Manuel J. Castilla (1918–1980) è stato un poeta argentino nato a Salta, nel nord-ovest del Paese. Le sue opere sono profondamente radicate nella cultura e nei paesaggi della sua terra natale, con una lirica che unisce sensibilità sociale e bellezza naturale. È considerato uno dei principali esponenti della poesia nord-argentina del XX secolo. Collaborò anche con musicisti, contribuendo con testi a molte canzoni del folklore argentino. La sua poesia è intrisa di malinconia, memoria e un forte legame con le tradizioni popolari.
Qui sopra c’è la vena,
la vede, signor ingegnere?
A quest’ora sembra sempre
una vipera che dorme.
Così come lei la vede,
anche lei la sta guardando.
E anche se la distrugge tutta
colpo su colpo con il trapano,
più la si fa a pezzi
più la sua coda continua a crescere,
perché giù in fondo è già viva
al livello 300.
Qui sopra c’è la vena,
avvicini la sua lanterna,
che nel tentativo di ucciderla
restiamo dentro, uno a uno.
Remo Pagnanelli (1955 – 1987) Critico letterario tra i più validi e complessi della sua generazione, l’autore marchigiano ha affiancato alla speculazione intellettuale un’intensa ed originale attività creativa, lasciando una traccia importante nella Poesia italiana del secondo ‘900, nonostante la brevità della sua vita, a cui ha messo fine a soli 32 anni.
Najwan Darwish (Gerusalemme, 1978) è un poeta palestinese tra le voci più riconosciute della letteratura araba contemporanea. Le sue raccolte, tradotte in numerose lingue, intrecciano memoria personale, storia e resistenza, con uno stile essenziale e potente. Ha lavorato anche come giornalista e curatore culturale, contribuendo a far conoscere la poesia araba nel mondo.
Mi cacceranno dalla città prima che faccia notte: sosterranno che mi sono rifiutato di pagare per l’aria. Mi cacceranno dalla città prima che faccia notte: sosterranno che non ho pagato l’affitto per il sole o la tassa sulle nuvole. Mi cacceranno dalla città prima che sorga il sole: diranno che ho fatto soffrire la notte e che non ho elevato le mie preghiere alle stelle. Mi cacceranno dalla città prima che lasci il grembo perché tutto ciò che ho fatto per sette mesi è stato scrivere poesie e aspettare di esistere. Mi cacceranno dall’esistenza perché ho un debole per il nulla. Mi cacceranno dal nulla a causa dei miei dubbi legami con l’esistenza. Mi cacceranno contemporaneamente dall’esistenza e dal nulla perché sono nato per esistere.
Enrique Winter (nato nel 1982) è un poeta, traduttore e avvocato cileno. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tra cui Guía de despacho e Lengua de señas, vincendo premi in Cile e all’estero. La sua scrittura è caratterizzata da ironia, sperimentazione linguistica e un’attenzione alle dinamiche contemporanee della società.
Come due vecchi mobili, uno proveniente dalla spiaggia sottostante:
una casa abbandonata
all’accumulo di detriti (carta, ricoperti, pula, terra)
e sprofondata tra le erbacce che si arrampicano sulle sue rocce;
diceva – come due vecchi mobili, uno proveniente dal basso,
che non abbiamo mai più spazzato,
giurando che l’oblio non avrebbe accumulato sporcizia.
Wen Yiduo (1899-1946) è stato un poeta, studioso e intellettuale cinese tra i più influenti del XX secolo. Figura di spicco del Movimento del 4 Maggio, innovò la poesia cinese fondendo forme classiche e modernismo occidentale. Venne assassinato per il suo impegno politico e le sue idee democratiche, diventando un simbolo di libertà intellettuale.
La mia vita è un foglio bianco senza valore. Il verde mi ha dato crescita, il rosso passione, il giallo mi ha insegnato lealtà e rettitudine, il blu purezza, il rosa speranza, il grigio chiaro tristezza. Per completare questo acquerello, il nero mi imporrà la morte. Da allora, adoro la mia vita, perché adoro i suoi colori.
