ciò che mi riguarda -ormai da me è lontano ogni gioco con la statua della Divina Accoglienza – ho raccolto in quel ditale secco che lo specchio ha buttato senza immagine oltre il tuo amore
prendersi sul serio e scoprirsi dove “non càpita mai”
O forse, compiuto il cammino, scaduto il tempo, tornerò, là–non ho potuto amare qui–di amare ho paura (Osip Mandel’ stam: Detesto la luce da “PIETRA”)
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L’area del quadrato è colma di stupri, dalla nascita ho perso il conto dei miei pori stupore violentato brandisce deliqui
Osip il dissolto vuole ancora venire a trovarmi, per parlare.
Sono io a volerlo
Viene da lontano lo sanno le piaghe dei suoi piedi intrecciate ai capelli ai sensi avvelenati, lo sa la sua fame, gli erutti d’aria vuoti, gas di scarico tra singhiozzi muti nella spazzatura.
Sono io a venire
Stracci addosso pesanti dei suoi giorni, dei suoi luoghi Occhi nel ventre, nel petto, nel dorso in un’ anima ormai come liofilizzata occhi, occhi. Lacerata occhiuta paura!
Sono io completamente cieca
là-non ho potuto amare rabbrividisce
là dove, là dove? incalzo, forse là dove amore non perdona non-amore?
qui-di amare ho paura mi sbatte in faccia.
Qui dove, qui dove? Aggredisco, “dove” paura di amare? Siamo già al danno ultimo!
Non voglio imparare l’inferno: imparare ad amare quando più non si può! Non è per questo che, come l’amore, l’inferno è eterno, ed è senza perdono?