Bruno Renato Serrano Navarro (Santiago del Cile, 1982). Poeta, professore e (forse) accademico. È autore, tra gli altri, dei libretti Pseudónimo (Pillaje, Valdivia, 2010) e Musgo (Isófonica, Barcellona, 2019), la cui versione finale, Moha, sarà pubblicata nel 2021 (Fértil Provincia, Cile). Tra gli altri riconoscimenti, è stato membro della Fondazione Pablo Neruda (2003) e beneficiario della borsa di studio per la creazione letteraria CNCA (Cile, 2005 e 2018).
Bruno Montané Krebs (nato nel 1957 a Valparaíso, Cile) è un poeta e narratore cileno naturalizzato italiano. Membro del gruppo infrarealista fondato da Roberto Bolaño e altri poeti a Città del Messico negli anni ’70, ha vissuto tra il Messico, l’Europa e l’Italia, dove risiede da anni. La sua scrittura è segnata da uno stile visionario e frammentario, che mescola autobiografia, ironia e tensione lirica.
Con il ricordo dei fiori e del rumore
il tuo sguardo si muove nell’acqua.
Quella musica è il movimento dei tuoi occhi,
questi silenzi sono i pensieri
che nascono dal profondo
pronti a renderti felice.
Quando osservi l’acqua, sai
cosa c’è stato e cosa manca,
pensi a ciò che muove
i corpi e provoca le tempeste.
Il tuo sguardo si illumina sotto il
soffitto luminoso dell’acqua che attraversa i pori,
le cellule, il chiarore del cielo.
Luis Chaves (1969) è un poeta costaricano noto per la sua scrittura intima e riflessiva, spesso caratterizzata da uno stile narrativo e un tono colloquiale. Tra le sue raccolte più note vi sono Asfalto e Chan Marshall.
Il film è finito male.
Nella stanza buia,
perfino i titoli di coda
emanano un senso
di ingiustizia.
Non è facile
riunire quattro sconosciuti
e, nel giro di pochi giorni,
farli comportare
come una famiglia.
Bruno Lugano (20 febbraio 1941 / 13 dicembre 2017), è stato un noto poeta lucchese intimista ed ispirato, dedito alla poesia per vocazione sin da ragazzo, quando “orfano di padre e di figlio di poca madre” studiava a memoria classici della letteratura italiana e inglese che trovava nella biblioteca del collegio locale durante pomeriggi solitari. Ha iniziato a scrivere a metà degli anni ’50 e poi assiduamente a più riprese durante tutto il corso della sua vita. Ha Partecipato a numerosi Reading di Poesia ed è stato molto apprezzato e stimato dai suoi conterranei che ebbero il privilegio di ascoltarlo e conoscerne l’autenticità, il suo modo di vivere anticonvenzionale e provocatorio. Nonostante non abbia mai ricercato la pubblicazione, se non da giovane con le prime stampe in alcune riviste di editoria alternativa contenenti sue riflessioni e poesie, nel 1977 ha partecipato alla raccolta “Carconia” – Ed. Maria Pacini Fazzi – ed è uscito, per Marco Saya Edizioni – 2016 – la raccolta “Nel rovescio del perdono”. Ha partecipato attivamente e collaborato a siti di poesia e scrittura, con inserti poetici e blog.
Audre Lorde, nata Audrey Geraldine Lorde (1934 – 1992) è stata una poetessa, attivista e scrittrice americana.
Nel tentativo di vederti
i miei occhi si fanno più
confusi
non è il tuo viso
che cercano
le dita fra i tuoi spazi
come creatura affamata
persino adesso
non voglio
fare una poesia
voglio farti
comporti e scomporti
da me stessa.
Tamara Kamenszain è stata una poetessa e saggista argentina.
Nella scuola elementare ebraica guardavamo ogni anno
lo stesso film sui campi di concentramento nazisti .
quella in cui i cadaveri vivi scavano la fossa
e poi vi gettano dentro le ossa dei loro morti.
e poi sono ancora costretti
a spingersi fino al suicidio da altri
che sparano loro, così che cadono leggeri
senza mangiare né bere nulla.
Non lo so, ma ancora oggi, quando un tassista dice
qualcosa sugli ebrei, io resto in silenzio
per paura che, guardando nello specchietto retrovisore, scopra
che anch’io sono sull’orlo di quella fossa.
Ecco perché non ho un’opinione, ecco perché mi nascondo
dietro la prima persona.
