Lucia Triolo: l’alveare

suggestione:
la parola è alveare

appaiono celle
che non appartengono
al sogno
o forse si
(non cambia nulla)
lampade da pesca in mari invasi
da pirati

l’alveare è una rete
uno sfinimento in questo corpo

pulviscoli di io, come api
in discariche d’anima
a succhiarne il 
miele
a formare un altro in me

il cui nome non sai

Lucia Triolo: il cantastorie

Ecco il cantastorie in
candide vesti

pensavo giorni come rulli di tamburi
sedie che si spostano e poi rotolano sotto le gambe
impossibile appoggio 

la scena è una sintesi di inizi e fine:
una tavola imbandita di nulla e di nulla
-era questo il piatto forte-
che volto hanno gli attori e che voce?

chi vive la scena sa che la voce è
la sommossa nel testo: l’unica rivoluzione e
il testo è il tuo destino
la solita vecchia storia nuova e diversa da
raccontare ai ….

ognuno dica a chi

tu spettatore
coraggio: apri il sipario
entra: conficcati in scena
come pugnale in aria
la tua parte ti attende
non lasciarla orfana di te

ciò che credevi centro puoi
leggerlo in sequenza: sta fuggendo
schizza di fango la veste al
cantastorie

lontano è ormai
l’ amore

Lucia Triolo: l’io di oggi

non so leggere
in me
mi è cascato sul nome
un percorso, 

cambia
quando la luna
cede il posto al sole
e il non senso, il pellegrino
ha fragranza di pane

sfilano per strada le insegne 
che seccano di caldo
e tutte le mie finte
messe sotto vuoto

il tuo fraintendimento 
profuma di domanda:
mi fa inventare questo 
io di oggi

certo, mangerà da solo  
in ritardo com’è sull’ io di ieri
perché quella bestia
è un altarino già stipato

e non si incontreranno

lucia triolo: forse

Forse avrei potuto dirti
dell’acqua che
ti scorre tra le dita
del cielo a scacchi
di miele
di un desiderio traditore

ti vedo
uomo inginocchiato
sul mio ventre
che sceglie il suo calore.

Avrei potuto parlarti
della mia carne scritta
su righe di pioggia,
o dei nostri temporali

li afferravi tra le mie vesti
bagnate delle tue parole e
li strizzavi divertito
con la forza del tuo sorriso d’ombra
o ancora della tua mano che 
mi frugava
come la nebbia,

di come erano belli i
nostri raffreddori baciati e
le frasi a sorpresa con voci nasali e
le mie caviglie saltellanti
come grilli innamorati

Forse….
Ma non esisti
esito sempre a dirtelo,
non voglio morire 
se non mi butti addosso

la tua carie esistenziale.

lucia triolo: suonodore

Indicazioni d’uso:

attaccare anche
l’ultimo bottone
quello in alto sotto la gola
poi fare il nodo alla cravatta
che ho indossato
tutta la notte
con te-per te
e ritrovare l’odore del mio ventre
lì dove ha
dimora la tua voce

-un tuffo nel
ritorno al mio odore

Non so se occorrerà anche
separare l’ultimo capoverso
delle parole che non mi
hai dette mai

Quasi il sobbalzo di un continuo pensiero

lucia triolo: lo spiraglio

uno spiraglio
lucida la propria ombra
poi
i dilegua;


nella vasca da bagno
ha lasciato
l’accappatoio 
umido 
e i piedi

nell’ombra tutto 
accade,
il passato il presente il futuro…..
un fuori luogo
di spalle, di profilo

Altrove fa capolino talvolta
fra oscure titubanze
il fremito di un volto
…desiderio,
…passione.
Poi nulla

Qualcosa
vaga
vestita di stracci

lucia triolo: finestra

la tua mano bussa
al mio vetro

sono stata le tue domande a 
piedi nudi,
da cassetti tarlati
hai tirato fuori
vesti urlanti
nello sforzo di stiracchiarsi

mi hai fatto sedere
hai segato una gamba alla sedia
l’acqua fresca del bicchiere
mi è finita addosso
uno stupido peso
con te sempre di spalle a
non vedermi

sono stata
l’estraneità
dell’ultima abitudine
quella nel cervello
quando ci si ammassa su di sé                                                                                                                                                                                                
ora apro la finestra
scavalca,
ti faccio entrare


Lucia Triolo: amore sbagliato

E poi ci sarà un giorno
un momento 
in cui avrà senso
che sia rimasta qui

Chi ha inventato questo
ventre
che mi si svuota dentro?
Parlavo una lingua sconosciuta
per non far finire mai 
il momento bello

Ma tu non sei il mio eroe
non erano per me
quelle prodezze
che facevano sentire
nuda la carne e senza vesti
non erano carezze.

