lucia triolo: febbraio

Febbraio, qui si ferma 
un carnevale

l’uomo in grigio
ha in mano qualche diapositiva umida 
sul dolore
anche la mano è umida

e lui sempre a confondere 
il nome col cognome, 
a non sapere 
forse a non volerlo sapere, 
per paura 
di non poter più scappare:
servono maschere

sensazioni di transitorietà
come di gente un po’ 
a disagio
non solo a carnevale

dove era andato a finire il conforto?

lucia triolo: il mio nome è pesante

confusa
penso alla mia ignoranza:
falce ansimante                                
sospesa sul cuore
feroce come fuoco sui miei istanti indecisi
E questo “non so”
non è un vuoto
ma un pieno di nulla

giù in fondo
dorme incomprensibile il mondo                           
un angelo vaga dai morti 
verso i vivi e sempre
sempre porta loro qualcosa 
comunica trabocchi

ma anche per lui
il mio nome è pesante

Lucia Triolo: il tuo nome

Tutto scompare nelle 
sillabe
del suo nome
che la tua lingua 
in cammino
sparge su ogni frase

Ma lui voleva vivere da eroe,
non eri tu il suo elmo
né la spada
e la sua storia non era affare di parole
era uno squarcio dritto in fondo al cuore

Attraverso il finestrino del mio treno 
il tuo nome scorre ancora
poi … non più