Mese: luglio 2024
lucia triolo: superfluo
ed io
a chi fui prestata
come pegno
di gratuità?
affumico
tra parole spostabili
mi avverto come
il superfluo di
me stessa
una sorta di tic
che spara spara
dentro
i lineamenti
e non fa mai cilecca
fuori tra i nomi sul citofono
quello in più
si inchina all’ironia che
gli è compagna
qualcuno ride sopra le nuvole
nessuno appare
in cielo
superfluo è anche il silenzio
in campagna

30 luglio,giornata mondiale dell’amicizia.Gabriella Paci
Succede che… ti dedico una collana (all’amica più cara)
Succede che ci basta uno sguardo per
ridere di niente,di quello che passa
inosservato a tanta altra gente;
che comunichiamo tanto senza parlare
ma che ci piace lo stesso chiacchierare
ed ascoltarci mentre diciamo le stesse
cose per sentirci quasi di noi stesse
appendici .Succede amica cara che
mi ascolti per ore per alleviare un po’
il mio dolore,dandoti pena delle mie pene
e che sappiamo che siamo più che sorelle
tanto ci assomigliamo,siamo anime gemelle.
Succede che abbiamo vissuto insieme
gli anni belli della ridente giovinezza:
le gite fuori porta , la spensieratezza,
i sogni le delusioni le paure del passato,
di tanto e tutto che ci ha tanto e più legato…
Non ti dedico,per tutto questo amica cara,
questa poesia, quasi una semplice ballata,
ma istantanee mie e tue per farne una collana
con grani che sono giorni nostri da infilare
ad uno ad uno e ricordare che nessun dono
la potrà mai eguagliare…
Dormo con tanti poeti

“Dormo con tanti poeti”
Ebbene sì, lo confesso
dormo con tanti poeti
ho il letto sparso di versi.
Trentasei gradi dentro la stanza di carta.
Giriamo nudi tra le pagine
avvolti in lenzuola troppo piccole
per impedire all’afa di entrarci nei pensieri.
Siamo un gruppo affiatato
ci riconosciamo tutti per il verbo
siamo dipendenti,
pagati con ore ed ore andate perdute,
io sono quella della penna.
Penzolano frasi umide delle nostre conversazioni sparse
per garantirci il miglior punto di vista del nostro caos quotidiano e
non è da rileggere.
Ebbene sì dormo con tanti poeti
continuo a lavarmi le nocche dei problemi con delle pagine imbevute di versi, sono quella della penna
tu vuoi fare la nanna,
i biscotti con il miele sono finiti
hanno inghiottito il mio tempo
sarà per questo che ti sto perdendo
o per la tostatura ossessiva del mio caffè.
.
© Manuela Di Dalmazi
lucia triolo: poca verità 2
“e ti vedo aprire il tuo calore
a una mano che scompare
che non si muove più, quindi
poggia il tuo piede, tu poggi il tuo piede
Jon Fosse, Poggia il tuo piede,
in “Ascolterò gli angeli arrivare”
^^^^^^^^
uomini con il passato
al posto di un viso
voltato al muro
nelle sere del tempo
storie che non hanno
trattenuto
la parola data
senza mai scaldare la cena
come reggere
poca verità?
basta una menzogna innamorata
dentro
e tu poggi il tuo piede

lucia triolo: la favola
LA FAVOLA
La favola ha sempre
tanti desideri e
pochi centimetri da noi,
il rifiuto del presente
non la riguarda
-passione chi vuoi tentare?
come acqua in calore srotoli veloce
il tuo senso-
le ho prestato
l’inferno da cui fuggire.

Nonna Rosina,Gabriella Paci
Dedicata ai nonni nella giornata mondiale che li celebra….
Ricordo le tue mani nodose
rami di quercia contorta
dalla furia del tempo che però
aveva rispetto della tua fragilità
altera di donna d’altra epoca,
stretta nei tuoi vestiti austeri
con i raccolti capelli canuti sulla nuca
già a quarant’anni o poco più.
Ricordo il tuo profumo di talco
e le tue tasche colme di mentine
colorate da donare una a una
come fa chi conosce la guerra
con la fame che non perdona
e di rosari per contare i grani
in litanie affondate tra le labbra
nella dispersione dei suoni come
un lamento da fare piano,nella
levità dei gesti che ti era padrona.
Avevi l’odore buono delle cose antiche
tu, statuina di porcellana dal nome
d’un fiore che mai vidi scomposta
se non nel sonno dove -forse –
era il sogno forse d’una rosa recisa
a spaventarti il tenero cuore.
lucia triolo: una domenica di poesia
Cees Noteboom
Qui incontro chiunque, demoni di altre
vite, animali d’un blasone dimenticato,
donne in forma di leone, unicorni,
maiali in maschera, cado giù dal mio dipinto
e cerco con lo sguardo il pittore, non ha ancora
terminato la mia mano, una formica passa sul colore,
il pianista nel bunker suona una canzone
della guerra. Così tutto mi ritorna,
il pilota morto sull’albero, la voce di mio
padre che sapeva mangiare camminando, sento il suo
suono ma non le parole, lo so,
vuole andare alla sua tomba, ma non posso aiutarlo.
Non ne ha una.
da L’occhio del monaco

