: “Fossero integri i nostri sensi/ Ma/anche se/ forse/è bene che non siano/del tutto a posto/Così intimi alla pazzia/ così soggetti ad essa/esso/ che/ Avessimo gli occhi/ nella testa-/ e meno male- com’è prudente/che siamo ciechi-/altrimenti non potremmo fissare la Terra-il mondo/così totalmente/impassibili
segni, frasi tracciati a matita contrassegno A 202 in “Buste di poesia”
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l’ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
ciò che mi riguarda (ormai da me è lontano ogni gioco con la statua della Divina Accoglienza) ho raccolto in quel ditale secco che lo specchio ha buttato senza immagine oltre ogni amore
Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi spauriti, pronunciando sillabe sommesse per timore di svegliare le cornacchie, per timore di entrare senza rumore in un mondo di ali e di stridi.
Se fossimo bambini potremmo arrampicarci, catturare nel sonno le cornacchie, senza spezzare un rametto, e, dopo l’agile ascesa, cacciare la testa al disopra dei rami per ammirare stupiti le immancabili stelle.
Dalla confusione, come al solito, e dallo stupore che l’uomo conosce, dal caos verrebbe la beatitudine.
Questa, dunque, è leggiadria, dicevamo, bambini che osservano con stupore le stelle, è lo scopo e la conclusione.
Non essendo che uomini, camminavamo tra gli alberi.
quando tra questi momenti c’erano gli inizi da imbacuccare e le attese lucide dei passi su cui si riversava l’errore in punta di bacio saliva il desiderio si rotolava tra le mani attraversava il guado tutte le stagioni volevano vederlo
vado alla ricerca di me stessa senza trovarmi mai chi mi ha nascosto?
guardo il mio bacio seduto all’angolo dove ferma il tram aspetta i tuoi calzoni scendere alla fermata.
confusa penso alla mia ignoranza: falce ansimante sospesa sul cuore feroce come fuoco sui miei istanti indecisi E questo “non so” non è un vuoto ma un pieno di nulla
giù in fondo dorme incomprensibile il mondo un angelo vaga dai morti verso i vivi e sempre sempre porta loro qualcosa comunica trabocchi
Chi puo’ guardare due volte le scarpe di una creatura qualunque senza mettersi a piangere? Dio, col suo sguardo infinitamente abbattuto che non si stacca mai dalle scarpe degli uomini.
Ascolterò gli angeli che provengono dai miei amici morti silenziosi come la neve evidenti come la neve Vedrò la neve sciogliersi e diventare acqua La vedrò scomparire e tornare, come aquile Vedrò le aquile arrivare Scomparire e sentirò la musica nel movimento che creiamo e che ci crea, così evidenti, nel buio
una panchina vuota sbadiglia ai quattro venti, felice che nessun vivente le sia seduto sopra
solo semi di zucca e bucce ma la carrozza di Cenerentola è ormai passata in un’altra favola
i viventi sono senza zucca -pensa- per questo il numero dei viventi è vuoto il loro impossibile singulto è contro l’assenza della fata: “brutta strega”!
l’assenza (s)colpisce ritratti io smetto di essere me
Una parola bussa ancora alle mie labbra Vuole ch’io la pronunci. Faccio resistenza.
Frammenti di oscurità vengono a galla da immense profondità appena percepite. Lei insiste tenace. Faccio resistenza. Non occorre più ch’io parli Altri l’hanno già detta.
Non c’è più parola per un pensiero nato troppo presto e apparso tardi, ma l’intimità del silenzio non basta più.
L’unica cosa che voglio dire è stata già detta. E… non me lo perdona
conclusione del capitolo Il canto del nottambulo, § 12, di Così parlò Zarathustra:
Oh uomo! Stai attento! Cosa dice la profonda mezzanotte? “Dormivo, dormivo –, Da un sonno profondo mi sono svegliata: – Il mondo è profondo, E più profondo di quanto abbia pensato il giorno. Profondo è il suo dolore –, Piacere – ancor più profondo del dolore: Il dolore dice: Passa! Ma ogni piacere vuole eternità –, – vuole profonda, profonda eternità!”
La luna nel pozzo ci rimase a lungo come una pallida commozione come il tramonto di una fronte come un istante lontano che nega di esserci mai stato. Come un sorriso sfogliato in un tempo debitore. Nessuno la cercava lì
Sorella che fai? No, no attenta ti sbagli, ti sbagli noooo ahhhh!
Desiderò essere di luce e si lavò il viso nella luna. La pozzanghera la inzaccherò tutta.
È nell’indole degli dei mettere a segno colpi blasfemi.