Joan Brossa (1919–1998) è stato un poeta, drammaturgo e artista catalano, figura chiave dell’avanguardia spagnola del secondo dopoguerra. Nato a Barcellona, è noto per la sua poesia visuale e il suo impegno politico e culturale a favore della lingua e dell’identità catalana. Cofondatore del gruppo Dau al Set, ha esplorato la contaminazione tra parola, immagine e performance. La sua opera spazia dal surrealismo all’arte concettuale, fondendo poesia, teatro e arti plastiche. Brossa è oggi considerato uno dei più innovativi autori catalani del XX secolo.
Un borghese vestito da prete attraversa.
Un pompiere vestito da muratore attraversa.
Sento una terra molto umana.
Un fabbro vestito da barbiere attraversa.
Mangio un pezzo di pane
e prendo un sorso d’acqua.
Jacek Maria Dehnel (Danzica, 1º maggio 1980) è un poeta, scrittore e pittore polacco noto per essere uno degli scrittori polacchi più promettenti del secolo. Studente di Letteratura e Filosofia presso l’Università di Varsavia, ha esordito nel 1999 con la collezione di racconti Kolekcja. Collabora con diverse riviste letterarie e non – Kwartalnik Artystyczny, Studium, Przegląd Artystyczno-Literacki, Topos, Tytuł, Undergrunt – e con il sito internet Nieszuflada. Per queste riviste e non solo, ha tradotto le opere di poeti quali Mandelstam (dal russo), W. H. Auden, Philip Larkin, George Szirtes e Mary Oliver (dall’inglese). Ha permesso di far conoscere il musicista e compositore argentino Astor Piazzolla in Polonia. Come poeta, la sua prima raccolta di versi è stata raccomandata dal connazionale Premio Nobel Czesław Miłosz. Residente a Varsavia. Ha vinto diversi premi, tra i quali si ricordano il Premio Kościelski nel 2004 e il Paszport Polityki nel 2007.
La sera un austriaco, brillo, mi racconta della notte scorsa:
avevano due lingue loro e la terza in comune, ma straniera.
Perciò quando quello che giaceva sul lenzuolo,
per un attimo si è irrigidito, cercando la parola,
e ha chiesto a quello che giaceva su di lui:
wouldn’t you like to immerse in me?
Quello che giaceva su quello che giaceva sul lenzuolo
è uscito da se stesso
e, stando a parte, guardando quei due, che giacevano,
pensava alla parola immerse
e a quell’altro in cui davvero avrebbe voluto immergersi:
alla corrente fredda, che lecca le rive, altrove,
dunque ha detto: no, thanks, perhaps another time – ed è uscito.
Ciaran Carson (1948–2019) è stato un poeta e scrittore nordirlandese, nato a Belfast. La sua opera esplora spesso temi legati all’identità, alla memoria e al conflitto nordirlandese, combinando lingua colloquiale e strutture formali complesse. Tra le sue raccolte più note ci sono The Irish for No (1987) e Belfast Confetti (1989).
Improvvisamente, mentre la manifestazione avanzava, piovvero punti esclamativi, dadi, bulloni, chiodi, chiavi della macchina. Una fontana di simboli spezzati. E l’esplosione stessa: un asterisco sulla mappa. Questa linea separata da trattini, Una raffica di fuoco rapido… Stavo cercando di completare una frase nella mia testa, ma continuavo a balbettare, Tutti i vicoli e le strade laterali bloccati da punti e virgola. Conosco così bene questo labirinto: Balaclava, Raglan, Inkerman, Odessa Street. Perché non riesco a scappare? Ogni mossa ha la sua punteggiatura. Crimea Street. Di nuovo nessuna via d’uscita. Armi, recinzioni. Maschere antisommossa. Walkie-talkie. Come mi chiamo? Da dove vengo? Dove sto andando? Una raffica di punti interrogativi
Nancy Morejón (L’Avana, 7 agosto 1944), poetessa, drammaturga, saggista e traduttrice cubana. Nazionalista, la sua opera tratta la mitologia della nazione cubana e la mescolanza razziale, la schiavitù e un moderato femminismo.
Per Marta Valdés
Su una mappa puoi disegnare tutte le linee Orizzontali, rette, diagonali Dal meridiano di Greenwich al Golfo del Messico Che più o meno Appartengono alla nostra idiosincrasia Ci sono anche mappe grandi, grandi, grandi Nell’immaginazione E infiniti globi terrestri Marta Ma oggi sospetto che su una piccola mappa Minima Disegnata su un foglio di quaderno di scuola Tutta la storia può stare
Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (TV) il due ottobre 1968, risiede in provincia di Belluno dove lavora come insegnante di scuola primaria. Ama leggere e fotografare. Ha pubblicato due raccolte di poesia “2 Ottobre” e “Il mio passo si fa strada”.