Albertine Sarrazin (1937 – 1967) è stata una scrittrice e poetessa francese. Più volte arrestata per crimini comuni, conseguì in carcere la maturità classica. Ciò che la contraddistingue è la capacità di miscelare il francese colto con la lingua argot della malavita, appresa durante i soggiorni carcerari.
Manuel Carneiro de Sousa Bandeira Filho (1886 – 1968) è stato un poeta, critico letterario e traduttore brasiliano, che ha dato alle stampe oltre 20 opere in poesia e prosa.
Quando sei vestita,
nessuno può immaginare
i mondi che nascondi
sotto i tuoi abiti.
(Come di giorno,
non conosciamo
le stelle che brillano
nel cielo profondo.
Ma la notte si spoglia,
e nudi nella notte
palpitano i tuoi mondi
e i mondi della notte.
Brillano le tue ginocchia , brilla
il tuo ombelico , brilla
tutta la tua
lira addominale.
I tuoi piccoli seni,
come due piccoli frutti
nella rigidità flessibile
del tronco robusto, brillano.)
Ah, i tuoi seni!
I tuoi capezzoli duri!
Il tuo torso! I tuoi fianchi!
Ah, le tue spalle!
Con la nudità,
anche i tuoi occhi sono nudi;
Il tuo sguardo è più diffuso,
più lento, più fluido.
Quindi, in essi,
galleggio, nuoto, salto,
mi tuffo
perpendicolarmente!
Scendo nella parte più profonda
del tuo essere, dove
la tua anima mi sorride,
nuda, nuda, nuda.
John Burnside (Dunfermline, 19 marzo 1955 – Dunfermline, 29 maggio 2024) è stato un poeta e scrittore britannico.
Credo sia stata solo fortuna,
anche se la situazione non è sembrata così
quando ho lasciato la strada
e mi sono fermato su una banchina innevata
per sgranchirmi le gambe.
La volpe bianca
è arrivata silenziosamente da lontano,
in rotta verso l’estate, ciocche rosse
e marroni nella
pelliccia argentata, il muso
indifferente, quando mi ha guardato
e mi ha osservato per un minuto
– studiando il mio odore,
testandomi –
anche se solo, ho pensato,
per cortesia,
senza traccia di sorpresa,
abituata,
a differenza mia,
alla legge della tundra,
la logica selvaggia secondo cui,
laddove sembra che non accada
mai nulla,
ciò che accade è l’opportunità
che qualcosa accada.
Questa raccolta di poesie è un atto di testimonianza e di resistenza. Le poesie, scritte da autori palestinesi contemporanei e tradotte con cura, raccontano l’assedio, la perdita, la fame e la forza di chi continua a vivere e a scrivere sotto le bombe. La voce dei poeti diventa un grido capace di trasformare la cronaca in arte e la ferita in parola. Le immagini sono concrete: case ridotte in macerie, madri che cullano i corpi dei figli, ulivi che bruciano, bambini che imparano troppo presto la parola “morte”. Eppure, accanto all’orrore, c’è la tenace volontà di affermare la propria umanità, un amore per la terra e la cultura che nessuna occupazione può cancellare. La raccolta è anche un invito a non chiudere gli occhi: ogni verso è un appello, ogni metafora una richiesta di ascolto. Lo stile è asciutto, senza orpelli, ma di una bellezza cruda che non concede tregua. Un libro necessario, che restituisce a Gaza la sua voce e ci ricorda che la poesia è, forse, l’unico spazio in cui la giustizia e la memoria possono ancora parlare. Il libro ha un prezzo di copertina di 12 Euro, di cui cinque saranno devoluti a Emergency.
Un estratto:
Yousef Elqedra
Posso scrivere una poesia
con il sangue che sgorga,
con le lacrime, con la polvere nel mio petto,
con i denti della ruspa, con le membra smembrate,
con le macerie dell’edificio, con il sudore della protezione civile,
con le urla delle donne e dei bambini,
con il suono delle ambulanze, con i resti di un albero che amo,
con tutti questi volti che cercano i loro dispersi,
con la voce del bambino Anas sotto le macerie che dice: “Sono ancora vivo”,
con i corpi senza lineamenti,
con l’attesa, l’attesa, e ancora l’attesa!
Posso scrivere una poesia con il fragore del tradimento,
con il silenzio nudo,
con la neutralità viscosa, con l’impotenza svelata,
con il servilismo verso l’America.