lucia triolo: ancora covid
mi fa male tutto
dappertutto
anche dietro le orecchie
potrei avere preso
il covid
per la centesima volta
da qualcuno che non ho mai
conosciuto
dorme male su di me il cuscino
ed io su lui
i fiori di rabbia
odorano
di assoluto

Analisi critica di Di LUGLIO di G.Ungaretti,Gabriella Paci
Di Luglio
(Giuseppe Ungaretti)
Quando su ci si butta lei,
Si fa d’un triste colore di rosa
Il bel fogliame.
Strugge forre, beve fiumi,
Macina scogli, splende,
È furia che s’ostina, è l’implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
È l’estate e nei secoli
con i suoi occhi calcinanti
va della terra spogliando lo scheletro.
Parafrasi
L’estate (lei) si avventa
sul fogliame e lo brucia facendolo diventare tristemente rosa
Consuma gole strette (forre) ,prosciuga i fiumi
Tritura gli scogli ,splende,
è una furia ostinata senza pietà,
crea spazi vuoti e nasconde la vista.
E’ l’estate che nel tempo
con il suo ardore accecante (occhi che riducono a calce )
rende nuda e arida la terra.
Commento
Questa lirica nell’alternanza a versi liberi di ottonari novenari, endecasillabi rende efficacemente la potenza dirompente e scarnificatrice dell’estate che anziché allietare con le sue lunghe giornate di sole , ha un’azione distruttiva sulla natura e sullo steso ambiente geologico in quanto riesce ad incidere su forre e scogli ,prosciuga corsi d’acqua e desertifica il paesaggio.Il ritmo spezzato e incalzante acuisce il senso dell’incedere implacabile di un mese particolarmente caldo.
Scritta nel 1931 ci fa capire come lo stato d’animo di Ungaretti sia turbato e triste e la stessa stagione estiva, riconosciuta dai più come momento di quiete e di vacanza diventa stagione di arsura e di profondo malessere.
Anche Montale in “Meriggiare pallido e assorto” ci aveva dato una visione negativa di questa stagione con la metafora del muro ma qui la potenza distruttiva di una stagione appare espressa in modo ancora più evidente e questo ci fa capire come l’ambiente esterno diventi espressione dello stato d’animo dell’io lirico, stato di disagio e di annebbiamento delle certezze che culmina nella scheletrificarsi della natura circostante .
Oggi,con il verificarsi di estati sempre più calde ,questa lirica appare più che mai attuale e ridimensiona, forse, quell’idea di vivere una stagione piena di luce e di sapori e profumi intensi offerti dalla natura.
ringrazio lo staff del “La Rosa in Più”, Data Martinez e Salvatore Sblando per questa bellissima e inaspettata sorpresa
lucia triolo: cronache dal mondo (reblog)
omaggio a Max Ernst
Qui tra i muri è freddo
la rabbia non ha più nulla
di sexy
né toast da offrire
Come in un quadro di Max Ernst
gira gente
che ha scambiato
la scarpa della madre per la sciarpa
e se l’è appesa al collo:
vanno tutti in cerca della propria pazzia
la coscienza non abita più
la parola
Io sono la reincarnazione
di un tostapane
l.T. Debitum

lucia triolo: i miei anni
tutti i miei anni hanno
una madre diversa
ognuna
terribilmente
nuda e sola
aspettano la notte
per venire
da me
per parlare con se stessi
si deve avere una
sorpresa grande
dentro

Lucia Triolo: eccetera eccetera
“Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo
io mi muovo
per tenere insieme le cose”
M. Strand, “Dormendo con un occhio aperto”: Tenere insieme le cose
^^^^
Ma davvero vuoi ancora discutere il da farsi?
Davvero nutri dubbi in proposito?
Sono stata un continente su un’isola
ora l’ultimo sguardo che mi vide
chiuderà le mie palpebre
in un bacio
lascio la terra
ne porterò un pezzetto
-somiglierà a te-
sotto il respiro
Risorgere significherà ricrearla
a modo mio
e sarà l'”eccetera eccetera” che è
sempre stata
da L. Triolo, Debitum

