘on ha-Kirini,

lui crocifisso, io in via di fuga, lontano, topo, dal tuo Universo 25 di John Calhoun,

non ho intenzione di (e)sperimentare collasso, cannibalismo, omosessualità tra affini

entro, sicuro come Billy the Kid, attraverso le batwing doors del tuo saloon,

e mi rifiuto di essere messo, ogni giorno, sotto accusa, il mio dolore ha emendato ogni sanzione

o credi in me o non mi credi, non c’è alternativa e se decidi di non credermi trasformati in Ghost

non modelleremo la cera, innamorati, come Demi Moore e Patrick Swayze, motore-ciak-azione,

viavaieremo in due diverse filter bubbles e io continuerò a flexare come un rapper della East Coast.

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Quarto lancio poetico di Ivan Pozzoni

Terzo lancio poetico di Ivan Pozzoni

CETTO LA QUALUNQUE

Purtroppo, oltre alla cronaca auto-biografica, freelance vestito da Malinowski

sono costretto, dalle mie conciones comiziali, tribunus, a fare cronaca rosa

Albanese, difesa dalla (giusta) lapidazione, non ha meno buchi della faccia di Bukowski

rimuovendo la distinzione tra barrister e solicitor, crea curricula ambigui, dischiusi all’accusa

io stesso sono international lawyer, esperto di diritto commerciale internazionale,

senza spacciarmi come consulente ufficiale ONU essendo un mero relatore speciale.

Poi ti attiri le disgrazie: tu non hai diritto di indagare, come la CPI, dai consulenza

la nazione USA, 99% dell’idiozia mondiale, non è in grado di captar la differenza,

ti sanziona, atto fuori di testa, sei international lawyer e conosci il meccanismo dell’UNSC

se definisci «genocida» mezza Europa, senza sentenza, ti trovi nel sedere Rocco Siffredi

o sei vittima di una escalation di ossessione o sei nelle condizioni di una tigre Tamil,

o vuoi andare, tronista, da Maria De Filippi, e ti diletti a ottenere 30 cm in determinate sedi,

correndo il rischio, come molti propagandisti, ignoranti, di finire nel girone dei pro-pal

senza riuscire a pagarti una cena o un vestito su Amazon, col sostegno di PayPal.

Ho dato centinaia di consulenze (consulente, siamo entrambi) senza ottenere sanzioni UE o USA,

ci vuole un minimo di strato neuronale, volare basso, serve moltissima dimensione kind,

dichiarare l’implicazione di mezza Europa è come fare il Fonzie e dire «Heyyyy»

davanti a Ron Howard, lui ha lasciato Happy Days e diretto, con Oscar, A Beautiful Mind

sono conscio che, deontologicamente, certe verità devono essere raccontate

o ti trovi a dover gestire una situazione, non easy, con le ultime dieci fidanzate,

tu, statti zitta e rispetta le norme del tuo mandato, senza dichiarare innocenti o farabutti,

le democrazie liberali non hanno molti fondamenti, con l’eccezione sacra del «Più pilu pé tutti!».

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Terzo lancio poetico di Ivan Pozzoni