Pierre Reverdy (1889-1960) fu un poeta francese legato al cubismo e al surrealismo. Nato a Narbona, si trasferì a Parigi nel 1910, frequentando artisti come Picasso, Braque e Apollinaire. Fondò la rivista Nord-Sud, diventando punto di riferimento per le avanguardie poetiche. Ritiratosi a Solesmes dal 1926, continuò a scrivere componimenti meditativi e spirituali, influenzando profondamente la poesia moderna.
L’orizzonte è pieno di lampade
Teatro limpido
la danza
la stella in fondo al filo
il peso troppo forte
lungo il sentiero corre la tempesta
Si esce
Si dorme
La paura scivola attraverso lo scenario
La notte sospira e muore
Contro lo specchio in fondo al letto
La luna mi guarda e ride
Il cielo nero si fa più piccolo
Le ali sfiorano il soffitto
Il vento si è fermato sotto
Tuttavia, niente è stato fatto
Niente è stato detto
Le tende si sono chiuse di nuovo
Le palpebre distendono le loro rughe
Ed ecco l’ape del sonno
In fondo all’ombrellone
Piedad Bonnett (1951) è una poetessa, drammaturga e narratrice colombiana, considerata una delle voci più importanti della poesia contemporanea latinoamericana. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui El hilo de los días e Explicaciones no pedidas, distinguendosi per uno stile intimo e riflessivo. Docente di letteratura all’Universidad de los Andes, ha ottenuto riconoscimenti internazionali anche per i suoi romanzi e saggi.
Ángela Gentile è nata a Berisso, nella provincia di Buenos Aires, il 5 agosto 1952. Vive a La Plata da diversi anni. È insegnante di spagnolo, docente di lingua e letteratura italiana, manager culturale.
XXI
Sotto il Mediterraneo c’è un’altra Alessandria: strade dai nomi sbiaditi, urne nel suo letto. Resti d’acqua nella parola pioggia. Sotto il Mediterraneo, cala la notte. Altre acque che ci abbandonano per sempre.
XXVIII
Un altro deserto Un’altra riva Questa pioggia non conosce né brillantezza né calma Scende verso il cuore Dimentica i confini.
René Daumal (1908-1944) è stato un poeta, scrittore e filosofo francese, vicino al movimento surrealista ma fortemente influenzato da spiritualità orientale e mistica. Autore di opere visionarie come Il Monte Analogo, ha unito poesia, filosofia e simbolismo esoterico. Morì prematuramente di tubercolosi, lasciando un’impronta duratura nella letteratura d’avanguardia.
Rinascerò senza cuore,
sempre nello stesso cosmo,
sempre con la stessa testa,
le stesse mani,
forse di colori diversi,
ma questo non sarà di consolazione.
Sarò crudele e solitario,
e mangerò serpenti
e insetti crudi.
Non parlerò a nessuno
se non con parole di insetti
o serpenti nudi,
con parole che vivranno e rideranno nonostante me.
Geoffrey Hill (1932-2016) è stato un poeta, critico e accademico inglese, considerato tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea in lingua inglese. La sua opera unisce complessità linguistica, rigore etico e una forte attenzione alla storia e alla memoria collettiva. Insegnò in prestigiose università e fu nominato Oxford Professor of Poetry dal 2010 al 2015.
Soffia sui miei occhi fragili come su un vetro | questo,
qualcosa di così squisito che a malapena posso sopportarlo.
Non credo avrei mai potuto sopportarlo,
se non fosse reale.
Fai dello straniamento tutti i nostri desideri, quell’età così
perfettamente potente nella sua imperfezione.
Come indennizzare una leggenda degradata,
perduta nel computo?
Contumace come sono e come ora, come
Poggio, io | amo troppo l’invettiva—
questo per il nostro bene—così che mi hai visto cambiare
idea, se lo sottolineo.
Soffia sui miei occhi fragili, sono stanco di dormire, largo ma non troppo affettuoso
bene si addice alla fiera Didone trionfante,
obolazione lirica.
Fantastico qui come in quei strani film che
guardavamo, sebbene separati, I racconti di Hoffmann.