Horacio Arturo Ferrer Ezcurra (1933 – 2014) è stato un poeta, paroliere e drammaturgo uruguaiano naturalizzato argentino.
Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen.
Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto.
Oggi che Dio smette di sognarmi,
verso il mio oblio andrò per Santa Fe,
so che al nostro angolo già ci sei tu,
vestita di tristezza, fino ai piedi.
Abbracciami forte che dentro
sento morti, vecchie morti,
che aggrediscono ciò che ho amato.
anima mia, andiamo,
viene il giorno, non piangere.
Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
che è il tempo in cui muoiono quelli che sanno morire.
Romperà il mio silenzio l’aroma profumato
di quel verso che non ho mai saputo dirti.
Camminerò per tanti isolati e là in Plaza Francia,
come ombre fuggite da uno stanco balletto,
ripetendo il tuo nome lungo una strada bianca,
se ne andranno i miei ricordi in punta di piedi.
Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen.
Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto,
quando saranno le sei, quando saranno le sei!
Omar Lara (1941 – 2021) fu un poeta, traduttore ed editore cileno. Fondatore della rivista “Trilce”, vi accorpò la generazione poetica che sarà dispersa dal golpe militare del 1973. Fu esule in Perù e poi a Bucarest e Madrid. La sua poesia tratta la nostalgia del passato, l’amore e la fugacità del tempo.
La prima poesia: “Una lettera dal fronte” (Sulla condizione dell’amante quando è lontano dalla sua amata)
Ti scrivo da uno spazio aperto e pieno di silenzio, da una tenda che a malapena mi protegge dal rompersi del vento. Tutto qui mi sembra perduto, persino il nome con cui mi chiami… ho dimenticato la tua voce. Il tuo volto mi visita furtivamente, quando le armi si addormentano e la cautela si fa meno rumorosa. Mi manca il modo in cui organizzavi la giornata, la tua tazza piena di profumo, il calore che mi accarezzava il cuore con la punta delle tue dita. Sto bene, come dicono quando non voglio piangere. Ma quando mi addormento… dormo nell’ abbraccio della tua voce.
Kareem Abdullah -Iraq
حب في زمن الحرب
القصيدة الأولى: “رسالة من الجبهة” (عن حالة الحبيب وهو بعيد عن حبيبته)
أكتب إليكِ من عراءٍ يعجّ بالصمت، من خيمةٍ بالكاد تحميني من انكسارات الريح، كلّ شيء هنا يشبه الفقد، حتى اسمي الذي تنادينني به… نسيتُ صوته. وجهكِ يزورني خلسة، حين تغفو البنادق، ويصبح الحذر أقلّ ضجيجًا. أحنّ إلى طريقتكِ في ترتيب النهار، إلى فنجانكِ المسكونِ بالعطر، إلى دفءٍ كان يربت على قلبي من طرف أصابعكِ. أنا بخير، كما يقولون حين لا يريدون البكاء. لكنني حين أغفو… أنام في حضنِ صوتكِ.
Jorge Octavio Teillier Sandoval (1935 – 1996) è stato un poeta cileno.
Io
Perché cercare gloria, stupide regole del galateo
o pubblicare versi su riviste assurde?
I versi che un tempo la mia mente lasciava fluire
saranno acquistati gratuitamente dai librai di seconda mano
e le mie dediche voleranno via come uno stormo di studenti con borsa di studio.
Ma almeno un po’ di carta sarà utile
a un bambino per costruire delle piccole barchette fragili , o a una coppia di innamorati per leggere una mia poesia comprata in saldo
prima di andare in albergo .
Lucian Blaga (1895 – 1961) fu un poeta, filosofo e drammaturgo rumeno. Nei suoi versi ha perfezionato una lirica di ampia apertura metafisica, inserendo nelle tradizioni rumene le esperienze poetiche contemporanee e in primo luogo l’Espressionismo tedesco.
Quando il serpente porse ad Eva la mela,
le parlò con una voce che tintinnava,
tra le foglie come una campanella d’argento.
Ma accadde che più tardi una voce ancora più bassa
Reiner Kunze (Oelsnitz, 16 agosto 1933) è uno scrittore, traduttore e letterato tedesco, dissidente dell’ex DDR.
