La vena di Manuel José Castilla

Manuel J. Castilla (1918–1980) è stato un poeta argentino nato a Salta, nel nord-ovest del Paese. Le sue opere sono profondamente radicate nella cultura e nei paesaggi della sua terra natale, con una lirica che unisce sensibilità sociale e bellezza naturale. È considerato uno dei principali esponenti della poesia nord-argentina del XX secolo. Collaborò anche con musicisti, contribuendo con testi a molte canzoni del folklore argentino. La sua poesia è intrisa di malinconia, memoria e un forte legame con le tradizioni popolari.

Qui sopra c’è la vena,
la vede, signor ingegnere?
A quest’ora sembra sempre
una vipera che dorme.

Così come lei la vede,
anche lei la sta guardando.
E anche se la distrugge tutta
colpo su colpo con il trapano,
più la si fa a pezzi
più la sua coda continua a crescere,
perché giù in fondo è già viva
al livello 300.

Qui sopra c’è la vena,
avvicini la sua lanterna,
che nel tentativo di ucciderla
restiamo dentro, uno a uno.

Qui sopra c’è la vena,
la vede, signor ingegnere?

*

La vena di Manuel José Castilla

Forse l’eterno di Remo Pagnanelli

Remo Pagnanelli (1955 – 1987) Critico letterario tra i più validi e complessi della sua generazione, l’autore marchigiano ha affiancato alla speculazione intellettuale un’intensa ed originale attività creativa, lasciando una traccia importante nella Poesia italiana del secondo ‘900, nonostante la brevità della sua vita, a cui ha messo fine a soli 32 anni.

Forse l’eterno è in questo dormiveglia

di calce mista a biacca senza bagliore,

che elude in inganno ogni virile aspettazione.

.

Piè Veloce non agguanta la sua tartaruga

né noi il tratto esiguo d’una giornata.

.

Vorrei questi versi riversi come un cane

che si abbandona all’agonia.

*

Forse l’eterno di Remo Pagnanelli

Fobia di Najwan Darwish

Najwan Darwish (Gerusalemme, 1978) è un poeta palestinese tra le voci più riconosciute della letteratura araba contemporanea. Le sue raccolte, tradotte in numerose lingue, intrecciano memoria personale, storia e resistenza, con uno stile essenziale e potente. Ha lavorato anche come giornalista e curatore culturale, contribuendo a far conoscere la poesia araba nel mondo.

Mi cacceranno dalla città
prima che faccia notte: sosterranno
che mi sono rifiutato di pagare per l’aria.
Mi cacceranno dalla città
prima che faccia notte: sosterranno
che non ho pagato l’affitto per il sole
o la tassa sulle nuvole.
Mi cacceranno dalla città
prima che sorga il sole: diranno
che ho fatto soffrire la notte
e che non ho elevato le mie preghiere alle stelle.
Mi cacceranno dalla città
prima che lasci il grembo
perché tutto ciò che ho fatto per sette mesi
è stato scrivere poesie e aspettare di esistere.
Mi cacceranno dall’esistenza
perché ho un debole per il nulla.
Mi cacceranno dal nulla
a causa dei miei dubbi legami con l’esistenza.
Mi cacceranno contemporaneamente dall’esistenza e dal nulla
perché sono nato per esistere.

Verrò espulso.

*

Fobia di Najwan Darwish

Jorge: Santa Teresita 2828 di Enrique Winter

Enrique Winter (nato nel 1982) è un poeta, traduttore e avvocato cileno. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tra cui Guía de despacho e Lengua de señas, vincendo premi in Cile e all’estero. La sua scrittura è caratterizzata da ironia, sperimentazione linguistica e un’attenzione alle dinamiche contemporanee della società.

Come due vecchi mobili, uno proveniente dalla spiaggia sottostante:
una casa abbandonata
all’accumulo di detriti (carta, ricoperti, pula, terra)
e sprofondata tra le erbacce che si arrampicano sulle sue rocce;
diceva – come due vecchi mobili, uno proveniente dal basso,
che non abbiamo mai più spazzato,
giurando che l’oblio non avrebbe accumulato sporcizia.