Che cosa dobbiamo essere per non essere lavorati con specchi,
alveari di prospettiva.
Avrei potuto trovarti in un film di Ophüls,
risonanze silenziose di vetro configurato,
se solo ci avessi tagliati fuori da The Masque of Blackness
mentre stava andando in scena.
“Chi cavalca così tardi nella notte e nel vento” Goethe, il re degli Elfi
Questa è la vicenda di un dolore impossibile consumato al galoppo nei campi a distesa di un cuore arso come stoppia tra file d’ alberi nudi e crepe di fantasmi che si concedono a una boscaglia dopo l’altra a voler disarcionare dalle tue ciglia lacrime che non scendono ma salgono Una storia che non c’è -non c’è mai stata e mai ci sarà- una stregoneria che passa attraverso parole che trafiggono veloci il tempo che abbiamo e solo quello (era un inquisitore quel pettine che mi baciò la spalla e mi lasciò il suo marchio?) e che vendiamo a poco prezzo a una sorte d’accatto -che tutto si piglia nei luoghi comuni-. Mi hanno beccata calva e spettinata a contare le dita di una mano tagliata poi dell’altra e a sbagliare, a sbagliare a contare perché non arrivavo a 10 e le mie dita invece le avevano le chiome degli alberi. E anche il cielo non c’era più
Miquel Martí i Pol (1929–2003) è stato uno dei più importanti poeti catalani del Novecento. Nato a Roda de Ter, in Catalogna, iniziò a lavorare giovanissimo in una fabbrica tessile, esperienza che influenzò profondamente la sua opera. Malato di sclerosi multipla dall’età di 19 anni, continuò a scrivere poesie cariche di impegno sociale, quotidianità e speranza. La sua produzione è vasta e include anche traduzioni di autori francesi e italiani. È considerato una voce fondamentale della letteratura catalana contemporanea.
Adesso penso a te, così lontano! E
invento per te una posa fiduciosa,
così che tu possa riempire
questo vuoto del pomeriggio.
Ogni parola è un mondo
con fiumi, mari e città,
o un vetro fragile,
o una stanza silenziosa.
Quanto lento è il passare del tempo!
Quanto è pesante la vecchia
solitudine, e quanto
sono chiusi i tuoi occhi, quando evoco
una posa di attesa per te,
così che tu possa riempire il mio pomeriggio.
Néstor Martínez (San Salvador, 1957), scrittore, giornalista e poeta salvadoregno. Ha studiato giornalismo in El Salvador, negli Stati Uniti e in Svezia. Ha lavorato per anni al quotidiano Diario Co Latino e collabora con i quotidiani di Los Angeles in lingua spagnola La Prensa e La Opinión.
Oggi
il silenzio si è posato sui miei libri,
è arrivato a casa mia,
mi ha sigillato le labbra,
mi ha messo a tacere,
mi ha legato le dita.
Il silenzio
insegue le mie parole
quando vogliono sfuggire
al vincolo obbligatorio,
alla censura precedente,
ai testimoni nascosti.
Il silenzio
si scaglia sulle mie parole,
le divora ferocemente,
le infetta di terrore,
le assassina senza pietà.
Maria Negroni (nata nel 1951 a Rosario, Argentina) è una poetessa, saggista e traduttrice argentina, autrice di numerose raccolte poetiche e opere in prosa. Ha vinto prestigiosi premi letterari e ha vissuto a lungo tra New York e Buenos Aires, dove ha anche insegnato. La sua scrittura unisce lirismo, riflessione filosofica e immagini visionarie.
Venezia completamente sommersa. Si vedono solo il duomo, le statue sul duomo, il rame di un campanile. Nel pomeriggio, l’acqua ha il colore di specchi falsi. Malinconia in grigio, lutto alla deriva. Un’enorme scarpa di vernice nera con un tacco vertiginoso passa. Bare avvolte in velluto rosso oscillano nell’acqua, come gondole. Penso: sono al sicuro. Il cimitero è quest’isola cinta da mura. Non c’è nessuno tranne me, e file di camicie con cravatte (sempre grigie), mani che emergono dalla terra. Se alzi una di quelle mani, appare una donna con un abito d’altra epoca, che scompare all’istante, con un’espressione non infelice. (Le bare continuano, gli specchi continuano sotto il pomeriggio in bilico.) Una sciarpa blu svolazza sopra una croce, una data improbabile su un muro. Poi appare l’angelo con una piuma in mano e dice: Ora, chiudi gli occhi e perdi di nuovo il luogo del tuo smarrimento
Joyce Mansour (1928–1986) è stata una poetessa e scrittrice franco-egiziana, figura di spicco del surrealismo, nota per i suoi versi intensi e sensuali. Ha pubblicato diverse raccolte che esplorano eros, morte e inconscio, con una voce provocatoria e visionaria.