Lucia Triolo: vampa serale
chi mi ha generato?
un algoritmo.
un calcolo fatto non si sa
dove?
un amore in cammino
senza colore?
transito su binari di probabilità
meteore di sembianze umane
frammenti genitoriali
vi divampano
momenti di corpi, di vissuti
che deflagrano:
fantocci, ceneri
non ricordo
il pavimento luccica liscio
sotto il mio piede
mi sento a mio agio solo
in quest’ora
della sera
quando nella bruma
scocca
Il guizzo che m’avvampa

Lucia Triolo: una domenica di poesia
Billy Collins
Lo Sforzo
C’è nessuno che voglia unirsi a me
nel lanciare alcuni sassi verso
quegli insegnanti che amano porre la domanda:
“Che cosa sta cercando di dire il poeta?”
come se Thomas Hardy e Emily Dickinson
si fossero sforzati ma alla fine avessero fallito:
disgraziati incapaci di parlare, che altro non erano,
con la penna in bocca a guardare fuori dalla finestra in attesa d’un idea
Sì, sembra che Whitman, Amy Lowell
e tutti gli altri potessero solo tentare e fallire,
ma noi nella classe di Inglese della terza ora della prof Parker
qui al Liceo di Springfield ce la faremo
con l’aiuto di questi questionari di comprensione
a dire quel che il povero poeta non riusciva a dire,
e faremo tutto questo prima
dell’orgia dell’insalata di uova e tonno nota come pranzo.
Stasera, tuttavia, io sono quello che cerca
di dire che cosa significa questa assenza,
noi due che dormiamo e ci svegliamo sotto due diversi tetti.
L’immagine di questo vaso di fiori recisi,
non del nostro giardino, non aiuta.
E lo stesso vale per quel piatto singolo,
la lampada solitaria, e il tempo là fuori che preme il volto
contro queste finestre nuove, la pioggia leggera e il gelo del mattino.
E allora lascerò che sia la prof Parker,
che sta picchiettando con un gesso la lavagna,
e i suoi studenti – alcuni con la mano alzata,
altri trasandati con i loro cappellini portati a rovescio –
a capire quel che sto cercando di dire
su questo posto in cui mi trovo
e di farlo prima che suoni la campanella di mezzogiorno
e sia sguinzagliato il tornado di polpette di carne.
Billy Collins. da “Balistica”, Fazi Editore

Lucia Triolo: quella luna!
“Oggi il giorno
mi guarda con occhi bianchi”
Barbara Korun, Seamus Cody, armatore e commerciante, sta
diventando cieco”
I
scansando appena rottami di cuore
poi inciampandovi stretta
mira bene ai
tuoi miti
colpisci il più segreto lì dove
il frumento indora
si percepiscono le maschere?
dove le indossano gli dei?
II
che tempo è questo?
spero non sia vero quel che s’è detto
quel parlottio è cattivo
occhiate in tralice a chi chiede aiuto;
come chi sta diventando troppo
anche ai suoi sussulti
stamani veniva difficile
vivere
al mio burattino
non più del solito forse:
una pulizia incompleta ferma
sul disagio
sfiducia una libertà perduta
il giorno chiuso dall’interno
sbatteva in faccia
la porta
all’unica domanda
ammorbata da sempre
di quotidiano
e mi lasciava fuori
trafitta da fiori secchi e folli.
III
Anche la carne in maschera
ad entrarmi dentro
a profanarmi come in una ferita
fino all’apparenza
di un’appartenenza
Chi deve ancora imparare ad
mettere i tasselli tra due o tre vite
che passerei così?
e quella luna!
sempre in amore

Lucia Triolo: anima disorientata
“gli uomini primitivi credevano che anche le pietre avessero un’anima. Io voglio che lei sia la custode della mia anima.”
(Dal film Prendimi l’anima di Roberto Faenza)
soldino di pietra
in cerca di custode
sigaretta di bocca bocca
attende
spazientita di essere
fumata
sogno cattivo
in un giardino insoddisfatto del proprio verde:
scappa senza controllo al taglia erba
disorienta
quest’ anima disorientata
va presa dopo i pasti
a piccole dosi
attenzione a non superare quelle consigliate!
quest’ anima
al sangue come una bistecca:
la mia pazzia!