*

Jorge: Santa Teresita 2828 di Enrique Winter

I Colori di Wen Yidou

Wen Yiduo (1899-1946) è stato un poeta, studioso e intellettuale cinese tra i più influenti del XX secolo. Figura di spicco del Movimento del 4 Maggio, innovò la poesia cinese fondendo forme classiche e modernismo occidentale. Venne assassinato per il suo impegno politico e le sue idee democratiche, diventando un simbolo di libertà intellettuale.

La mia vita è un foglio bianco senza valore.
Il verde mi ha dato crescita,
il rosso passione,
il giallo mi ha insegnato lealtà e rettitudine,
il blu purezza,
il rosa speranza,
il grigio chiaro tristezza.
Per completare questo acquerello,
il nero mi imporrà la morte.
Da allora,
adoro la mia vita,
perché adoro i suoi colori.

*

I Colori di Wen Yidou

La guerra di Joan Brossa

Joan Brossa (1919–1998) è stato un poeta, drammaturgo e artista catalano, figura chiave dell’avanguardia spagnola del secondo dopoguerra. Nato a Barcellona, è noto per la sua poesia visuale e il suo impegno politico e culturale a favore della lingua e dell’identità catalana. Cofondatore del gruppo Dau al Set, ha esplorato la contaminazione tra parola, immagine e performance. La sua opera spazia dal surrealismo all’arte concettuale, fondendo poesia, teatro e arti plastiche. Brossa è oggi considerato uno dei più innovativi autori catalani del XX secolo.

Un borghese vestito da prete attraversa.
Un pompiere vestito da muratore attraversa.
Sento una terra molto umana.
Un fabbro vestito da barbiere attraversa.
Mangio un pezzo di pane
e prendo un sorso d’acqua.

*

La guerra di Joan Brossa

In translation di Jacek Dehnel

Jacek Maria Dehnel (Danzica, 1º maggio 1980) è un poeta, scrittore e pittore polacco noto per essere uno degli scrittori polacchi più promettenti del secolo. Studente di Letteratura e Filosofia presso l’Università di Varsavia, ha esordito nel 1999 con la collezione di racconti Kolekcja. Collabora con diverse riviste letterarie e non – Kwartalnik Artystyczny, Studium, Przegląd Artystyczno-Literacki, Topos, Tytuł, Undergrunt – e con il sito internet Nieszuflada. Per queste riviste e non solo, ha tradotto le opere di poeti quali Mandelstam (dal russo), W. H. Auden, Philip Larkin, George Szirtes e Mary Oliver (dall’inglese). Ha permesso di far conoscere il musicista e compositore argentino Astor Piazzolla in Polonia. Come poeta, la sua prima raccolta di versi è stata raccomandata dal connazionale Premio Nobel Czesław Miłosz. Residente a Varsavia. Ha vinto diversi premi, tra i quali si ricordano il Premio Kościelski nel 2004 e il Paszport Polityki nel 2007.

La sera un austriaco, brillo, mi racconta della notte scorsa:
avevano due lingue loro e la terza in comune, ma straniera.

Perciò quando quello che giaceva sul lenzuolo,
per un attimo si è irrigidito, cercando la parola,
e ha chiesto a quello che giaceva su di lui:
wouldn’t you like to immerse in me?
Quello che giaceva su quello che giaceva sul lenzuolo
è uscito da se stesso
e, stando a parte, guardando quei due, che giacevano,
pensava alla parola immerse
e a quell’altro in cui davvero avrebbe voluto immergersi:
alla corrente fredda, che lecca le rive, altrove,
dunque ha detto: no, thanks, perhaps another time – ed è uscito.

*

In translation di Jacek Dehnel

Belfast Confetti di Ciaran Carson

Ciaran Carson (1948–2019) è stato un poeta e scrittore nordirlandese, nato a Belfast. La sua opera esplora spesso temi legati all’identità, alla memoria e al conflitto nordirlandese, combinando lingua colloquiale e strutture formali complesse. Tra le sue raccolte più note ci sono The Irish for No (1987) e Belfast Confetti (1989).