In un mondo del tutto grigio
Una donna soffoca nel suo grasso
Grida solitudine
Due mani crepitano
In uno specchio d’inchiostro
Una bocca piena di carne
Bestemmia e vocifera
La maionese va a male
E offusca i vetri
L’oro e la tempesta
Rimbombano là fuori
La donna mangia per farsi conoscere
E muore con la bocca aperta
Davanti al sesso eretto
Di un guardiano notturno
Ultimo sussulto della bulimia
César Moro (1903–1956) è stato un poeta e pittore peruviano, legato al movimento surrealista internazionale. Visse a lungo a Parigi, dove entrò in contatto con André Breton e i surrealisti francesi, partecipando attivamente alle loro mostre e pubblicazioni. La sua opera poetica, in lingua francese e spagnola, esplora il sogno, l’amore e la ribellione contro le convenzioni sociali.
Vi saluto, apparizioni benevole,
sudario rattoppato di rondine,
schiuma di sonno interrotto,
libertà di gesti,
freddo notturno,
rughe d’ombra e peso sovrumano.
Saluto la cieca premonizione
e prendo le sue mani gelide,
muovo la sua lingua,
offusco la luce del miracolo.
In anticipo compio le mie azioni in sogno,
mi cambio d’abito, mi corico, mi dimentico
e posso dormire come un
innocente condannato alle grandi meraviglie
che la notte scatena.
Eduardo Mitre è un poeta, saggista e traduttore boliviano, ha vissuto a lungo tra Bolivia, Stati Uniti e Francia, e la sua poesia unisce immagini della terra natale a riflessioni universali sulla memoria, l’esilio e l’identità. Tra le sue raccolte più note Mirabilia e Fervientes huellas.
Il paesaggio si restringe
ai margini dei passi. La vasta distesa
profuma di natura selvaggia
Cammini su una strada
di luci e ombre
dove il tuo sguardo esita
e la tua memoria inciampa.
È l’area d’imbarco
dell’aeroporto del tempo.
Ogni corpo è il passeggero,
la nave e il bagaglio.
E noi aspettavamo i segnali,
ansiosi, senza sapere
se ci avrebbero chiamato per iniziare
o annullare il viaggio.
Antonio Cisneros (1942–2012) è stato un importante poeta, giornalista e docente peruviano, considerato una delle voci più originali della poesia ispanoamericana del secondo Novecento. Con uno stile ironico, colloquiale e impegnato, ha raccontato la storia e le contraddizioni del Perù e dell’uomo contemporaneo. Tra le sue raccolte più note Canto ceremonial contra un oso hormiguero e Comentarios reales.
Se mi allungo di due metri in un formicaio e lascio che i piccoli animali costruiscano una città sulla mia pancia, posso restare in quello stato per diverse ore e correre al centro dei tunnel e comportarmi da bravo animaletto.
La stessa cosa succede se mi seppellisco nel nocciolo di una pesca abitata da lombrichi che si muovono veloci. Ma devo sedermi a tavola e mangiare quando il sole è alto: mi parleranno.
I miei 4 nonni e i loro 45 discendenti, mia moglie e io, devo dimenticare che sono un bravo animaletto prima e dopo i pasti e sempre.
Aldo Pellegrini (1903–1973) è stato un poeta, critico d’arte e drammaturgo argentino di origine italiana, figura centrale del Surrealismo in America Latina. Fondatore di diverse riviste letterarie d’avanguardia, tra cui Letra y Línea e A partir de cero, fu promotore di nuove correnti poetiche e artistiche. La sua opera mescola visione onirica e impegno intellettuale, con una scrittura audace e sperimentale.
