“La fauna si muove, mentre la flora si spiega davanti all’occhio/…/ Non errano in ricerca di un luogo per morire/…/ Essi non sono…Non sono… Per loro l’inferno è d’altro genere“ Francis Ponge, Fauna e Flora, da “Il partito preso delle cose”
Da bambina leggevi alle bambole: “c’era una volta” e vedevi i fagiani passare, il loro colore finire nel capanno sulla mano
Un antidoto cercavi all’imperfetta tenerezza di quella volta che polvere di gioia guardò di striscio nel capanno e volse gli occhi a un fiore
“piazza pulita di inferno e paradiso” diceva la tenerezza timida a un fagiano.
Da grande a ogni stazione i guanti si rompevano alle unghie Esse sono… sono…
O forse, compiuto il cammino, scaduto il tempo, tornerò, là–non ho potuto amare qui–di amare ho paura (Osip Mandel’ stam: Detesto la luce da “PIETRA”)
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L’area del quadrato è colma di stupri, dalla nascita ho perso il conto dei miei pori stupore violentato brandisce deliqui
Osip il dissolto vuole ancora venire a trovarmi, per parlare.
Sono io a volerlo
Viene da lontano lo sanno le piaghe dei suoi piedi intrecciate ai capelli ai sensi avvelenati, lo sa la sua fame, gli erutti d’aria vuoti, gas di scarico tra singhiozzi muti nella spazzatura.
Sono io a venire
Stracci addosso pesanti dei suoi giorni, dei suoi luoghi Occhi nel ventre, nel petto, nel dorso in un’ anima ormai come liofilizzata occhi, occhi. Lacerata occhiuta paura!
Sono io completamente cieca
là-non ho potuto amare rabbrividisce
là dove, là dove? incalzo, forse là dove amore non perdona non-amore?
qui-di amare ho paura mi sbatte in faccia.
Qui dove, qui dove? Aggredisco, “dove” paura di amare? Siamo già al danno ultimo!
Non voglio imparare l’inferno: imparare ad amare quando più non si può! Non è per questo che, come l’amore, l’inferno è eterno, ed è senza perdono?