Improvvisamente, mentre la manifestazione avanzava, piovvero punti esclamativi,
dadi, bulloni, chiodi, chiavi della macchina. 
Una fontana di simboli spezzati. E l’esplosione
stessa: un asterisco sulla mappa. Questa linea separata da trattini,
Una raffica di fuoco rapido…
Stavo cercando di completare una frase nella mia testa,
ma continuavo a balbettare,
Tutti i vicoli e le strade laterali bloccati
da punti e virgola.
Conosco così bene questo labirinto: Balaclava, Raglan, Inkerman, Odessa Street.
Perché non riesco a scappare? Ogni mossa ha la sua punteggiatura. Crimea Street.
Di nuovo nessuna via d’uscita.
Armi, recinzioni. Maschere antisommossa. Walkie-talkie. 
Come mi chiamo? Da dove vengo? Dove sto andando? 
Una raffica di punti interrogativi

*

Belfarst Confetti di Ciaran Carson

Requiem per la mano sinistra di Nancy Morejón

Nancy Morejón (L’Avana, 7 agosto 1944​),  poetessa, drammaturga, saggista e traduttrice cubana. Nazionalista, la sua opera tratta la mitologia della nazione cubana e la mescolanza razziale, la schiavitù e un moderato femminismo.

Per Marta Valdés

Su una mappa puoi disegnare tutte le linee
Orizzontali, rette, diagonali
Dal meridiano di Greenwich al Golfo del Messico
Che più o meno
Appartengono alla nostra idiosincrasia
Ci sono anche mappe grandi, grandi, grandi
Nell’immaginazione
E infiniti globi terrestri
Marta
Ma oggi sospetto che su una piccola mappa
Minima
Disegnata su un foglio di quaderno di scuola
Tutta la storia può stare

*

Requiem per la mano sinistra di Nancy Morejón

I bambini giocano alla guerra di Bertolt Brecht

Bertolt Brecht (1898 – 1956)

I bambini giocano alla guerra.

È raro che giochino alla pace

perché gli adulti

da sempre fanno la guerra,

tu fai “pum” e ridi;

il soldato spara

e un altro uomo

non ride più.

È la guerra.

C’è un altro gioco

da inventare:

far sorridere il mondo,

non farlo piangere.

Pace vuol dire

che non a tutti piace

lo stesso gioco,

che i tuoi giocattoli

piacciono anche

agli altri bimbi

che spesso non ne hanno,

perché ne hai troppi tu;

che i disegni degli altri bambini

non sono dei pasticci;

che la tua mamma

non è solo tutta tua;

che tutti i bambini

sono tuoi amici.

E pace è ancora

non avere fame

non avere freddo

non avere paura.

*

I bambini giocano alla guerra di Bertolt Brecht

Quattro inediti di Gisella Canzian

I.

.

Ti sei fatta

spazio

tra i suoi capelli.

Li hai ordinati, giusti

dietro l’orecchio.

Hai riunito tre dita

Tutto da sola.

Dentro un cranio buio

neppure il nome

a seppellire la sete.

*

II.

.

Quel pezzo di voce

il senso/

sbieco alle parole

è l’urlo

che piega la colonna

come neve

può.

*

III.

.

Ho sognato

la criniera di mia madre

il pettine spezzato

la sua camicia rosa

ancora feconda del seme di mio padre,

una religione stanca

che quando si rivela/

è debito di pelle.

Ho sognato

lo sfinirsi dello specchio

della stoffa, ed è proprio cosi

a volte non basta

il vagito della pioggia

a bagnare la parola

e andare

via dal dolore.

*

IV.

.

Le hai restituito gli occhi

con il volto tra le mani,

il coraggio dei lupi

il profumo del ciliegio

.

un lampo di luce.

.