Dov’è ora il mio eroe?
Quanto è lunga la via che 
non c’è!


Hai fatto visita ai sogni 
degli amici
hai frugato la linea di ogni mano
Vieni a vederla, ora
affrettati
Basta un attimo a percorrerla,
un palmo ad acciuffarla.


Questi avanzi di stupore nei miei
panieri notturni 
pieni d’acqua
basterannoa saziare la fame
dell’ eroe.

Pende dal viso uno sguardo
lascia il corpo
e corre lungo il mare

lui nuota, conosce l’inchiostro

Self-Portrait with Striped Armlets - Egon Schiele come ...

lucia triolo: fazzolettini

Si presentò con un pacchetto
di fazzolettini di carta in mano.
“Per asciugarti le lacrime
quando ti avrò lasciata”, 
le disse.
Poi,  come sempre,
volle fare l’amore.
Ma non al buio,
le chiese di non chiudere
gli occhi.
Voleva vederle lo sguardo
dal suo grembo.
Era lì, nel suo sguardo
lunare, cangiante
che si sarebbero raccolti
i brividi, le sensazioni,
i sussulti del sesso
….
piccolissime gocce di 
rugiada
all’esterno degli occhi
sfuggite ai baci.

Lucia Triolo: bagliori

in che punto finisce la luce?
…bagliori!

selezionare frasi
da discorsi al ventre
scavarsi lì una buca contro il gelo
tacerne altre
che sbattono figure come pietre aguzze
sull’immediato ieri a sanguinare:
non si essicca il mare
col ditale se è bucato
continua a scaraventarti addosso
sabbia bagnata e bollente
quasi…di un’estate
che tarda ad affacciarsi o forse
c’è già stata

tu dicevi
“leggerti è come fare l’amore”

Lucia Triolo: ricalcolo

Non volevo si sapesse.
È da tanto che giro
e non trovo nulla.
La moto quasi senza benzina.
le tasche senza monete.

Giro su me stessa
e ho perso la strada
e ho freddo
e il navigatore è scarico
come impazzito.
Dice solo: “ricalcolo”.

Una sirena urlante sfreccia
squarciando il buio.
Corre sulla strada
per tutta la strada.
A passarmi accanto
è una riga di sofferenza non mia,
una decalcomania quasi di morte:
“ricalcolo, ricalcolo”
salmodia.

Non volevo si sapesse
che è notte
e di notte è buio,
per tutta la notte:
“ricalcolo”.

lucia triolo: il salto

“Dai, adesso butta fuori tutto. Non c’è vergogna nell’aprirsi”.
Ocean Vuong, <<Il tempo è una madre>>

—-

la faccia ha saltato lo specchio
aumenta i lineamenti l’assurdo che amo
un’equivalenza  
uno scambio di confidenze
di colpo la mia bocca
tagliata a strisce
ascoltava 

la tua parola
mi prestava
alla mia

Lucia Triolo: vecchio cappotto

Perché non ho imparato 
quando arrivava il vento
cosa è stato per me
abbracciare l’inverno?
Ora forse avrei almeno un occhio!

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.

C’è qualcosa di me che
si possa accettare
senza testimoni contro?
Forse ho smesso di galleggiare.

Perché non ho imparato 
quando arrivava il vento
a scaldare le tue mani 
con la borsa dell’acqua calda,
a stringerle bagnate di sguardi
come belve innamorate?

Carichi di universo ho gli occhi
e non ho insegnato alla 
paura
a chinarsi dinnanzi alle ragioni.
È una paura rozza, 
impreparata.

Mi basta solo per far tremare 
l’angoscia.
Lei ora se l’accomoda sulla pelle, 
la indossa con decisione
e rabbia.

Avrei dovuto vendere per tempo
il cappotto. Adesso è troppo vecchio
e nessuna bambola lo vuole.

Bambole nude
io rischio di affondare.

Lucia Triolo: Gloria

 e ci sei
a sbucciare semi di passato
per ricamare i giorni di domani 
mingherlina asciutta 
gentile 
sottoveste di seta e di ricordi

sto qui a strapparti
lo sguardo pronto 
all’altro
senza troppe parole

la mia saliva sapora
il gusto con te della memoria  
perché tu sei così: 
sei Gloria