Dato che abiti sul retro del palazzo,
la strada a mezzanotte
non dà luce
sulle scale che portano da te
Faccio qualche passo sulle pietre.
tasto con il piede il legno
del primo gradino,
tocco, sfioro la ringhiera con il gomito,
salgo, al petto avverto una barriera
Le scale portano più in alto ad angolo,
Allungo le dita come antenne,
salgo, palpo il muro fresco e umido,
svolto un angolo ancora
salgo
finché non ci sono più gradini
Mi è rimasto un solo divertimento: le dita in bocca e fischiare allegro. Si è diffusa la cattiva nomea che sono un tipo volgare e un attaccabrighe.
Ah, che stupida perdita! Nella vita ci sono tante stupide perdite. Mi vergogno perché credevo in Dio, provo amarezza perché non credo più.
Dorate, lontane lontananze! Tutto brucia la vita quotidiana! E io mi comportavo da maiale e davo scandalo perché bruciasse più forte.
Il dono del poeta è accarezzare e tagliare. Un marchio fatale è dentro di lui. Una rosa bianca con un rospo nero avrei voluto sulla terra far sposare.
Eppure non si sono avverati, non si sono realizzati questi propositi dei giorni dorati. Ma siccome i diavoli hanno fatto il nido significa che gli angeli vivevano nell’animo mio.
E allora per queste allegre torpidezze, partendo insieme verso un altro paese, voglio all’ultimo minuto chiedere a quelli che saranno con me
per tutti i miei terribili peccati, per la sfiducia nella bontà divina che mi mettano vestito di una camicia russa a morire sotto le icone.
Jack Spicer (1925 – 1965) è stato un poeta americano.
Il problema del paragonare un poeta a una radio è che le radio
non sviluppano tessuto cicatriziale. Le valvole si bruciano, o con un
transistor, quali sono la gran parte delle anime, la batteria o il diagramma
brucia sostituibili o meno ma non come quel
pugile stordito al bar. Il poeta
Riceve troppi messaggi. Il d(i)ritto all’orecchio che lo ha messo al tappeto
nel New Jersey. Il d(i)ritto alla parola che ha messo alla prova per sei round con
un campione.
Poi vendono birra o si dedicano a commissioni sportive o, se la
cicatrice è troppo spessa, manifestano in un bar dove i
campioni invisibili potrebbero non averlo colpito. Troppi di
loro.
Il poeta è una radio. Il poeta è un bugiardo. Il poeta è
una radio che colpisce d’incontro.
E quei messaggi (che Dio non li maledica) non sanno nemmeno
Juan Gelman (1930 – 2014) è stato un poeta, scrittore e giornalista argentino. Tra i maggiori poeti contemporanei di lingua spagnola, vincitore nel 2007 del Premio Cervantes, fu una delle voci poetiche più amate dell’America Latina, oltreché una figura di riferimento per intere generazioni nella resistenza alle dittature.
Seduto sul bordo di una sedia rotta,
stordito, malato, quasi vivo,
scrivo versi che ho pianto in precedenza
per la città in cui sono nato.
Dobbiamo prenderli,
anche i miei dolci figli sono nati qui
e, in mezzo a tante punizioni, ti addolciscono meravigliosamente.
Devi imparare a resistere.
Né partire né restare,
resistere,
anche se è certo
che ci saranno ancora più dolore e oblio.
Indimenticabile Papa Francesco quanto manca! Casa, Terra, Lavoro raccoglie il pensiero sociale di Papa Francesco in forma diretta, incisiva e radicalmente umana. Questo volume, facilemente reperibile sullo store del Manifesto, è costruito attorno ai suoi storici discorsi ai movimenti popolari, è un report dell’umanesimo cristiano declinato nel linguaggio dei poveri, dei diseredati, dei dimenticati. Casa, terra e lavoro non sono beni accessori, ma diritti fondamentali, elementi strutturali della dignità umana. Francesco si rivolge non solo ai credenti, ma a chiunque lotti per la giustizia sociale, proponendo un’alleanza tra popolo e coscienza, tra solidarietà e resistenza. Il Papa smaschera le ingiustizie di un sistema che mette il profitto prima della persona, condanna lo sfruttamento, la distruzione ambientale e la cultura dello scarto, e richiama con forza a un’economia inclusiva e sostenibile. Ma non si ferma alla denuncia: incoraggia la costruzione dal basso, la partecipazione, l’organizzazione comunitaria. Il tono è appassionato, profetico, ma sempre accessibile. Casa, Terra, Lavoro non è solo un testo religioso: è una bussola per il futuro, un inno al coraggio civile. In un mondo sfilacciato, Papa Francesco ci ricorda che la giustizia comincia dal riconoscere l’altro come fratello.