**

Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (TV) il due ottobre 1968, risiede in provincia di Belluno dove lavora come insegnante di scuola primaria. Ama leggere e fotografare. Ha pubblicato due raccolte di poesia “2 Ottobre” e “Il mio passo si fa strada”.

.

Sade con quattro inediti di Gisella Canzian

Pernottamento di Pierre Reverdy

Pierre Reverdy (1889-1960) fu un poeta francese legato al cubismo e al surrealismo. Nato a Narbona, si trasferì a Parigi nel 1910, frequentando artisti come Picasso, Braque e Apollinaire. Fondò la rivista Nord-Sud, diventando punto di riferimento per le avanguardie poetiche. Ritiratosi a Solesmes dal 1926, continuò a scrivere componimenti meditativi e spirituali, influenzando profondamente la poesia moderna.

L’orizzonte è pieno di lampade
Teatro limpido
la danza
la stella in fondo al filo
il peso troppo forte
lungo il sentiero corre la tempesta
Si esce
Si dorme
La paura scivola attraverso lo scenario
La notte sospira e muore
Contro lo specchio in fondo al letto
La luna mi guarda e ride
Il cielo nero si fa più piccolo
Le ali sfiorano il soffitto
Il vento si è fermato sotto
Tuttavia, niente è stato fatto
Niente è stato detto
Le tende si sono chiuse di nuovo
Le palpebre distendono le loro rughe
Ed ecco l’ape del sonno
In fondo all’ombrellone

*

Pernottamento di Pierre Reverdy

Sul bordo di Piedad Bonnett

Piedad Bonnett (1951) è una poetessa, drammaturga e narratrice colombiana, considerata una delle voci più importanti della poesia contemporanea latinoamericana. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui El hilo de los días e Explicaciones no pedidas, distinguendosi per uno stile intimo e riflessivo. Docente di letteratura all’Universidad de los Andes, ha ottenuto riconoscimenti internazionali anche per i suoi romanzi e saggi.

Il terribile è il bordo, non l’abisso.

Sul bordo

c’è un angelo di luce alla sinistra,

un lungo fiume oscuro alla destra

e un fragore di treni che abbandonano i binari

e vanno verso il silenzio.

Tutto

ciò che trema sul bordo è nascita.

E solo dal bordo si vede la prima luce,

il bianco-bianco

che ci cresce nel petto.

Non siamo mai più uomini

che quando il bordo brucia le nostre piante nude.

Non siamo mai più soli.

Non siamo mai più orfani.

*

Sul bordo di Piedad Bonnett

Noi insisteremo di Angela Gentile

Ángela Gentile è nata a Berisso, nella provincia di Buenos Aires, il 5 agosto 1952. Vive a La Plata da diversi anni. È insegnante di spagnolo, docente di lingua e letteratura italiana, manager culturale.

XXI

Sotto il Mediterraneo c’è un’altra Alessandria:
strade dai nomi sbiaditi, urne nel suo letto.
Resti d’acqua nella parola pioggia.
Sotto il Mediterraneo, cala la notte.
Altre acque che ci abbandonano per sempre.

XXVIII

Un altro deserto Un’altra riva
Questa pioggia non conosce né brillantezza né calma
Scende verso il cuore
Dimentica i confini.

*

Noi insisteremo di Angela Gentile

Dopo di René Daumal

René Daumal (1908-1944) è stato un poeta, scrittore e filosofo francese, vicino al movimento surrealista ma fortemente influenzato da spiritualità orientale e mistica. Autore di opere visionarie come Il Monte Analogo, ha unito poesia, filosofia e simbolismo esoterico. Morì prematuramente di tubercolosi, lasciando un’impronta duratura nella letteratura d’avanguardia.

Rinascerò senza cuore,
sempre nello stesso cosmo,
sempre con la stessa testa,
le stesse mani,
forse di colori diversi,
ma questo non sarà di consolazione.
Sarò crudele e solitario,
e mangerò serpenti
e insetti crudi.
Non parlerò a nessuno
se non con parole di insetti
o serpenti nudi,
con parole che vivranno e rideranno nonostante me.