Se allungo una mano trovo una porta
Se apro la porta c’è una donna
allora affermo che la realtà esiste
Nel profondo della donna dimorano fantasmi monotoni
che occupano il posto delle contraddizioni
Oltre la porta esiste la strada
E nella strada polvere, escrementi e cielo
E anche questa è realtà
E in quella realtà esiste anche l’amore
Cercare l’amore è cercare se stessi
Cercare se stessi è la professione più triste
Monotonia delle contraddizioni
Dove le leggi non arrivano
Nel cuore stesso della contraddizione stendo
impercettibilmente la mia mano E vivo
Amanda Durán (1982 – 2025) è stata una poetessa e artista visule cilena.
Tutte le stazioni della metropolitana sono vuote.
a malapena qualche bambino si arrampica sui muri con consistenza ragnatelosa.
L’Alameda laggiù è un funerale continuo;
il rumore dei treni si accalca nell’inguine
di chi non ha potuto avere altri figli.
Nessuno pensa più al suicidio,
a rimuovere la propria ombra sul bordo della banchina
E ripetere a bassa voce
una poesia di Bertoni a una ragazza con le tette grosse
(nessuno conosce più le poesie di Bertoni, ma la ragazza è ancora lì).
Prima, c’era chi sedeva per ore a guardare i treni passare,
Mentre inviava e riceveva messaggi sui suoi cellulari prepagati.
Mi piaceva guardare da un’auto ancora e ancora quelle stesse stazioni
Dove oggi galleggiano le piastrelle, cariche di manifesti strappati.
Il carro più bello è rimasto sul ciglio della collina,
Si sente l’acciaio decomporsi, dolce come una pesca,
L’inverno si sta sciogliendo su quel tetto che è una nave,
una finestra aperta, una pietra soffocata dal sottosuolo che tossisce resti d’aria.
Lei vola in questa carrozza vuota, enorme, notturna,
La memoria è disgustosa,
Una donna che non urla è disgustosa,
Si trasforma in una falena, tutta inumidita di vermi,
Sbattendo ancora e ancora contro quella luce tremolante di questa stazione della metropolitana
Proprio nel riflesso di una pubblicità rosa che è appena leggibile.
“Sei triste?” chiede. “
Forse le donne morte sono sempre tristi,
con pezzi di pelle attaccati all’ologramma che sono
come qualcuno che disegna urla nell’aria.”
Sembra bella così, vuota e fragile
come una vergine di gesso.
Gladys González Solís (Cile, 1981) poetessa, redattrice e manager culturale. Laureata in Educazione e Pedagogia spagnola presso l’Università Metropolitana di Scienze dell’Educazione (UMCE). Ha inoltre conseguito un master in Linguistica e un dottorato in Filosofia e Lettere con specializzazione in Filologia Ispanica, presso l’Università di Valladolid, nonché un diploma in Promozione della Lettura in Letteratura per l’infanzia e la gioventù presso la Pontificia Università Cattolica del Cile. È una manager culturale indipendente, nel 2017 ha creato la Fiera Internazionale del Libro di Valparaíso (FILVA). Nel 2019 le viene assegnato il Premio Pablo Neruda per la Poesia Giovane con il quale consolida la sua carriera. Attualmente è direttrice della casa editrice; Ediciones Libros del Cardo, con cui ha diffuso diversi scrittori latinoamericani.
Stefano Benni (1947 – 2025) è stato uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.
Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza
Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno il non abbastanza.
Bei Dao (pseudonimo di Zhao Zhenkai) è un poeta e saggista cinese nato a Pechino nel 1949. Considerato uno dei fondatori del movimento Misty Poets, ha scritto poesie dense e simboliche che si sono opposte al linguaggio ufficiale della Cina maoista. Dopo il 1989, in seguito ai fatti di piazza Tienanmen, è stato costretto all’esilio per molti anni, vivendo in Europa e negli Stati Uniti. Le sue opere, tradotte in numerose lingue, includono raccolte come The August Sleepwalker e Landscape Over Zero. Dopo il rientro in Cina nel 2006, ha continuato a scrivere e insegnare.
È un falco che insegna al canto a nuotare,
è un canto che segue il primo vento
Ci scambiamo frammenti di gioia
che attraversano la famiglia da diverse direzioni
Egli è un Padre che ribadisce che l’oscurità
è l’oscurità che conduce alla luce degli antichi.
una porta oscillante che si chiude con un cigolio,
gli echi perseguitano il suo pianto
È una penna che fiorisce in vana speranza,
un germoglio che resiste al cammino inevitabile
un bagliore d’amore che si risveglia per
illuminare un paesaggio a zero