lucia triolo: la migrazione di un’illusione
forse sono un’illusione
in piccole zone
ma un sasso mi cerca
m’insegue
forse seppellisce
il suo vuoto
cerca un posto
tra il cuore e una parola
la migrazione di chi desidera
essere riaccompagnato
e non andare da solo
fino in fondo

lucia triolo: l’eroe di nuvole
chi non si accorge che
le sue cose
lo seguono?
Si è guastato il magnete
quest’uomo aveva adesso il viso
al centro della terra non sua
di una terra vociante
ma assente
era senza cose
nulla più lo raccontava
in confidenza
arrivava solo
da nessuna parte
era un eroe di nuvole

Donna Primavera di Gabriela Mistral
Dedico questa poesia a quella bimba che nascerà in primavera e sarà mia nipote.
Lucia Triolo: una Domenica di poesia
Jon Fosse
Ascolterò gli angeli
Ascolterò gli angeli che provengono dai miei amici morti
silenziosi come la neve evidenti come la neve
Vedrò la neve sciogliersi e diventare acqua
La vedrò scomparire
e tornare, come aquile
Vedrò le aquile arrivare
Scomparire
e sentirò la musica
nel movimento che creiamo
e che ci crea, così evidenti, nel buio
In “Ascolterò gli angeli arrivare

lucia triolo: Brutta strega!
una panchina vuota sbadiglia
ai quattro venti,
felice che nessun vivente
le sia seduto sopra
solo semi di zucca e bucce
ma la carrozza di Cenerentola è ormai
passata
in un’altra favola
i viventi sono senza zucca
-pensa-
per questo il numero dei viventi
è vuoto
il loro impossibile singulto
è contro l’assenza della fata:
“brutta strega”!
l’assenza (s)colpisce ritratti
io smetto di essere me

lucia trio\lo: una domenica di poesia
Beppe Salvia
A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla intera.
da “Cuore (Cieli celesti)”
ora in “I begli occhi del ladro”

lucia triolo: in pausa pranzo
tu dici che sono
rara
indifferenti mi sono
i documenti personali
mi vedo
come impressa in una moneta
che ha preso le mie misure
sotto posticcia osservazione
forse
ero in pausa pranzo
o forse
sotto il cappotto,
quando “quel che succede”
mi cercava.

lucia triolo: un giorno che ci cerca
un grido, una fase lunare
da spaccare sul cippo:
“quando è iniziata
la Grande Mostra del Nulla?”
e scende il buio
C’è un giorno che ci cerca
e non ci ha ancora trovato
la gola si imbatte
nel suo singhiozzo

lucia triolo: una Domenica di poesia
Anne Carson
STANZE, SESSI, SEDUZIONI
È bello essere neutri.
Voglio avere gambe senza senso.
Ci sono cose insopportabili.
Si possono evitare a lungo.
Poi si muore.
Gli oceani mi ricordano
la tua stanza verde.
Ci sono cose insopportabili.
Disprezzo, principi reali, questa piccola taglia
del morire.
La mia poesia personale è un fallimento.
Non voglio essere una persona.
Voglio essere insopportabile
Da amante ad amante, il verde dell’amore.
Fresco, rinfrescante.
La terra non produce una pianta simile.
Chi non finisce per essere
una finta donna?
Bevi tutto il sesso che c’è.
Anche così, muori.
Ti tento.
Arrossisco.
Ci sono cose insopportabili.
Le gambe ahimè.
Le gambe muoiono.
Dondolandosi all’ingiù,
pazzamente lente,
c’è qualche termine di danza classica per questo –
frammento di carta stagnola, un piccolo
volteggio,
un po’ ebbro,
poco da fare,
un piccolo oh,
ahimè.
da “Decreazione”