*

Dopo di René Daumal

XXVII di Geoffrey Hill

Geoffrey Hill (1932-2016) è stato un poeta, critico e accademico inglese, considerato tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea in lingua inglese. La sua opera unisce complessità linguistica, rigore etico e una forte attenzione alla storia e alla memoria collettiva. Insegnò in prestigiose università e fu nominato Oxford Professor of Poetry dal 2010 al 2015.

Soffia sui miei occhi fragili come su un vetro | questo,
qualcosa di così squisito che a malapena posso sopportarlo.
Non credo avrei mai potuto sopportarlo,
se non fosse reale.

Fai dello straniamento tutti i nostri desideri, quell’età così
perfettamente potente nella sua imperfezione.
Come indennizzare una leggenda degradata,
perduta nel computo?

Contumace come sono e come ora, come
Poggio, io | amo troppo l’invettiva—
questo per il nostro bene—così che mi hai visto cambiare
idea, se lo sottolineo.

Soffia sui miei occhi fragili, sono stanco di dormire,
largo ma non troppo affettuoso
bene si addice alla fiera Didone trionfante,
obolazione lirica.

Fantastico qui come in quei strani film che
guardavamo, sebbene separati, I racconti di Hoffmann.
Che cosa dobbiamo essere per non essere lavorati con specchi,
alveari di prospettiva.

Avrei potuto trovarti in un film di Ophüls,
risonanze silenziose di vetro configurato,
se solo ci avessi tagliati fuori da The Masque of Blackness
mentre stava andando in scena.

*

Lucia Triolo: La cavalcata del dolore d’esserci

“Chi cavalca così tardi nella notte e nel vento” Goethe, il re degli Elfi

Questa è la vicenda di un dolore impossibile
consumato al galoppo
nei campi a distesa di un cuore arso
come stoppia
tra file d’ alberi nudi e
crepe di fantasmi che si concedono
a una boscaglia dopo l’altra
a voler disarcionare dalle tue ciglia
lacrime che non scendono ma salgono
Una storia che non c’è
-non c’è mai stata e mai ci sarà-
una stregoneria
che passa attraverso parole che trafiggono
veloci
il tempo che abbiamo
e solo quello
(era un inquisitore quel
pettine che mi baciò la spalla
e mi lasciò il suo marchio?)
e che vendiamo a poco prezzo
a una sorte d’accatto
-che tutto si piglia
nei luoghi comuni-.
Mi hanno beccata calva e spettinata
a contare le dita di una mano tagliata
poi dell’altra e a sbagliare,
a sbagliare a contare
perché non arrivavo a 10
e le mie dita invece le avevano le chiome degli alberi.
E anche il cielo non c’era più

Solo i fantasmi non conoscono
esagerazione.

Ora penso a te di Miquel Martí i Pol

Miquel Martí i Pol (1929–2003) è stato uno dei più importanti poeti catalani del Novecento. Nato a Roda de Ter, in Catalogna, iniziò a lavorare giovanissimo in una fabbrica tessile, esperienza che influenzò profondamente la sua opera. Malato di sclerosi multipla dall’età di 19 anni, continuò a scrivere poesie cariche di impegno sociale, quotidianità e speranza. La sua produzione è vasta e include anche traduzioni di autori francesi e italiani. È considerato una voce fondamentale della letteratura catalana contemporanea.

Adesso penso a te, così lontano! E
invento per te una posa fiduciosa,
così che tu possa riempire
questo vuoto del pomeriggio.

Ogni parola è un mondo
con fiumi, mari e città,
o un vetro fragile,
o una stanza silenziosa.

Quanto lento è il passare del tempo!
Quanto è pesante la vecchia
solitudine, e quanto
sono chiusi i tuoi occhi, quando evoco
una posa di attesa per te,
così che tu possa riempire il mio pomeriggio.

*

Ora penso a te di Miquel Martí i Pol

Silenzio di Néstor Martìnez

Néstor Martínez (San Salvador, 1957), scrittore, giornalista e poeta salvadoregno. Ha studiato giornalismo in El Salvador, negli Stati Uniti e in Svezia. Ha lavorato per anni al quotidiano Diario Co Latino e collabora con i quotidiani di Los Angeles in lingua spagnola La Prensa e  La Opinión.

Oggi
il silenzio si è posato sui miei libri,
è arrivato a casa mia,
mi ha sigillato le labbra,
mi ha messo a tacere,
mi ha legato le dita.
Il silenzio
insegue le mie parole
quando vogliono sfuggire
al vincolo obbligatorio,
alla censura precedente,
ai testimoni nascosti.
Il silenzio
si scaglia sulle mie parole,
le divora ferocemente,
le infetta di terrore,
le assassina senza pietà.

*

Silenzio di Néstor Martìnez

Fata Morgana di Maria Negroni

Maria Negroni (nata nel 1951 a Rosario, Argentina) è una poetessa, saggista e traduttrice argentina, autrice di numerose raccolte poetiche e opere in prosa. Ha vinto prestigiosi premi letterari e ha vissuto a lungo tra New York e Buenos Aires, dove ha anche insegnato. La sua scrittura unisce lirismo, riflessione filosofica e immagini visionarie.

Venezia completamente sommersa. Si vedono solo il duomo, le statue sul
duomo, il rame di un campanile. Nel pomeriggio, l’acqua ha il
colore di specchi falsi. Malinconia in grigio, lutto alla deriva.
Un’enorme scarpa di vernice nera con un tacco vertiginoso passa. Bare avvolte
in velluto rosso oscillano nell’acqua, come gondole. Penso: sono
al sicuro. Il cimitero è quest’isola cinta da mura. Non c’è nessuno tranne me,
e file di camicie con cravatte (sempre grigie), mani
che emergono dalla terra. Se alzi una di quelle mani,
appare una donna con un abito d’altra epoca, che scompare all’istante, con un’espressione non infelice. (Le bare continuano, gli specchi continuano sotto il pomeriggio in bilico.)
Una sciarpa blu svolazza sopra una croce, una data improbabile su
un muro. Poi appare l’angelo con una piuma in mano e dice:
Ora, chiudi gli occhi e perdi di nuovo il luogo del tuo smarrimento

*

Fata Morgana di Maria Negroni

In un mondo del tutto grigio di Joyce Mansour (traduzione di Carmine Mangone)

Joyce Mansour (1928–1986) è stata una poetessa e scrittrice franco-egiziana, figura di spicco del surrealismo, nota per i suoi versi intensi e sensuali. Ha pubblicato diverse raccolte che esplorano eros, morte e inconscio, con una voce provocatoria e visionaria.

In un mondo del tutto grigio
Una donna soffoca nel suo grasso
Grida solitudine
Due mani crepitano
In uno specchio d’inchiostro
Una bocca piena di carne
Bestemmia e vocifera
La maionese va a male
E offusca i vetri
L’oro e la tempesta
Rimbombano là fuori
La donna mangia per farsi conoscere
E muore con la bocca aperta
Davanti al sesso eretto
Di un guardiano notturno
Ultimo sussulto della bulimia

*

In un mondo del tutto grigio di Joyce Mansour (traduzione di Carmine Mangone)

Viaggio di luce di César Moro

César Moro (1903–1956) è stato un poeta e pittore peruviano, legato al movimento surrealista internazionale. Visse a lungo a Parigi, dove entrò in contatto con André Breton e i surrealisti francesi, partecipando attivamente alle loro mostre e pubblicazioni. La sua opera poetica, in lingua francese e spagnola, esplora il sogno, l’amore e la ribellione contro le convenzioni sociali.

Vi saluto, apparizioni benevole,
sudario rattoppato di rondine,
schiuma di sonno interrotto,
libertà di gesti,
freddo notturno,
rughe d’ombra e peso sovrumano.

Saluto la cieca premonizione
e prendo le sue mani gelide,
muovo la sua lingua,
offusco la luce del miracolo.

In anticipo compio le mie azioni in sogno,
mi cambio d’abito, mi corico, mi dimentico
e posso dormire come un
innocente condannato alle grandi meraviglie
che la notte scatena.

*

Viaggio di luce di César Moro

Area di imbarco di Eduardo Mitre

Eduardo Mitre è un poeta, saggista e traduttore boliviano, ha vissuto a lungo tra Bolivia, Stati Uniti e Francia, e la sua poesia unisce immagini della terra natale a riflessioni universali sulla memoria, l’esilio e l’identità. Tra le sue raccolte più note Mirabilia e Fervientes huellas.

Il paesaggio si restringe
ai margini dei passi. La vasta distesa
profuma di natura selvaggia

Cammini su una strada
di luci e ombre
dove il tuo sguardo esita
e la tua memoria inciampa.

È l’area d’imbarco
dell’aeroporto del tempo.
Ogni corpo è il passeggero,
la nave e il bagaglio.

E noi aspettavamo i segnali,
ansiosi, senza sapere
se ci avrebbero chiamato per iniziare
o annullare il viaggio.

*

Area di imbarco di Eduardo Mitre

Sono il preferito dei miei quattro nonni di Antonio Cisneros

Antonio Cisneros (1942–2012) è stato un importante poeta, giornalista e docente peruviano, considerato una delle voci più originali della poesia ispanoamericana del secondo Novecento. Con uno stile ironico, colloquiale e impegnato, ha raccontato la storia e le contraddizioni del Perù e dell’uomo contemporaneo. Tra le sue raccolte più note Canto ceremonial contra un oso hormiguero e Comentarios reales.

Se mi allungo di due metri in un formicaio e lascio che i piccoli animali costruiscano una città sulla mia pancia, posso restare in quello stato per diverse ore e correre al centro dei tunnel e comportarmi da bravo animaletto.

La stessa cosa succede se mi seppellisco nel nocciolo di una pesca abitata da lombrichi che si muovono veloci. Ma devo sedermi a tavola e mangiare quando il sole è alto: mi parleranno.

I miei 4 nonni e i loro 45 discendenti, mia moglie e io, devo dimenticare che sono un bravo animaletto prima e dopo i pasti e sempre.

*

Sono il preferito dei miei quattro nonni di Antonio Cisneros

Sulla contraddizione di Aldo Pellegrini

Aldo Pellegrini (1903–1973) è stato un poeta, critico d’arte e drammaturgo argentino di origine italiana, figura centrale del Surrealismo in America Latina. Fondatore di diverse riviste letterarie d’avanguardia, tra cui Letra y Línea e A partir de cero, fu promotore di nuove correnti poetiche e artistiche. La sua opera mescola visione onirica e impegno intellettuale, con una scrittura audace e sperimentale.

Se allungo una mano trovo una porta
Se apro la porta c’è una donna
allora affermo che la realtà esiste
Nel profondo della donna dimorano fantasmi monotoni
che occupano il posto delle contraddizioni
Oltre la porta esiste la strada
E nella strada polvere, escrementi e cielo
E anche questa è realtà
E in quella realtà esiste anche l’amore
Cercare l’amore è cercare se stessi
Cercare se stessi è la professione più triste
Monotonia delle contraddizioni
Dove le leggi non arrivano
Nel cuore stesso della contraddizione stendo
impercettibilmente la mia mano E vivo

***

Sulla contraddizione di Aldo Pellegrini

L’ultima auto di Amanda Duran

Amanda Durán (1982 – 2025) è stata una poetessa e artista visule cilena.

Tutte le stazioni della metropolitana sono vuote.
a malapena qualche bambino si arrampica sui muri con consistenza ragnatelosa.
L’Alameda laggiù è un funerale continuo;
il rumore dei treni si accalca nell’inguine
di chi non ha potuto avere altri figli.
Nessuno pensa più al suicidio,
a rimuovere la propria ombra sul bordo della banchina
E ripetere a bassa voce
una poesia di Bertoni a una ragazza con le tette grosse
(nessuno conosce più le poesie di Bertoni, ma la ragazza è ancora lì).
Prima, c’era chi sedeva per ore a guardare i treni passare,
Mentre inviava e riceveva messaggi sui suoi cellulari prepagati.
Mi piaceva guardare da un’auto ancora e ancora quelle stesse stazioni
Dove oggi galleggiano le piastrelle, cariche di manifesti strappati.

Il carro più bello è rimasto sul ciglio della collina,
Si sente l’acciaio decomporsi, dolce come una pesca,
L’inverno si sta sciogliendo su quel tetto che è una nave,
una finestra aperta, una pietra soffocata dal sottosuolo che tossisce resti d’aria.

Lei vola in questa carrozza vuota, enorme, notturna,
La memoria è disgustosa,
Una donna che non urla è disgustosa,
Si trasforma in una falena, tutta inumidita di vermi,
Sbattendo ancora e ancora contro quella luce tremolante di questa stazione della metropolitana
Proprio nel riflesso di una pubblicità rosa che è appena leggibile.

“Sei triste?” chiede. “
Forse le donne morte sono sempre tristi,
con pezzi di pelle attaccati all’ologramma che sono
come qualcuno che disegna urla nell’aria.”

Sembra bella così, vuota e fragile
come una vergine di gesso.

*

L’ultima auto di Amanda Duran

Cicatrice di Gladys González Solís

Gladys González Solís (Cile, 1981) poetessa, redattrice e manager culturale. Laureata in Educazione e Pedagogia spagnola presso l’Università Metropolitana di Scienze dell’Educazione (UMCE). Ha inoltre conseguito un master in Linguistica e un dottorato in Filosofia e Lettere con specializzazione in Filologia Ispanica, presso l’Università di Valladolid, nonché un diploma in Promozione della Lettura in Letteratura per l’infanzia e la gioventù presso la Pontificia Università Cattolica del Cile. È una manager culturale indipendente, nel 2017 ha creato la Fiera Internazionale del Libro di Valparaíso (FILVA). Nel 2019 le viene assegnato il Premio Pablo Neruda per la Poesia Giovane con il quale consolida la sua carriera. Attualmente è direttrice della casa editrice; Ediciones Libros del Cardo, con cui ha diffuso diversi scrittori latinoamericani.

Il lato selvaggio dell’amore,

ragazzo giovane,

lo prendo

in questo ultimo viaggio

insieme a un tocco di morfina

e con la sensazione

d’essere una cicatrice eterna

che vaga per la città.

*

Cicatrice di Gladys González Solís

Non disprezzare il poco di Stefano Benni

Stefano Benni (1947 – 2025) è stato uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.

Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza
Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno il non abbastanza.

*

Non disprezzare il poco di Stefano Benni

Paesaggio sopra lo zero di Bei Dao

Bei Dao (pseudonimo di Zhao Zhenkai) è un poeta e saggista cinese nato a Pechino nel 1949. Considerato uno dei fondatori del movimento Misty Poets, ha scritto poesie dense e simboliche che si sono opposte al linguaggio ufficiale della Cina maoista. Dopo il 1989, in seguito ai fatti di piazza Tienanmen, è stato costretto all’esilio per molti anni, vivendo in Europa e negli Stati Uniti. Le sue opere, tradotte in numerose lingue, includono raccolte come The August Sleepwalker e Landscape Over Zero. Dopo il rientro in Cina nel 2006, ha continuato a scrivere e insegnare.

È un falco che insegna al canto a nuotare,
è un canto che segue il primo vento

Ci scambiamo frammenti di gioia
che attraversano la famiglia da diverse direzioni

Egli è un Padre che ribadisce che l’oscurità
è l’oscurità che conduce alla luce degli antichi.

una porta oscillante che si chiude con un cigolio,
gli echi perseguitano il suo pianto

È una penna che fiorisce in vana speranza,
un germoglio che resiste al cammino inevitabile

un bagliore d’amore che si risveglia per
illuminare un paesaggio a zero

*

Paesaggio sopra lo zero di Bei Dao